| ___Accidenti
ai pensieri
diceva tra sé il signor
Serafico, ma che saranno mai questi pensieri per
i quali tanto ci si danna? Tutti s'affannano dietro
ai pensieri, litigano per i pensieri, li considerano
così importanti. Ma che saranno mai?
___Un
giorno che era nel suo ufficio, seduto al tavolino
fra carte, lettere, libri appena arrivati e da
schedare, articoli da mettere a posto, ancora
una volta questa domanda: ma che saranno mai questi
pensieri? - si disegnò come una nuvola
davanti ai suoi occhi. E il signor Serafico alzò
lo sguardo come a cercare soccorso, e vide l'angelo
di cartapesta appeso sopra lo stipite della porta,
nell'atto di suonare la sua tromba, che da anni
mentre lavorava gli faceva compagnia. Quante volte
aveva sollevato lo sguardo verso di lui e gli
aveva parlato! Accidenti ai pensieri
ma
che saranno mai, me lo sai dire tu?
___Pronta
risposta al suo interrogativo quel giorno gli
arrivò uno strombettar di peti, ma così
forte che il signor Serafico arrossì imbarazzato.
Il signor serafico amava fare dei peti, era ovvio
come tutti gli esseri umani, amava liberare il
basso ventre quando gli veniva naturale farlo;
a scuola da bambino i suoi compagni scappavano
ridendo, la maestra lo rimproverava perché
appestava l'aria e distraeva tutti quanti con
i suoi rumori. Quando doveva concentrarsi su qualche
tema in classe il suo stomaco entrava in subbuglio,
i pensieri se ne andavano via così e il
foglio rimaneva bianco. Si ricordava di un tema
che la maestra aveva dato: La stazione, e lui
in due ore durante le quali si era contorto dal
dolore con qualche pausa di liberatorio sollievo
non aveva scritto che due frasi: chi va verso
la gioia, chi fugge verso il dolore. Quella volta
in ufficio però non era stato lui. Eppure
era solo nella stanza.
___Ah
Oh! Sospirava il signor Serafico
I pensieri
sono arie
flati provocati da cattiva digestione
Se si considerassero per quello che sono, arie,
voci e suoni che si levano in grande varietà
a seconda di quello che hai mangiato, magnifico
risuonerebbe il canto. Invece canto non c'è.
Forse che pietre, fiori, animali hanno pensieri?!
vanno, passano ognuno per la propria durata, sono
quello che sono, altro non sanno
___Ah
Oh! Fece il signor Serafico stupefatto.
___Al
signor Serafico piace viaggiare. In treno soprattutto
perché quand'era giovane e c'era la guerra
ha fatto il ferroviere in Eritrea. Linea Massaua-Asmara,
avanti e indietro. Così per molti anni.
___Quando
è tornato dall'Africa, a guerra finita,
ha comprato un motorino e ha cominciato a fare
dei gran giri, in Romagna, a Venezia, a Milano.
Un giorno è partito deciso ad arrivare
fino a Roma. Era contento dell'aria che respirava
e che gli arrivava addosso ad ondate, dei moscerini
che gli s'infilavano in bocca, degli alberi che
sfumavano ai lati, delle nuvole e di tutto quello
che vedeva con occhi impolverati e lacrimanti.
Dopo Firenze però quando era quasi arrivato
ad Arezzo, l'ha preso un temporale e lui s'è
fermato, ha aspettato che tornasse il sereno poi
ha cambiato itinerario. S'è diretto a Cesena
passando per l'Umbria.
___Quel
temporale, quel giorno lontano, gliel'aveva mandato
dio, dice, che gli ha consigliato di cambiare
strada spedendolo in Romagna. Già, perché
lungo la strada gli fece venire in mente di fare
una puntatine a Sant'Arcangelo per salutare un
amico suo, uno che era stato in guerra con lui
e che non vedeva dal giorno che erano tornati.
Quel suo amico faceva il farmacista.
___Ed
è proprio nella sua farmacia, nel retrobottega,
che il signor Serafico ha incontrato la signorina
Malvina, che faceva la sarta e che era venuta
per provare un vestito alla moglie del farmacista.
