
FEBBRAIO.
CARATTERI DEL GAMUNA MEDIO
1.
Astafali
si è dato a preparare la spedizione nel
deserto. Sempaté aveva trovato nella
rimessa dell'albergo una vecchia automobile
di marca Isotta Fraschini, con alti parafanghi
e capote ribaltabile. Si è messo al lavoro,
ha smontato il motore, è riuscito a farla
funzionare. Astafali, Sempaté e Wanghi
Wanghi sono partiti in macchina, prendendo la
strada verso la brughiera, poi deviando verso
il deserto a sud ovest. Di lì comincia
il "Sentiero degli antenati", dove
i Gamuna vanno a portare i loro morti, e la
pista è costeggiata da mucchi di ossa
e di crani. Molto caldo, sole abbagliante, vento
che sollevava la sabbia. Poco dopo il carburatore
della macchina si è ingolfato, e Sempaté
ha dovuto smontarlo e pulirlo, ma la macchina
non andava in moto lo stesso. Wanghi indicava
dei miraggi lontani che Astafali non riusciva
a vedere; vedeva solo quei mucchi di ossa e
di crani, poi femori e tibie sparsi che affioravano
dal suolo quando il vento spostava la sabbia.
Mentre Sempaté cercava di rimettere in
moto la macchina, Wanghi non stava mai zitto,
e deve essere stato questo che ha specialmente
innervosito il mio amico.
2.
Spedizione,
caldo, panorama del deserto. Wanghi parla sempre.
Astafali è abbagliato dal sole, non vede
niente. Devono abbandonare la macchina. Qui
i taccuini del mio amico si riempiono di appunti
nervosi, poco decifrabili. C'è un litigio
tra Sempaté e Wanghi. Poi vedono degli
aironi, credono che ci sia uno stagno, dell'acqua.
Corrono e non trovano niente, solo altre ossa,
tibie, femori, crani. Un vecchio cartello pubblicitario
dice: ENJOY YOUR VISIT. Si perdono sul "Sentiero
degli antenati", tra le ossa sparse in
mezzo alle dune. Notte, dormono tra le ossa.
L'indomani, arrancando per un giorno sotto il
sole, tornano stremati a Gamuna Valley. Il mio
amico è irritato e febbricitante, deve
mettersi a letto. Wanghi dice che è colpa
dei miraggi. Sempaté dice che è
colpa di Wanghi che li ha intontiti a forza
di chiacchiere. Astafali dice di non aver capito
niente di questa storia dei miraggi del deserto.
Il suo umore ora diventa incerto, con quella
domanda del viaggiatore sbandato: " Cosa
sto a fare in questo posto?" Intanto qui
le giornate si allungano; comincio a vedere
delle schiarite nel cielo; le campagne sono
tutte verdi e le vacche pascolano pacifiche
davanti alla mia finestra.
3.
Molti
si sono chiesti perché davanti ai Gamuna
nasca quella sensazione di inutilità
della vita. E' un argomento da trattare. Da
dove viene la loro capacità di immalinconire
anche gli avventurieri più rudi e truci?
Bonetti ha cercato di dare una risposta, tracciando
un quadro delle tendenze psicologiche di quel
popolo. Lo ha fatto ricorrendo ad un'antica
suddivisione degli individui secondo quattro
tendenze umorali: 1) i biliosi - individui sempre
pieni di scatti e sguardi di livore, rari a
Gamuna Valley, ma se ne trovano tra i cacciatori
della brughiera, soprattutto tra quelli vecchi
e arteriosclerotici; 2) i flemmatici - è
la tendenza umorale che prevale in assoluto
tra i Gamuna maschi, connotata da un corpo filiforme
e molto snodato, sguardi vacui e sfuggenti,
andatura con spalle flosce; 3) i sanguigni -
questa tendenza umorale domina nel ceppo tribale
dei Traumuna, stanziati nella baraccopoli a
sud della città, gente bellicosa che
disprezza altamente la flemma dei suoi cugini
Gamuna; 4) i malinconici - appartengono tutti
al ceppo tribale degli Tsiuna, altri parenti
dei Gamuna, stanziati nella periferia est in
malandati attendamenti. In realtà gli
Tsiuna sono una parte minima della popolazione
cittadina, ma basta che uno di loro compaia
in una strada e subito ha il potere di spandere
un'aria di ottusità e di squallore in
tutto il quartiere. Chi lo dice? Augustin Bonetti.
Dunque il potere di deprimere i forestieri non
andrebbe attribuito ai Gamuna in generale, bensì
a pochi Tsiuna che si infiltrano qua e là,
e camminando rasente i muri diffondono un senso
d'inutilità su tutto.
4.
È
vero che i Traumuna detestano gli Tsiuna per
la tristizia che si portano addosso; ed è
anche vero che un serio Gamuna non parla mai
di loro, essendo la malinconia un morbo disdicevole
che non bisogna neanche nominare. Tuttavia le
tesi di Bonetti non provano niente, perché
vorrebbe spiegare degli effetti occulti con
vaghe dicerie su una popolazione di poveracci.
Ma lasciando da parte gli Tsiuna e fissandosi
sui Gamuna, va detto che gli umori dei maschi
adulti gamuna sono ancora più occulti,
essendo tenuti sempre nascosti dietro un paravento
di sguardi vacui e di mosse timorose. E in secondo
luogo, se sono loro a spandere quel senso di
inutilità della vita, è chiaro
che le donne e i bambini non c'entrano niente,
perché sono molto più ardenti
ed espansivi dei maschi adulti.
5.
I
bambini gamuna non somigliano ai loro padri,
sembrano di un'altra razza. Le bambine sono
presto spedite a stare in soffitta per nasconderle
alle bande di rapitori che arrivano dal sud-est
(questi sarebbero gli zingari del luogo), mentre
i maschietti lasciano presto la famiglia e diventano
dei piccoli criminali. Non hanno nulla in comune
col carattere prudente dell'adulto gamuna medio.Vagano
per le strade in bande delinquenziali col volto
mascherato; vanno a rubare lingotti d'oro nelle
rovine delle banche; hanno i loro piccoli capi
che si credono degli eroi; sono violenti e crudeli
con gli avversari, e ostili ai maschi adulti
della loro tribù. Di sicuro non producono
effetti deprimenti, semmai sorpresa e spavento
per gli urli da selvatici scatenati che mandano
fuori quando assaltano qualcuno di corsa.
6.
Le
donne gamuna possono produrre effetti sconcertanti
con le loro occhiate, ma non si è mai
sentito che ispirino la pallida malinconia degli
Tsiuna. Si sa come considerano i mariti: come
animali d'una specie diversa, ma decisamente
inferiore. Del resto la sagoma filiforme rigido-nervosa
degli uomini appare molto più misera
di quella carnosa-flessuosa delle donne. Si
aggiunga che i maschi hanno fisionomie pavide
e fluttuanti, nessun interesse sentimentale,
e scoppi frequenti d'angoscia con strabuzzamenti
d'occhi, mentre le donne hanno sguardi molto
diretti, risate di sfida, e si lanciano in arditi
amori fino ad età avanzata. Inoltre,
le donne sono vanitose, ma d'una vanità
sconsiderata e rinfrescante, dice la sorella
Tran; mentre gli uomini non lasciano mai trasparire
quel vizio, perché hanno paura di suscitare
delle critiche morali. Infine un'altra cosa
distingue più che mai gli uomini dalle
donne gamuna: quando un maschio adulto sente
pronunciare la parola "vita" è
preso dal convulso, gira gli occhi da pazzo,
ha paura di tutto quel che succederà
(miraggi, disgrazie, etc.); mentre una donna
è invasa da un calore alla testa, oppure
un calore nel basso ventre, e se è una
matrona a volte ha dei fumi che le escono dalle
tempie, poi si mette alla finestra aspettando
che arrivi uno straniero da lontano, a cui lanciare
delle occhiate di fuoco.
7.
