Microliti

Paul Celan tradotto da DARIO BORSO.

di in: De libris
Paul celan

INCIPIT 1947 BUCAREST

Cos’è un anno nuovo?
Un numero di circo non annunciato nel programma.

Paul conferma che farà l’amor proprio con Ciuci.

Perché anche le parole non devono avere il loro cimitero?

«Buongiorno».
«Non era necessario».

In primavera faremo un paio di escursioni che entreranno nella storia dei monti.

Dimmi qualcosa in un altro disordine d’idee, Margareta.

Dedica in un volume di poesie:
«Eri la bara da cui sono uscito per barare».

Quando uno tiene la bocca chiusa, le sue parole diventano proverbi.

Paul Celan: persona in grata.

Bene se senti il vento, però anche lui deve sentire te.

In poesia non si aspetta che sia libero prima di telefonare.

Aragon: un gran poeta.
Éluard: un grande gran poeta.

Lei: «In che qualità devo venire in montagna?».
Lui: «In qualità di suora di carità.
O in carità di suora di qualità».

Macchiniamo un noleggio.

Né scaldo, né freddo.

Sidro di Sartre, un litro in metrò.

«Cosa fate d’estate?».
«Caldo».

EXCIPIT 1970 PARIGI

Ungaretti:
infrattato nell’oggi
imbrattato dell’oggi.

Sentirmi bene tra le mie quattro parole.

Chi entra nel dettaglio, aiuta le cose a ottenere il loro diritto.

Le nostre debolezze: le nostre forze.

La verità è rivoluzionaria. Ciò credo anch’io, ma se lo trovo citato, annuso un poco le virgolette.

La poesia non s’impone più, si espone.

«Dove si va? Sempre verso casa». Fanno così. Io no! Sto di casa nel verso, che va e va.

Gulasch non c’è qui, né amichevoli ombrelli, e neanche si può acquistare, consigliati da amici, un frigo per la prossima spanna d’infinito.

Balconfiorito come l’Oberland bernese.

Saluti di cuore e di paulmone!

Il mio ebraismo: ciò che riconosco ancora fra i resti della mia esistenza.

La poesia elude l’immagine.

Come si affollano le domande, come si appallottolano.

Non rivelare il segreto, altrimenti il segreto rivela te.

Mandelstamm:
vetro, fiato, scritto.

Poesia come interiezione.

Le prove fiaccano la verità.

