| ___Siamo
divenuti astuti nell'arte (4) - Qui Leopardi
vuol dire che oggi conosciamo accorgimenti e operiamo
distinzioni sottili che rendono più costruita,
ma non più efficace, l'opera d'arte. Più
avanti dirà: Dai tempi di Omero tutto
si è perfezionato fuorché la poesia.
___La
tropp'arte nuoce a noi (8) - A noi
nel senso di "a noi poeti o creatori".
Sappiamo troppo di quello che facciamo, controlliamo
tutti i procedimenti o passaggi.
___Bellissima
negligenza (riferito al poetare o creare in
genere) (10) - Diretta conseguenza delle note
superiori, questo auspicio è detto nel
considerare che fa male all'opera una preoccupazione
eccessiva per gli "errori" in cui si
può incorrere. Più avanti dirà:
Bisogna portarsi con franchezza, quando
si realizzano cose artigianali.
___Il
mezzo (13) -
perché nella
poesia umana ci vuole il mezzo dappertutto, il
mezzo, che è il gran luogo di verità.
In opposizione al sublime della poesia
della Bibbia, ad esempio, che deve essere invece
divina e oltrepassare la capacità umana.
___La
natura è grande, la ragione è piccola
(14).
___Questa
benedetta mente (17) - Benedetta in
senso affettuoso, come si direbbe a una persona
troppo invadente o noiosa ma comunque simpatica,
in fondo, o della quale in ogni caso non potremo
mai liberarci.
___Fanciullaggine
(20) - L'essere giovani, fanciulli, inteso qui
- come raramente in Leopardi? - con sfumatura
negativa.
___La
minor arte è minor natura (21) - Qui
l'arte è da intendersi come l'azione artigianale
di colui che crea artifici per far apparire l'opera
più naturale e spontanea: più poca
è la cura artigianale, meno riuscito, ovvero
imitato naturalmente, sarà il prodotto.
___La
ragione è un lume; la natura vuol essere
illuminata dalla ragione non incendiata (22)
- D'altronde, se la ragione è piccola
e la natura è grande, può esser
solo presunzione quella di un essere minuscolo
che voglia accanirsi contro chi ineluttabilmente
lo sovrasta.
___L'animatezza
la scolpitezza (23) - Delle opere d'arte riuscite.
___Instellarsi
inarenare (dal lessico di Chiabrera) (24)
- Esempio di voci "ardite".
___Rapidità
di stile (27).
___"La
prosa è la nutrice del verso"
- Frase di Paciaudi citata da Leopardi (29).
___Caratteristiche
che la prosa deve avere: morbidezza pastosità
freschezza carnosità (31); più
avanti, anche pieghevolezza.
___Tutte
le facoltà ridotte ad arte steriliscono
(39) - Sempre nel senso delle notazioni suddette
a proposito della tropp'arte eccetera;
ma anche per ricordare che nel mondo antico le
facoltà creative o poetiche, ad esempio,
non avevano alcun bisogno di riflettere su se
stesse anche perché non c'erano occasioni
di osservare troppi modelli o predecessori, e
tutto si realizzava molto più "negligentemente".
___Incidentemente
(43) - In modo incidente, per inciso; non "incidentalemente",
in modo "incidentale", poiché
"incidentale" già di per sé
è un modo, copia di copia.
___Impiccoliscono
(43).
___Roco, da
raucus - ma così perde l'espressività
del latino. Come, altrove, nausea, che
in francese diventa "nose" cancellando
il riferimento espressivo al senso di nausea che
vien fuori da "au" ed "ea"
nell'italiano.
___Piaceruzzi
(45) - Nel senso di piccoli piaceri senza troppa
sostanza.
___Abito
e Contrabito (46) - Riferito allo scrivere:
quel che crediamo essere nostra disposizione naturale
allo scrivere, ovvero quando la scrittura "viene
spontaneamente", in realtà è
solo ABITO, "abitaccio pessimo", frutto
della nostra cultura. Allora è necessario
farsi un CONTRABITO con lo studio, tanto più
difficile del primo perché bisogna erigerlo
dalle fondamenta a contrastare quel primo che
tanti danni fa alla naturalezza dello scrivere.
___Stridore
delle banderuole traendo il vento (47) - Questa
è poesia o prosa?
___Dissuonano
(47) - Dissuonano tutte le parole che trarremo
non dall'indole della nostra lingua, che ha base
nel latino, ma dalle lingue "barbare".
Un'aria indegna di tecnicismo - è
quella che si può sentire alla presenza
di troppe parole anche greche, ossia non consonanti,
che riducono infine la lingua a geometria, a un
oggetto tutto angoli e senza naturalezza, grazia
e venustà.
___Giacché
la bellezza è convenienza (49) - Conseguente
a quanto detto appena sopra.
