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 Poema narrante/ 2
  di Carlo Bordini

Fotografia di Pino Musi

In quell'epoca

         32.

         In quell'epoca venne il luglio '60 e Tambroni capo del governo autorizzò che si facesse il congresso del mis a Genova e scoppiarono casini in tutte le città e la gente era incazzata bavosa l'unità strillava aveva un'abilità maledetta a far incazzare la gente noi compravamo sempre il paese sera per sapere le ultime notizie e quando ci fu la
         manifestazione a Roma a Porta San Paolo. Io ci andai, e fui l'unico dei miei amici. E facevamo lunghe telefonate per telefono per sapere se bisognava rispondere con la forza e io andavo a riunioni e assemblee all'università e quando andai a porta san paolo che poi me la sarei dovuta ricordare ci andai con una cinta grossa che dico mi potrà servire come arma e le prime scaramucce buttammo le monetine per terra quando la polizia caricò un tipo prese un tavolino del bar e tranquillamente lo tirò in testa ai poli pensai ammappa che coraggio e quando ci annaffiarono che tutti scappavano da tutte le parti pensai a una scena di estate violenta che avevo visto poco tempo prima scappavano per il bombardamento quando ci fu la carica a cavallo tutti a tirare sassi sembrava che ci fosse una nuvola di sassi sempre ferma per la strada facemmo barricate e c'erano dei ragazzi che mi dicevano non li tenere in mano i sassi mettili davanti a te e aspetta che si avvicinino ci fu la carica con le camionette e scappammo su per la scalinata di Viale Aventino io mi ritrovai in quelle stradette solo e con intorno tutto rumore delle sirene che non si vedeva dov'erano e mi infilai in un portone insieme a due muratori comunisti scendemmo nello scantinato rimanemmo fino a tardi e loro parlavano di Togliatti


Stati

         33.

         Mi sedetti a un tavolo vicino a uno che già mangiava. C'era il sole. Il sole si poggiava sul tavolo che aveva una tovaglia con grandi quadrati rossi, e la faceva brillare. Venne la cameriera a portarmi il tè, e poi mi portò anche il pane, il burro e la marmellata. Io mangiavo, e intanto pensavo alla telefonata che dovevo fare. Vidi la cameriera che ripassava tra i tavoli versando dell'altro tè a chi l'aveva finito, e le chiesi Poi mi alzai e andai a pagare. Chiesi alla signora se c'era un posto per telefonare, e la signora mi guidò in una stanza buia, che stava in fondo al corridoio. Là io feci il numero del telefono. La voce di donna mi rispondeva qualcosa che non capivo. La telefonata, ad ogni modo, era solo una garanzia. Domandai alla signora dov'era il campo di campeggio. La signora mi scrisse l'indirizzo ed io uscii col mio sacco a spalla. La signora era molto gentile. Aveva un braccio solo. Dunque io mi avviai con l'autobus nel posto dove c'era il parco di campeggio, ed arrivai in una strada alla periferia che fiancheggiava il canale.


preghiera

         34.

         dicono che quelli che stanno per morire rivivono in un attimo tutta la loro vita. Dimmi chi ti odia e ti dirò chi sei. Ora mi sono svegliato nella notte, e delle persone hanno parlato con me. È in realtà come un'acqua tranquilla, che vortica, ma che non vortica neanche tanto sommessamente, o meglio in un modo sommesso. Finisce in un rigagnolo, ma è destino di tutte le acque finire in un rigagnolo. E il mare in fondo cos'è? è un'entità autonoma il mare? o è il deposito, ormai millenario, di tutti i rigagnoli? Questo è un interessante problema scientifico... io ero un uccello, in quell'epoca, e mi libravo come un'aquila. Cielo ed aria. Esiste per me quest'acqua che vortica sommessamente. un orologio che segna il tempo in un modo alternato. Un senso di prolungamento


         35.

         Era l'inizio dell'estate del '73 e io stavo al Mare. Ero dottore in lettere
         altre volte eravamo stati al mare sentivo da dentro la tenda la sera Remo e Carlo p. che discutevano
         io volevo trovare un posto tranquillo per stare tranquillo quella volta ero andato al mare era un periodo che facevo una supplenza a Frascati c'era un ponte e mia sorella mi aveva detto vieni ti faccio conoscere gente eravamo a Talamonaccio c'era il mare ed eravamo insieme a un gruppo di reichiani che avevano una comune a piazza Vittorio e loro facevano il nudismo e facemmo il nudismo anche noi o quasi tutti noi e c'era una danese ragazza alta due metri bionda si chiamava An. e c'erano altra gente e là
         fu allora che cominciai a diventare simpatico diciamo era il culmine di un processo il fatto sempre successo il fatto di poter andare ovunque mischiarmi con qualsiasi ambiente prendere i loro punti di vista occuparmi prendere qualcosa di loro sparire ma rimanere sempre lo stesso cioè un po' diverso il fatto di aver saltato una generazione là passammo credo quattro giorni al mare nudi io all'inizio mi vergognavo un po' ma poi ogni tanto mi tolsi il costume e quello per me fu in un certo senso il mio '68 o una parte di '68 fino allora io avevo sempre vissuto con le idee del marxismo bolso e capoccione anche l'ultimo periodo dopo il parto ero vissuto ancora con quelle idee sulla morale proletaria si sa cominciava ora il mio incontro con la massa degli anormali Strani che i grandi cas. avevano sparso disseminato in tutto il mondo quel periodo passato in casa a studiare ero diventato come pazzo in quel periodo e vivevo in casa di mia madre ne ero travolto ci nuotavo e a un certo punto là al mare il mio cervello cominciò a lavorare da impazzire questi tipi tutto il pomeriggio a parlare sotto tenda e loro ti spiegano ma nemmeno ti parlano come normale e i rapporti tra loro e come il sesso e tutti i discorsi sulla famiglia leggiti cooper e scoprire un sacco di ragazze con il cervello come una casa e una sera andare a ballare An. mi chiedeva sempre sigarette perché non ne aveva e andammo a ballare in una balera tutti insieme ballammo fino alle 4 del mattino quando a un certo punto ballai con An. attaccammo e facemmo il guancia a guancia poi ce ne andammo tutti insieme io e An. ce ne andammo in riva al mare lei mi diceva senti io non sto con noi stavamo insieme ma ora siamo solo amici dormiamo in tenda insieme sugli scogli io le chiedevo senti ma tu sei vera o una visione poi tornammo qualcuno era ancora alzato e carlo p. che dormiva in tenda con me andò a dormire nel sacco a pelo in riva al mare e l'indomani io mi svegliai e come colazione mi bevvi mezza bottiglia di grappa

         il pomeriggio mia sorella e sebastiano ci accompagnarono in macchina a roma ci lasciarono vicino a casa sua prendemmo la macchina andammo a casa mia di nuovo a far l'amore lei lesse dei miei racconti che belli e quando quella mattina fr dr uscì dalla tenda mi dette amichevolmente un po' di pugni sullo stomaco viveva con un uomo facevano coppia aperta erano stati insieme un sacco di tempo si erano amati lei stava in italia da molti anni sempre con lui poi ci vedemmo l'indomani parlammo in un bar dico senti ma perché vivi con lui se non vi amate bè vuoi sapere la verità perché non ho i soldi per l'affitto era femminista studiava psicanalisi una volta andammo insieme a vedere la rivolta dei carcerati a regina coeli stavano sui tetti lei era indignata e da allora i giorni seguenti sempre a cercare un posto diverso per fare l'amore qualche amico che ci prestasse la casa andammo ancora una volta a Talamonaccio da soli dopo essere passati per tarquinia e aver fatto tappa non so dove in un sacco di posti a fare il bagno qua e là e frequentammo piazza vittorio quel clima di libertà sessuale
         noi facevamo tardi certe notti dormivamo a casa sua quando l'uomo non c'era lui lo sapeva avevano questo rapporto aperto ognuno faceva quello stavamo fino alle 3 poi io mi alzavo alle 6 per andare a frascati a frascati conobbi Franco B. che faceva il professore di disegno era un pittore poi diventò uno dei miei migliori amici con questo trip della donna ideale della donna sognata quando uno comincia a sognare è un bordello e passavamo il tempo facendo l'amore e questo non era certo brutto in quel periodo vivevo si può dire di sperma mi riposavo si può dire a forza di sperma mi stavo preparando per andare per conto mio coi soldi delle supplenze andai ad abitare con Luciano abitavamo vicino a Piazzale Clodio era un poeta anche lui dopo andammo insieme


piazza vittorio

         36.

