Eraclito
Eraclito
era di Efeso. Visse intorno al 500 a.C. ed è
passato alla storia come filosofo alquanto famoso.
Era un tipo scorbutico. Quando gli efesi esiliarono
un suo amico, Ermodoro, disse loro impiccatevi.
Gli disse proprio così: "impiccatevi".
Eraclito era uno fatto a modo suo. Se qualcosa
gli stava sul naso, lo diceva chiaramente. I suoi
concittadini una volta gli avevano chiesto di
scrivere le leggi per la città. Lui li
mandò a quel paese. Gli disse che non si
meritavano niente. Gli disse che erano una massa
di pelandroni ignoranti, che era inutile dare
delle leggi buone in mano a dei cialtroni. Aveva
una certa considerazione di sé. Se ne andava
nei vicoli a giocare a dadi con dei ragazzini.
Diceva che era meglio fare questo piuttosto che
occuparsi di politica con una manciata di inetti.
Alla fine, non potendone più, si ritirò
in cima a una montagna. Mangiò per anni
foglie, bacche ed erba secca. E si ammalò
di idropisia, che sarebbe quando lo stomaco ti
si gonfia di umori liquidi simili all'acqua. Tornò
in città e con parole enigmatiche chiese
ai medici se erano in grado di curarlo. Ma lo
chiese in un modo talmente contorto che quelli
non capirono cosa voleva dire. Gli chiese: "siete
capaci di ridurre la pioggia in siccità?".
E con questo intendeva dire se sapevano guarire
l'idropisia. Ma i medici avevano capito che dovevano
fare una magia contro le perturbazioni atmosferiche
e lo cacciarono via come se fosse un malato di
mente. Lui allora si seppellì in un fosso,
coperto da chili di sterco, e si mise al sole
cercando di asciugare tutti gli umori. Lo sterco
si attaccò alla pelle, lui si prese una
terribile insolazione, gli si seccò la
pelle sulle ossa e dopo alcuni giorni morì.
Aveva circa sessant'anni. Qualcuno racconta che
la sua carcassa finì divorata dai cani.
Io
queste cose le ho apprese da Diogene Laerzio,
ne sto riportando una specie di riassunto.
E'
impressionante come certuni si mettano nei guai
per colpa loro, solo per seguire fino in fondo
la loro testardaggine.
Eraclito
aveva scritto dei libri che ora non si trovano
più. In questi era riportata la sua filosofia,
che diventò famosa, perché abbastanza
aperta a tutti gli accidenti, a differenza di
altri filosofi del tempo che, si dice, vedevano
tutto chiuso in certe idee astratte e fisse, principi
che stavano solo nella loro testa.
Ma
anche Eraclito, in fondo, ragionava in un modo
che stava solo nella sua testa. Lavorava molto
di immaginazione.
Diceva
ad esempio che tutto ciò che esiste viene
dal fuoco e nel fuoco va a finire. Ma non si capisce
bene cosa intendesse con questo. Diceva che ogni
cosa si accorda col suo opposto: il freddo si
accorda col caldo, il giorno con la notte, la
luce con il buio e per questo sempre tutto cambia,
senza fermarsi mai e non c'è mai al mondo
un po' di riposo.
Ma
questa storia del fuoco era la più importante.
Perché il cosmo, a modo suo, diceva che
nasce dal fuoco e che dal fuoco verrà distrutto
ad intervalli regolari e poi risorgerà,
a ritmi stabiliti. Secondo lui il cielo non si
sa cosa sia, ma è fatto di tante navicelle
rivoltate. In esse si raccolgono miriadi di evaporazioni
della terra, perché è il fuoco che
si trasforma in vapore. E raccogliendosi lassù
queste evaporazioni tornano fuoco e generano queste
specie di luci, che non sono altro che palle di
fuoco. Il sole è la navicella più
grande ed è quella più vicina al
nostro mondo. La luna pure è vicina, anzi
è più vicina, ma si trova in una
zona dove non passa tanto bene il calore e per
questo non riscalda e illumina poco.
