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 Il viaggiatore serafico
  di Milli Romano

"Appunti per il viaggiatore serafico" di Milli Romano.___Accidenti ai pensieri… diceva tra sé il signor Serafico, ma che saranno mai questi pensieri per i quali tanto ci si danna? Tutti s'affannano dietro ai pensieri, litigano per i pensieri, li considerano così importanti. Ma che saranno mai?
___Un giorno che era nel suo ufficio, seduto al tavolino fra carte, lettere, libri appena arrivati e da schedare, articoli da mettere a posto, ancora una volta questa domanda: ma che saranno mai questi pensieri? - si disegnò come una nuvola davanti ai suoi occhi. E il signor Serafico alzò lo sguardo come a cercare soccorso, e vide l'angelo di cartapesta appeso sopra lo stipite della porta, nell'atto di suonare la sua tromba, che da anni mentre lavorava gli faceva compagnia. Quante volte aveva sollevato lo sguardo verso di lui e gli aveva parlato! Accidenti ai pensieri… ma che saranno mai, me lo sai dire tu?
___Pronta risposta al suo interrogativo quel giorno gli arrivò uno strombettar di peti, ma così forte che il signor Serafico arrossì imbarazzato. Il signor serafico amava fare dei peti, era ovvio come tutti gli esseri umani, amava liberare il basso ventre quando gli veniva naturale farlo; a scuola da bambino i suoi compagni scappavano ridendo, la maestra lo rimproverava perché appestava l'aria e distraeva tutti quanti con i suoi rumori. Quando doveva concentrarsi su qualche tema in classe il suo stomaco entrava in subbuglio, i pensieri se ne andavano via così e il foglio rimaneva bianco. Si ricordava di un tema che la maestra aveva dato: La stazione, e lui in due ore durante le quali si era contorto dal dolore con qualche pausa di liberatorio sollievo non aveva scritto che due frasi: chi va verso la gioia, chi fugge verso il dolore. Quella volta in ufficio però non era stato lui. Eppure era solo nella stanza.
___Ah… Oh! Sospirava il signor Serafico… I pensieri sono arie… flati provocati da cattiva digestione… Se si considerassero per quello che sono, arie, voci e suoni che si levano in grande varietà a seconda di quello che hai mangiato, magnifico risuonerebbe il canto. Invece canto non c'è. Forse che pietre, fiori, animali hanno pensieri?!… vanno, passano ognuno per la propria durata, sono quello che sono, altro non sanno…
___Ah… Oh! Fece il signor Serafico stupefatto.
___Al signor Serafico piace viaggiare. In treno soprattutto perché quand'era giovane e c'era la guerra ha fatto il ferroviere in Eritrea. Linea Massaua-Asmara, avanti e indietro. Così per molti anni.
___Quando è tornato dall'Africa, a guerra finita, ha comprato un motorino e ha cominciato a fare dei gran giri, in Romagna, a Venezia, a Milano. Un giorno è partito deciso ad arrivare fino a Roma. Era contento dell'aria che respirava e che gli arrivava addosso ad ondate, dei moscerini che gli s'infilavano in bocca, degli alberi che sfumavano ai lati, delle nuvole e di tutto quello che vedeva con occhi impolverati e lacrimanti. Dopo Firenze però quando era quasi arrivato ad Arezzo, l'ha preso un temporale e lui s'è fermato, ha aspettato che tornasse il sereno poi ha cambiato itinerario. S'è diretto a Cesena passando per l'Umbria.
___Quel temporale, quel giorno lontano, gliel'aveva mandato dio, dice, che gli ha consigliato di cambiare strada spedendolo in Romagna. Già, perché lungo la strada gli fece venire in mente di fare una puntatine a Sant'Arcangelo per salutare un amico suo, uno che era stato in guerra con lui e che non vedeva dal giorno che erano tornati. Quel suo amico faceva il farmacista.
