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ZIB II serie
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Compilazioni astronomiche  
 Piccolo sillabario astrale
  di Alessandro Banda

___Asteroide
___Asteroide è, prima di tutto, una parola: può piacere perché racchiude in sé, almeno parzialmente, la casualità dell'astragalo - del dado d'osso lanciato contro la sorte in qualche oscura e umida taverna, forse in qualche porto ora interrato o sepolto, circa un paio di millenni fa - la casualità di tutti gli inizi; ed è parola che può piacere perché dotata dello stesso suffisso di etmoide e sfenoide, ossa del cranio che concorrono a contenere la delirante esorbitanza della visione
___So di uomini, dai denti anneriti dal betel, dagli sguardi languidi e acquosi e che, quando chiudono gli occhi, vedono proliferare migliaia e migliaia di asteroidi, e non solo fra Giove e Marte; anche oltre i ghiacciati anelli di Saturno e più in là, più in là.


___Bagliore

…quiddam inexpletum…

___Innumerevoli sono, tu lo sai, le forme del bagliore.
___Il bagliore più ovvio è quello delle stelle, delle stelle lontane dimenticate da qualcuno sulla superficie levigata del cielo notturno; a lacrimare lacrime vane sulla terra.
___E c'e il bagliore del mare a mezza mattina, dopo il gelo dell'alba, prima dell'afa del meriggio. Anche la sabbia bagnata allora manda nitidi bagliori come fosse impastata di scaglie d'astri, di residui di astrali disastri.
___E c'è il bagliore dell'orecchino nella famosa tela di Vermeer: quel ricciolo di luce, quella eterna goccia d'argento il cui tremore immobile orla il lobo della ragazza dall'azzurro turbante.
___Ma più forte di tutti, tu lo sai, benché sia forse banale dirlo, più forte di tutti è il bagliore dei tuoi occhi vorticanti nell'ombra; benché, tu lo sai, esista sempre qualcosa che eccede il quadro, qualcosa che non è compreso.

"Solar set" di Joseph Cornell.

___Costellazione (I)
___Tolomeo III Evergete, re d'Egitto, desideroso di ampliare i confini del regno, mosse guerra contro Seleuco II, re di Siria. Berenice, moglie di Tolomeo, promise che se lo sposo fosse tornato salvo dalla guerra avrebbe offerto in voto agli dei, a tutti gli dei, la propria chioma, la propria chioma bionda, lunga, intrisa di profumi e di lacrime. Tolomeo, vittorioso, fece ritorno; la regina sciolse il voto ma la sua treccia luminosa scomparve quasi subito dal tempio di Arsinoe Zefiritide dov'era stata posta. Conone, astronomo di corte, non tanto per piaggeria, forse, quanto per scuotere il suo estro poetico dal torpore delle matematiche - disse di aver scoperto la chioma in cielo, assunta fra le costellazioni, e la individuò precisamente in un gruppo di sette stelle, nell'area del Leone, fra la Vergine, Boote e l'Orsa maggiore, stelle da allora denominate appunto "Chioma di Berenice".
___Questi, più o meno, i fatti, raccontati da Igino, messi in verso da Callimaco e Catullo. Catasterismo, il nome dotto del fenomeno.
___In realtà la sovrana tradì il marito durante la sua assenza. Lo tradì sette volte come sette sono le foci del Nilo. Non è chiaro se con sette uomini diversi o con uno solo per sette incontri e, magari, in sette differenti luoghi e modi. Non era particolarmente lussuriosa, la regina, piuttosto annoiata e, può darsi, distratta a tal punto da non accorgersi nemmeno in cosa la foga del legittimo consorte si distinguesse da quella degli occasionali amanti. Con tutta probabilità Conone fu tra questi. È del pari molto probabile che Tolomeo sapesse tutto; talvolta, fissando quelle sette stelle fra Vergine, Boote e Orsa maggiore, uno stanco sorriso gli sfiorava le labbra.


