
In
quell'epoca
32.
In
quell'epoca venne il luglio '60 e Tambroni capo
del governo autorizzò che si facesse
il congresso del mis a Genova e scoppiarono
casini in tutte le città e la gente era
incazzata bavosa l'unità strillava aveva
un'abilità maledetta a far incazzare
la gente noi compravamo sempre il paese sera
per sapere le ultime notizie e quando ci fu
la
manifestazione
a Roma a Porta San Paolo. Io ci andai, e fui
l'unico dei miei amici. E facevamo lunghe telefonate
per telefono per sapere se bisognava rispondere
con la forza e io andavo a riunioni e assemblee
all'università e quando andai a porta
san paolo che poi me la sarei dovuta ricordare
ci andai con una cinta grossa che dico mi potrà
servire come arma e le prime scaramucce buttammo
le monetine per terra quando la polizia caricò
un tipo prese un tavolino del bar e tranquillamente
lo tirò in testa ai poli pensai ammappa
che coraggio e quando ci annaffiarono che tutti
scappavano da tutte le parti pensai a una scena
di estate violenta che avevo visto poco tempo
prima scappavano per il bombardamento quando
ci fu la carica a cavallo tutti a tirare sassi
sembrava che ci fosse una nuvola di sassi sempre
ferma per la strada facemmo barricate e c'erano
dei ragazzi che mi dicevano non li tenere in
mano i sassi mettili davanti a te e aspetta
che si avvicinino ci fu la carica con le camionette
e scappammo su per la scalinata di Viale Aventino
io mi ritrovai in quelle stradette solo e con
intorno tutto rumore delle sirene che non si
vedeva dov'erano e mi infilai in un portone
insieme a due muratori comunisti scendemmo nello
scantinato rimanemmo fino a tardi e loro parlavano
di Togliatti
Stati
33.
Mi
sedetti a un tavolo vicino a uno che già
mangiava. C'era il sole. Il sole si poggiava
sul tavolo che aveva una tovaglia con grandi
quadrati rossi, e la faceva brillare. Venne
la cameriera a portarmi il tè, e poi
mi portò anche il pane, il burro e la
marmellata. Io mangiavo, e intanto pensavo alla
telefonata che dovevo fare. Vidi la cameriera
che ripassava tra i tavoli versando dell'altro
tè a chi l'aveva finito, e le chiesi
Poi mi alzai e andai a pagare. Chiesi alla signora
se c'era un posto per telefonare, e la signora
mi guidò in una stanza buia, che stava
in fondo al corridoio. Là io feci il
numero del telefono. La voce di donna mi rispondeva
qualcosa che non capivo. La telefonata, ad ogni
modo, era solo una garanzia. Domandai alla signora
dov'era il campo di campeggio. La signora mi
scrisse l'indirizzo ed io uscii col mio sacco
a spalla. La signora era molto gentile. Aveva
un braccio solo. Dunque io mi avviai con l'autobus
nel posto dove c'era il parco di campeggio,
ed arrivai in una strada alla periferia che
fiancheggiava il canale.
preghiera
34.
dicono
che quelli che stanno per morire rivivono in
un attimo tutta la loro vita. Dimmi chi ti odia
e ti dirò chi sei. Ora mi sono svegliato
nella notte, e delle persone hanno parlato con
me. È in realtà come un'acqua
tranquilla, che vortica, ma che non vortica
neanche tanto sommessamente, o meglio in un
modo sommesso. Finisce in un rigagnolo, ma è
destino di tutte le acque finire in un rigagnolo.
E il mare in fondo cos'è? è un'entità
autonoma il mare? o è il deposito, ormai
millenario, di tutti i rigagnoli? Questo è
un interessante problema scientifico... io ero
un uccello, in quell'epoca, e mi libravo come
un'aquila. Cielo ed aria. Esiste per me quest'acqua
che vortica sommessamente. un orologio che segna
il tempo in un modo alternato. Un senso di prolungamento
35.
Era
l'inizio dell'estate del '73 e io stavo al Mare.
Ero dottore in lettere
altre
volte eravamo stati al mare sentivo da dentro
la tenda la sera Remo e Carlo p. che discutevano
io
volevo trovare un posto tranquillo per stare
tranquillo quella volta ero andato al mare era
un periodo che facevo una supplenza a Frascati
c'era un ponte e mia sorella mi aveva detto
vieni ti faccio conoscere gente eravamo a Talamonaccio
c'era il mare ed eravamo insieme a un gruppo
di reichiani che avevano una comune a piazza
Vittorio e loro facevano il nudismo e facemmo
il nudismo anche noi o quasi tutti noi e c'era
una danese ragazza alta due metri bionda si
chiamava An. e c'erano altra gente e là
fu
allora che cominciai a diventare simpatico diciamo
era il culmine di un processo il fatto sempre
successo il fatto di poter andare ovunque mischiarmi
con qualsiasi ambiente prendere i loro punti
di vista occuparmi prendere qualcosa di loro
sparire ma rimanere sempre lo stesso cioè
un po' diverso il fatto di aver saltato una
generazione là passammo credo quattro
giorni al mare nudi io all'inizio mi vergognavo
un po' ma poi ogni tanto mi tolsi il costume
e quello per me fu in un certo senso il mio
'68 o una parte di '68 fino allora io avevo
sempre vissuto con le idee del marxismo bolso
e capoccione anche l'ultimo periodo dopo il
parto ero vissuto ancora con quelle idee sulla
morale proletaria si sa cominciava ora il mio
incontro con la massa degli anormali Strani
che i grandi cas. avevano sparso disseminato
in tutto il mondo quel periodo passato in casa
a studiare ero diventato come pazzo in quel
periodo e vivevo in casa di mia madre ne ero
travolto ci nuotavo e a un certo punto là
al mare il mio cervello cominciò a lavorare
da impazzire questi tipi tutto il pomeriggio
a parlare sotto tenda e loro ti spiegano ma
nemmeno ti parlano come normale e i rapporti
tra loro e come il sesso e tutti i discorsi
sulla famiglia leggiti cooper e scoprire un
sacco di ragazze con il cervello come una casa
e una sera andare a ballare An. mi chiedeva
sempre sigarette perché non ne aveva
e andammo a ballare in una balera tutti insieme
ballammo fino alle 4 del mattino quando a un
certo punto ballai con An. attaccammo e facemmo
il guancia a guancia poi ce ne andammo tutti
insieme io e An. ce ne andammo in riva al mare
lei mi diceva senti io non sto con noi stavamo
insieme ma ora siamo solo amici dormiamo in
tenda insieme sugli scogli io le chiedevo senti
ma tu sei vera o una visione poi tornammo qualcuno
era ancora alzato e carlo p. che dormiva in
tenda con me andò a dormire nel sacco
a pelo in riva al mare e l'indomani io mi svegliai
e come colazione mi bevvi mezza bottiglia di
grappa
il
pomeriggio mia sorella e sebastiano ci accompagnarono
in macchina a roma ci lasciarono vicino a casa
sua prendemmo la macchina andammo a casa mia
di nuovo a far l'amore lei lesse dei miei racconti
che belli e quando quella mattina fr dr uscì
dalla tenda mi dette amichevolmente un po' di
pugni sullo stomaco viveva con un uomo facevano
coppia aperta erano stati insieme un sacco di
tempo si erano amati lei stava in italia da
molti anni sempre con lui poi ci vedemmo l'indomani
parlammo in un bar dico senti ma perché
vivi con lui se non vi amate bè vuoi
sapere la verità perché non ho
i soldi per l'affitto era femminista studiava
psicanalisi una volta andammo insieme a vedere
la rivolta dei carcerati a regina coeli stavano
sui tetti lei era indignata e da allora i giorni
seguenti sempre a cercare un posto diverso per
fare l'amore qualche amico che ci prestasse
la casa andammo ancora una volta a Talamonaccio
da soli dopo essere passati per tarquinia e
aver fatto tappa non so dove in un sacco di
posti a fare il bagno qua e là e frequentammo
piazza vittorio quel clima di libertà
sessuale
noi
facevamo tardi certe notti dormivamo a casa
sua quando l'uomo non c'era lui lo sapeva avevano
questo rapporto aperto ognuno faceva quello
stavamo fino alle 3 poi io mi alzavo alle 6
per andare a frascati a frascati conobbi Franco
B. che faceva il professore di disegno era un
pittore poi diventò uno dei miei migliori
amici con questo trip della donna ideale della
donna sognata quando uno comincia a sognare
è un bordello e passavamo il tempo facendo
l'amore e questo non era certo brutto in quel
periodo vivevo si può dire di sperma
mi riposavo si può dire a forza di sperma
mi stavo preparando per andare per conto mio
coi soldi delle supplenze andai ad abitare con
Luciano abitavamo vicino a Piazzale Clodio era
un poeta anche lui dopo andammo insieme
piazza vittorio
36.