___Ed è proprio nella sua farmacia, nel retrobottega, che il signor Serafico ha incontrato la signorina Malvina, che faceva la sarta e che era venuta per provare un vestito alla moglie del farmacista. Lui si è offerto di riaccompagnarla a casa col suo motorino. L'ha fatta accomodare dietro, ben stretta a lui e dopo qualche mese se l'è sposata.
___Al signor Serafico piace viaggiare, a Malvina no. Al signor Serafico piace chiacchierare, a Malvina no. Il signor Serafico ha una salute di ferro, invece Malvina è sempre piena di acciacchi e di dolori alle ossa e non fa che prendere medicine: per i giramenti di testa, per il mal di gambe, per i dolori allo stomaco, per il mal di denti. Non ho mai capito di preciso che cos'ha, dice il signor Serafico, ha tutti i mali del mondo. Forse tutti quei dolori e quei malanni le vengono perché non riesce a liberarsi, tiene tutto dentro.Neanche dell'aria nello stomaco riesce a liberarsi.
___Malvina dice che non sta bene, che arie e spurghi naturali come scoregge scataracchi e sputi non va bene farli. Un giorno che è finita in ospedale per una brutta bronchite le dicevano sputi signora sputi, sputi il catarro che lo dobbiamo esaminare. Ma lei si disperò a lungo senza riuscire a sputare perché sin da piccola le avevano messo in testa il pensiero che tutte le secrezioni naturali bisogna trattenerle, sono vergognose.
___Quando la sera sono seduti sul divano Serafico fantastica e progetta qualche viaggio, in Russia soprattutto, perché ha il chiodo fisso della Russia. Suo nonno gli raccontava Tolstoj Dostoevskij Dickens e Victor Hugo, suo padre gli parlava sempre della Russia, gli diceva che era il paese della libertà, della rivoluzione dei poveri e che tutti bisogna stare dalla parte dei poveri, dei sofferenti, e lì uno stato intero si era messo dalla loro parte. Più si lascia andare alle fantasticherie, il signor Serafico, più il suo basso ventre si distende e si lascia scappare arie silenziose. Queste arie invece di perdersi in sordina, rimbombano attraverso le molle del materasso (che assorbe l'odore ma trasporta le vibrazioni), ed ecco che Malvina fulmina Serafico con un'occhiata e lo spedisce sul balcone, all'aria aperta:
___Il signor Serafico, che dalle ferrovie è andato in pensione lavora in una biblioteca d'arte e fondazione culturale. Deve spedire le pubblicazioni, gli inviti per le conferenze, rispondere alle lettere. Numera le nuove acquisizioni, rimette in ordine i volumi, gli soffia sopra per togliere la polvere accumulata nei risvolti e nelle pieghe. Di fronte alle pagine che gli studiosi, i capoccioni, come li chiama lui, riescono a scrivere, sente dentro come un ottundimento. Il signor Serafico rimane attonito di fronte ai tanti pensieri di cui sono riempiti i libri che gli passano tra le mani. Lui è un uomo dai pochi pensieri.
___Quando qualche volta uno di quei capoccioni viene a chiedergli qualcosa o porta gli studenti nella biblioteca dove lui lavora, seduto al suo tavolino il signor Serafico ascolta e osserva.
___A lui piace ascoltare ed osservare. Lo fa sempre e con piacere si perde osservando le facce e i gesti di chi sta in fila nei negozi, in banca o all'ufficio postale. C'è chi si arrabbia, chi borbotta, chi scoppia e si spazientisce e protesta sudando e col viso che sembra per scoppiare. Chi per ingannare il tempo fa una battuta e ride lui per primo aspettandosi che tutti ridano. Chi ha il corpo scosso da un'agitazione nervosa, chi si morde le labbra di continuo, chi si aggiusta il colletto muovendo il collo e alzando una spalla, chi appena si sente osservato si riempie di macchie. Gli impiegati si arrabbiano e rispondono male oppure guardano con un occhio che esprime, come inscalfibili, assenti. La gente s'agita perché dice che non ha tempo e che quel poco che ha non lo può perdere così. Insomma è spesso una continua lamentela dove nessuno riesce a starsene zitto e buono aspettando che venga il suo momento e tutti invece sembrano perennemente esagitati.
