Lucania

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lucania

1
siamo nei pressi di tricarico
il paese di scotellaro.
in cielo c’è un falco
gli alberi sono tranquilli e distanti.
il mezzogiorno di novembre ha il buio
che sale già sui fianchi. la luce che resta
è bevuta dalla vacche nei campi
dalle argille dei calanchi.
2
era meglio non essere venuti
che restare qui per poche ore
nella flora dei sassi
dentro la ramificazione
del paesaggio cavo.
immaginate la mattina presto
l’uomo la donna e il mulo, lenti
si avviavano verso la campagna
a scorticare la terra con le unghie
per piantarvi un seme.
e immaginate noi con le nostre famiglie
nelle nostre case gremite di beni poco rari.
noi che senza esporci a niente
continuamente cerchiamo ripari.
3
melfi, lagopesole e il mio castello
tutti senza più regine
stanno in piedi
in questa terra
testardamente bizantina.
è il bavaglio dell’interno
le sue nuvole mai sprovviste
dei medesimi tormenti
mille volte conosciuti.
se mi sposto verso il mare
a manfredonia
c’è un altro castello
dello stesso imperatore
ma già è un’altra storia
di cui non mi sento servo
e men che mai signore.
4
la lucania è la mia regione
perché è più irpina dell’irpinia
più dentro e più legata
alla sua sconsolazione.
se vado ad avellino
già sono straniero
a napoli mi sento
addirittura un alieno.
invece a potenza
quando andai la prima volta
mi sembrava di girare
nelle mie tasche.
in via pretoria
un po’ di sfaccendati
facevano le vasche.
5
arminio, armento, armenia…
vento che mi torce
anche se sto a casa
seduto su una sedia.
6
castelmezzano, pietrapertosa.
i due paesi delle dolomiti lucane
li ho visti in un giorno di luglio
senza aquile e briganti.
ho scattato solo qualche foto prima di andarmene
con lo stesso spirito
con cui ero arrivato,
lievemente contrariato.
7
a monticchio
in un ristorante i camerieri
erano piuttosto anziani e tetri.
sembrava che dicessero
stiamo qui da sempre,
non possiamo far altro.
il riso atteso infine arrivò
nel piatto.
8
prima o poi devo tornare
a venosa
per il grano e le colline
per orazio e una pasticceria.
non c’è futuro.
carpe diem senza fine.

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