In
giro c'è una guerra "per il nuovo
ordine del mondo", una guerra genera
le
con armi di ogni tipo, dovunque dilagante, per
l'estensione del "gran corpo della civilizzazione"
(Leopardi,
Zibaldone, 4279-4280).
Di
fronte a tanto spiegamento di "potenza"
e a tanta minaccia di ordine, ci è venuto
di pensare a cosa e come scrivere sul tema specifico
della "guerra per l'ordine", ma non
sentiamo alcun legame con l'attualità,
con i suoi linguaggi ordinativi, tecnici e giornalistici.
Non ci interessano le notizie dal fronte. Il
fronte è qui, siamo noi stessi, le nostre
teste bacate.
C'è
un problema di censura un po' dappertutto, un
serio problema di censura subdola, invisibile,
che alla lunga annebbia anche le menti più
sveglie. In tutto il bailamme mediatico di urlii
e vocii informativi e commentativi, è
sempre più difficile incontrare qualcuno
che parli di queste cose - cioè delle
cose che ci succedono mentre siamo vivi - con
un piglio disincantato, con il piglio di chi
ha gli occhi piantati nel futuro, cioè
rasoterra, come i mangiatori di peyotl di Antonin
Artaud (Per finirla con il giudizio di Dio):
ad altezza di visioni.
Tutto
è ridotto a discorso d'opinione, e così
addio verità apparente che illumina la
vita.
Abbiamo
cominciato a pensare, quindi, a una raccolta
di materiale, di scritture che ruotino intorno
al tema della guerra "per il nuovo ordine
del mondo", anche se sappiamo bene che
non è il tema che fa l'opera, ma è
l'opera che fa il tema, e insomma non c'è
nessun vincolo "argomentativo", ma
solo un abbrivio creativo.
Digressione.
Se, infatti, invece che esplicitamente sulla
"guerra", immaginassimo di raccogliere
scritture intorno al tema della "dissipazione",
forse centreremmo ancora meglio l'obiettivo.
La "dissipazione" come forma felice
del desiderio, in opposizione (anche) alle infinite
tristi produzioni industriali e alle luttuose
guerre per la civilizzazione. Avremmo così
la possibilità di fare più giri
e inserire più variegati materiali; e
da questo punto di vista la guerra "per
il nuovo ordine del mondo" non sarebbe
altro che uno dei tanti stratagemmi messi in
atto per impedire la "dissipazione"
universale e naturale. Fine della digressione.
Come
esempio si può tenere la preferenza enunciata
da Antonin Artaud per il popolo "che si
mangia rasoterra il delirio", e che invece
che all'altezza egoistica da "esseri intelligenti"
gonfi di opinioni e di sapienze tecniche, invita
a guardare rasoterra dove spuntano le visioni
da cui noi stessi siamo nati.
Proposta:
raccogliere qualcuna di queste infinite visioni,
e trascriverla, renderla pubblica, mostrarla
- anche e soprattutto in tempi di "guerre
per l'ordine".
Il
testo di Artaud e il pezzo leopardiano dallo
Zibaldone sono due ottimi esempi -
due "preludi" - per il lavoro da fare.
Un lavoro che senta estraneo il linguaggio politico-politichese
e che potrebbe - volendo e sapendo - emulare
i voli fantastici delle Operette morali.
Ci
vuole insomma gran poesia per far sentire, invece
che il fastidio dell'attualità, l'angosciante
e fruttifera vicinanza delle cose lontane,
come direbbe un poeta d'altri tempi, e come
fanno Artaud e Leopardi illuminando il nostro
tempo a partire dal loro tempo.
Coda.
Gli zibaldoni, in fondo, vivono soprattutto
di "progetti" - che sono luoghi
immaginati di buon lavoro, di raccoglimento
e di pensieri profondi - che col tempo possono
rimanere tali o trovare qualche realizzazione.
Smettere di immaginare tali luoghi, vuol dire
semplicemente smettere di scrivere.
Chi
volesse - sulla scia di Artaud, di Leopardi
o di qualche altro gran visionario, oppure solo
sulla scia dei propri nobili pensieri - contribuire
all'allestimento del luogo immaginato
sulla guerra "per il nuovo ordine del mondo",
può inviare testi vari, argomentazioni
più o meno sensate, trascrizioni, citazioni,
pensieri, racconti, saggi, versi, etc., a Zibaldoni
e altre meraviglie (info@zibaldoni.it
- anche in allegato).