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 Tre fatterelli
  di Ivan Levrini

Fotografia di Pino Musi

Richieste

         In una città americana, una cittadina di nome Marksville che si trova in mezzo al delta del Missisipi River, un uomo di centosessantadue chilogrammi di peso, impiegato saltuariamente presso una locale pompa di benzina, dopo essere entrato nella vasca da bagno non è più stato in grado di uscire.
         Sembra che l'uomo si sia sforzato per ore, prima di rinunciare, e che tutti i tentativi si siano rivelati assolutamente inutili, dato che ogni volta tornava inesorabilmente a scivolare dentro la vasca. Perfino l'idea di riempirla, nella speranza che l'acqua potesse spingerlo a galla, non ha dato nessun risultato, infatti, sul punto di massimo galleggiamento, al momento di girarsi, dopo aver fatto uscire una certa quantità di massa corporea, la parte restante all'interno della vasca continuava a essere eccessiva, come ha dichiarato lo stesso uomo in un'intervista a un giornale locale, trascinandolo di nuovo all'interno, con l'unico risultato di travasare inutilmente enormi quantità d'acqua sul pavimento del bagno. Alla fine della giornata, stroncato dall'immensità di questi sforzi, l'uomo aveva anche smesso di chiedere aiuto, trattandosi peraltro di una casa piuttosto isolata.
         Esausto per le inutili fatiche ma nient'affatto avvilito, l'uomo incastrato nella vasca da bagno ha pensato che sarebbe stato molto meglio desistere, risparmiando le forze in attesa che qualcuno si preoccupasse della sua sparizione. Verranno pure a cercarmi, pensavo, ha dichiarato nel corso della sua intervista, durante la quale ha poi chiarito il piano organizzativo che aveva predisposto per resistere in quella situazione.
         Per il bere non c'erano problemi, ha detto, mi potevo arrangiare con l'acqua del rubinetto, anche se non era così semplice dato che la testa e il rubinetto erano ai due lati estremi della vasca. Per il mangiare, la sua speranza era che prima di esaurire le immense riserve corporee, come le ha definite lui stesso, qualcuno si preoccupasse effettivamente della scomparsa. Quanto al problema del cambio di temperatura e dell'aria fresca della notte, in un primo tempo ha fatto scorrere l'acqua calda, ma successivamente, vista la scomodità di dormire nell'umido, l'uomo ha preferito coprirsi col tappetino del bagno, al quale è arrivato col braccio sinistro e non senza snervanti tentativi, come ha dichiarato. Sono trascorsi sei giorni in questa situazione, sei giorni durante i quali ogni tanto l'uomo chiedeva aiuto a voce alta, ma soltanto per scrupolo, ben sapendo che nessuno sarebbe stato in grado di sentirlo.
         Contrariamente alle sue aspettative, non è stato il titolare della pompa di benzina a preoccuparsi della prolungata assenza, bensì il titolare del supermercato che ha informato lo sceriffo, il quale ha poi immediatamente provveduto a mandare una pattuglia di controllo. Fortunatamente, quando il vice sceriffo ha suonato alla porta di casa, l'uomo incastrato nella vasca non era addormentato e ha potuto, benché con un esile filo di voce, chiedere aiuto.
         Dopo aver fatto irruzione ed essersi resi conto del problema, gli agenti, compiuti alcuni tentativi per estrarlo dalla vasca, si sono accorti che non avrebbero potuto ottenere alcun risultato, essendo soltanto in due, e di conseguenza hanno fatto ricorso ai vigili del fuoco.
         L'uomo, al momento di essere soccorso, risultava piuttosto imbarazzato, ha dichiarato il vice sceriffo in un'intervista apparsa sullo stesso giornale locale. Alla domanda della giornalista che chiedeva ragione di tale imbarazzo, il vice sceriffo ha risposto che forse il motivo poteva essere nella sporcizia che si era raccolta al di sotto l'uomo. Dal canto suo, alla giornalista che voleva ulteriori chiarimenti intorno alla natura di tale sporcizia, l'aiutante del vice sceriffo ha precisato che al di sotto dell'enorme massa corporea, sulle pareti della vasca da bagno, c'era spiaccicato un vero e proprio strato di escrementi, gli escrementi di una settimana, ha aggiunto. E sempre il vice sceriffo ha poi concluso la sua dichiarazione dicendo che col passare del tempo l'imbarazzo dell'uomo si attenuava visibilmente, e poco prima che i vigili del fuoco giungessero con l'argano e l'imbragatura, l'uomo incastrato nella vasca ha avanzato delle richieste. Che almeno qualcuno gli andasse a prendere un Hamburger, avrebbe detto con tono supplichevole.


