Saliamo
su un aereo Finnair. La hostess ci spiega dove
sono le uscite di sicurezza cosa bisogna fare
per usare l'ossigeno dove sono i salvagenti
e dice che in caso di necessità una luce
gialla ci guiderà verso le uscite di
sicurezza. Nessuno sta a sentire. Probabilmente
sono tutti viaggiatori che viaggiano spesso
o comunque tutti pensiamo che se l'aereo cade
c'è poco da fare e quindi leggiamo i
giornali allacciamo le cinture di sicurezza
e l'aereo si alza in volo procurando quel blocco
nello stomaco che sale alla gola fino a che
non sei ad alta quota. Dall'alta quota vediamo
un pezzo di terra allontanarsi e poi altra terra
e montagne e poi mare e poi terra e l'aereo
scende a Stoccolma. Rimaniamo dentro per circa
quaranta minuti perché noi non siamo
di quelli che scendono a Stoccolma ma di quelli
che vanno a Helsinki.
Dopo
quaranta minuti l'aereo decolla. La hostess
spiega dove sono le uscite di sicurezza cosa
bisogna fare per usare l'ossigeno dove sono
i salvagenti e dice che in caso di necessità
una luce gialla sul pavimento ci guiderà
verso le uscite di sicurezza. L'aereo decolla.
Chissà se gli aerei si stancano. Un mio
amico mi ha raccontato che, dicendo di essere
un ingegnere della IBM lui riusciva a farsi
ricevere nei suoi viaggi di lavoro nella cabina
di pilotaggio e lì ha visto che viene
innestato quasi subito il pilota automatico
che le hostess portano bicchierini pieni di
caffè che posano sopra la strumentazione
e che insomma o decidi che non voli più
o ti affidi al destino.
Atterriamo
a Helsinki. A Helsinki cambiamo aereo. Anche
i nostri bagagli cambiano aereo ma noi non li
vediamo. Sull'aereo per Turku la hostess spiega
dove sono le uscite di sicurezza cosa bisogna
fare per usare l'ossigeno e dice che in caso
di necessità una luce gialla sul pavimento
ci guiderà verso le uscite di sicurezza.
Nella tasca dello schienale di fronte, oltre
alla paginetta per l'ossigeno i salvagenti le
uscite di sicurezza, c'è una rivista
che si chiama 'LENTO'. Sulla copertina c'è
una bionda platinata e muscolosa. Accanto a
lei c'è scritto 'TUULI MATINSALO' e sotto
' tahtoo voittaa' e 'LECH on hiihtajan paratiisi'
e 'MALAGASSA viihtyy yha uudelleen'. In fondo
alla rivista c'è una cartina geografica
delle Americhe, dell'Europa e una della Scandinavia.
Con dei pallini rossi sono segnati tutti i luoghi
raggiungibili con la Finnair Airlines. Qui leggiamo
che la Svezia si chiama "Ruotsi",
la Norvegia "Norja" e la Finlandia
"Suomi". Suomi è anche la lingua
finlandese. In Suomi ci sono un sacco di laghi.
Si vede bene dalla cartina che sembra una lingua
geografica. Così si chiamano quelle lingue
di esseri umani tutte tagliuzzate che fanno
un'impressione grandissima. Anche Suomi così
striata solcata tormentata da tutta quest'acqua
che sembra voler entrare e uscire da tutte le
parti fa un'impressione grandissima.
Sulla
cartina si vede bene che Helsinki rispetto a
Stoccolma, che si chiama Tukholma, è
più lontana da Turku, così noi
abbiamo fatto un viaggio verso est in direzione
di Helsinki per poi tornare verso ovest in direzione
di Turku, perché non c'è un volo
diretto Stoccolma - Turku. E' una cosa pazzesca
che ci abbiamo messo più di sei ore per
raggiungere un posto che in linea d'aria con
un aereo si raggiungerebbe in al massimo tre
ore. Ma le compagnie aeree ormai fanno così
dice Benni a cena due giorni dopo: spezzano
i voli perché le rotte sono troppo inflazionate.
