
Nella
tribù degli Hamakhua
Un
giorno un bambino di nome Gianni non andò
a scuola ma andò a casa di un suo compagno,
e decisero di scappare perché i genitori
li trattavano male. Il giorno dopo presero il
draghettto per andare chissà dove.
Arrivarono
su un'isola e chiesero dove erano sbarcati,
ma tutti non li ascoltavano perché in
quella isola i bambini erano esseri inferiori.
Si avventurarono nella foresta e videro molti
animali selvatici ma ad un tratto si ritrovarono
a testa in giù perché erano stati
catturati da una trappola per animali e rimasero
per un giorno in quella trappola.
Allo
spuntar del sole videro dei pellerossa che dicevano:
"Uga uga uga!" Ma Gianni e il suo
amico non capivano niente. Li portarono dal
capo della tribù che parlava nella lingua
italiana. I ragazzi chiesero dove erano, il
capo gli disse che erano nella tribù
degli Hamakhua.
Ad
un tratto uscì fuori un bambino pellerossa
che fece subito amicizia con quei bambini. I
bambini diventarono subito amici e si misero
dell'olio nero sul corpo per essere uguali a
loro.
Il
giorno dopo andarono a caccia e presero un elefante
e un coccodrillo, appena arrivati accesero il
fuoco e arrostirono il coccodrillo.
Il
terzo giorno andarono a pesca sul fiume Alexander
che era pieno di pesci, anguille e salmoni.
Alla fine portarono alla tribù 10 kg
di anguille, 80 kg di pesci e 70 kg di salmoni.
Videro
un elicottero ma si impaurirono tutti e andarono
tutti nelle capanne. Erano i genitori ma i figli
non ci volevano andare e restarono nella tribù
degli Hamakhua.
Catello
Perrelli,12 anni
***
Una
cosa è bella quando dura poco
Tanto
tempo fa, su un'isola deserta, circondata naturalmente
dal mare, mi capitò un'avventura molto
strana. Ora ve la racconto. Incominciò
tutto nella calda serata del 17 giugno 1995,
era circa mezzanotte, tutto silenzioso intorno
a me e ad un tratto sentii bussare alla finestra,
io mi impaurii perché pensavo chi poteva
essere a quell'ora e come abbia fatto a salire
al quinto piano e come mai il cane non abbaiava.
Io scesi dal letto, aprii di butto la finestra
e una bella ragazza era lì, mi afferrò
per il braccio e mi fece volare, quasi come
la scena nel cartone animato "Peter Pan".
Io a quel punto non so perché mi addormentai.
Quando mi svegliai intorno a me c'era un vero
parco pieno di fiori, alberi, animali, una casa
bellissima, ma la cosa più bella era
che grazie a quella ragazzina io potevo parlare
con gli animali, loro parlavano con me e io
parlavo con loro, una cosa strana, vero? Lì
il tempo sembrava non passasse mai. Il giorno
era un anno, un anno era un secolo, un'ora era
dieci giorni. Io però non ne sapevo una
virgola, ma grazie alla ragazza, ancora non
ve l'ho presentata, si chiama Marta, ho saputo
tutto questo. Anzi vi dico dippiù, in
oltre al sapere era anche una bella ragazza
con un carattere d'oro. Un giorno imparai a
cacciare. Un paio di giorni dopo imparai a costruire
case negli alberi e a fare porte automatiche
soltanto a sentire il suono della mia voce.
In altri giorni conobbi gli indiani e lei mi
fece capire che gli indiani non sono quei popoli
di pidocchiosi, ma sono dei geni a costruire
strumenti da suono, e sono anche avanzati nella
tecnologia.
Marta
non me lo disse che eravamo su un'isola spersa
dalle cartine geografiche, ma lo scoprii da
solo. Ogni giorno che passava Marta mi piaceva
sempre di più, era un fiore di ragazza.
Dei giorni gli indiani organizzavano dei giochi,
e io e Marta partecipavamo e proprio lì
chiesi a Marta di sposarmi. Lei la sera dopo
mi rispose di sì.
Dopo
alcuni giorni ci sposammo. C'era mia madre mio
padre e tutta la mia famiglia. Li abbiamo trasportati
grazie ad un aggeggio degli indiani. Purtroppo
la mamma di Marta non è potuta partecipare
alla cerimonia perché sta all'ospedale
su una parte della terraferma, io gli ho detto:
"non venite non fateci il regalo, ma voglio
solo che state bene e campate altri cento anni".
Noi ci siamo sposati abbiamo avuto una figlia
bella come la mamma. Giorno dopo giorno la mia
vita si faceva molto bella e emozionante, lì
non avevano macchine ma avevano dei tronchi
a forma di camaleonti con le ruote, un motore
a tecnologia avanzata che gli indiani avevano
inventato ma che però grazie ad un altro
marchingegno non sfrutta benzina, ma solo energia
solare, erano veloci ma solo quando non c'è
il sole fanno qualche capriccio. La mia vita
si semplificava, lì non si lavorava,
le cose bastava chiederle e tutto si faceva.
La mia vita salì alle stelle.
Ma
proprio sul più bello, miei cari lettori,
scoprii che era solo un sogno e si ruppe perché
dovevo andare a scuola. Allora ricordatevi:
"una cosa è bella quando dura poco".
Alessandro
Giordano, 11 anni