___Disdicono
o Stuonano (49) - Le parole nuove si devono
anche cavare dalle radici che sono nella propria
lingua, come fece Dante quasi sempre. Altrimenti
ci saran parole che "disdicono" o "stuonano",
mostrando solo una "ricchezza fittizia".
___Inaffettazione
(50) - Ecco subito un bell'esempio di quanto appena
detto. Poi si aggiunge questo: che anche l'inaffettazione
può essere affettata. Si pensi alla
fasulla naturalezza o semplicità dei gerghi
e a volte addirittura delle lingue attuali, che
non hanno grazia perché sono accozzaglie
di parole prese da ogni dove senza alcuno stile
o tradizione o bellezza, attente solo all'uso
e alla destinazione di qualsiasi detto o scritto.
___Assuefazione
tradizionale (52) - E' quella di chi è
abituato a pronunciare certi suoni del suo alfabeto
e trova difficoltà con altri. Difficoltà
derivante da tale assuefazione tradizionale.
___La natura va
imitata naturalmente (53) - Altrimenti diventa
affettazione, che significa precisamente proposito
manifesto.
___Gli
psicologi moderni si fermano e non vanno
alle cause prime delle azioni umane, non rimontano
alla sorgente principale, che ci farebbe scoprire
molte verità dell'animo umano (53). Ad
esempio, spesso, laddove non ne sospetteremmo
la presenza, aleggia l'amor proprio, principio
universale dei vizi umani, mentre l'amore
che si rivolge agli altri è il principio
delle virtù (55 e 57). E qui quasi si anticipano
le motivazioni della scienza moderna della psicoanalisi.
[Da ricordare questa definizione dell'amore in
Ritratto dell'artista da giovane di Joyce:
"Il comandamento dell'amore non ci ordina
di amare il nostro prossimo come noi stessi con
la stessa quantità e intensità di
amore, ma di amarlo come noi stessi con lo stesso
genere di amore"].
___Perché
quello che noi crediamo del mondo è solamente
degli uomini (55) - Nel senso che le bestie,
ad esempio, pur vivendo ugualmente a noi nel
mondo, non sanno niente di quello che accade al
mondo. [Cfr. anche con l'espressione celatiana:
"Perché il mondo non è che
una grande leggenda", anche se quest'ultima
sta in un contesto diverso].
___Notabile
(55) - Degno di nota.
___"Tout
homme qui pense est un ètre corrompu"
(56) - Dice Rousseau. L'istinto si vien perdendo
in proporzione che la natura è alterata
dall'arte.
___Lasciar
molto alla fantasia (57) - Laddove Dante
che con due parole desta un'immagine lascia molto
a fare alla fantasia. Ovidio, invece, che
enumera tutti i particolari, lascia poco da fare
al lettore. Ma dico fare non già faticare.
Questo "lasciar fare" è un carattere
dell'indefinitezza.
___Bella
rozzezza e mirabile verità (57) - Quella
di certi idilli teocritei italiani. Nella rozzezza
o, vedi sopra, indefinitezza, sta la vera arte
che libera la naturalità del dire dall'abito
di cultura e allevia e diletta chi legge, dandogli
modo d'immaginare.
___Fanciulli-Antichi-Sogni
(57) - Ossia: immaginazioni de' fanciulli e
poesia degli antichi. Qui si potrebbe andare
a certi argomenti del Discorso di un italiano
intorno alla poeia romantica.
___Se
i trattatisti avessero la mente più poetica
(58) - Allora anche la matematica sarebbe adeguata
a tutti gli studenti, perché il trattatista
riuscirebbe a immaginare tutte le loro difficoltà.
___Misuratezza
infinita di parole e castigatezza di ornati e
significazione conveniente e opportunità
di tutte le voci (59) - Detto a proposito
di Dante e Petrarca.
___Anniversari
(60) - Ecco un'altra bella illusione.
___Parla
di se o Scriveva per se - L'eloquenza di chi
parla o scrive di e per sé (Leopardi
scrive "sé" sempre senza accento),
di cui già si è parlato altrove,
lungi dall'annoiare o limitare il discorso, anzi
lo vivifica e invera, poiché chi parla
di sé non può mentire. Esempio dell'Apologia
di Lorenzino de' Medici. Tuttavia: di è
complemento di argomento; per è
complemento di vantaggio - scrivere o parlar di
sé è già argomento vantaggioso.
Non sono la stessa cosa, di e per, ma sono
analoghe nei risultati.
___Nocevole
(62) - Che nuoce.
___Kalokagatia
(65) - "Bello" e "buono" sempre
insieme, nella cultura greca, attenta a ciò
che cade sotto il dominio dei sensi, ma sostenuta
innanzitutto dall'amor delle virtù, onde
non esiste chi sia bello senza esser buono, mentre
si dà chi sia buono senza esser bello,
ma viene definito sempre KALOKAGATOS. Oggi avviene
forse esattamente il contrario.
