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Leggende metropolitane  
 Il numero 141
  Claude Seignolle tradotto da Stefania Fumagalli

Fotografia di Pino Musi

         È possibile vedere, come buchi nello schieramento di case di certe antiche stradine del centro di Parigi, principalmente nei quartieri Maubert e delle Halles, alcune strane mancanze di costruzioni.
         Sono vuoti stretti e bui tra due edifici; spazi sudici, sentine di luridume, discariche di immondizie e di nidi di sorci dove anche il più incosciente dei senzatetto osa schiacciare un pisolino.
         Striati da travi che sostengono il muro da ogni lato, questi "buchi neri" segnano i punti in cui sorgevano le case condannate per essere state abitate da maghi, stregoni, protestanti o ribelli.
         Il grande anatema degli arcivescovi, implacabili signori di quel tempo, li ha colpiti fin nelle pietre complici, solennemente rase al suolo. E ancora oggi, sono luoghi maledetti. Impossibile costruire di nuovo qualcosa. Lì si verificano sempre smottamenti del terreno e, se si riesce a far resistere delle solide fondamenta, l'edificio non tarda a rattrappirsi, riempirsi di crepe, disarticolarsi e crollare in un cumulo di macerie che rimangono a lungo, come per scongiurare la malasorte. Prova di Alta Maledizione al punto che gli addetti alla rete viaria hanno rinunciato a qualsivoglia progetto in diversi di quei luoghi.
         Da notare ugualmente, le case dei delitti, del cancro e di altre sciagure che si riproducono lì senza che si possa fare nulla contro la loro vocazione malefica. Questi luoghi predestinati agiranno sempre, così come altri: quartieri votati da secoli agli stessi generi di traffici illeciti o riprovati, pesti sociali, delitto o prostituzione, senza che nessuna iniziativa sociale possa mai adibirli ad altro scopo.
         Ma ci sono luoghi ancora più perfidi, perché esistono per qualcuno e non per altri; pieghe sornione tra gli edifici della capitale, dimensioni sconosciute e traditrici foriere di molti drammi.
         Un mio amico riceve un'inaspettata telefonata dalla ragazza del suo cuore, di cui non aveva più notizie dal momento della separazione. La coppia si amava appassionatamente; ma lei, stanca della sua eccessiva gelosia, aveva lasciato Parigi da qualche mese con la scusa di una "prova di separazione", in realtà per bisogno di libertà. Tuttavia, avendo respirato solitudine a sufficienza e non potendo fare a meno di lui, era tornata e aveva affittato un appartamentino in una vecchia casa del quartiere delle Halles da cui stava telefonando, chiedendogli di riprendere la vita in comune e di tenerla per sempre con sé, quasi implorandolo. Preghiera superflua, visti i sentimenti del mio amico.
         Se avesse potuto, avrebbe preso un elicottero per fare più in fretta, lui che abita nel XVI arrondissement, e atterrare sul tetto della casa della sua bella, ritrovata quando la credeva ormai perduta.
         Si fece ripetere parecchie volte l' indirizzo e il piano, per confermare l' esattezza delle sue annotazioni, e soprattutto di quella del particolare più importante, quel numero 141 che stava diventando per lui una cifra magica.
         E saltò in auto.
         Trovò senza difficoltà la strada in questione, nelle vicinanze della chiesa di Saint - Eustache. Passò in rassegna con impazienza i numeri... 135, 137, 139... 143, 145!
         Sorpreso, tornò sui suoi passi. Fu costretto ad ammettere che non c' era un 141... Il numero non esisteva!
         In preda allo sconforto, interrogò la portinaia del 139, poi quella del 143.
         Entrambe gli risposero che non conoscevano nessuno che assomigliasse, né per il nome né per l'aspetto, alla persona che cercava, e che non era mai esistito un 141.
         Probabilmente è una dimenticanza di quelli della rete viaria, disse una, indifferente.
         O un modo per far risparmiare tempo al postino, ridacchiò l'altra.
         Ma tutte e due riconobbero che spesso, e con la stessa impotente tristezza, venivano delle persone come lui, in cerca di qualche abitante del sedicente numero 141.
         Quanto alla giovane innamorata pentita, nessuno l'ha mai rivista. È completamente scomparsa.

 

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