         Io in quel periodo frequentavo molto piazza vittorio. Andavo a trovarli spesso la sera, nessuno ti chiedeva che volevi, entravi e basta. Forse era il modo che sentivo per stare vicino a quel mondo che lei mi aveva insegnato. Si stava in cucina, il centro di raccolta del gruppo, e si rideva e si faceva casino, e si trovava sempre il modo di dire qualcosa di intelligente. Era come una specie di salotto, momento comune, occasione. Ma non era il solito modo. Non come in politica. Non si diceva: I rapporti umani sono... Si riusciva a parlare di se stessi. Magari poco, e a senso unico. Tu riuscivi a parlare di te stesso, e ad essere ascoltato, ma non riuscivi mai a capire quali erano veramente i loro problemi e i loro. Pur essendo apertissimi, in realtà erano chiusi. C'era gente fantastica, ma qualcosa non funzionava venivano in pellegrinaggio a sgravarsi la coscienza gente che veniva a divertirsi, gente che veniva a vedere, coppie in crisi, cani sciolti e molta gente con gli occhi umidi che cercava una famiglia e che girava intorno a loro. Non è che questo li aiutava a funzionare meglio. Li frequentai per quasi un anno, poi la cosa si imputtanì, si imbastardì, e la comune si sciolse. come diceva L.: le comuni non falliscono, si sciolgono. Si sparsero qua e là, ciascuno coi suoi casini, chi finendo bene e continuando, chi finendo meno bene, - chi aggrovigliando strane situazioni incasinate.


         37.

         Io per quanto li frequentassi, non avevo voglia di cercare di fare l'amore con qualche ragazza del gruppo. Probabilmente sentivo il gruppo geloso. In realtà cercavo sicurezza, e come gruppo loro me la davano, mentre fare all'amore con una di loro no. Era come rompere il gruppo, entrare in sintonia con una persona e venire lì per quella persona. Loro lo sapevano che in fondo andare con uno significava rompere il gruppo, e i loro rapporti di sesso erano solo con l'esterno. Bisognava conoscere il loro codice - vedere che lo sbuffo di una era un discorso politico, l'essere in crisi di un altro era una preposizione teorica, andare al cinema o non andarci con una persona o un altra era una scelta che avrebbe dato conseguenze nell'avvenire. Ma il loro lavorio si svolgeva tutto all'interno.


         Loro avevano un continuo ricambio con gente, gente che veniva per avere qualcosa e che venendo dava loro un soffio di vita, come una continua trasfusione il tabù dell'incesto che c'era all'interno rendeva necessario questo continuo avvicendarsi di rapporti sessuali e intellettuali, e di rapporti sessuali vissuti come solo un reichiano sa fare, come un impegno, una continuazione della vita, e a volte anche un atto militante. Tra la respirazione reichiana che facevano all'interno e trovarsi un partner con cui scopare non c'era soluzione di continuità, e lo stesso tra una conferenza sugli orgoni e tra. Chiaro questo li esponeva a molti pericoli, il pericolo di venire utilizzati come un bordello. e loro avevano posto le loro difese. Sul piano della selezione della gente non erano molto accorti, entrava e veniva chiunque, gente di tutti i tipi, compagni e guardoni, e anche compagni guardoni, scoponi, colleghi, ecc. ecc.. Una selezione c'era, ma era fatta col setaccio grosso. E' vero però che non c'era una gran scelta. loro si trovavano in mezzo, in un ambiente ostile, perché era ostile chi non li capiva profondamente e magari affettava simpatia o interesse. i Compagni li disprezzavano e li criticavano, prendendo magari punti criticabilissimi, e assai poco ortodossi, ma scaricandoci anche tutto il loro trave, che facevano tutt'uno con la pagliuzza. le coppie venivano per parlare, per discutere, ma a volte sai la coppia solitaria che si scoccia e si rompe i coglioni, in fondo quelli erano allegri, e si passa una serata, e magari andavano per esorcizzare i fantasmi dei loro tradimenti reciproci, o a vedere la possibilità di una possibile soluzione, ma in genere come si va allo zoo. L'ambiente dei freaks e dei falsi hippies che circolava per Roma aveva con loro dei contatti, ma non erano la stessa razza, perché dei due versanti il vitalismo e l'autodistruzione che caratterizza sempre questo tipo di esperienze loro accentuavano più sul vitalismo sessuale e sentimentale (si innamoravano, si innamoravano pure, eccome). Loro non volevano essere esclusi. Avevano un'avidità di rapporti, un'avidità interclassista, vitalistica. Erano una razza a parte, una sorta di mediazione e di sintesi, e non potendo accentuare la selezione perché avevano bisogno di un continuo afflusso di sangue dall'esterno la loro difesa consisteva in una languida maschera, tu sapevi che loro si interessavano sempre dei tuoi problemi ma ti accorgevi che loro non tiravano mai fuori i loro, e dietro il loro interessamento trovavi sempre di lontano il camice dell'infermiere, e tutti i loro casini si svolgevano all'interno, come in una rappresentazione privata.
         Passavo e ripassavo continuamente vicino alla casa di An. per vedere se riuscivo a vedere la sua macchina parcheggiata e una volta la vidi e mi prese un tuffo al cuore.


         fece vari lavori, poi come al solito arrivò che aveva fatto tutti gli esami per laurearsi, aveva già praticamente fatto la tesi di laurea ed era d'accordo col professore, ma gli mancava un esame che era un esame che odiava talmente che rimandò a farlo e lo rimandò per talmente tempo che alla fine passarono gli anni e scadé il periodo che era valido per l'università e perse tutti gli esami e si ritrovò a zero. Allora si mise a lavorare nel parastato. Ed era un tipo di vecchio scapolo, e una volta trovò un vecchio che era amico suo e divennero amici e passò alcuni anni a giocare a dama con questo vecchio. Andava a casa sua la sera e giocavano a dama. E ogni tanto un'avventura con una ragazza, e il legame morboso coi vecchi amici e le sue fissazioni di zitello che lo prendevano piano piano. Dopo qualche anno poi ritornò a fare politica, e si mise per lunghi diversi anni a fare l'entrismo per conto suo e provò l'entrismo in tutti i modi, in tutti i posti, oserei dire in tutti i buchi, provando tutte le posizioni possibili, a pancia sotto, a pancia in giù in piedi di lato di fianco senza scarpe e coi pedalini e in bicicletta cosa difficilissima. Provò coi socialisti, poi se ne disgustò, poi cercò di fare un legame di controinformazione con altri, sempre litigandoci, poi si iscrisse al Pci (antico partito politico) e fece un po' di una certa carriera e sempre portando avanti posizioni di sinistra finché non lo cacciarono e allora provò col sindacato e anche lì e siccome aveva una grande capacità di lavoro fece una certa carriera sempre portando a spada tratta posizioni rivoluzionarie, sempre insinuandole, sempre con l'occhio losco, con una certa aria di cospirazione e di defilazione rispetto agli apparati e di spiazzamento che faceva dire, sì, quello là è un bravo compagno, ma..., lavorandosi le persone contrapponendo la base alla direzione finché non lo cacciarono anche dal sindacato, snobbando i gruppi extraparlamentari, dicendo che erano una massa di esaltati, e sempre litigando; e adesso non so dove sia, o meglio lo so ma non lo voglio dire perché ho paura che lo possano cacciare anche di là.


         38.

         avevo vinto la borsa di studio era certo una miseria ed ero [molto] povero ma il fatto era che io avevo chiesto la borsa di studio perché non volevo fare il professore c'era anche poi l'elettrauto Pippo mi scambiava per uno studente facendomi prezzi di favore ultimamente


         39.

         la ragione per cui non volevo fare le lunghe trafile per trovare un posto carta bollata avevo un'istintiva paura non volevo cimentarmi bla desideravo questo posto tranquillo fuori del mondo insegnare storia all'università ebbi ragione l'esame di laurea andò come nel sogno di un laureando fiducioso mi tira da parte con il gesto della persona abituata a comandare e mi fa: "la sua tesi è molto bella. molto bella".


