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ZIB II serie
 Zibaldoni
 Tranne i contorni/ 2
  di Livio Borriello

        posture

Natura morta con idolo cicladico I, fotografie in bianco e nero sottoperspex, cm.50x50        un corpo di una donna, oggi, aveva qualcosa di un vegetale


        cos'è la rivendicazione delle gambe di i.


        poiché non credo alla realtà, sono stato condannato alle fiamme del desiderio


        il tuo corpo è solo il segnale degradato, indebolito, di qualcosa di remoto, a cui cerco di risalire
        darti un bacio, strisciare le labbra sul tuo corpo, è solo un'auscultazione, un tentativo di captare il segnale la bocca è uno strumento sofisticato di scansione e rilevazione del mondo, in quelle sue pieghe verticali e profondissime che sono i nostri sentimenti
        (perciò ti preferisco al buio, quando dietro di te si distende tutto lo spazio buio che hai percorso)


        io non ti voglio possedere o fecondare, compiacere o conoscere
        io ti voglio risalire, io ti voglio attraversare


        il tocco senza peso, il tocco ad alta quota sulla sua mano, consistente in un millimetro del mondo


        tu vuoi la reazione, ma l'unica reazione vera è l'esplosione
        (anche un bacio a un bambino, non è che una minuta esplosione della carne sulla carne, di un'emissione in un'altra emissione)


        non c'è tempo - quindi possiamo prendercela comodissima
        (la cosa è già accaduta, non accadrà mai o accade continuamente)


        gli occhi di i. sparano quantità elevatissime di ormoni nel sangue, che raggiungono il cervello, e lo mettono in fibrillazione elettrochimica (dal vortice ionico, si selezionano e producono parole del corpo)


        le forme dei corpi dei vivi, animate, si succedono rapidamente per le strade
        queste forme hanno vita, e una brillantezza, un tepore, una mobilità particolari
        non contengono già la morte, che è una cosa che sopraggiunge successivamente
        vedendoli agire, uno pensa che sono vivi, li riconosce come tali
        poi, quando alcuni corpi, inspiegabilmente, muoiono, gli sembra tutto sommato che sia un fatto più accidentale di quanto sia stata la loro vita


        un morto è un organismo profondamente diverso da che era vivo. infatti non sente le cose. un uomo, se cade dal precipizio, si trasforma profondamente in un morto


        la mia è una disgrazia minima, impercettibile, come un virus che però rovina una vita. è una piccola disfunzione nel rapporto con la realtà, per cui questo rapporto è molto desiderato, ma a un certo punto io vi inoculo una particolare sostanza tossica, che pur in piccolissime dosi risulta micidiale. questa sostanza è grosso modo qualcosa che assomiglia alla sincerità, ma evidentemente deve essere una cosa un po' diversa, una sincerità degenerata, infetta (perché non voglio credere che una vera e integra sincerità, per quanto eccessiva, possa essere un male)


        io mi perdo nell'abisso del passaggio da onda sonora a impulso elettrico necessario per incidere un disco. che succede in quel punto, come può l'onda flocculare o agglutinarsi, contrarsi e ricomporsi, e essere altra forma
        (noi siamo sempre come su un aereo, sostenuti dalla nostra velocità - ma le barrette, le divisioni, le determinazioni che sono le parole, interrompono il tempo, stallano i motori)


        essere ossessionati è essere molto umani, è essere sprofondati nell'umano fino alla fissità


        l'angoscia è il rumore del nulla


        l'ansioso ha male al futuro


        un uomo è l'oggetto a più alta densità d'ignoto - più densamente ignoto
        è come un globo luminescente che si sposta fra forme più opache


        il conglomerato semovente di carni stamattina, spostato da una scrivania alla porta, emettendo sonorità
        (ma anche il diffuso tessuto di vuoti che danno l'azzurro, in alto)


        oggi, 23 luglio (il nome di un giorno), provenendo da non so dove, io mi rendo conto di me stamattina ho provato un tuffo al cuore


        la parte che si innamora è il bambino, ma quella di cui ci si innamora è il padre
dunque, sarà sempre un altro ad essere amato


        il ginocchio, guardarsi il ginocchio mentre si parla a telefono, e trovarci, inesplicabilmente, il più profondo senso della vita


        qui siamo tutti vivi, sembra. ci frequentiamo solo fra noi vivi. vivi di qua e di là, nemmeno un morto mai. vivi, cioè gente attiva, gente dinamica. nessuno dà segni di putrefazione, nessuno è rigido, nessuno ci racconta niente dell'aldilà. qui siamo tutti vivi e vegeti.


        dio è vivo e vegeto, ma il suo vegetare è invisibile, la sua vita è incomprensibile. solo a volte si infiltra, sottilmente, pervasivamente, nei blocchi compatti delle nostre vite, generando delle finissime ma micidiali incrinature

        gli altri sono presenze umane, la mia no. è inconcepibile pensare che io, in quanto io, sia un uomo. è vero, posso constatare la mia carne, e in qualche modo i miei atti. ma sono tutti impregnati di una solitudine che li rende assoluti, e quindi irreali
        la mia carne è di carne, ma non è una carne: è l'assoluto della carne, è la trascendenza e l'improbabilità della carne - è aerosol, è aria rosea


        la bellezza, l'emozione, affioramenti del divino nella superficie del mondo
        punti d'addensamento, dove il segnale collassa, e dilaga in me


        lei è insieme delicata e volgare
        quando nel corpo si generano insieme queste due sensazioni, si produce una specie di fiammata


        io sono un artista perché la mia vita rappresenta perfettamente lo strazio idiota che è il mondo


        un qualunque desiderio, anche quello di una scatoletta in un supermercato, è un'infiltrazione dell'infinito nel finito


        il sesso di g5 è una cosa pia


        attualmente, le cose che mi interessano di più sono: la musica, i culi.
        la musica mi fa venire voglia di culi, quindi in ultima analisi i culi
        che hanno in comune? sono forme forme dell'interminabile


        per ottenere un buon governo, fatte le elezioni si dovrebbe rivelare che si trattava di elezioni "a perdere": vince chi ha ottenuto meno voti, e il più votato va direttamente in galera


        dio esiste, ma è un indifferente


        quando avremo imparato a rigenerare le cellule, la prima causa di morte diventerà l'insensatezza


        (l'accumulo di insensatezza nel corpo, come un tossico micidiale, che dopo 100, 200, 1000 anni, diventerà intollerabile dall'organismo)


        quando ho chiamato quel signore indietro perché si era dimenticato di prendere il cellulare, per un attimo mi è venuta voglia di dirgli che ero innamorato di i., o che non capivo che cos'è la vita


        la madre ci amerebbe comunque, la donna ci sostituirebbe comunque
        nessuna ci ama per quel che siamo
        (probabilmente perché non esiste)


        lavarsi la faccia la mattina riattiva la "faccia", la parte sociale, per cui fa perdere la "concentrazione"


        ora mi è venuto il sospetto che il centro della vita erano quelle ragazzine che cantavano vattene amore in una strada al mare, 3 o 4 anni fa


        la carne dell'altro, nella luce
        sullo sfondo del cielo
        questo bisogna demolire nella percezione, per capire
        bisogna avvicinarsi all'essenza desiderante dell'io
        (il punto dove l'io svanisce e produce le cose, al suo posto)


        il tuo piccolo bianco sacro seno
        io in questo mondo, che deliro di ciò


        è stato proprio in quel punto che ti sei perduto, guardando l'ombrellone del palazzo di fronte, proprio in quel punto lì


        la mia specialità, la mia competenza è la disperazione
        sono anche padrone di un certo tipo, sottile e imprendibile, di felicità, di stupore del mondo, che però in genere serve solo a produrre materiale di cui disperarsi
        ad es. maneggiare un cielo, la sua pasta pallida e diluita, fino a estrarne il bagliore, la patina d'impossibile - fino a glorificarlo e consacrarlo in me


        il morto è ancora vivo, e fa qualcosa come sognare a un secondo grado - penetra, discende nelle strutture, nelle fibre più minute e assottigliate dell'esistenza
        come il suo corpo, pur disorganizzato fino alle strutture ultime, sopravvive e continua a persistere nella terra (né può di fatto uscire dal mondo), così persisterà o vi aleggerà anche una sua finissima, molecolare psichicità


        la morte è un sogno intensificato, ancora più destrutturato, ancora più nebuloso, ancora più arcano, un sogno in cui la coscienza sarà ridotta a lampi e bagliori confusi e sinistri, ma non sarà per questo meno reale e presente


