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| Anno
I, numero 4 - 21 settembre 2003 |

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"E
come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle"
(Dante
Alighieri, Purgatorio, II 70-71) |
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Nella
sezione Preludi
tre pezzi per celebrare il 125°
anniversario della nascita di Robert
Walser: due prose inedite dello scrittore
svizzero, tradotte da Mattia Mantovani
(Lo scrittore e La lettura
del giornale), e una conversazione
dello stesso Mantovani con Bernhard
Echte, responsabile del centro studi
walseriano di Zurigo.
Nella sezione Zibaldoni
le annotazioni di Enrico De Vivo,
scritte in occasione della lettura
del Libro dell'inquietudine
di Pessoa, un pezzo di Gianluca Virgilio
per il trentennale della morte di
Carlo Emilio Gadda (Era una sera
di fine maggio…), e la
seconda parte dello "zibaldone
della percezione" di Livio Borriello
(Tranne i contorni).
Le
Altre
meraviglie si
aprono con l'antropologia fantastica
di Gianni Celati, che nella prima
parte di Fata morgana introduce
usi, costumi e filosofia del misterioso
popolo dei Gamuna. Seguono un racconto
onirico di Beppe Sebaste, Guidando
verso Bologna sulla via di Damasco,
le prose lucidissime e ipnotiche di
Antonio Prete, Sul tremito delle
ombre, e la seconda parte dell'antologia
di Gianluca Virgilio, Il racconto
italiano del primo incontro,
che raccoglie i "primi incontri"
tra scrittori e intellettuali del
Novecento. Ecco quindi i ritratti
di Rocco Brindisi (Due racconti
brevi), la prima parte del Poema
narrante di Carlo Bordini. Due
narratrici dal tono alacre e spigliato,
Marosia Castaldi e Ave Ghirelli, raccontano
le loro storie d'amore e di viaggio,
rispettivamente in La parola 'niente'
e Amare amaro. Inoltre,
si possono leggere un racconto di
fantasmi di Thierry Caspar, La
città dei dannati, tradotto
da Stefania Fumagalli, e una parafrasi
di Mario Valentini da un notissimo
canto popolare siciliano, La Passione.
In
chiusura, segnaliamo una nuova sezione,
dal titolo Fughe,
nella quale saranno raccolti gli interventi
di lettori e scrittori intorno ai
temi annunciati nella speculare sezione
dei Preludi
dei numeri precedenti. Si tratta di
temi particolari, che il linguaggio
dell'attualità deforma e perciò
sottrae quasi del tutto alle possibilità
di racconto disinteressato, di riflessione
filosofica, di immaginazione pura.
Si inizia con i testi di Drazan Gunjaca,
Livio Borriello, Gherardo Bortolotti,
Ivan Levrini, Paolo Morelli, Antonio
Prete, sulla guerra "per
il nuovo ordine del mondo",
della quale abbiamo cominciato a parlare
nei Preludi
del numero scorso.
Nell'Archivio
non perdetevi la seconda e ultima
parte del memoriale di Giovanni Scattone
(Mio figlio è accusato
di omicidio).
Buona
lettura! |
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| Sommario |
Lo
scrittore

Robert Walser tradotto
da Mattia Mantovani
"Uno scrittore non sa tutto.
Soltanto gli dei, com'è noto, sanno
tutto. Lo scrittore, però, sa qualcosa
di tutto, e intuisce delle cose che nemmeno
l'imperatore in persona si immagina. Approdando
su questa terra, lo scrittore ha ricevuto
in dote dei cartelli segnaletici, che si
trovano nella sua testa e gli indicano sempre
la direzione verso la quale devono volgersi
i pensieri, se si vuol riuscire ad osservare
ciò che è pieno di presentimenti
o che addirittura è già quasi
indefinibile…".
Robert
Walser nel 125° della nascita
Conversazione con Bernhard
Echte, a cura di Mattia Mantovani
"Walser non è attuale
per gli argomenti o i temi che tratta. Walser
non rappresenta alcuna opinione, non ha
alcun immediato messaggio da comunicare.
