| ___Sono
due settimane che non ti scrivo e di sicuro ti
sarai chiesto come mai non ti ho scritto in queste
due settimane, visto che certe volte ti scrivo
perfino tre lettere la settimana. Eppure se in
questi quattordici giorni non ti ho scritto nemmeno
una riga non devi pensare che l'abbia fatto con
intenzione. Io ti avrei scritto molto volentieri,
ma siccome in queste due settimane non ti avrei
spedito altro che lettere lamentose, appena mi
veniva l'estro di scriverti mi fermavo subito.
Cosa gli scrivo a fare, mi dicevo, gli scrivo
per mandargli dei lamenti? Piuttosto che farti
avere carriolate di lamentele io non ti ho scritto
nemmeno una volta. Ma non era la voglia che mancava,
pensa che il pomeriggio di quattordici giorni
fa son dovuto uscir di casa per resistere alla
tentazione di scriverti. Adesso ti racconto.
___Sono
lì davanti al foglio con la penna in mano,
rileggo quello che ho scritto e vedo che già
nella prima riga c'era scappata una lamentela.
No, non si può, cambiamo tono, mi dico.
Lamentazioni fin da subito? Strappo il foglio,
ne prendo un altro e ricomincio. Scrivo ancora
un po' di righe, setto otto, non di più,
e rileggo. Eran venuti fuori solo dei lamenti,
una badilata di lamenti in poche righe. Per cosa?
Mah, adesso non so dire, non ricordo.
___Poteva
essere il freddo improvviso. Qui il freddo è
arrivato con molto anticipo e tua sorella insisteva
a tenere spenti i termosifoni, non è periodo,
diceva. Non sarà periodo ma c'è
freddo, dicevo io, e rialzavo il termostato. Non
è vero, questo non è vero freddo,
faceva lei, e tornava a abbassare il termostato.
Lo metteva a quindici. Metti un altro maglione,
diceva. Intanto io tremavo.
___Oppure
i soldi per la revisione della caldaia. Sta a
sentire. Vengono su due tipi che sembrano gli
ingegneri della NASA, con tutte le loro apparecchiature
e la divisa spaziale, poi attaccano alla caldaia
una macchinetta e la macchinetta a un computer,
li fanno andare insieme, risonanza simultanea,
sentivo che dicevano, tracciato delle emissioni,
dicevano fra loro mentre guardavo. Dopo cinque
minuti mi danno un foglietto con sopra scritto
che tutto è a norma. Ecco, a posto, sono
centocinquanta, dice quello che ha l'aria del
capo. Centocinquanta? Tariffe fisse e concordate,
dice sempre quello con l'aria del capo. Aveva
fretta. Beh, fisse, mi sembra molto, ma loro due
non avevano nessuna voglia di ascoltare, volevano
i soldi, e li volevano in fretta. Con te t'imbrogliano
sempre, sei il solito fesso, in due e due quattro
ti mettono nel sacco. E' andata avanti un pomeriggio,
a sgridarmi. Non dovevo pagare, secondo tua sorella,
dovevo insistere, mettere lì un biglietto
da cento e dire accontentatevi.
___O
forse iniziavo i miei lamenti con gli esami del
sangue. Tua sorella ha preso in mano il foglio
come faceva mia madre con la pagella. Mangia pure
il salame, mangia, mangia, ha cominciato a dire
quando ha visto il colesterolo. Mangia pure la
pancetta, quando è arrivata ai trigliceridi.
Sei un dottore? ho fatto io. Ma smettila di far
l'ignorante. Poi quei giorni era arrivata la rata
della macchina, anche la scadenza dell'assicurazione,
e il conguaglio del gas, e una sera che tenevo
il cervello a bagnomaria davanti alla televisione
viene lì e spegne. In questa casa non c'è
più dialogo, dice tua sorella. Il dialogo?
Sì, il dialogo, con te non si parla più
di niente, sei solo capace di allungare le gambe
sul divano, come un vecchio. Guardati allo specchio
come sei grasso. Son dialoghi questi? Dimmi te.
___Io
non ricordo con che lamenti iniziavo ma ricordo
che qualsiasi tentativo, iniziavo sempre con un
lamento. Tu là in capo al mondo, da solo,
e io inizio una lettera con dei lamenti? Allora
strappavo i fogli e ricominciavo. Ne ho strappati
cinque, di fogli, prima di capire che era inutile.
Oggi escon solo lamenti, meglio andare al bar
a bere una grappa, mi son detto. E sono uscito.