Glielo ha detto un suo amico pilota.
Atterriamo
a Turku. Ci scarichiamo insieme ai bagagli e
alle bambine in un aeroportino piccolo piccolo
con trenta minuti di ritardo rispetto al previsto
sicché non troviamo nessuno ad aspettarci.
Prendiamo una macchina a nolo e ci avviamo verso
Eerikinkatu come mi è stato detto di
fare. Eerikinkatu è una lunga e larga
strada con tanti negozi come ci sono dappertutto
però ancora ci sono delle casette di
legno a Eerikinkatu, sebbene Turku sia stata
distrutta da un incendio agli inizi dell' Ottocento
e poi ricostruita non in legno ma in cemento.
Però un po' di legno è rimasto.
A
Eerikinkatu nessuno sa dov'è Uslenia
dove mi hanno detto che devo andare per avere
le chiavi della casa dove alloggeremo. Carlo
dice che qui è come essere analfabeti.
Eppure lui viaggia tanto e parla bene l'inglese
ma qui si sente analfabeta. Sarà per
le lunghe ombre radenti che piovono su questa
terra senza redenzione anche quando da noi il
sole è a picco. Qui il sole non è
mai a picco e a Eerikinkatu non c'è Uslenia.
Bisogna
cercare di procurarsi una carta telefonica per
parlare con Luigi o con Pauliina De Anna, perché
non possiamo mica rimanere per strada con due
bambine dietro e qui tra un po' farà
freddo. Dovrebbe fare freddo. Si dice che in
Finlandia faccia molto freddo anche se io in
questo momento ho un caldo tremendo. Sarà
per il pile che ho addosso, sarà per
la tensione di non sapere dove siamo e dove
dobbiamo andare ho un caldo tremendo e qui i
locali all'interno sono tutti surriscaldati,
anche il bar in cui ci troviamo, vicino a un
negozio di Hi Fi a una specie di supermercato
e a vari corridoietti scavati al piano terra
degli edifici con delle porticine di vetro e
acciaio tempestati di citofoni.
Cerco
di farmi capire a gesti e in inglese smozzicato
per procurarmi una carta telefonica. La signora
a cui chiedo non mi capisce e io non capisco
lei. Vado da una ragazza che vende sigarette
e le chiedo du iu spic inglisc? E lei mi dice
e lidel. Allora le dico che devo telefonare
ai ev tu fon du iu ev e telefoncard? E lei mi
vende una carta però mi dice che quel
telefono lì non va bene. Va bene quell'altro
lì. Mi dirigo verso quel telefono altro
lì e faccio il numero di Pauliina che
è occupato. Provo e riprovo faccio la
pipì la faccio fare alle bambine cerco
di distrarle e riprovo. Finalmente una voce
mi dice che la mamma ha detto di chiamarla a
questo numero qui. Chiamo questo numero qui.
Mi risponde la voce di Pauliina. Dice che lei
è venuta all'aeroporto ma non ci ha trovati.
Allora è tornata a Uslenia. Mi chiede
dove siamo e io le dico a Eerikinkatu ma Uslenia
non c'è. E lei dice ora capisco, la strada
in cui dovete andare si chiama Henrikinkatu,
è facile sbagliare per questo sono tornata
ad aspettare qui a Uslenia. Ma come mai non
eravate all'aeroporto?
Le
dico mortificata che non sapevamo prima di partire
che il volo era spezzato in tre parti anziché
due e che siamo arrivati all'aeroporto alle
tre e trenta minuti anziché alle tre
e zero minuti come le avevo detto. Mi scuso
per tutto il tempo che le ho fatto perdere e
che io certo non immaginavo... La sua voce dice
non c'è problema credo di capire dove
siete tu cosa vedi di fronte a te?
Dico
che vedo un palazzo giallo con delle tende rosse
e tante insegne pubblicitarie. E c'è
una fermata di autobus? Sì. Allora aspettatemi
che in cinque minuti arrivo con la macchina.
