Notizia
Una
delle tradizioni più particolari di canti
narrativi siciliani è quella dei cantastorie
ciechi. La tradizione era molto viva soprattutto
a Palermo. I cantastorie ciechi erano costituiti
in vera e propria congregazione. Avevano un
repertorio di canti ben preciso, di tipo prettamente
sacro. Si esibivano a pagamento durante funzioni
religiose, in case private o nei vicoli, di
fronte alle immagini sacre che tutt'ora si possono
incontrare scantonando per qualche stradina
o camminamento. Eseguivano le loro narrazioni
cantate nel periodo della novena, ad esempio,
o in occasione della ricorrenza di qualche santo.
Chi li chiamava a cantare poteva essere ad esempio
qualcuno che aveva fatto un voto a un santo
e adempiva così al proprio impegno. Tutto
il vicolo partecipava poi a quella celebrazione.
I cantastorie ciechi erano vincolati dalla curia
a esibirsi solo in repertori sacri. Ma di fatto,
spesso introducevano intermezzi musicali o scene
di puro divertimento all'interno del proprio
repertorio.
Qui
propongo volgarizzamento e testo di una fra
le narrazioni più belle, che racconta
della Passione di Gesù. Se oggi ci rimane
una documentazione di prima mano sui cantastorie
ciechi, è soprattutto grazie al lavoro
di ricerca di Elsa Guggino, portato avanti negli
anni settanta.
Io
qui ho semplicemente ricopiato il testo dai
libretti che accompagnano le registrazioni a
mia disposizione e vi ho aggiunto un esile e
striminzito volgarizzamento.
La
cosa che più mi rende dubbioso in questo
testo è il richiamo agli ebrei come uccisori
di Cristo, accusa tradizionalmente e pretestuosamente
rivolta loro dalla chiesa cattolica. Nelle registrazioni
che ho ascoltato in verità non si capisce
proprio cosa dicano i cantori. Nei libretti
viene invece riportata la parola ebrei, che
però costituisce una specie di contraddizione
interna al testo, perché per tutto il
racconto sono stati i romani i persecutori e
carnefici di Cristo. Ma al di là di questo
particolare, cosa davvero mi coinvolge in questo
racconto? È l'accanita persecuzione verso
chi non ha forza, ma solo debolezza e una sorta
di ostinata pervicacia nell'essere quello che
è o quanto meno ritiene di essere. Qui,
personalmente, Gesù Cristo me lo figuro
come una specie di cane randagio. Che sia uno
chiamato Gesù sembra più o meno
un accidente.
Volevo
infine aggiungere che, cantato, questo testo
ha una bellezza che il solo testo non riesce
a rendere.
***
In
quei lontani tempi si era soliti appendere a
una colonna e lasciarvelo lì attaccato
chiunque dovesse essere flagellato. Lo stesso
hanno fatto con Gesù: lo hanno appeso
a una colonna e con vari strumenti lo hanno
flagellato dalla testa ai piedi. E soltanto
un soldato romano, uno solo, vedendolo ridotto
in quello stato, rimproverò quella gente
crudele.
Quel
soldato si chiamava Porfirio. E volle tagliare
le corde a Gesù con la sua stessa spada.
E
quasi morto Gesù poi cadde a terra. E
quella turma, quella gente iniqua allora si
prese spasso a incoronarlo. E cominciarono a
mettergli addosso, come ricchi vestimenti, una
porpora rossa di un soldato, una corona di spine.
In mano, a mo' di scettro, gli hanno dato una
canna e lo hanno fatto sedere su una pietra.
E facendo finta che fosse un re assiso sul trono,
si inginocchiavano e in ginocchio gli gridavano:
"Dio ti salvi, o re dei Giudei" e
tutti a turno gli sputavano in faccia.
Racconta
San Giovanni che gli ebrei ancora non avevano
saziato le loro voglie crudeli e spietate, quando:
"sarebbe giusto che venisse liberato",
dissero alcuni. E i sacerdoti si misero a gridare:
"Crocifiggetelo! Deve spirare in croce!".
***
Nna
chiddi tempi si sulia stilari
nta na colonna si tinìa attaccatu
quannu a quarcunu s'avìa di fraggellari.
U stessu cu Gesù hannu operatu:
nta na colonna, cu vari strumenti
l'hannu di capu a piedi fragellatu.
E un surdatu rumanu sulamenti
virennulu riduttu in tali statu
riprisi a chiddi timirari genti.
Perfirio si chiamava stu surdatu,
e vosi a Gèsu li cordi tagghiari
cu la medesima spata c'avìa in manu.
E quasi mortu Gesù vinni a cascari,
e chidda turma di ddi iniqui genti
pinsaru di vulillu ncurunari.
E cci misiru pi ricchi vestimenti
una purpura russa d'un surdatu
e na curuna di spini pungenti.
Pi scettru ntra na manu cci hannu datu
una canna, e nta na pietra l'assittaru
e fincennulu pi re in tronu assatu.
In ginocchiuni e nginocchiu gridaru:
"Dio ti salvi o re de li Giudei",
e tutti nna la facci ci sputaru.
Sècuta San Giovanni ca l'ebrei
ancora nun si nn'avianu saziatu
a li so vogghi spiatati e rei.
Saria di giustu ca sia libiratu!
I sacerdoti si misiru a gridari:
"Crucifiggilu, ncruci avi a spirari!"