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Operette morali  
 Chiacchiere distratte/ 2
  di Mattia Mantovani

         IV. UNA STRANA GUARIGIONE
         (Dove va la vita)

         In una fredda sera d'inverno, con la temperatura che si aggirava intorno agli zero gradi centigradi, un uomo tornò a casa, consumò la cena e cominciò improvvisamente a riflettere se la vita andava da qualche parte. Si potrebbe pensare che l'uomo in questione abbia cominciato a chiedersi dove va la vita mentre nelle sue interiora era in corso il processo di digestione, e come è noto non solo agli specialisti esperti del settore medico ma anche all'uomo comune delle strade e delle piazze, durante il processo di digestione il sangue tende progressivamente ad abbandonare il cervello ed a lasciarlo, almeno temporaneamente, in balia degli eventi ovvero dei pensieri. Si potrebbe anche pensare, del resto, che l'uomo in questione, quella sera, avesse consumato una cena costituita da vivande particolarmente grasse, e che di conseguenza la digestione si fosse rivelata più macchinosa e difficoltosa del solito, convogliando enormi quantità di sangue verso gli organi preposti alla digestione stessa e lasciando il cervello fatalmente sguarnito.
         La situazione di questa quarta chiacchiera distratta, dunque, deve essere nuovamente descritta: è inverno, il sole è ormai tramontato già da alcune ore, la temperatura si aggira intorno ai due gradi sotto lo zero, un uomo rincasa, consuma una cena sostanzialmente frugale, digerisce tranquillamente, senza problemi di sorta, e all'improvviso comincia ad interrogarsi su dove va la vita.
         Può anche darsi, però, che durante la cena, come spesso accade in molte famiglie anche della migliore e distintissima società, l'uomo stesse guardando la televisione e praticando lo zapping, saltando da un programma all'altro e seguendo in contemporanea due telegiornali che davano moltissime notizie del "Quasi ogni giorno sale (2)" di Giuseppe Caccavale, Pigmento e pastello su carta M.B.M. Ingres d'Arches, cm 130 x 100.giorno e opinioni profondissime sulle medesime, una partitissima (scontro al vertice) di un campionato di calcio di un paese straniero e alcuni spettacoli idiotissimi di varietà nonché almeno un paio di cosiddette prime o primissime visioni televisive; può darsi insomma che quell'insieme simultaneo di immagini e apparenze e fantasime gli abbia fatto pensare a tutte le cose che accadono ogni giorno nel mondo e che, come logica conseguenza, abbia cominciato a pensare alla parola tedesca Nebeneinander ed a chiedersi se la vita andava da qualche parte oppure no.
         Può darsi inoltre che, vivendo in una città lacustre che d'estate ma anche in primavera, in autunno e soprattutto d'inverno e quindi in pratica tutto l'anno e per l'eternità dei secoli e millenni passati e a venire è infestata e ammorbata da un'aria perennemente umida e malsana, l'uomo soffrisse, se non proprio di turbe psichiche conclamate e diagnosticate dagli esperti medici dottori del settore, quantomeno di una vaga forma di malinconia, una malinconia che lo avrebbe portato a chiedersi molte cose, tra le quali una delle più importanti riguardava appunto la direzione della vita.
         Può darsi, peraltro, che parlando con i suoi simili con i quali aveva a che fare nel corso della giornata, si fosse accorto o comunque avesse avuto il sospetto che ognuno segue la propria direzione nella vita, e che questa direzione è diversa dalla direzione che seguono gli altri, che quello che per lui era importante o perfino importantissimo per gli altri non contava niente o viceversa, che gli altri parlavano e vivevano di cose che a lui non interessavano affatto e che lui parlava e viveva di cose che agli altri non interessavano affatto, che ognuno credeva di essere al centro del mondo e che però non era possibile che fosse così, perché in un caso del genere la sfera terraquea chiamata terra o appunto mondo avrebbe avuto non uno ma bensì circa sei miliardi di centri.