___Costellazione (II)
___Costellazioni di nomi vani popolano il mio sfatto cervello. Brandelli di frasi malvagie, di offese, di perfide insinuazioni che mi furono lanciate contro, vi si dispongono in forma di configurazioni stellari.
___Costellazioni di volti di donna; di tutte le donne che mi rifiutarono, di tutte quelle che mi dissero sì per una notte e poi sparirono, illuminano della loro avara luce la mia mente vacillante.
___Costellazioni di imprese vagheggiate e mai poste a esecuzione, di occasioni sfumate, di appuntamenti desolantemente mancati; di desideri impossibili, tenaci come vizi e fissazioni, ossessioni, idee coatte.

___Uno zodiaco di sconfitte, la risibile corona che fascia, regalità beffarda, la mia testa autunnale.

___Dioscuri
___Cavalcavano il tramonto. Cavalcavano le nuvole arroventate dall'aurora. Dagli orli arsi dell'oriente, dalle plaghe bruciate dell'occidente, dal meridione, dal settentrione, da ogni regione del cielo potevano irrompere. Sulla scena. E la scena dove accadeva la loro fulminea irruzione, dove il loro apparire avveniva, era varia: un campo di battaglia, nell'imminenza della battaglia, nel silenzio che precede lo scontro, quando gli eserciti sono già schierati. Proprio allora, quando uno dei due schieramenti cominciava a esser abbagliato dalla sconfitta che sembrava inevitabile e il sudore scivolava sulla pelle come fosse già diventato sangue, proprio allora quei guerrieri affranti se la sentivano accanto, la forza disumana del meraviglioso pugno di Pollùce, se la sentivano dentro, nel petto, nelle braccia, nelle gambe che smettevano di colpo di tremare e si rianimavano.

___Oppure era in mare. E il mare era grosso, le onde sempre più alte, il vento sempre più teso, nembi enormi colore dell'inchiostro toglievano tutta la vista del cielo, toglievano il fiato ai naviganti. Ma un fuoco improvviso si appendeva ai margini delle vele, incendiava i pennoni, folgorava la cima dell'albero maestro, un fuoco che non era un fuoco perché non ardeva e perché in realtà era il segno infallibile della loro presenza, di Càstore e Pollùce protettori dei marinai, patroni dei naufraghi, benefici signori dei flutti.
___E quelle nuvole bianche allungate che si vedono a volte, levigate come conchiglie dalle brezze serali, o quelle che attraversano solitarie l'orizzonte nel vuoto del meriggio non sono nuvole sono le terga poderose dei loro candidi cavalli. Perché essi sono domatori di cavalli. O lo erano, domatori di cavalli.
___Elena sbucò insieme con loro dal guscio infranto dell'uovo di Leda, fecondato da Giove. Elena è la sorella di questi gemelli. Elena ora guarda. Elena ora guarda, dalle porte Scee, verso la pianura. Ed è guardata, con sospetto, da Timete, Lampo, Antenore e da altri vecchi compagni di Priamo. Ma Priamo l'ha detto, l'ha detto a loro, l'ha ripetuto a tutti e anche a lei l'ha detto che non lei è causa - di una guerra così rovinosa - non lei è causa, solo gli dei sono causa, solo gli dei. Il poeta che ne dovrà scrivere la guarda, la riguarda, la continua a guardare. Non è affatto cieco, ci vede benissimo e sa anche che la sua qualifica, di poeta, è già abbastanza infamante, squalificante, anzi. Sente che nonostante continui a fissarla non riuscirà a ricordare com'è fatta. Non andrà oltre parole stremate come ovale latteo, mandorle degli occhi, ripiegherà su particolari: l'henné con i suoi riflessi ramati tra i capelli, una lieve irregolarità del naso, il collo sottile e la bella linea delle spalle; di questa figura che non riesce a stringere - e che associa, chissà perché, al mai intermesso rombare di un fiume che roda perennemente gli archi dei suoi ponti - della sua bellezza proverbiale e luttuosa, non resteranno, sulla pagina o nel vento, che le bianche braccia, e il nome.
___E Priamo chiama Elena a voce alta e le chiede di sedersi accanto a lui e di spiegargli chi sia mai quel combattente mirabile, quell'acheo forte e grande di cui non c'è l'eguale nella vasta pianura che si stende ai loro piedi, e Elena rivela che è Agamennone, nobile e gagliardo sovrano. E dopo, in un piccoletto dalle spalle larghe che si aggira inquieto tra le fila dei soldati, come un ariete tra branchi marmorei di pecore, identifica Odisseo.
___Il gigante che spicca su tutti, al modo di una rocca a difendere la città, è Aiace e glielo indica e accanto può mostrargli Idomeneo fortezza dei Cretesi, maestosi entrambi e sicuri come dei. E a uno a uno vede e riconosce gli Achei occhi acuti e glieli nomina anche se spesso non sono che puri nomi. Tutti li vede e riconosce ma per quanto indaghi ovunque senza sosta e percorra intera e setacci minutamente con lo sguardo la piana nella sua estensione e non si fermi nemmeno un attimo, i fratelli di sangue non ritrova, quelli usciti con lei dal rotto guscio dell'uovo di Leda, partoriti dalla stessa madre. Non sono forse nemmeno partiti da Lacedemone, pensa, oppure sono partiti ma per nave e adesso non vogliono mescolarsi a questa lotta di forti per paura del mio disonore, della mia immensa vergogna, così Elena pensa. Ma la terra nera e grassa di Lacedemone li copriva, li copriva entrambi, i gloriosi fratelli di Elena, usciti con lei dall'uovo perfetto di Leda.