Le
dico che ho un pile molto colorato addosso e
sono con due bambine. Lei dice che la sua macchina
è rossa. Fino ad ora Pauliina ed io ci
siamo scritte e ci siamo mandate fax e ci siamo
sentite per telefono un sacco di volte ma non
ci siamo mai viste. Mi chiedo che impressione
le farò e lei forse si chiede che impressione
mi farà lei. Quando vedo una donna alta
bionda con i capelli raccolti in una coda di
cavallo in una macchina rossa che si accosta
al marciapiede penso che per forza questa deve
essere Pauliina perché la macchina è
rossa e sta accostando al marciapiede, ma Pauliina
io me la immaginavo piccola bruna e con i capelli
corti. Così, da ragazza, quando ho visto
Anna Karenina con Greta Garbo in televisione
e ho letto Anna Karenina di Tolstoj
per me hanno continuato a vivere due Anna Karenina,
una bionda alta e trampolata come quella del
film e una piccola bruna e tondetta come quella
del libro. Ora ci sono due Pauliine , quella
del telefono e quella della macchina rossa.
Quella alta e bionda e quella piccola e bruna.
E non son la stessa cosa. Oppure sì?
La
macchina rossa si ferma. Ci avviciniamo e ci
salutiamo perché la macchina è
indubbiamente rossa e il mio pile è indubbiamente
molto colorato e ci sono due bambine con me
e così lei è Pauliina e io sono
Marosia. Carlo va a prendere la nostra macchina
a nolo. Giulia e io saliamo con Pauliina e Lidia
sale col padre. Ci dirigiamo verso Henrikinkatu
mentre Pauliina dice che ci sono queste due
strade coi nomi molto simili ed era facile sbagliarsi:
una è Eerikinkatu, cioè, come
se fosse, strada di Erik e l'altra Henrikinkatru
cioè, come se fosse, strada di Enrico.
Pauliina parla un italiano perfetto.
Passiamo
attraverso il Keskusta Centrum arriviamo a Turun
Yliopisto che significa Università, cioè
Università di Turku e entriamo in Uslenia
che è il dipartimento di lettere dell'università.
Pauliina va a prendere le chiavi del nostro
appartamento che è una casetta di tre
stanze da letto una cucina un bagno un salottino
un lungo ingresso corridoio. I colori sono azzurri
bianchi lilla grigi. E' tutto così lieve
delicato e chiaro. Con Pauliina ci precipitiamo
a fare una spesa al supermercato che è
in Yliopistonkatu. Cioè dobbiamo ritornare
all'incirca in Eerikinkatu, ma un poco più
distante, perché solo lì c'è
un supermercato sempre aperto, che, come succede
da noi, a un piano vende vestiti giocattoli
profumi, a un altro mobili oggetti da giardinaggio
lampade pentole giochi per bambini cancelleria
piatti bicchieri e nel seminterrato i prodotti
alimentari. Non capisco niente di quello che
c'è scritto sui prodotti. Compro della
senape al posto della maionese, del pane speziato
al posto del pane semplice. Pauliina mi aiuta
e insomma non sgarro del tutto anche perché
la pasta barilla arriva fin qui e la nutella
si vende dappertutto. Spendo all'incirca quattrocento
marchi finlandesi che sembra una cifra enorme,
ma un marco finlandese vale circa trecento lire
sicché spendo circa centoventimila lire
che non è affatto molto visto che il
carrello è strapieno e che dobbiamo trascinarci
fino alla macchina sei buste di plastica cariche
di cibo e Pauliina dice io sono forte arrancando
su per la salita. Io continuo a pensare che
il latte finlandese ha una scadenza lunghissima
perché se oggi è l'otto ottobre,
sul latte c'è scritto quattordici ottobre.
Per questo ho comprato un sacco di latte, così
poi non lo devo comprare più finché
sono qua. In Italia il latte fresco dura al
massimo tre giorni almeno così c'è
scritto sopra la confezione. Non ho idea di
come siano fatte le mucche finlandesi non so
nemmeno se ci sono mucche in Finlandia e mentre
camminiamo in salita e in discesa per le stradine
per raggiungere la macchina, penso che la città
in cui vivo è tutta piatta e che é
meglio una città con le salite e le discese.