        ciò che è esistito, è eterno, è indelebile
        come il corpo anche dopo la morte non può che restare nel mondo, così tutto ciò che è accaduto nel tempo a quel corpo, o il tempo in cui esso è accaduto, non possono disintegrarsi, abolirsi - non possono che persistere, magari in un altro sistema privo di determinazioni spazio-temporali (in una temporalità e spazialità dissolte)


        un corpo morto, non è essenzialmente diverso da un corpo vivo. un niente necessario, causato dal senso della vita precedente, e dunque riempito da quel senso, può essere più vita che una vita falsa, vigliacca


        sappiamo che la profondità è necessaria a sopravvivere, a ledere in profondo la vitalità degli altri


        la deforestazione della psiche comprime in spazi sempre più ristretti il negro che è in noi


        io sono un abitante dell' occidente pacificato, in cui la morte ci aspetta più compassatamente e civilmente, senza aggredirci


        i gesti sessuali, il martellamento forsennato dell'altro
        (essere fuori dal senno, fuori dal territorio biologico e psicologico dell'uomo)


        esiste l'inferno? - sì - chi ci andrà? - chi è normale, chi dice cose sensate, chi sta bene nel mondo, le persone in gamba, le belle persone, chi funziona bene, in quanto esaurito dal funzionamento, chi è fedele alla moglie, chi è amato. perché l'unico movimento umano che avvicini al divino non può che essere la smania, l'agitazione, perché il divino nell'umano non può che esserne la negazione. la privazione di dio, che è l'inferno, e che le persone normali patiranno, consisterà nell'inerzia totale delle molecole a cui saranno ridotte. prive di ogni moto interno, di ogni irradiazione, di ogni ubiquità quantica, queste molecole saranno condannate alla fissità, all'ebetitudine e all'incoscienza eterna. mentre le mie schizzeranno dall'orbita, produrranno luce e emissioni deviate, e sopravviveranno sempre e ovunque, in una specie di equivalente degradato della coscienza, in un tentativo di dissiparsi, che è l'unico paradiso possibile


        se anche sognassi con intensità definitiva, il mio sogno non toccherebbe il mondo


        la gentilezza, eufemismo ad uso di coloro a cui fa schifo il mondo


        l'accolita dei gentili, e le loro sordide, untuose combutte!
        le cose vere della vita, la nascita, la morte, l'amore, sono cose violente - non sono cose gentili


        solidarietà, gentilezza, melensaggini meccaniche e biologiche di quella specie gregaria che è l'uomo, trionfo di losche complicità. l'onestà può essere già un valore che riconosco, perché è una cosa che ha a che fare col vento, con la luce, con gli spazi


        il nostro corpo, che è restato un primitivo, riconosce nella donna la grande madre - la dea della fecondità - che ha adorato migliaia di anni fa. una donna che si spoglia nell'ombra, e ha i seni, e i fianchi larghi, ci apparirà sempre come un'entità soprannaturale, come l'incarnazione più compiuta del mistero della vita. in un istante, condensato nella nostra emozione o in un fiotto ormonale, conosciamo tutto ciò che l'uomo ha compreso in 100.000 anni della biologia e della vita, tutto ciò che comprenderà, e anche ciò che non comprenderà mai


        sarebbe bello uscire dalla vita con un gesto semplice, come si leva il tappo del lavandino


        se mi puntassero una pistola alla tempia  e mi dicessero: di' l'ultima cosa intelligente, io direi: il culo di i.


        io sono portato per fare l'algerino in una piazzetta col sole dopo pranzo


        il sacro, è il luogo dove la realtà si intensifica, e impone la sua incomprensibilità


        l'angelo della morte, è una donna allegra e un po' infantile, dalla pelle bianca, levigata, profumata


        il sovrapporsi del vuoto sul vuoto, dà l'azzurro, che è dunque una potenza del vuoto, un'incandescenza del vuoto
        (non il bianco, non il nero, almeno a certi angoli di rifrangenza del sole nell'atmosfera)


        a 38 anni non esiste più una tua purezza, una tua purezza che può essere posseduta


        la stupidità chiude le donne in un mistero, il mistero della loro carne, della loro esistenza, della loro visibilità
        la stupidità nella donna libera la percezione, e permette ai corpi di rilasciare il mistero dell'oggettualità
        l'oggettuale è più potente


        tutti i caratteri infantili e animali sono un potente strumento di seduzione. solo chi sta interamente nella vita, chi non deborda dalle fratture della coscienza, può conservare la densità e la purezza della cosa - può accadere come una cosa fra le cose, sufficiente a se stessa, e configurare la sfericità di un senso.


        la donna che amiamo più profondamente è quella che vogliamo fottere, ingravidare e abbandonare, ma con tutta l'anima


        i corpi che si muovono, si muovono nella luce lontana, si muovono nel freddo. nessun corpo è nel mio io, che è definito appunto da questa esteriorità. ma poiché invece evidentemente camminano e agiscono in null'altro che sui pieni della mia percezione, che nell'alone o nell'effetto dei miei neuroni, si deve supporre che io stia in un altro luogo.
        così, il corpo di questa massaia che si è girata, e si è esposta nella luce


        lo stabilirsi dei corpi nella luce


        le api, le piccole api che spostano il peso del loro piccolo corpo vellutato


        strano, significa lontano, inaccessibile, altro, come se io non fossi sufficiente al mondo per contenerlo, e ne traboccassero a tratti degli oggetti, - e perdessi e dissipassi alberi e signori sulla spiaggia come un atomo perde elettroni


        si sfalda una scaglia dell'automatismo percettivo, e che l'albero, invece di non esserci, ci sia, mi sembra strano, diventa, o si svela, una cosa in sé, un fatto in sé


        questa signora, che ha preso un po' di provola e certe cotolette di pollo, al cui interno, in questo atto, la realtà si sviluppa sequenzialmente e coerentemente. ma se a un tratto dopo la provola si aprisse una faglia, in cui si precipitasse, e che impedisse di arrivare alla cotoletta di pollo, o si producesse uno scollamento radiale intorno ad essa che la rendesse inutilizzabile nel mondo, noi ci accorgeremmo a un tratto del baratro su cui siamo sospesi


        la carne, la fronte, i capelli della signora di fronte nella luce, che sbriga incombenze nel raggio di pochi metri. ora tutta questo sua piccola azione mi sembra come un cristallo, come nell'ambra, consegnata, esplosa in tutto il resto


        e quel corpo, quella carne, quella natica, infinitamente desiderabile, perché diventa il feticcio di se stessa, tanto più indubitabile quanto più massiccia, carnale, compiutamente sferica - a cui accedo, prima che sbollano, solo per l'attimo liminare del contatto, o della vista


        il mondo è un sottomondo di un mondo. noi lo perforiamo e lasciamo solo il nostro mondo. ma una specie di aura, luminescenza, esuberanza, radiazione, incontenibilità degli oggetti erode e fa franare la nostra percezione nei mondi fra il nostro mondo.


        così la foglia e lo sfondo azzurro, contigui
        lo stacco, il filo di luce-non luce che contorna la foglia
        l'ape che ci ronza intorno, cucendoli coi suoi filamenti di traiettoria


        noi siamo contenuti nelle nostre percezioni, nei nostri comportamenti
        il deviante non trova tenero, suggestivo il bambino
        il bambino scorre sugli adattamenti altrui
        il mare sullo sfondo gli è indifferente
        l'indifferenza minerale dell'acqua e l'adattamento biologico della madre


        pensare non è sentire le determinazioni?
        (o, se si obietta che è articolare i sentimenti delle determinazioni, non è allora sentire le articolazioni?)


        ipotesi di stasera 28 settembre
        io sono uno stronzo totale


        la poesia è un'altra densità delle cose


        tutti gli amori dovrebbero essere come l'amore fra questi ragazzini di 10-12 anni, restati sulla spiaggia all'imbrunire con la scusa di pescare.
        (tutti i rapporti fra le cose dovrebbero essere come questi amori)


        29.9

        quando smettiamo di vivere, cominciamo a esistere
        in fondo l'assassino, che uccide il nostro corpo, ci uccide meno dello smemorato, che uccide anche la nostra esistenza


        forse sono troppo io, e questa ipertrofia produce la vista - separo e determino troppo.


