
Così,
da questi quartieri, diceva tale Filippo Muratori,
laureato e disoccupato, parlando ad alta voce
con la sua fidanzata di certi programmi televisivi
che raccontavano la guerra:
"C'è
quel giornalista. Come si chiama? Quello che
mandano in mezzo alle guerre. Ma non proprio
in mezzo alle guerre, perché non ci andrebbe
in mezzo alle guerre. Vicino alle guerre, ma
lontano dalle guerre. Dove le bombe non lo possono
raggiungere. Ma lui si sente comunque in mezzo
alle guerre e parla come uno che fa le guerre.
Quello lì, come si chiama? Sembra uscito
da un fotoromanzo. Quello che quando c'è
un attentato sembra contento. Gli viene dentro
l'eccitazione, quando c'è un attentato.
Può dire che è stato in mezzo
alle guerre, anche se non c'è stato.
Come si chiama quel giornalista? Se ne sta chiuso
in albergo. Si fa riprendere di fronte o di
tre quarti nella sua camera d'albergo. Ci mette
uno sfondo, dietro, secondo me, per far vedere
che si trova nel centro di una città
minacciata dalle guerre, in mezzo alle bombe.
Ma non si trova in una città minacciata
dalle guerre. Perché la guerra è
oltre il confine e lui manco ci mette piede
una volta oltre il confine. Se ne sta al di
qua. Al di qua del confine, in una camera d'albergo
e dice di essere in mezzo alle guerre. Ma non
c'è in mezzo alle guerre, perché
è oltre il confine. Come si chiama? Quello
che si mette davanti a una telecamera e si fa
riprendere di tre quarti? Quel giornalista abbronzato?
Come si chiama? Quello che si mette la maschera
antigas per fare vedere che è in mezzo
alle guerre. Ma non è in mezzo alle guerre,
perché la guerra è oltre il confine
e lui se ne sta tranquillamente nella sua camera
d'albergo. Quello che non ha mai messo piede
fuori dalla sua camera d'albergo, come si chiama?
Quello che dice di essere in mezzo alle guerre
ma pare che parla dal giardino di casa sua?
Si chiude in albergo con il cameraman. Quello
che quando fanno il collegamento pare che ha
appena finito di giocare a briscola, poi gli
danno la linea e lui fa finta di essere in mezzo
a mille attentati. Ma non è in mezzo
a mille attentati, ha appena finito di farsi
la doccia. Come si chiama quello lì?
Quello che gioca a briscola tutto il tempo e
poi copia i dispacci dei giornalisti della camera
accanto, prima di fare il collegamento? Io quello
non lo sopporto. Quello che pare su un trampolino
di lancio. Un trampolino di lancio sulla strada
del cinema. Quello che del giornalismo non gliene
frega niente, vorrebbe fare il cinema. Come
si chiama? Si mette di lato, così lo
riprendono meglio, e ride, e intanto nelle zone
di guerra, quelle vere, al di là del
confine, non dove parla lui, la gente muore
bombardata. Io quello non lo sopporto. Sta lì
in albergo tutto il tempo a giocare a briscola
con il cameraman. Fanno le battaglie navali
per ingannare l'attesa. Si vede benissimo che
hanno appena finito di fare il cruciverba, aspettando
i collegamenti internazionali. Ma come si chiama
quello lì? Quello con i denti bianchissimi,
tutto abbronzato? Quello che si fa fare le riprese
artistiche, dall'alto, in mezzo alla gente affamata
che assalta i furgoni alimentari, per far vedere
che è andato nei posti dove si muore
di fame. Ma non ci è andato. Ci è
andato solo una volta, oltre il confine, si
è fatto fare due riprese dall'alto ed
è tornato in albergo a giocare a briscola.
Quello che ogni tanto scende in strada e poi
torna subito in camera a farsi una doccia, come
si chiama? Per ingannare l'attesa del collegamento
prende il sole in balcone. Poi, al primo collegamento
utile, è tutto abbronzato. Così
spiana la strada per fare del cinema o i fotoromanzi.
Si mette di lato, di tre quarti, per fare più
figura con gli spettatori, fa vedere i denti
bianchissimi e si fa riprendere così
dal suo cameraman. Intanto il suo cameraman
gli tira i pallini di carta, in diretta, per
fare gli scherzi. Lui ride e quando finisce
il collegamento finiscono la partita di briscola.
Ma come si chiama quello lì? Faceva i
fotoromanzi! Tocca il sedere alle hostess dell'albergo
e gioca a tressette con il cameraman, tutto
il giorno. Poi, quando gli danno il collegamento,
fa capire che c'è l'allarme e si trova
in pericolo. Beve del whisky nella hall dell'albergo
e poi sale su a fare i collegamenti. Poi si
mette le maschere antigas in diretta e fa sentire
che c'è l'allarme. Per far capire che
ha del coraggio, sta fermo. Dice "c'è
l'allarme, dovrei scendere, ma starò
fermo", e non scende. Fa tutto questo per
fare la parte di quello che rischia la vita
per l'informazione. Ma non rischia la vita per
l'informazione. Gioca a briscola per l'informazione,
si fa le docce per l'informazione e una volta
alla settimana scende in strada a fare le riprese.
Perché la guerra è oltre il confine
e lui non c'è mai stato oltre il confine,
ci sono altri colleghi oltre il confine, sotto
il fuoco delle bombe. Che infatti non sono riposati
come lui e dei morti sotto le bombe ne parlano,
perché li hanno visti. Lui no, fa finta
di essere in guerra e in effetti quando parla,
parla come uno sta facendo la guerra, ma come
uno che sta facendo la guerra dal giardino casa
sua, o ai giardini pubblici, in gita domenicale.
Come si chiama quello lì? Quello sciacallo
dell'informazione! Che gli piace solo farsi
inquadrare con gli effetti speciali in sottofondo
e mettersi di tre quarti, per aprirsi la strada
nel cinema. Quello che pare che è stato
lui a comandare la guerra e ora sta lì
nelle retrovie, lontano dal confine dove la
gente viene ammazzata, a giocare a tressette
con il cameraman. Come si chiama? Quello sciacallo
dell'informazione che nella sua vita ha sempre
sognato di fare Ben Hur! Di fare strada a cinecittà!
Ma siccome a cinecittà non lo vogliono
si è dato all'informazione e fa lo sciacallo
in televisione! Io quello non lo sopporto! Gli
piacciono gli effetti speciali e quando c'è
un effetto speciale si mette la maschera, ma
si vede benissimo che ha appena finito di prendere
il sole in balcone. Come si chiama quel giornalista?"
Questo
diceva il laureato e disoccupato Muratori Filippo,
commentando in privato le immagini televisive
con la sua fidanzata, che lo ascoltava in silenzio
senza sapere come fare a calmarlo.