Lui si è offerto di riaccompagnarla a casa
col suo motorino. L'ha fatta accomodare dietro,
ben stretta a lui e dopo qualche mese se l'è
sposata.
___Al
signor Serafico piace viaggiare, a Malvina no.
Al signor Serafico piace chiacchierare, a Malvina
no. Il signor Serafico ha una salute di ferro,
invece Malvina è sempre piena di acciacchi
e di dolori alle ossa e non fa che prendere medicine:
per i giramenti di testa, per il mal di gambe,
per i dolori allo stomaco, per il mal di denti.
Non ho mai capito di preciso che cos'ha, dice
il signor Serafico, ha tutti i mali del mondo.
Forse tutti quei dolori e quei malanni le vengono
perché non riesce a liberarsi, tiene tutto
dentro.Neanche dell'aria nello stomaco riesce
a liberarsi.
___Malvina
dice che non sta bene, che arie e spurghi naturali
come scoregge scataracchi e sputi non va bene
farli. Un giorno che è finita in ospedale
per una brutta bronchite le dicevano sputi signora
sputi, sputi il catarro che lo dobbiamo esaminare.
Ma lei si disperò a lungo senza riuscire
a sputare perché sin da piccola le avevano
messo in testa il pensiero che tutte le secrezioni
naturali bisogna trattenerle, sono vergognose.
___Quando
la sera sono seduti sul divano Serafico fantastica
e progetta qualche viaggio, in Russia soprattutto,
perché ha il chiodo fisso della Russia.
Suo nonno gli raccontava Tolstoj Dostoevskij Dickens
e Victor Hugo, suo padre gli parlava sempre della
Russia, gli diceva che era il paese della libertà,
della rivoluzione dei poveri e che tutti bisogna
stare dalla parte dei poveri, dei sofferenti,
e lì uno stato intero si era messo dalla
loro parte. Più si lascia andare alle fantasticherie,
il signor Serafico, più il suo basso ventre
si distende e si lascia scappare arie silenziose.
Queste arie invece di perdersi in sordina, rimbombano
attraverso le molle del materasso (che assorbe
l'odore ma trasporta le vibrazioni), ed ecco che
Malvina fulmina Serafico con un'occhiata e lo
spedisce sul balcone, all'aria aperta:
___Il
signor Serafico, che dalle ferrovie è andato
in pensione lavora in una biblioteca d'arte e
fondazione culturale. Deve spedire le pubblicazioni,
gli inviti per le conferenze, rispondere alle
lettere. Numera le nuove acquisizioni, rimette
in ordine i volumi, gli soffia sopra per togliere
la polvere accumulata nei risvolti e nelle pieghe.
Di fronte alle pagine che gli studiosi, i capoccioni,
come li chiama lui, riescono a scrivere, sente
dentro come un ottundimento. Il signor Serafico
rimane attonito di fronte ai tanti pensieri di
cui sono riempiti i libri che gli passano tra
le mani. Lui è un uomo dai pochi pensieri.
___Quando
qualche volta uno di quei capoccioni viene a chiedergli
qualcosa o porta gli studenti nella biblioteca
dove lui lavora, seduto al suo tavolino il signor
Serafico ascolta e osserva.
___A
lui piace ascoltare ed osservare. Lo fa sempre
e con piacere si perde osservando le facce e i
gesti di chi sta in fila nei negozi, in banca
o all'ufficio postale. C'è chi si arrabbia,
chi borbotta, chi scoppia e si spazientisce e
protesta sudando e col viso che sembra per scoppiare.
Chi per ingannare il tempo fa una battuta e ride
lui per primo aspettandosi che tutti ridano. Chi
ha il corpo scosso da un'agitazione nervosa, chi
si morde le labbra di continuo, chi si aggiusta
il colletto muovendo il collo e alzando una spalla,
chi appena si sente osservato si riempie di macchie.