        papà spiega il mio mal di pancia con i peperoni, quando si trattava evidentemente di un'infiltrazione d'infinito nell'intestino


        salvare le frasi dove batte una luce particolare


        la vertigine che ci prende affondando negli occhi di un altro, è una resa a ciò che non siamo


        bisogna aspirare a una certa disumanità. c'è fin troppa umanità nel mondo. quello che manca è una costruzione dell'uomo come cosa non umana


        alcuni sentimenti prodotti dall'uomo contemporaneo sono come la plastica, roba non biodegradabile, che ti ritrovi fra i piedi come i pezzetti di buste e bottiglie sulla spiaggia
        (ad es. certe idee umanitarie, certo spiritualismo, o anche molti desideri)


        la scrittura è davvero un'uscita dal mondo, un suicidio simbolico, uno stendere, inumare sulla pagina l'anima che non può vivere (si recupera almeno il corpo)


        lei da giovane era una giovane puttana, e da vecchia è una vecchia puttana. complimenti. tuttavia, nuda, oscena e scoperta avanti a me, sarebbe un pezzo di carne come è nel mondo


        lontano, in fondo al mondo, ci sono io.
        gli altri sono i miei organi dalle strane forme
        i.., dalla forma di scalciante puledrina, è l'organo eropoietico, che con le sue parole, il suo lavoro, i suoi sfioramenti e ogni altro atto, produce (in questa fase) l'amore
        la cassapanca avanti a me produce il contenimento delle scarpe
        e beethoven e lucio battisti producono una specie di vapore, su cui è come trasportassero in tutto il corpo del mio mondo gli ormoni, i sentimenti
        l'ultimo organo, sono me stesso. sono il cervello del mondo: con le mie orecchie, con la pelle, col fegato e le percezioni, io computo il reale


        nel silenzio della casa, il barrito del mio raffreddore


        noi portiamo in noi memorie di ciò che non siamo mai stati, di ciò che non ci è mai accaduto, ma che ci sarebbe potuto accadere (e per questo fatto stesso, per questa dicibilità stessa, è in noi)


        un io è un assegnamento provvisorio


        la sensazione di sbandamento la sensazione che non esisto che non sono riconosciuto, non sono sentito se gli altri non provano un sentimento (nell'amore) o una cognizione (nella fama) di me (e la sensazione, tuttavia, che non potrò fare a meno di avvertire le sofferenze del corpo che, pur non esistendo, come di fatto non esisto, mi trascino dietro)


        e invece, il rifluire della psiche, quando sono rintracciato dall'amore di s.


        la gelosia è paura della morte - la morte della nostra immagine nell'altro


        l'io disconosciuto del geloso


        il geloso (il disamato) che si abbatte sulla poltrona, pensa: io non sono null'altro che questa carne inerte, inanimata, intransitiva


        pensa alla musica - come quest'energia invisibile e momentanea, ha scavato nelle psichi lunghi complessi corridoi che arrivano fino a noi (e che noi possiamo ripercorrere all'indietro)
        cos'è tutto questo, e perché le cose accadono in questo spazio immateriale - e perché questo spazio attraversa i corpi degli uomini nelle varie ere senza interrompersi, come se fossero attaccati e prolungati uno all'altro


        il mio corpo, che vuole la mia felicità e che io disperdo e seziono emulsiono e polverizzo in queste parole lui mi ammala, lui mi blocca, lui mi vuole collassare, per costringermi a scoppiare ma io lo so, se esplodessi finirei, perché sto nel tempo e così continuo a suppurare in questa congestione e a sfogare dalla punta delle dita questo inchiostro bluetto


        non si sa come, nel piccolo assemblaggio d'ossa, tubi e meccaniche molli conglobate nella carne e insaccate nella pelle, in questo piccolo volume, ci sono io


        il mio occhio, il cerchio marrone nel bianco,


        il mio entusiasmo per il tuo corpo


        i volumi, le curvature, le gravità del suo corpo non hanno spiegazioni
        sono un lieve enigma posato sul mondo


        eros, avventura della tattilità, scoperta di altre temperature, di altre consistenze, di altri volumi - la meraviglia di un'altra corporeità, oltre la nostra
        (che esista qualcosa di misteriosamente corporeo, come noi, oltre noi)


        nuda, sei un misto fra una dea greca e una pasticceria


        la bellezza dei seni è la loro suscettività gravitazionale, per cui pur conservando il fascino dell'architettura aerea, aggettata nel vuoto, collassano dolcemente verso il basso - verso un punto che è forse quello in cui erano i nostri occhi mentre aspettavamo il latte.


        il sesso è una lettera di un altro alfabeto
        il greto dei fianchi
        la bellezza del culo è quella della consistenza, della compiutezza, della sensatezza


        il pube femminile ha qualcosa di originario nella forma, come il neurone al microscopio, è costituito da un nucleo denso da cui si dipartono liberamente filamenti caotici. così, un centro globulare centrifugato, sono tutti gli oggetti semplici


        la bellezza, il luogo dove tutto è violento e incandescente, punto di polluzione e affioramento dell'ignoto


        la potenza che percepisco nell'altro, è la sua capacità di violare la logica e esistere, è quella che lo può rendere numinoso, divino ai miei occhi (l'innamoramento è la rivelazione di questa potenza)


        così, quella ragazza che chiudeva la macchina che ho percepito per strada, e che poi ho superato


        voler arrivare all'essenza delle cose è un'insensatezza. noi siamo superfici che si rapportano ad altre superfici, e ogni nostro tentativo di cambiare livello, di incorporarci nella pienezza e la felicità (il suo corrispondente psicologico), è frustrante e insensato. avvertiremo sempre questo senso di incompletezza, di finitezza, di casualità, perché percepiamo in quanto affioriamo e ci raffiguriamo alla superficie - in quanto diveniamo coscienti - e nel momento in cui lo facciamo, ci disincarniamo da quell'essenza


        se avessimo collezionato tutte le carte delle caramelle che abbiamo mangiato, che ne potremmo fare?


        la linea dei musicisti in rapporto con la divinità è questa: beethoven, schumann, ecc. e poi battisti, baglioni ecc


        le donne sarebbero, in teoria, gente come noi


        le forme sempre più sofisticate in cui nella nostra civiltà si cerca di sopraffare l'altro: il mese della prevenzione dentale


        se dietro la corteccia ci fosse quello che tu speri, la polpa, finalmente, la polpa morbida, la polpa dolce; se sotto l'aspro, il freddo, il ruvido, lo scabro, l'ispido; se sotto l'amaro, l'ostile, l'impenetrabile - se sotto il lontano ci fosse il vicino, se sotto l'estraneo ci fosse il tuo, se sotto il respingente ci fosse l'accogliente - se incidendo con le sottili lame d'inchiostro i giorni opachi, e il tempo e lo spazio insignificanti e opachi, che non brillano, che non splendono, che non sono felici, che non sono quelli in cui siamo felici - affiorino quei 5 o 6 secondi di splendore, quanto basta a conservarli nella memoria, e a propagarne il senso nei mille istanti vuoti in cui sono perduti - questo vuoi sapere con le parole.


        ma a queste parole, io non tanto ci credo, cerco solo di attraversarle, di sbucarne, per me sono come un cunicolo, che hai imboccato nascendo o diventando civile, o innamorandoti, e che devi passare senza fare tante storie


        manchiamo dell'eternità meno 60 anni


        tutti noi vorremmo in fondo essere il presidente di tutto, che su un altare futuristico e multicolore viene masturbato in mondovisione da cinque ragazzine dei cinque continenti


        un polpaccio perfetto, una compagna di scuola
        che hai posseduto di perfetto e completo, di pieno?


        ogni coscienza è un urlo - una luminescenza


        uno si può aggirare in qualsiasi modo nella vita, ma a un certo punto si accorge che uscirà sempre da uno stesso punto (come quando, sognando, capiamo che ci sveglieremo comunque nel letto)


        la sparizione del mondo, siccome sono le sette di mattina, c'è luce, e una monaca in una macchina, e una piastra per salsicce dismessa dalla festa di ieri


        la vita persa ognuno se la gioca avendo fra 5 giorni 37 anni essendo unico e incandescente nella vita e tuttavia perduto


        queste parole sono semplicemente le mie posture nel mondo


        ci sono tre cugine (fra loro) che parlano, e io mi contraggo nell'osservazione. mi sembra strano che esistano cugine, e sedie con sopra cugine, e parole, e in più una carne pensante che le registra. alla fine prendono il caffè.


