Robe che si fanno per giocare alle biglie

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Costruisco giocattoli come altri scrivono, fanno il formaggio di capra o camminano su un filo a 100 metri d’altezza, come certa gente che si ficca in un garage e lavora una giornata intera, magari di sabato, per fare una cassettiera o aggiustare una motocicletta. Lavoro con le mani, non penso troppo e sono contento, Osservo anche i bambini, fanno cose da niente che sono tutto. Un bambino africano gioca alle biglie con bambini italiani in una piazza di un nostra città, evento abbastanza raro, appoggia il dorso della mano a terra, il dito pollice interno alla mano dietro alla biglia e lancia con noncuranza, centrando il bersaglio di un’altra biglia posta a una certa distanza. Gesti così non si vedono tutti i giorni, capitavano quando eravamo piccoli e giocavamo alle biglie nelle strade di terra battuta. Erano i gesti dei campioni o dei momenti fortunati, quando ti riusciva qualcosa che non sapevi di saper fare, poi c’erano i gesti delle baruffe con compagni e il ritorno a casa con le mani a gesticolare nelle tasche a volte piene di biglie a volte vuote. Questo gesto del lanciatore di biglie mi ha fatto venire la voglia di giocare alle biglie e costruire bigliodromi o congegni del genere, che magari i bambini che conosco poi li usano. Il posto migliore per giocare a biglie sarebbe la strada; sui terreni battuti è possibile tracciare schemi di gioco, scavare buche, costruire piste e soprattutto tirarsi fuori di casa. La strada è stata ed è il posto perfetto per il gioco delle biglie, adesso non c’è più, pace, sarebbe meglio non parlarne. Però ci sono le biglie, che sono come le sciantose del varietà, le prendi in mano e non capisci più niente, ti vien voglia di costruire un bigliodromo per giocarci, e scrivere un poema, “il partito preso delle biglie”, che dica della sferica eleganza, trasparenza, armoniche mescolanze dei colori e quel rotolare perfetto senza mai cadere.

Veniamo alla questione bigliodromi che qui di seguito presenterò. L’invenzione di schemi da tracciare sul terreno per il gioco delle biglie è sempre andata di pari passo con la costruzione di piccoli congegni semplici o complessi. Un reperto del V secolo, visto al Museo della scultura antica di Berlino, mostra un gioco delle biglie a forma di scivolo, ricavato da un blocco di marmo del Proconneso, tutto traforato da gallerie trasversali, con percorsi a caduta. Il blocco riporta nei bassorilievi laterali le corse dei cavalli nell’ippodromo di Costantinopoli e fregi decorativi di carattere magico rituale. Le biglie di colore diverso, con tutta probabilità, correndo, cadevano nei canali interni e si mescolavano finché rotolando in basso si infilavano in un tuboverticale, una sopra l’altra, rendendo evidente il risultato. I greci, gli artefici della prima democrazia imperfetta, gli inventori della matematica, della tragedia, dei primi resoconti narrati di quella che oggi chiamiamo storia, facevano bigliodromi. Che bella notizia! Per tornare ai greci, sembra che anche Tucidide si sia occupato dei bigliodromi come è riportato nel suo resoconto storico, e che tra Pericle e Alcibiade è scoppiata più che una diatriba tecnica, essendo il primo per lo scivolo, l’altro per la pista labirintica. Costruiamo quindi senza timore di passare per stravaganti.

Costruisco e mi accorgo, cammin facendo, degli intrecci tra il fare e il vagheggiare, quando riprendo per esempio un tracciato curvilineo paraboloide, osservando attentamente il quadro “Giochi di strada “ di Bruegel il vecchio, con tutti quei bambini serissimi come piccole epifanie ludiche, riprendendo uno schema che vorrebbe diventare un piccolo labirinto ma si complica e aggroviglia.

Una pista si chiama l’antimetabole, è un ring per biglie che si scazzottano dentro uno stazzo, comandate dalle opposte volontà dei giocatori. A biglie ferme sembra un luogo di sosta, di scontro pacificato, un quartiere in cui è stata bandita la lotta. Invece nel gioco è tutto un risuonare di cic-cic, inconfondibile sonorità ovvero “musica delle sfere”.

La lemniscata di Bernoulli – Lemniscus, in latino, sembra sia il nome dato al nastro annodato: nell’antica Roma designava il nastro pendente dalle corone in segno d’onore. La pista può essere descritta come un otto volante vibrante su una stringa o corda risonante, graziosamente sostenuta da due ludonauti. La curva destra, la curva a sinistra e il saliscendi del percorso, permettono alle biglie di percorrere un tragitto ossessivamente continuo, un rotolare all’infinito nel tentativo di doppiaggio dell’avversario.

