
I
Non so se a Vienna a Parigi
o forse in sogno altrove
raccolti dietro boccali di birra
o un esile pastis
a fissare intelaiature serpeggianti
fra macchie di grasso scaglie di vetro -
Non so se a Vienna a Parigi
o forse
ma certo fu un sospiro di stanco sollievo
a rapirci nell'illusione di delicate trafile
a levarci da quel fumo da quell'incontro.
II
Nell'incurvarsi modesto del
vimini
leggera ti adagi a lambire
con gli occhi la vaga favilla
che al chiuderli scorgi per caso,
possiedi. Li serro a mia volta,
certifico
un millennio d'oscurità.
III
Finché giocare con i
nostri dadi
non sia che una porzione di scommessa
a sei facce spuntate e levigate
mai corrose dall'astio di chi perde -
incandescenza di belle asimmetrie
racchiuse a stento in un guanto di velluto.
IV
Ancora, flebile e truffaldina,
la tentazione
d'incensare chi è scomparso, o fuggito;
rara
ad occhi aperti, già più ricorrente
nel dormiveglia
di cui mi faccio schermo
sulla sabbia riarsa,
o a letto, poi,
spente le luci,
esaurite le scuse,
gli orpelli, le ultime riserve...
V
Era a Les Halles quel ristorante
italiano che rinvenni per caso
e che più tardi, credo, ci sfuggì
dietro un crocicchio o un muro -
a Les Halles
ci accostammo con divertito sprezzo
a una porzione di ghiacciate
zucchine al sugo -
e ancora oggi, sai, vado
ripetendolo:
mai mangiate zucchine così buone...
VI
Perché poi non coglier
l'esodo
o lo strappo
come un'occasione di soffrire
ad occhi aperti, forse bevendo
in allegria e sempre,
pur sempre rinfocolando
anche i più minuti
dettagli di un'ossuta apparenza
che una volta tanto, caro Swann,
era il mio tipo?
VII
Attraversare questo spicchio
d'acqua con la forza di una voliera
caricata a miglio; affannarsi a puntare
la rotta fra i flutti, ritirare il cordame,
sbrinare carrucole unte
di sole: fino al rientro, sai,
all'imminente temporale.
VIII
È questo profumo d'agra
Senna
a rammentarmi un amore
che non è più, che forse poi
non è neanche stato, che certo
certo non sarà.
IX
Suprema, a volte, questa tentazione:
macchiarti d'ossimori più che d'ossi
brusche contraddizioni e paradossi
calembours fatali iperboli liminali
nonché, come dessert, una dotta disquisizione
sul futuro del passato la cerchiatura del quadrato
-
vederti inorridire, gemere di sdegno
ricordare sacrifici menzogne privazioni
tracciar la curva delle nostre azioni
del santo investimento ch'è l'impegno.
X
Quel brivido stridente fra vertebra
e vertebra,
nel ricordare sgradevoli incombenze -
come a tavola, in altra, più felice occasione,
quando ci capitò di rievocare la bourguignonne
servita in modo inappuntabile
(solo il fornello faceva un po' le bizze)
eppure alla fine consumata
in religiosa clandestinità.
XI
Cammino a vuoto, forse, o instancabile
a ritroso e mi sorprende non avvertire
quel metallico stridore che brucia i nervi
e me li scuote in una fitta
d'infelicità.
Così che seguo
l'itinerario meno promettente,
giro in tondo con sapida
leggerezza: se come di un abbraccio
furtivo, del tuo gioco seguo
l'alta movenza, fino all'appassire.
XII
Ripudio i miei occhi che non
vedono
ciò che altri già sanno da tempo:
scendono insensibili sui tuoi
capelli, su quel lembo
di stoffa scura
carpendo ogni segreto: dove
la mente non arriva, là è il regno
dell'olimpico equilibrio, del lecito
da infrangere.
Chaque femme avec laquelle on couche
est un roman qu'on n'écrit pas. (Balzac)