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ZIB II serie
 Fughe
 La guerra in sei mosse
  di Gherardo Borlotti

Alessandra Andrini, Alyssum, grande aiuola fiorita per vista aereo/satellitare, Parco Cervi, Rimini, 2002 Lat.   Nord  44°   3'  28", Long. Est   12°  34' 23". Dimensione  m. 25 x 19         1. seguendo le derive euforiche delle logiche aberranti e barocche di un attacco preventivo, che riprendono, in un'operazione che, al gusto della nostalgia per un'età felice, accostano la soddisfazione di una decisione arbitraria e virile, i pattern di giustificazione tanto cari alla vostra infanzia, tali per cui, a fronte di uno sguardo altrui, è legittima l'elargizione di un pugno o di una spinta, introdotti con la frase: 'ehi! mi hai guardato', finite per accettare l'idea che il bombardamento dell'iraq sia la soluzione migliore, come anche l'introduzione di un principio di discrezionalità del massacro, anche per le paure che covate, tra le vostre lenzuola, all'alba del ventunesimo secolo, quando, volete pensare, e così lasciate trascorrere i giorni tra le opere di una vita, si affollano i sogni, per poi risvegliarsi.


         2. ci dobbiamo fermare a via merulana, arenandoci come cocci ai bordi del corpo esteso del corteo che, da piazza san giovanni, rifluendo, dalla polla del luogo di arrivo della manifestazione, come un'ondata di feedback alla scelta che abbiamo compiuto, nei canali di ciò che vuol dire, occupa quasi immobile la planimetria del centro di roma e osserviamo, allungando il collo tra le bandiere arcobaleno, e le stanghe dei cartelli e degli striscioni, la disposizione discontinua ma impenetrabile dei corpi che si ritrovano, l'uno accanto all'altro, nello spazio della nostra stessa intenzione, a seguito di una triangolazione di valori e credenze la cui geometria, veniamo a sapere dalle voci che, come spifferi tra pietre sconnesse, corrono tra le nostre facce, copre l'orbe terraqueo, e la cui misura, in presenze umane reali, è centodieci milioni per la pace.

Vanessa Chimera, Unlimited 1
         3. superando le tappe della giornata, distratto come il vento che supera luoghi degli uomini, infiltrandosi, nel suo lungo respiro, tra le incongruenze dei loro possessi, procedo segnando la regolarità dell'arco delle ore del 19 marzo 2003, oltrepassando sotto il sole i check-in del risveglio, della colazione, delle ore di lezione, del pranzo e del lavoro pomeridiano, mentre si esaurisce il tempo che precede la guerra e, salendo sull'autobus, astraendomi, guardando attraverso i finestrini, nel controluce geometrico dei riflessi, prevedo la notte che si avvicina ed i bombardamenti dopo la scadenza dell'ultimatum, stupendomi di quanto, in effetti, sia tutto vero e di come mi potranno offendere, da domani, le contraddizioni dei guerrafondai ed ogni prevedibile discorso sulla morte dei più deboli e la vittoria dei più forti.


         4. mentre, nel corridoio, la tua ragazza e le sue amiche, ridendo del venerdì sera che arriva, percorrono l'appartamento avanti e indietro, ti cali nelle ondate di rombo delle esplosioni tra le case di bagdad, che, superati i livelli dell'amplificatore, si strappano nelle ramificazioni entropiche della loro distorsione, con la radio accesa, e la televisione che ti fornisce l'inquadratura notturna degli scoppi e delle fiamme tra i viali illuminati, e ti devi alzare, risalendo dal budello dello stupore, per la reazione di fronte ai rumori della guerra, attraverso le successive reti di aspettative, sfondate dall'urto di un suono che non ti aspettavi, dello spettatore medio, e del cinismo basico di chi, di immagini, ne ha viste tante, ed andare dove sono le ragazze per dire loro, con la voce del guastafeste, 'stanno bombardando ed è davvero spaventoso'.

Vanessa Chimera, Unlimited 2
         5. ogni volta, dalla distanza che collega l'autonomia assiomatica del suo privato con quello spazio di parvenze che ha sentito chiamare mondo, ed a cui volge lo sguardo di chi ha la misura salda della propria indifferenza, e delle ragioni di sopravvivenza che ne argomentano il valore, lo scopo e la giustificazione, lancia lo slogan del proprio partito preso, e cioè 'non mi preoccupo di una guerra che capita in iraq', superando, con l'agilità del privilegio, le regioni di complessità in cui la sua vita, e le diverse fattispecie del suo benessere, stringono alleanze con le disgrazie degli altri e, rispondendo a chi gli spiega il proprio umore malinconico, dandone conto, generalmente, in forza di quello che succede, mostra la sottile differenza tra rifiutare l'ingiustizia e temere di esserne vittima, che al suo interlocutore regolarmente sfugge.


         6. seduti nel curioso mondo della televisione, in cui il reale, come un sospetto che richiede troppe prove per essere ammesso, rimane inespresso tra la ritmica delle inquadrature, e le zoomate patetiche del regista, commentano gli alti ed i bassi della guerra negli ultimi scorci della sua narrazione, che, nel simbolico, trova la curva asintotica della sua fuga nell'infinito del rimosso, e, in successive ondate di assalti retorici, con la ferocia del guastatore fanatico, smontano la struttura di massacri, disperazione e isteria che, tra il tigri e l'eufrate, costituiscono l'estensione del deserto battezzato pace in data odierna, e vantano, con ragionamenti realistici, come servi dei loro mezzi padroni, l'onore dei vigliacchi che, sulla pelle degli altri, si fanno una ragione del peso delle responsabilità che non si sono presi.

 

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