         Allora io le dissi ma perché non vieni una domenica a Narni lei venne perché c'erano due miei amici che le avevano dato un passaggio e arrivò tutta radiosa splendente andammo a fare una passeggiata fino al lago corremmo per il prato in discesa poi io la presi per mano e a un certo punto vicino al lago le dissi Scusami e la baciai

Era

         40.

         in una classe sperimentale del quarticciolo stavano tutti quieti con una professoressa poi uno si alzò chiese professore perché non ci porta fuori dico Sono appena Arrivato ma il professore di applicazioni tecniche ci porta fuori e come non mi ero messo a urlare e non gli avevo detto Cretino vai al posto che ti sbatto fuori tu non sai chi è tua madre [quando si era alzato] provò ad avvicinarsi e siccome io non urlavo e non venne sotto la cattedra seguito da altri che sorvegliavano ci misero alcuni secondi a circondarmi facendo trattative e dopo pochi secondi una voce di uno [di loro] fa. È buono!


         Come un saltimbanco basta che rimedio un po' di quattrini un tetto per dormire o qualcosa del genere mi adatto a recitare qualsiasi parte volete la commedia brillante la scena patetica Illustri signori io sono qui per divertirvi E sono il vostro deferente servitore posso entrare?,

*

         eravamo tutti reduci. Tutti vivevano un malessere. Il malessere di una rivoluzione che non aveva vinto. nostalgia malinconia. drammi esistenziali. Non grandi tragedie. Il '68 era valso a scardinare i miei sogni di attardato bolscevico. Mi aveva permesso, uscendo dalla mia tana, di nascere per una seconda volta. Io facevo parte, per una invincibile ragione anagrafica, del settore soft. Non tutti erano soft. i ragazzi sensibili erano diventati tanti, ed erano diventati anche piuttosto insolenti. Disperazione morbida soft. Vittimismo soft. grande ingenuità. malinconia. Era un periodo in cui qualcuno (la Cia?) diffondeva l'eroina. Io non ne facevo uso, ma c'era questa trasgressione soft, naturalmente e dolcemente deresponsabilizzata. era un periodo dolce. Fuori del cinema farnese la notte c'era sempre un capannello di gente che discuteva il film. Era una terra di nessuno. Quello che c'era stato non c'era più, e il futuro non si sapeva quale fosse. Con questo senso di orfanità, di deprivazione, un piagnisteo continuo. Nessuno sapeva quello che si preparava... sì. Era un periodo molto dolce. Nessuna tragedia si stava svolgendo in Europa. Quella in Cile era già avvenuta, e riguardava tutti, ma non era ancora chiara. Era dunque una bell'epoque. Con tutte le caratteristiche della belle epoque. Una belle epoque. Una belle epoque.


         41.

         Quando ci mettemmo insieme G. cominciò ad essere spesso malata, e io la vegliavo. Lei aveva un medico, che era un medico omeopatico, un tipo con la pancetta che lavorava 16 ore al giorno e credeva nella reincarnazione. C'era una grande contraddizione tra la sua aria dolce e il rigorismo che lo contraddistingueva. Divenne anche il mio medico, e lo è tuttora. Una volta gli chiesi: come mai G. è sempre malata? E lui: dipende dal rapporto. E io: ma guardi che è un rapporto positivo. E lui: Oh sì, lo vedo. Ma proprio per questo. Lei per esempio potrebbe desiderare che i figli che ha fossero suoi. G. esprimeva la sua relativa e temperata felicità ammalandosi, come un altro di offre un bicchierino o si compra una scarpa. O, se non è zoppo, un paio di scarpe. Io credo che lei dopo tanto tempo sentiva che poteva rilassarsi, e avere una persona che avesse cura di lei. E quella persona ero io.
         Ti rendi conto che non me n'ero accorto fino ad adesso, il fatto di offrirti una cosa gratis, cosa gratis, come questo è terribilmente poco. E' terribilmente poco, ascetico, è in un certo senso, io credo, come vivere di un verme, come un verme, lombrico, lombrico di terra, almeno in qualche modo la ripaghi con la violenza. E invece no. che dominio hai su chi ti chiede solamente te stesso? L'unica cosa che potessi darle è quella di essere profondamente buono, e anche questa è una cosa profondamente umiliante. Ora lo capisco stranamente perché io ero contento, contento di questo dare, il fatto di sentirmi per la prima volta un tipo che sa dare, e questo fatto di non aggredirti, di non prevaricarti, peu, Essere buoni: la cosa più oscena orribile di questo mondo! E ciò mi risucchiava. Per la prima volta sentivo la corona di chi sa Dare, e lo involgevo, lo programmavo, la travolsi in un angelo di bontà.


         42.

         Cercavo un posto in cui nascondermi: Il panico mi aveva attanagliato. Ero diventato di un cinismo disgustoso. Ero stato un ribelle estremamente timido, o un rivoluzionario timidissimo; ora ero un santone che viveva un continuo panico, un tremore sottopelle.


         Ultimamente ho visto qualcosa sul muro, credevo che potesse essere un insetto, e L'ho preso in mano, in realtà era altro che un piccolo pezzo di lanugine, volato lì mentre appunto stavo facendo le ultime pulizie (questo dicevo a proposito di essere più pulito) e ho pensato che se potesse essere stato un insetto, quando lo avrei preso in mano avrebbe potuto timidamente mettere in atto le sue deboli difese, e irritarmi con un acido, non so, o con delle pelurie (era appunto peluginoso). ma la mia paura era minima. Sto diventando coraggioso[, però]. Mi sono per un momento identificato con quel pezzo di lanugine, e insomma, era un periodo di debolezza, di fuga, e solo il mio narcisismo riusciva ad imprimermi ancora un senso di vitalità, un senso che aveva l'odore di un dopobarba. Era lei che mi dava il destro per farsi proteggere; e sono molto pallido.
         perché poi era il fatto che partendo dal meccanismo della paura e della fuga scattava il meccanismo della protezione, questo alter ego del solipsismo, questo alter ego dell'evasione, del non impegno umano. Improvvisamente, come in un caleidoscopio, il desiderio di fuggire altrove. altrove? dove? si trasformava in desiderio di proteggere, ed era forse l'altro aspetto della cosa, l'altra faccia della luna; il cane si mordeva la coda, la bocca e il culo si univano, fuga e solidarietà si confondevano, appunto, come nelle immagini febbrili del caleidoscopio. E poi, chi ero? Ero la persona che fuggiva o la persona che proteggeva? E chi proteggevo? Da chi?
         C'erano appunto una violenza e una paura nascosti in questo; mi ricordo un episodio di quando facevo politica, che mi colpì profondamente, ci furono due nostri compagni, marito e moglie, molto giovani, che furono uccisi a bastonate dalla polizia in un episodio della guerriglia del Guatemala. Quando lo sapemmo, quello che mi colpì fu un sentimento di indegnità, che non avrei saputo farmi uccidere a bastonate, che non sarei stato capace, che prima di essere ucciso a bastonate avrei perduto tutta la mia dignità, che sarei diventato come un cane urlante: che sarei morto come un cane urlante, e non come me stesso. Il problema non era morire come un uomo, o magari come un rivoluzionario, o come qualunque altra categoria astratta; il problema era desiderare di morire come me stesso, e io sapevo che se mi avessero ucciso a bastonate in una stazione di polizia non sarei morto come me stesso, mi sarei trasformato in acqua, prima, in stracci bagnati e putrescenti, e insanguinati, e in un urlo bestiale, non sarei stato più io; o forse la paura era che improvvisamente sarei diventato proprio io, che in quel momento mi si sarebbe disvelata tutta la mia paura bestiale, inumana, e che sarei morto chiedendo pietà; o forse sarei morto vergognandomi.


infanzia

         E non era mica insomma da ragazzo che me la passassi tanto male. avevo mio padre ufficiale che me lo ricordo una volta sola che sorrideva sorrideva tornando da una licenza e abbracciava mia madre e io stavo in uno stanzino e lui era sorridente sorrideva e io, e io che ne ero tanto contento, e la pignatta dei soldi blu, o d'oro, e mia madre sorrideva sorrideva. Questo è il primo ricordo che ho ed è come un bottone d'oro. Poi un ricordo rimosso: la paura che la casa crollasse. Corriamo a prendere i cappotti! Battevano degli operai in qualche appartamento non so sopra di noi e io timore che la casa crollasse, mentre mangiavamo E mio padre che diceva dai che non è niente E poi il fatto che io ero un bambino buono e le mie fantasie masochiste. Ma poi mio padre aveva fatto con due biciclette quella sua e quella di sua madre mia moglie e ci trasportava me e i miei fratellini che ridevano e un pò ci vergognavamo o almeno io mi vergognavo perché tutti i ragazzi sdruciti del paese eravamo sfollati Poi il liceo. Mio padre aveva una pistola. C'era la neve.


