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| Fughe |
A
prima vista
di Drazan Gunjaca |
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Come
scrivere qualcosa che non sia già stato
scritto, qualcosa che io stesso non abbia già
scritto, ed in più renderlo interessante
a chi non ha nessun legame diretto con il tema
di cui ti occupi? Difficilmente. Molto difficilmente.
Specialmente dalla mia prospettiva che si riduce
alla vita in un piccolo stato (la Croazia) di
recente formazione della cui esistenza sanno
solo i vicini e quelli che di tali stati si
occupano per professione. E per che cosa è
conosciuto poi...
Però
c'è qualcosa di relativamente universale
che ha iniziato ad infastidirmi negli ultimi
giorni. Nonostante la guerra durata cinque anni
sia finita da poco, oggi questo paese vive come
se la guerra non ci fosse mai stata. A prima
vista. La stagione estiva è appena finita,
con una marea di turisti da ogni parte del mondo
che hanno passato le loro meritate vacanze ammirando
le rare bellezze del mio paese. Tra loro c'erano
un paio di miei amici che di solito mi visitano
d'estate. Rilassati perché in vacanza,
hanno concluso soddisfatti che la guerra era
veramente dietro di noi e che ormai proprio
niente la ricordava. Ho tentato di discuterne
con loro ma ho rinunciato. Perché dovrei
essere proprio io a rovinargli la vacanza. Dopo
tutto, forse è meglio che la pensino
in questo modo, così ritorneranno l'anno
prossimo, e quello dopo, e fino ad allora forse
le cose staranno davvero come pensano loro.
In fin dei conti, sono d'accordo con loro -
a prima vista.
Come
tutte le stagioni turistiche, è finita
anche questa lasciandoci da soli con le nostre
memorie.
Cos'è
che ricorda agli altri le tragedie a cui fortunatamente
non hanno preso parte, né loro né
nessun loro caro? Come possono riconoscere le
loro terribili conseguenze una volta che le
tragedie, dal punto di vista della storia, sono
finite? Sapete, tutte le tragedie hanno le date
di inizio e della fine e poi sono solo queste
date a venir ricordate, con poco di quello che
è successo in mezzo.
Ho
visto in questi giorni in TV una trasmissione
sui numerosi progetti per la ricostruzione di
un nuovo centro al posto di quello che l'11
Settembre 2001 è sparito a New York,
spazzato via assieme a numerose vittime innocenti
ad opera di menti malate. Bei progetti. Interessanti
anche per un laico come me. Qualche architetto
acquisterà fama mondiale con uno di questi
progetti, nonostante il nome che gli daranno
dopo. Dicono che la maggioranza simboleggi l'indicibile
tragedia di quel posto. In che modo? Con le
loro sembianze insolite? Con archi ed arcate
che sembrano... Cosa? Chiedete ai parenti delle
vittime a cosa li associano. Chiedete ai futuri
turisti un giorno, mentre scatteranno fotografie
di questo grandioso progetto, se sanno perché
è fatto come sarà fatto. Pensate
che lo sapranno? Forse alcuni, così,
a prima vista...
Dicono
che la vita continua, che bisogna costruire,
che è un trionfo della vita sulla morte...
Forse. Ma che ne facciamo di quelli che in quel
posto hanno perso la vita in quello che a prima
vista era un semplice giorno di settembre di
un anno, sempre a prima vista, come tutti gli
altri? Come verranno riconosciuti loro in quell'edificio
monumentale?
Forse
in quel luogo ormai storico dovevano lasciare
uno spazio vuoto, lo stesso vuoto lasciato da
quella tragedia nei cuori di tanti che lì
hanno perso i propri cari. Immaginate questo
vuoto nel bel mezzo di questa megalopoli sovraffollata.
Non c'è persona al mondo che non si chiederebbe
perché e come mai è lì.
Questo spazio vuoto, con la sola sua esistenza,
sarebbe talmente diverso da tutto quello che
lo circonda, nello stesso modo in cui quel giorno
di settembre era diverso da tutti gli altri
quell'anno. Questo spazio ricorderebbe a tutti
i passanti, da dovunque vengano, che anche loro
lì quel giorno hanno perso molto. Forse
in questo modo diventerebbero più coscienti
del fatto che le tragedie non finiscono con
le date ufficiali dei libri di storia.
Beh,
il vuoto si riempirà e la vita andrà
avanti. E poi qualcuno ammirando le strutture
della nuova costruzione cercherà di consolare
un newyorkese dicendo che tutto sembra come
se non fosse mai successo niente. E lui, volendo
o no, dovrà ammettere che a prima vista
sembra proprio così. Ma a una seconda
vista? Questa nostra civilizzazione non ha tempo
per le seconde viste. E questo, in fin dei conti,
le costerà l'esistenza stessa.
Ah,
sì. Forse si può arrivare a un
compromesso. Forse come condizione del concorso
per il nuovo progetto si dovrebbe far passare
ai progettisti un mese con una delle famiglie
colpite. Se non altro per solidarietà
simbolica. E poi, chi sa cosa ne verrebbe fuori.
Alla
fin fine, ammetto che forse sono io a vedere
tutto in modo sbagliato. Non riesco a far fronte
neanche agli spettri del mio passato, figuriamoci
a quelli degli altri. Però mi sembra
comunque che la tragedia dell'11 settembre sia
stata una tragedia per tutti noi, proprio come
lo è stata la recente tragedia del mio
paese, e come lo sono tutte le tragedie presenti
e future di questo nostro mondo... L'unico che
abbiamo, per quanto alcuni la pensino diversamente.
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