        perché non trovo elegante altra azione che quella di decompormi


        qual è la soluzione alla vita, al percepire le luci, al percepire gli attimi?


        la vittoria, la sconfitta, sono cose che accadono all'anima


        dio aveva infinite case, e ogni istante ne abitava una. quella sera passò per una puttana negra, con la gonna corta, in piedi sul lungomare


        il mondo si consuma ogni minuto. ogni minuto si consuma la bellezza di una ragazza a una svolta della strada, ogni minuto si consuma un attimo di afa immobile vicino alla villa
        ma non c'è niente da fare, se non questa mistica della consunzione


        il governo delle belle donne, delle donne che abbiano il culo più bello - delle donne in cui l'ordine, il rigore, l'esattezza, la matematica, si sia espressa al livello più profondo e inalienabile, quello dei corpi. un mondo governato dal puro arbitrio di queste donne, solo per il tempo breve in cui le linee dei loro corpi conservino una purezza ed esattezza matematica


        se tu riconoscessi in noi le tue stesse lesioni, se dicessi, guardandoci:
        quella crepa attraverso cui entra un vento gelato, un isotopo dell'infinito,
        è quella che ho anch'io, e se tu sapessi che il tuo corpo, che la tua carne, in quell'ordine fisico ha una consistenza di pomata, e potrebbe lenirla, tu diresti ogni tanto: oh, tocca un po' qua, prendi un po' di me, un po' di carne


        perché pur essendo io, come è evidente, un dio, pur vivendo fra le stupefacenti esistenze di foglie, terra, vicini di casa, colori - non vivo da dio, ma come un essere dalla vita monca, incompiuta spezzata. dio fra gli dei, e fra le cose uniche, piene, sature di sé, subisco - invece di goderne - la loro forza. ogni punto della realtà intorno si dissolve a ogni istante, e mi si sottrae, e io sono esposto implacabilmente al vento di questo infinito risucchio


        ci sono solo io nel mondo, con la macchina che lampeggia, in questa traversa


        l'africa, un punto scuro, dove la realtà (parassiti, melanina, forme biologiche, temperature, orbitali di elettroni) si è disseccata e addensata


        il nilo, aorta del mondo


        il bianco è un mutante depigmentato e degenerato del nero, adattatosi ai nostri climi grazie alle tecnologie abitative e vestiarie e alla domesticazione del fuoco


        l'arte è una meccanica degli archetipi, che io non so o non voglio far funzionare troppo bene


        il fondo è oscuro, o il fondo è luminoso?


        impossibilità estetica o logica di procedere, di liberare la tensione in atti che coinvolgano il mondo: desiderio di annullare chi produce dolore, cioè me. azione nella vita, che sarà comunque una trasformazione di atti mancati, probabilmente diretta ancora verso la vita, ma impregnata, carica di morte, o della sua coscienza intimamente e chimicamente legata ad essa, così che avrà una particolare coloritura terrosa e opaca.
        queste azioni rifluite, e indirette, rimescolano poi talvolta le cose, in modo che si producono eventi reali e positivi? forse mai realmente, sono tutte cose che riguardano non più la mia, ma altre vite, azioni che risolvono tensioni fra le cose, non me, non le mie. io resto irrisolto, irrealizzato, vive un me deviato, anche se non più casuale dell'altro. il me desiderante, quello felice o infelice, quello del mondo, non ha corso, non ha luogo


        io ora sto nel mondo - ho pensato guardando il pavimento dell'ascensore sporco di calcinacci


        io vivo per dio, ma considero dio una metafora
(queste sono frasi che aprono una faglia, ma un po' a tempo perso)


        l'incalcolabile perdita di questo secondo, o la sua impagabile acquisizione (comunque, i conti non tornano)


        due moscerini in stallo nel cono di luce della lampada. molto piccoli, incapaci di un qualsiasi contenuto, eppure, come dire (per così dire), suscettibili di esplodere indefinitamente nell'universo, fino a esaurirlo tutto


        la mia costante idea, quando vedo un moscerino, che dio ci si sia nascosto dentro, e sia in ricognizione sulla zona (dipende, un po', anche dal suo scorrimento così discreto, silenzioso, oliato, ma inesorabilmente esatto, nella traiettoria)


        sprofondo, adesso, in me, che mentre mi faccio il bidet, fisso un bottone del pantalone


        sento il desiderio, l'energia vitale che si suppura nel corpo, e non ho uscita perché peso 80 chili di fronte all'infinito del mondo, e tuttavia a volte, scintille...


        le forme si configurano e gli atti accadono solo fino al punto dove comincio io


        nel grigio di una periferia industriale, il fiore di carne di una puttana


        anemos, il vento che è dentro di noi, e che agita anche i gesti della puttana (ieratica, solenne, nella sua gonna rossa, sullo sfondo della città)


        la carne della prostituta, è fuori dal mondo, è disconosciuta, destituita e prosciugata di ogni significato, ritorna materia assoluta, perduta e sfavillante - in un angolo di una strada di una periferia industriale


        alcune donne hanno la struttura corporea della gazzella, inarcate nella fuga - sono fatte per fuggire, ma essere poi predate


        e.5, carne nuda chiara e destituita di segni, sesso che odora di terra o vegetali bagnati


        le disarmonie, come chiave per uscire dal mondo - attraverso le scommessure, le maglie che si aprono - le deflessioni


        con questo baffo, io mi defletto dal mondo


        questa certa musica (che non mi piace) esprime e produce emozioni contenibili nel mondo per persone contenibili nel mondo (non è né schumann né battisti)


        anima perduta nel mondo, in cui c'è vento, in cui c'è l'insegna di una macelleria


        pensando a una donna mentre sono in bagno, estrema vicinanza, per un istante, di questa donna (della sua sostanza, pneumatica, biochimica o cromatica) e di due tubi d'acciaio


        deflettendo la realtà, si può vedere per un attimo il nulla dietro
(prima che i fasci si richiudano)


        l'armonia di monica bellucci è oppiacea - eppure in un altro senso la tenuta perfetta, la levigatezza dei segni che è la bellezza, è un'apertura, un punto di cedimento, una porosità della realtà, attraverso cui si tenta di accedere oltre essa
        in quel volto, in quelle cellule giovani e perfettamente levigate, nella lucentezza e umidità degli occhi, nello stemperarsi e liquefarsi armoniosi di questi segni, io scorro, io mi assorbo


        io penso che dobbiamo fare a volte cose inutili, cose antibiologiche, cose che non hanno senso per la nostra vita, per la nostra sopravvivenza, cose di cui non ci rendiamo conto. dobbiamo sbagliare, dobbiamo perderci in uno di questi attimi inutili, supremamente, arcanamente e compiutamente inutili


        il tuo corpo, come la forma di minimo attrito del mondo. non c'è forse punto del mondo in cui la psiche, il fronte dell'io trovi meno attrito. le linee del tuo volto, configurate secondo le leggi della massima sintesi, eleganza e economia geometrica, incastrate una nell'altra come in un mandala, armoniche fino alla dissoluzione di ogni struttura (ma profondamente, perché naturalmente, e dunque divinamente, ordinate) diventano permeabili, perforabili


        perché penso che l. sono io? noi siamo così attaccati al nostro nome, ai suoi fonemi e grafemi... e comunque al nome ideografico che sono i nostri tratti somatici... che se perdessimo davvero il nome, l'anima cadrebbe a pezzi, anzi, riprecipiterebbe nel nulla


Natura morta con idolo cicladico II, fotografie in bianco e nero sottoperspex, cm.50x50         rifiutato da cagne e porche, perché a un certo punto ho deciso di eliminare il marketing psichico, di sopprimere promozioni, trucchi di vendita, spese varie d'immagine, e ho tentato la sfida dell'offerta di me stesso, del groviglio di impulsi, atti e associazioni - peraltro piuttosto logoro - che ero, della carne perduta che ero. ma nessuna mi ha amato, perché nessuno può amare qualcosa che non rappresenta niente, che non si fa segno in un sistema di segni. mi hanno amato quelle che non amavo: quelle che non si erano fatte segno, perché mi amavano, perché, non amandole, mi ero fatto segno io


        il nostro amore è basato sul falso amore che provi tu per me perché non ti amo, e sul falso amore che provo io per te per gratitudine del tuo falso amore


        un falso amore in un mondo falso è un amore vero?


        nessuno può amarci per quel che siamo, perché quest'entità è opaca, è sepolta al di sotto del mondo, o forse è spaventosa.
        le cose avvengono solo fra i nostri rappresentanti, sono i nostri rappresentanti che contrattano la vita per noi, che respirano, agiscono, amano ecc - forse noi interveniamo solo per nascere e morire, o pochi altri istanti, forse senza che ci riconoscano


        l'infelicità alla lunga incattivisce, questi maledetti dei non lo capiscono


        ho spremuto tutto quello che si poteva spremere dall'infelicità
bene, ragazzi, ora passatemi la felicità


        ecco l'ippopotamo, che io ho creato, al pari di te
(giobbe, 40)


        le mie malattie, tutte causate dal desiderio che imputridisce
        le immagini non diventano altre immagini, ingorgano il corpo, suppurano nelle sue cavità - non mi faccio mie immagini
        il corpo non ha più forma, non è più armonizzato nel flusso - si scompone, si disorganizza - si fa inorganico - e si ammala


        chi percepisce lucidamente la realtà è detto sano, chi ne percepisce lucidamente il fondo, è detto pazzo


        al mafioso
        tu mi vuoi uccidere?
        ma se muoio, chi saprà mai che la seconda parte di e penso a te (quella che fa ba ba ba ba ba) non mi piaceva?


        vorrei essere una polacca che passeggia dopo pranzo in una città deserta.