         Oggi in campagna piove. La campagna è bagnata. E' una pioggia malinconica e romantica, che induce alla riflessione.
         Stanotte ho sognato che stavo a casa di Irmgard con Irmgard e C. (sono passati 14 anni). Irmgard aveva la sua aria triste, che mi attraeva tanto (ero anch'io sempre triste a quell'epoca). Era come una silfide romantica, ed era più bella di C. Io riconoscevo la casa (la ricordo come se fosse ora, ma nel sogno c'erano più oggetti) e intorno il paesaggio era mutato. C'era un laghetto pieno di rocce, bellissimo, e io e Irmgard ci andavamo dentro. E alberi. Irmgard mi piaceva più di C., ma io avevo paura a lasciare C. per non farle male.
         Forse ho bisogno di una donna triste, dai lunghi silenzi assorti e sognanti. (in questo momento i contadini bestemmiano perché la pioggia rovina la campagna).


         43.

         solitario come l'ebreo errante che è solo perché aspetta il Messia io giacevo accanto a lei nel letto, confortato, chiaro, dalla sua presenza, - lei aveva un letto a una piazza e mezza e io devo confessare che lo considero ancora il mio letto e non riesco ad abituarmi a quello di casa mia, non riesco ad abituarmi psicologicamente, voglio dire, all'idea che non dormo più lì, che lei non mi ospita più, e mi si è creato questo strano miscuglio, stavamo là, ed eravamo magnificamente indifesi. L'eterno Ospite aveva trovato qualcuno che lo ospitasse, una casa si era riempita. Cosa molto semplice. La cosa che ricordo di più erano le fredde albe invernali, le cose più semplici con lei diventavano dolci, alzarsi la mattina andare al bagno - una cosa che non ha mai avuto nessuna poesia per me lei che correva nel bagno preparare la colazione. a volte la preparavo io, con attenzioni materne, per tutti e quattro. In genere l'accompagnavo al lavoro, si usciva con i vetri della macchina che si appannavano, oppure pioveva, attraversare piazzale ostiense, andare in mezzo alle pozzanghere e col tergicristallo poi attraversare il colosseo. La prima volta che i luoghi abbiano avuto per me un qualche significato. Tra l'altro ricordo tutte le pozzanghere, e chiaro se passo per Testaccio ci ripenso. Ricordo ancora il freddo della sera, il letto, il complicato rituale prima di addormentarsi. Sono ancora sbalordito di non trovarmi là in camera mia, fare tutte le cose insieme, quello strano trip di vivere insieme come se fosse la prima volta - Poco dopo che stavamo insieme le regalai una borsa, che fu accolta da strilli e gridolini di gioia. Era una borsa comprata da Molajem, una borsa indiana, una cosa molto normale, che avevo scelto con molta cura, in quanto in genere almeno per me le borse indiane sono borse da bionda, e lei era bruna e mi sembrava importante sceglierla con cura, o forse perché rimpiangevo una bionda e mi sembrava di esorcizzarla.

         Questo fatto del ricordo non mi dà requie. Dà un senso di lacerazione aver vissuto un'altra vita, chiaro, nel senso che è stata veramente un'altra reincarnazione, e dà un senso nebuloso, confuso: è una di quelle esperienze che non si possono fare molte volte nella vita, sotto pena di una completa scissione. E' una cosa che non augurerei a nessuno. Dà veramente la sensazione di essere morti e di essere poi rinati, ma ad ogni nuova morte e ad ogni nuova rinascita si è sempre un po' meno vivi, qualcosa è rimasto dall'altra parte, e non la si può portare con sé. Io mi sento quindi in questo strano modo come una persona che abbia dovuto pagare una tassa per passare attraverso tutte queste esperienze, e improvvisamente si ritrovi senza forze. C'è qualcosa di schizofrenico in tutto questo. Non so neanche, devo dir la verità, se io sia stato bene o sia stato male con lei. Non è possibile valutare tutte le esperienze, e andare raccogliendo i pezzettini di sé che sono rimasti nei vari ingranaggi. Quello che si può rendere, alla fine, è un vuoto. Perché tu puoi cambiare continuamente mondo, e vita, e società. Ma non si tratta del viaggio di Marco Polo. Si tratta di un viaggio che presuppone la rottura del mondo stesso in atomi, in frammenti. Tu puoi, certo, passare dall'una all'altra parte. Ma è una cosa faticosa, e il guaio è quando tu ti accorgi che a furia di trasmutare società non sei da nessuna parte, in nessuna di esse, e la società in cui tu avresti dovuto stare si è spezzata in tanti pezzi, si è frantumata; in realtà non esiste più, è solo polvere, solo che tu non sei polvere immobile, sei polvere in viaggio, sei una specie di polvere in trasmutazione nell'universo. Si è spezzata, diciamo, per vecchiaia storica, ha esaurito il ciclo di ogni sole e alla fine è esplosa.


         Questo strano trip di affezionarsi agli ufficiali io mi affezionavo a certi ufficiali gente che se avesse saputo quello che facevo mi avrebbe sbattuto direttamente in galera e adesso sto entrando lentamente nello strano trip fino a pochi giorni fa mi sentivo addosso una strana angoscia che mi riempiva era un'angoscia molto l'ho sentita per tutto l'inverno e talvolta era pungente amara la paura di pronunciare certe parole una cosa calda che ti riempiva non era l'estate scorsa ormai il dolore un piacevole calore pensare continuamente a G. l'angoscia che ti penetrava nelle budella vivere un inverno in compagnia della tua angoscia pensando ad altre cose pensarci pensarci e sentirti lontano come una strana eco di pianto


         44.

         La morte ha qualcosa di serio. Prima guardavo il cagnolino e pensavo che se fosse morto. Avrebbe un'aria solenne, qualcosa di tremendamente cattedratico. Mario Salvi morto è più solenne che in qualsiasi momento sia stato vivo


Fotografia di Pino Musi

essere invisibile

         45.

         Dunque io volevo cancellarla e nello stesso tempo non volevo che questa cancellazione le causasse dolore, e non volevo che questo diminuisse o cancellasse l'affetto tra noi; quando poi mi accorsi - Non volevo che lei mi lasciasse, o mi maltrattasse, o che non avesse fiducia in me, e avrei voluto, in realtà, che lei fosse semplicemente una parte della mia vita, e nient'altro; che lei lo fosse cioè come i fili che si intrecciano, uno dei fili, quello rosso, o quello nero, o quello bianco, o quello marrone; ma uno solo dei fili. io credo che io non volevo stare veramente dentro, ma volevo avere un posto in cui poter stare, un posto mio, ma con nello stesso tempo una porta aperta per uscire fuori, una specie di anticamera privata per me, che desse direttamente sull'esterno. in modo che io potessi starci, ma senza che quella. una specie di pied-a-terre, in cui venire ogni tanto: quello era quello che immaginavo che fosse il posto nella vita.
         fuori tutto scorreva...fuori era uno spazio, la salvezza...fuori c'erano infinite possibilità. dentro sarei morto... lo sapevo, sarei morto... mi avrebbero ammazzato... la salvezza era fuori, nell'immondezza, nel sole.
         un posto in cui io potessi stare separato dal consorzio umano da una sottile membrana di carta. immaginiamo una stanza, in cui io potessi isolarmi completamente dal consorzio umano. guardarlo senza essere visto. Ho spesso sognato di esserlo, invisibile. Ma solo sì, potevo essere felice. Volevo stare solo, e nello stesso tempo stare insieme con lei - ora lo capisco - e poiché sapevo che questo non era possibile, volevo lasciarla. Io non sapevo che la lasciavo per questo, e pensavo che fosse per mille altre ragioni.


frammento di una storia

         46.