E' più movimentata. E' più paesaggio.
Continuiamo
a camminare per strade che hanno sempre un doppio
nome: uno finlandese e uno svedese, perché
qui c'è stata una dominazione svedese.
Alcune hanno solo il nome finlandese che finisce
in genere in 'katu' e altre solo quello svedese
che finisce in 'gatan': ad esempio Hameenkatu,
Aninkaistenkatu, Ratapihankatu, oppure Kuppisgatan,
Tavastgatan. Quando il nome è doppio
sulla insegna è scritto così:
Stalarminkatu - Stalarmsgatan.
Arriviamo
alla macchina depositiamo nel cofano le buste
di plastica piene di cibo. Pauliina ha sempre
l'affanno perché insegna perché
è madre perché si occupa di politica
perché fa molto di più per il
suo lavoro di quanto le spetterebbe per contratto
perché è una che benché
o forse perché è nata al Nord
"quattrocento chilometri più a nord
di qui" ha una specie di fiamma dentro
che la brucia, una nube di fuoco che corre verso
i ghiacci dell' Artico.
A
casa scarico tutto nel frigorifero e nei mobili.
Cuociamo i surgelati perché non c'è
congelatore e non me n'ero accorta. Mangiamo
e guardiamo fuori. Fuori ci sono foglie d'albero
e un grande sconfinato silenzio.
Il
giorno dopo andiamo alla Fiera del libro dove
Pauliina ogni tanto mi stringe il braccio perché
non parli troppo in fretta. Se parlo in fretta
lei non può tradurre al pubblico finlandese
tanta roba tutta insieme. Luigi mi chiede Marosia
come mai tu che sei italiana sei così
timida e Leena che è finlandese è
cosi estroversa? Dico qualcosa che non ricordo
e poi veniamo trascinati dalle bambine nella
parte della Fiera dedicata ai bambini che copre
un'area gigantesca con libri spettacoli colori
carte libretti marionette manufatti, bambini
che fanno questi manufatti. Penso che qui hanno
davvero un grande senso civico dato che dedicano
tanta attenzione ai bambini.
Il
giorno dopo andando a Naantali e, capitando
nel paese degli gnomi, capisco che il senso
civico non c'entra niente. Gli gnomi gli elfi
e le fate servono ai finlandesi contro la morte
del Grande Nord. Contro la zona dove la vita
si ghiaccia e bisogna riscaldarla coi sogni
le fiabe le fate i fuochi accesi le casette
piccole piccole i merletti i fiori secchi le
candele accese sui tavoli anche in pieno giorno.
Perché il Grande Nord qui sulla costa
comincia a farsi più vicino ed è
un nord più nord. Un nord che esce dall'Europa,
dal mondo, dal dominio di Dio. Il grande freddo
disegna una geografia dell'anima come il grande
caldo prossimo all'equatore. Ci sono punti della
terra misteriosi estremi. Li si sente da lontano
in una folata di vento, in un respiro d'aria,
in un silenzio improvviso. Sono punti in cui
le direzioni cardinali si annullano e tutto
e niente e nord e sud e vita e morte fanno deflagrare
la Rosa dei venti, fanno impazzire le bussole
e lo spazio e il tempo confluiscono in un unico
istante esploso.
Naantali
è in direzione opposta a Helsinki. Ci
mettiamo sull'autostrada arriviamo prestissimo
dentro Naantali. Lasciamo la macchina. In cielo
le nuvole vanno e vengono. Piove all'improvviso
e c'è il sole all'improvviso. Poi piove
di nuovo.
Ora
non piove, così ci avviamo su uno stretto
ponte di legno verso le isolette che affiancano
la costa. Sul pontile c'è solo un uomo
che pesca su un mare d'acciaio ferroso perennemente
increspato e arriviamo a Kailo, l'isola dove
c'è il Muumien kotilaakso, cioè
il paese degli elfi. È qui, in questo
vento freddo, in quest'acqua di ferro increspata
dal vento, nelle case colorate e chiuse degli
gnomi che ho sentito la polvere del Grande Nord.