Io
in quel periodo frequentavo molto piazza vittorio.
Andavo a trovarli spesso la sera, nessuno ti
chiedeva che volevi, entravi e basta. Forse
era il modo che sentivo per stare vicino a quel
mondo che lei mi aveva insegnato. Si stava in
cucina, il centro di raccolta del gruppo, e
si rideva e si faceva casino, e si trovava sempre
il modo di dire qualcosa di intelligente. Era
come una specie di salotto, momento comune,
occasione. Ma non era il solito modo. Non come
in politica. Non si diceva: I rapporti umani
sono... Si riusciva a parlare di se stessi.
Magari poco, e a senso unico. Tu riuscivi a
parlare di te stesso, e ad essere ascoltato,
ma non riuscivi mai a capire quali erano veramente
i loro problemi e i loro. Pur essendo apertissimi,
in realtà erano chiusi. C'era gente fantastica,
ma qualcosa non funzionava venivano in pellegrinaggio
a sgravarsi la coscienza gente che veniva a
divertirsi, gente che veniva a vedere, coppie
in crisi, cani sciolti e molta gente con gli
occhi umidi che cercava una famiglia e che girava
intorno a loro. Non è che questo li aiutava
a funzionare meglio. Li frequentai per quasi
un anno, poi la cosa si imputtanì, si
imbastardì, e la comune si sciolse. come
diceva L.: le comuni non falliscono, si sciolgono.
Si sparsero qua e là, ciascuno coi suoi
casini, chi finendo bene e continuando, chi
finendo meno bene, - chi aggrovigliando strane
situazioni incasinate.
37.
Io
per quanto li frequentassi, non avevo voglia
di cercare di fare l'amore con qualche ragazza
del gruppo. Probabilmente sentivo il gruppo
geloso. In realtà cercavo sicurezza,
e come gruppo loro me la davano, mentre fare
all'amore con una di loro no. Era come rompere
il gruppo, entrare in sintonia con una persona
e venire lì per quella persona. Loro
lo sapevano che in fondo andare con uno significava
rompere il gruppo, e i loro rapporti di sesso
erano solo con l'esterno. Bisognava conoscere
il loro codice - vedere che lo sbuffo di una
era un discorso politico, l'essere in crisi
di un altro era una preposizione teorica, andare
al cinema o non andarci con una persona o un
altra era una scelta che avrebbe dato conseguenze
nell'avvenire. Ma il loro lavorio si svolgeva
tutto all'interno.
Loro
avevano un continuo ricambio con gente, gente
che veniva per avere qualcosa e che venendo
dava loro un soffio di vita, come una continua
trasfusione il tabù dell'incesto che
c'era all'interno rendeva necessario questo
continuo avvicendarsi di rapporti sessuali e
intellettuali, e di rapporti sessuali vissuti
come solo un reichiano sa fare, come un impegno,
una continuazione della vita, e a volte anche
un atto militante. Tra la respirazione reichiana
che facevano all'interno e trovarsi un partner
con cui scopare non c'era soluzione di continuità,
e lo stesso tra una conferenza sugli orgoni
e tra. Chiaro questo li esponeva a molti pericoli,
il pericolo di venire utilizzati come un bordello.
e loro avevano posto le loro difese. Sul piano
della selezione della gente non erano molto
accorti, entrava e veniva chiunque, gente di
tutti i tipi, compagni e guardoni, e anche compagni
guardoni, scoponi, colleghi, ecc. ecc.. Una
selezione c'era, ma era fatta col setaccio grosso.
E' vero però che non c'era una gran scelta.
loro si trovavano in mezzo, in un ambiente ostile,
perché era ostile chi non li capiva profondamente
e magari affettava simpatia o interesse. i Compagni
li disprezzavano e li criticavano, prendendo
magari punti criticabilissimi, e assai poco
ortodossi, ma scaricandoci anche tutto il loro
trave, che facevano tutt'uno con la pagliuzza.
le coppie venivano per parlare, per discutere,
ma a volte sai la coppia solitaria che si scoccia
e si rompe i coglioni, in fondo quelli erano
allegri, e si passa una serata, e magari andavano
per esorcizzare i fantasmi dei loro tradimenti
reciproci, o a vedere la possibilità
di una possibile soluzione, ma in genere come
si va allo zoo. L'ambiente dei freaks e dei
falsi hippies che circolava per Roma aveva con
loro dei contatti, ma non erano la stessa razza,
perché dei due versanti il vitalismo
e l'autodistruzione che caratterizza sempre
questo tipo di esperienze loro accentuavano
più sul vitalismo sessuale e sentimentale
(si innamoravano, si innamoravano pure, eccome).
Loro non volevano essere esclusi. Avevano un'avidità
di rapporti, un'avidità interclassista,
vitalistica. Erano una razza a parte, una sorta
di mediazione e di sintesi, e non potendo accentuare
la selezione perché avevano bisogno di
un continuo afflusso di sangue dall'esterno
la loro difesa consisteva in una languida maschera,
tu sapevi che loro si interessavano sempre dei
tuoi problemi ma ti accorgevi che loro non tiravano
mai fuori i loro, e dietro il loro interessamento
trovavi sempre di lontano il camice dell'infermiere,
e tutti i loro casini si svolgevano all'interno,
come in una rappresentazione privata.
Passavo
e ripassavo continuamente vicino alla casa di
An. per vedere se riuscivo a vedere la sua macchina
parcheggiata e una volta la vidi e mi prese
un tuffo al cuore.
fece
vari lavori, poi come al solito arrivò
che aveva fatto tutti gli esami per laurearsi,
aveva già praticamente fatto la tesi
di laurea ed era d'accordo col professore, ma
gli mancava un esame che era un esame che odiava
talmente che rimandò a farlo e lo rimandò
per talmente tempo che alla fine passarono gli
anni e scadé il periodo che era valido
per l'università e perse tutti gli esami
e si ritrovò a zero. Allora si mise a
lavorare nel parastato. Ed era un tipo di vecchio
scapolo, e una volta trovò un vecchio
che era amico suo e divennero amici e passò
alcuni anni a giocare a dama con questo vecchio.
Andava a casa sua la sera e giocavano a dama.
E ogni tanto un'avventura con una ragazza, e
il legame morboso coi vecchi amici e le sue
fissazioni di zitello che lo prendevano piano
piano. Dopo qualche anno poi ritornò
a fare politica, e si mise per lunghi diversi
anni a fare l'entrismo per conto suo e provò
l'entrismo in tutti i modi, in tutti i posti,
oserei dire in tutti i buchi, provando tutte
le posizioni possibili, a pancia sotto, a pancia
in giù in piedi di lato di fianco senza
scarpe e coi pedalini e in bicicletta cosa difficilissima.
Provò coi socialisti, poi se ne disgustò,
poi cercò di fare un legame di controinformazione
con altri, sempre litigandoci, poi si iscrisse
al Pci (antico partito politico) e fece un po'
di una certa carriera e sempre portando avanti
posizioni di sinistra finché non lo cacciarono
e allora provò col sindacato e anche
lì e siccome aveva una grande capacità
di lavoro fece una certa carriera sempre portando
a spada tratta posizioni rivoluzionarie, sempre
insinuandole, sempre con l'occhio losco, con
una certa aria di cospirazione e di defilazione
rispetto agli apparati e di spiazzamento che
faceva dire, sì, quello là è
un bravo compagno, ma..., lavorandosi le persone
contrapponendo la base alla direzione finché
non lo cacciarono anche dal sindacato, snobbando
i gruppi extraparlamentari, dicendo che erano
una massa di esaltati, e sempre litigando; e
adesso non so dove sia, o meglio lo so ma non
lo voglio dire perché ho paura che lo
possano cacciare anche di là.
38.
avevo
vinto la borsa di studio era certo una miseria
ed ero [molto] povero ma il fatto era che io
avevo chiesto la borsa di studio perché
non volevo fare il professore c'era anche poi
l'elettrauto Pippo mi scambiava per uno studente
facendomi prezzi di favore ultimamente
39.
la
ragione per cui non volevo fare le lunghe trafile
per trovare un posto carta bollata avevo un'istintiva
paura non volevo cimentarmi bla desideravo questo
posto tranquillo fuori del mondo insegnare storia
all'università ebbi ragione l'esame di
laurea andò come nel sogno di un laureando
fiducioso mi tira da parte con il gesto della
persona abituata a comandare e mi fa: "la
sua tesi è molto bella. molto bella".