___Mah…dice tra sé il signor Serafico perplesso, qui c'è qualcosa che non va… che ci sia in giro qualche nuova malattia?
___Guarda l'angelo con le vesti svolazzanti e con la tromba in mano… e con la fantasia se ne va in Russia.
___Il signor Serafico progetta un viaggio in Russia guardando le carte geografiche e scrivendo le tappe.
___Questo viaggio, lui dice, doveva servirgli come tirocinio per un viaggio che era il suo sogno massimo di vecchio ferroviere: i 9.436 chilometri della transiberiana da Mosca a Vladivostok.
___Ogni tanto mentre rimette in ordine e dà una scorsa ai libri in qua e in là, grattandosi il capo cerca di star dietro a tutte quelle parole che gli scorrono sotto gli occhi. Gli gira la testa e gli vengono palpitazioni, vertigini e languori. E con le vertigini e i languori sente crescere un improvviso subbuglio nelle viscere, un improvviso movimento d'aria.
___I pensieri sono arie, che non trovando la via giusta per uscire si muovono lungo tutte le budella e salgono su, comprimendo il diaframma, avvolgendo il cuore e obnubilando di vapori il cervello. Di qui sproloqui o gelidi silenzi, volti infiammati o epatico pallore. I pensieri sono arie, peti, scoregge, ventosità, orgogliose e azzuffine… Se si lasciassero naturalmente uscire per la loro giusta strada…
______Ah… Oh! Fece il Signor Serafico.
___Stitichezza o attacchi di colite, emorroidi, ragadi anali, fistole, ecco la malattia. Purulente e maleodoranti arie gorgogliano nel cervello come fini pensieri… di qui il dispregio, l'altezzosità.
___Ah… Oh! Fece ancora il signor Serafico e guardando fisso l'angelo mollò quel giorno molti peti di intima liberazione.
___Leggero rivide chilometri e chilometri di strada ferrata, rivide se stesso in motorino, le notti africane. Ah… Oh! E si ricordò di quando, bambino, afferrava al volo le sue scoregge e si portava le mani al naso per aspirarne l'odore.
___Sorrise all'angelo, sbirciò per un attimo quella sua biblioteca e disse a se stesso che il momento era arrivato. Visto che a Malvina non piaceva viaggiare, né poteva farlo con tutti i suoi malanni, il viaggio in Russia il signor Serafico se l'è fatto da solo. Un bel viaggio organizzato dal sindacato e dal partito. Il programma era questo: da Venezia a Vienna, Mosca, San Pietroburgo, che allora non aveva ancora ricambiato il nome, e Kiev, Budapest e ancora Vienna.
___Aveva poco più di settant'anni allora il signor Serafico. Aveva la pelle tirata e lucida e un gran naso paonazzo. Nella valigetta di cartone telato che s'era portato dietro ci aveva solo una camicia di ricambio, un paio di calzini di ricambio e un pezzo di sapone di Marsiglia. Diceva a tutti che quando si viaggia è meglio andar leggeri. L'occhio, che è la cosa più importante, non pesa nulla grazie al cielo.