Ho sentito che ci stavamo allontanando dalla
terra conosciuta e che tutte queste casette
questi gnomi non sono che un estremo tentativo
di rendere abitabile e immaginabile la terra
là dove comincia a non essere più
riconoscibile. Là dove termina ogni paesaggio.
Allora mi è parso che i finlandesi devono
avere uno gnomo al posto dell'angelo custode.
Anche quelli cattolici di sicuro la notte pregano
gli gnomi.
Le
casette sono chiuse perché è ottobre:
fa troppo freddo per portare qui i bambini,
ma una ragazza con un maglioncino giallo, che
si occupa della manutenzione, ci fa entrare
nella casa azzurra degli gnomi, la più
grande. Non è in nulla diversa dalle
case che abbiamo visto nel museo delle arti
e mestieri di Turku dove sono conservate le
case e le cose superstiti all'incendio dell'
Ottocento. A Turku sono terrorizzati dal fuoco
e dagli incendi. Sono tutte case piccolissime
con letti piccolissimi stanze piccolissime soffitti
bassissimi e stoviglie e stovigliette piccolissime
come case di nani. In una c'è una donna
in costume d'epoca che fa scarpe con una pelle
bianca e dà un pezzo di pelliccia alle
bambine.
Andiamo
a mangiare in un ristorante tappezzato di moquette
di fiori secchi di ricami di tende di quadri
di candele di reti da pesca. Appena ci sediamo
si mette a piovere. Fotografo la pioggia di
Naantali e il grande niente che si estende al
di là della pioggia come, tra i resti
delle casette ottocentesche di Turku, avevo
fotografato in una cafeteria due anziane signore
fuori del mondo e del tempo a cui ho chiesto
mei ai tek e piciar? E loro non hanno capito
niente ma hanno visto la macchina fotografica.
Una ha continuato a non capire niente ma l'altra
ha sorriso e io ho fotografato. Oltre la finestra
accanto alle signore c'era il grande niente
di foglie e foglie e alberi e alberi che vanno
sotto la sferza del vento verso il richiamo
sibilante del grande nord.
Il
giorno dopo, alla lezione sulla traduzione di
alcuni racconti, Saari dice io ho letto il 'Paesaggio
del niente', ma come si fa a tradurre ? Qui
noi non abbiamo la parola 'niente'.
Ma
come? Non avete la parola niente? Chiedo io.
No, abbiamo al massimo due parole per dire qualcosa
che assomiglia al niente. Allora comincio ad
arrampicarmi sugli specchi dicendo che deve
essere qualcosa di simile al fatto che gli Egizi
non avevano il concetto di individuo, di persona,
ma solo l'idea di un vento che si aggrega e
si disgrega e quando si aggrega dà luogo
a una cosa che chiamiamo uomo. Che noi occidentali
chiamiamo uomo, persona, individuo. Gli egizi
non avevano la parola 'persona'. 'Persona' è
una parola etrusca, che poi significa 'maschera'.
E insomma il gioco si fa complicato. Allora
dico niente viene dal latino 'nihil' e, se noi
sostantiviamo il niente, gli diamo il valore
di cosa , di sostanza, voi finlandesi no.Forse
il nostro niente è più niente
del vostro? Sari mi guarda. Nessuno parla. Chiedo
ad Hanna mi scrivi quello che scrivereste per
scrivere 'niente'?
Il
giorno dopo andiamo a Helsinki. Piove ma noi
abbiamo la macchina. Appena esce il sole scendiamo
dalla macchina. L'autostrada per arrivare a
Helsinki è piena di ombre lunghe e radenti
anche a mezzogiorno perché il sole qui
non è mai a picco e nemmeno a Helsinki.
Chiediamo una City tourist map e visitiamo il
Finlandia Talo e il Kultuuri Talo di Alvar Aalto.