In
un altro articolo Bonetti tenta di spiegare
il carattere dei maschi adulti gamuna, risalendo
al rito iniziatico. Sui dodici anni, dice, i
maschi sono condotti nella brughiera, lasciati
senza cibo, lasciati a dormire per terra e spaventati
con urla notturne. Sono assaliti nel buio a
randellate da un comitato di adulti, i quali
portano maschere dipinte sul volto per somigliare
ai mitici antenati venuti dal deserto. Tutto
ciò non ha niente di speciale; succede
presso molte popolazioni. Particolare invece
è la conclusione del rito, quando i giovani
inebetiti dalle botte sono trascinati al santuario
dell'Essere del Largo Respiro, e fatti sprofondare
col viso negli escrementi che ammorbano il sentiero,
mentre un anziano ripete: "Tu sei questo"
(ta guma ku). Da quel momento si svegliano
come da un sonno, e vedono tutto in modo diverso.
Se prima vedevano un sasso, una porta, un arbusto,
una pecora, nell'alone delle lusinghe giovanili,
ora vedono l'alone delle lusinghe come un barbaglio
che fluttua nell'aria e rende ogni cosa indistinta
e sfuggente. Di lì comincia la loro vita
da adulti con sguardo tremolante, passo sbandato,
l'aria di volersi sempre nascondere. D'ogni
cosa ora vedono quel barbaglio fluttuante che
la avvolge, e temono i desideri che può
suscitare. Così assumono quel loro aspetto
meschino e corrucciato che è segno di
prudenza, ma che avvilisce ogni forestiero in
cerca di eccitazioni e miraggi esotici.
8.
Un
maschio adulto gamuna di solito è un
essere pavido, sostiene Bonetti, perché
i suoi padri sono stati pavidi, e i padri dei
padri dei padri tutti pavidi. Tremolante e meschino,
difficilmente riesce ad essere glorificato in
famiglia. Qualche volta trova un po' di conforto
tra gli amici del bar; ma è un calmante
che non lo distoglie dal timore che i miraggi
gli piombino addosso all'improvviso a rovinarlo
per sempre. Ha una coscienza acutissima che
l'istante è il gioco della fatalità,
incontrollabile perché repentino, dove
d'un tratto tutto crolla senza che uno possa
farci niente. Questo adulto sembra l'uomo assolutamente
cosciente, perché il suo lobo sinistro
macina notte e giorno su quel tema, grigio e
monotono, ebete. Perciò di solito lui
segue la via dei padri, con un complesso di
reazioni organiche che tendono alla massima
prudenza, e che Bonetti chiama "pavor gamunicus".
9.
La
scappatoia dell'adulto è di sprofondare
nei miraggi del mestiere, con l'idea d'essere
un bravo falegname, vasaio, guaritore di bestiame,
o un furbo affarista. Al mattino quando va al
lavoro non è ancora entrato nell'altalena
di speranze e timori, e può camminare
per strada dicendosi: "Io sono un bravo
commerciante," (o vasaio o guaritore di
bestiame). Poco dopo però si trova a
contrattare con un altro commerciante o con
un cliente. Si trova faccia a faccia con un
altro maschio adulto; deve ascoltare le sue
risposte meschine da adulto; deve accorgersi
che la meschinità dell'altro cela una
pesante incertezza come la sua. Non che analizzi
le situazioni, ma il suo corpo è diventato
così filiforme perché gli funziona
come un'antenna, molto sensibile al pericolo
dei crolli quotidiani. Lui e il cliente si scrutano,
vibrando con l'antenna del loro corpo. Nel contrattare
entrano in una gara di meschinità, ognuno
tentando di rendere l'altro più insicuro
di sé. Poniamo che l'affare vada bene.
Il nostro uomo può andare al bar a chiacchierare
con gli amici. Ma quando più tardi esce
per strada e vede il cielo avvolto da un intenso
colore violetto, è come se alla fine
del giorno non restasse più niente, salvo
la stupidità dei giorni che passano.
L'adulto operoso torna casa perplesso, con uno
sguardo serale che vuol dire: "Perché
devo fare tutti questi sforzi? A cosa serve?
Cosa mi succederà?" Le mogli ogni
sera aspettano di sentire le solite lamentele
sugli affari andati male, sulla carestia o la
scarsa acqua nei pozzi, e guardano di traverso
i mariti con occhiate stanche e distratte, a
volte con compassione.
10.
Il
maschio gamuna porta abiti dei precedenti abitatori,
che cadono a brandelli, ma che le mogli ricuciono
con grandi toppe. In testa porta il cappelluccio
schiacciato sul cucuzzolo, che si leva per salutare
i conoscenti. Ai piedi porta dei sandali di
pelle di vacca, qualche volte scarpe di precedenti
abitatori. Da notare: gli adulti gamuna non
vanno mai scalzi. Se uno si dedicasse al suo
mestiere a piedi nudi, perderebbe i clienti,
perché tutti direbbero: "Sta scalzo
come i selvaggi dell'Onianti che non credono
a niente". Portare sandali o scarpe vuol
dire che l'adulto mostra di credere al decoro,
all'onestà, alla serietà, e tante
altre cose portate al suo orecchio dalle chiacchiere
correnti, oltre alle invenzioni dei raccontatori
di storie sui miraggi di fata morgana. Tutto
questo stabilisce la normalità del Gaumuna
medio come individuo socialmente accettabile.
11.
Nella
stagione marzolina, quando la pioggia cade fitta,
incessante, gli adulti maschi spesso stanno
in casa immusoniti, pensando alla difficoltà
dei commerci e agli scarsi guadagni. Invece,
in quelle giornate di acqua a catinelle, per
le strade si vedono donne e bambini che vanno
in giro con aria allegrissima. I bambini godono
a inzupparsi di pioggia, fanno danze guerresche,
e si sentono eroi come l'antico eroe Tichi Duonghi,
che di notte si introduceva nelle case per pisciare
in testa ai mariti che russano. Allora anche
loro corrono per le case a pisciare contro i
muri, sui mobili, persino contro gli adulti
maschi rintanati col muso. La sorella Tran scrive
che in quei giorni di fitta pioggia, molte donne
sposate vanno in giro contente di bagnarsi,
mentre nel loro cuore spuntano delle malizie.
Sentono dei bollori amorosi, fanno progetti
di adulterio o di divorzio, che le raffiche
d'acqua stimolano moltissimo; e loro ridono
e scherzano sotto l'ombrello, andando a spasso
con quei pensieri da donne leggere e spudorate.
12.
Con
tutte le sue spiegazioni da esperto, Augustin
Bonetti ha dato un quadro molto agro della vita
a Gamuna Valley. In realtà le cose non
stanno così, e ci sono momenti in cui
anche i maschi adulti sono allegri, con la voglia
di fare incontri e risate, e persino di scambiare
occhiate di corteggiamento con femmine viste
per strada. Questo avviene al tramonto, nei
giorni di festa, quando tutti indossano gli
abiti più eleganti dei loro predecessori,
che sono spesso troppo corti, troppo larghi
o troppo stretti, oppure stracciati, senza che
loro ci facciano caso. Vanno a passeggio nella
grande avenue del centro, pavoneggiandosi dopo
la giornata afosa, strusciandosi nella calca,
guardandosi e sorridendo. Scrive Astafali: "Un
vecchio con giacca scura che gli arriva al ginocchio
ha un'aria contenta, mentre si pavoneggia col
suo ammasso di stoffa superflua. Una donna in
abito di paillettes si è annodata sulle
reni lo strascico da cerimonia, ed è
guardata con speciale attenzione per il sedere
voluminoso che scuote allegramente. Altri con
bombette in testa, se le mettono e se le levano
in continuazione, gettandole anche in aria per
esibirle nella ressa..." Poi quando il
buio non permette più di gloriarsi dei
propri addobbi, si siedono sui marciapiedi a
chiacchierare, mentre tutto diventa immobile
e protetto dall'ombra che li rende calmi e pensierosi.
A quanto pare i Gamuna amano particolarmente
la notte, ed a partire dal tramonto pregustano
la calma che scende sulla terra assieme alle
ombre. In vari punti della città ci sono
mucchi di macerie, sui quali hanno creato dei
salottini con panche e stuoie, che consacrano
alle chiacchiere notturne, soprattutto nei mesi
caldi.