Dormire

         Ovidio Sacchetti, dopo che era stato preso come fattorino al municipio, appena finita la giornata di lavoro, alle tre del pomeriggio, saliva in bicicletta e si metteva a pedalare senza un dove. Aveva fatto vent'un anni in ceramica, vicino ai forni di cottura, e lavorare come fattorino al municipio non gli sembrava nemmeno un lavoro.
         La sua non era una bicicletta da corsa, ma una normale bicicletta da città, e Ovidio Sacchetti pedalava nelle zone del centro poi se ne andava da qualche parte in periferia, a casaccio. I momenti che s'annoiava di pedalare si fermava davanti a un bar, entrava e ordinava un caffè, e se c'era la Gazzetta dello Sport era a posto, si metteva seduto a un tavolino e stava lì delle mezz'ore a leggere.
         Leggeva tutto, rileggeva anche quello che aveva già fatto in tempo a leggere la mattina, durante l'orario di lavoro, quando per ingannare i tempi morti della sua professione di fattorino, andava nel bar sotto al Municipio e almeno ne approfittava per informarsi.
         I pomeriggi che girava in bicicletta, dopo che s'era stancato di un bar, tornava in sella e via pedalare a più non posso, fino a sera. Capace che faceva altre tappe, in qualche altro bar, prima di tornare a casa, e ogni volta ordinava un caffè. Se vedeva dei giornali nuovi era contento. Avevano cominciato a mettere sui tavolini dei giornali come il Corriere, la Repubblica, la Stampa, e se c'era uno di questi giornali la pausa si faceva più lunga.
         Alla fine di una giornata, dopo che aveva pedalato un bel po' e aveva letto di tutto, dopo che era tornato a casa e dopo che aveva cenato, quando la giornata era proprio completamente finita e rimaneva solo di andare a letto, Ovidio Sacchetti tutte le volte aveva da lottare con lo stesso problema, dato che prima di andare a letto era veramente stanco nei muscoli, a forza di pedalare, e nella testa a forza di leggere, ma appena andava a letto non c'era verso di prendere sonno. Sarà colpa dei caffè, pensava ogni sera, devo prenderne meno, e invece il giorno dopo, quando entrava in un bar non sapeva cosa prendere e allora per poter stare lì a leggere il giornale ordinava un caffè.
         Ormai andava a letto prevenuto, nervoso come una bestia al momento di sdraiarsi, convinto che tanto, nonostante la sua stanchezza, era tutto inutile. Meglio un altro giro in bicicletta anziché sdraiarsi, pensava. Ma non diceva niente alla moglie, stava zitto e faceva le prove. Rimaneva sdraiato un quarto d'ora, un quarto d'ora senza chiudere occhio, passato a rivoltarsi tra le lenzuola, poi si alzava di scatto. Adesso vado a fare un giro in bicicletta, vedere se mi addormento, diceva con rabbia. La moglie era già mezzo addormentata ma sentiva le parole del marito e si svegliava. Finiva che le metteva addosso l'insonnia anche a lei, solo che la moglie, la mattina dopo, aveva da alzarsi con la prospettiva di passare tutto il giorno a girare padelle e pentoloni nella cucina della mensa.
         Va là deficiente, in bicicletta! era capace di dirgli la moglie. Oppure, se rimaneva un po' più nel sonno, quando lui la svegliava, la moglie gli diceva qualcosa sotto forma di consiglio. Ma va a prendere un Tavor e torna subito a letto, diceva.
         Una sera che la moglie era caduta in un sonno profondo, come se quel giorno si fosse riempita di fatica fino all'orlo, quella sera Ovidio Sacchetti, a sentirla dormire così bene, s'era innervosito più del solito, e mentre s'è alzato di colpo l'ha completamente scoperta, ci vediamo poi domani, ha detto Ovidio Sacchetti scendendo dal letto. La moglie s'è svegliata di soprassalto e gli ha parlato improvvisamente. E tornare in ceramica? Osvaldo, non sarebbe meglio se torni in ceramica?
         Quella sera Ovidio Sacchetti ha strangolato la moglie e s'è addormentato di fianco al cadavere. La mattina dopo, quando ha visto la moglie ancora a letto, l'ha scossa per il braccio, alzati, che è tardi, ha detto il marito, ma la moglie non si alzava. Allora Ovidio Sacchetti ha acceso la luce e ha visto la faccia della moglie contratta nella smorfia dell'orrore, occhi aperti e bocca spalancata.
         Subito dopo l'arresto, davanti al magistrato che gli chiedeva il perché dell'insano gesto, Ovidio Sacchetti ha risposto con poche parole. Mi ha chiamato Osvaldo, ha detto Ovidio Sacchetti al magistrato, mi ha chiamato Osvaldo, però quella sera, dopo che l'ho strangolata ho preso sonno subito.


In forma splendida

         Mio suocero e lo zio di mia moglie sono stati chiamati dalle autorità amministrative del cimitero di Andrano, in provincia di Lecce, per assistere alla riesumazione del cadavere del padre, morto diciotto anni prima. I due, come sono venuto a sapere da mia moglie, settantatre anni lo zio e settantasette il suocero, dopo l'apertura della bara, constatata la condizione delle ossa, si sono sistemati per terra con una scopetta da focolare e una vecchia spazzola per vestiti e hanno provveduto a pulire accuratamente tutte le ossa del padre, compreso il teschio. Durante il lavoro, che hanno organizzato in serie, lo zio con la scopetta per tirar via il grosso e il suocero con la spazzola per lucidare, i due hanno più volte apprezzato lo stato di conservazione delle ossa, ma ogni volta, quando si trattava di spazzolare un nuovo osso, al momento di soppesarlo attentamente per esprimere una stima, finivano in disaccordo. In particolare, stando a mio padre, ha detto mia moglie, lo zio tendeva a esagerare sempre di qualche etto. Tu non sei giusto, ha detto mio suocero al fratello, ti fai sempre condizionare il giudizio. Riguardo la durezza si sono trovati invece completamente d'accordo. Siamo sempre stati di razza dura, ha detto lo zio al fratello mentre provava la consistenza di un femore picchiandolo sul palmo della mano sinistra. Al ritorno, dopo che le ossa erano state disposte nell'ossario e nuovamente murate, il padre di mia moglie aveva fretta di arrivare a casa. Appena entrato, dopo essersi lavato le mani, si è subito seduto a tavola e si buttato a capofitto sul piatto fumante. Mia suocera gli ha chiesto com'era andata, come aveva trovato suo padre. In forma splendida, ha risposto con la bocca piena di fagioli.

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