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Aveva fatto capolino con le sue compagne
dietro le grandi vetrate, attratta da un insolito
luccichio che proveniva dall'interno e subito,
spiccando il volo in gruppo, era penetrata nel
grande salone circolare su cui si affacciavano
i negozi. La gente, intenta agli acquisti di fine
stagione, aveva sollevato lo sguardo al garrire
frenetico delle rondini che giravano intorno,
in alto, in preda al panico, e a tutti era chiaro
che esse non ritrovavano più la via d'uscita.
Alcune cozzavano contro le vetrate chiuse, spinte
da un ingannevole miraggio; ma sembravano non
farsi male, poiché riprendevano subito
il volo, solo leggermente stordite. Quella giostra
divenne per un istante un fenomeno da baraccone
e incuriosì soprattutto i bambini. Gli
adulti, infatti, dopo qualche considerazione,
ripresero a spingere i loro carrelli, incuranti
di quel pazzo volo.
A sera, prima che le vetrate fossero richiuse,
le rondini, tentando e ritentando, avevano trovato
la via dell'aria aperta. Una di esse, forse respinta
dall'afa di giugno, aveva preferito rimanere in
quel luogo più mite, oppure non aveva saputo
seguire le sue compagne e, stanca per i lunghi
tentativi, si era arresa. Quando poi fu notte,
e tutte le luci si spensero, la rondine non sentì
il garrito frequente e continuo delle sue compagne,
quella musica che ogni notte le induceva il sonno,
ma un silenzio irreale, scandito di tanto in tanto
dal passo pesante dell'uomo della sorveglianza
che faceva la ronda nei locali sottostanti. Ebbe
paura e provò di nuovo la via d'uscita,
ma tutte le vetrate erano state accuratamente
richiuse e dovette rassegnarsi per quella notte
a rimanere lì.
Di buon mattino si mise a caccia di insetti,
e in questa impresa perlustrò buona parte
del supermercato, saltellando qua e là
tra i grandi tubi dei condizionatori d'aria, spiccando
il volo da uno scaffale all'altro, stordita ora
da questo ora da quell'odore. Riuscì a
catturare solo qualche mosca, pochi ragni e moscerini
vaganti nell'aria. Sperava di poter tornare dalle
sue compagne non appena avessero aperto di nuovo
le grandi vetrate. Ma né quel giorno né
i giorni seguenti le vetrate furono aperte perché
la direzione del centro commerciale aveva stabilito
che era tempo di chiudere ermeticamente ogni apertura
per favorire la diffusione dell'aria condizionata.
Fu così che la rondine divenne ospite del
centro commerciale.
La rondine del supermercato fu presto il
pensiero dominante dei ragazzini che accompagnavano
i genitori nelle loro spese. Le lasciavano su
un sedile qualche briciola di pane, qualcuno più
sveglio degli altri catturava tra le auto del
parcheggio pochi insetti più graditi alla
rondine. Era inutile: zelanti inservienti provvedevano
subito a spazzare via tutto. La rondine se ne
rimaneva lontana da terra, imprendibile, sebbene
avessero anche provato a darle la caccia, poiché
nei luoghi più impensati, di tanto in tanto,
si erano rinvenuti i resti organici della sua
digestione. Ma se qualcuno avesse potuto vederla
da vicino, si sarebbe accorto che la rondine in
meno d'un mese era notevolmente dimagrita, poiché
lo spazio che ella utilizzava per la sua caccia
aerea era sì molto ampio, buono anche per
voli lunghi, ma ahimè, privo quasi del
tutto di insetti, sterminati da diuturne accurate
pulizie che avevano reso pressoché sterili
gli ambienti. Giorno dopo giorno la rondine andava
sempre più deperendo. Soleva guardare spesso
i voli delle sue compagne sul tetto del centro
commerciale attraverso le grandi vetrate che l'avevano
imprigionata in un'enorme gabbia. Di esse seguiva
il volo circolare, intuiva la gioia delle loro
bocche aperte, ma non sentiva il garrire se non
impercettibilmente, come una sua interna suggestione.
Ora spiccava solo brevi voli da una trave a un'altra,
non attentandosi più a percorrere in lungo
l'intero spazio che le si apriva dinanzi. Dopo
due mesi, alla fine dell'estate, quando i primi
temporali avevano rinfrescato l'aria, la direzione
del centro commerciale dispose la riapertura delle
grandi vetrate al fine di dar aria ai locali.
La rondine aveva trovato rifugio in un canto
del soffitto da dove poteva vedere gli spazi del
cielo, appoggiandosi al vetro col becco richiuso.
Una folata di aria fresca le irrorò le
piume, sentì la nostalgia dei voli in compagnia
dei suoi simili, le gare a chi prima inghiottiva
un insetto, le ascese, le discese, le virate improvvise
negli aerei camminamenti. Provò a spiccare
il volo, ma non ci riuscì. I garriti delle
compagne le suggerivano che entro breve tempo
sarebbero migrate verso terre migliori, e alcune,
sul limitare della vetrata aperta, sembravano
accennare alla rondine del supermercato, che le
seguisse, che si sbrigasse ad andare con loro,
che non c'era tempo da perdere. Ma un addetto
delle pulizie era salito fin lassù, e stava
dietro la rondine ormai spenta. Con un urlo, come
si fa con un cane noioso, egli scacciò
le rondini dalla vetrata, perché non entrassero;
poi, con un gesto rapido del braccio scopò
via la rondine, e la gettò con noncuranza
nel cesto delle immondizie.
Fu così che il giorno dopo i ragazzini,
entrando nel supermercato al seguito dei genitori,
levarono in alto lo sguardo, e nell'ampia volta
dell'edificio sentirono che una rondine garriva.
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