___Da subito, in treno, tirò fuori un quaderno e cominciò a scrivere… Sembrava non smettere mai. Era sorpreso anche lui perché così tanto non scriveva mai. Quello che scriveva non erano pensieri, ma le cose come le vedeva, quelle che erano lì davanti agli occhi suoi. Lui non era mai riuscito a fermare un pensiero suo, credeva di non averlo mai avuto. Si stupiva di non pensare mai, si vergognava anche quando i colleghi gli domandavano: "Serafico, tu che pensi?", di dire: " Penso quello che pensi tu, ma anche quello che pensa lui, scusate, mi è difficile pensare, mi mette dentro un gran rimescolio, un'agitazione". Più gli altri cercavano di dire quello che avevano in mente, e certe volte dicevano più o meno le stesse cose, senza capirsi e s'accapigliavano, s'accanivano, più gli altri facevano così più il signor Serafico restava senza pensieri, il vuoto nella sua testa s'allargava, ma con grande sollievo.
___La prima notte in treno la passò in bianco, nel corridoio del vagone prendeva nota di tutto quello che vedeva. E ogni tanto chiedeva informazioni sul tipo di binari, sugli scambi, la manutenzione, le leggi doganali e così via. Domandava un po' in dialetto romagnolo un po' in lingua italiana, scandendo bene i verbi all'infinito. Gli interrogati, ferrovieri, tecnici addetti al treno, austriaci, ungheresi, cecoslovacchi, rispondevano in lingua straniera. E lui scriveva. Cosa avesse capito non si sa, forse lo mandavano al diavolo o dicevano fra loro che era un pazzo che pretendeva ci si potesse capire in lingue sconosciute, ma lui continuava a scrivere.
___Non aveva mai né fame né sete, né stanchezza né sonno. Non si lamentava dei servizi, né dei pasti, né della qualità degli alberghi, insomma di nessuna di quelle cose che sembravano invece di fondamentale importanza per tutti gli altri viaggiatori e che erano per giorni e giorni oggetto di brontolamenti, conversazioni e dispute. Tutto questo non lo sfiorava minimamente.
___Andava in giro per la città e i musei in gruppo, e gioiva sempre di quello che vedeva, o il più delle volte se ne andava da solo a piedi.
___A Ciop, ad un posto di frontiera dove il treno veniva sollevato perché bisognava adattarlo ai nuovi scambi e le rotaie diventavano di un tot più larghe, spiegò a tutti che con questo stratagemma delle rotaie i russi avevano vinto non so quale battaglia durante la seconda guerra mondiale.
___Domandava in centimetri lo spessore delle mura della Fortezza di San Pietro e Paolo. Chiedeva di Dostoevskij e del ravellino Aleksej. Suo nonno gli aveva raccontato che proprio per i suoi pensieri Dostoevskij c'era stato rinchiuso, Che in tanti c'erano morti lì per i loro pensieri. Per suo nonno i pensieri erano il sale della vita, per suo padre pure, che passava le notti a discutere di uguaglianza, giustizia, resistenza, impegno sociale, lavoro per gli altri. C'era bisogno di massacrarsi per dare un senso a queste parole? Che bisogno c'era d'attaccare ai muri e per le strade le foto di Krusciov o dei capi del momento. Perché? Perché forse il rispetto e la memoria venivano alla gente ricordando sempre che loro sono là e che stessero attenti? Quando ci pensava gli veniva il mal di pancia. Per lunghi anni s'era guardato allo specchio e s'era detto Tu non hai pensieri, sei la vergogna della famiglia, non sei come tuo padre, non riesci a pensare a dire niente, non reagisci, se qualcuno ti offende o ti dice qualcosa devi opporti con dei pensieri da fare valere non startene lì buono. E' possibile mai? Serafico, fratello mio, forse la vita non è fatta per te.
___E se invece la vita non fosse altro che un lungo roboante flato? E a quel flato concorrono quelli di tutti, dei capi che reggono e degli altri che eseguono o semplicemente vivono, è così difficile da capire tutto questo?