        3.2.99, h 16 circa: uno stronzo colossale, abnorme, mastodontico, biblico
        un ammasso pesante, ottuso, inamovibile, che mi ha slargato e dilatato tutto, dolorosamente. la tragica sensazione di un tappo definitivo e incontenibile alla tua anima


        come i cani nel canile, penosamente festosi, ognuno che in una danza grottesca e umiliante cerca di richiamare l'attenzione su di sé


        è il segno che muta, è il segno che muore. la riduzione al segno - ciò che chiamiamo la superficialità - è inaccettabile, perché è inaccettabile la morte. ma la vita è un accadere di segni ...


        la violenta compiutezza delle forme che passano per il mondo. il loro accecante bagliore - prima di essere reinghiottite definitivamente


        il mondo mai pensato nelle foto di scarto, il mondo che c'era, e agisce da un punto esterno al pensiero, all'uomo


        io vedo la realtà come una crosta uniforme, in cui a volte si aprono delle voragini, che la mettono in comunicazione con l'esterno. una di queste crepe, era quella che si era aperta fra mino reitano e le dodicenni


        in questo sogno si ascoltava l'ouverture del manfred, e tutto si ricomponeva - tutto quello che si era perso in ciascun istante di ciascun luogo


        io ora mi sono sentito nel mondo come un pazzo che ha fatto esplodere il manicomio
(guardando la rosa)


        la ragione è il solo punto solido della realtà, il filo strettissimo che corre su un abisso - sui mondi che non sono niente


        ricordare cos'era l'amore originariamente: vagare nella savana, trovare una donna, appoggiarla a un albero, scopare, tornare a vagare nella savana.


        se dietro il legno, la realtà del legno, ci fosse il legno, si concatenasse il legno, e non la sua elusione, il suo collasso, il suo liquefarsi in una pozza di indefinibile


        il corpo, anche se penetrato, resta inviolabile possedendo le luci (di una fotografia) possedendo i tempi e gli spazi (nell'innamoramento) o l'io sociale (la personalità giuridica nel matrimonio), o possedendo la presenza linguistica, il configurarsi nel mondo, attraverso la comprensione, o l'introiezione psicologica o letteraria, noi tentiamo di accedervi, di svelarlo, di illuminarcene, di emigrarvi, di risalirlo, ma non ci riusciamo mai veramente, se non forse per istantanei bagliori


        ci si potrebbe trovare a essere molto più fragorosamente di quanto pensiamo


        la scienza cresce nello spessore sottile del relativo, senza radici nell'assoluto
        è più scientifica la poesia, misurazione linguistica degli assoluti, come una matematica situata nello spazio integrale


        quando, passando dal nulla alla densità delle cose, io mi sono prodotto nel mondo, non c'è stato allora mondo che non sia stato io, non c'è stato mondo su cui non abbia signoreggiato io, che non abbia asservito - io sono stato allora il mondo, tutto il mondo, l'intero e opaco mondo


        il papa che condanna gli anticoncezionali, ha colpa della fine (della rottura della vita) per fame di milioni di individui, o comunque delle galline che dovrebbero sfamarli


        noi costruiamo, come un utensile, la percezione del terreno, perché ci serve per camminare a cosa ci serve cocorito trasmesso dal camping?
        a posizionare i neuroni nel mondo
        è la nostra aura neurale
        infine, tutto collima esattamente
        o quasi


        nel film porno amare il serpente o qualcosa del genere, la graziosa c.d.c. dall'aria graziosa e superinnocente diceva: io sono la più forte perché io so amare. lei amava il serpente fiordeliso che il padre, uomo arido che non sapeva amare, usava nei suoi esperimenti di scienziato. successivamente c.d.c. dato il suo amore accarezzava il serpente e lo inseriva nel suo corpino bianco, così che uno (io) veniva (al posto del serpente, di quel serpente di venti anni fa che ora è morto e che era pure solo luci verdastre serpeggianti, e poi in una carta molto lontana dai suoi ovuli). alla fine lei era tutta nuda e sembrava stranamente una cosa del signore, una cosa del mondo un po' mistica e splendente


        noi che abitiamo i mondi. noi dispersi da un cielo enorme e smagliato nelle fibre violacee, e dalla voce metallica e melliflua della cantante americana del camping. piuttosto piccoli, ma senza fondo, inesauribili. incrociato, intersecato, sovrapposto, l'istante, il mondo, il settore della madre che chiamava: roberto - identificativo del figlio - e il mio. e poi i volti, il mio entrato nel suo, viceversa. io desolato nella quantità smisurata d'aria del cielo, assorto sulle sconcertanti vicende della mia vita, dei miei giorni. non è accaduto nulla, è ruotato un dentello del colossale ingranaggio. o è successo tutto, la collisione fra le galassie, l'evento che si dilata infinitamente nel pensiero. queste sembrano insensatezze, e invece sono descrizioni appena più analitiche, appena meno compulsive delle cose.


        la mia carne si sposta. le orecchie si intingono nell'aria corrugata di musica. in pochi istanti, sono cose diverse. urinando, ora, ero armato dell'ago lucente e paglierino che mi reiniettava nel mondo. gli strati pesanti di luce si depongono su questa casa. il sangue gira, inavvertibilmente, come gli astri


        nella dimensione dei segni, non c'è differenza fra gli io, fra chi emette e chi riceve la decisione, quel che resta è la contiguità


        chi ci uccide, ci assume in sé, poiché assume, per contiguità, il nostro spazio psichico nel mondo



        sugli scogli


        i corpi si sgranano, si disgregano, si alleggeriscono. ogni granulo, ogni punto si impregna di luce, l'assorbe, se ne dilata e si disperde nel bianco. ogni capsula di materia è eccitata dalla luce, scoppia e si dissemina.


        le linee, i contorni, la polpa, il sangue, il nero dei capelli, quello che erano i volumi, gli incastri, gli incavi, si rarefanno e disfanno progressivamente, si diffondono e propagano nello spazio aperto


        i treni di luce, prima sfasati, poi sempre più coerenti man mano che le frange di carne si compongono, si disperdono nel liquido viscoso e azzurro del cielo.


        il mondo in poche linee pure, essenziali, poche linee nella luce, linee di corpi con i piedi nell'acqua, fra i massi tondi e levigati. poche linee in cui rapprendo, raccogliendolo nei sensi e le percezioni, tutto ciò che è in me e dietro di me e che ignoro - le linee delle rocce, i colori saturi e omogenei, nella loro minima diversità, del cielo e del mare, la scena avanti a me


        il taglio della pelle, sugli scogli, è la stessa cosa di quella luce. il taglio, che scopre un canale sottile di carne rossa e umida, che lacera l'involucro, il perimetro, e dà accesso all'interno, e la luce che macera i corpi, li spappola, li sbalza oltre il loro contorno.