13.
Quegli
incontri vespertini sono fatti di lunghi silenzi,
mentre si osserva l'arrivo di conoscenti, in
attesa che la notte scenda. Tutti si siedono
a pensare ai loro amici morti o dispersi, sentendo
l'alito del deserto che porta il richiamo di
altre vite perse nei miraggi di fata morgana.
Quando sono invasi da quei sentimenti del tramonto,
quasi tutti i Gamuna, maschi e femmine, hanno
un particolare modo di volgere gli occhi e di
muovere il collo, con un'aria assorta che anche
Astafali ha notato e cercato di descrivere.
Seduti su un marciapiede o su un mucchio di
macerie, cominciano a parlare molto più
lentamente, anzi in maniera lentissima; in maniera
così lenta che le sillabe si perdono
nell'aria fluttuando come sprazzi di suoni sparsi,
in attesa della notte. "La notte,"
scrive la sorella Tran, "è per loro
il tempo immobile che congiunge tutte le vite
uguali, inappariscenti, sparse, abbandonate
o svanite nel mutevole brulichio delle immagini
diurne".
14.
Quando
scende il buio a Gamuna Valley, scrive Astafali,
si ha l'impressione che il mondo si svuoti,
che il silenzio diventi irrimediabile e la solitudine
così pesante da schiacciare chiunque.
I grandi palazzi del centro sprofondano nelle
tenebre, tranne per qualche bagliore che traluce
dalle finestre, segno d'una candela accesa o
d'un focolare consacrato uno spirito protettore.
Ma se si riesce a superare quella prima impressione,
si vedranno dovunque uomini sui marciapiedi,
immobili nel buio e quasi invisibili a un forestiero.
Ogni tanto passa correndo una banda di bambini
schiamazzanti con una torcia in mano, e appena
questi sono spariti, tutto diventa ancora più
immobile e silenzioso, ma con il sentore di
quelle presenze mute nelle tenebre. Astafali
si appostava davanti all'Hôtel Sémiramis
per capire cosa succedeva là fuori, dove
gli sembrava ci fosse un fruscio continuo di
incontri segreti, da cui si sentiva escluso:
"Cosa succede? Perché sono qui?
Ma dov'è la vita?" Restava lì
incerto, come il viaggiatore che si accorge
d'essere andato lontano inutilmente, fin quando
gli veniva sonno e andava a dormire. Solo dopo
settimane si è accorto che verso le ore
più buie sbucano da tutte le parti file
di ombre, che sciamano in direzioni ignote.
Ed è così, seguendo le file di
ombre, che ha scoperto quei salottini su mucchi
di macerie dove gli abitanti si radunano per
fare chiacchiere notturne. Sono chiacchiere
come un canto a bocca chiusa, in cui si rivangano
i pensieri della vita, ma diventando come assenti
da se stessi, pacificati nella chiacchiera.
Oppure ancora più alienati e consegnati
al mondo, dice Astafali (diventato un po' scettico
dopo l'inutile spedizione nel deserto).
15.
Ai
limiti della brughiera sorge il vecchio albergo
in rovina dove da anni è installata la
sorella Tran. Qui molti avventurieri di passaggio
vanno a dormire, per non vedere più dei
musi gamuna, dopo una giornata di traffici e
minacce, di sudore e sopportazione della grama
vita locale. Tra l'altro non sopportano neanche
le tenebre assolute che calano sulla città
- un buio così fitto che bisogna andare
a tentoni, rasente i muri; oppure con una torcia
elettrica, ma per questo più esposti
ad attacchi improvvisi da qualcuno che attenda
nell'ombra. Varie cose li turbano, essendo personaggi
carichi di inquietudini. Di sera nel mezzanino
della sorella Tran si sfogano in lunghe chiacchiere
nervose, bevendo whisky e battendo i pugni sul
tavolo, finché il sonno li coglie di
colpo. Al mattino se ne vanno, lasciando sul
tavolo qualche dollaro, e la sorella Tran li
guarda avviarsi verso il loro elicottero; spesso
li vede vacillare, storditi dalla sensazione
insopportabile prodotta dal luogo: una sensazione
di vite mediocri, votate al niente, che li mette
completamente fuori di sé. Se incontrano
qualche indigeno maschio con quegli sguardi
così vacui, di prima mattina sono presi
da potenti furie omicide; e mettono mano alle
pistole con la voglia di massacrare il malcapitato
perché scompaia dal mondo; ma l'altro
di solito se l'è già data a gambe,
spaventato dal loro incedere marziale. Gli sparano,
a volte lo colpiscono, ma senza vera soddisfazione.
16.
La
sorella Tran dice che in altre circostanze gli
avventurieri sono gente con cui si può
conversare piacevolmente, avere rapporti amichevoli,
scambiarsi libri da leggere. Ma non appena si
tocca l'argomento dei Gamuna, spuntano le loro
fobie, e pare che loro considerino la noia e
la stupidità del luogo come un affronto
personale. Nei suoi diari la suora scrive: "Hanno
l'idea romanzesca che la vita altrove debba
essere senz'altro meno noiosa e deprimente di
qui. Ne parlano come se fosse una cosa scontata,
senza il minimo dubbio. Per loro tutto scorre
come su uno schermo cinematografico, dove vedono
solo ombre più o meno attraenti, che
servono a scacciare ogni senso di monotonia
e inutilità della vita. Così vivono
oppressi dal sogno d'una vita futura fatta soltanto
per loro...". Ed eccoli i famosi avventurieri,
che camminano muti e torvi, giurando ogni volta
di non rimettere più piede a Gamuna Valley.
Quando salgono sul loro elicottero tracannano
una bottiglia di whisky per dimenticare, e si
allontanano verso il massiccio basaltico, dove
sono stati scoperti giacimenti di amianto.
FINE
FEBBRAIO. LA DERIVA DI TUTTO
1.
Dopo
il ritorno dal deserto, una sera Astafali cenava
in giardino con Bonetti e l'Elissa Keleshan.
Ed è stato lì che ha visto per
la prima volta la splendida Buabìa Sangìto.
Era il crepuscolo, forse i tre avevano finito
di mangiare e stavano chiacchierando, quand'ecco
che oltre il muro laterale del giardino spunta
un volto bellissimo. Deve essere stata questione
d'un attimo, ma un attimo in cui lei ha diretto
lo sguardo precisamente su Astafali. Di solito
gli uomini e donne gamuna sono abbastanza bassi;
ma se la testa di Buabìa spuntava oltre
il muro, vuol dire che lei era di altezza superiore
alla media. Non so se questo abbia prodotto
un effetto particolare sul mio amico; fatto
sta che lui s'è alzato subito e messo
a correre per uscire dalla porta in fondo al
giardino, ritrovare il camminamento dietro il
muro laterale e incontrare la donna che l'aveva
incantato. Quand'è arrivato in quel punto
però era già sceso il buio, non
c'era nessuno in giro, e lui tutto tremante
è rimasto a chiedersi dov'era andata
la bellissima. Ecco tutto: sguardo, innamoramento
istantaneo, inseguimento a vuoto. Ma gli effetti
di quello sguardo gli sono rimasti addosso per
mesi, con febbri e tremori ricorrenti; proprio
ciò che da quelle parti chiamano febbroni
da miraggio del deserto.
2.
I
maschi gamuna non hanno idea di cosa sia un
innamoramento; ossia per loro è una pazzia
furiosa, e sarebbe soltanto una seccatura se
mai gli capitasse. I fatti amorosi per i maschi
gamuna si riducono alla normale voglia di copulare,
e al complesso problema di far gesti, mosse,
dire parole adatte, per giungere al contratto
matrimoniale. Si capisce perché, dopo
la visione della bellissima Buabìa, Astafali
fosse guardato come uno povero idiota sia da
Wanghi che dagli inservienti indigeni reclutati
da Wanghi. Il loro modo di mostrare compassione
per il povero idiota era questo: incontrando
Astafali guardavano in aria, sospiravano, si
grattavano la testa e dicevano: "Maen
tin goi" ("Fa caldo oggi").