___Se
non mi fossi trattenuto, se avessi ceduto alla
lusinga di mandarti anche solo qualche riga, veniva
fuori una lettera lunghissima, tanta era la voglia
di lamentarmi, ma per fortuna ci sono ancora i
bar. Con la scusa di risponderti ti avrei scaricato
addosso un tale cumulo di lamenti che ti facevo
venire il groppo alla gola, ti toglievo l'aria
intorno, sotto la valanga dei lamenti. Alt! mi
son detto. Cosa stai facendo? Vuoi farlo soffocare?
Che diritto hai di schiacciarlo sotto i tuoi lamenti?
Così ho strappato tutto e alla fine sono
andato a prendermi il grappino. Ma se ho trovato
la forza di andare al bar, è stato solo
per l'affetto, se tu eri un altro, io ti scrivevo
senza tanti scrupoli, e ti toccava di leggere
le mie pagine lamentose. Me ne fregavo se ti veniva
un attacco di bile.
___E
se quel giorno non mi veniva l'idea del grappino,
se cedevo alla tentazione di scriverti, dopo ti
mandavo tante di quelle altre lettere e tutte
così lamentose da guastarti veramente l'esistenza.
Pensa, tornavi da lavorare, aprirvi la buca, e
cosa trovavi? Can boia, che due maroni, ancora
quel fiaccatore! Lo so che dicevi così.
E invece non l'hai dovuto dire. Vuoi sapere perché
ti avrei scritto tante lettere lamentose? Lo sai
anche tu perché, la natura umana è
fatta così, un qualsiasi gesto di irriguardoso
egoismo, una volta compiuto, poi diventa facilissimo
da ripetere, ecco perché, come rubare.
___Rubare
sembra tanto difficile, ma solo per chi non ha
mai rubato. Dopo la prima volta il ladro novizio
capisce che era facilissimo e brucia dalla voglia
di ripetere il furto. Ecco perché non riescono
a smettere anche quando sono diventati ricchi,
i ladri. E uccidere? Cosa credi, stessa cosa.
Per chi non l'ha mai fatto sembra inconcepibile,
addirittura impossibile. Invece, dopo che l'ha
fatto, tutto lì? fa l'assassino. Molto
più facile farlo che pensarlo, il delitto.
Ascolta cosa dicono gli assassini di professione,
i militari, ad esempio. Il più è
superare la paura della prima volta, dicono. L'essere
umano è così in tutte le cose. Prima,
tutto sembra impossibile, dopo, è come
bere un bicchier d'acqua, e son già pronti
a ricominciare. E' l'inclinazione ripetitiva,
lo dimostra il numero di furti e delitti perpetrati
da ladri e assassini già avvezzi. I timori
antecedenti l'atto, appena che sia compiuto, si
dissolvono immediatamente, ragion per cui il ladro
non fa neanche in tempo a godersi la refurtiva
che sente l'irresistibile voglia di ripetere il
furto. L'assassino uguale. Compie il primo delitto,
scopre quant'è facile uccidere e arde subito
dal desiderio di riprovare, quindi, come puoi
ben immaginare, io ti avrei mandato ogni giorno
tonnellate di lamenti, se avessi ceduto alla tentazione
di scriverti quella prima lettera lamentosa e
non fossi andato a bere il grappino.
___Ti
mandavo anche più di una lettera al giorno,
e ognuna con nuovi lamenti, visto che in queste
due settimane ogni giorno aveva in serbo nuovi
e inesplorati motivi di lamento, per me. Ma non
avendoti mai scritto, oggi posso dire con soddisfazione
di aver preservato la nostra amicizia, anche se
ho compromesso il fegato, come puoi immaginare.
Per vincere la tentazione sono andato al bar tutti
i giorni a bere i grappini. La prima volta, farmi
passare la voglia di scrivere, ne è bastato
uno, la seconda volta, ce n'è voluti due,
la terza, due non sono mica bastati. Questa è
l'inclinazione inflattiva della natura umana che
si aggiunge a quella ripetitiva. Ripete a dosi
crescenti, l'uomo. Ma io ho preferito sacrificare
il fegato, piuttosto che l'amicizia.