"Cassiopeia" di Joseph Cornell.

___Eclissi (I)
___"Signore e signori, buona sera. Il primo titolo di questa edizione rende conto dello sconvolgente fatto di cronaca accaduto, non più tardi di oggi, nell'incantevole cornice offerta dalla stupenda cittadina di Merano, e il cui protagonista è il dottor Dahn Baah, il ben noto Perfettissimamente Sconosciuto.
___Questi, mentre rincasava da uno dei suoi infruttuosi vagabondaggi per i viali di tigli - o ippocastani o sconnessi platani - fuori mano, mentre il cielo progressivamente sbiancava, mentre una luce crudelmente dorata fiatava da dietro le impassibili e astratte cime dei monti (aggiungiamo, per completezza d'informazione, che si trattava della turisticamente assai interessante catena del Tessa), ebbene, questi, mentre tutt'intorno - come ribadiamo - si andava compiendo il consueto rito della lenta e repentina immersione vesperale nella tenebra, nella nerissima tenebra meranese, il rito di questo - come direbbe il nostro Scannagatti - inabissamento fulmineo e immobile, ecco, proprio allora, costui è stato colpito e devastato in pieno petto, raggiunto e maciullato in piena fronte da una deflagrante, incontenibile, inarrestabile eclissi di senso.
___Gli alberi, le montagne, il tramonto, tutta la natura e tutto il tempo, con le loro terribili e nauseanti ripetizioni, d'improvviso, sono stati risucchiati nel cono d'ombra dell'insignificanza.
___Come tutte le eclissi anche questa è durata poco. Ma, secondo la testimonianza del diretto interessato stesso, una cicatrice di buio resterà per sempre nel grande corpo della luce."