___Spesso
si prende l'amor della gloria per amor di patria
(67) - Spessissimo, ancora, si prende l'amore
per cose vane quali gloria donne letteratura etc
per amore altruistico e non per quello che è:
manifestazione di amor proprio. Anche perché
il sacrifizio precisamente per altrui non è
possibile all'uomo.
___Allegrezza
e Tristezza/ Dilatamenti e Restringimenti
(69) - Sono due sentimenti forse più degli
altri comunicati da uno stato del corpo, che è
teso verso l'esterno: dilatato quando è
allegro, ristretto quando è triste.
___Io
credo che la moltitudine assoluta di ciascuna
specie di animali sia in ragion diretta della
loro piccolezza (71) - Questa è un'osservazione
di zoologia, ovviamente.
___Natura
reclamante (72) - Quella che esige sempre
che noi ci autoconserviamo, etc. L'eroismo, in
questo senso, è un modo di essere contro
natura, poiché comporta sempre uno sforzo
e una vittoria di se stesso (naturale,
quindi, significherebbe che teme i pericoli, le
passioni, e così via).
___Lasciandomi
in un voto universale (72) - La coscienza
della vanità anche del (mio) dolore.
___Le
"exceptions violents
effraient tellement
l'imagination" (74) - Questa è
una frase di Madame de Stael, che a Leopardi fa
pensare, ancora contro i romantici, che l'orribile
e l'estremamente pauroso opprimono l'immaginazione
e la fanno scappar via o le fanno chiuder gli
occhi della fantasia dinanzi alle loro immagini
esasperate. Invece l'immaginazione ha bisogno
di dolcezza e quiete infinite.
___I
caratteri meridionali
sono pieghevolissimi
(75) - Prendendo spunto da un'osservazione della
Stael sui meridionali: "qu'ils ne perdent
aucune force de l'ame dans la société".
Meno civili, più inclini a "esser
piegati" o forgiati dalla natura.
___Il
sommo dei nostri diletti è questo che
per la sua incertezza non ci può mai appagare
(75) - Come il guardare un paesaggio bello e non
possederlo, o l'inseguire una variopinta farfalla
e non riuscire mai ad afferrarla: in questo "attendere"
a guardare o a inseguire sta la più placida
delle felicità.
___Speranza
riposata (76) - Quasi il nirvana com'è
inteso nelle filosofie orientali. Questa tale
speranza, che sola può render l'uomo
contento del presente, è quella che
ci fa sempre immaginare un avvenire migliore
di questo e non ci turba o inquieta con l'impazienza
di goder di questo immaginato bellissimo futuro.
Vedi, a questo proposito, la vita degli anacoreti,
colla speranza quieta e non impaziente del
paradiso. Qui si parla appunto di uno stato
di riposo attivo, poiché sperare
vuol dire appunto essere vivo, attivo, presente.
___Il
dolor loro era disperato (77) - Degli antichi
cioè, perché frutto di uno stato
naturale che non conosceva una sensibilità
malinconica, ossia quel sentimento che ora
è tutt'uno col malinconico (78), che
consente invece ai moderni, ai romantici, a noi
tutti quasi di consolarci del dolore stesso, compiangendoci
perché consapevoli di esser condannati
a questo destino; quindi non come Niobe, il cui
dolore per la perdita dei figli è dolore
sterminato e senza alcun compiacimento o malinconia.
Forse qui si può scorgere una differenza
tra sentimento (degli antichi) sempre positivo
e naturale e sentimentalismo (dei moderni) sempre
alquanto insoddisfacente. Insomma, gli antichi
non si consolavano nella sventura o della sventura,
ma con le illusioni che scacciavano questa sensazione
negativa.
___Le
altre arti imitano ed esprimono la natura da cui
si trae il sentimento (79) - Ma la musica,
aggiunge poi, non imita e non esprime che se stessa,
ossia trae da se stessa il sentimento, non da
un'imitazione. La parola, i segni della pittura
o le forme della scultura, sono mediati e fanno
riferimento a qualcosa che sta al di fuori di
essi; la musica no, trae da se stessa il sentimento,
non dalla natura, e perciò è più
immediata. Dal punto di vista dell'autoreferenzialità
o della creazione pura, l'architettura le si avvicina
molto, anche se con minor immediatezza.
___Scelleraggine
(81) - Del guasto incivilimento proveniente
dal guasto cristianesimo; guasto da quando
fu corrotto nei cuori e divenne religione
imperiale.
___Lo
stile (82) - Consiste in questo, di far
quasi provare quello che tu racconti.