___Lo
sapevo bene che per te sarebbe stato un tormento
trovare ogni giorno una mia lettera, ti distruggevo
il morale. Avere la certezza che nella busta avresti
trovato unicamente dei lamenti, nient'altro che
acuti e strazianti lamenti, benché ogni
giorno lamenti di tipo nuovo, come oggi posso
dire con assoluta certezza, tu, a vedere quella
mia lettera apparentemente inerme sul fondo della
tua buca, nell'istante stesso di vederla, anche
prima di aprirla, l'avresti soppesata in tutta
la sua realtà minacciosa. Can boia, che
due maroni, ancora quel fiaccatore! Lo so che
dicevi così, ti conosco. Ma cosa vuole
da me, che mi scrive tante lettere lamentose?
Ha un bel coraggio a mandarmi le sue lamentele!
Cosa crede, avresti detto a voce alta, crede che
io qui sia in villeggiatura, io, lui che mi manda
tanti lamenti? Crede che io, qui, non ne abbia
già abbastanza di mio e abbia bisogno del
suo? Io che sto qui in capo al mondo?
___Dunque,
per non rivolgere a te le mie lamentazioni e non
caricarti di pesi inutili, ho dovuto ripiegare
sulla grappa. Il fegato è andato a puttane,
ma questo ripiegamento sotto sotto è stata
una fortuna, non solo per te, anche per me. Mi
ha dato l'occasione di fare una scoperta e adesso
te la spiego. La grappa da sola non poteva bastare,
anzi in un certo senso la grappa esalta la percezione
del male, non puoi immaginare quant'è vero.
La grappa mi rendeva più sensibile, sia
al male assoluto che al male relativo.
___La
sai la mia teoria. Ce n'è due di mali,
uno senza giustificazione e l'altro che si giustifica
con la cretineria umana, il primo va chiamato
male autentico, l'altro, bestialità. E
a me succedeva che sotto l'effetto rivelatore
della grappa vedevo molto meglio la bestialità,
quindi la grappa infittiva i motivi di lamento.
Ma non volevo scriverti, no che non volevo, e
allora per dare sfogo al lamento ho cominciato
a lamentarmi per conto mio. La grappa in questo
facilita. Un lamento privato, condotto con me
stesso, ma non un lamento interiore, del tutto
sterile come ogni pratica interiore. Io praticavo
una lamentazione personale e privata a voce alta,
e soprattutto in luogo pubblico, cioè al
bar dove andavo a bere le grappe. Ci andavo a
orari diversi, per riguardo agli avventori, e
quando pronunciavo i miei lamenti non parlavo
mica come parlo adesso, in punta di forchetta,
erano frasi rabbiose, imprecazioni e insulti rivolti
a tutto il creato, e quelli che piacevano di più
erano quelli che mandavo agli abitatori celesti.
Non li chiamavo mica così, non avrebbero
neanche capito chi sono gli abitatori celesti,
gli ascoltatori del bar.
___Comunque,
oggi che sono trascorsi quattordici giorni, devo
constatare un effetto inatteso. E' cambiata la
situazione. Oggi sono perfino incerto se insistere
con questo stato lamentoso. Permane un certo impulso
alla lamentazione, ma si traduce in modi sbiaditi,
fiacchi, bolsi, quasi senili. E' sparito quel
vigore espressivo che avevo ancora pochi giorni
fa. Sono anche incerto sulla natura del lamento.
Ecco la scoperta, toccando ogni possibile argomento
di lamentela si è forse esaurita la spinta
naturale. Sono un vulcano sgasato, per così
dire. Rimangono i postumi di un periodo difficile,
e potrei lamentarmi per questo, ma non mi viene,
devo registrare il totale esaurimento della spinta
lamentevole.
___Questo
è un effetto che ha un certo valore scientifico.
Lamentandosi con intensità eruttiva, il
soggetto umano, anziché affliggersi, rientra
dalla soglia del lamento, esaurisce la dose di
inclinazione lamentevole posseduta per natura.
Anche se permangono motivi di lamentela, il soggetto
in questione trasforma se stesso. Quindi il lamento
intenso e perdurante si retroflette sul soggetto
medesimo, conducendolo a una condizione di impermeabilità
ai casi negativi, che pure continuano ad accumularsi
nella vita.
___E'
per questo che adesso posso finalmente scriverti
senza il rischio di aprire la strada a un corteo
di estenuanti lamentazioni. Per questo posso informarti
del fatto che se non ti ho scritto non devi pensare
alla trascuratezza ma solo al riguardo con cui
sono solito trattarti. Come ti ho già detto
bastava scriverti anche solo una lettera che poi
te ne scrivevo chissà quante, anche quattordici,
o addirittura vent'otto, approfittando della tua
disponibilità. Ma oggi che ormai il rischio
è passato ti scrivo addirittura contento,
contento di farti conoscere questa funzione del
lamento. La mia scoperta potrebbe tornare utile
anche a te. Ma prima di chiudere devo dirti ancora
una cosa.