Allora
io le dissi ma perché non vieni una domenica
a Narni lei venne perché c'erano due
miei amici che le avevano dato un passaggio
e arrivò tutta radiosa splendente andammo
a fare una passeggiata fino al lago corremmo
per il prato in discesa poi io la presi per
mano e a un certo punto vicino al lago le dissi
Scusami e la baciai
Era
40.
in
una classe sperimentale del quarticciolo stavano
tutti quieti con una professoressa poi uno si
alzò chiese professore perché
non ci porta fuori dico Sono appena Arrivato
ma il professore di applicazioni tecniche ci
porta fuori e come non mi ero messo a urlare
e non gli avevo detto Cretino vai al posto che
ti sbatto fuori tu non sai chi è tua
madre [quando si era alzato] provò ad
avvicinarsi e siccome io non urlavo e non venne
sotto la cattedra seguito da altri che sorvegliavano
ci misero alcuni secondi a circondarmi facendo
trattative e dopo pochi secondi una voce di
uno [di loro] fa. È buono!
Come
un saltimbanco basta che rimedio un po' di quattrini
un tetto per dormire o qualcosa del genere mi
adatto a recitare qualsiasi parte volete la
commedia brillante la scena patetica Illustri
signori io sono qui per divertirvi E sono il
vostro deferente servitore posso entrare?,
*
eravamo
tutti reduci. Tutti vivevano un malessere. Il
malessere di una rivoluzione che non aveva vinto.
nostalgia malinconia. drammi esistenziali. Non
grandi tragedie. Il '68 era valso a scardinare
i miei sogni di attardato bolscevico. Mi aveva
permesso, uscendo dalla mia tana, di nascere
per una seconda volta. Io facevo parte, per
una invincibile ragione anagrafica, del settore
soft. Non tutti erano soft. i ragazzi sensibili
erano diventati tanti, ed erano diventati anche
piuttosto insolenti. Disperazione morbida soft.
Vittimismo soft. grande ingenuità. malinconia.
Era un periodo in cui qualcuno (la Cia?) diffondeva
l'eroina. Io non ne facevo uso, ma c'era questa
trasgressione soft, naturalmente e dolcemente
deresponsabilizzata. era un periodo dolce. Fuori
del cinema farnese la notte c'era sempre un
capannello di gente che discuteva il film. Era
una terra di nessuno. Quello che c'era stato
non c'era più, e il futuro non si sapeva
quale fosse. Con questo senso di orfanità,
di deprivazione, un piagnisteo continuo. Nessuno
sapeva quello che si preparava... sì.
Era un periodo molto dolce. Nessuna tragedia
si stava svolgendo in Europa. Quella in Cile
era già avvenuta, e riguardava tutti,
ma non era ancora chiara. Era dunque una bell'epoque.
Con tutte le caratteristiche della belle
epoque. Una belle epoque. Una
belle epoque.
41.
Quando
ci mettemmo insieme G. cominciò ad essere
spesso malata, e io la vegliavo. Lei aveva un
medico, che era un medico omeopatico, un tipo
con la pancetta che lavorava 16 ore al giorno
e credeva nella reincarnazione. C'era una grande
contraddizione tra la sua aria dolce e il rigorismo
che lo contraddistingueva. Divenne anche il
mio medico, e lo è tuttora. Una volta
gli chiesi: come mai G. è sempre malata?
E lui: dipende dal rapporto. E io: ma guardi
che è un rapporto positivo. E lui: Oh
sì, lo vedo. Ma proprio per questo. Lei
per esempio potrebbe desiderare che i figli
che ha fossero suoi. G. esprimeva la sua relativa
e temperata felicità ammalandosi, come
un altro di offre un bicchierino o si compra
una scarpa. O, se non è zoppo, un paio
di scarpe. Io credo che lei dopo tanto tempo
sentiva che poteva rilassarsi, e avere una persona
che avesse cura di lei. E quella persona ero
io.
Ti
rendi conto che non me n'ero accorto fino ad
adesso, il fatto di offrirti una cosa gratis,
cosa gratis, come questo è terribilmente
poco. E' terribilmente poco, ascetico, è
in un certo senso, io credo, come vivere di
un verme, come un verme, lombrico, lombrico
di terra, almeno in qualche modo la ripaghi
con la violenza. E invece no. che dominio hai
su chi ti chiede solamente te stesso? L'unica
cosa che potessi darle è quella di essere
profondamente buono, e anche questa è
una cosa profondamente umiliante. Ora lo capisco
stranamente perché io ero contento, contento
di questo dare, il fatto di sentirmi per la
prima volta un tipo che sa dare, e questo fatto
di non aggredirti, di non prevaricarti, peu,
Essere buoni: la cosa più oscena orribile
di questo mondo! E ciò mi risucchiava.
Per la prima volta sentivo la corona di chi
sa Dare, e lo involgevo, lo programmavo, la
travolsi in un angelo di bontà.
42.
Cercavo
un posto in cui nascondermi: Il panico mi aveva
attanagliato. Ero diventato di un cinismo disgustoso.
Ero stato un ribelle estremamente timido, o
un rivoluzionario timidissimo; ora ero un santone
che viveva un continuo panico, un tremore sottopelle.
Ultimamente
ho visto qualcosa sul muro, credevo che potesse
essere un insetto, e L'ho preso in mano, in
realtà era altro che un piccolo pezzo
di lanugine, volato lì mentre appunto
stavo facendo le ultime pulizie (questo dicevo
a proposito di essere più pulito) e ho
pensato che se potesse essere stato un insetto,
quando lo avrei preso in mano avrebbe potuto
timidamente mettere in atto le sue deboli difese,
e irritarmi con un acido, non so, o con delle
pelurie (era appunto peluginoso). ma la mia
paura era minima. Sto diventando coraggioso[,
però]. Mi sono per un momento identificato
con quel pezzo di lanugine, e insomma, era un
periodo di debolezza, di fuga, e solo il mio
narcisismo riusciva ad imprimermi ancora un
senso di vitalità, un senso che aveva
l'odore di un dopobarba. Era lei che mi dava
il destro per farsi proteggere; e sono molto
pallido.
perché
poi era il fatto che partendo dal meccanismo
della paura e della fuga scattava il meccanismo
della protezione, questo alter ego del solipsismo,
questo alter ego dell'evasione, del non impegno
umano. Improvvisamente, come in un caleidoscopio,
il desiderio di fuggire altrove. altrove? dove?
si trasformava in desiderio di proteggere, ed
era forse l'altro aspetto della cosa, l'altra
faccia della luna; il cane si mordeva la coda,
la bocca e il culo si univano, fuga e solidarietà
si confondevano, appunto, come nelle immagini
febbrili del caleidoscopio. E poi, chi ero?
Ero la persona che fuggiva o la persona che
proteggeva? E chi proteggevo? Da chi?
C'erano
appunto una violenza e una paura nascosti in
questo; mi ricordo un episodio di quando facevo
politica, che mi colpì profondamente,
ci furono due nostri compagni, marito e moglie,
molto giovani, che furono uccisi a bastonate
dalla polizia in un episodio della guerriglia
del Guatemala. Quando lo sapemmo, quello che
mi colpì fu un sentimento di indegnità,
che non avrei saputo farmi uccidere a bastonate,
che non sarei stato capace, che prima di essere
ucciso a bastonate avrei perduto tutta la mia
dignità, che sarei diventato come un
cane urlante: che sarei morto come un cane urlante,
e non come me stesso. Il problema non era morire
come un uomo, o magari come un rivoluzionario,
o come qualunque altra categoria astratta; il
problema era desiderare di morire come me stesso,
e io sapevo che se mi avessero ucciso a bastonate
in una stazione di polizia non sarei morto come
me stesso, mi sarei trasformato in acqua, prima,
in stracci bagnati e putrescenti, e insanguinati,
e in un urlo bestiale, non sarei stato più
io; o forse la paura era che improvvisamente
sarei diventato proprio io, che in quel momento
mi si sarebbe disvelata tutta la mia paura bestiale,
inumana, e che sarei morto chiedendo pietà;
o forse sarei morto vergognandomi.
infanzia
E
non era mica insomma da ragazzo che me la passassi
tanto male. avevo mio padre ufficiale che me
lo ricordo una volta sola che sorrideva sorrideva
tornando da una licenza e abbracciava mia madre
e io stavo in uno stanzino e lui era sorridente
sorrideva e io, e io che ne ero tanto contento,
e la pignatta dei soldi blu, o d'oro, e mia
madre sorrideva sorrideva. Questo è il
primo ricordo che ho ed è come un bottone
d'oro. Poi un ricordo rimosso: la paura che
la casa crollasse. Corriamo a prendere i cappotti!