Questo pare sia un gesto di buona educazione,
come per dire: "Io non mi occupo dei miraggi
degli altri. Lo so, lo so che ognuno ha i suoi,
ma non sta bene farli notare. Altrimenti insorgerebbe
l'altro miraggio di volerli curare, di voler
estirpare un altro dalle proprie stravaganti
illusioni. Cosa impossibile, perché sono
tutti scherzi dell'Essere del Largo Respiro
che gioca con gli uomini".
3.
Capisco
che in questo momento Astafali non è
in vena di studi. Al mattino va a spasso con
Sempaté, visita la città, descrive
i palazzi fatiscenti, ma sta sempre a guardarsi
intorno sperando di rivedere la magnifica Buabìa.
Mentre va in giro con la voglia di rivederla,
vede dovunque quel tremolio tipico delle visioni
di oasi lontane e non sa come spiegarselo. Strano:
nel deserto non aveva visto nessun miraggio,
e ora in città gli sembrava che tutto
baluginasse come un'apparizione di fata morgana.
Che fosse un effetto della calura? No, era l'inizio
della stagione delle piogge, con acquazzoni
improvvisi e molto vento che spazza l'aria.
Eppure tutta la città tremolava ai suoi
occhi come un miraggio del deserto, i muri,
le porte, il profilo dei tetti contro il cielo.
Tutto squallido, umido e tremolante, con un
senso di inutilità che stringe il cuore.
Persino le sue parole sembrano tremolare nell'afa,
mentre le trascrivo su questo foglio.
4.
Al
mattino Astafali usciva con Sempaté,
e si lasciava guidare per i vicoli fino a una
piazza dove c'è un mercatino. Qui i compratori
acquistano le merci contrattando il prezzo con
una cantilena. Canticchiando buttano un pugno
in aria, con dita che si aprono come nel gioco
italiano della morra, per indicare il prezzo
che vogliono pagare. Il venditore risponde.anche
lui canticchiando e buttando un pugno in aria
per proporre il proprio prezzo. La contrattazione
può essere rapidissima, ma può
anche durare a lungo, secondo la puntigliosità
del compratore e del venditore. Sempaté
aveva imparato a fare quel gioco, assieme a
poche parole per dire "sì",
"no", "ma cosa vuoi da me?",
"tu mi imbrogli". Aveva anche capito
che bisogna litigare, perché senza litigio
un acquisto non vale; e se non hai litigato
abbastanza, il venditore ti corre dietro per
riavere il suo capo d'insalata o la sua coscia
di montone. Allora bisogna agitare le braccia,
aprire molto la bocca in segno d'essere scandalizzati,
come se l'altro ti volesse imbrogliare a ogni
parola che dice. "Perché",
spiegava Wanghi Wanghi, "se uno litiga
vuol dire che cerca d'imbrogliarti, ma se non
vuol litigare vuol dire che ti ha già
imbrogliato".
5.
Osservando
quelle scene, Astafali aveva l'impressione che
il cliente o il venditore assumessero delle
fisionomie incerte, variabili. Pareva un altro
dei miraggi che vedeva dovunque per la città,
in quella tipica nebbiolina da miraggio; ma
questo meno evanescente, con facce stravolte
nello sforzo per aver ragione, e momenti in
cui il cliente e il venditore diventavano persone
dai tratti labili e indistinti. Infatti spesso
uno dei due chiedeva all'altro: "U
ma tan?" ("Ma tu chi sei?").
"Ma tan neni" ("Sono
io"), rispondeva l'altro. "U ma
neni?" ("Io chi?"). "U
ma pungha" ("Quello di prima").
Nelle contrattazioni più accanite, a
volte si vedeva uno dei due ingrossarsi a vista
d'occhio per far colpo sull'altro, mentre l'altro
metteva in mostra una faccia inverosimile da
uomo mite e onesto, allora il primo faceva dei
gesti pazzoidi da uomo scandalizzato, e il tutto
con molte smorfie per imbrogliarsi a vicenda.
Poi quelle frenetiche scene finivano con strette
di mano e strani bagliori negli occhi di entrambi;
dal che si capiva che ognuno dei due credeva
d'aver imbrogliato l'altro. Stanchi ma contenti,
i due si invitavano al bar a vicenda, e andavano
via continuando a parlare, fusi nello stesso
entusiasmo di mentire e imbrogliare che c'è
al fondo di ogni umana conversazione.
6.
Anche
la sorella Tran ha osservato quei cambiamenti
di fisionomia, di cui sono capaci i Gamuna.
Quando era arrivata a Gamuna Valley era stata
accolta come figlia adottiva in casa dell'Ajraia;
e qui notava che il marito dell'Ajraia, Pigo
Monghi, per avere ragione nei litigi domnestici
prendeva la fisionomia d'uno di quei cacciatori
ispidi e biliosi che abitano nella brughiera.
Invece quando l'Ajraia lo derideva lanciandogli
sguardi di sfida pomeridiani, lui prendeva la
fisionomia d'un malinconico ed esangue Tsiuna.
Che tali metamorfosi improvvise dipendano dall'entusiasmo
di mentire e imbrogliare gli altri, era una
cosa evidentissima per l'anziana Ajraia. E l'Ajraia
aggiungeva che bisogna mentire e imbrogliare
sempre, altrimenti la vita si bloccherebbe nella
ripetizione delle stesse cose, delle stesse
verità ultime, senza più miraggi.
E senza miraggi, che vita sarebbe?
7.
Più
oscuro è un altro aspetto della vita
gamuna, che Astafali annota nel primo e nel
quinto dei suoi taccuini. Lui lo chiama "la
deriva di tutto nel grande sonno". Anche
la Tran cita un'espressione simile, penumba-ti
ortu-ta, che significa "la deriva
nel sonno di tutte le cose". Se ben capisco,
vorrebbe dire che per i Gamuna il sonno è
una dimensione della vita più importante
di quella diurna. La grande allucinazione del
mondo che si rivela nei miraggi di fata morgana
non sarebbe che il paravento dei fenomeni diurni,
dietro cui si svolge un andazzo di moti cosmici
che formano la deriva di tutte le cose. Quella
sarebbe la vera realtà, che segue il
giro delle stelle, l'infinita deriva delle galassie.
Nel quinto taccuino Astafali accenna alle congreghe
di profeti gamunici nelle città dell'interno:
profeti che predicano la vita nel sonno come
una dimensione più autentica, più
reale e meno allucinatoria della vita da svegli.
Il che spiegherebbe perché i Gamuna ci
tengano tanto a dormire in pace, sia di notte
che nei pisolini pomeridiani.
8.
Un
giorno Wanghi Wanghi ha rivelato ad Astafali
un segreto di cui nessuno deve mai parlare,
essendo il segreto della vita adulta gamuna.
Si chiama Kattalyna, che vuol dire
"circuito commerciale", ed è
uno scambio di merci che si svolge nei sogni.
In sogno un Gamuna può viaggiare nei
quattro punti cardinali del circuito commerciale
e compiere buoni affari, dice Wanghi. I punti
sarebbero 1) la baraccopoli a sud della città,
dove è stanziata una popolazione parente
dei Gamuna, i Traumuna; 2) la comunità
della brughiera, composta di pastori e cacciatori;
3) l'associazione dei commercianti del deserto,
stanziati in plaghe lontane e inesplorate verso
ovest, sul "Sentiero degli antenati";
4) i discendenti gamuna che abitano nelle immense
periferie delle città dell'interno. A
parte i Traumuna e la comunità della
brughiera, gli altri soci in questi scambi sono
di fatto sconosciuti ai Gamuna. Loro li conoscono
solo nei sogni, quando vanno a visitarli per
vendere o comprare merci. Non di meno fanno
buoni affari, e tornano da quei viaggi con merci
pregiate che non si trovano a Gamuna Valley
(perle, quarzi, barre di sale, foglie di baobab).
Secondo Wanghi succede così: negli impulsi
commerciali diurni un compratore o venditore
è preso di colpo dal sogno commerciale,
dal miraggio dei traffici e dei guadagni, allora
di sera appena va a letto cade nel sonno, e
diventa fluttuante come un tremolio dell'aria,
e va lontano nel vento canticchiando le nenie
di Kattalyna. Se qualcuno lo vuole svegliare
mentre lui è in viaggio nel suo sogno,
troverà un corpo morto, perché
la sua anima è lontano, in uno dei punti
cardinali del circuito di Kattalyna
9.