___Tu
potresti pensare che questo mio riguardo sia stato
un errore, un eccesso di precauzione, e dire che
io non ti avrei nauseato coi miei lamenti. Ma
anche in questo caso ho fatto bene a non scriverti.
Io lo sapevo fin dall'inizio che se ti avessi
scritto quella prima lettera avrei rischiato di
incrinare comunque la nostra amicizia. Perché
tu, pur mosso da intento rassicurante, mi avresti
risposto sminuendo le mie ragioni. Mi avresti
scritto che secondo te non c'erano validi motivi
e io ero costretto a risponderti, non solo per
replicare le mie ragioni, ma per farti presente
che è un grave errore svilire i motivi
altrui di lamento. Lo sai che la reazione al male
varia non solo in proporzione all'offesa ma anche
al sistema di resistenza. E che questo oscilla
da soggetto a soggetto e nello stesso soggetto
di momento in momento.
___Stimolato
dal tuo scetticismo io avrei rincarato la dose
con nuovi motivi di lamentela, e anche in assenza
di ulteriori motivi, potevo sempre addurre la
tua incomprensione. Ti rendi conto? Prova a immaginare
la tua mossa ulteriore. Tu, sempre spinto da un
intento rassicurante, di sicuro non rinunciavi
a ribadire la tua idea. Non c'è motivo,
mi avresti scritto. Esageri, mi avresti scritto.
Non enfatizzare, meglio se guardi le cose in modo
più sereno, devi prenderle con filosofia.
___Con
filosofia? Ma filosofia cosa? Cosa vuol dire con
filosofia? E' filosofico contraddire due volte
chi si lamenta, svilirne i motivi? E' un difetto
di sensibilità, altro che storie, e rafforza
l'impulso lamentevole del lamentatore, anziché
smorzarlo. Lo capisci che se non ti ho scritto
quella prima lettera merito la tua considerazione?
Ammesso e non concesso che non ti avrei infastidito,
sono riuscito a schivare un litigio tra di noi.
Perché poi io ti rispondevo, lo sai bene,
e ti rimproveravo chiaramente per la tua mancanza
di riguardo. Veniva fuori un mulinello che non
finiva più. Tu difendevi la tua opinione,
che era solo un'opinione, e per l'attaccamento
a questa stupida opinione sbagliata eri pronto
a calpestare tuo cognato.
___Sai
quanto veleno scorreva? In risposta alle tue prevedibili
asprezze io ti mandavo una lettera decisa, risentita
e seccata. Ero costretto a dirti chiaro e tondo
che sei un presuntuoso, un pallone gonfiato, superbo
e vacuo, e non solo che sei insensibile alle mie
lamentazioni, ma che sei sordo ai mali della vita,
a causa della totale assenza di spirito osservativo.
Apriti cielo, a dirti queste verità. Ti
conosco fin troppo bene, te e i tipi come te v'infiammate
d'indignazione e vedete solo il lato offensivo
delle mie parole senza cercare il lato di verità.
Lo sai dov'è il difetto? La magagna? Voi
siete convinti di essere intelligenti, di possedere
chissà quale rara acutezza nel considerare
i mali della vita, di avere talento, e invece
avete solo l'orgoglio, un orgoglio che gronda
per sovrabbondanza, cola, un orgoglio maleodorante.
Tu, alla fine, mosso da risentimento, mi scrivevi
una lettera al vetriolo, zeppa di rancore, spinto
da orgoglio accecante. Forse l'avresti letta e
riletta, forse qualche dubbio ti veniva, ma alla
fine la spedivi ugualmente. Tu sei pronto a sacrificare
l'amicizia sull'altare del tuo carattere caparbio
e vendicativo e a me toccava prendere atto del
tuo ottuso attaccamento all'errore, dovevo riconoscere
che io sento amicizia per un uomo indegno di riceverla
e questo sarebbe stato il peggiore motivo di lamento
che mai potessi immaginare, il più grave
di tutti quelli che andavo raccogliendo, ma per
fortuna me lo sono risparmiato.
___Ecco
perché oggi, dopo quattordici giorni che
non ti ho scritto, posso finalmente scriverti
fiero di non averti mai scritto.
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