Dovrei avere il diritto di non saper niente di economia

di in: Filosofia portatile (0)

Durante una recente manifestazione nella Grecia martoriata, intervistato da un giornalista tv un signore anziano ha dichiarato: “In una vera democrazia, come cittadino dovrei avere il diritto di non saper niente di economia, e lo Stato dovrebbe proteggermi”.

La risposta è implicita, non teniamone conto. Piuttosto quello che colpisce è un problema non da poco, e certo non esauribile qui. Lasciando stare il mondo che gira da migliaia d’anni, ma noi nel nostro piccolo natural durante abbiamo scoperto non solo di non saper niente di economia (o meglio della speculazione finanziaria criminale e globale che viene spacciata per tale), ma di non poterne fare a meno di arrabattarsi a sapere, nella convinzione diffusa che se non ti informi ti rubano (e non volendo ammettere che già ti hanno derubato). Prima, vale a dire fino a qualche anno fa non pareva necessario sapere la terminologia della finanza assai creativa, nessuno ci pensava, quel mondo però in cui non si sapeva era un altro, ora non c’è più. Ora basta entrare in un bar o salire su un treno per esser costretti a sentire arrancanti spiegazioni di stampo para-economico da parte di persone improbabili, anziani pensionati che ci tengono a restare in contatto o giovani arrembanti secondo loro. Di ‘sentimento economico’ si sente parlare perfino. Se avete voglia di sentirvi fino in fondo un ignorante dichiarate in simili occasioni che non ne sapete niente (non è complicato), ma se poi ambite al reietto aggiungete che non solo non sapete ma non volete sapere, avete altro da fare, e comunque e prima di tutto non ve ne frega niente. Un terrorista, un nichilista. Di più, potete sentirvi con poca spesa un traditore della nazione e del mondo intero, che a causa vostra e di disgraziati come voi sta andando a rotoli.

La sedicente Economia è solo la faccia del Reale di moda attualmente. Quello che chiamano ‘realtà’ è diventato infatti il diktat più mostruoso da tempo immemorabile. Il reale cosiddetto è diventato l’elemento più astratto e insieme più dispotico che ci sia, specie perché artificioso e patacca come pochi se ne sono inventati da che mondo è mondo. Il reale, non ci si crede ma è diventato virtuale, col nome di ‘realtà aumentata’ addirittura. E a tale stato di cose oltretutto non ci si può opporre che immediatamente si diventa parte del meccanismo. Viene in mente la formula linguistica di Bateson, il double bind o imperativo categorico, vale a dire una regola di fronte a cui la situazione si aggrava quanto più le si obbedisce, e per effetto stesso di averle obbedito. Un doppio nodo che sembra tapparci per sempre la bocca. È come se ci si fosse applicata una seconda testa sulla nostra già pesante di suo, labbra sulle nostre labbra. D’altra parte mai devi scollegarti da tale fandonia, mai perdere il contatto col reale, quasi fosse un atto di sabotaggio perseguibile con l’isolamento e la pazzia. E tutti allora aderiscono, magari con malcelato distacco o per sostenere che si deve aver modo di non aderire. Che l’economia del futuro è l’economia della conoscenza ad esempio lo dicono anime assai belle, progressiste. La jattura. Ci sono branchi di imbecilli che si spingono a scommettere sulle immense possibilità della democrazia partecipata attraverso il compulsare delle dita sulla tastiera, tutti sono convinti che comunque essere collegati il più possibile è necessario, riempie e, soprattutto, facilita la vita.

Una recente e molto sottaciuta indagine della Pubblica Amministrazione ha dovuto ammettere che da quando le tecnologie sono entrate in azione, i tempi di risolvimento del normale esercizio sono aumentate di quasi il 20%, ed è una cosa che basta farci caso, quando uno va a compilare qualcosa. Ma noi siamo sotto droga talmente che non ce ne accorgiamo, diremmo tutti che non è vero. Si spende anche di più, pure considerando il paese in cui viviamo, in cui ‘nuovo’ è parola che precede e informa la truffa. Potrebbe essere possibile che uno lì in fila all’Ufficio delle Imposte abbia un momento di lucidità impensata, l’ultimo forse, che gli sorga in mente insomma un’idea fortemente insensata e cioè, può essere mai che nella maniacale, onnipervasiva coscienza del mondo alla fine si salvi solo ciò che se sta nascosto il più possibile e lascia poche tracce? Sempre che si salvi qualcuno però.

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