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ZIB II serie
 Fughe
 Poi tutti assieme andiamo a indignarci...
  Una lettera e una lettura da Livio Borriello

Sandrine Nicoletta, Stop al panico         caro Enrico,
         io non so se questo progetto sulla guerra produca risultati sinceri fra i letterati e gli intellettuali, che in quanto parolieri, parolai o operatori della parola che dir si voglia sono i più esposti e ahimè colpiti dai pericoli della retorica, dall'inclinazione ai bei discorsi da anime belle. io e te abbiamo dato prova di accapigliarci per le più futili ragioni, franco si sente vittima del mondo non appena qualcuno non compiace le sue vanità, gianni l'ho visto attaccare un disgraziato a bisaccia reo di aver parlato troppo di sé, come se lui non stesse su un palco a far lo stesso in forma più o meno indiretta, le famiglie sono diventate un campo di battaglia, la grande passione dell'uomo contemporaneo è quella sportiva, che consiste nel piacere di sconfiggere il prossimo in una forma più vile e futile che in battaglia - poi tutti assieme andiamo a indignarci sulle guerre. per quanto mi riguarda, scrissi da qualche parte che lo scopo principale della mia vita, in una forma più o meno occulta o educata culturalmente, è andare in culo al mio prossimo, e ogni discorso che non parta da questa consapevolezza mi puzza di fasullo. ti posso proporre una paio di miei brevi testi che recitai a un reading sulla guerra in un centro sociale (fanne l'uso che credi), e faccio seguire, a riprova della mia buona volontà, la trascrizione di un brano dal robinson crusoe, scritto all'inizio del '700 in piena epoca colonialista da uno scrittore in tutto figlio del suo tempo, e che tuttavia dimostra un grado di coscienza etica e civile a cui 300 anni dopo il suo discendente tony blair non sembra essere ancora pervenuto.

Livio B.

***

         1.
         non potendo sparare seme, alcuni sparano bombe. non potendo sparare bombe, tutti sparano parole. anche noi stiamo sparando parole, e forse volevamo sparare seme o bombe, o almeno pollini. clinton sparava la sua bomba sotto il tavolo, bush fa più danni perché la fa sparare dal b52. ma anche noi facciamo danni, anche noi che spariamo buone intenzioni. che la vita sia tutta una sparatoria e tutta una sostituzione è indubbio. bush vede le cose dal lato di bush, forse è troppo bush e il lato di bush è troppo laterale, ma anche noi siamo troppo noi, piuttosto laterali e meno poliedrici o circolari del dovuto. certo se saddam non rispetta le risoluzioni dell'onu, nemmeno bush rispetta la risoluzione dell'onu di far rispettare le risoluzioni dell'onu. certo, se facciamo la guerra preventiva, poi potremmo passare alla guerra preventiva perfetta e bombardare le culle, non ci sarebbe più nessun terrorista nessuna guerra e nessuna infelicità. sarebbe la prevenzione definitiva. ma infine ogni luce è luce di distruzione, che sia fuoco che brucia o fosforescenza che si dissipa o corpo che si fa incandescente, non c'è luce nel mondo che non sia luce di distruzione.


         
2.
         ormai siamo nei fondali, fra le alghe il limo il lieve ronzio del fondo, dove si tocca il fondo struggente della psiche, dove si arriva a ascoltare la pulsazione del cuore del mondo, dell' infinitamente rimandato che sta dall'altra parte, del grande animale silenzioso, incomprensibile. noi siamo lì vicino, c'è solo quel battito e un ronzio - come se fosse il rumore che fanno le cose esistendo. da qui non possiamo risalire, la pressione ci blocca, e il corpo non obbedisce più ai comandi come nei sogni. ma tutto accade esattamente come deve accadere, tutto accade necessariamente, fatidicamente, come se ogni evento non abbia altro modo di accadere che quello in cui accade, come se fosse già accaduto, e noi ora dovessimo solo ascoltarlo - in questo silenzio


da Robinson Crusoe
di Daniel Defoe

         Diario 5. Robinson è scandalizzato dal cannibalismo degli indigeni, e in un primo tempo opina che sia giusto sterminarli, ma poi argomenta in questo modo:

Roberta Piccioni, Quiete 2003         Ma quando poi, come appunto dicevo, cominciai a stancarmi di quella vana escursione mattutina dalla quale non avevo desistito per tanto tempo, percorrendo un percorso tanto lungo, cominciai del pari a considerare il fatto in se stesso con occhi diversi, e presi a giudicare con più freddo raziocinio l'azione che mi accingevo a commettere. Di quale diritto, di quale autorità fruivo per reputarmi autorizzato a giudicare e condannare a morte questi uomini, considerandoli alla stregua di criminali, quando il Cielo da tempo immemorabile aveva decretato di lasciarli impuniti, e di lasciare ch'essi fossero, per così dire, gli esecutori materiali delle Sue sentenze l'uno nei confronti degli altri? In quale senso tali creature erano colpevoli verso di me? E che diritto avevo, io, di intervenire nella fosca contesa che li spingeva a versare reciprocamente il loro sangue? A lungo dibattei questo dilemma tra me e me: come potevo sapere quale fosse, in realtà, il giudizio di Dio, in un caso tanto particolare? Senza dubbio questi uomini commettono siffatte azioni senza reputarle altrettanti delitti, senza che le loro azioni siano in contrasto con l'imperativo delle loro coscienze o della loro ragione, le quali pertanto non li rimproverano, non li condannano. Dunque, non sapendo di essere colpevoli, essi agiscono senza darsi pensiero della Giustizia divina, il che d'altronde non differisce di molto dal nostro contegno quando commettiamo un peccato. Non considerano molto diverso uccidere un prigioniero di quanto sia per noi abbattere un bove; né che il nutrirsi di carne umana sia peggio di quanto sia per noi mangiare carne di montone.
         Dopo essermi soffermato alquanto su queste considerazioni, mi vidi costretto a concludere di essere in errore: che questi uomini non erano assassini nella misura in cui li avevo giudicati in un primo tempo, o per lo meno non lo erano diversamente dai cristiani quando ammazzano i prigionieri catturati nel corso di una battaglia, oppure, come avviene ancor più sovente, passano a fil di spada interi reggimenti, senza un palpito di pietà, anche se gli infelici soldati gettano le armi e si arrendono.
         E poi riflettei che il loro comportamento reciproco, sebbene bestiale e disumano, non mi riguardava nel modo più assoluto. Questi selvaggi non mi avevano fatto alcun male. Se avessero attentato alla mia vita e mi fossi visto costretto ad attaccarli per mia difesa personale, avrei avuto una motivazione valida; ma fino al momento in cui fossi rimasto al di fuori della loro sfera d'azione ed essi avessero addirittura ignorato la mia esistenza, non era giusto che di mia iniziativa deliberassi di assalirli. Sarebbe stato come giustificare tutte le infamie commesse dagli Spagnoli in America, ove essi trucidarono milioni di uomini che, per quanto dediti all'idolatria e alla barbarie, per quanto indotti dalle loro usanze a riti mostruosi e truculenti come quello di sacrificare vite umane ai loro idoli, pure nei confronti degli Spagnoli non avevano colpa alcuna; e averli sterminati, facendoli letteralmente scomparire da quello che era stato il loro paese, è un fatto di cui oggi si parla con orrore ed abominio in tutte le nazioni d'Europa e che le stesse genti di Spagna considerano esempio di disumana crudeltà, ingiustificabile agli occhi di Dio e degli uomini; sicché da allora in poi il nome degli Spagnoli è esecrato da tutti coloro che conoscono il senso dell'umana e cristiana pietà; come se il regno di Spagna esistesse essenzialmente per dar vita a una razza del tutto incapace di coltivare in sé il sentimento della misericordia, affatto esente da quell'istintivo impulso alla pietà verso gli infelici che giustamente viene considerato il segno fondamentale della generosità d'animo.
         Queste riflessioni mi indussero a desistere dal mio progetto, anzi a rinunciarvi definitivamente.

 

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