Gli impiegati si arrabbiano e rispondono male
oppure guardano con un occhio che esprime, come
inscalfibili, assenti. La gente s'agita perché
dice che non ha tempo e che quel poco che ha non
lo può perdere così. Insomma è
spesso una continua lamentela dove nessuno riesce
a starsene zitto e buono aspettando che venga
il suo momento e tutti invece sembrano perennemente
esagitati.
___Mah
dice
tra sé il signor Serafico perplesso, qui
c'è qualcosa che non va
che ci sia
in giro qualche nuova malattia?
___Guarda
l'angelo con le vesti svolazzanti e con la tromba
in mano
e con la fantasia se ne va in Russia.
___Il
signor Serafico progetta un viaggio in Russia
guardando le carte geografiche e scrivendo le
tappe.
___Questo
viaggio, lui dice, doveva servirgli come tirocinio
per un viaggio che era il suo sogno massimo di
vecchio ferroviere: i 9.436 chilometri della transiberiana
da Mosca a Vladivostok.
___Ogni
tanto mentre rimette in ordine e dà una
scorsa ai libri in qua e in là, grattandosi
il capo cerca di star dietro a tutte quelle parole
che gli scorrono sotto gli occhi. Gli gira la
testa e gli vengono palpitazioni, vertigini e
languori. E con le vertigini e i languori sente
crescere un improvviso subbuglio nelle viscere,
un improvviso movimento d'aria.
___I
pensieri sono arie, che non trovando la via giusta
per uscire si muovono lungo tutte le budella e
salgono su, comprimendo il diaframma, avvolgendo
il cuore e obnubilando di vapori il cervello.
Di qui sproloqui o gelidi silenzi, volti infiammati
o epatico pallore. I pensieri sono arie, peti,
scoregge, ventosità, orgogliose e azzuffine
Se si lasciassero naturalmente uscire per la loro
giusta strada
______Ah
Oh! Fece il Signor Serafico.
___Stitichezza
o attacchi di colite, emorroidi, ragadi anali,
fistole, ecco la malattia. Purulente e maleodoranti
arie gorgogliano nel cervello come fini pensieri
di qui il dispregio, l'altezzosità.
___Ah
Oh! Fece ancora il signor Serafico e guardando
fisso l'angelo mollò quel giorno molti
peti di intima liberazione.
___Leggero
rivide chilometri e chilometri di strada ferrata,
rivide se stesso in motorino, le notti africane.
Ah
Oh! E si ricordò di quando, bambino,
afferrava al volo le sue scoregge e si portava
le mani al naso per aspirarne l'odore.
___Sorrise
all'angelo, sbirciò per un attimo quella
sua biblioteca e disse a se stesso che il momento
era arrivato. Visto che a Malvina non piaceva
viaggiare, né poteva farlo con tutti i
suoi malanni, il viaggio in Russia il signor Serafico
se l'è fatto da solo. Un bel viaggio organizzato
dal sindacato e dal partito. Il programma era
questo: da Venezia a Vienna, Mosca, San Pietroburgo,
che allora non aveva ancora ricambiato il nome,
e Kiev, Budapest e ancora Vienna.
___Aveva
poco più di settant'anni allora il signor
Serafico. Aveva la pelle tirata e lucida e un
gran naso paonazzo. Nella valigetta di cartone
telato che s'era portato dietro ci aveva solo
una camicia di ricambio, un paio di calzini di
ricambio e un pezzo di sapone di Marsiglia. Diceva
a tutti che quando si viaggia è meglio
andar leggeri. L'occhio, che è la cosa
più importante, non pesa nulla grazie al
cielo.
___Da
subito, in treno, tirò fuori un quaderno
e cominciò a scrivere
Sembrava non
smettere mai. Era sorpreso anche lui perché
così tanto non scriveva mai. Quello che
scriveva non erano pensieri, ma le cose come le
vedeva, quelle che erano lì davanti agli
occhi suoi. Lui non era mai riuscito a fermare
un pensiero suo, credeva di non averlo mai avuto.