         c'era una ragazza
         nel mio seminario che dava manifesti segni di interesse, e l'interesse era anche mio, chiaro, niente di speciale, normale, ma per un momento fu una cotta telepatica,
         e io provai a dirlo a G. che rispose va bene che ci posso fare stralunatamente poi passammo una serata a letto a piangere a parlare a fare l'amore
         col risultato che alla fine io dissi be' di questa non me ne importa. Passò qualche mese, e c'era una serata un po' allucinante io accompagnai a casa Piera G. era malata andò a letto presto bevemmo qualcosa poi io le dissi senti mi andrebbe di fr l'mr con te lei si mise a ridere mi trattò bene disse ma dai e quando uscii da casa sua mi accorsi che anche se chiedevo a una una cosa anche se non succedeva niente non succedeva niente, non avvenivano cataclismi, non crollava il mondo non si profilavano all'orizzonte cani giganteschi che mi azzannassero le budella ultimamente sono andato sotto l'arco di Costantino o comunque quello che sta sotto il Colosseo non so come si chiama avevo un appuntamento con Un mio amico e mi misi a guardare l'arco e mi accorsi che non aveva nulla di monumentale, in realtà era piccolo, quadrato, un piccolo archetto senza nessuna retorica o boria o pimpanza, è molto più retorico il mobile-bar che sta oggi nei comodini delle case, e in realtà è una gigantesca Carta bollata, una specie di carta bollata coi medaglioni che sta lì poi il mio amico non Venne
         e d'altronde non ne potevo più ed era qualche mese che me lo tenevo dentro perché avevo come sempre una paura delle sue reazioni dicendomi e questa mò che fa, e tutti i miei timidi approcci non dico di rottura ma di ridimensionamento del rapporto non approdavano a nessun risultato. Era il mese di maggio il mese degli ormoni e delle rose io non è che Piera mi interessasse avevo bisogno di una reazione e quando vidi che se glielo chiedevo non succedeva nulla mi dissi. Be', io mi butto con quella, non so che succederà, ma almeno entro nel giro e poi il giro mi trasporterà e non so certo dove mi trasporterà ma da qualche parte arriverò e entrai nel giro
         un giorno lei era un po' di tempo che non veniva tanto che io pensavo di averla ormai persa e dicevo lo vedi hai aspettato hai aspet. e adesso naturalmente questa lei mi parlò dei suoi casini poi mi disse guarda tu sei la sola persona all'università con cui uno non abbia l'impressione di essere un cretino era il tipo di ragazza fresca fresca postsessantottesca anche se ormai erano passati ben sette anni ma era ancora un prodotto di quel genere stata compagna aveva 21 anni a 15 ne fumava hascisc aveva fatto il 68 baraonda in un liceo poi era ripiombata nel lavandino e circolava intorno al buco senza domandarsi se doveva cadere cadervi dentro o no tutta in crisi ancora abbastanza marcia per non essere cinica o per non essere cinicamente sicura di sé o sicura della vita e quindi capace era incapace e naturalmente lo voleva io mi chiedo se non avessi aspettato quei mesi era il tipo tutto intellettuale tutto in crisi tutto sconvolto e con un opportunismo radicale così radicato e aveva il fascino dei 21 quell'essere ancora bambina sentirsi in un mondo a parte odorava di latte, voglio dire, ancora non si era decisa di entrare nel mondo degli adulti li guardava da fuori sorridendo ma d'altronde sono tutte
         persone interessanti oggi come oggi o sei marchianamente in crisi o sei veramente una stronza, o uno stronzo, appena esci fuori dalle piste battute e cerchi una persona che non sia in crisi, trovi la merda più pura, la quintessenza della democraziacristiana, il Lavabo, watercloset,
         io le detti appuntamento a casa mia parlammo le dissi senti non te la prendere se io ogni tanto sto zitto perché io ogni tanto mi piace stare zitto dice no e c'erano quei momenti di intesa così maliosa dirsi tutto ci vedemmo tutti i giorni in quei giorni andavamo in giro dopo un paio cominciammo a prenderci per mano e capirai andammo per chiese per Catacombe per prati andammo per roma andammo per roma e un giorno che stavamo su un prato io cominciai a baciarla a baciarla


         47.

         così cominciammo a vederci io in quel periodo sorridevo sempre quando stavo con lei le parlai di G. per lei non c'era nessun problema aveva anche lei i suoi casini andammo senza pensare era una cosa poco importante ma in realtà era dolcissimo anche se non pensavo o forse proprio per questo e lei era il tipo incasinato attivo direi Aveva il fascino della masochista ribelle la schiava forosetta era sempre succube di qualcuno o In generale di tutti cominciando dalla famiglia ma chiaro era sul bordo di una scelta - Che non mi riguarda più - Diciamo che la sua forza era la sua stessa debolezza e il fatto che non potevi accusarla perché bene o male andava sempre Avanti a forza di Psicofarmaci Aveva un amico che l'accompagnava come un'ombra e che le faceva da servitore devotissimo, un ex amore che ogni tanto se la chiavava io come Grande amico con Letto saltuario, e anche qualche cos'altro come poi si vedrà
         per me stravedeva il grande Compagno teorizzava tutta una categoria di gente i veri compagni sono quelli che hanno la 500 io poi avevo una 500 così scassata poi tutta la storia Romantica della mia frequentava pariolini e ne era attirata un tipo veramente niente male direi sempre in giro col Registratore e sentirsi Giorgio Gaber e sono convinto che fosse perfettamente sincera e che ammirava veramente in me il compagno che viveva in una soffitta e scriveva poesie ed era compagno anche quando faceva gli Esami, e nello stesso tempo ammirava la sua famiglia e ammirava l'ambiente pariolino che sfiorava continuamente come l'acqua sfiora dolcemente la riva e ammirava il matrimonio e non avesse la possibilità di non essere quello che era e l'unico modo per uscire era quello di sposarsi e di avere amici e di avere gente che gli portasse la borsa e sulla cui giacca potere all'occorrenza anche piangere senza sporcarsi ed era così assolutamente inesistente che esisteva varie vite e così assolutamente indifesa che si era costruita intorno come un castello di Alcatraz o di rossignac ed era quindi piena di ponti levatoi e di trabocchetti e portava dei coccodrilli o dei caimani nel taschino. e poiché non era riuscita a difendersi veramente con una vittoriosa sortita e una gloriosa pugna all'arma bianca con riso integrale e magari con tacchini e con canestri poiché non aveva riuscito ad essere viva e correre in bicicletta splendente per le vie ed essere capace di essere assolutamente sola si era circondata di una triplice cinta di servi fidati e di torturatori accondiscendenti


         in quel periodo scusate se mi succedono le cose più strane il mio folle amore mi disse senti ma che c'è tu sei freddo come un pezzo di ghiaccio io non ce la faccio a vivere così allora io ingarbugliai tutta una grande storia tu lo sai io sono un tipo strano io sono stato tutti quegli anni del partito da solo tu lo sai io ho il fascino della conquista il miscuglio io vorrei vivermelo io lo so ma vedi sarebbe bene se noi insomma io capii che le avevo detto che dovevamo lasciarci lei capì che le avevo detto che era meglio non vedersi per un periodo fu una cosa abbastanza brutale nel senso che durò poco nel giro di un'ora strinsi la vite Lei accettò va bene ti telefono tra qualche giorno era sabato io telefonai a S. sai ho lasciato G. sei in crisi? no ci vediamo domani alle 5 bene vado a casa bussano e entra G. in lacrime sai dice io ho cercato di essere brava mica volevo disturbarti ma ho telefonato a tutti gli amici e non ho trovato nessuno oppure stavano uscendo allora le gambe mi hanno portato qui e piangeva e io naturalmente ci abbracciammo subito cazzo cazzo non ti lascio così nelle peste no non ti voglio fare male al diavolo tutto questo andammo subito a narni a narni col sole bello allegria campagna era più sua che mia ormai per moltissimo tempo non ho potuto associare Narni che a lei e andammo là e parlammo in riva al lago non vorrei esserti indispensabile che c'entra dice lei nessuno è indispensabile a nessuno quei discorsi così intorcinati nessuno che diceva veramente i suoi cazzi lei già sapeva che la cosa si era rotta e chiaro stavamo in piena Grande


         48.

         io naturalmente continuai a vedere S. straforescamente e naturalmente misi le difese io avevo il trip ma ha le gambe corte o non ha le gambe corte Lei era un tipo magrolino con una gran testa bionda e certo non era la bellezza la bona classica questa era la ragione per cui veramente non mi buttavo un giorno sul letto io la guardai ma questa ha veramente le gambe corte e allora le feci un gran discorso sai ti voglio bene ma in positivo non sento il bisogno di legarmi a te e lei certo noi non stiamo insieme


         49.

         continuare con G. come se niente fosse mi creava chiaro una tensione ed entriamo nel terzo atto nel clou. S. si faceva preziosa da un po' riuscivo a vederla di rado un giorno viene a casa mia avevo già scritto qualche poesia per lei ma ero un po' incazzato arriva e fa sai Mi sposo. Bene dico ma farò un sonetto per le tue nozze dice non sfottere ma io non lo amo lui mi dà la possibilità di uscire di casa capisci è un tipo intelligente Ma dico ma lui sa che non lo ami? Ma dice in realtà io amo te ecc. ecc. Dico così mi sposo ti amo come roba dell'Ottocento dico ma certo anch'io chiaro ma qua si tratta di vedere ma perché lo fai. Dice non ho il coraggio di lasciare i miei voglio studiare medicina medicina ecc. ecc. E io allora cominciai a innamorarmi di Lei.