___Eclissi (II)
___Dove l'ha nascosto? Sotto il cappello, nelle pieghe del mantello? L'ha infilato in una tasca segreta, Rahu, il sole? Rahu, nome ruvido del dio, signore delle tenebre... O l'ha ingoiato, divorato, massacrato con la maciulla dei denti, il sole, che non si vede più, che ha lasciato orfana di sé l'immane scena del cielo...?
___Suonate tutte le trombe, colpite dei colpi più violenti i gong, mettete mano a cembali e tamburi, è l'unico modo per tenere lontano Rahu o per farglielo sputare, per tirarglielo fuori a forza dai visceri, il sole...
___Altri dicono che è più saggio placarlo e allora offritegli frutta, legumi, galletti arrostiti... perché altrimenti, se il sole non ricompare, i nascituri nasceranno ciechi, i cani resteranno per sempre muti, le vacche smetteranno di dare latte, i polli cadranno in un lungo sonno...
___Dapprima è apparsa in Iran, la grande ombra, verso l'alba, poi - viaggiava a più di duemila chilometri orari - ha invaso l'Afghanistan, il Pakistan, il Bangladesh, poi ha proseguito per la Birmania, la Thailandia, Singapore, la Cambogia, le Filippine, il Borneo - dove nello sperduto villaggio di Matunggong è durata due enormi minuti, e quattordici secondi, a partire dalle dodici e quarantaquattro postmeridiane - e infine, la grande ombra, si è mescolata con quella, altrettanto espansa, degli abissi del Pacifico e non ne è rimasto niente, salvo la paura, il ricordo e una scia confusa di colpi di gong, di cembalo, di tamburo...
___E ad Angkor sembrò, a migliaia di turisti atterriti, di riconoscere le possenti braccia di Rahu mentre cingevano, con tutti i loro rilevatissimi fasci di muscoli, le rovine dei templi e le facevano sparire ma poi quell'esercizio di prestidigitazione parve davvero futile al dio e gli occhi dei turisti, e gli occhi dei poliziotti che vigilavano sui turisti, furono abbacinati dal suo enorme sorriso che si compiaceva di restituire loro, turisti e poliziotti, le sagome intatte dei templi, le rovine inalterate...
___E a Birjand, città a settecento chilometri da Teheran, direzione sud-est, un appassionato mullah recitò con grande fervore la "nemaz-e-ayat", preghiera che accompagna gli eventi straordinari e con sapienti e calzanti argomentazioni passò a dimostrare che no, il sole non era svanito a causa della morte dell'unico figlio maschio del Profeta, che, se anche eclissi ci fu, lo stesso giorno di quella morte disgraziata, non fu a causa della morte, no, nel nome di Dio clemente e misericordioso, che il sole si tolse alla vista…
___Eppure molti temono ancora che i nascituri nasceranno ciechi - nessuna donna incinta si avventurò fuori casa in quelle ore - che i cani resteranno muti e le vacche non daranno latte e i polli cadranno in un lungo sonno...
___Perché, chi può dire falso il sole? Chi oserebbe? Spesso è premonizione di ciechi tumulti e insidie e guerre che si gonfiano segrete. E quando un grande muore di morte violenta, ad opera di mani spergiure, una scura ruggine spesseggia sul suo volto splendente, ricoprendolo, e gli empi temono una notte eterna e le terre e i mari mandano segni, e anche le cagne, di malaugurio e gli uccelli infausti. Allora vediamo i vulcani, rotti i crateri, vomitare globi di fuoco e massi roventi che poi si liquefanno e, nelle veglie notturne, udiamo i cieli scossi da strepiti diffusi d'armi e le cime dei monti tremare di moti inattesi e grida risuonare nei boschi e dalle paludi emergere fantasmi, e puoi distinguere le lacrime piante dalle statue d'avorio e il sudore che riga quelle di bronzo…
___Per questo c'è sempre chi teme che nasceranno ciechi i nascituri e i cani resteranno muti e le vacche non daranno latte e i polli cadranno in un lungo sonno...


___Eros
___Una voce cavernosa, cavernosissima e come emergente a stento da vie profonde e poco pervie. Voce che esce da una bocca sottile, sottilissima, da labbra pressoché inesistenti, e il mento è rugoso, e le gote che incorniciano questa bocca quasi assente sono rugose, e tutta la faccia cui appartengono la bocca e il mento e le gote - è rugosa, rugosissima, una fittissima ragnatela di rughe profonde, inestricabile, un complicato reticolo di solchi, pieghe, grinze. (La mano che ha lavorato a questo volto fino a farne un estenuante labirinto di rughe, è la mano senza nervi del tempo, del tempo, dissennato scultore).
___Chiari, chiarissimi sono gli occhi; come di gatto, ma di gatto cieco.
___Con voce cavernosa il vecchio parla; c'è spazio per forti silenzi, tra le sue parole:
___"Quello che mi è successo ieri, o l'altro ieri o un anno fa o due o tre non lo ricordo... non ricordo nemmeno bene se la prima donna con cui sono stato avesse i capelli biondi... o bruni... e che odore aveva, davvero non lo ricordo... ma da allora l'ho sempre avuto nelle orecchie, da quando mi ha svegliato, sono passati novant'anni, sempre, sempre nelle orecchie, immenso, enorme... forte... fortissimo... nessun urlo come quello, nessun colpo come quello, in tutta la vita, mai... non ho mai più sentito, in tutta la mia vita, in tutta la mia lunga vita, lunghissima, non ho mai più sentito niente di simile... un tuono tremendo, immenso... un tuono che valeva diecimila tuoni, centomila tuoni... tutti i tuoni che hanno tuonato da quando esiste il mondo, ecco, erano tutti là, tutti dentro quel tuono che mi ha svegliato allora, novant'anni fa... mio nonno disse: è crollato il cielo, gli dèi del cielo erano stanchi, troppo stanchi, le loro braccia esauste, lo reggevano da troppo tempo, il cielo, è crollato, il cielo... fiamme altissime, per giorni e giorni, anche adesso le ho negli occhi, le betulle lungo la Tunguska bruciarono per giorni, ettari e ettari di bosco in fiamme, le vedo sempre, altissime, per giorni... mio nonno disse: i cavalli del sole sono impazziti, hanno perso la rotta… sono caduti vicino alla Tunghuska, volevano bere? erano arsi di sete? da quanto non bevevano?… le loro criniere infuocate distruggono il bosco...".


