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ZIB II serie
 Preludi
 Sulla guerra "per il nuovo ordine del mondo"
  di Enrico De Vivo
di Gian Ruggero Manzoni         In giro c'è una guerra "per il nuovo ordine del mondo", una guerra generale con armi di ogni tipo, dovunque dilagante, per l'estensione del "gran corpo della civilizzazione" (Leopardi, Zibaldone, 4279-4280).

         Di fronte a tanto spiegamento di "potenza" e a tanta minaccia di ordine, ci è venuto di pensare a cosa e come scrivere sul tema specifico della "guerra per l'ordine", ma non sentiamo alcun legame con l'attualità, con i suoi linguaggi ordinativi, tecnici e giornalistici. Non ci interessano le notizie dal fronte. Il fronte è qui, siamo noi stessi, le nostre teste bacate.

         C'è un problema di censura un po' dappertutto, un serio problema di censura subdola, invisibile, che alla lunga annebbia anche le menti più sveglie. In tutto il bailamme mediatico di urlii e vocii informativi e commentativi, è sempre più difficile incontrare qualcuno che parli di queste cose - cioè delle cose che ci succedono mentre siamo vivi - con un piglio disincantato, con il piglio di chi ha gli occhi piantati nel futuro, cioè rasoterra, come i mangiatori di peyotl di Antonin Artaud (Per finirla con il giudizio di Dio): ad altezza di visioni.
         Tutto è ridotto a discorso d'opinione, e così addio verità apparente che illumina la vita.

         Abbiamo cominciato a pensare, quindi, a una raccolta di materiale, di scritture che ruotino intorno al tema della guerra "per il nuovo ordine del mondo", anche se sappiamo bene che non è il tema che fa l'opera, ma è l'opera che fa il tema, e insomma non c'è nessun vincolo "argomentativo", ma solo un abbrivio creativo.

         Digressione. Se, infatti, invece che esplicitamente sulla "guerra", immaginassimo di raccogliere scritture intorno al tema della "dissipazione", forse centreremmo ancora meglio l'obiettivo. La "dissipazione" come forma felice del desiderio, in opposizione (anche) alle infinite tristi produzioni industriali e alle luttuose guerre per la civilizzazione. Avremmo così la possibilità di fare più giri e inserire più variegati materiali; e da questo punto di vista la guerra "per il nuovo ordine del mondo" non sarebbe altro che uno dei tanti stratagemmi messi in atto per impedire la "dissipazione" universale e naturale. Fine della digressione.

         Come esempio si può tenere la preferenza enunciata da Antonin Artaud per il popolo "che si mangia rasoterra il delirio", e che invece che all'altezza egoistica da "esseri intelligenti" gonfi di opinioni e di sapienze tecniche, invita a guardare rasoterra dove spuntano le visioni da cui noi stessi siamo nati.
         Proposta: raccogliere qualcuna di queste infinite visioni, e trascriverla, renderla pubblica, mostrarla - anche e soprattutto in tempi di "guerre per l'ordine".

         Il testo di Artaud e il pezzo leopardiano dallo Zibaldone sono due ottimi esempi - due "preludi" - per il lavoro da fare. Un lavoro che senta estraneo il linguaggio politico-politichese e che potrebbe - volendo e sapendo - emulare i voli fantastici delle Operette morali.
         Ci vuole insomma gran poesia per far sentire, invece che il fastidio dell'attualità, l'angosciante e fruttifera vicinanza delle cose lontane, come direbbe un poeta d'altri tempi, e come fanno Artaud e Leopardi illuminando il nostro tempo a partire dal loro tempo.

         Coda. Gli zibaldoni, in fondo, vivono soprattutto di "progetti" - che sono luoghi immaginati di buon lavoro, di raccoglimento e di pensieri profondi - che col tempo possono rimanere tali o trovare qualche realizzazione. Smettere di immaginare tali luoghi, vuol dire semplicemente smettere di scrivere.
         Chi volesse - sulla scia di Artaud, di Leopardi o di qualche altro gran visionario, oppure solo sulla scia dei propri nobili pensieri - contribuire all'allestimento del luogo immaginato sulla guerra "per il nuovo ordine del mondo", può inviare testi vari, argomentazioni più o meno sensate, trascrizioni, citazioni, pensieri, racconti, saggi, versi, etc., a Zibaldoni e altre meraviglie (info@zibaldoni.it - anche in allegato).


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