Uscendo
da Gamuna Valley verso sud-ovest, nelle notti
chiare si vede un fitto ammasso di stelle che
precipita dalla Via Lattea verso l'orizzonte.
In quel punto desertico, secondo le leggende,
sorge la fortezza di Boro Trai, il dittatore
della vita nel sonno, il cui corpo si confonde
con gli ultimi ammassi di polvere cosmica che
confina con la linea della terra. Così
dicono certe voci che i raccontatori di storie
osano riferire soltanto in sussurro, nascosti
in una soffitta o in un sottoscala. Dicono che
Boro mangia in continuazione per diventare sempre
più grasso, finché il suo corpo
sarà così espanso da assorbire
le più basse costellazioni celesti. Quel
suo flaccido grassume che ricopre tutta la fortezza
di Trai con i suoi cascami, rappresenta l'ordine
politico subumano a cui sono sottomessi i Gamuna,
fino all'associazione dei commercianti del deserto,
e agli altri che si incontrano nei circuiti
di Kattalyna. Cosa vuol dire? Vuol dire che
il tiranno Boro è come un essere soprannaturale
che sorveglia i pensieri di tutti, minacciando
nei sogni gravi pene per i trasgressori della
sua legge. Ma poi la sua legge che cos'è?
10.
Di
certo i Gamuna hanno norme di comportamento
a cui si adeguano, e leggi morali con cui condannano
gli atti loschi o criminali. Ma non si riesce
a capire da cosa dipendono le loro norme e leggi
morali; né si vede un ordine giuridico,
politico o sacerdotale, che le imponga e le
renda operanti. nella vita quotidiana a Gamuna
Valley. Ebbene, secondo le voci segrete, sarebbero
le donne a imporre le norme e le leggi del tiranno.
Le impongono attraverso i comuni litigi domestici;
oppure pulendo la casa e facendo da mangiare
molto bene; oppure seducendo i mariti col piacere
della copula che li rende docili e un po' sciocchi.
In questi modi le donne riportano gli uomini
alle norme del buon vivere, senza farsene accorgere.
Ma tutti sanno (vietato parlarne) che quella
legge e quelle norme del vivere nel nido domestico
non sono stabilite dalle donne; sono da loro
imposte in obbedienza a una forza superiore,
a una potenza che vuole che la vita vada così,
anche senza averlo mai enunciato in un decreto.
E questa è la potenza del tiranno spampanato
ai confini del cielo, che incarna la deriva
nel sonno delle cose.

11.
Nella
segreta vita d'ogni giorno, a volte si assiste
a improvvise insurrezioni dei maschi che vogliono
sfuggire alle leggi del vivere domestico, con
maledizioni contro le donne che li hanno accalappiati,
e con lanci di tremende accuse che i raccontatori
di storie poi diffondono. C'è chi addirittura
sospetta che le donne gamuna siano tutte votate
al culto del dittatore del sonno; e che ogni
notte vadano in massa a vivere come sue concubine
nella fortezza di Trai, sprofondate in una trance
ipnotica nell'andazzo dei moti cosmici, sotto
la costellazione del Vitulé (che sarebbe
la Croce del Sud). Le accuse dei maschi parlano
anche di orge, dove il tiranno Boro schiaccia
dieci o venti donne sotto il proprio corpo,
mentre prende da loro piacere cumulativamente,
e le donne suddette godono fino a morirne.
12.
Il
tiranno obeso Boro Trai estende la propria sovranità
solo nella dimensione del sonno, dei sognamenti
cosmici e della respirazione subumana. Qui non
ha rivali, dicono le leggende, perché
coi lembi del proprio corpo potrebbe arrivare
fino alle pianure dell'Onianti e schiacciare
in una notte tutte le milizie assassine del
generale Grondego. Pare che di notte molti mercanti
nei circuiti di Kattalyna sbarchino nella sua
reggia-fortezza per offrirgli merci preziose,
e siano accolti con grandi onori e pagati profumatamente.
Pare anche che molte donne gamuna passino le
notti non solo nel suo palazzo, ma nel suo letto,
come suoi materassi, pronte a farsi schiacciare
dal suo peso pur di dargli il piacere. Ma nessun
abitante di Gamuna Valley oserebbe mai parlarne
e neppur pronunciare quel nome ad alta voce,
nella vita diurna. Sarebbe una grave trasgressione
della legge e dell'ordine morale, con spaventevoli
conseguenze, che possono arrivare fino alla
morte del colpevole per soffocazione nel sonno.
Questa è la dura realtà dei sogni,
dove la legge si annida sotto le parole più
comuni, si annida come un incubo nella deriva
dei sognamenti, per ridurre uomini e donne all'obbedienza
assoluta al tiranno.
13.
Antiche
storie parlano d'un dittatore gamuna, di nome
Ourai, potentissimo e senza scrupoli, che invitava
ogni mese 1800 sudditi a sedere in banchetto
con lui e mangiare senza sosta per una settimana.
Naturalmente pochi sopravvivevano, mentre Ourai
si ingrossava in modo spropositato, fino a somigliare
a un enorme rospo di colore biancastro. I sudditi
che crollavano svenuti a forza di ingurgitare
cibo erano subito buttati dentro grandi fosse
e sepolti. Se si trattava di donne, quelle più
floride erano distese come materassi sotto il
seggio del dittatore, che le schiacciava poco
a poco con il proprio peso. Ma i pochissimi
che riuscivano a superare la prova, mangiando
e dormendo a occhi aperti, senza svenire e fingendo
di onorare il tiranno con abili dondolamenti
del capo, quelli erano eletti ministri, uomini
della legge, capi delle guardie. Poi erano loro
che terrorizzavano i popoli, arrivando di notte
a massacrare le mandrie, a violentare le donne,
a rubare le riserve di cibo, per imporre la
legge morale basata sul motto: "Ourai ti
sorveglia, questa è la legge, non parlare
contro di lui". Si dice che quei precetti
di legge, così sommari e vuoti, abbiano
fatto fiorire l'impero gamuna del sud ovest;
perché hanno sviluppato nei sudditi una
tale devozione per il sovrano, che tutti facevano
a gara per spogliarsi di ogni avere e offrirlo
in omaggio ad Ourai. E ogni giorno si vedevano
file di gente che portava doni al palazzo del
tiranno, comprese mogli e figlie legate su un
carro, già pronte per fungere da materassi
nel salotto regale.
14.
L'attuale
Boro Trai sarebbe il discendente legittimo del
despota antico cantato dai raccontatori di storie,
con la differenza che Boro si è ritirato
nella regione del sonno, fuori dai turbamenti
dei miraggi di fata morgana, nella deriva delle
cose mute che riposano. Astafali pensa che il
silenzio su tutta la nebulosa della vita notturna
che ruota attorno alla figura del tiranno Boro,
sia la base dell'ordine politico tra i Gamuna,
del loro sistema morale e delle loro leggi mai
scritte né enunciate. Boro Trai sarebbe
la figura del grande arbitrio della legge, nella
deriva dell'ordine cosmico sotto il cielo stellato:
"dalla punta del tetto sopra la mia testa
alla punta della costellazione del Vitulé",
dice una frase gamuna. Boro incarna l'arbitrio
della legge che incombe sulla testa di tutti,
a cui bisogna obbedire anche nei sogni, e che
un giorno o l'altro ci soffocherà nel
sonno con i suoi eccessi. Sono appunti di Astafali
che trovo nel suo quinto taccuino, datato 1977.
15.