Battevano degli operai in qualche appartamento
non so sopra di noi e io timore che la casa
crollasse, mentre mangiavamo E mio padre che
diceva dai che non è niente E poi il
fatto che io ero un bambino buono e le mie fantasie
masochiste. Ma poi mio padre aveva fatto con
due biciclette quella sua e quella di sua madre
mia moglie e ci trasportava me e i miei fratellini
che ridevano e un pò ci vergognavamo
o almeno io mi vergognavo perché tutti
i ragazzi sdruciti del paese eravamo sfollati
Poi il liceo. Mio padre aveva una pistola. C'era
la neve.
Oggi
in campagna piove. La campagna è bagnata.
E' una pioggia malinconica e romantica, che
induce alla riflessione.
Stanotte
ho sognato che stavo a casa di Irmgard con Irmgard
e C. (sono passati 14 anni). Irmgard aveva la
sua aria triste, che mi attraeva tanto (ero
anch'io sempre triste a quell'epoca). Era come
una silfide romantica, ed era più bella
di C. Io riconoscevo la casa (la ricordo come
se fosse ora, ma nel sogno c'erano più
oggetti) e intorno il paesaggio era mutato.
C'era un laghetto pieno di rocce, bellissimo,
e io e Irmgard ci andavamo dentro. E alberi.
Irmgard mi piaceva più di C., ma io avevo
paura a lasciare C. per non farle male.
Forse
ho bisogno di una donna triste, dai lunghi silenzi
assorti e sognanti. (in questo momento i contadini
bestemmiano perché la pioggia rovina
la campagna).
43.
solitario
come l'ebreo errante che è solo perché
aspetta il Messia io giacevo accanto a lei nel
letto, confortato, chiaro, dalla sua presenza,
- lei aveva un letto a una piazza e mezza e
io devo confessare che lo considero ancora il
mio letto e non riesco ad abituarmi a quello
di casa mia, non riesco ad abituarmi psicologicamente,
voglio dire, all'idea che non dormo più
lì, che lei non mi ospita più,
e mi si è creato questo strano miscuglio,
stavamo là, ed eravamo magnificamente
indifesi. L'eterno Ospite aveva trovato qualcuno
che lo ospitasse, una casa si era riempita.
Cosa molto semplice. La cosa che ricordo di
più erano le fredde albe invernali, le
cose più semplici con lei diventavano
dolci, alzarsi la mattina andare al bagno -
una cosa che non ha mai avuto nessuna poesia
per me lei che correva nel bagno preparare la
colazione. a volte la preparavo io, con attenzioni
materne, per tutti e quattro. In genere l'accompagnavo
al lavoro, si usciva con i vetri della macchina
che si appannavano, oppure pioveva, attraversare
piazzale ostiense, andare in mezzo alle pozzanghere
e col tergicristallo poi attraversare il colosseo.
La prima volta che i luoghi abbiano avuto per
me un qualche significato. Tra l'altro ricordo
tutte le pozzanghere, e chiaro se passo per
Testaccio ci ripenso. Ricordo ancora il freddo
della sera, il letto, il complicato rituale
prima di addormentarsi. Sono ancora sbalordito
di non trovarmi là in camera mia, fare
tutte le cose insieme, quello strano trip di
vivere insieme come se fosse la prima volta
- Poco dopo che stavamo insieme le regalai una
borsa, che fu accolta da strilli e gridolini
di gioia. Era una borsa comprata da Molajem,
una borsa indiana, una cosa molto normale, che
avevo scelto con molta cura, in quanto in genere
almeno per me le borse indiane sono borse da
bionda, e lei era bruna e mi sembrava importante
sceglierla con cura, o forse perché rimpiangevo
una bionda e mi sembrava di esorcizzarla.
Questo
fatto del ricordo non mi dà requie. Dà
un senso di lacerazione aver vissuto un'altra
vita, chiaro, nel senso che è stata veramente
un'altra reincarnazione, e dà un senso
nebuloso, confuso: è una di quelle esperienze
che non si possono fare molte volte nella vita,
sotto pena di una completa scissione. E' una
cosa che non augurerei a nessuno. Dà
veramente la sensazione di essere morti e di
essere poi rinati, ma ad ogni nuova morte e
ad ogni nuova rinascita si è sempre un
po' meno vivi, qualcosa è rimasto dall'altra
parte, e non la si può portare con
sé. Io mi sento quindi in questo strano
modo come una persona che abbia dovuto pagare
una tassa per passare attraverso tutte queste
esperienze, e improvvisamente si ritrovi senza
forze. C'è qualcosa di schizofrenico
in tutto questo. Non so neanche, devo dir la
verità, se io sia stato bene o sia stato
male con lei. Non è possibile valutare
tutte le esperienze, e andare raccogliendo i
pezzettini di sé che sono rimasti nei
vari ingranaggi. Quello che si può rendere,
alla fine, è un vuoto. Perché
tu puoi cambiare continuamente mondo, e vita,
e società. Ma non si tratta del viaggio
di Marco Polo. Si tratta di un viaggio che presuppone
la rottura del mondo stesso in atomi, in frammenti.
Tu puoi, certo, passare dall'una all'altra parte.
Ma è una cosa faticosa, e il guaio è
quando tu ti accorgi che a furia di trasmutare
società non sei da nessuna parte, in
nessuna di esse, e la società in cui
tu avresti dovuto stare si è spezzata
in tanti pezzi, si è frantumata; in realtà
non esiste più, è solo polvere,
solo che tu non sei polvere immobile, sei polvere
in viaggio, sei una specie di polvere in trasmutazione
nell'universo. Si è spezzata, diciamo,
per vecchiaia storica, ha esaurito il ciclo
di ogni sole e alla fine è esplosa.
Questo
strano trip di affezionarsi agli ufficiali io
mi affezionavo a certi ufficiali gente che se
avesse saputo quello che facevo mi avrebbe sbattuto
direttamente in galera e adesso sto entrando
lentamente nello strano trip fino a pochi giorni
fa mi sentivo addosso una strana angoscia che
mi riempiva era un'angoscia molto l'ho sentita
per tutto l'inverno e talvolta era pungente
amara la paura di pronunciare certe parole una
cosa calda che ti riempiva non era l'estate
scorsa ormai il dolore un piacevole calore pensare
continuamente a G. l'angoscia che ti penetrava
nelle budella vivere un inverno in compagnia
della tua angoscia pensando ad altre cose pensarci
pensarci e sentirti lontano come una strana
eco di pianto
44.
La
morte ha qualcosa di serio. Prima guardavo il
cagnolino e pensavo che se fosse morto. Avrebbe
un'aria solenne, qualcosa di tremendamente cattedratico.
Mario Salvi morto è più solenne
che in qualsiasi momento sia stato vivo
essere
invisibile
45.
Dunque
io volevo cancellarla e nello stesso tempo non
volevo che questa cancellazione le causasse
dolore, e non volevo che questo diminuisse o
cancellasse l'affetto tra noi; quando poi mi
accorsi - Non volevo che lei mi lasciasse, o
mi maltrattasse, o che non avesse fiducia in
me, e avrei voluto, in realtà, che lei
fosse semplicemente una parte della mia vita,
e nient'altro; che lei lo fosse cioè
come i fili che si intrecciano, uno dei fili,
quello rosso, o quello nero, o quello bianco,
o quello marrone; ma uno solo dei fili. io credo
che io non volevo stare veramente dentro, ma
volevo avere un posto in cui poter stare, un
posto mio, ma con nello stesso tempo una porta
aperta per uscire fuori, una specie di anticamera
privata per me, che desse direttamente sull'esterno.
in modo che io potessi starci, ma senza che
quella. una specie di pied-a-terre, in cui venire
ogni tanto: quello era quello che immaginavo
che fosse il posto nella vita.
fuori
tutto scorreva...fuori era uno spazio, la salvezza...fuori
c'erano infinite possibilità. dentro
sarei morto... lo sapevo, sarei morto... mi
avrebbero ammazzato... la salvezza era fuori,
nell'immondezza, nel sole.
un
posto in cui io potessi stare separato dal consorzio
umano da una sottile membrana di carta. immaginiamo
una stanza, in cui io potessi isolarmi completamente
dal consorzio umano. guardarlo senza essere
visto. Ho spesso sognato di esserlo, invisibile.
Ma solo sì, potevo essere felice. Volevo
stare solo, e nello stesso tempo stare insieme
con lei - ora lo capisco - e poiché sapevo
che questo non era possibile, volevo lasciarla.