___Il professore ci riceve nel suo studio. Rimaniamo esterrefatti. Esso è completamente disadorno, spoglio. Egli siede dietro un'ampia scrivania bianca sulla quale si nota solo una risma di fogli bianchi, compatta e squadrata come una lastra di marmo, bianco; un'ampia scaffalatura, alle sue spalle, del tutto vuota, del tutto bianca. La stanza è un cubo candido. In un angolo sopra un tavolinetto minuscolo, bianco anch'esso, spicca un rettangolino color ocra, un libretto esiguo di cui decifriamo il titolo "101 storie zen".
___Il professore ha accettato gentilmente di rispondere alle nostre domande. Ma la sua disponibilità è così grande che addirittura le previene; non abbiamo che da ascoltare attentamente la sicurezza signorile del suo eloquio.
___"Vede, le possibilità che una cometa cada sulla Terra sono molto remote. Innanzitutto le comete grosse sono rare, troppo rare. In secondo luogo le loro orbite sono, come dire?, sono, ecco, geometricamente poco atte a collidere con la Terra. Un pericolo, se di pericolo si vuole a tutti costi parlare, può viceversa sussistere, potrebbe sussistere, per quel che riguarda gli asteroidi. Questi piccoli corpi, questi pianetini, distano in media dal Sole, conformemente alla legge di Titius-Bode, tra le due e le tre virgola cinque unità astronomiche; l'inclinazione delle orbite sull'ellittica è in media di dieci gradi; l'eccentricità di zero virgola quindici; il periodo rivolutivo copre i quattro, cinque anni, al massimo. Le loro orbite sono generalmente stabili e circolari intorno al Sole. Effettivamente, in seguito all'azione combinata di eventuali collisioni, di possibili scontri fra di essi - la fascia fra Giove e Marte, ove sono ubicati, è, per dir così, assai affollata - in seguito, intendo, all'azione congiunta di scontri e dell'influenza gravitazionale, notevole, di Giove, questi asteroidi possono, potrebbero lasciare la loro orbita consueta e finire per assumerne un'altra, sempre più eccentrica. Potrebbero, badi bene. E pure potrebbero, in via del tutto ipotetica, dirigersi verso il centro del sistema solare ed entrare in contatto, anche, con il sistema binario Terra-Luna. Bisogna invero operare una necessaria classificazione preliminare sulla scorta delle dimensioni di questi corpi che i valorosi colleghi della Spaceguard Foundation hanno denominato NEO (Near-Earth-Obiects) cioè oggetti-vicini-alla-Terra, una sigla però, a mio avviso, eccessivamente allarmistica, eccessivamente preoccupata, e preoccupante. Tra questi oggetti, quelli dal diametro inferiore alle poche decine di metri non sono neppure in grado di attraversare l'atmosfera e si dissolvono con l'attrito dell'aria; quelli il cui diametro si aggira sul centinaio di metri, poco più poco meno, sono presenti - entro il nostro sistema, interni all'orbita di Marte - nell'ordine delle centomila unità circa.
___È vero che con questi il rischio dell'impatto non è da escludere a priori. È del pari vero che nel millenovecentootto uno di essi, uno di tali oggetti, probabilmente dell'ordine di una sessantina di metri di diametro - si trattava senz'ombra di dubbio di un grossolano conglomerato di silicati - penetrò l'atmosfera terrestre ed esplose, prima, badi bene, prima dell'impatto col suolo, ed esplose, dicevo, in aria, nella zona sovrastante la valle della Tunguska, sull'altopiano siberiano centrale. Ancor oggi quell'area è caratterizzata dalla