         E' dunque necessario, anche e soprattutto alla luce delle nuove congetture, ripristinare per così dire la situazione di partenza di questa quarta chiacchiera distratta. Ci troviamo quindi nella stagione più fredda dell'anno, il sole si è inabissato ormai da qualche ora al di là di qualche montagna o pianura, il termometro è sceso di circa cinque o più probabilmente otto o nove gradi sotto lo zero, un uomo torna a casa, consuma una cena di estrema digeribilità, non accende il televisore, e all'improvviso comincia a chiedersi dove va la vita.
         Una spiegazione, anche se forse si tratta di un termine riduttivo, potrebbe essere rinvenuta, oltre che nelle circostanze o congetture più sopra accennate, nel fatto che proprio esattissimamente quella sera, rincasando, l'uomo si era accorto che per le vie e soprattutto per le strade il traffico degli umani su due piedi e degli umani su quattro ruote era particolarmente intenso, le automobili infatti incolonnate e sfreccianti e rombanti con rumore assordante di clacson per andare ognuna in una direzione diversa, e lo stesso a proposito degli umani su due piedi, terrei in volto a causa del freddo certamente ma anche e altrettanto certamente di un fortissimo quasi morbinoso desiderio di raggiungere quanto prima le quattro mura di casa, chiudersi dentro -vogliamo dire dentro una salvezza possibile- e lasciare fuori il freddo umido di quella città lacustre che penetra nelle ossa e scava nei nervi e causa malinconie che i medici esperti dottori specialisti del settore non diagnosticano come turbe psichiche conclamate intascando però lo stesso salatissime parcelle in virtù delle quali si costruiscono ville con vetri doppi e schermati nelle colline, dove l'aria è più salubre.
         La notte avanzava e avanzava, e il termometro aveva raggiunto la temperatura di quindici o forse addirittura diciotto gradi sotto lo zero. Si diede dunque a pensare, l'uomo, con suo moltissimo dispendio di energie, e non trovando risposte, perché la vita era quella che lui aveva visto quel giorno così come molti altri giorni e andava dappertutto come gli umani a quattro ruote sulle loro automobili o quelli su due piedi per le vie e le piazze, nessuno sapendo nulla degli altri ma ognuno credendosi al centro del mondo, e quindi non andando la vita da nessuna parte se non verso la sicura e inevitabilissima morte annientante definitiva, scoppiò in una risata fortissima che riecheggiò per tutto il casamento e attirò l'attenzione dei vicini che, spaventati, chiamarono immediatamente un medico dottore specialista esperto del settore. Il quale, abitando ovviamente in una villa nelle colline, impiegò molto tempo per raggiungere il casamento dove si trovava l'uomo che aveva cominciato a pensare a dove va la vita e non aveva trovato risposte ed era scoppiato in una risata sonora ed echeggiante. Quando infine arrivò e lo visitò, si accorse che purtroppo non c'era più niente da fare.
         La temperatura, fuori nella gelida infinita notte d'inverno, aveva raggiunto i venticinque o per essere sinceri perfino i trenta gradi sotto lo zero, e il medico specialista dottore si trovò a dover constatare che quell'uomo, pensando a dove va la vita, era guarito da tutte le malattie passate presenti e future e forse perfino dalla paura della sicura e inevitabilissima morte annientante definitiva. Così che, tornando verso la sua villa nelle colline, fu costretto a pensare a come tenere nascosta la notizia di quella strana guarigione, perché se no lui e quelli come lui specialisti esperti e in alcuni casi perfino luminari avrebbero perso il lavoro e le parcelle e le ville nelle colline e sarebbero stati costretti a vivere anche loro nell'atmosfera umida della città lacustre, anche loro affetti come tutti gli altri da turbe psichiche che in fondo erano così semplici da curare. La qual cosa rappresentando forse la conclusione di questa quarta chiacchiera distratta.