Io non sapevo che la lasciavo per questo, e
pensavo che fosse per mille altre ragioni.
frammento di una storia
46.
c'era
una ragazza
nel
mio seminario che dava manifesti segni di interesse,
e l'interesse era anche mio, chiaro, niente
di speciale, normale, ma per un momento fu una
cotta telepatica,
e
io provai a dirlo a G. che rispose va bene che
ci posso fare stralunatamente poi passammo una
serata a letto a piangere a parlare a fare l'amore
col
risultato che alla fine io dissi be' di questa
non me ne importa. Passò qualche mese,
e c'era una serata un po' allucinante io accompagnai
a casa Piera G. era malata andò a letto
presto bevemmo qualcosa poi io le dissi senti
mi andrebbe di fr l'mr con te lei si mise a
ridere mi trattò bene disse ma dai e
quando uscii da casa sua mi accorsi che anche
se chiedevo a una una cosa anche se non succedeva
niente non succedeva niente, non avvenivano
cataclismi, non crollava il mondo non si profilavano
all'orizzonte cani giganteschi che mi azzannassero
le budella ultimamente sono andato sotto l'arco
di Costantino o comunque quello che sta sotto
il Colosseo non so come si chiama avevo un appuntamento
con Un mio amico e mi misi a guardare l'arco
e mi accorsi che non aveva nulla di monumentale,
in realtà era piccolo, quadrato, un piccolo
archetto senza nessuna retorica o boria o pimpanza,
è molto più retorico il mobile-bar
che sta oggi nei comodini delle case, e in realtà
è una gigantesca Carta bollata, una specie
di carta bollata coi medaglioni che sta lì
poi il mio amico non Venne
e
d'altronde non ne potevo più ed era qualche
mese che me lo tenevo dentro perché avevo
come sempre una paura delle sue reazioni dicendomi
e questa mò che fa, e tutti i miei timidi
approcci non dico di rottura ma di ridimensionamento
del rapporto non approdavano a nessun risultato.
Era il mese di maggio il mese degli ormoni e
delle rose io non è che Piera mi interessasse
avevo bisogno di una reazione e quando vidi
che se glielo chiedevo non succedeva nulla mi
dissi. Be', io mi butto con quella, non so che
succederà, ma almeno entro nel giro e
poi il giro mi trasporterà e non so certo
dove mi trasporterà ma da qualche parte
arriverò e entrai nel giro
un
giorno lei era un po' di tempo che non veniva
tanto che io pensavo di averla ormai persa e
dicevo lo vedi hai aspettato hai aspet. e adesso
naturalmente questa lei mi parlò dei
suoi casini poi mi disse guarda tu sei la sola
persona all'università con cui uno non
abbia l'impressione di essere un cretino era
il tipo di ragazza fresca fresca postsessantottesca
anche se ormai erano passati ben sette anni
ma era ancora un prodotto di quel genere stata
compagna aveva 21 anni a 15 ne fumava hascisc
aveva fatto il 68 baraonda in un liceo poi era
ripiombata nel lavandino e circolava intorno
al buco senza domandarsi se doveva cadere cadervi
dentro o no tutta in crisi ancora abbastanza
marcia per non essere cinica o per non essere
cinicamente sicura di sé o sicura della
vita e quindi capace era incapace e naturalmente
lo voleva io mi chiedo se non avessi aspettato
quei mesi era il tipo tutto intellettuale tutto
in crisi tutto sconvolto e con un opportunismo
radicale così radicato e aveva il fascino
dei 21 quell'essere ancora bambina sentirsi
in un mondo a parte odorava di latte, voglio
dire, ancora non si era decisa di entrare nel
mondo degli adulti li guardava da fuori sorridendo
ma d'altronde sono tutte
persone
interessanti oggi come oggi o sei marchianamente
in crisi o sei veramente una stronza, o uno
stronzo, appena esci fuori dalle piste battute
e cerchi una persona che non sia in crisi, trovi
la merda più pura, la quintessenza della
democraziacristiana, il Lavabo, watercloset,
io
le detti appuntamento a casa mia parlammo le
dissi senti non te la prendere se io ogni tanto
sto zitto perché io ogni tanto mi piace
stare zitto dice no e c'erano quei momenti di
intesa così maliosa dirsi tutto ci vedemmo
tutti i giorni in quei giorni andavamo in giro
dopo un paio cominciammo a prenderci per mano
e capirai andammo per chiese per Catacombe per
prati andammo per roma andammo per roma e un
giorno che stavamo su un prato io cominciai
a baciarla a baciarla
47.
così
cominciammo a vederci io in quel periodo sorridevo
sempre quando stavo con lei le parlai di G.
per lei non c'era nessun problema aveva anche
lei i suoi casini andammo senza pensare era
una cosa poco importante ma in realtà
era dolcissimo anche se non pensavo o forse
proprio per questo e lei era il tipo incasinato
attivo direi Aveva il fascino della masochista
ribelle la schiava forosetta era sempre succube
di qualcuno o In generale di tutti cominciando
dalla famiglia ma chiaro era sul bordo di una
scelta - Che non mi riguarda più - Diciamo
che la sua forza era la sua stessa debolezza
e il fatto che non potevi accusarla perché
bene o male andava sempre Avanti a forza di
Psicofarmaci Aveva un amico che l'accompagnava
come un'ombra e che le faceva da servitore devotissimo,
un ex amore che ogni tanto se la chiavava io
come Grande amico con Letto saltuario, e anche
qualche cos'altro come poi si vedrà
per
me stravedeva il grande Compagno teorizzava
tutta una categoria di gente i veri compagni
sono quelli che hanno la 500 io poi avevo una
500 così scassata poi tutta la storia
Romantica della mia frequentava pariolini e
ne era attirata un tipo veramente niente male
direi sempre in giro col Registratore e sentirsi
Giorgio Gaber e sono convinto che fosse perfettamente
sincera e che ammirava veramente in me il compagno
che viveva in una soffitta e scriveva poesie
ed era compagno anche quando faceva gli Esami,
e nello stesso tempo ammirava la sua famiglia
e ammirava l'ambiente pariolino che sfiorava
continuamente come l'acqua sfiora dolcemente
la riva e ammirava il matrimonio e non avesse
la possibilità di non essere quello che
era e l'unico modo per uscire era quello di
sposarsi e di avere amici e di avere gente che
gli portasse la borsa e sulla cui giacca potere
all'occorrenza anche piangere senza sporcarsi
ed era così assolutamente inesistente
che esisteva varie vite e così assolutamente
indifesa che si era costruita intorno come un
castello di Alcatraz o di rossignac ed era quindi
piena di ponti levatoi e di trabocchetti e portava
dei coccodrilli o dei caimani nel taschino.
e poiché non era riuscita a difendersi
veramente con una vittoriosa sortita e una gloriosa
pugna all'arma bianca con riso integrale e magari
con tacchini e con canestri poiché non
aveva riuscito ad essere viva e correre in bicicletta
splendente per le vie ed essere capace di essere
assolutamente sola si era circondata di una
triplice cinta di servi fidati e di torturatori
accondiscendenti
in
quel periodo scusate se mi succedono le cose
più strane il mio folle amore mi disse
senti ma che c'è tu sei freddo come un
pezzo di ghiaccio io non ce la faccio a vivere
così allora io ingarbugliai tutta una
grande storia tu lo sai io sono un tipo strano
io sono stato tutti quegli anni del partito
da solo tu lo sai io ho il fascino della conquista
il miscuglio io vorrei vivermelo io lo so ma
vedi sarebbe bene se noi insomma io capii che
le avevo detto che dovevamo lasciarci lei capì
che le avevo detto che era meglio non vedersi
per un periodo fu una cosa abbastanza brutale
nel senso che durò poco nel giro di un'ora
strinsi la vite Lei accettò va bene ti
telefono tra qualche giorno era sabato io telefonai
a S. sai ho lasciato G. sei in crisi? no ci
vediamo domani alle 5 bene vado a casa bussano
e entra G. in lacrime sai dice io ho cercato
di essere brava mica volevo disturbarti ma ho
telefonato a tutti gli amici e non ho trovato
nessuno oppure stavano uscendo allora le gambe
mi hanno portato qui e piangeva e io naturalmente
ci abbracciammo subito cazzo cazzo non ti lascio
così nelle peste no non ti voglio fare
male al diavolo tutto questo andammo subito
a narni a narni col sole bello allegria campagna
era più sua che mia ormai per moltissimo
tempo non ho potuto associare Narni che a lei
e andammo là e parlammo in riva al lago
non vorrei esserti indispensabile che c'entra
dice lei nessuno è indispensabile a nessuno
quei discorsi così intorcinati nessuno
che diceva veramente i suoi cazzi lei già
sapeva che la cosa si era rotta e chiaro stavamo
in piena Grande
48.
io
naturalmente continuai a vedere S. straforescamente
e naturalmente misi le difese io avevo il trip
ma ha le gambe corte o non ha le gambe corte
Lei era un tipo magrolino con una gran testa
bionda e certo non era la bellezza la bona classica
questa era la ragione per cui veramente non
mi buttavo un giorno sul letto io la guardai
ma questa ha veramente le gambe corte e allora
le feci un gran discorso sai ti voglio bene
ma in positivo non sento il bisogno di legarmi
a te e lei certo noi non stiamo insieme
49.
continuare
con G. come se niente fosse mi creava chiaro
una tensione ed entriamo nel terzo atto nel
clou. S. si faceva preziosa da un po' riuscivo
a vederla di rado un giorno viene a casa mia
avevo già scritto qualche poesia per
lei ma ero un po' incazzato arriva e fa sai
Mi sposo. Bene dico ma farò un sonetto
per le tue nozze dice non sfottere ma io non
lo amo lui mi dà la possibilità
di uscire di casa capisci è un tipo intelligente
Ma dico ma lui sa che non lo ami? Ma dice in
realtà io amo te ecc. ecc. Dico così
mi sposo ti amo come roba dell'Ottocento dico
ma certo anch'io chiaro ma qua si tratta di
vedere ma perché lo fai. Dice non ho
il coraggio di lasciare i miei voglio studiare
medicina medicina ecc. ecc. E io allora cominciai
a innamorarmi di Lei.