___Annotava dei 24 chilometri di pareti piene di quadri dell'Ermitage, il signor Serafico. Scriveva il numero degli abitanti delle città che visitava e le abitudini alimentari e le tecniche di coltivazione e di come variava il paesaggio naturale: campi di girasole, distese di boschi di betulle, giovani donne e anziane alle stazioni col fazzoletto a fiori in testa, messo proprio come quello delle bamboline di legno che ne apri una e ne esce un'altra, come le vicende della vita, e che nei cesti sotto il braccio portano galline o oche starnazzanti e ti guardano passare. A Mosca un giorno si girò in lungo e in largo tutte le stazioni della metropolitana. Saliva su un vagone ad una, poi scendeva ad un'altra e cambiava treno verso un'altra direzione, finché non si orientò più e si perse. Fu portato ad una stazione di polizia e la sera lo riportarono in albergo.
___Arrivò sorridente e pacifico come sempre e salutò con un abbraccio i due ufficiali della milizia russa che lo avevano accompagnato. Gli dissero dasvidania e gli regalarono pure una bottiglia di vodka. I suoi compagni di viaggio erano allibiti. Erano stati in pensiero per lui, ma dove s'era cacciato? E quando lo videro arrivare coi poliziotti entrarono in agitazione forte. La polizia sovietica a quei tempi era famosa per il suo burocratico rigore. C'era sempre da augurarsi di non averci a che fare, si narrava che riviste e giornali erano stati confiscati, che ti toglievano i rullini dalle macchine fotografiche, che se ti fermavano era la fine. E invece il signor Serafico non sembrava per niente provato dalla giornata passata al posto di polizia. Né provato dall'interrogatorio, lungo pure a quanto pare, che gli avevano fatto. Del resto, così dice, non aveva capito niente. Lui alle domande aveva risposto sempre con sorrisi, cenni del capo e guardandoli dritto negli occhi, senza paura né agitazione. Poi aveva guardato il collo, il colorito delle loro facce…le orecchie…ah, le orecchie dei russi non si accartocciano mai, non sono come quelle degli italiani che vibrano tutte quando la voce s'alza altisonante per imporsi e farsi ascoltare senza ascoltare gli altri. Le orecchie dei russi non s'infuocano e s'allargano come quelle degli americani quando affermano con perentorietà assoluta la loro verità e si levano in difesa del mondo intero, anche di quello che non ha chiesto il loro aiuto. No, le orecchie dei russi sono lì ben proporzionate, né troppo a sventola né troppo appuntite. All'inizio il tono dei militari gli era sembrato un po' brusco e autoritario e il signor Serafico si era un po' spaventato. Con la paura le viscere gli erano andate un po' in subbuglio e qualche aria era scappata… A quel punto lui s'era molto vergognato e i russi erano scoppiati in una gran risata. Avevano cominciato a prenderlo a pacche sulle spalle, gli avevano offerto da bere… e a poco a poco tutti, chi prima chi dopo, s'erano lasciati andare, forse per non metterlo a disagio, forse perché i russi son fatti così. In men che non si dica dal posto di polizia si levò un concerto, una vera sinfonia. I loro peti, grandi, sembravano quasi avere un'ombra.
___I russi sono vasti, sono vasti, hanno un'anima dentro che neanche la più ferrea burocrazia può comprimere. Sono un popolo che ha sofferto e per queste sofferenze ha un'anima profonda. Sono vasti i russi. Stalin di sicuro, per fare quello che ha fatto,doveva soffrire di forte costipazione intestinale che gli ha obnubilato i pensieri, glieli ha deformati e lo ha reso folle.
___Sul lungofiume di Leningrado stette delle ore di fronte alla statua di Pietro il Grande. Quell'omarino lì dalla palude aveva costruito la città. Ed era stato il primo a volare in alto. Il signor Serafico durante le sue ore alla biblioteca d'arte aveva letto molti libri e così pensò a Akakij Akakievic, ad Oblomov, a Raskol'nikov negli uffici della polizia, alle sue chiacchierate con Porfirij Petrovic. Anche Porfirij era un poliziotto che aveva un cervello e un anima che stavano molto unite assieme.
