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ZIB II serie
 Fughe
 Una lettera sulla guerra
  di Ivan Levrini

 

Mala Arti Visive         Caro Enrico,
         ho poi letto il progetto di scrittura sulla guerra per il nuovo ordine del mondo. Io lo so che si fa presto a prendere la piega dell'analisi politica e usare parole come mercato, accumulazione e impero, ed è qualcosa da evitare, non fosse altro che per non riprodurre sul piano formale la stessa semplificazione riduttiva di varietà che usa appunto il mercato. Eppure la mia tentazione è quella. Provo a evitarla parlando della vita ordinata che gli esseri umani conducono dalle nostre parti. Noi ormai andiamo avanti come nei reggimenti militari. C'è la sveglia, ci sono le adunate intorno ai semafori o le rotonde, come sono di moda a Reggio Emilia, ci sono le prestazioni di servizio, c'è la mensa o lo spaccio, poi c'è la libera uscita. A certe ore del giorno le facce in circolazione sono proprio così, quelle facce da libera uscita che avevamo al Car di Macerata, cioè la faccia di chi avrebbe voglia di esaltarsi per qualcosa, ma è solo il riflesso delle ore passate in caserma. E io queste facce le vedo sempre più spesso in circolazione qui da noi. Invece dove non le vedo è giù ad Andrano. Lì ci sono facce stanche, ma non facce da libera uscita, salvo i quarantenni che fanno le professioni. Secondo me il nuovo ordine mondiale della guerra parte anche da questa assuefazione alla vita sotto forma di reggimento militare che c'è nelle nostre città. La guerra serve a semplificare, a uniformare. Quello che non riesce a fare il mercato lo fa la guerra. Certi frutti del mercato non ci sputo sopra, ma se il prezzo generale è questa uniformità in atto nelle nostre vite cittadine, i dubbi vengono. Qui dove abito io, nel nostro condominio, abbiamo delle belle case con grandi balconi, e quelli al piano terra hanno il giardino. Tutti, sia quelli al piano terra sia quelli sui balconi, hanno chiamato i giardinieri per l'arredo. Qui fioriscono i centri di assistenza per l'arredo urbano. Hanno tutti lo stesso pratino all'inglese, tutti le stesse piante, aceri, betulle e alloro come siepe, e sui balconi hanno tutti gli stessi vasi con gli stessi sempreverdi. Segno di prestigio sociale. Per me già qui è predisposto il nuovo ordine mondiale. Perché non tengono i vasi con le insalate e i pomodori? Perché vanno alla Conad Sapori e dintorni, reparto agricoltura biologica, e comprano l'insalata a 4 euro al chilo invece di farsela in casa? E non è una questione di tempo, te l'assicuro, né di spesa ovviamente. Una tipa che abita di fianco a me e che lavora come "stilista", abbigliamento di moda, una che guadagna tanto da permettersi il Land Rover, ha voluto una siepe al piano terra perché nella vecchia casa di fronte c'era una costruzione che faceva da basso servizio ed era senza intonaco. È brutto vedere quel muro scrostato, ha detto. A me piace, ho detto io, ma sembrava che avesse parlato l'uomo delle nevi. Ecco cosa mi viene da pensare sulle premesse locali al nuovo ordine mondiale. L'ho tirata un po' per le lunghe e ti saluto, ci sentiamo presto, un abbraccio, Ivan.

 

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