Insomma,
tutte cose così, spiegate a modo suo, ma
affascinanti in quanto fantasiose, perfino argute,
direi. Ma ora non voglio raccontarle esattamente
perché mi sono stancato. E poi, molto più
utile è leggersi Diogene Laerzio, o altri
autori e commentatori, ce ne sono a bizzeffe,
di tutte le epoche, perché qui tanto ho
copiato tutto.
Seneca
Il
filosofo Seneca riservava agli studi un ruolo
molto importante. Essi per esempio gli servivano
a combattere la sfortuna. Lo diceva sempre per
lettera.
Il
filosofo Seneca scriveva molte lettere ad amici
e conoscenti e gli dava consigli. Quelli pure
scrivevano. "Sono triste", scrivevano.
Lui appena poteva rispondeva. "Certo che
sei triste - scriveva - perché sbagli".
E dava loro qualche consiglio per sbagliare di
meno.
A
quel tempo nelle case c'era freddo e a scrivere
si prendeva il raffreddore. Scrivere era una fatica.
I romani lo chiamavano ozio, o meglio ozio letterario.
E invece no, si faceva fatica. E i filosofi lo
sapevano che si faceva fatica, tutti i romani
lo sapevano. E infatti c'era del rispetto per
l'ozio, nell'antica Roma, però solo per
quello letterario. E anche Seneca, questo filosofo,
diceva sempre ai suoi amici, per lettera: "Cari
miei, oziare senza leggere o scrivere fa male:
se oziate, dunque, o leggete o scrivete".
E questo vuol dire che uno non elogia la pigrizia.
Seneca
in gioventù aveva avuto molte malattie
e una volta aveva pensato di suicidarsi. Poi aveva
scoperto la filosofia. Poi aveva pensato a suo
padre, che si sarebbe dispiaciuto. Poi aveva pensato
di nuovo alla filosofia e grazie alla filosofia
non si è suicidato. Seneca, questo filosofo,
diceva anche ai suoi amici, per lettera, che leggere
ti fa guarire. Ma non tutto. Bisogna scegliersi
le giuste letture. Per l'ira bisogna leggere poesie
e opere storiche poco impegnative. Agli irati
gli studi più pesanti invece fanno male
e bisogna evitarli. Questo diceva Seneca e uno
dovrebbe crederci o quanto meno provarci. Magari
gli riesce, di calmarsi. Poi non lo so, diceva
tante cose.
A
un suo amico, ad esempio, che si chiamava Lucilio
ed era giovane, diceva: "Tu vai a destra
e sinistra in giro per il mondo e stai sempre
male. Dovunque vai stai male. Allora parti e vai
da un'altra parte. E dopo due giorni stai male
di nuovo. Caro mio, datti una regolata".
Questo gli diceva il filosofo Seneca.
Seneca
nacque a Cordova, che è in Spagna. Poi
venne a Roma. A Cordova, a quel tempo, non è
come ora, c'era freddo. Le strade non erano asfaltate.
Se pioveva c'era fango. Anche l'ozio filosofico
era più duro. A Roma si stava meglio, perché
c'era la civiltà. Ma non poi tantissimo.
La cultura era un prezioso investimento spirituale.
Questo lo dice Mazzoli, uno studioso moderno che
ha studiato Seneca e la poesia. Ma ce n'è
un altro che si chiama Scarpàt. E poi ce
n'è un altro ancora che si chiama Concetto
Marchesi, che è più famoso. Ha fatto
un manuale, io ce l'avevo.
Scarpàt
dice che Seneca odiava la pura ostentazione di
bravura. E questo mi sembra giusto. Non è
bello fare gli sbruffoni. Seneca odiava le frasi
ad effetto. Per lui la filosofia era una speculazione
e un'indagine su se stessi e sui misteri che circondano
l'uomo. E serve anche per dare consigli agli altri.
Mica come oggi, che si studia a memoria per passare
gli esami.
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