Anzi, molto spesso nei suoi scritti si contraddice,
afferma una cosa e il suo contrario. La
sua attualità non va dunque cercata
nei temi e negli argomenti che si possono
rinvenire nelle sue opere. Va cercata piuttosto
nella sua maniera di pensare, in un pensiero
che non ha nulla di argomentativo o di filosofico
perché è un pensiero poetico,
fatto di immagini, un pensiero che nasce
dalla fantasia e dall'osservazione…".
La
lettura del giornale 
Robert Walser tradotto
da Mattia Mantovani
"I giornali sono come un grande
e folto stormo di uccelli che una o due
volte al giorno gira intorno al mondo. Questi
uccelli cinguettano in tutte le lingue civilizzate
e volano nei luoghi più lontani e
nascosti: nelle pianure, nelle strette e
alte valli, sulle montagne, fin dove ci
sono ancora degli uomini…". |
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Germinazioni
dal Libro dell'inquietudine di
Fernando Pessoa
di Enrico De Vivo
"Bernardo Soares
annota che mentre non scrive e
sta seduto a pensare davanti alla finestra
(mi vengono in mente certi personaggi di
Beckett, seduti sulle sedie a dondolo, che
si parlano all'infinito), gli sgorgano nella
testa o gli vengono in punta di lingua le
migliori rime e le prose più perfette,
che poi immediatamente svaniscono quando
si siede a un tavolo con l'intenzione
di trascriverle. Questa intenzione
di scrivere è dunque la prima trappola
da evitare quando si scrive…".
Era
una sera di fine maggio…
(A trent'anni dalla
morte di Carlo Emilio Gadda)
di Gianluca Virgilio
"Così
ho deciso di scrivere io questo pezzettino
su Gadda, come se me lo avesse suggerito
il mio amico farmacista, perché questo
è il bello della vita, che tante
volte anche chi è tutto il giorno
dietro un bancone a vendere medicine, se
ci parli, è capace di suggerirti
la medicina di cui ha bisogno lui stesso".
Tranne
i contorni/ 2
di Livio Borriello
"il tuo corpo è solo il segnale
degradato, indebolito, di qualcosa di remoto,
a cui cerco di risalire
darti un bacio, strisciare le labbra sul
tuo corpo, è solo un' auscultazione,
un tentativo di captare il segnale la bocca
è uno strumento sofisticato di scansione
e rilevazione del mondo, in quelle sue pieghe
verticali e profondissime che sono i nostri
sentimenti
(perciò ti preferisco al buio, quando
dietro di te si distende tutto lo spazio
buio che hai percorso)". |
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Fata
morgana
di Gianni Celati
"Nessun popolo teme le altitudini come
loro. Da quelle parti a volte si può
vedere un pastore o un cacciatore che vacilla
su un costone, indi si butta a terra spaurito
per non guardare in basso. La vertigine
dell'altezza sembra loro un segno certissimo
che tutto quanto sta in basso sia un unico
e continuo fenomeno di fata morgana, e che
ogni forma di vita sulla terra non sia che
un miraggio del genere, ossia la grande
allucinazione del mondo (teru-u ta,
nella loro lingua)".
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Guidando
verso Bologna sulla via di Damasco
di Beppe Sebaste
"In macchina c'è caldo. Mio figlio dorme
sui sedili dietro, e a un certo punto dici,
toccandomi il ginocchio come una carezza:
'Ho fatto un sogno, stanotte. Le vie della
salvezza sono infinite…'".
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Sul
tremito delle ombre e altre prose
di Antonio Prete
"Dopo molti esercizi Li Wajang cominciava a rafforzare
la coscienza del suo ruolo di attore, ormai
in grado di affidare alla propria ombra
la rappresentazione esatta dei sentimenti.
Studio delle velature, misura della leggerezza
e della pesantezza, modulazione della superficie
e dei contorni: il lavoro dell'attore era
diventato un'ascesi."