presenza di alberi carbonizzati - betulle, betulle carbonizzate, mi pare - per un raggio di quasi cinquanta chilometri all'intorno. Ma eventi del genere, secondo i miei calcoli, secondo le mie simulazioni al computer, si verificano una volta ogni dieci, venti secoli e, per di più, interessano quasi esclusivamente aree deserte, zone disabitate. Infatti l'unico altro caso analogo del quale permangano vestigia è quello testimoniato dal cosiddetto "Meteor Crater" dell'Arizona settentrionale, o cratere Barringer, provocato da un siderolite, cioè un asteroide a prevalente composizione metallica, nichel e ferro, lì caduto circa cinquantamila anni or sono. Come vede non c'è di che allarmarsi.
___Quanto agli oggetti dal diametro di un chilometro o più, la possibilità d'urto è una in uno, due, milioni di anni. E quelli di dimensioni superiori ai dieci chilometri, mi chiederà Lei? Non è forse addebitabile a uno di essi, secondo la concorde opinione degli studiosi e l'inoppugnabile documentazione fossile, al tremendo impatto di uno di essi con la Terra - e ne è traccia l'estesa depressione sottomarina di Chicxulub, sotto il Golfo del Messico - la catastrofe che segnò il passaggio da Cretaceo a Terziario, comportando fra l'altro la totale estinzione dei dinosauri, fino allora incontrastati signori del nostro pianeta? Certo, certo Le risponderò io. Ciò non si può negare, né sarò davvero io a volerlo fare. Solo, mi permetto di ricordare che l'evento summenzionato rientra a pieno titolo nella categoria degli eventi anomali. Una fattispecie simile si potrebbe dare, si potrebbe, ripeto, una volta ogni tre-quattrocento milioni di anni. Milioni. Di anni.
___Ed è proprio per tale serie di motivi, tenendo anche conto di complessi calcoli ed estrapolazioni per esporre i quali questa non è ovviamente la sede adatta, che mi sento di escludere, escludere in maniera recisa e inequivocabile, la minaccia, da qualche collega improvvidamente e fantasiosamente rappresentata come reale, la minaccia cioè che possa collidere con la Terra l'asteroide quattrocentotrentatré Eros. Vede, Eros, scoperto nel milleottocentonovantotto, grande una ventina di chilometri, con un'orbita di eccentricità pari allo zero virgola ventidue (orbita d'altronde per metà interna a quella di Marte) e una distanza media dal Sole di un'unità astronomica virgola quarantasei, ecco, Eros può giungere a una distanza minima dal Sole computabile in un'unità astronomica virgola quattordici e dunque, dalla Terra, una distanza minima dalla Terra di zero virgola quattordici unità astronomiche, e cioè, più o meno, ventidue milioni di chilometri, cosa che permette di escludere, escludere tassativamente - e per un tempo di trecentomila anni almeno - qualsivoglia ipotesi di scontro col nostro pianeta".


___Abbacinatelo! Abbagliatelo! Rendetelo cieco! Maschere, abbacinate Eros! II suo volto raggiante, quando, con la vampa del solstizio, interrompe preludi primaverili, il suo volto arso e astuto, non lo sopporto più, non lo si sopporta, più.
___Qualcuno, qualcosa grida. Eros getta un brivido senza nome. Una fontana eternamente getta il suo lamento d'acqua. Eros ancora mi getta, cavallo sfinito, alla corsa. E tra le sue reti, illimitate. Estese, ramificate reti di Eros, infinite, infinite ragnatele, ramificatissime, estese, grovigli di reti, di ragnatele. Eros.


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