         50.

         Così cominciai veramente a Spakkarmi; prima si era trattato di una cosa automatica, o forse ero già innamorato di lei, non so, ma certo a questo punto la cosa mi entrò dentro dolcemente, al primo momento non reagii, poi cominciai a pensare e mi venne il trip di proteggerla da questo matrimonio sbagliato, e penso che ormai si sarà capito il tipo, era piuttosto debole tutto sommato. Non è che fosse stronza, o diciamo Più stronza della media. o Più stronza di Me, ma veramente non sapeva che fare. E' come quando ti incastri e ogni movimento penetri un po' più dentro e allora qualunque movimento fai è sbagliato, tutto era sbagliato ormai fra noi, è chiaro, era una situazione un po' comica nel senso Diciamo che ogni cosa che facevamo si risolveva in una cazzata. Ultimamente l'ho rincontrata e pur odiandoci ormai profondamente. Nel senso che tu non puoi non odiare una persona che è stata testimone di tante Tue cazzate O almeno io la odiavo per questo. Ma io cominciai a fare il pigmalione e a convincerla di non sposarsi, e nel frattempo mi innamoravo sempre di più e la vedevo sempre di meno.


         51.

         Corsi come un capretto indietro. Era un labirinto, difficoltà di vederla, caldo (ormai era estate) era la flatulenta estate del 75, e macchine scavatrici mi scompisciavano l'orizzonte. Non ricordo bene. Ricordo solo che correvo dietro. Ricordo che pensavo che ora restare con G. era veramente impossibile, sentivo che mi impediva di regolare i miei conti con S. Non ricordo bene i particolari. Ricordo solo che c'erano i gatti. Un fine settimana lei andò a Firenze e io ne approfittai dell'assenza per Rompere; l'andai a prendere alla stazione e lei mi accolse con un sorriso e io le dissi: ti devo parlare. Sono in crisi. Parliamo. Andiamo in un bar? Non vogliamo parlare a casa mia? Sì. Andammo a casa sua e io le Dissi. Guarda io ti lascio perché non so che cosa voglio, sono in crisi, ho una Crisi d'Identità, tu lo sai ne abbiamo parlato un sacco di volte e vi assicuro che non riuscivo a tirare fuori la voce. Secco, senza proposte, senza possibilità di repliche. Lei mi disse. Bene. Avevo intenzione di proporti di non vederci una settimana, perché lo vedo come sei e come sono le cose ma se tu vuoi così. MI ritirerò nella mia scatola, l'ho sempre fatto tutta la vita. Ma No dico non voglio che ti richiudi nella tua scatola mi preoccupo No senti. Parlammo per circa un'oretta. Non di più. Poi io dovevo alzarmi e attraversare la casa, prendere una cosa che era rimasta lì ed andarmene. Era un quadro che mi aveva regalato un mio amico. Feci una fatica immensa ad attraversare quei pochi metri. Stavo attraversando tutta la mia vita, il trauma della nascita, la Placenta, e lo feci con estrema fatica, con una pena immensa, In realtà era il primo atto di violenza che compivo nella mia Vita. Sulla porta mi rivoltai, feci quasi per entrare, la salutai con la mano e mi precipitai per le scale mentre lei chiudeva la porta. Poi andai al telefono pubblico della Stazione ostiense. Telefonai a tutti gli amici. Telefonai prima a Paola, e mentre le telefonavo mi accorsi che non riuscivo a tirar fuori la voce. Avevo una voce atona, orribile. Le dissi: Guarda, io ho lasciato G. appena un minuto fa, ho paura che si isoli ti prego stalle vicina. - Sì ma tu come stai mi fa. Io sto benissimo, non preoccuparti, telefonale subito. poi ti richiamo. Telefonai a tutti gli amici, poi andai a casa di mia madre e continuai a fare telefonate. Telefonai anche a Milano. A tutti facevo lo stesso discorso. Statele vicino. Telefono, telefono, il telefono mi metteva in comunicazione col mondo, a tutti davo la notizia,
         Poi vidi S. e ruppi anche con lei. Con lei ero ormai in un limbo doloroso, in un'incertezza permanente, determinata anche da me, è chiaro, che non sapevo mai decidermi e risolvermi. In quei giorni scrissi per lei un intero volumetto di poesie. La rividi dopo pochi giorni, e lei era in crisi, lacerata dai mille casini e dalla sua volontà di strumentalizzare tutti - e rompemmo definitivamente. Volevo uscire dall'incertezza, e la spinsi a una decisione. Ma chiaro, tu meriti l'amore, ma io non posso dartelo ob ob


         E così vissi l'estate più incasinata della mia incasinata esistenza. Ero in un Dolore Atroce. Passai qualche notte dormendo poco. Ero stato bravo lo dico senza ironia, in una settimana avevo rotto tutto lo dico senza ironia ed ebbi in questo modo questa magnifica crisi che fu il mio fiore all'occhiello; ne fui fierissimo e contento; non avevo mai avuto una crisi così. Sono quelle cose che poi puoi raccontare agli amici. Non tutti possono avere una crisi così, bisogna costruirtela, amarla. Io vivevo la crisi clou della mia esistenza a cui si aggiungeva il sentimento della mia povertà, la mancanza del frigorifero in casa, la solidarietà degli amici, e la possibilità di fare un bilancio di tutta la mia vita, tutte quelle cose di pulizia che ogni tanto ti mettono tutto a posto, come un peeling, o un raschiamento vaginale, tutte quelle cose di eroismo; toccare il fondo con un dito, una stagione eroica di notti insonni e di pasti saltati. Era perfetto, questo casino, io credo, in un certo senso, aveva un nucleo centrale, corposo, e insieme differenziato, dava un senso di forza come quello di un'equazione matematica o un transatlantico in alto mare, e oltre al nucleo centrale aveva le frange, ma non frange ornamentali, come si usa nei grandi magazzini. Erano frange vere, resistenti ma nello stesso tempo fluttuanti; e oltretutto poi c'era anche un'appendice, un collegamento, che la proiettava più avanti e la rendeva ancora più eroica e incasinata. Naturalmente in quel periodo non mi rendevo conto della fortuna che avevo - lo dico senza ironia - o forse me ne rendevo conto, ma la dolorosità aggiungeva valore all'intera costruzione e ne era per così dire l'estrema rifinitura, la facciata tinteggiata in rosa; era un po' come il limone che ammazza il grasso sul pathè, impediva alla faccenda di scivolare sul grossier o sul cinico e comunque di prendere una piega cinica e banale. Il fatto di pagare di persona era l'estrema rifinitura del marchio di fabbrica, quella che distingueva questi prodotti da quelli volgarmente in commercio; Io lì mi guadagnai, si può dire, definitivamente la mia patente di Pazzia, riconosciuta a livello internazionale da tutti gli organismi; nessuno poteva dire infatti che io fossi Stronzo, ma tutti dicevano che io ero pazzo, la voce corse, poco mancò che non ne parlassero addirittura le gazzette... Io in quel periodo passavo le giornate dagli amici, discutendo di crisi di identità, di psicanalisi, mi vedevo con la mia amica Roberta, che cercai abbastanza discretamente di portarmi a letto, e che abbastanza discretamente mi disse di no, mi vedevo col mio amico Luigi, che in quel momento stava passando un'analoga crisi, e mi vedevo con altra gente che sarebbe troppo a lungo raccontare... E stavo discretamente male, abbastanza male, e accarezzando con l'emisfero destro del cervello idee di suicidio, scrivendo poesie. Dormivo pochissimo, mangiavo molto poco, mi era venuto stampato sulla testa un sorriso ebete, e perfino il mio professore all'università si preoccupava. Ci furono dei momenti in cui pensai veramente di diventare pazzo, in quella lunga estate sonnacchiosa, quando mi accorsi che cominciavo a parlare da solo e che la notte parlavo con S., ci parlavo proprio, ci facevo lunghe discussioni e mi accorgevo che la notte sorridevo. Ogni volta che vedevo la mia faccia allo specchio vedevo la faccia di S., la sua stessa faccia di cane affamato, l'opportunismo che traspariva da tutti i pori dietro la sua aria dolorosa, e mi sentivo vicinissimo a lei, anch'io opportunista come un cane bastardo. E chiaro una volta che mi ritrovai solo e arso da atroci dolori mi rivenne in mente G., e l'averla lasciata così sola a torcersi le budella. C'era qualcosa non pertanto di sublime in questa sensazione di essenzialità, una sorta di euforia. Avevo rotto tutto, stavo senza un soldo e avevo una grande commiserazione per me stesso; e in realtà avevo tutto, tanto è vero che quell'anno mi feci delle bellissime vacanze, ma io ancora non lo sapevo. Avevo il Mondo in tasca, stavo rinascendo, stavo moltiplicandomi per mIlle - e da allora sarei diventato mille persone e avrei completato definitivamente la mia metamorfosi da mostro a farfalla.