50.
Così
cominciai veramente a Spakkarmi; prima si era
trattato di una cosa automatica, o forse ero
già innamorato di lei, non so, ma certo
a questo punto la cosa mi entrò dentro
dolcemente, al primo momento non reagii, poi
cominciai a pensare e mi venne il trip di proteggerla
da questo matrimonio sbagliato, e penso che
ormai si sarà capito il tipo, era piuttosto
debole tutto sommato. Non è che fosse
stronza, o diciamo Più stronza della
media. o Più stronza di Me, ma veramente
non sapeva che fare. E' come quando ti incastri
e ogni movimento penetri un po' più dentro
e allora qualunque movimento fai è sbagliato,
tutto era sbagliato ormai fra noi, è
chiaro, era una situazione un po' comica nel
senso Diciamo che ogni cosa che facevamo si
risolveva in una cazzata. Ultimamente l'ho rincontrata
e pur odiandoci ormai profondamente. Nel senso
che tu non puoi non odiare una persona che è
stata testimone di tante Tue cazzate O almeno
io la odiavo per questo. Ma io cominciai a fare
il pigmalione e a convincerla di non sposarsi,
e nel frattempo mi innamoravo sempre di più
e la vedevo sempre di meno.
51.
Corsi
come un capretto indietro. Era un labirinto,
difficoltà di vederla, caldo (ormai era
estate) era la flatulenta estate del 75, e macchine
scavatrici mi scompisciavano l'orizzonte. Non
ricordo bene. Ricordo solo che correvo dietro.
Ricordo che pensavo che ora restare con G. era
veramente impossibile, sentivo che mi impediva
di regolare i miei conti con S. Non ricordo
bene i particolari. Ricordo solo che c'erano
i gatti. Un fine settimana lei andò a
Firenze e io ne approfittai dell'assenza per
Rompere; l'andai a prendere alla stazione e
lei mi accolse con un sorriso e io le dissi:
ti devo parlare. Sono in crisi. Parliamo. Andiamo
in un bar? Non vogliamo parlare a casa mia?
Sì. Andammo a casa sua e io le Dissi.
Guarda io ti lascio perché non so che
cosa voglio, sono in crisi, ho una Crisi d'Identità,
tu lo sai ne abbiamo parlato un sacco di volte
e vi assicuro che non riuscivo a tirare fuori
la voce. Secco, senza proposte, senza possibilità
di repliche. Lei mi disse. Bene. Avevo intenzione
di proporti di non vederci una settimana, perché
lo vedo come sei e come sono le cose ma se tu
vuoi così. MI ritirerò nella mia
scatola, l'ho sempre fatto tutta la vita. Ma
No dico non voglio che ti richiudi nella tua
scatola mi preoccupo No senti. Parlammo per
circa un'oretta. Non di più. Poi io dovevo
alzarmi e attraversare la casa, prendere una
cosa che era rimasta lì ed andarmene.
Era un quadro che mi aveva regalato un mio amico.
Feci una fatica immensa ad attraversare quei
pochi metri. Stavo attraversando tutta la mia
vita, il trauma della nascita, la Placenta,
e lo feci con estrema fatica, con una pena immensa,
In realtà era il primo atto di violenza
che compivo nella mia Vita. Sulla porta mi rivoltai,
feci quasi per entrare, la salutai con la mano
e mi precipitai per le scale mentre lei chiudeva
la porta. Poi andai al telefono pubblico della
Stazione ostiense. Telefonai a tutti gli amici.
Telefonai prima a Paola, e mentre le telefonavo
mi accorsi che non riuscivo a tirar fuori la
voce. Avevo una voce atona, orribile. Le dissi:
Guarda, io ho lasciato G. appena un minuto fa,
ho paura che si isoli ti prego stalle vicina.
- Sì ma tu come stai mi fa. Io sto benissimo,
non preoccuparti, telefonale subito. poi ti
richiamo. Telefonai a tutti gli amici, poi andai
a casa di mia madre e continuai a fare telefonate.
Telefonai anche a Milano. A tutti facevo lo
stesso discorso. Statele vicino. Telefono, telefono,
il telefono mi metteva in comunicazione col
mondo, a tutti davo la notizia,
Poi
vidi S. e ruppi anche con lei. Con lei ero ormai
in un limbo doloroso, in un'incertezza permanente,
determinata anche da me, è chiaro, che
non sapevo mai decidermi e risolvermi. In quei
giorni scrissi per lei un intero volumetto di
poesie. La rividi dopo pochi giorni, e lei era
in crisi, lacerata dai mille casini e dalla
sua volontà di strumentalizzare tutti
- e rompemmo definitivamente. Volevo uscire
dall'incertezza, e la spinsi a una decisione.
Ma chiaro, tu meriti l'amore, ma io non posso
dartelo ob ob
E
così vissi l'estate più incasinata
della mia incasinata esistenza. Ero in un Dolore
Atroce. Passai qualche notte dormendo poco.
Ero stato bravo lo dico senza ironia, in una
settimana avevo rotto tutto lo dico senza ironia
ed ebbi in questo modo questa magnifica crisi
che fu il mio fiore all'occhiello; ne fui fierissimo
e contento; non avevo mai avuto una crisi così.
Sono quelle cose che poi puoi raccontare agli
amici. Non tutti possono avere una crisi così,
bisogna costruirtela, amarla. Io vivevo la crisi
clou della mia esistenza a cui si aggiungeva
il sentimento della mia povertà, la mancanza
del frigorifero in casa, la solidarietà
degli amici, e la possibilità di fare
un bilancio di tutta la mia vita, tutte quelle
cose di pulizia che ogni tanto ti mettono tutto
a posto, come un peeling, o un raschiamento
vaginale, tutte quelle cose di eroismo; toccare
il fondo con un dito, una stagione eroica di
notti insonni e di pasti saltati. Era perfetto,
questo casino, io credo, in un certo senso,
aveva un nucleo centrale, corposo, e insieme
differenziato, dava un senso di forza come quello
di un'equazione matematica o un transatlantico
in alto mare, e oltre al nucleo centrale aveva
le frange, ma non frange ornamentali, come si
usa nei grandi magazzini. Erano frange vere,
resistenti ma nello stesso tempo fluttuanti;
e oltretutto poi c'era anche un'appendice, un
collegamento, che la proiettava più avanti
e la rendeva ancora più eroica e incasinata.
Naturalmente in quel periodo non mi rendevo
conto della fortuna che avevo - lo dico senza
ironia - o forse me ne rendevo conto, ma la
dolorosità aggiungeva valore all'intera
costruzione e ne era per così dire l'estrema
rifinitura, la facciata tinteggiata in rosa;
era un po' come il limone che ammazza il grasso
sul pathè, impediva alla faccenda di
scivolare sul grossier o sul cinico e comunque
di prendere una piega cinica e banale. Il fatto
di pagare di persona era l'estrema rifinitura
del marchio di fabbrica, quella che distingueva
questi prodotti da quelli volgarmente in commercio;
Io lì mi guadagnai, si può dire,
definitivamente la mia patente di Pazzia, riconosciuta
a livello internazionale da tutti gli organismi;
nessuno poteva dire infatti che io fossi Stronzo,
ma tutti dicevano che io ero pazzo, la voce
corse, poco mancò che non ne parlassero
addirittura le gazzette... Io in quel periodo
passavo le giornate dagli amici, discutendo
di crisi di identità, di psicanalisi,
mi vedevo con la mia amica Roberta, che cercai
abbastanza discretamente di portarmi a letto,
e che abbastanza discretamente mi disse di no,
mi vedevo col mio amico Luigi, che in quel momento
stava passando un'analoga crisi, e mi vedevo
con altra gente che sarebbe troppo a lungo raccontare...