___Rinnuova
(
) l'idea (84) - Le conoscenze scientifiche
cambiano le menti degli intellettuali e metafisici.
Ad esempio, il sistema copernicano "rinnova
idee" nel senso che abbassa l'idea dell'uomo,
e la sublima, avendo consentito di comprendere
che non siamo centrali nella creazione.
___Il
vigore di dolermene (84) - Riferito, come
più sopra quando si parlava dei sentimenti,
a quella strana forza che quasi ci consola nel
dolerci delle cose che ci addolorano. Uno stato
di malinconia benefica.
___Solido
nulla (85) -
Sentendo che tutto è
nulla, solido nulla.
___La
vivezza (85) -
Della felicità
provata.
___Importuna
(86) - La distrazione ci è non solamente
importuna
___Osservazione
leopardiana a proposito della realtà
che è nulla, e delle illusioni che
perciò sono l'unica realtà (99)
- [Osservazione mia, quasi conseguente e spontanea
sulla luce e il paesaggio intravisti dalla finestra
la domenica, che sono diversissimi da quelli degli
altri giorni perché è il nostro
animo che di domenica è diversissimo dagli
altri giorni, e non perché ci sia qualche
differenza sostanziale nell'apparir del cielo,
delle case, degli alberi. Quello che sentiamo,
e allora anche le illusioni, sono l'unica, precaria
e fugace realtà].
___A
pagina (100) c'è la datazione: 8 maggio
1820. Comincia da qui la considerazione di
poter scrivere, a partire dagli appunti, un libro,
o l'Opera. Da qui cambia anche lo sguardo dello
scrittore sulla propria scrittura (da vedere come
si osserva tale cambiamento, ossia se ci sono
riscontri diretti nel modo di scrivere di questo
nuovo sguardo più mirato, direi, più
ragionevole od ordinante).
___Attristarci
(101) - L'essere precisamente informato dell'età
propria rende tristi come poche altre cose;
sapere quando siamo giovani, quando adulti, quando
vecchi, e così quali cose bisogna fare
in certe determinate età della vita, la
quale ha durata - oggi cosiddetta speranza di
vita - già stabilità grosso modo
- ecco, tutta questa precisione attrista, come
basterebbe per istupidire di spavento la
conoscenza dell'ora precisa della nostra morte.
Ci sono genti di campagna che ancora vivono in
questo stato d'ignoranza della loro età,
essendo naturalmente più felici perché
non sanno i mali che porta ciascuna età
della vita, e la vecchiaia in particolare. ["Vivere
nella consapevolezza/ rende solo tristezza./ Vivere
nell'ignoranza per contro/ dà baldanza"
- ?].
___Tre
maniere di vedere le cose (102-103) - La prima
è quella immaginativa che porta a sentire
tutto l'esistente come un dono fatto a noi, come
una continua meraviglia e scoperta, come occasione
per continue sublimazioni e gioie e creazioni
(il poeta). La seconda è quella comune
alla maggior parte degli uomini che, senza
dar gran risalto al sentimento d'esistenza,
vivono quasi senza accorgersi di stare vivendo,
senza sentire cioè la vita, e sono felici
e senza pensamenti abnormi intorno all'esser qui
(l'uomo comune). La terza è quella di colui
che sa che le cose non hanno spirito (vedi il
poeta) né corpo (vedi l'uomo comune), e
guidato dalla ragione raggiunge la consapevolezza
della vanità del tutto, e che tutto è
nulla - solido nulla (il filosofo). Quest'ultimo
spesso ha attraversato - anzi, deve per forza
aver attraversato - la prima maniera, ma ha saltato
la seconda, anche se in questa terza, infine,
non può durare a lungo, poiché il
perenne giacere in essa lo porterebbe inevitabilmente
alla follia: infatti, meditar di continuo sulla
vanità del tutto e fissarsi in essa vanità,
non è cosa naturale all'esistenza, né
dà alcun sollievo, e soprattutto conduce
alla follia - cosa che fa riflettere infine su
quanto sia incapace la ragione a dar sollievo
all'esistenza o, almeno, a guidarla saggiamente.
La maggior parte delle cose che facciamo, infatti,
la facciamo in forza di una distrazione e di
una dimenticanza, la quale è contraria
direttamente alla ragione. La saggezza, si
deduce da quest'ultima osservazione, se può
giovare in qualche modo al viver nostro, sta piuttosto
dalle parti della natura che nella ragione, più
nella prima maniera (poesia) che nella terza (filosofia),
pur se - forse - l'esser giaciuto in quest'ultima
maniera a lungo sembra esser presupposto di qualsiasi
saggia assunzione di nuova felicità, di
felicità riposata e non spasmodica, che
- guarda guarda
- si trova già nella
maniera di vivere dell'uomo comune. |