dopo di tutto

         52.

         In quel periodo ricevetti diverse visite di G. Non si capacitava, non era in grado di ingoiare. Era dimagrita moltissimo, e veniva incazzatissima. Veniva e diceva: sei uno stronzo. Anch'io ero dimagrito. Così le spiegai tutto, le parlai di S., e continuammo a vederci in una lenta triste coda. Il primo giorno mi disse. sAi l'ultima volta che siamo stati a narni io al ritorno ero triste perché pensavo che quella era l'ultima volta che ci venivo, e Narni mi ricorda l'infanzia. Allora io piansi, e credo di aver pianto per almeno un quarto d'ora, mi rivissi tutto il trip dell'abbandono - dell'aver fatto male alla mia mamma, e mentre piangevo pensando Le ho fatto del male Le ho fatto del male, lei aveva bisogno di me e io le ho fatto del male, e piansi, piansi, piansi moltissimo, e questo mi fece molto bene. Ci vedevamo e parlavano, ed erano momenti molto dolci, anche se tristi. Ci insultammo, ci facemmo del male. Era la prima volta che lo facevamo. e mi accorsi che per tutto quel tempo avevamo vissuto in due universi paralleli,


         53.

         Un para-universo, ossia un universo parallelo, le cui leggi interferiscono con quelle dell'universo generalmente conosciuto. Un flusso di energia passa da un universo all'altro - e viceversa, come nel romanzo di Isaac Asimov, Neanche gli dei. Ma ora che ci penso credo che il para-universo fosse quello precedente, quello del mito della donna sognata e mai avuta - la madre che non mi amò - e l'universo vero fosse quello che sto per narrare. Dipende. Per me era il contrario. Per me il vero universo, quello in cui io risiedevo, era quello della donna ideale e non esistente, e l'altro posso ricavarlo solo con un'esplorazione, o con una ricognizione, che io sono capace di fare, posso, ma per farlo mi occorre Spostarmi. Essendo anch'io come lei un extraterrestre, come poi anche tanta gente che conosco, io posso parlare certo del mondo degli umani, ma ho bisogno di un viaggio extrastellare, di una Ricognizione scientifica, che è sempre un'azione mediata. Tu ti puoi addestrare perfettamente, ma sei costretto sempre ad adattarti ad altre Leggi. In fondo, un entrismo continuo nella vita. O no. E' la vita, forse, che fa entrismo in te. Comunque, sei sempre spiazzato su due dimensioni, e qui finisce rotolando la storia. A un certo punto mi alzai e distrussi tutto. Cos'è questa storia? Distruggere. Una mania distruttiva unificata, sparate sul pianista, e via. Improvvisamente vuoi distruggere tutto intorno a te, niente ti va più bene, Che hai fatto? Oh, Una damigiana. Chiaro, il suo appoggiarsi mi toglieva spazio. Chiaro, non è che fosse necessariamente così. Era l'azione degli effetti reciproci, nel mentre che lei si appoggia sempre di più tu ti solidifichi, diventi di marmo, cioè un Pilastro. Nessuno ti ha pagato però per essere un pilastro. Potresti benissimo appoggiarti anche tu, muoverti, e questo avrebbe creato uno squilibrio, una specie di danza, e ogni tanto saremmo caduti. Io non escludo affatto di mettermi a dormire, adesso, perché sono molto stanco.


         54.

         Una volta trasformatomi in un pilastro, chiaro, poteva salvarmi solo l'Archeologia. Ormai sei morto e sepolto per il mondo, e vivi solo per il futuro. Stai Costruendo qualcosa. In fondo, era quella stessa cosa di quando facevo politica, la stessa rigidità catatonica, giunge il momento per me che non mi chiedo nemmeno se la cosa mi piace o no, la Devi fare. E invece di recidere il laccio, come uno che si toglie una scarpa, è chiaro che ti senti un mOstro. Io sperimentavo in quel periodo tutto l'odio per me stesso, altroché io narrante, quello era proprio odio per me stesso. Per questo io in quelle rare sere in cui riuscivo a dormire a casa mia, e solo, mi ripetevo continuamente: mi odio. mi odio. mi odio. E come diceva iv., tu vivi sempre o nel passato o nel futuro, mai nel presente. Il sogno, era vivere nel sogno. Un bicchiere. Questa fu la seconda parte della Storia. Abbiamo passato una serata allucinante, con Giancarlo allucinato pazzo perché doveva tornare a Venezia, e io che non riuscivo a trascinare il cagnolino per le strade. Ma lui è un saggio - dico Giancarlo, non il cane - e lui lo sa che la cosa è allucinante, ma non gli importa. Una tromba. Suonare una tromba nel buio, questa sarebbe la migliore cosa, ed è strano che a un certo punto si finisce per parlare solo di letteratura. Mi ricordo che C. mi accompagnò in un negozio a comprare la carta, e lo fece con energia e con accortezza, tanto che la pagai soltanto 40.000 lire. Ci sono certi visi che non sono né tristi né allegri, ma intensi, e lei aveva un viso intenso. Ora, a un certo punto,
         ...

         Un po' perché ti nascono questi meccanismi di protezione, tu non desideri darle un dispiacere, e in questo sono perfettamente sincero, ed è questo amore senza brutalità. Quando cominci a non darle il primo dispiacere, a dissimulare che una sera ti sei annoiato, che un giorno non volevi vederla, o che stavi guardando un'altra persona... allora sei fottuto. Il meccanismo è entrato in perfetto movimento. Dopodiché cresce, e pian piano ti imprigiona, e se tu non le hai potuto dire la prima cosa, è più difficile dirle la seconda; e più non gliela dici più la prossima diventerebbe una doccia fredda, ed è una cosa che ti imprigiona progressivamente. E la piccola riserva mentale rende più facile la cosa stessa, perché tu già sai che non può non essere così, che lei non ti appartiene, che tu stai passando da una trasmigrazione all'altra, che lei non ti appartiene non è tua ecc., e piano piano il tuo diventa un rapporto subdolo. (Si noti che la cosa che mi ha completamente angosciato in questi anni non è stato il fatto che io in quel rapporto, in quel tipo di situazione, ci stavo male; no, io questo lo tenevo in non cale. Non mi interessava, la cosa che mi interessava è che io in quel momento la stavo ingannando.) Il tuo senso di colpa per questo fatto diviene il fatto dominante, e il tuo amore diviene un amore fatto di Colpa. Stai espiando perché sei stanco di lei. E qui scatta il meccanismo della protezione. Man mano che la cosa si ingarbuglia, tu ti accorgi che devi proteggerla. Ma da chi devi proteggerla? da te stesso.

         55.