        tranne i contorni

        aure neurali

        cercare una parola biologica, che sia puro attrito dei neuroni col mondo


        è così strano il pensiero, che è incredibile - lo scorrere stesso dei libri in fila nell'occhio, il sequenziarli è strano che sia silenzioso


        il pensare propriamente, ovvero qualcosa come la perdita delle combinazioni, delle operazioni fra segni che esegue il cervello - il bruciarsi di queste operazioni nel reale (la loro estrazione e simulazione nella coscienza, in un altro senso), è qualcosa di sconcertante, di totalmente sconcertante e inattingibile


        pensare, sentire, è avventurarsi fuori dall'io sporgersi dall'animalità è già una scissione, un'alienazione. bisognerebbe arrivare a pensare col corpo, configurare il corpo in modo da esprimere pensieri (o le sue percezioni, i suoi secreti, come accade in pittura o in letteratura)


        come potrebbe accadere qualcosa nella pappa bianca di neuroni del cranio?
        io posso solo rallentare, sagomare e addensare ciò che mi accade


        fissandomi nel vetro stamattina mi sono sorpreso una cosa minerale e priva di senso nel mondo, un piccolo mostro ontologico che pigolava nell'infinito
        aprendo il balcone, poi, c'era la luce, ma non era mia - dio me la faceva solo vedere


        la scrittura e la lettura, attività malsane, che comportano un'intossicazione di tutti i muscoli e le cellule nervose. il gesto anti istintivo di bloccarsi e chinarsi a decifrare, a dipanare i minuscoli grovigli neri delle parole, è il frutto di un'evidente degenerazione del nostro rapporto col mondo


        scrivere è vagire, vagire in una forma più cretina e complicata


        la letteratura è un dialogo fra cadaveri, alcuni effettivi, altri facenti funzione (da qui l'imbarazzo che si prova in libreria)


        scrivere è appoggiare l'orecchio sulla morte


        le parole, saranno sempre unte del tuo corpo, del tuo sentire, anche quelle più pulite (una volta questa untuosità era apprezzata, e si chiamava stile)
        perfino i numeri, sanno di umano. e anche gli spazi d'aria fra le cose, l'acqua, la lontananza, il misticismo


        la parola era, primitivamente, una delle tante dispersioni dell'uomo (dei tanti effetti del suo attrito col mondo) (una fricazione e vibrazione prodotta dall'aria passando nel suo corpo). un materiale come un altro, per giunta invisibile. poi, con questo materiale invisibile l'uomo ha costruito un dispositivo invisibile, che è l'anima, generando così dentro di sé questa sorta di omuncolo, ha acquistato il mitico potere dell'uomo invisibile, un potere che gli ha permesso di dominare il mondo


        la scrittura è un temporaneo sostituto del corpo che fugge
        man mano che perdiamo, rilasciamo il corpo nel tempo, lo sostituiamo con la scrittura


        io non posso morire così
        almeno lascio un po' di pezzi sparpagliati sulla carta, per far vedere che c'è stata lotta


        ogni parola è un compleanno - un punto in cui si festeggia la nostra esistenza


        bisogna rendere le parole incandescenti, bisogna farne affiorare l'eccesso, ciò che le eccede - l'incomprensibile - bisogna strizzarle, sbatterle, trattarle con la chimica delle lettere finché secernano, espellano quel loro lieve umido sfolgorio


        io voglio che nella struttura di queste parole, nel loro inchiostro, si infiltrino sostanze sconosciute, sostanze inassimilabili, che le sfaldino e corrodano dall'interno voglio che la sintassi sia scossa da raffiche di correnti invisibili, che la dissestino voglio che non funzionino bene, che abbiano un'asprezza, un'acidità, una ruvidezza di cose minate, corrotte


        mi propago: scrivo


        la scrittura dovrebbe azionare il corpo che legge in modo da provocare la mia stessa diffidenza sulla realtà - dovrebbe prima depurare con l'abbaglio, poi sconnettere e intontire il corpo, sospenderlo in uno stato stuporoso e abbacinato, in cui le cose si smuovano da sé, deliquino, esalino dalla loro forma


        il bambino ci crede, e il bambino scrive (manda la letterina all'infinito, perché lui ama)


        la realtà mi sfibra


        la straordinaria coincidenza dei colori fra gli uomini: è come se facessero lo stesso sogno
        i disegni formati dalle sgualciture della tovaglia
        il blu e l'antracite rarefatti del crepuscolo, sono in qualche modo indelebili - andranno sempre a finire in un posto di questo mondo


        dopo debord


        accendere la televisione. compaiono prima i puntini, poi i contorni e le ombreggiature di un'attrice. è piuttosto abbronzata, e bruna. è proprio l'attrice di un film che mi piaceva. ride e dice una frase. mi pare: dovremo proprio dirlo a ken


        i soldi e la televisione sono materia purificata
        sono numeri, astrazioni e computazioni della materia, scansioni matematiche e decontaminate delle cose inconoscibili e caotiche che costituiscono il mondo


        la realtà rilascia continuamente immagini. le donne, e esasperatamente le donne contemporanee generate sui modelli dei media, sono delle piccole televisioni viventi, delle generatrici incessanti di immagini, immagini che però per la loro stessa natura sono inafferrabili, incommestibili


        l'inconfessato desiderio dell'attrice di comparire nuda in copertina, è quello di irradiare la propria consistenza essenziale - nell'edicola, negli occhi, negli immaginari - nel plasma dei passanti
        ma non è un desiderio sessuale, è un desiderio fisico, di reazione alla conclusione del corpo


        le donne che hanno un corpo pieno e compiuto, lo sentono necessariamente gonfio e incontenibile, lo sentono trascendere nell'altro - il corpo saturo non sopporta la sua pienezza, tende al salto quantico, a sboccare attraverso il canale visivo nel corpo dell'altro - a esibirsi, a rappresentarsi.


        perché mi attrae tanto p.v.? innanzitutto perché è famosa, perché l'ho sentita nominare da pippo baudo o da enrico ghezzi, perché ho letto il nome che l'individua stampato su giornali a diffusione (ovvero espansione) nazionale, e soprattutto perché ho visto la sua immagine, nuda o vestita, apparire in quella sorta di empireo o iperuranio, in quell'universo purificato di essenze, che è lo schermo, televisivo o cinematografico. lei era là, e non era là. era là questo suo prolungamento distale, questa sua selezione, la sua forma: l'immagine.


        l'irresistibilità della bionda (moana pozzi, in un blob) la cui oscurità, materiale, terrena e un po' torbida si è rarefatta e svaporata, per purificarsi definitivamente nello schermo televisivo; l'occhio chiaro, glauco e vacuo, attraverso cui si crede di intravedere un contenuto di limpida, liquida, fluttuante anima azzurra, una sostanza non terrena, angelica e celestiale; il seno appena captato, baluginante nel suo lieve dondolio fra le luci oltre il vetro, solo quanto basta a accendere il desiderio senza appagarlo, come un leggero vortice che crea un risucchio e un vuoto, senza riempirlo, senza dargli la possibilità di ricostituire l'io, lasciandolo monco, incompleto, spezzato; e infine la risata, la risata leggera, d'argento, incosciente e animale, risa da denti bianchi e sani, ma libera come quella di una bambina, e quindi sfuggente (è la risata stessa che, nella sua struttura sonora, scivola, sfila, glissa, si perde - è della ninfa che fugge, o dell`attrice, appunto)


        la nostra esistenza è strana. la bellezza, in un'esistenza così, che ci fa?
        G.O.: non c'era, c'era ed era bella, era bluastra e colliquava in fondo a un pozzo.      convertita infine in luce digitale su uno schermo, mezza marcita, occhi e capelli consunti (dal tempo e dai batteri, dall'acqua, dalla perdita di definizione televisiva). tratta dal pozzo nuda - col corpo inarcato - da me morbosamente amata, onestamente da stampa e compiti giornalisti venduta o orrendamente rispettata... (questi pensieri minano gli altri, bastano a minarli tutti.      ma è questa la vera forma logica della mente? )


        io qui sono fermo sotto maggio e non sono né me stesso né il resto


        le ragazze di non è la rai, che esprimono la gioia primaria e profonda, essenziale, pura, dell'apparire, del risuonare intorno, dell'emanarsi come una vibrazione nelle altre coscienze e percezioni del mondo. sono pure chiazze e aggregazioni di colori, sospese nel plasma dell'etere e della cosiddetta sfera comunicativa, cosa si può immaginare di più puro?