In
questi giorni quando non piove vedo un vapore
intorno alle grandi acacie laggiù, cariche
di vischio; e dal poggio di Martainville la
mia casa appare come una fossa di nebbia. Di
notte dormo poco, ho freddo, vago per le stanze,
a momenti mi sembra che Gamuna Valley sia appena
fuori dalla mia porta. La settimana scorsa ero
tornato a Parigi, in rue de L'Arcade, per frugare
nella biblioteca della Società per
lo studio di popoli poco conosciuti; ma
i libri mi cadevano tutti per terra, non li
sopportavo più. Ho visto una ragazza
con in mano un libro intitolato Fata Morgana,
che mi sembrava il mio manoscritto, e lei perdeva
i fogli spostandosi in un corridoio. Non sapevo
cosa dirle, avevo fretta di correre alla Gare
Saint Lazare per prendere un treno e tornare
a casa.
16.
Oltre
ad essere in caccia della bellissima Buabìa
Sangìto, Astafali aveva desideri spasmodici
per altre donne viste per strada, che forse
gli avevano lanciato uno sguardo provocante
o uno sguardo di "civetta losca".
Qualche volta deve avere cercato di avvicinarne
una, di tirarla in un angolo e metterle le mani
addosso. Sospetto una situazione del genere,
con forti desideri che non so come si risolvessero.
Purtroppo tra i Gamuna non esiste la prostituzione,
che è stata il porto di grazia della
nostra gioventù. (Ai tempi di Cambridge,
noi andavamo a Londra e nei giardinetti di Leicester
Square incontravamo due donne che ci guidavano
in una casa dalle parti di Covent Garden. Non
mi torna in mente come facevamo per fissare
gli appuntamenti, ma conservo un buonissimo
ricordo di quegli incontri). Adesso Astafali
non sapeva cosa fare, aspettava che gli succedesse
qualcosa per uscire da quella sfilza di giorni
vuoti. Ogni mattina gli veniva la speranza che
quel giorno sarebbe successo qualcosa, e allora
girava per l'albergo in attesa, ascoltando i
rumori, prendendo qualche appunto in vista d'un
libro; e avanti così finché di
sera desiderava soltanto essere già al
giorno dopo.
MARZO.
LINGUA DEI GAMUNA
1.
Belle
schiarite all'orizzonte, vento che passa sui
campi coltivati lasciando scie che scorrono
nel verde. A Gamuna Valley in primavera è
crollata l'ala sinistra dell'Hôtel Sémiramis,
travolgendo tutti i bagni e le cuvettes per
lo scarico degli intestini. Sempaté aveva
già imparato a farne a meno e cacare
all'aperto, assieme agli inservienti indigeni
o gente di passaggio. Incitava Astafali a fare
lo stesso, accucciandosi al mattino in fila
con gli altri, tutti a pantaloni abbassati dietro
il muro del giardino. Secondo lui era un buon
modo per imparare la lingua, perché durante
l'evacuazione mattutina i maschi gamuna sono
molto più espansivi del solito. Mentre
spingono per liberare gli intestini diventano
scherzosi e parlano di donne o di miraggi carnali
(non lo fanno mai in altre circostanze). Sempaté
è riuscito a convincere il suo padrone
a mettersi in fila dietro il muro del giardino,
anche lui accucciato con gli altri, e qui è
successo un fatto increscioso. Quello vicino
ad Astafali s'è dato a parlare di donne
e della fessura che hanno davanti, volendo sapere
cosa ne pensava lui, come straniero; se riteneva
che la fessura femminile avesse dei denti che
posson tagliare la testa del pesce-che-si-insinua.
Wanghi Wanghi era intento a liberarsi gli intestini
e non ha fatto in tempo a tradurre quelle parole;
allora Astafali rispondeva con vaghi cenni del
capo, come per dire di sì. Ma deve aver
dato una risposta che non è piaciuta
a quel signore (tipo vestito di bianco, che
poi si è saputo era un insegnante dei
figli di ricchi). Fatto sta che quello s'è
alzato con aria offesa, e prima di andarsene
ha fatto al mio amico una profezia: "Straniero,
la tua fessura coi denti tu l'hai già
trovata, e ti tiene stretto. Vedrai che non
ti lascerà mai più tornare al
tuo paese". Astafali è rimasto per
tutto il giorno fulminato da quelle parole,
mentre Wanghi evitava il discorso guardando
in aria, come preso da altri pensieri.
2.
Non
so quanto abbia contato quella profezia malefica,
ma i taccuini del mio amico qui diventano laconici
e scarabocchiati malamente. Nelle frasi si sente
una stanchezza che deforma la grafia, soprattutto
le lettere t e r, come piegate
sotto un peso che le schiaccia. Astafali adesso
va sempre in giro, dalla mattina alla sera,
in cerca della Buabìa Sangìto.
Ha fatto amicizia con alcuni avventurieri: un
certo Schulz, tedesco, un certo Pirrip, inglese,
un certo Frangipane, svizzero, oltre ai francesi
Duval e Dupont. Frequentandoli ha imparato anche
lui a maledire i Gamuna, a detestare quelle
loro fisionomie vacue e quel senso di meschinità
che gli adulti spandono intorno a sé.
Intanto però deve aver scoperto dove
abita la Buabìa, e forse va ad appostarsi
in angoli bui per vederla passare. Un brano
dei taccuini me lo fa supporre: "Quella
strada, quell'androne, quei colori, quel viso,
quel tremore che mi viene, e la disgrazia di
non saper dire una parola..."
3.
Dopo
cinque mesi, Victor Astafali non era ancora
riuscito a imparare una sola frase in lingua
gamuna. Invece il suo servitore Sempaté
ormai se la cavava in quasi tutte le situazioni,
e consigliava al padrone: "Vada in giro,
parli con la gente, e vedrà che impara
di più che da quel truffatore di Wanghi".
Ma c'è voluto ancora del tempo prima
che l'altro tentasse di articolare una parola
in quel dialetto impossibile. "Impossibile
per le nostre bocche", scrive Astafali,
che pur parlava correntemente cinque lingue
ed era un provetto linguista fin dai tempi di
Cambridge. Anche quando ha rivisto la bellissima
Buabìa Sangìto, dopo mesi di ricerche,
non riusciva ancora a spiccicare una parola.
Non so molto di questi incontri, perché
non ne parla; comunque, prima di raccontare
la sua storia con la Buabìa, sarà
meglio che esponga le grandi difficoltà
della lingua gamuna.
4.
Nessuno
conosce la provenienza dei Gamuna, benché
si possa supporre che siano giunti nel loro
attuale territorio in tempi non molto lontani,
provenienti dal sud ovest. E' anche difficile
capire a quale ceppo etnico appartengano, e
neppure lo studio del loro particolarissimo
dialetto ha aiutato gli esperti a chiarire il
mistero. Bisogna però aggiungere che,
prima del colonnello argentino Augustin Bonetti,
nessun esperto ha mai avuto il coraggio di dedicarsi
allo studio di quel dialetto fino al punto da
imparare a parlarlo; perché ciò
vorrebbe dire andare a vivere per qualche anno
tra i Gamuna, adattandosi alle loro deprimenti
abitudini di vita, con quel senso di inutilità
di tutto che disturba il sistema nervoso. Per
anni gli scienziati hanno sostenuto che bisognava
inviare una scorta armata, con l'appoggio di
qualche psicologo, per difendere la salute mentale
di eventuali cercatori che si inoltrino in quel
territorio Ma alla fine neanche il contingente
di paracadutisti inviato a sostegno di tre linguisti
americano dell'università di Notre Dame
(nell'Indiana) ha risolto qualcosa. Fino ad
ora, per quanto ne so, nessuno è riuscito
a compilare una grammatica della lingua gamuna.
5.
Il
gamuna è una lingua a toni (come il cinese),
dove un tono puntuale basso alla fine di certe
parole ha un accento melodico molto riconoscibile.
I forestieri hanno sempre l'impressione che
i Gamuna ascoltino soltanto la melodia delle
frasi, senza sforzarsi di capire cosa gli altri
vogliono dire. Perché di solito, mentre
uno parla, il suo ascoltatore canta sottovoce
un motivetto che si intona con le armonie vocaliche
dell'altro, e che sottolinea lo stato d'animo
del parlante e il tempo musicale adottato. Ogni
conversazione dipende da queste cose; e ogni
frase gamuna è essenzialmente una musichetta
che l'ascoltatore sa già o che può
far finta di conoscere. Un esempio elementare:
nella frase be ta tar, che significa
"buon (questo) giorno", il timbro
della prima vocale è influenzato solennemente
dall'arcana armonia vocalica del deittico ta
(questo). Ciò crea una modulazione melodica
su cui si intona l'interlocutore; e questa è
la cosa più importante in una conversazione.