Si stupiva di non pensare mai, si vergognava anche
quando i colleghi gli domandavano: "Serafico,
tu che pensi?", di dire: " Penso quello
che pensi tu, ma anche quello che pensa lui, scusate,
mi è difficile pensare, mi mette dentro
un gran rimescolio, un'agitazione". Più
gli altri cercavano di dire quello che avevano
in mente, e certe volte dicevano più o
meno le stesse cose, senza capirsi e s'accapigliavano,
s'accanivano, più gli altri facevano così
più il signor Serafico restava senza pensieri,
il vuoto nella sua testa s'allargava, ma con grande
sollievo.
___La
prima notte in treno la passò in bianco,
nel corridoio del vagone prendeva nota di tutto
quello che vedeva. E ogni tanto chiedeva informazioni
sul tipo di binari, sugli scambi, la manutenzione,
le leggi doganali e così via. Domandava
un po' in dialetto romagnolo un po' in lingua
italiana, scandendo bene i verbi all'infinito.
Gli interrogati, ferrovieri, tecnici addetti al
treno, austriaci, ungheresi, cecoslovacchi, rispondevano
in lingua straniera. E lui scriveva. Cosa avesse
capito non si sa, forse lo mandavano al diavolo
o dicevano fra loro che era un pazzo che pretendeva
ci si potesse capire in lingue sconosciute, ma
lui continuava a scrivere.
___Non
aveva mai né fame né sete, né
stanchezza né sonno. Non si lamentava dei
servizi, né dei pasti, né della
qualità degli alberghi, insomma di nessuna
di quelle cose che sembravano invece di fondamentale
importanza per tutti gli altri viaggiatori e che
erano per giorni e giorni oggetto di brontolamenti,
conversazioni e dispute. Tutto questo non lo sfiorava
minimamente.
___Andava
in giro per la città e i musei in gruppo,
e gioiva sempre di quello che vedeva, o il più
delle volte se ne andava da solo a piedi.
___A
Ciop, ad un posto di frontiera dove il treno veniva
sollevato perché bisognava adattarlo ai
nuovi scambi e le rotaie diventavano di un tot
più larghe, spiegò a tutti che con
questo stratagemma delle rotaie i russi avevano
vinto non so quale battaglia durante la seconda
guerra mondiale.
___Domandava
in centimetri lo spessore delle mura della Fortezza
di San Pietro e Paolo. Chiedeva di Dostoevskij
e del ravellino Aleksej. Suo nonno gli aveva raccontato
che proprio per i suoi pensieri Dostoevskij c'era
stato rinchiuso, Che in tanti c'erano morti lì
per i loro pensieri. Per suo nonno i pensieri
erano il sale della vita, per suo padre pure,
che passava le notti a discutere di uguaglianza,
giustizia, resistenza, impegno sociale, lavoro
per gli altri. C'era bisogno di massacrarsi per
dare un senso a queste parole? Che bisogno c'era
d'attaccare ai muri e per le strade le foto di
Krusciov o dei capi del momento. Perché?
Perché forse il rispetto e la memoria venivano
alla gente ricordando sempre che loro sono là
e che stessero attenti? Quando ci pensava gli
veniva il mal di pancia. Per lunghi anni s'era
guardato allo specchio e s'era detto Tu non hai
pensieri, sei la vergogna della famiglia, non
sei come tuo padre, non riesci a pensare a dire
niente, non reagisci, se qualcuno ti offende o
ti dice qualcosa devi opporti con dei pensieri
da fare valere non startene lì buono. E'
possibile mai? Serafico, fratello mio, forse la
vita non è fatta per te.
___E
se invece la vita non fosse altro che un lungo
roboante flato? E a quel flato concorrono quelli
di tutti, dei capi che reggono e degli altri che
eseguono o semplicemente vivono, è così
difficile da capire tutto questo?