La culla per biglie– Culla per biglioni di vetro in puro legno multistrato svedese, ricavata dalla curva geometrica detta “a scodella”, atta a dondolare biglie e biglioni stanchi che rotolano a vuoto, senza precisione, bisognosi quindi di riposo. Questa forma ricavata dalla curva cicloide si è dimostrata di grande utilità e di puntuale efficacia per l’esercizio che ne consegue, il cullare dolcemente le sferette neghittose.

Il cosmodromo Qfwfq – Questa pista è dedicata a Qfwfq, il personaggio delle Cosmicomiche di  Italo Calvino. “Sapete come è fatta una curvatura dello spazio; una pallina gira gira e a un bel momento prende giù per il pendio e s’allontana e non l’acchiappi più”. La pista permette di fare “un giro della morte” o “looping” con un lancio di biglia “a cricco”, da calibrare con precisione quanto a spinta da imprimere.

Flipper rugginoso– Flipper a caduta semplice costruito con bulloni saldati su perni uscenti da un assicella di forma triangolare la cui base più larga funge da sostegno dell’intero congegno. È un giardino verticale, arido e arrugginito, di modesta fattura, con percorsi banali, rigorosamente preordinati e tuttavia casuali, infiniti, divergenti, convergenti e paralleli, per un tempo di caduta rigorosamente dato. Il gioco che vi si pratica è quanto mai elementare: la biglia presa con due dita viene lasciata cadere dall’alto in modo tale che percorra tragitti verso il basso con il fine di realizzare un punteggio. La biglia sobbalza e risuona percuotendo gli ostacoli metallici fino a raggiungere il suo cantuccio dove può godere momentaneo riposo.

Cascata – Dell’inevitabilità del cadere e dell’accadere: tale è il tema di questa pista a caduta, costruita per il gioco con una o molte palline. I corpi rotondi, sferici, “bigliosi” sono fatti per la caduta perfetta, per rovinare elegantemente in basso. Talvolta questa predisposizione si accompagna a movimenti rotatori e sussultori quasi a voler facilitare se non approvare lo scendere verso il basso, il precipitare trascinando e il trascinare precipitando. Questo comportamento può suscitare riflessioni di esilarante profondità, come si può osservare in un disegno di Saul Steimberg, che mostra Don Chisciotte, lancia in resta a cavallo del prode Ronzinante, che insegue, precipitando dalla ripida china di una montagna, un coccodrillo-mostro, ma è inseguito a sua volta e braccato da una grande biglia che inequivocabilmente scende dall’alto. Tutta questa vocazione discenditiva delle biglie è resa giocosamente in questo bigliodromo con effetto caduta a scalinata, come l’acqua che a balzi scenda da una cascata. Si lascino cadere manciate di biglie dalla sommità e le si attende all’uscita sul rettilineo di scivolata fino alla fermata. Qui risulterà vincitrice la biglia che più sarà andata lontano distanziando le altre.

Rolletta – L’impossibilità di penetrare i disegni divini dell’universo non ha mai dissuaso gli uomini dal tracciare modelli esplicativi. Il grande Tolomeo nei suoi tredici volumi dell’Almagesto sviluppa la sua teoria sul moto dei pianeti basata su movimenti epicicloidali. I sette pianeti (comprendenti la Luna e il Sole) si muovono su sette sfere concentriche alla Terra in un grandioso vorticare di parti interagenti. Questo sistema geocentrico è stato qui adottato e paradossalmente rielaborato per l’amabile gioco delle biglie e dei loro percorsi cicloidali. Una roulette percuote le sfere vetrose che vorticano in moti circolari, ma, d’un tratto, buchi neri le acchiappano. Oggi si preferisce chiamare roulette o rolletta le curve cicloidi, descritte da un punto solidale con una curva, che rotoli senza strisciare, su un’altra curva fissa. Nel trattato di Pascal intitolato Histoire de la roulette vengono presentate per la prima volta insieme a numerose varianti, troncoidi, emitroncoidi, pseudotroncoidi ecc… Di aspetto gradevole, con numerose cuspidi, al variare dei parametri delle loro equazioni, queste curve si tracciano con facilità e molto ci si diverte a trasformarle in piste.