E stavo discretamente male, abbastanza male,
e accarezzando con l'emisfero destro del cervello
idee di suicidio, scrivendo poesie. Dormivo
pochissimo, mangiavo molto poco, mi era venuto
stampato sulla testa un sorriso ebete, e perfino
il mio professore all'università si preoccupava.
Ci furono dei momenti in cui pensai veramente
di diventare pazzo, in quella lunga estate sonnacchiosa,
quando mi accorsi che cominciavo a parlare da
solo e che la notte parlavo con S., ci parlavo
proprio, ci facevo lunghe discussioni e mi accorgevo
che la notte sorridevo. Ogni volta che vedevo
la mia faccia allo specchio vedevo la faccia
di S., la sua stessa faccia di cane affamato,
l'opportunismo che traspariva da tutti i pori
dietro la sua aria dolorosa, e mi sentivo vicinissimo
a lei, anch'io opportunista come un cane bastardo.
E chiaro una volta che mi ritrovai solo e arso
da atroci dolori mi rivenne in mente G., e l'averla
lasciata così sola a torcersi le budella.
C'era qualcosa non pertanto di sublime in questa
sensazione di essenzialità, una sorta
di euforia. Avevo rotto tutto, stavo senza un
soldo e avevo una grande commiserazione per
me stesso; e in realtà avevo tutto, tanto
è vero che quell'anno mi feci delle bellissime
vacanze, ma io ancora non lo sapevo. Avevo il
Mondo in tasca, stavo rinascendo, stavo moltiplicandomi
per mIlle - e da allora sarei diventato mille
persone e avrei completato definitivamente la
mia metamorfosi da mostro a farfalla.
dopo di tutto
52.
In
quel periodo ricevetti diverse visite di G.
Non si capacitava, non era in grado di ingoiare.
Era dimagrita moltissimo, e veniva incazzatissima.
Veniva e diceva: sei uno stronzo. Anch'io ero
dimagrito. Così le spiegai tutto, le
parlai di S., e continuammo a vederci in una
lenta triste coda. Il primo giorno mi disse.
sAi l'ultima volta che siamo stati a narni io
al ritorno ero triste perché pensavo
che quella era l'ultima volta che ci venivo,
e Narni mi ricorda l'infanzia. Allora io piansi,
e credo di aver pianto per almeno un quarto
d'ora, mi rivissi tutto il trip dell'abbandono
- dell'aver fatto male alla mia mamma, e mentre
piangevo pensando Le ho fatto del male Le ho
fatto del male, lei aveva bisogno di me e io
le ho fatto del male, e piansi, piansi, piansi
moltissimo, e questo mi fece molto bene. Ci
vedevamo e parlavano, ed erano momenti molto
dolci, anche se tristi. Ci insultammo, ci facemmo
del male. Era la prima volta che lo facevamo.
e mi accorsi che per tutto quel tempo avevamo
vissuto in due universi paralleli,
53.
Un
para-universo, ossia un universo parallelo,
le cui leggi interferiscono con quelle dell'universo
generalmente conosciuto. Un flusso di energia
passa da un universo all'altro - e viceversa,
come nel romanzo di Isaac Asimov, Neanche gli
dei. Ma ora che ci penso credo che il para-universo
fosse quello precedente, quello del mito della
donna sognata e mai avuta - la madre che non
mi amò - e l'universo vero fosse quello
che sto per narrare. Dipende. Per me era il
contrario. Per me il vero universo, quello in
cui io risiedevo, era quello della donna ideale
e non esistente, e l'altro posso ricavarlo solo
con un'esplorazione, o con una ricognizione,
che io sono capace di fare, posso, ma per farlo
mi occorre Spostarmi. Essendo anch'io come lei
un extraterrestre, come poi anche tanta gente
che conosco, io posso parlare certo del mondo
degli umani, ma ho bisogno di un viaggio extrastellare,
di una Ricognizione scientifica, che è
sempre un'azione mediata. Tu ti puoi addestrare
perfettamente, ma sei costretto sempre ad adattarti
ad altre Leggi. In fondo, un entrismo continuo
nella vita. O no. E' la vita, forse, che fa
entrismo in te. Comunque, sei sempre spiazzato
su due dimensioni, e qui finisce rotolando la
storia. A un certo punto mi alzai e distrussi
tutto. Cos'è questa storia? Distruggere.
Una mania distruttiva unificata, sparate sul
pianista, e via. Improvvisamente vuoi distruggere
tutto intorno a te, niente ti va più
bene, Che hai fatto? Oh, Una damigiana. Chiaro,
il suo appoggiarsi mi toglieva spazio. Chiaro,
non è che fosse necessariamente così.
Era l'azione degli effetti reciproci, nel mentre
che lei si appoggia sempre di più tu
ti solidifichi, diventi di marmo, cioè
un Pilastro. Nessuno ti ha pagato però
per essere un pilastro. Potresti benissimo appoggiarti
anche tu, muoverti, e questo avrebbe creato
uno squilibrio, una specie di danza, e ogni
tanto saremmo caduti. Io non escludo affatto
di mettermi a dormire, adesso, perché
sono molto stanco.
54.
Una
volta trasformatomi in un pilastro, chiaro,
poteva salvarmi solo l'Archeologia. Ormai sei
morto e sepolto per il mondo, e vivi solo per
il futuro. Stai Costruendo qualcosa. In fondo,
era quella stessa cosa di quando facevo politica,
la stessa rigidità catatonica, giunge
il momento per me che non mi chiedo nemmeno
se la cosa mi piace o no, la Devi fare. E invece
di recidere il laccio, come uno che si toglie
una scarpa, è chiaro che ti senti un
mOstro. Io sperimentavo in quel periodo tutto
l'odio per me stesso, altroché io narrante,
quello era proprio odio per me stesso. Per questo
io in quelle rare sere in cui riuscivo a dormire
a casa mia, e solo, mi ripetevo continuamente:
mi odio. mi odio. mi odio. E come diceva iv.,
tu vivi sempre o nel passato o nel futuro, mai
nel presente. Il sogno, era vivere nel sogno.
Un bicchiere. Questa fu la seconda parte della
Storia. Abbiamo passato una serata allucinante,
con Giancarlo allucinato pazzo perché
doveva tornare a Venezia, e io che non riuscivo
a trascinare il cagnolino per le strade. Ma
lui è un saggio - dico Giancarlo, non
il cane - e lui lo sa che la cosa è allucinante,
ma non gli importa. Una tromba. Suonare una
tromba nel buio, questa sarebbe la migliore
cosa, ed è strano che a un certo punto
si finisce per parlare solo di letteratura.
Mi ricordo che C. mi accompagnò in un
negozio a comprare la carta, e lo fece con energia
e con accortezza, tanto che la pagai soltanto
40.000 lire. Ci sono certi visi che non sono
né tristi né allegri, ma intensi,
e lei aveva un viso intenso. Ora, a un certo
punto,
...
Un
po' perché ti nascono questi meccanismi
di protezione, tu non desideri darle un dispiacere,
e in questo sono perfettamente sincero, ed è
questo amore senza brutalità. Quando
cominci a non darle il primo dispiacere, a dissimulare
che una sera ti sei annoiato, che un giorno
non volevi vederla, o che stavi guardando un'altra
persona... allora sei fottuto. Il meccanismo
è entrato in perfetto movimento. Dopodiché
cresce, e pian piano ti imprigiona, e se tu
non le hai potuto dire la prima cosa, è
più difficile dirle la seconda; e più
non gliela dici più la prossima diventerebbe
una doccia fredda, ed è una cosa che
ti imprigiona progressivamente. E la piccola
riserva mentale rende più facile la cosa
stessa, perché tu già sai che
non può non essere così, che lei
non ti appartiene, che tu stai passando da una
trasmigrazione all'altra, che lei non ti appartiene
non è tua ecc., e piano piano il tuo
diventa un rapporto subdolo. (Si noti che la
cosa che mi ha completamente angosciato in questi
anni non è stato il fatto che io in quel
rapporto, in quel tipo di situazione, ci stavo
male; no, io questo lo tenevo in non cale. Non
mi interessava, la cosa che mi interessava è
che io in quel momento la stavo ingannando.)
Il tuo senso di colpa per questo fatto diviene
il fatto dominante, e il tuo amore diviene un
amore fatto di Colpa. Stai espiando perché
sei stanco di lei. E qui scatta il meccanismo
della protezione. Man mano che la cosa si ingarbuglia,
tu ti accorgi che devi proteggerla. Ma da chi
devi proteggerla? da te stesso.
55.