NOTA DEL TRADUTTORE
Il primo testo pubblicato in assoluto di Paul Celan fu una “prefazione editoriale” a quattro racconti cechoviani, da lui stesso scelti e tradotti in romeno.1 Era l’autunno 1946, al volgere del terzo anno ormai di amichevole occupazione sovietica. E così, dopo una citazione d’obbligo da Gor’kij sul decadentismo fin de siècle, Celan va dritto al punto: “Ci sono pochi autori che hanno raggiunto così grossi risultati con un materiale così limitato. Le poche pagine di un racconto aprono squarci profondi sul mondo grigio dei suoi personaggi.2 […] Questi vivono sotto il segno della vanità, e i migliori e più chiari tra loro, che sono coscienti dell’assurdità di un’esistenza simile, non hanno la forza di alzarsi o di cambiare”; sicché “in Cechov non troviamo né aperta rivolta né rassegnazione. […] Senza accettare come immutabile la vita priva d’aria dei suoi eroi, l’autore può dare loro soltanto la malinconia, che resta il sentimento dominante dell’opera, la malinconia di un osservatore attento con una sensibilità eccezionalmente acuta e delicata”.3
Subito dopo, fino a primavera, Celan traduce in francese per l’amico Petre Solomon quattro racconti di Kafka: Gita in montagnaI passantiUn messaggio dell’imperatore e Davanti alla legge, più alcuni aforismi dalle Considerazioni su peccato, dolore, speranza e la vera via.4
Con ciò è dato il tronco da cui, grazie a graduali innesti (nell’ordine: Jean Paul, Lichtenberg, Nietzsche e Thomas Wolfe), germoglieranno svariati tentativi in prosa narrativa che, distribuendosi tutti pei rami del racconto e dell’aforisma, daranno in tempi diversi due soli, pur sapidi frutti: Controluce, silloge di aforismi uscita nel marzo 1949 su “Die Tat”, e Colloquio in montagna, racconto uscito a metà 1960 sulla “Neue Rundschau”.5
C’è invero un terzo ramo, che corre parallelo alla produzione in versi di Celan, a mo’ di rampicante: i tentativi di poetica, stimolati per lo più da occasioni esterne, come convegni o consegne di premi. Non a caso essi iniziano in sordina nel 1953, sulla scia del primo volume autorizzato di poesie, per sfociare nei due discorsi-manifesto di Brema (26 gennaio 1958) e di Darmstadt (22 ottobre 1960).6
Dai materiali preparatori per la stesura del Meridiano traspare netto lo stato di tensione psichica, e anzi di sconquasso in cui vennero redatti. 7 A maggio infatti la moglie del poeta Ivan Goll, dopo varie minacce, era uscita allo scoperto accusando Celan di plagio.8 Yves Bonnefoy ha convincentemente argomentato che in gioco Celan vedeva non tanto il plagio quanto il senso stesso del suo poetare, sul piano più vasto della comunicazione umana.9Ciò si spiegherebbe l’arresto della produzione poetologica, che da allora non verrà più ripresa: a qual pro infatti “illustrare” il proprio fare quand’esso è dubitato, svilito, rigettato?
Quel fatidico 1960 ha effetti però anche, e non meno devastanti, sulla produzione narrativa10, e qui l’ipotesi di Bonnefoy non basta più. Conviene rivoltare l’accusa di plagio, nel senso di chiarirne il lato oscuro , che Celan stesso sintetizza in una parola: antisemitismo. Mentre cioè Claire Goll accusa Celan di plagiare il marito, la critica letteraria tedesca lo accusa di plagiare il suo proprio vissuto, la tragedia dei genitori ebrei morti in un lager nazista,11 facendone fonte di sfruttamento poetico, ovverosia estetizzandolo. Questo secondo Celan, che non solo collega i pochi spunti sparsi qua e là nelle riviste amplificandoli a macchinazione, ma insieme collega questa all’altra, conclamata epperò ristretta, della Goll.
Il primo effetto, subitaneo e palmare, è la trasformazione degli aforismi in epigrammi; il secondo è l’arresto dei vari tentativi di racconto, suppliti poi da un proliferare di apologhi. Ora, apologo ed epigramma, rispetto a racconto e aforisma, hanno due caratteristiche precise qua forma e nella fattispecie: l’intenzione satirica e la brevità. Quanto alla prima, il bersaglio è in Celan unico e concentrico, come per le freccette: la società letteraria, la società tedesco-occidentale, la società neo-capitalistica; quanto alla seconda, diviene così intrinseca da segnare uno stile, che l’autore stesso definisce lapidar.
Così, alla lapidazione in corso Celan reagisce con l’ossidiana – o con dei microliti che però manco sfioreranno un onnipotente Golia.
Barbara Wiedemann e Bertrand Badiou hanno raccolto tutti gli scritti in prosa inediti di Celan (a esclusione dei diari), suddividendoli in tre sezioni: Aphorismenfiktionale Prosatheoretische Prosa. Hanno inserito poi, in appendice alla terza, testi attinenti all’affaireGoll che erano rimasti esclusi dal volume citato della Wiedemann, e aggiunto infine una quarta sezione, di scritti sparsi e d’interviste. Ovviamente così, per amor di completezza, si è un po’ offuscato l’aspetto microlitico del tutto. 
Per l’edizione italiana (che poi è la prima traduzione mondiale) si è proceduto in senso inverso. Da un lato cioè , l’appendice alla terza sezione avrebbe avuto poco senso dal momento che il grosso del materiale sull’affaire Goll non è disponibile in italiano; dall’altro, più testi della quarta sezione sono invece disponibili, e non necessitano dunque di una riedizione 12. Sicché a risultare tradotte qui sono fondamentalmente le prime tre sezioni. 
Inoltre: l’edizione tedesca, essendo diplomatica, riporta assolutamente tutto, compresi i frammenti di microliti (avvii di frasi lasciate lì, parole isolate ecc.) e le varianti anche minime dello stesso microlito – in una parola, elementi tanto essenziali per lo studioso quanto superflui per il lettore medio. E siccome lo studioso lavorerà giocoforza sull’originale, si sono qui sfrondate le tre sezioni di tali residui.
Infine: la suddivisione in sezioni, non certo arbitraria, risultava però in più casi opinabile. Ad esempio, parecchi microliti poetologici hanno la consistenza formale di veri e propri aforismi; viceversa alcuni aforismi, provvisti di titolo, hanno la consistenza di apologhi, inseribili quindi tra i microliti narrativi. Fondere le sezioni ordinando i materiali in mera sequenza cronologica ha significato ovviare al problema, ma soprattutto offrire all’eventuale lettore il senso vivo di una progressione, di un’ostinata ricerca, forse di un fallimento. O almeno così si spera.13
Tratto da Paul Celan, MICROLITI, Zandonai 2010