Nel
Finlandia Talo c'è una signora gentile
e timida che ogni tanto sorride come se non
sapesse che dire e tra un sorriso e l'altro
ci spiega in inglese che nel Finlandia Talo
c'è questo auditorium enorme e che Alvar
Aalto amava molto l'Italia per questo ha messo
marmo bianco dappertutto e ha progettato un
foyer largo sfinestrato e pieno di piante e
colonne in modo che somigli almeno un poco a
una piazza d'Italia. Poi dice che Aalto significa
'onda'. Per questo le linee di Aalto sono tutte
morbide e ondulate. Si vede che lui portava
l'onda dentro il suo nome, dentro il suo destino,
dice la signora e ci conduce tutti dentro l'auditorium.
Lì io ho una specie di crollo o di crisi
ipoglicemica. Devo assolutamente mangiare qualcosa.
Usciamo a precipizio dal Finlandia Talo. Per
strada ci dicono non c'è problema qui
ci sono un sacco di posti per mangiare. Camminiamo
e camminiamo. Posti per mangiare non ne troviamo.
Vediamo un sacco di altre cose: librerie dove
i libri sono quasi buttati sul pavimento delle
vetrine e non trattati come gioielli o marmellate,
negozi di antichità con vecchie carrozzine
vecchie lampade vecchie bambole vecchi giocattoli
e polvere e polvere, negozi di passamaneria
che in Italia non si vedono più da nessuna
parte, negozi di rilegatoria, ma posti per mangiare
niente.
Le
bambine sono stanche di negozi di palazzi di
strade di pioggia di sole. Vogliono mangiare
o andare in macchina a riposarsi. Ma ormai la
macchina è molto lontana del punto in
cui siamo. Ci guardiamo in faccia, guardiamo
in giro e dietro una curva vediamo un' insegna
'restaurant'. Ci precipitiamo dentro: un dentro
di legno con velluti stoffe tappezzerie fiori
secchi candele moquette colori forti, perché
'dentro' qui tutto è molto caldo e 'fuori'
molto freddo. Spendiamo circa quattrocentocinquanta
marchi finlandesi che, dato che quattro per
tre fa dodici, sono circa centoventimila lire.
Usciamo
dal dentro e riprendiamo a girare fuori in macchina.
Al porto le navi quasi entrano dentro le case.
Un gabbiano è fermo sullo spiazzo davanti
alla chiesa ottocentesca alla quale siamo arrivati
per Unionkatu. Posteggiamo in Yliopistonkatu
che è la parallela di Alexsanderinkatu/Alexsandersgatan.
Sulla soglia di un negozio ci sono una renna
impagliata e una bambola di pezza messa dentro
una cesta. Fotografo il gabbiano davanti alla
chiesa. Sono in piedi, alle spalle di un uomo
accovacciato che anche lui sta fotografando
il gabbiano.
Comincia
a scendere il buio. Apriamo e chiudiamo gli
ombrelli un sacco di volte e un sacco di volte
il sole compare e scompare. È tutto molto
frenetico. La luce se ne va presto a Helsinki
che comincia a coprirsi di luci e lucette artificiali
come un albero di natale. Ci avventiamo sull'autostrada
perché è tardi o perché
qui il buio è più buio, forse
perché sulla linea dell'orizzonte staziona
una striscia di luce perenne che fa sentire
ancora di più il buio allora ho ripensato
alla parola "niente" che loro chiamano
"non qualcosa " o "non essente".
Deve essere la stessa cosa che per la luce,
mi dico: qui il buio è più buio
perché c'è la luce e il niente
è più niente perché è
qualcosa che non c'è rispetto a qualcosa
che c'è. Allora il loro è un niente
più niente del nostro che facciamo il
vuoto intorno al niente e abbiamo inventato
una parola tutta per lui, senza ombre senza
sfumature. Senza ombre e senza sfumature il
niente è più accettabile, è
comunque qualcosa: è il 'niente'.