         Ma come facevo, con tutti i trip che avevo? Tutta la mia vita, da quando lo psicanalista mi aveva rimesso a posto, era stata alla ricerca di un padrone. Finalmente avevo trovato il mio posto nella vita, il mio grande mikado giapponese. Certo, Certo. Ma che cazzo me ne frega? L'unico periodo in cui ero stato veramente bene era quando andavo ramingo e randagio mordendo la gente. Mi aveva proprio normalizzato, quel brav'uomo. Prima cercavo di reagire al miscuglio fumoso contro l'autorità scappandomene dall'autorità; poi l'avevo finalmente accettato, chiaro, aveva trovato la forza per reinserirmi, quel bravo pazzo dello psicanalista. Ora sentivo la sicurezza In me stesso per poter servire un padrone senza pregare e uggiolare, che bell'uomo che aveva costruito!


         56.

         eh, eh, ho trovato la soluzione... (non è vero niente. sono sempre stato una persona obbediente, affezionato al potere. E' il potere che mi mette paura. E se trovo un potere buono, mi affeziono. Ma non basta. Poi mi stufo. Comunque è comodo dare la colpa allo psicanalista).

*

         Vidi anche S. E facemmo una bella litigata un po' isterica, di calma repressa. Non fu plateale, con urla, ecc., ma una cosa detta con buone maniere, contenente affermazioni terribili. Continuò la mattina dopo per telefono. Poi un giorno che ero uscito un momento per andare a fontana di trevi, ed era molto tempo che non vedevo G., mi volto, e vedo G. Mi era venuta a cercare, e non mi aveva trovato, e mi aveva ritrovato per caso. Lei era stata a Londra era stata allegrissima poi appena era tornata era con la sua amica di milano che adesso era a roma Era diventata tristissima mi disse sai avevo visto tante cose a londra volevo raccontartele lei era così quando vedeva una cosa sentiva il bisogno di raccontarmela andammo a casa mia ci mettemmo a sedere poi parlammo ancora ma veramente non mi vuoi dico guarda no mi pare che mi venne voglia di fare l'amore ma non so se lo facemmo comunque restammo insieme a carezzarci la mano poi mi ricordai che avevo lasciato un libro a casa sua scendemmo le scale insieme lei si sentì mancare ti accompagno a casa andai a casa ora prendo il libro e a un certo punto mi abbracciò torna con me muoio allora io dissi sì non ti preoccupare torno Cinque.
         57 Minuti dopo avevamo cambiato idea scusa che è questo torna con me stiamo insieme Per qualche giorno lei doveva partire per le vacanze ci regalammo qualche giorno insieme andammo a piazza navona facemmo l'amore nel letto sotto la doccia ecc. Ecc. era un momento così noi stiamo insieme perché ci piace poi vedremo quello che succederà non ci importa certo certo in realtà non era così era sempre la stessa posizione eravamo entrambi stressati ci regalammo dei giorni bellissimi senza ed era un senso di euforia da tutte e due le parti come se avessimo riconquistato.


         58.

         ed era nel settembre di quell'anno, poi ci fu la manifestazione X il colpo di Stato Andammo sotto l'ambasciata c'erano gli ambasciatori che stavano sul balcone e che cantavano ci fermavamo ogni tanti metri e loro ricominciavano le canzoni ci andai con Alida [una] di Piazza vittorio Alida diceva rideva sempre quando mi vedeva diceva c'è un'altra manifestazione.


         io mi detti appuntamento con Dario la mattina ero stato a casa di G. un'altra volta avevamo passato insieme una di quelle notti tante Notti venne a casa mia con la bicicletta Dove la mettiamo la mettiamo in cortile poi Io mi cambiai le scarpe passammo al bar Tritone Lei era là insieme ad alcune sue amiche tutte truccate orribilmente che sembravano delle signore dove andate venite alla manifestazione No andiamo al Cinema e lo raggiungemmo all'inizio di via Cavour Si erano appena fumati due pullman spagnoli e li seguimmo giù giù fino a Piazza Venezia poi giù giù verso corso Vittorio e poi il ponte poi a un certo punto tornammo indietro e dario andò via non so perché cosa aveva da fare forse doveva studiare o il cane era una Manifestazione di Lotta Continua Nazionale per il Portogallo che si era spontaneamente trasformata in una manifestazione per la Spagna ed era una manifestazione Immensa un corteo Si snodava nel Buio con slogan atroci fuoco fuoco all'ambasciata Non basta il lutto bruciamo tutto E il corteo si snodava come un enorme Fallico era come inseguire in un Tunnel era allegro allegro ogni tanto riconoscevo qualcuno che conoscevo ma Pochi ormai era atroce e straordinariamente Allegro e noi lo seguivamo - Intanto Dario Pessimista come sempre diceva che superficialità qua si brucia tutto sul serio o non si dice gli elementi migliori sono fuori mi accorsi poi o me ne ero già Accorto e lo dissi a Dario guarda ma della nostra generazione non è rimasto più nessuno sono tutti più Giovani poi andai al Pincio dove c'era il festival della FGCI avevo appuntamento con Roberta e Adriano ma poi loro non vennero La manifestazione della FGCI era soffusa di luci tutti tipi fichi fichetti che vendevano i giornali della FGCI mentre giù intanto in piazza del popolo si era ammassato il corteo, e la FGCI aveva messo un servizio d'ordine un cordone che si teneva per mano lungo tutta la balconata del Pincio per impedire che la gente guardasse giù quello che facevano gli altri poi Scesi giù e andai a vedere il comizio mentre c'erano quelli che distruggevano i negozi in via del Corso Poi tornai su la Sera prima o la sera dopo eravamo stati a casa di Franco b. e poi eravamo andati a piazza Farnese al festival dell'Unità a mangiare e c'erano Franco Francesca G. Roberta Dario e a un certo punto venne Marco vecchio picchiatore del PCI un tipo spaventoso per la sua forza Eravamo stati insieme nella FGCI all'epoca dell'entrismo e ci scambiammo delle cortesie che fai lì, brutto gruppettaro Senti, Marco, vaffanculo Ma erano cortesie da Vecchi amici - Poi Roberta e Dario litigarono e poi andammo tutti insieme a Piazza di Spagna sotto l'ambasciata dove c'era la manifestazione Era il momento del trapasso di Franco dopo lo andai a trovare varie volte lo trovavo che leggeva Lotta Continua diceva io non ci capisco più un cazzo nel Partito mica ho rinnovato la tessera andammo lì c'era il servizio d'ordine del PCI che si era messo tra i carabinieri e i manifestanti e i manifestanti Gridavano Via Via la Nuova polizia
         poi io e G. andammo via Dario era con la bicicletta poi mi raccontarono mi raccontò Roberta era divertente ogni volta che c'era una carica scappavamo poi ritornavamo indietro ma Dario come lo trovi ma abbiamo litigato ma guarda non è antipatico il problema è che siete due tipi collerici tutti e due


         andammo ad agrigento dove c'era un mare lavico e fare il bagno in quel mare era come bagnarsi nel fondo dell'inferno, Tu sapevi che dall'altra parte c'era la costa dell'Africa e la notte c'erano i fuochi delle stoppie che bruciavano lunghe linee rosse una volta andammo a piana degli albanesi a vedere il paese e c'era la sezione del PCI con davanti tutti vecchi immobili seduti Io mi misi a ridere F. diceva Non ridere questi sono quelli che da giovani hanno fatto le occupazioni delle terre una volta entrammo in una chiesa c'erano due che si sposavano F. diceva vorrei che tu mi chiedessi di sposarti ma no non voglio sposarti vorrei solo che tu me lo chiedessi


         qui ci vorrebbe qualcosa di tranquillo, di dolce di non drammatico


         59.

         In quell'epoca uscivamo spesso in macchina quando ricominciammo a vederci prima che partissimo tutti e due per l'estate passammo pomeriggi e sere insieme girando io gli dicevo tu sei impazzito lei ti stava prendendo in giro lui sempre con quell'aria strana e un po' allucinata una sera poi mi stava riaccompagnando a casa e a un certo punto mi disse senti io mi sono dimenticato di cenare posso andare a comprare un litro di latte gli dissi si passammo insieme in una latteria lui comprò un litro di latte poi mi riaccompagnò arrivammo sotto casa e lui rimase seduto in macchina piangendo silenziosamente allora io mi incazzai e uscii sbattendo la porta


         scoprire mondi orgasmi insieme



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