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ZIB II serie
 Fughe
 A prima vista
  di Drazan Gunjaca

Marco Fantini

         Come scrivere qualcosa che non sia già stato scritto, qualcosa che io stesso non abbia già scritto, ed in più renderlo interessante a chi non ha nessun legame diretto con il tema di cui ti occupi? Difficilmente. Molto difficilmente. Specialmente dalla mia prospettiva che si riduce alla vita in un piccolo stato (la Croazia) di recente formazione della cui esistenza sanno solo i vicini e quelli che di tali stati si occupano per professione. E per che cosa è conosciuto poi...
         Però c'è qualcosa di relativamente universale che ha iniziato ad infastidirmi negli ultimi giorni. Nonostante la guerra durata cinque anni sia finita da poco, oggi questo paese vive come se la guerra non ci fosse mai stata. A prima vista. La stagione estiva è appena finita, con una marea di turisti da ogni parte del mondo che hanno passato le loro meritate vacanze ammirando le rare bellezze del mio paese. Tra loro c'erano un paio di miei amici che di solito mi visitano d'estate. Rilassati perché in vacanza, hanno concluso soddisfatti che la guerra era veramente dietro di noi e che ormai proprio niente la ricordava. Ho tentato di discuterne con loro ma ho rinunciato. Perché dovrei essere proprio io a rovinargli la vacanza. Dopo tutto, forse è meglio che la pensino in questo modo, così ritorneranno l'anno prossimo, e quello dopo, e fino ad allora forse le cose staranno davvero come pensano loro. In fin dei conti, sono d'accordo con loro - a prima vista.
         Come tutte le stagioni turistiche, è finita anche questa lasciandoci da soli con le nostre memorie.
         Cos'è che ricorda agli altri le tragedie a cui fortunatamente non hanno preso parte, né loro né nessun loro caro? Come possono riconoscere le loro terribili conseguenze una volta che le tragedie, dal punto di vista della storia, sono finite? Sapete, tutte le tragedie hanno le date di inizio e della fine e poi sono solo queste date a venir ricordate, con poco di quello che è successo in mezzo.
         Ho visto in questi giorni in TV una trasmissione sui numerosi progetti per la ricostruzione di un nuovo centro al posto di quello che l'11 Settembre 2001 è sparito a New York, spazzato via assieme a numerose vittime innocenti ad opera di menti malate. Bei progetti. Interessanti anche per un laico come me. Qualche architetto acquisterà fama mondiale con uno di questi progetti, nonostante il nome che gli daranno dopo. Dicono che la maggioranza simboleggi l'indicibile tragedia di quel posto. In che modo? Con le loro sembianze insolite? Con archi ed arcate che sembrano... Cosa? Chiedete ai parenti delle vittime a cosa li associano. Chiedete ai futuri turisti un giorno, mentre scatteranno fotografie di questo grandioso progetto, se sanno perché è fatto come sarà fatto. Pensate che lo sapranno? Forse alcuni, così, a prima vista...
         Dicono che la vita continua, che bisogna costruire, che è un trionfo della vita sulla morte... Forse. Ma che ne facciamo di quelli che in quel posto hanno perso la vita in quello che a prima vista era un semplice giorno di settembre di un anno, sempre a prima vista, come tutti gli altri? Come verranno riconosciuti loro in quell'edificio monumentale?
         Forse in quel luogo ormai storico dovevano lasciare uno spazio vuoto, lo stesso vuoto lasciato da quella tragedia nei cuori di tanti che lì hanno perso i propri cari. Immaginate questo vuoto nel bel mezzo di questa megalopoli sovraffollata. Non c'è persona al mondo che non si chiederebbe perché e come mai è lì. Questo spazio vuoto, con la sola sua esistenza, sarebbe talmente diverso da tutto quello che lo circonda, nello stesso modo in cui quel giorno di settembre era diverso da tutti gli altri quell'anno. Questo spazio ricorderebbe a tutti i passanti, da dovunque vengano, che anche loro lì quel giorno hanno perso molto. Forse in questo modo diventerebbero più coscienti del fatto che le tragedie non finiscono con le date ufficiali dei libri di storia.
         Beh, il vuoto si riempirà e la vita andrà avanti. E poi qualcuno ammirando le strutture della nuova costruzione cercherà di consolare un newyorkese dicendo che tutto sembra come se non fosse mai successo niente. E lui, volendo o no, dovrà ammettere che a prima vista sembra proprio così. Ma a una seconda vista? Questa nostra civilizzazione non ha tempo per le seconde viste. E questo, in fin dei conti, le costerà l'esistenza stessa.
         Ah, sì. Forse si può arrivare a un compromesso. Forse come condizione del concorso per il nuovo progetto si dovrebbe far passare ai progettisti un mese con una delle famiglie colpite. Se non altro per solidarietà simbolica. E poi, chi sa cosa ne verrebbe fuori.
         Alla fin fine, ammetto che forse sono io a vedere tutto in modo sbagliato. Non riesco a far fronte neanche agli spettri del mio passato, figuriamoci a quelli degli altri. Però mi sembra comunque che la tragedia dell'11 settembre sia stata una tragedia per tutti noi, proprio come lo è stata la recente tragedia del mio paese, e come lo sono tutte le tragedie presenti e future di questo nostro mondo... L'unico che abbiamo, per quanto alcuni la pensino diversamente.


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