Gioco di pazienza -Giocattolo semplice, di modesta fattura, un tempo costruito dai bambini con chiodi raccattati o dagli adulti per fare giochi a percorso con una pallina. Questo giocattolo non è molto dissimile dal gioco di pazienza dell’apologo di Kafka: “ … non molto più grande di un orologio da tasca e senza sorprendenti meccanismi. Sul piano di legno di color rossobruno erano incisi dei meandri azzurri, che andavano a mettere capo in una piccola buca. Inclinando e scuotendo acconciamente l’aggeggio, bisognava dapprima far entrare una piccola sfera anch’essa azzurra in uno dei solchi e in ultimo nella buca”. Quando la pallina non aveva niente da fare, racconta Kafka, se ne andava, in genere con le mani sul dorso, su e giù sull’altopiano evitando i sentieri. Essa riteneva necessario fermarsi ogni tanto a contemplare i percorsi angusti e talvolta, per forza di abitudine, alzava gli occhi oltre la cupola di vetro senza intenzione di vederci qualcosa.

Kuba -I bigliodromi possono suscitare interrogativi assai problematici e dare il via, talvolta, a serie indagini speculative. Piste per biglie, tracciati e campo, hanno una consistenza, un peso, un volume, una certa fisicità, ma sono anche potenti immagini evocative. Il bigliodromo in questione consiste di un oggetto di forte identità “Kubica” collocato su di un piano capace di scatenare trasformazioni di linee e dove il tracciato per biglie, rigorosamente geometrico e assertivo, si trasforma attraversando la “Kuba”, in un sentiero dispersivo, volubile e indeterminato. Che cos’è la “Kuba”, cosa può esservi all’interno che produce nei tracciati metamorfosi così definitive? La sua “cubicità” cambia se il contesto nella quale è collocata è di diversa sostanza? Se una kuba è collocata su una lastra di ferro zincato nell’officina di un lattoniere, oppure sopra il tavolo di una casalinga, le trasformazioni sono di eguale natura? Forse la Kuba è una matrice, una macchina per la messa in essere di pieghe, giribizzi, volute e strappi.

Ponticelli per biglie – Tutto nel gioco dei bigliodromi si imparenta con la piacevolezza della fantasticheria e con la contentezza del raccontare. Chi li costruisce non conosce scienza alcuna che non sia il bighellonare tra le scienze, il mondo delle idee, i materiali, le storie e i giocattoli della tradizione ludica dei bambini del mondo. Se c’è una ragione la si trova nel dilettevole fantasticare. Scrive Leopardi in un aforisma dello Zibaldonedatato Aprile 1821, mirando esplicitamente a dimostrare come l’inutilità delle arti e di ogni fenomeno della sensibilità collegato alla ricerca del dilettevole sia più oggettiva e fruttuosa nei suoi obbiettivi dell’utilitarismo delle scienze “ secchissime” : “ Come non si da mai l’atto né il possesso del diletto, così neanche dell’utilità, giacché utile non è se non quello che conduce alla felicità, la quale non è riposta in altro che nel piacere, con qualunque nome ci venga chiamato” . Così in questo gioco formato da otto ponticelli di legno, utili per il passaggio delle biglie che non hanno altro scopo che favorire il cimento nel divertimento. Bisogna infilare i ponticelli uno ad uno, dal più largo al più stretto, dal primo all’ultimo, tirando però di cricco o di piffetto… i pupazzetti sistemati all’imboccatura dovrebbero aver funzione di propiziare il buon tiro.

Accessori -Esistono cassette degli attrezzi, armamentari pacifici, utili in ogni momento, capaci di offrire i materiali giusti per affrontare le mille complicazioni della vita. E’ ragionevole pensare che il bagaglio del giocatore di biglie debba essere sobrio e spartano, composto da oggetti destinati quali sostegno del gioco. Qui si ipotizza invece un corredo ridondante, quasi barocco, che comprende : un porta biglie a forma di sacchetto ( di rete o tela ), un lancia biglie, un calibro, uno o più scalda dita, uno zaino duro da mulo per giocatori di strada con porta merenda, un taccuino, un animale da compagnia magari totemico, una lente di ingrandimento, una spazzola, una pezza di lana caprina. Taluni affermano che è necessario ben poco per giocare e che solo i bizzarri rincorrono il surplus, dimenticando però che gioco è anche lo scenario che attornia l’evento. Non si dà nascondino senza conta e tiritera per chi sta sotto, né maschera di Zorro senza spada e mantello, né appunto, gioco delle biglie senza minimamente una tasca. L’insieme degli accessori sono per i giocatori di biglie, quello che erano per Achille e per gli eroi dell’Iliade, le armi e l’armatura, il “corredo di ventura e di compagnia”. Come si conviene ad ogni epica, tali accessori sono essenziali per celebrare l’arte e misteri del gioco antichissimo. Anche il giocatore più rozzo e incapace contribuisce con le proprie manie a mantenere viva una “bigliomachia”, che si trasmetterà nel tempo di padre in figlio, di generazione in generazione, nella fedeltà al mito, alla sua forma che deve essere mantenuta intatta perché tutto abbia un senso.