
È
possibile vedere, come buchi nello schieramento
di case di certe antiche stradine del centro
di Parigi, principalmente nei quartieri Maubert
e delle Halles, alcune strane mancanze di costruzioni.
Sono
vuoti stretti e bui tra due edifici; spazi sudici,
sentine di luridume, discariche di immondizie
e di nidi di sorci dove anche il più
incosciente dei senzatetto osa schiacciare un
pisolino.
Striati
da travi che sostengono il muro da ogni lato,
questi "buchi neri" segnano i punti
in cui sorgevano le case condannate per essere
state abitate da maghi, stregoni, protestanti
o ribelli.
Il
grande anatema degli arcivescovi, implacabili
signori di quel tempo, li ha colpiti fin nelle
pietre complici, solennemente rase al suolo.
E ancora oggi, sono luoghi maledetti. Impossibile
costruire di nuovo qualcosa. Lì si verificano
sempre smottamenti del terreno e, se si riesce
a far resistere delle solide fondamenta, l'edificio
non tarda a rattrappirsi, riempirsi di crepe,
disarticolarsi e crollare in un cumulo di macerie
che rimangono a lungo, come per scongiurare
la malasorte. Prova di Alta Maledizione al punto
che gli addetti alla rete viaria hanno rinunciato
a qualsivoglia progetto in diversi di quei luoghi.
Da
notare ugualmente, le case dei delitti, del
cancro e di altre sciagure che si riproducono
lì senza che si possa fare nulla contro
la loro vocazione malefica. Questi luoghi predestinati
agiranno sempre, così come altri: quartieri
votati da secoli agli stessi generi di traffici
illeciti o riprovati, pesti sociali, delitto
o prostituzione, senza che nessuna iniziativa
sociale possa mai adibirli ad altro scopo.
Ma
ci sono luoghi ancora più perfidi, perché
esistono per qualcuno e non per altri; pieghe
sornione tra gli edifici della capitale, dimensioni
sconosciute e traditrici foriere di molti drammi.
Un
mio amico riceve un'inaspettata telefonata dalla
ragazza del suo cuore, di cui non aveva più
notizie dal momento della separazione. La coppia
si amava appassionatamente; ma lei, stanca della
sua eccessiva gelosia, aveva lasciato Parigi
da qualche mese con la scusa di una "prova
di separazione", in realtà per bisogno
di libertà. Tuttavia, avendo respirato
solitudine a sufficienza e non potendo fare
a meno di lui, era tornata e aveva affittato
un appartamentino in una vecchia casa del quartiere
delle Halles da cui stava telefonando, chiedendogli
di riprendere la vita in comune e di tenerla
per sempre con sé, quasi implorandolo.
Preghiera superflua, visti i sentimenti del
mio amico.
Se
avesse potuto, avrebbe preso un elicottero per
fare più in fretta, lui che abita nel
XVI arrondissement, e atterrare sul tetto della
casa della sua bella, ritrovata quando la credeva
ormai perduta.
Si
fece ripetere parecchie volte l' indirizzo e
il piano, per confermare l' esattezza delle
sue annotazioni, e soprattutto di quella del
particolare più importante, quel numero
141 che stava diventando per lui una cifra magica.
E
saltò in auto.
Trovò
senza difficoltà la strada in questione,
nelle vicinanze della chiesa di Saint - Eustache.
Passò in rassegna con impazienza i numeri...
135, 137, 139... 143, 145!
Sorpreso,
tornò sui suoi passi. Fu costretto ad
ammettere che non c' era un 141... Il numero
non esisteva!
In
preda allo sconforto, interrogò la portinaia
del 139, poi quella del 143.
Entrambe
gli risposero che non conoscevano nessuno che
assomigliasse, né per il nome né
per l'aspetto, alla persona che cercava, e che
non era mai esistito un 141.
Probabilmente
è una dimenticanza di quelli della rete
viaria, disse una, indifferente.
O
un modo per far risparmiare tempo al postino,
ridacchiò l'altra.
Ma
tutte e due riconobbero che spesso, e con la
stessa impotente tristezza, venivano delle persone
come lui, in cerca di qualche abitante del sedicente
numero 141.
Quanto
alla giovane innamorata pentita, nessuno l'ha
mai rivista. È completamente scomparsa.