___Annotava
dei 24 chilometri di pareti piene di quadri dell'Ermitage,
il signor Serafico. Scriveva il numero degli abitanti
delle città che visitava e le abitudini
alimentari e le tecniche di coltivazione e di
come variava il paesaggio naturale: campi di girasole,
distese di boschi di betulle, giovani donne e
anziane alle stazioni col fazzoletto a fiori in
testa, messo proprio come quello delle bamboline
di legno che ne apri una e ne esce un'altra, come
le vicende della vita, e che nei cesti sotto il
braccio portano galline o oche starnazzanti e
ti guardano passare. A Mosca un giorno si girò
in lungo e in largo tutte le stazioni della metropolitana.
Saliva su un vagone ad una, poi scendeva ad un'altra
e cambiava treno verso un'altra direzione, finché
non si orientò più e si perse. Fu
portato ad una stazione di polizia e la sera lo
riportarono in albergo.
___Arrivò
sorridente e pacifico come sempre e salutò
con un abbraccio i due ufficiali della milizia
russa che lo avevano accompagnato. Gli dissero
dasvidania e gli regalarono pure una bottiglia
di vodka. I suoi compagni di viaggio erano allibiti.
Erano stati in pensiero per lui, ma dove s'era
cacciato? E quando lo videro arrivare coi poliziotti
entrarono in agitazione forte. La polizia sovietica
a quei tempi era famosa per il suo burocratico
rigore. C'era sempre da augurarsi di non averci
a che fare, si narrava che riviste e giornali
erano stati confiscati, che ti toglievano i rullini
dalle macchine fotografiche, che se ti fermavano
era la fine. E invece il signor Serafico non sembrava
per niente provato dalla giornata passata al posto
di polizia. Né provato dall'interrogatorio,
lungo pure a quanto pare, che gli avevano fatto.
Del resto, così dice, non aveva capito
niente. Lui alle domande aveva risposto sempre
con sorrisi, cenni del capo e guardandoli dritto
negli occhi, senza paura né agitazione.
Poi aveva guardato il collo, il colorito delle
loro facce
le orecchie
ah, le orecchie
dei russi non si accartocciano mai, non sono come
quelle degli italiani che vibrano tutte quando
la voce s'alza altisonante per imporsi e farsi
ascoltare senza ascoltare gli altri. Le orecchie
dei russi non s'infuocano e s'allargano come quelle
degli americani quando affermano con perentorietà
assoluta la loro verità e si levano in
difesa del mondo intero, anche di quello che non
ha chiesto il loro aiuto. No, le orecchie dei
russi sono lì ben proporzionate, né
troppo a sventola né troppo appuntite.
All'inizio il tono dei militari gli era sembrato
un po' brusco e autoritario e il signor Serafico
si era un po' spaventato. Con la paura le viscere
gli erano andate un po' in subbuglio e qualche
aria era scappata
A quel punto lui s'era
molto vergognato e i russi erano scoppiati in
una gran risata. Avevano cominciato a prenderlo
a pacche sulle spalle, gli avevano offerto da
bere
e a poco a poco tutti, chi prima chi
dopo, s'erano lasciati andare, forse per non metterlo
a disagio, forse perché i russi son fatti
così. In men che non si dica dal posto
di polizia si levò un concerto, una vera
sinfonia. I loro peti, grandi, sembravano quasi
avere un'ombra.
___I
russi sono vasti, sono vasti, hanno un'anima dentro
che neanche la più ferrea burocrazia può
comprimere. Sono un popolo che ha sofferto e per
queste sofferenze ha un'anima profonda. Sono vasti
i russi. Stalin di sicuro, per fare quello che
ha fatto,doveva soffrire di forte costipazione
intestinale che gli ha obnubilato i pensieri,
glieli ha deformati e lo ha reso folle.
___Sul
lungofiume di Leningrado stette delle ore di fronte
alla statua di Pietro il Grande. Quell'omarino
lì dalla palude aveva costruito la città.
Ed era stato il primo a volare in alto. Il signor
Serafico durante le sue ore alla biblioteca d'arte
aveva letto molti libri e così pensò
a Akakij Akakievic, ad Oblomov, a Raskol'nikov
negli uffici della polizia, alle sue chiacchierate
con Porfirij Petrovic. Anche Porfirij era un poliziotto
che aveva un cervello e un anima che stavano molto
unite assieme.