E
ho sentito il gelo del grande nord e ho visto
che nel grande freddo c'è un grande fuoco
che arde, che consuma dall'interno, una passione
disperata che solo le ombre lunghe di questo
lunghissimo paese che tende le sue braccia alate
verso il nord possono contenere: un passione
implosa che nemmeno il ghiaccio può gelare
che nemmeno il fuoco può bruciare. E
tutto e niente e nord e sud e vita e morte fanno
deflagrare la Rosa dei venti, fanno impazzire
le bussole e lo spazio e il tempo confluiscono
in un unico istante. Così mi era capitato
di sentire quando era morta mia madre o quando
la guardavo da bambina rimirarsi in uno specchio
e mi pareva che tutte le direzioni della terra
fossero congiunte sotto i suoi piedi. Che fosse
lì, in quel punto esploso, la chiave
dell'universo.
A
Turku oggi c'è l'ultima lezione. Anche
le bambine vengono e Lidia interviene e Giulia
mi fa grandi sorrisi. Siamo in un'aula nella
parte vecchia dell'Università, in una
vecchia casetta di legno con il pavimento di
legno e le porte di legno e fuori ci sono le
foglie e le foglie e alberi e alberi che vanno
sotto la sferza del vento verso il richiamo
sibilante del grande nord, verso il niente polare
dove la vita si ghiaccia.
Facciamo
delle fotografie di gruppo e Sari e Hanna e
Helena e Paivi e Kukka e le altre ragazze mi
dicono tu parli con molta passione e mi regalano
un paio di calze di lana per difendersi dal
freddo del grande nord. I colori delle calze
sfumano dal rosso al bianco passando per il
verde l'azzurro il lilla l'arancio. Un biglietto
con un papavero rosso le accompagna in cui è
citata una frase dei 'Piccoli paesaggi': "il
rosso cadmio foglie di lillà foglie di
ippocastano di quercia. Aghi di pino.Il colore
del cielo il giallo di cadmio il nero d'avorio
il bianco. Colore intenso, colore forte. All'improvviso,
pallido". Leggendola Pauliina segue con
il dito i colori delle calze e mi mostra il
papavero allora io richiedo ad Hanna per favore
mi scrivi come voi scrivete la parola niente?
E lei scrive in suomi: Ei Mitaan = non qualcosa
e 'Olematon = non essente".
Il
giorno dopo risaliamo su un aereo Finnair. La
hostess ci spiega dove sono le uscite di sicurezza
cosa bisogna fare per usare l'ossigeno dove
sono i salvagenti e dice che in caso di necessità
una luce gialla ci guiderà verso le uscite
di sicurezza. Nessuno sta a sentire. Probabilmente
sono tutti viaggiatori che viaggiano spesso
o comunque tutti pensiamo che se l'aereo cade
c'è poco da fare e quindi leggiamo il
giornale allacciamo le cinture di sicurezza
e l'aereo si alza in volo procurando quel blocco
nello stomaco che sale alla gola fino a che
non sei ad alta quota. Dall'alta quota vediamo
un pezzo di terra allontanarsi e poi altra terra
e montagne e poi mare e poi terra e l'aereo
scende a. Rimaniamo dentro per quaranta minuti.
Dopo quaranta minuti l'aereo decolla. La hostess
spiega dove sono le uscite di sicurezza cosa
bisogna fare per usare l'ossigeno dove sono
i salvagenti e dice che in caso di necessità
una luce gialla sul pavimento ci guiderà
verso le uscite di sicurezza. L'aereo decolla.
Chissà se gli aerei si stancano. Un mio
amico mi racconta che, dicendo di essere un
ingegnere della IBM lui riusciva a farsi ricevere
nei suoi viaggi di lavoro nella cabina di pilotaggio
e lì ha visto che viene innestato quasi
subito il pilota automatico che le hostess portano
bicchierini pieni di caffè che posano
sopra la strumentazione e che insomma o decidi
di non volare più o ti affidi al destino,
mentre la hostess ci informa che stiamo viaggiando
in avanti per tornare indietro perché
non esiste un volo diretto o la bussola è
esplosa.