Ma la pronuncia della frase dipende a sua volta
dallo stato d'animo del parlante, dallo scopo
della conversazione, dalle condizioni della
giornata (se piove o fa bel tempo, se è
troppo caldo o troppo freddo), e infine dal
fatto che chi parla è un uomo o una donna.
Tutto ciò cambia la pronuncia, con un
tempo musicale che varia secondo le ore del
giorno; e per forza uno straniero si trova in
difficoltà anche per dire soltanto "buon
giorno".
6.
Al
mattino i Gamuna parlano con un tempo allegro,
o allegro ma non troppo, e allora a volte si
salutano in modo sveltissimo, anzi così
istantaneo che sembra non aprano bocca. Nel
pomeriggio adottano invece un tempo andante,
e questo permette di scambiare qualche chiacchiera,
fermandosi in un bar o sedendosi su un marciapiede,
e aprendo bene la bocca perché si veda
che stanno parlando. A partire dal tramonto,
il tempo della parlata gamuna diventa così
lento che le parole sembrano restar sospese
nell'aria, come un pigolio da rimandare all'indomani
per la conclusione. Ma non solo il tempo della
parlata cambia con le ore del giorno, cambia
anche il modo di guardare, di sorridere, di
gesticolare, di camminare, litigare e piangere.
Scrive la sorella Tran: "Se mi addormentassi
per una settimana, e svegliandomi vedessi delle
donne camminare per strada, potrei dire con
precisione che ora del giorno sia, solo osservando
i loro movimenti. La leggerezza del loro incedere
mattutino ha qualcosa di fanciullesco e sfrontato,
che si trasforma dopo mezzogiorno in una sicurezza
con molti indugi, elegantissima in tutte le
mosse del corpo. E quando comincia a scendere
il tramonto, c'è un che di pensieroso
nel loro incedere, come se si ritirassero in
sé, facendo meno attenzione al mondo
esterno. Così è anche il loro
sorriso, che al calar della sera diventa sempre
meno espansivo, più delicato e tenue.
Così è il loro modo di parlare,
che si rallenta verso il tramonto, diventando
sempre più laconico, fino ad essere una
melodia di gola di cui cogliamo soltanto poche
note, ma che porta in sé come l'eco d'una
sfinitezza amorosa...".
7.
È
soprattutto di notte che il dialetto gamuna
diventa strano. Dopo una cert'ora, non solo
i suoi suoni diventano straordinariamente lenti,
ma gli interlocutori parlano a bocca chiusa,
producendo dei mugugni melodici come un canto
trasognato. Si dice che con quel canto sorgano
in loro visioni, simili ai sogni d'un sonno
profondo. Ora, siccome i Gamuna amano parlarsi
soprattutto di notte, facendo delle chiacchierate
che chiamano "medicinali" (orakiu
suma), tutte le loro convinzioni e tutti
i loro ricordi li esprimono col tempo musicale
della parlata notturna, nonché a bocca
chiusa. Ed è un modo di parlare così
lento che qualsiasi forestiero cadrebbe addormentato
di noia alla prima frase.. Ecco un motivo per
cui nessun esperto universitario è mai
riuscito a capire la mentalità gamuna,
perché, anche se arrivasse a imparare
la loro parlata diurna, alla prima chiacchierata
notturna non capirebbe se stiano dicendo barzellette,
se parlino di visioni del deserto o se emettano
dei suoni a caso. Un ricercatore universitario
che volesse cimentarsi con quelle conversazioni,
cadrebbe in un sonno letargico così profondo
da fargli scordare i motivi scientifici della
sua ricerca, e forse anche la strana idea di
mettere in chiaro cosa pensano gli altri.
8.
C'è
un altro aspetto di quella parlata non si ritrova
in altre lingue. Raramente i Gamuna pronunciano
una frase, senza premettere una forma del verbo
dire (maen), per cui le loro frasi
suonano così: "Dice: la capra s'è
persa nella brughiera, dove, dice, Fonghi è
andato a cercarla, quando, dice, è venuta
la notte". Gli studiosi dell'università
americana di Notre Dame, nell'Indiana, si sono
fortemente sforzati di capire chi sia il soggetto
sottinteso del verbo dire (maen). Perché
parrebbe che i Gamuna non vogliano mai fare
nessuna affermazione in prima persona; si direbbe
che citino continuamente qualcuno che ha suggerito
al loro orecchio le parole da dire. Ed è
come se un oracolo interno guidasse i loro pensieri,
formulando le frasi da rivolgere agli altri.
Ma chi sarebbe quel grande suggeritore? In un
suo articolo Bonetti spiega che, a tale domanda,
un Gamuna risponderebbe: "Dice: l'Essere
del Largo Respiro parla. Dice: tu parli quando
esce vento dalla bocca. E dice: il vento soffia
parole dall'Essere del Largo Respiro".
Insomma, loro ritengono che ogni parola sia
ispirata dal vento del deserto, che chiamano
l'Essere del Largo Respiro. Sicché di
solito aprono la bocca per dire qualcosa, o
mugugnano melodiosamente a bocca chiusa le loro
chiacchiere notturne, ma soltanto quando sentono
dentro di sé una ventosità che
li spinge a soffiar fuori parole che turbinano
nel loro intimo.
9.
È
vero che quella ventosità può
essere eccessiva, e i Gamuna sanno che può
anche stravolgere il cervello d'un individuo.
Infatti, se le parole turbinano troppo nei meandri
del cuore, uno si sente importante e fa discorsi
per vantarsi di sapere questo e quest'altro,
di essere più furbo o più intelligente
degli altri. Secondo gli anziani gamuna, così
parlano gli studiosi universitari che certe
volte sono venuti a visitarli, come quelli canadesi
di un'università dell'Ontario, i quali
pretendevano di capire la loro lingua con l'uso
d'un registratore. Quel registratore era il
segno d'una vanteria morbosa, secondo loro,
come quando uno non ascolta gli altri perché
si vanta di aver già capito tutto. Per
gli anziani gamuna questa è una malattia
poco dignitosa, che loro chiamano "scarico
d'aria di vescica gonfia" (pffuffa
indra), ed è un segno di demenza
senile che però spesso tocca anche i
giovani. Tale malattia nasce dal fatto che l'Essere
del Largo Respiro a volte si diverte a prendere
in giro gli uomini; dunque li porta a parlare
troppo, o troppo seriamente, per renderli ridicoli.
Ed ecco perché i Gamuna, nelle loro chiacchiere
notturne e medicinali, anche se il vento del
deserto li spinge a discorsi travolgenti, preferiscono
tenere la bocca chiusa e parlarsi soltanto per
lentissimi mugugni melodici in forma di canto
trasognato.
10.
Nella
lingua gamuna c'è anche una grossa differenza
tra il modo di parlare maschile e femminile.
Non solo cambia la pronuncia, la grammatica
e il lessico, ma cambia anche la scala tonale
che determina le armonie vocaliche. Questo fa
sì che, quando un uomo e una donna si
parlano, o l'uno adotta il modo di parlare dell'altro,
oppure ne nasce uno sgradevole stridore di suoni
dissonanti. Il che si nota bene nelle famiglie,
quando marito e moglie litigano e nessuno dei
due vuole adottare il modo di parlare dell'altro
per ripicca, ma entrambi vogliono continuare
a parlare nello stesso tempo. Allora scoppia
ciò che si chiama un cafarnao. Bonetti
ha elencato i modi più frequenti con
cui avviene una conversazione tra uomo e donna:
1) se i due non si conoscono bene, alternano
la parlata maschile e quella femminile, in segno
di cortesia reciproca; 2) se il maschio corteggia
la femmina, usa la pronuncia femminile fino
al momento in cui riesce a conquistarla e copulare
con lei, poi basta; 3) se il maschio sgrida
o picchia la femmina, lei adotta la parlata
maschile fino a quando lui si calma; 4) se la
femmina deride il maschio per la stupidità
della sua verga eretta, lui adotta la parlata
femminile fino a quando lei non si pacifica
e si lascia montare; 5) infine, se i due coniugi
litigano e si detestano cordialmente, ognuno
parla a suo modo, con un putiferio di suoni
che fanno scappare via qualsiasi ascoltatore.