Ma
come facevo, con tutti i trip che avevo? Tutta
la mia vita, da quando lo psicanalista mi aveva
rimesso a posto, era stata alla ricerca di un
padrone. Finalmente avevo trovato il mio posto
nella vita, il mio grande mikado giapponese.
Certo, Certo. Ma che cazzo me ne frega? L'unico
periodo in cui ero stato veramente bene era
quando andavo ramingo e randagio mordendo la
gente. Mi aveva proprio normalizzato, quel brav'uomo.
Prima cercavo di reagire al miscuglio fumoso
contro l'autorità scappandomene dall'autorità;
poi l'avevo finalmente accettato, chiaro, aveva
trovato la forza per reinserirmi, quel bravo
pazzo dello psicanalista. Ora sentivo la sicurezza
In me stesso per poter servire un padrone senza
pregare e uggiolare, che bell'uomo che aveva
costruito!
56.
eh,
eh, ho trovato la soluzione... (non è
vero niente. sono sempre stato una persona obbediente,
affezionato al potere. E' il potere che mi mette
paura. E se trovo un potere buono, mi affeziono.
Ma non basta. Poi mi stufo. Comunque è
comodo dare la colpa allo psicanalista).
*
Vidi
anche S. E facemmo una bella litigata un po'
isterica, di calma repressa. Non fu plateale,
con urla, ecc., ma una cosa detta con buone
maniere, contenente affermazioni terribili.
Continuò la mattina dopo per telefono.
Poi un giorno che ero uscito un momento per
andare a fontana di trevi, ed era molto tempo
che non vedevo G., mi volto, e vedo G. Mi era
venuta a cercare, e non mi aveva trovato, e
mi aveva ritrovato per caso. Lei era stata a
Londra era stata allegrissima poi appena era
tornata era con la sua amica di milano che adesso
era a roma Era diventata tristissima mi disse
sai avevo visto tante cose a londra volevo raccontartele
lei era così quando vedeva una cosa sentiva
il bisogno di raccontarmela andammo a casa mia
ci mettemmo a sedere poi parlammo ancora ma
veramente non mi vuoi dico guarda no mi pare
che mi venne voglia di fare l'amore ma non so
se lo facemmo comunque restammo insieme a carezzarci
la mano poi mi ricordai che avevo lasciato un
libro a casa sua scendemmo le scale insieme
lei si sentì mancare ti accompagno a
casa andai a casa ora prendo il libro e a un
certo punto mi abbracciò torna con me
muoio allora io dissi sì non ti preoccupare
torno Cinque.
57
Minuti dopo avevamo cambiato idea scusa che
è questo torna con me stiamo insieme
Per qualche giorno lei doveva partire per le
vacanze ci regalammo qualche giorno insieme
andammo a piazza navona facemmo l'amore nel
letto sotto la doccia ecc. Ecc. era un momento
così noi stiamo insieme perché
ci piace poi vedremo quello che succederà
non ci importa certo certo in realtà
non era così era sempre la stessa posizione
eravamo entrambi stressati ci regalammo dei
giorni bellissimi senza ed era un senso di euforia
da tutte e due le parti come se avessimo riconquistato.
58.
ed
era nel settembre di quell'anno, poi ci fu la
manifestazione X il colpo di Stato Andammo sotto
l'ambasciata c'erano gli ambasciatori che stavano
sul balcone e che cantavano ci fermavamo ogni
tanti metri e loro ricominciavano le canzoni
ci andai con Alida [una] di Piazza vittorio
Alida diceva rideva sempre quando mi vedeva
diceva c'è un'altra manifestazione.
io
mi detti appuntamento con Dario la mattina ero
stato a casa di G. un'altra volta avevamo passato
insieme una di quelle notti tante Notti venne
a casa mia con la bicicletta Dove la mettiamo
la mettiamo in cortile poi Io mi cambiai le
scarpe passammo al bar Tritone Lei era là
insieme ad alcune sue amiche tutte truccate
orribilmente che sembravano delle signore dove
andate venite alla manifestazione No andiamo
al Cinema e lo raggiungemmo all'inizio di via
Cavour Si erano appena fumati due pullman spagnoli
e li seguimmo giù giù fino a Piazza
Venezia poi giù giù verso corso
Vittorio e poi il ponte poi a un certo punto
tornammo indietro e dario andò via non
so perché cosa aveva da fare forse doveva
studiare o il cane era una Manifestazione di
Lotta Continua Nazionale per il Portogallo che
si era spontaneamente trasformata in una manifestazione
per la Spagna ed era una manifestazione Immensa
un corteo Si snodava nel Buio con slogan atroci
fuoco fuoco all'ambasciata Non basta il lutto
bruciamo tutto E il corteo si snodava come un
enorme Fallico era come inseguire in un Tunnel
era allegro allegro ogni tanto riconoscevo qualcuno
che conoscevo ma Pochi ormai era atroce e straordinariamente
Allegro e noi lo seguivamo - Intanto Dario Pessimista
come sempre diceva che superficialità
qua si brucia tutto sul serio o non si dice
gli elementi migliori sono fuori mi accorsi
poi o me ne ero già Accorto e lo dissi
a Dario guarda ma della nostra generazione non
è rimasto più nessuno sono tutti
più Giovani poi andai al Pincio dove
c'era il festival della FGCI avevo appuntamento
con Roberta e Adriano ma poi loro non vennero
La manifestazione della FGCI era soffusa di
luci tutti tipi fichi fichetti che vendevano
i giornali della FGCI mentre giù intanto
in piazza del popolo si era ammassato il corteo,
e la FGCI aveva messo un servizio d'ordine un
cordone che si teneva per mano lungo tutta la
balconata del Pincio per impedire che la gente
guardasse giù quello che facevano gli
altri poi Scesi giù e andai a vedere
il comizio mentre c'erano quelli che distruggevano
i negozi in via del Corso Poi tornai su la Sera
prima o la sera dopo eravamo stati a casa di
Franco b. e poi eravamo andati a piazza Farnese
al festival dell'Unità a mangiare e c'erano
Franco Francesca G. Roberta Dario e a un certo
punto venne Marco vecchio picchiatore del PCI
un tipo spaventoso per la sua forza Eravamo
stati insieme nella FGCI all'epoca dell'entrismo
e ci scambiammo delle cortesie che fai lì,
brutto gruppettaro Senti, Marco, vaffanculo
Ma erano cortesie da Vecchi amici - Poi Roberta
e Dario litigarono e poi andammo tutti insieme
a Piazza di Spagna sotto l'ambasciata dove c'era
la manifestazione Era il momento del trapasso
di Franco dopo lo andai a trovare varie volte
lo trovavo che leggeva Lotta Continua diceva
io non ci capisco più un cazzo nel Partito
mica ho rinnovato la tessera andammo lì
c'era il servizio d'ordine del PCI che si era
messo tra i carabinieri e i manifestanti e i
manifestanti Gridavano Via Via la Nuova polizia
poi
io e G. andammo via Dario era con la bicicletta
poi mi raccontarono mi raccontò Roberta
era divertente ogni volta che c'era una carica
scappavamo poi ritornavamo indietro ma Dario
come lo trovi ma abbiamo litigato ma guarda
non è antipatico il problema è
che siete due tipi collerici tutti e due
andammo
ad agrigento dove c'era un mare lavico e fare
il bagno in quel mare era come bagnarsi nel
fondo dell'inferno, Tu sapevi che dall'altra
parte c'era la costa dell'Africa e la notte
c'erano i fuochi delle stoppie che bruciavano
lunghe linee rosse una volta andammo a piana
degli albanesi a vedere il paese e c'era la
sezione del PCI con davanti tutti vecchi immobili
seduti Io mi misi a ridere F. diceva Non ridere
questi sono quelli che da giovani hanno fatto
le occupazioni delle terre una volta entrammo
in una chiesa c'erano due che si sposavano F.
diceva vorrei che tu mi chiedessi di sposarti
ma no non voglio sposarti vorrei solo che tu
me lo chiedessi
qui
ci vorrebbe qualcosa di tranquillo, di dolce
di non drammatico
59.
In
quell'epoca uscivamo spesso in macchina quando
ricominciammo a vederci prima che partissimo
tutti e due per l'estate passammo pomeriggi
e sere insieme girando io gli dicevo tu sei
impazzito lei ti stava prendendo in giro lui
sempre con quell'aria strana e un po' allucinata
una sera poi mi stava riaccompagnando a casa
e a un certo punto mi disse senti io mi sono
dimenticato di cenare posso andare a comprare
un litro di latte gli dissi si passammo insieme
in una latteria lui comprò un litro di
latte poi mi riaccompagnò arrivammo sotto
casa e lui rimase seduto in macchina piangendo
silenziosamente allora io mi incazzai e uscii
sbattendo la porta
scoprire
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