___Non
aveva una macchina fotografica il signor Serafico,
né comprava cartoline da spedire. Scattare
in qua e in là, così diceva, non
serve a niente, non si rinforza certo la memoria.
Ricordare è una faccenda di cuore: l'occhio
è la macchina e il cuore è la pellicola,
dunque è inutile affannarsi. Se non restano
nel cuore si possono fare anche centomila foto
ma non servono a nulla.
___La
sera prima di riprendere il viaggio di ritorno,
il signor Serafico era nella sua camera d'albergo
e prendeva appunti sul suo quaderno. Scriveva
delle meraviglie che vedeva, della vastità
del panorama, della sontuosità delle cupole
ricoperte d'oro e dell'anima russa. Scriveva di
come bello gli pareva il mondo fuori della biblioteca,
di come si sentiva leggero
Malvina a quest'ora
starà a tagliare e cucire qualche abito
per nascondere il corpo, per comprimere dentro
meglio tutte le secrezioni naturali. E che i russi
hanno dentro un'infinità di paesaggi: colline,
steppe, montagne, marine, deserti e mirabolanti
città. E che non sono così rigidi
come molti pensano, e tutto in loro entra ed esce
per vie naturali
Ah, chissà se a
Malvina questo clima non farebbe bene?!
___Fuori
s'era scatenato un temporale, con la violenza
dei temporali estivi. L'acqua sgocciolava da grondaie
e cornicioni. Le raffiche di vento la sbattevano
contro i vetri. Chi era stato quello che s'era
ammazzato in una notte simile con per concerto
l'acqua? Era in delitto e castigo, il grande peccatore,
lo stupratore di fanciulle, come accidenti si
chiamava. Comunque quel giorno acqua, lampi e
tuoni giungevano alle orecchie del signor Serafico
come una musica allegra. Si sentiva leggero
E si guardava attorno. Era a più di tremila
chilometri da casa sua, era solo in una stanza
d'albergo, con l'immagine di Lenin e l'altra di
Breznev proprio sopra il suo tavolino e si sentiva
comunque leggero!
___Gli
sembrò, d'improvviso, oltre i vetri, nell'oscurità,
di vedere svolazzare il suo angelo, quella "Fama"
che aveva lasciato sul muro della sua biblioteca
stava là inzuppato, molliccio, con le ali
dai colori liquefatti. Mi hai seguito fin qui?
ma che fai?
anche tu?
Ti scioglierai
Tu stavi lì da secoli!
___Cos'è
un volo per secoli rappreso, fisso nel tempo e
nello spazio, contro il volo di un istante per
il largo mondo?
___Ah
Oh! - esclamò il signor Serafico e per
l'emozione forte si lasciò andare ad una
delle sue solite espressioni che ormai giungeranno
alle orecchie del lettore come un ritornello familiare.
L'angelo gli rispose con un volo per la stanza.
Sgocciolava azzurro ed oro.
___Leggeri
siate, aerei, liberate pesantezza e pensieri dal
didietro, perché affannarsi tanto, perché
continuamente annaspare dietro le passioni del
mondo, onore, immagine, lavoro, danaro, potere,
case, viaggi e che so io, dietro le apparenze
delle cose, perché non accettare d'essere
ciò che si è? Serafici viaggiatori
lungo un percorso stabilito
Che altro siamo
in fondo? Pensi d'esser altro forse tu? Altro
non chiedete e cattivi pensieri e mali e dolori
svaniranno.
___Ah
Oh! Pensò Serafico, ecco perché
non ho avuto mai troppi pensieri
Sono sempre
fuggiti
E guardando quell'angelo con vesti
svolazzanti, scarmigliato e zuppo d'acqua, che
aveva abbandonato il suo porto abituale per andarsene
in giro strombettando e risvegliando schiere di
cherubini e serafini, si ricordò di quando
sua madre andava a riprenderlo da sotto il letto
dove si rintanava durante i temporali. E gli diceva
che dei tuoni non bisogna avere paura perché
sono solo le scoregge degli angeli.
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