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Il
racconto italiano del primo incontro/
2
di Gianluca Virgilio
"Si ha un primo incontro quando questa
circostanza dà luogo a un evento
vissuto come straordinario e memorabile
da chi lo racconta, e dal quale si immagina
che derivino importanti conseguenze. L'incontro
è primo se è seguito
da una frequentazione più o meno
assidua dei protagonisti, o da un cammino
comune che si lasci chiaramente identificare.
Molti scrittori hanno riferito quando, in
quale circostanza o occasione si sia verificato
il loro primo incontro con...;
ma pochi ne hanno fatto un piacevole racconto,
dotato di un senso fruibile dal lettore".
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Due
racconti brevi
di Rocco Brindisi
"Due mammelle litigarono per chi doveva fare
più luce nella nottata. Stava nella
cabina del cinema Ariston, dove pure i film
più scemi odoravano di femmine. Era
di buon cuore e meno malizioso della neve.
I suoi racconti erano succo di gelsi. Fece,
per qualche anno, il servitore volante di
uno psichiatra che non accocchiava tre meno
due più quattro, gli andava a pagare
le bollette dell'acqua, della luce, intratteneva
i clienti nell'anticamera, imbucava le lettere.
Era stato innamorato…".
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Poema
narrante
di Carlo Bordini
"In quell'epoca io
ero estraneo - non conoscevo le periferie,
gli uomini con le chiavi attaccate alla
cintola, i bar notturni, e non capivo l'angoscia
della gente. Per me la gente esisteva solo
in relazione a quello che poteva fare a
me. Ci è voluto tutto un lungo processo,
culminato con la sensazione di essere fuori,
di non credere a niente, per imparare a
vedere che la gente esisteva; in quell'epoca
dunque io vivevo nella più perfetta
solitudine, perché per me gli esseri
umani non esistevano". |
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La
parola 'niente'
di Marosia Castaldi
"Saliamo su un aereo Finnair. La hostess ci spiega
dove sono le uscite di sicurezza cosa bisogna
fare per usare l'ossigeno dove sono i salvagenti
e dice che in caso di necessità una
luce gialla ci guiderà verso le uscite
di sicurezza. Nessuno sta a sentire. Probabilmente
sono tutti viaggiatori che viaggiano spesso
o comunque tutti pensiamo che se l'aereo
cade c'è poco da fare…".
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Amare
amaro
di Ave Ghirelli
"In realtà
lei andava dietro agli uomini, era fatta
così, non ci poteva fare niente,
tanto più che a lei sembrava normale
farlo. Un po' meno normale sembrava invece
ai maschi di quel piccolo paese di provincia,
vecchi e giovani, che a tutti pareva un
dono del Signore, una concessione divina
che ci fosse una come l'Irene che ti mettevi
sulla porta di casa e ti salutava con gli
occhi, stringendotelo in pugno.
Lei era l'ingenuità fatta persona…".
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La
città dei dannati
Thierry Caspar tradotto da
Stefania Fumagalli
"Provo un senso di vertigine,
come se spiccassi il volo. Alla fine, cozzo
contro qualcosa di solido, un muro o un
ponte, contro cui rimbalzo. Poi affondo
in un' acqua tiepida e fangosa. Le bolle
dell' aria che ho portato con me nella caduta
mi risalgono lungo il corpo, pizzicandomi.
Poco a poco il loro gorgoglio si smorza,
e raggiungo lentamente il fondo melmoso
del canale. Inutile guardare dove mi trovo.