         V. LA TERRA DEI POETI
         (Divertimento)

         Che è forse soltanto a motivo del compenso onorario promesso al qui di seguito scrivente raccontante questa quinta chiacchiera distratta dall'editore tramite versamento o bonifico bancario o fama imperitura che si racconta qui di seguito questa storia avvenuta molti anni fa lontana dunque nel tempo ma ancora in certo qual modo attuale e magari, chissà, di ammaestramento pedagogico per le generazioni future a venire.
         Accadde dunque in una remota plaga del mondo, all'inizio della stagione autunnale, con grande e malinconico volteggìo delle foglie giù dagli alberi e giornate sempre più corte e fredde, accadde dunque che un giovane giornalista versato in fatti di cultura fu mandato dal suo giornale per cui scriveva in un'altra remota plaga straniera del mondo per inviare corrispondenze a proposito di una grandissima fiera libraria. Accadde inoltre che quell'anno il paese o nazione del quale il giovane giornalista possedeva il passaporto era ospite d'onore della grandissima fiera libraria, e aveva pensato quindi di inviare alla fiera libraria una foltissima schiera di scrittori e soprattutto poeti che avrebbero letto passi o capitoli o poesie delle proprie opere e avrebbero fatto capire al mondo intero che in quella piccola e remota plaga la letteratura e soprattutto la poesia, al contrario che nella Repubblica pensata in tempi passati antichissimi dal filosofo pensatore Platone, era cosa di primissimo valore e portata in grande considerazione.
         Quella piccola remota plaga del mondo, a motivo forse di favorevoli condizioni climatiche o delle parche usanze gastronomiche, possedeva infatti un considerevole e a dire il vero per certi versi sproporzionato numero di poeti, ognuno dei quali, saputo che il proprio paese o nazione sarebbe stato ospite d'onore della grande fiera libraria, aveva fatto di tutto per partecipare e leggere versi tratti dalle proprie poesie, e ognuno dei quali, credendosi il più bravo scrittore poeta tra gli scrittori poeti della plaga remota, era andato alla fiera libraria per conto proprio e anzi con odio nei confronti di tutti, o quasi, gli altri scrittori poeti.
         Che accadde poi questo fatto singolare che poi è anche l'unica cosa che il direttore ha chiesto al qui scrivente raccontante di raccontare, ma che il qui scrivente raccontante non poteva raccontare senza aver prima raccontato ciò che era successo prima di quello che deve ora qui di seguito raccontare. Tra i molti poeti scrittori della plaga remota ce n'erano due in particolare che avevano raggiunto una certa fama negli ambienti di scrittori poetici anche al di fuori dei confini di quella plaga remota. Per uno strano e deplorevole caso del destino i due scrittori poeti di una certa fama portavano però cognomi di nascita abbastanza simili, l'uno chiamandosi infatti Annurchio e l'altro chiamandosi invece Pannurchio. Circostanza pericolosa, questa, perché poteva capitare che Annurchio venisse scambiato per Pannurchio e Pannurchio per Annurchio, con increscioso conseguìo di sbraitamenti e di strologhii e di liti furibonde tra i due che si credevano ognuno più bravo scrittore poeta dell'altro e viceversa. E in effetti era capitato più volte che nei resoconti giornalistici di serate o tardi pomeriggi culturali che si svolgevano qua e là in quella plaga remota Pannurchio venisse scambiato per Annurchio, e Annurchio per Pannurchio. Questa volta, però, trattandosi della partecipazione dei due scrittori poeti ad una fiera libraria mondiale, bisognava stare particolarmente attenti, perché anche il minimo errore avrebbe potuto sortire effetti di morte letale in chi l'errore l'avesse commesso anche se non direttamente per colpa sua propria.
         Che fu del resto precisamente quanto accadde al giovane giornalista versato in fatti di cultura e inviato dal suo giornale per cui scriveva a seguire e rendicontare a proposito della grande fiera libraria. Che partecipò ovviamente alla serata poetica durante la quale Annurchio e Pannurchio, in due luoghi separati e molto distanti dello spazio espositivo della fiera libraria, lessero dalle proprie opere, davanti ad un pubblico peraltro particolarmente scarso. E che inviò poi il suo pezzo articolo di cronaca al giornale rendicontando con la massima esattezza e cioè solo per fare un esempio scrivendo che Annurchio aveva letto poesie che coprivano tutto l'arco della sua produzione di scrittore poeta, dalle prime opere, in particolare da Cedimento alla pietrosa tarda primavera, da Le antivigilie sorvegliate e da Il trepido ricordo del cervo, fino a quelle più recenti e recentissime, in particolare da Il teorema del coguaro; e lo stesso è da dirsi e raccontarsi a proposito di quanto il giovane giornalista aveva rendicontato a proposito di Pannurchio, con la massima precisione dicendo e scrivendo che aveva letto anche lui da un po' tutte le sue opere e in particolare da Dimmi tu per cortesia se in questa notte d'inverno splenderà il sole, l'opera sua di poesia che molti tra gli esperti del settore di quella plaga remota consideravano come la più riuscita sia dal punto di vista stilistico che da quello formale.
         Ma ecco in realtà cosa accadde che il qui scrivente raccontante chiacchiere distratte deve raccontare se vuole ottenere il bonifico o versamento promessogli. Il giovane giornalista versato in fatti di cultura inviò la propria corrispondenza, la quale fu pubblicata sul giornale quotidiano del giorno dopo, ma a causa di un imprecisato errore tecnico informatico non dipendente dalla volontà di alcuno in fase di composizione del testo in forma di articolo, nell'articolo stesso ormai pubblicato apparve un refuso che trasformava Pannurchio nell'autore del Ricordo del cervo e Annurchio nell'autore non già di Dimmi tu ma addirittura di Mi faccia sapere lei gentilmente per cortesia se in questa notte d'inverno splenderà il sole.
         Il resto, a motivo anche del breve spazio concesso dall'editore al qui scrivente raccontante, è presto scritto e raccontato: il giovane giornalista, accusato ingiustamente di essere l'autore del refuso, tornato nella sua plaga remota fu giustiziato all'alba sotto un cielo livido al margine di un bosco da un plotone di sei scrittori poeti, tutti muniti di fucili a ricarica e tre dei quali appartenenti alla cerchia di Annurchio e gli altri tre a quella di Pannurchio. I quali, essendo presenti con godimento fortissimo quasi sessuale all'esecuzione ed essendo in fondo i protagonisti di questa storia, l'avrebbero anche potuta raccontare loro. Se poi l'avessero fatto in versi, sarebbe stato bellissimo. Ma essendo passato ormai moltissimo tempo da quando si è svolta questa storia ed essendo ormai i due entrambi morti, mortissimi e perfino dimenticati, ecco che i lettori si sono dovuti accontentare degli sproloqui del qui scrivente chiacchiere distratte. Che forse poi l'editore neanche lo pagherà a motivo del suo porco schifoso maledettissimo gusto di raccontar fole. Le quali costituiscono la quinta chiacchiera distratta che qui si conclude anche lei.

(II - continua)

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