home home
idee per partire
col coltello
archivi
immagini
ZIB II serie
 Altre meraviglie
Favole dai non luoghi  
 La rondine del supermercato
  di Gianluca Virgilio

"Corallo" di Giuseppe Caccavale, Vetro placcato scavato, cm 59,7 x 58 x 0,4          Aveva fatto capolino con le sue compagne dietro le grandi vetrate, attratta da un insolito luccichio che proveniva dall'interno e subito, spiccando il volo in gruppo, era penetrata nel grande salone circolare su cui si affacciavano i negozi. La gente, intenta agli acquisti di fine stagione, aveva sollevato lo sguardo al garrire frenetico delle rondini che giravano intorno, in alto, in preda al panico, e a tutti era chiaro che esse non ritrovavano più la via d'uscita. Alcune cozzavano contro le vetrate chiuse, spinte da un ingannevole miraggio; ma sembravano non farsi male, poiché riprendevano subito il volo, solo leggermente stordite. Quella giostra divenne per un istante un fenomeno da baraccone e incuriosì soprattutto i bambini. Gli adulti, infatti, dopo qualche considerazione, ripresero a spingere i loro carrelli, incuranti di quel pazzo volo.
          A sera, prima che le vetrate fossero richiuse, le rondini, tentando e ritentando, avevano trovato la via dell'aria aperta. Una di esse, forse respinta dall'afa di giugno, aveva preferito rimanere in quel luogo più mite, oppure non aveva saputo seguire le sue compagne e, stanca per i lunghi tentativi, si era arresa. Quando poi fu notte, e tutte le luci si spensero, la rondine non sentì il garrito frequente e continuo delle sue compagne, quella musica che ogni notte le induceva il sonno, ma un silenzio irreale, scandito di tanto in tanto dal passo pesante dell'uomo della sorveglianza che faceva la ronda nei locali sottostanti. Ebbe paura e provò di nuovo la via d'uscita, ma tutte le vetrate erano state accuratamente richiuse e dovette rassegnarsi per quella notte a rimanere lì.
          Di buon mattino si mise a caccia di insetti, e in questa impresa perlustrò buona parte del supermercato, saltellando qua e là tra i grandi tubi dei condizionatori d'aria, spiccando il volo da uno scaffale all'altro, stordita ora da questo ora da quell'odore. Riuscì a catturare solo qualche mosca, pochi ragni e moscerini vaganti nell'aria. Sperava di poter tornare dalle sue compagne non appena avessero aperto di nuovo le grandi vetrate. Ma né quel giorno né i giorni seguenti le vetrate furono aperte perché la direzione del centro commerciale aveva stabilito che era tempo di chiudere ermeticamente ogni apertura per favorire la diffusione dell'aria condizionata. Fu così che la rondine divenne ospite del centro commerciale.
          La rondine del supermercato fu presto il pensiero dominante dei ragazzini che accompagnavano i genitori nelle loro spese. Le lasciavano su un sedile qualche briciola di pane, qualcuno più sveglio degli altri catturava tra le auto del parcheggio pochi insetti più graditi alla rondine. Era inutile: zelanti inservienti provvedevano subito a spazzare via tutto. La rondine se ne rimaneva lontana da terra, imprendibile, sebbene avessero anche provato a darle la caccia, poiché nei luoghi più impensati, di tanto in tanto, si erano rinvenuti i resti organici della sua digestione. Ma se qualcuno avesse potuto vederla da vicino, si sarebbe accorto che la rondine in meno d'un mese era notevolmente dimagrita, poiché lo spazio che ella utilizzava per la sua caccia aerea era sì molto ampio, buono anche per voli lunghi, ma ahimè, privo quasi del tutto di insetti, sterminati da diuturne accurate pulizie che avevano reso pressoché sterili gli ambienti. Giorno dopo giorno la rondine andava sempre più deperendo. Soleva guardare spesso i voli delle sue compagne sul tetto del centro commerciale attraverso le grandi vetrate che l'avevano imprigionata in un'enorme gabbia. Di esse seguiva il volo circolare, intuiva la gioia delle loro bocche aperte, ma non sentiva il garrire se non impercettibilmente, come una sua interna suggestione. Ora spiccava solo brevi voli da una trave a un'altra, non attentandosi più a percorrere in lungo l'intero spazio che le si apriva dinanzi. Dopo due mesi, alla fine dell'estate, quando i primi temporali avevano rinfrescato l'aria, la direzione del centro commerciale dispose la riapertura delle grandi vetrate al fine di dar aria ai locali.
          La rondine aveva trovato rifugio in un canto del soffitto da dove poteva vedere gli spazi del cielo, appoggiandosi al vetro col becco richiuso. Una folata di aria fresca le irrorò le piume, sentì la nostalgia dei voli in compagnia dei suoi simili, le gare a chi prima inghiottiva un insetto, le ascese, le discese, le virate improvvise negli aerei camminamenti. Provò a spiccare il volo, ma non ci riuscì. I garriti delle compagne le suggerivano che entro breve tempo sarebbero migrate verso terre migliori, e alcune, sul limitare della vetrata aperta, sembravano accennare alla rondine del supermercato, che le seguisse, che si sbrigasse ad andare con loro, che non c'era tempo da perdere. Ma un addetto delle pulizie era salito fin lassù, e stava dietro la rondine ormai spenta. Con un urlo, come si fa con un cane noioso, egli scacciò le rondini dalla vetrata, perché non entrassero; poi, con un gesto rapido del braccio scopò via la rondine, e la gettò con noncuranza nel cesto delle immondizie.
          Fu così che il giorno dopo i ragazzini, entrando nel supermercato al seguito dei genitori, levarono in alto lo sguardo, e nell'ampia volta dell'edificio sentirono che una rondine garriva.

 

scarica in formato PDF