  1. A. Checov, Tăranii. Schiţe, Bucureşti 1946. Celan vi compare ancora col suo cognome anagrafico Ancel.  
  2. Il romeno cenuşiu (equivalente nell’uso a gri) viene da cenuşă, cenere: “grigio cenere” potrebbe perciò tradursi, con vibrazione celaniana (cfr. M. Grossmann, Colori e lessico. Studi sulla struttura semantica degli aggettivi di colore in catalano, castigliano, italiano, romeno, latino ed ungherese, Tübingen 1988). Nello stesso anno e allo stesso proposito (ma in ) V. Nabokov parlava di “same exact tint of grey, as tint between the color of an old fence and that of a low cloud”, optando in chiusa per il “grigio tortora” (poi in Lectures on Russian Literature, New York 1981).  
  3. Interessante anche la scelta: I contadini e La casa col mezzanino, “tra i più ricchi di sapore poetico che la prosa della letteratura mondiale conosca”, più La cuoca sposata e I ragazzi, poiché “le pagine dedicate agli adolescenti appartengono ai pochi angoli chiari e caldi del mondo di Cechov”.  
  4. Il tutto da F. Kafka, Beim Bau der chinesischen Mauer. Ungedruckte Erzählungen und Prosa aus dem Nachlaß, Berlin 1931. Ne è rimasta traccia in un quadernetto (ma cfr. P. Solomon, Paul Celan. Dimensiunea românească, Bucureşti 1987).  
  5. Tradotti da G. Bevilacqua in P. Celan, La verità della poesia, Torino 1993. Un discorso a parte meriterebbe il bagaglio surrealistico che Celan si trascinò da Bucarest a Vienna, e poi a Parigi. In una parola: passione per il calembour, persino atroce in gioventù (cfr. I. Chalfen, Paul Celan. Eine Biographie seiner Jugend, Frankfurt a. M. 1979), e mai completamente estinta dopo.  
  6. Tradotti da Bevilacqua nella raccolta citata (il secondo col titolo Il meridiano).  
  7. P. Celan, Der Meridian. Endfassung/Entwürfe/Materialien, Frankfurt a. M. 1999.  
  8. Cfr. B. Wiedemann, Die Goll-Affäre, Frankfurt a. M. 2000.  
  9. Cfr. Y. Bonnefoy, Ce qui alarma Celan, Paris 2007.  
  10. Fatidico anche perché nel mezzo del cammin, come del resto accadde all’amato e studiato Kierkegaard (cfr. La Bibliothèque philosophique. Paul CelanCatalogue raisonné des annotations, Paris 2004), che nel 1846 aveva subito analogo linciaggio da “Korsaren”, con ricaduta analoga sulla sua attività di scrittore.  
  11. L’ultimo aggiornamento sulla vicenda è dato D. Schlesak, Paul Celans “Wahn-Sinn”. Leid und Erkenntnis eines millenaren Zeitbruches, in “Sinn und Form” (6) 1993 (ripreso e ampliato in D. Schlesak,Poesia, malattia pericolosa, Novi Ligure 2008).  
  12. Primo fra tutti La poesia di Osip Mandel’stam, sempre tradotto da Bevilacqua.  
  13. I microliti partono in romeno e terminano in francese, quasi ad attraversare la lingua tedesca. Le tre lingue sono state volte in italiano: il lettore scrupoloso desumerà dal testo a fronte la lingua originaria oltreché l’interpunzione, che in italiano risulta uniformata. Un grazie infine, di cuore e di cervello, a Marioara Atma, Bertrand Badiou e Barbara Griffini.