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ZIB II serie
 Fughe
 Avvinghiati a cose oscure
  Robert Walser tradotto da Mattia Mantovani

Fotografia di Pino Musi

Il puro esistere divenne per me una felicità per la quale non trovavo né parole, né pensieri. Mi piaceva molto paragonarmi agli alberi, che sono silenziosi, che non hanno assolutamente alcun bisogno di riflettere, che stanno fermi e formano un bosco, che possono vivere senza la necessità di renderne conto, che possono crescere senza doverne essere felici o afflitti, senza motivi per porsi domande di ogni genere. Come invece fanno i poveri, inquieti, a volte esaltati, a volte abbattuti, deboli, ansiosi esseri umani, che hanno sempre fretta e tuttavia con le loro importantissime faccende non fanno un passo avanti. Perché, malgrado la loro sviluppatissima intelligenza, rimangono avvinghiati a cose oscure, e pregiudizi; e sono i timorosi schiavi delle loro tristi qualità.

(Da Seeland, 1919)

 

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