___Non aveva una macchina fotografica il signor Serafico, né comprava cartoline da spedire. Scattare in qua e in là, così diceva, non serve a niente, non si rinforza certo la memoria. Ricordare è una faccenda di cuore: l'occhio è la macchina e il cuore è la pellicola, dunque è inutile affannarsi. Se non restano nel cuore si possono fare anche centomila foto ma non servono a nulla.
___La sera prima di riprendere il viaggio di ritorno, il signor Serafico era nella sua camera d'albergo e prendeva appunti sul suo quaderno. Scriveva delle meraviglie che vedeva, della vastità del panorama, della sontuosità delle cupole ricoperte d'oro e dell'anima russa. Scriveva di come bello gli pareva il mondo fuori della biblioteca, di come si sentiva leggero… Malvina a quest'ora starà a tagliare e cucire qualche abito per nascondere il corpo, per comprimere dentro meglio tutte le secrezioni naturali. E che i russi hanno dentro un'infinità di paesaggi: colline, steppe, montagne, marine, deserti e mirabolanti città. E che non sono così rigidi come molti pensano, e tutto in loro entra ed esce per vie naturali… Ah, chissà se a Malvina questo clima non farebbe bene?!
___Fuori s'era scatenato un temporale, con la violenza dei temporali estivi. L'acqua sgocciolava da grondaie e cornicioni. Le raffiche di vento la sbattevano contro i vetri. Chi era stato quello che s'era ammazzato in una notte simile con per concerto l'acqua? Era in delitto e castigo, il grande peccatore, lo stupratore di fanciulle, come accidenti si chiamava. Comunque quel giorno acqua, lampi e tuoni giungevano alle orecchie del signor Serafico come una musica allegra. Si sentiva leggero… E si guardava attorno. Era a più di tremila chilometri da casa sua, era solo in una stanza d'albergo, con l'immagine di Lenin e l'altra di Breznev proprio sopra il suo tavolino e si sentiva comunque leggero!
___Gli sembrò, d'improvviso, oltre i vetri, nell'oscurità, di vedere svolazzare il suo angelo, quella "Fama" che aveva lasciato sul muro della sua biblioteca stava là inzuppato, molliccio, con le ali dai colori liquefatti. Mi hai seguito fin qui?… ma che fai?… anche tu?… Ti scioglierai… Tu stavi lì da secoli!
___Cos'è un volo per secoli rappreso, fisso nel tempo e nello spazio, contro il volo di un istante per il largo mondo?
___Ah… Oh! - esclamò il signor Serafico e per l'emozione forte si lasciò andare ad una delle sue solite espressioni che ormai giungeranno alle orecchie del lettore come un ritornello familiare. L'angelo gli rispose con un volo per la stanza. Sgocciolava azzurro ed oro.
___Leggeri siate, aerei, liberate pesantezza e pensieri dal didietro, perché affannarsi tanto, perché continuamente annaspare dietro le passioni del mondo, onore, immagine, lavoro, danaro, potere, case, viaggi e che so io, dietro le apparenze delle cose, perché non accettare d'essere ciò che si è? Serafici viaggiatori lungo un percorso stabilito…Che altro siamo in fondo? Pensi d'esser altro forse tu? Altro non chiedete e cattivi pensieri e mali e dolori svaniranno.
___Ah… Oh! Pensò Serafico, ecco perché non ho avuto mai troppi pensieri… Sono sempre fuggiti… E guardando quell'angelo con vesti svolazzanti, scarmigliato e zuppo d'acqua, che aveva abbandonato il suo porto abituale per andarsene in giro strombettando e risvegliando schiere di cherubini e serafini, si ricordò di quando sua madre andava a riprenderlo da sotto il letto dove si rintanava durante i temporali. E gli diceva che dei tuoni non bisogna avere paura perché sono solo le scoregge degli angeli.



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