So che il mio letto di morte è tutt'
altro che invidiabile. Mi resta un' unica
cosa da fare: addormentarmi." |
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La
Passione
di Mario Valentini
"Una delle tradizioni
più particolari di canti narrativi
siciliani è quella dei cantastorie
ciechi. La tradizione era molto viva soprattutto
a Palermo. I cantastorie ciechi erano costituiti
in vera e propria congregazione. Avevano
un repertorio di canti ben preciso, di tipo
prettamente sacro. (…) Qui propongo
volgarizzamento e testo di una fra le narrazioni
più belle, che racconta della Passione
di Gesù. (…) Io qui ho semplicemente
ricopiato il testo dai libretti che accompagnano
le registrazioni a mia disposizione e vi
ho aggiunto un esile e striminzito volgarizzamento".
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Sulla
guerra
"per il nuovo ordine
del mondo" |
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1.
A
prima vista
di Drazan Gunjaca
"Come scrivere qualcosa che non sia
già stato scritto, qualcosa che
io stesso non abbia già scritto,
ed in più renderlo interessante
a chi non ha nessun legame diretto con
il tema di cui ti occupi? Difficilmente.
Molto difficilmente. Specialmente dalla
mia prospettiva che si riduce alla vita
in un piccolo stato (la Croazia) di recente
formazione...".
2. Poi
tutti assieme andiamo a indignarci...
di Livio Borriello
"… le
famiglie sono diventate un campo di battaglia,
la grande passione dell'uomo contemporaneo
è quella sportiva, che consiste
nel piacere di sconfiggere il prossimo
in una forma più vile e futile
che in battaglia - poi tutti assieme andiamo
a indignarci sulle guerre…".
3.
La
guerra in sei mosse
di
Gherardo Bortolotti
"…
seguendo le derive euforiche delle logiche
aberranti e barocche di un attacco preventivo,
che riprendono, in un'operazione che,
al gusto della nostalgia per un'età
felice, accostano la soddisfazione di
una decisione arbitraria e virile, i
pattern di giustificazione tanto cari
alla vostra infanzia, tali per cui,
a fronte di uno sguardo altrui, è
legittima l'elargizione di un pugno
o di una spinta…"..
4.
Una
lettera sulla guerra
di Ivan Levrini
"Noi ormai andiamo avanti come nei
reggimenti militari. C'è la sveglia,
ci sono le adunate intorno ai semafori
o le rotonde, come sono di moda a Reggio
Emilia, ci sono le prestazioni di servizio,
c'è la mensa o lo spaccio, poi
c'è la libera uscita. A certe ore
del giorno le facce in circolazione sono
proprio così, quelle facce da libera
uscita che avevamo al Car di Macerata,
cioè la faccia di chi avrebbe voglia
di esaltarsi per qualcosa, ma è
solo il riflesso delle ore passate in
caserma…".
5.
Elegia
delle guerre
di Paolo Morelli
"Io
folefo dì solo che una cossa, che
li gueri, signori miei congressanti guerafondali,
non ce serffono sola a produccere storie
a gran quantità, ma puro spalanquano
anque voraggini de fortuna più
prosperrità. Sbalia quinni chi
chesia, che te considera na guera solo
un conflito fra li ommini pe loro interesi
particolarri…".
6.
Considerazioni
sulla guerra
di
Antonio Prete
"Le
categorie dell'inevitabile e del necessario
allontanano dalla vista il sangue dei
singoli, portano in primo piano l'ordine
pensato, la soluzione possibile, alla
quale non mancherà neppure il
decoro della parola pace. È infatti
per la pace che si fa la guerra…".
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Mio
figlio è accusato di omicidio/ 2
di Giuseppe Scattone
"Si parla spesso (…) di due mentalità
contrapposte, quella umanistica e quella
scientifica. Non vedo perché debbano
essere contrapposte; ad ogni modo, non direi
che in questo processo, da me seguito per
più di cinque anni, sia stata privilegiata
la mentalità scientifica. Una cosa
è l'applicazione di nuove tecniche
d'indagine, che può avere fasi alterne,
glorie e fallimenti; altra cosa è
la mentalità scientifica, fondata
su criteri conoscitivi costantemente validi:
non avere mai certezze precostituite, descrivere
esattamente e verificare tutti i dati di
partenza, sperimentare, ragionare in modo
rigoroso".
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