Urla dei vicini: "Basta, basta! Fatela
finita!" (di solito con parlata maschile).
11.
Il
colonnello pilota Augustin Bonetti racconta
come si sia abituato alle chiacchiere medicinali
notturne, ma solo dopo un lungo sforzo durato
sette anni e più (forse esagera). Era
precipitato col suo aereo sfracellandosi nella
brughiera, e per un anno dei pastori gamuna
l'hanno curato, spartendo con lui il poco cibo
di cui si nutrono, costituito soprattutto di
radicchi, avena, latte e carne di pecora. Lui
non sapeva niente di loro, non aveva mai sentito
parlare di quel popolo, e dopo un anno era stato
trasportato in città, ospitato in una
casa fatiscente dove tutti andavano e venivano
come sulla pubblica piazza. Dopo un altro anno
di convalescenza, Bonetti ha cominciato a pronunciare
qualche parola in lingua gamuna. Ma appena apriva
bocca, tutti ridevano in modo sguaiato, battendosi
la pancia e puntandosi un dito alla testa per
dire che sembrava un matto; sicché lui
era sempre più confuso nelle parole che
tentava di articolare. Il fatto è che
pronunciava le parole sempre allo stesso modo,
sia che fosse mattina, pomeriggio o sera, sia
che piovesse o facesse ben tempo, e sia che
parlasse con una donna o un uomo. Questo appare
una cosa ridicolissima all'orecchio dei Gamuna,
più o meno come tra noi quando qualcuno
canta una canzone en nota in modo stonato.
12.
Appena
si è rimesso in forze, Bonetti ha cominciato
a guardare con desiderio le tre donne che venivano
a curarlo. Quello è stato il passaggio
decisivo nel suo apprendimento della lingua
gamuna; perché, contemplando i fianchi,
il seno, le gambe snelle e il viso franco delle
sue infermiere, ha cominciato a sentire in cuore
un soffio che gli muoveva le labbra senza che
lui dovesse fare alcuno sforzo. Era tanto preso
dal desiderio, da sentire nei ventricoli del
cuore un soffio caldo che gli saliva fino alla
gola. In breve, racconta Bonetti, quelle tre
donne così gentili e prosperose gli hanno
suscitato un forte appetito di accoppiarsi con
loro, e da quel momento la sua grande passione
nel corteggiarle l'ha portato a imparare prestissimo
il loro dialetto, con tutte le sfumature necessarie
nella pronuncia delle parole. Provava per loro
tanto desiderio, che le parole gli venivano
da sole alle labbra nel modo giusto, permettendogli
anche di scherzare e accennare alle sue voglie
tumultuose. Il vento del deserto gli insegnava
tutte le cose da dire man mano che parlava,
e lui doveva soltanto aprire bocca senza pensare
a niente. Ha finito per sposarsi con le tre
donne, andando a vivere con loro in un'altra
casa fatiscente, vicino alla porta orientale
della città. Ed è qui che ha cominciato
a scrivere i suoi articoli, poi pubblicati da
riviste di tutto il mondo.
13.
Ma
ancora Bonetti non riusciva a seguire una chiacchierata
notturna senza addormentarsi dopo poche frasi.
Il motivo l'ha capito a poco a poco, e in un
articolo lo spiega così: "Stavo
troppo a badare alle parole, senza perdermi
nelle visioni notturne che le chiacchiere medicinali
portano con sé. Dunque per me c'era sempre
questa alternativa, tra stare sveglio con molti
sforzi per capire le parole, oppure cadere addormentato".
Poi un giorno ha capito che il legame amoroso
con le tre mogli ostacolava il rilassamento
dei ventricoli del suo cuore. Pensava troppo
a loro e non poteva abbandonarsi senza pensieri
al sonno delle chiacchiere medicinali. Dicono
i Gamuna: "La sposa dà piacere,
ma le visioni medicinali non vogliono testimoni".
Finalmente si è deciso a divorziare dalle
tre mogli, cosa che loro hanno accettato di
buon grado. Erano giovani, belle e simpatiche,
glorificate dai raccontatori di storie per le
loro mosse di fianchi; e hanno trovato subito
nuovi mariti pronti a onorarle con doni e complimenti.
Bonetti ha cominciato a recarsi ogni sera in
uno di quei salottini su mucchi di macerie in
vari punti della città, che gli anziani
consacrano alle chiacchiere notturne. Qui ha
imparato ad ascoltarli parlare nel buio, seguendo
l'arcana armonia delle frasi; e ha cominciato
ad avere delle visioni, a vedere i gesti e i
casi degli uomini proiettati in uno spazio immenso.
Ha cominciato a vedere tutto quello che gli
uomini fanno per essere glorificati, per imbrogliare
gli altri, per farsi compatire, per farsi amare,
come una scintilla effimera nello spazio immenso.
Infine ha cominciato a sentire il grande respiro
del deserto che dice a tutti: "Tu sei questo"
(ta gama ku). E quanto uno sente il
respiro del deserto, spiega Bonetti, prova il
bisogno di raccogliersi a bocca chiusa nel proprio
"questo" (ta), cioé
nel proprio "questo, qui, ora" (ta
muna ti), che è lo stato in cui
si hanno le visioni.
14.
La
cosa più importante da capire è
che il sonno delle chiacchiere medicinali non
è un sonno qualsiasi, come quando si
va a letto e si dorme. I sogni notturni sono
ciò che promuove le lusinghe quotidiane
e che spinge ognuno a cercare di essere qualcuno.
Invece il sonno delle chiacchiere notturne a
bocca chiusa ti insegna questo: "Nello
spazio immenso tu sei qualcuno che non è
nessuno, e le notti e i giorni vengono anche
senza di te" (così recitano a bocca
chiusa gli anziani gamuna). Dunque non è
un sonno qualsiasi, ma un sonno di visioni nello
spazio immenso, con cui si manifesta il respiro
del deserto. Ed è il grande sonno della
terra che all'inizio di tutto ha prodotto le
visioni di fata morgana all'origine di tutto,
come dicono i racconti mitici. Quel sonno originario
è chiamato "il Largo Riposo",
con un suono lieve che calma ogni ansia (mati
maui).
15.
La
sorella Tran ha imparato a parlare la lingua
gamuna solo dopo un anno e mezzo di silenzio.
Io non ho mai saputo come sia capitata da quelle
parti, suora missionaria vietnamita, figlia
d'un diplomatico vietnamita, uscita da un convento
nei dintorni di Londra. Nei suoi diari racconta
come sia stata accolta da una famiglia gamuna,
e adottata come figlia dalla vecchia Ajraia.
Poi scrive: "Ricordo una sera, usciti di
casa dopo cena con Ajraia, eravamo sedute intorno
a un fuoco, tutti parlavano, io credevo non
sarei mai uscita dal mio silenzio. Ricordo il
cielo pieno di stelle, il suono delle voci,
i bagliori del fuoco, e poi la prima frase che
mi è uscita di bocca: Tam man ta
(si sta bene qui). Tutti si sono sorpresi, perché
mi credevano muta. Neanch'io ho mai saputo se
sono muta o meno, e neanche se la mia balbuzie
non è un modo per nascondere il mio mutismo.
Ma quando ho cominciato a parlare, non balbettavo
più. Se volevo dire qualcosa pensavo:
come direbbe Ajraia? Aspettavo che mi tornasse
in mente un suono della sua voce; non pensavo
a frasi ma solo alla sua voce; poi aprivo bocca
e le parole venivano da sole. Anche ora posso
dire solo frasi che diceva lei, dunque in un
certo senso non sono io che parlo, è
sempre Ajraia. Ma nessuno ha mai notato che
parlo con la sua voce e che non sono io a parlare,
non sono io quando parlo...".
(ll
- Fine)