        in questo programma che si vede sulla superficie della televisione si vedono molti colori e linee (in realtà formate da puntini) e, fatto ancora più straordinario, questi colori si muovono. questo perché si muovono le ragazze di boncompagni - ambra soprattutto - che stanno a roma o a milano e con loro come uno sciame le loro immagini. molto brava è anche pamela che canta con una vera personalità, e una certa ragazza che si mette sempre la testa fra le mani, ma sbarazzinamente. spegnendo il televisore, le ragazze non si vedono più, da che prima si vedevano. se uno trasporta il televisore, però, trasporta anche loro e le può resuscitare, sempre piccole, però. ambra fa la pubblicità ai formaggini che mangia veramente. poi slitta sempre col tono sulle vocali (aa, aallora ecc.) quando ballano tutte insieme nella musica, suscitano vari pensieri, e in alcuni uomini più intemperanti e meno di cultura anche a sfondo sessuale. una volta un uomo di cultura restò un po' perplesso guardando l'orologio proprio mentre guardava il programma. questo fatto che nonostante ambra scorresse il tempo, nonostante il programma non è la rai, o proprio la rai, o la signorina che presentava i programmi, ci fosse contemporaneamente il tempo, gli aveva dato una specie di vertigine. ne parlò allora, scendendo per strada, a un suo caro amico, ma naturalmente questi lo rassicurò che non c'era nulla di strano, e che nonostante ambra esiste il tempo.


        l'ispettore derrick entra nel televisore provenendo da un luogo da cui era invisibile. nel momento in cui ciò avviene tuttavia diviene molto piccolo - inoltre possono restare delle parti fuori, ad es. un braccio. risolve un caso ogni volta, ammirevolmente. la gente che era morta, era morta solo superficialmente - per dissanguamento delle luci rosse, direbbe il referto. l'idea di bellezza del regista è un'idea ariana, da un certo punto in poi non convenzionale. wallace, il paralitico che già si sa che ha ucciso la modella, sostiene infatti che lei è un prodotto divino. pur essendo innocente, era colpevole in quanto era il classico tipo capace di un delitto. nemmeno dopo il film avrebbe mai ucciso nessuno, dato che si estingueva nel nulla. in germania sembra che il tessuto sociale sia particolarmente allentato. il caso, l'ha risolto in massima parte l'impermeabile


        capita a volte di guardare film porno, e capita a volte che in questi film porno ci siano delle nuvole. sarebbe molto opportuno parlare di queste nuvole, che hanno una funzione molto importante nel mondo
        io ho visto ad ogni modo l'altra volta queste nuvole mentre due si amavano o non si amavano nel film
        a aa a - gridava con molto ardore un'amante del film dal cristallino lattiginoso
        l'uomo ruggiva come un leone, e l'altro era un negro
        c'erano inoltre spazi vuoti dove non c'erano nemmeno nuvole sarebbe molto opportuno parlare di questi spazi
        c'era ad esempio uno spazio dietro la poltrona di pelle, o similpelle, bianca e degli anni 70, c'era una zona che vibrava a causa della cattiva qualità del segnale, in cui sembrava non ci fosse nemmeno muro vuoto
        altri amanti che non so se si amavano si erano ora disposti complicatamente in una figura strana
        dunque qua mi prendeva però di nuovo una specie di senso di smarrimento, per cui di nuovo ripresi a guardare le nuvole


        due ragazze che fanno pubblicità agli assorbenti, che fanno: e vai!, il mar rosso, limitava limitava
        (eppure, 'ste poverelle pure loro sono esseri umani)


        io, disse la donna americana che viveva nel telefilm, mi piaccio così, con tutte le mie contraddizioni


        siamo così intimamente linguistici, che persino gli impulsi che tendono a trascendere la linguisticità, come quello verso l'infinito e la totalità, non sembrano poter trovare sfogo che in forme sociali, ovvero ancora in un ambito linguistico. urlare a squarciagola per strada ci lascerebbe infine inappagati, comunque assai meno che essere famosi, ovvero riprodurci indefinitamente nel sistema percettivo di altri uomini - cosa a cui hanno aspirato ogni attricetta, ogni grand'uomo, ogni pazzo e ogni bambino.


        in uno schermo, quest'attrice, a tasselli digitali. i tasselli dell'acqua della doccia che franano sui tasselli della sua pelle - quelli degli occhi, che nell'insieme comunicano un sentimento, un suo certo assetto ormonale


        si chiama, nel film, edwige fenech, e ha acquisito ampia riconoscibilità in italia (proprio per queste docce, essenzialmente)
        il suo corpo qui deterso si è completamente rigenerato dal 1973 ad oggi (ma secondo uno stesso schema genico, per cui è simile, solo di poco infrollito e logorato)


        oggi fa ancora docce, ma privatamente, e non le processa in segnali hertziani, a beneficio (so dai rotocalchi specializzati) di tal dirigente automobilistico - cui auguro peraltro ogni bene, a lui, come al suo fossile di luce


        il pizzo al nulla

        cristianesimo e varie


        rivelarsi e ridursi in segno è già partecipare della parzialità e della falsità umana.


        di un Crocifisso senza arte né parte ce ne saremmo fregati, noi amiamo il Crocifisso perché sappiamo che ha vinto (che si è schiodato)
        (siamo un po' tutti come quelle segretarie a cui piace consolare il manager nei momenti di tristezza)


        è l'idea stessa di un messia, di un cristo, che è un prodotto, anzi un'aberrazione culturale . che ragione avrebbe infatti un dio, che fosse l'unico e il solo, di farsi adorare, e di inviare un messia per convincere gli uomini a farlo?
        gli unici a guadagnarci dall'esistenza di un messia, sono gli uomini che parteggiano per lui (dagli apostoli, alla chiesa, fino al " gott mitt uns" sui cinturoni dei nazisti o all'"in god we trust" sul dollaro)

        esistono effettivamente molti dei: quello desunto (cioè pensato), quello amato, quello temuto ecc.
        (il mio dio è un orlo della carne?)


        ci scambiamo segni. tutto è segno.
        in realtà nessuno ama dio, perfino di dio amiamo i segni
        (anzi quel che è divino, quel che è comune a tutti, quel che è indeterminato, lo disprezziamo)

        l'ipotesi più plausibile mi sembra che J.C., pur avvertendo in sé una sorta di esposizione al divino, non sapesse lui stesso se era o no inviato dal signore - tanto che non lo afferma mai inequivocamente
        (J. C., uomo di potente logos, artefice e protagonista di un potente mito, forse in connessione col divino, se divino si dà, attraverso una sensibilità visionaria)


        la potenza delle immagini (i gigli che senza tessere e filare vestono come neanche salomone - o il mito della resurrezione). l'immagine produce pensiero, produce essenza come la matematica, perciò ha tanto potere sull'uomo. sulla potenza delle immagini è stata costruita la società occidentale giudeo-cristiana (J. C. era essenzialmente un grande letterato)


        perché il cristianesimo, che è la dottrina della resurrezione e della vita, ha per simbolo un morto - o un vivo in stato di morte ? perché il cristianesimo è, in fondo, più una negazione che un'affermazione, più un sacrificio del visibile, che un'apertura all'invisibile? perché il sacro è inattingibile, e l'invisibile è irrappresentabile? ma allora perché rappresentarlo?


        il misterioso afflato di s. paolo verso l'inutile e l'invisibile è quello che mi affascina


        al sacrificio della carne degli animali nell'ebraismo, cristo (per s. paolo) sostituisce quello della propria. in entrambi i casi, viene sacrificato il visibile all'invisibile


        la produzione di un significato è possibile solo svuotando il segno della sua materia. un significato è il posto di un segno, il sacrificio di un segno


        anche nella bellezza (una specie di continuità fra i punti) o nel dolore (la percezione dell'assoluta, bruciante estraneità del mondo) noi vediamo ragioni divine


        la frase di wittgenstein: "di ciò di cui non possiamo parlare, dobbiamo tacere", corrisponde razionalmente al sentimento di s. paolo, quando avverte un limite della propria carne, e la vuole sacrificare all'invisibile


        questo è un misticismo del limite, che si contrappone a quello orientale, che è invece una percezione emotiva dell'unità
        (wittgenstein: mistico, è vedere il mondo come un tutto limitato
        tao te ching: chi infinitamente è senza desideri, è nel tao)


        il senso di dio incarnato potrebbe essere questo: J. C. è la vita


        in ognuno di noi c'è un dio crocifisso che vuole risorgere
questo è forse il segreto del cristianesimo


        una nuova rivelazione che annunci: state lontani da me e non vi fate mai più vedere, né da vivi, né da morti


        santoni e new age

        in generale i maestri di vita e i santoni mi fanno l'effetto di franco e lucrezia, due volpini che vendono sistemi per il lotto alla tv, e non si sa perché non se li giocano loro


