
Il
puro esistere divenne per me una felicità
per la quale non trovavo né parole, né
pensieri. Mi piaceva molto paragonarmi agli
alberi, che sono silenziosi, che non hanno assolutamente
alcun bisogno di riflettere, che stanno fermi
e formano un bosco, che possono vivere senza
la necessità di renderne conto, che possono
crescere senza doverne essere felici o afflitti,
senza motivi per porsi domande di ogni genere.
Come invece fanno i poveri, inquieti, a volte
esaltati, a volte abbattuti, deboli, ansiosi
esseri umani, che hanno sempre fretta e tuttavia
con le loro importantissime faccende non fanno
un passo avanti. Perché, malgrado la
loro sviluppatissima intelligenza, rimangono
avvinghiati a cose oscure, e pregiudizi; e sono
i timorosi schiavi delle loro tristi qualità.
(Da
Seeland, 1919)