        il cosiddetto spiritualismo new age si genera in una rivoltante brodaglia fatta dal pensiero di s. paolo, il senso di colpa delle mestruazioni e la coscienza della morte


        una persona che usa la parola "spirito" mi dà già l'idea di mike bongiorno che vende mortadelle alla tv.
        se esistesse lo spirito, sicuramente ne sarebbe privo chi usa questa parola


        islam

        il cristianesimo si fonda su una scissione con la natura, o forse su un'ipocrisia


        l'islamismo scolla l'uomo dalla natura in punti diversi, ad es. sui suoi bisogni nutritivi nel ramadan. non c'è religione senza nessuno di questi scollamenti


        nell'islam è centrale il desiderio di felicità


        l'islam è alla fine una religione meno superstiziosa del cristianesimo, nella quale è più chiaramente sentita l'alterità di dio


        oriente

        nei testi buddhisti, nei mistici, la ripetizione come rima, come elemento ritmico; e viceversa il ritmo come assimilazione a sé del reale. il reale viene così sovraccaricato, e può sprigionare un'aura semantica percepita come soprannaturale


        il buddhismo è la religione più vertiginosa


        il monaco vigila sul corpo col corpo ecc. come dire, con il naso annusa il naso, con l'orecchio ascolta lo (stesso) orecchio
        un volume immaginario è liberato da questa aporia, da questa impossibilità
        è sempre il blocco, la contraddizione logica (il miracolo, o il paradosso zen) che produce lo spazio del soprannaturale


        a proposito di un monaco buddhista visto in televisione
        1) è brutto e vecchio, ha i denti guasti, è inconfrontabile con ambra su canale 5.
        2) se sentisse misticamente, avrebbe uno sguardo sperduto - sconcertato, come quello di un neonato o di un moribondo, o di wittgenstein, o di uno che ha perso i soldi, o che gli hanno detto sei condannato o semplicemente è un po' svanito. lui invece è lieto
        3) non mi piace l'ideale di calma e di serenità, è una forma di ottusità (assomiglia alla letizia). chi è forato, chi ha il senso dell'infinito è sempre un po'affannato, scomposto,


        l'ideale del bonzo è realizzato per una strada più breve passando la giornata nel bar a parlare di pallone


        questo nilo di ancira (un monaco-asceta della scuola antiochea del v secolo) che pregava evitava tutte le passioni tentazioni carne mangiava poco ascoltava i vecchi ecc. insomma rifiutava il corpo in vista della remunerazione divina - era o non era un imbecille?
        sì, secondo me lo era proprio, un imbecille perfetto, che altro che remunerazione, se lo sono spolpato i vermi.


        ultime

        in egitto, lo scriba era anche il sacerdote
        la parola appartiene allo stesso ordine di realtà della materia
        arcaicamente, se ne aveva maggiore consapevolezza
        la parola è una regione distale, una dislocazione aerea del corpo
        (in quanto tale, sotto forma di preghiera, si suppone che possa miscelarsi al dio)


        eppure, la gente che esce di testa, che cazzo voleva...


        leggere - scrivere significa vivere nel tempo, allungarsi e sfocarsi nei tempi, facendo un chiarore, una fosforescenza delle percezioni intorno al proprio luogo, al presente, al reale (con protuberanze filiformi di inchiostri e configurazioni retiniche)


        dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, tranne i contorni


        dio è in ogni luogo, perché è fondamentalmente un perdigiorno


        dalla sua infinita assenza, noi desumiamo un'infinita presenza


        dio aveva anche un altro figlio, un oligofrenico della bassa galilea che fra gli uomini non ebbe la stessa fortuna del fratello


        se dio esistesse, adoreremmo un altro


        o neghiamo l'anima, o siamo animisti


        per i bantu, l'inesplicabile capacità dell'acqua di dare refrigerio - di operare del bene, di costruire mondo buono
        hanno ragione, perché ogni evento è causato da qualcosa che, per quanto descritto dalla scienza (o dalla teologia), non possiamo in ultima analisi che ignorare, o chiamare forze misteriose

        il corpo è eterno, degradato quanto si voglia in molecole o energia, non scompare mai. muore invece proprio ciò che si considerava eterno, la propria psiche. dio potrebbe dunque effettivamente essere, come credono i samburu, un totem o una fonte d'acqua


        confinamenti - sconfinamenti

        noi siamo così essenzialmente il nostro corpo...noi ci sentiamo così riconosciuti nel corpo


        io dislocato da questo treno nei verdi e gli azzurri scarichi di luglio, sono soprattutto questo peso, questa consistenza, questi contorni


        due poliziotti, vicino alle rotaie, sono stati ora una scaglia del tempo


        si erano misteriosamente esfoliati, nel caldo di luglio, dal reparto polfer la controra il campo prospettico coi binari i riflessi di luce


        non aderivano più ai substrati - alle funzioni, al tempo, ai significati


        (il caldo favorisce questi scollamenti)


        il paesaggio ora liquefatto dal movimento che gli oppone il treno


        il mondo, perde la sua apparenza sgranata, e si fluidifica in una sola pasta, una sola miscela verdastra e azzurrastra, più simile alla sua sostanza essenziale


        gli alberi, sintomi degli squilibri minerali del mondo, escrescenze verdastre, viscose, sfibrate


        la signora che puliva la scopa, nella mattina di primavera vicino a pistoia


        signore colla canottiera che esce sul balcone
        questo signore è esistito nel punto di collisione fra il suo corpo e il passaggio del treno raccolto nei suoi occhi, c'è stato in quell'attimo il mondo intero


        è incredibile la musica di sottofondo che trasmettono in questo caffè. è musica italiana cretinizzata, in cui è stemperato ogni contrasto e tensione. gli svizzeri sono contenuti esattamente nel mondo, non ne sporge, trasuda o residua niente


        questi due fidanzati, amatisi, non sanno più che fare


        gli intonachi putridi delle case


        napoli, h. 10
        in una stazione, una zanzara è una cosa incongrua.


        le donne nelle stazioni, sistemi riproduttivi che emettono segnali (occhi lampeggianti in varie frequenze, movimenti armonici e elastici, forme curvilinee, petti bacini natiche adeguatamente colmi, larghi, ecc.). si spostano e spargono il polline, le uova, intorno, nel plasma. ma perché invece mi sembra che ci sia qualcosa di eccedente nelle loro meccaniche, lo stesso in fondo che è nel treruote seppia visto dal treno, per cui mi sembrano esplosioni, fuoriuscite accidentali di una sostanza interna...


        roma - vago allo stato brado nella città


        mondi che sono le commesse, che con le mani dalle vene azzurrine incartano i pacchi


        nel tessuto coerente della città, piccole inclusioni d'infinito, luoghi di moltiplicazione della percezione (ad es., il culo di quella ragazza)


        dolcissimo angelo di carne, dal sedere perfetto, in cui si è insediato per un istante l'infinito


        quella mattina, a roma, nella pioggerellina quasi gassosa, infinitamente nebulizzata, in una luce collassata e dispersa, omogeneizzata in tutto il cerchio visivo, l'immane ammasso, il meteorite intagliato di s. pietro, grande quanto la sua insensatezza, o le ragioni impensabili per cui è stato costruito. io, che misteriosamente e indefinibilmente attraversavo la grande pianura lastricata.


        viaggiare in treno è non essere in nessun luogo, è spostarsi da dove eri ancora a dove sarai già, sempre prima o dopo che sei, è anticiparsi e finirsi, in uno spazio in cui tu persisti fluidamente, diffusamente, inspiegabilmente


        alcuni si creano una rete di telefonatori, che con i loro squilli glorificano la loro presenza nel mondo


        in questo stato di cose che io ora ho sentito sono ammassati un treno, una signora seduta, le mie ossa e la mia carne, e accardi col telefonino (chiama michelini)
        e non c'è scampo, tutto ciò è esistito


        la contemporaneità dei tedeschi e del piccione nella piazza di livorno.


        -ndria, l'ultimo troncone di alessandria


        quella donna bellissima era invecchiata e ora dava da mangiare ai gatti


        arrivo di un controllore in blu ferroviario


        a milano è anche possibile che trovi due vecchie davanti alle vetrine di cui una dice che de crescenzo è simpatico.


        l'attimo che conteneva la signora appoggiata alla finestra


        il mondo per un attimo è stato sospeso alla signora alla finestra poi, nel momento in cui la mia percezione si è staccata da quella figura, ne è stato rilasciato


(II - continua)

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