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ZIB II serie
 Fughe
 L'oca
  di Yimaz Guney

Fotografia di Pino Musi

        Ismail aveva smesso di mangiare e di bere da qualche giorno. Dentro di lui si spandeva una nostalgia indicibile, che gli raggelava anima e corpo. Il ragazzo passava il suo tempo a contemplare l'azzurro.
        I sui genitori uscivano di casa alle prime luci dell'alba per andare a raccogliere narcisi, e rientravano soltanto quando scendeva la sera. Erano i vicini a badare a Ismail durante la loro assenza:ma questi non riuscivano a percepire il segreto di Ismail. Ma come avrebbero potuto indovinare la passione racchiusa in lui? Questa passione invadeva tutto il suo essere e tutte le cose, inesorabile come l'acqua che sgorga dalla sorgente. Non solo non capivano niente, ma gli facevano anche delle domande sciocche: "Ehi, Ismail! Cos'hai da guardare sempre in cielo? Merda?"
        Anche sua madre lo interrogava senza capire: "Cosa aspetti, amore mio? Cosa sogni?" Impassibile, Ismail non rivelava a nessuno il suo segreto.
        Arrivò finalmente un bel giorno in cui Ismail sentì di non poter più trattenere questa gioia che gli invadeva l'animo. Questa gioia che gli scorreva nelle vene, gli usciva dai pori, gli illuminava il viso. I suoi occhi cominciarono a brillare e un gran sorriso gli distese le labbra. Ma...Che cosa vedeva lassù? Un'oca! Un'oca le cui piume scintillavano di tutti i colori della terra! Era l'oca di Angoute (*).
        Ismail provò quel tipo di gioia che solo i bambini conoscono e che gli adulti hanno dimenticato. Schizzando tutto intorno, corse attraverso le pozzanghere nella direzione in cui era sparita l'oca.
        L'oca si era posata su un campo ancora inondato dalle piene, in mezzo ai fiori bianchi e gialli. Ismail la vide di lontano e tentò di avvicinarsi il più possibile, stando molto attento a non spaventarla.Teneva in mano un bastone, come fosse un fucile.
        Ma l'oca sentì la sua presenza e si intimorì. Batté le grandi ali inzuppate e prese il volo. Ismail fu assalito da un dolore enorme, senza limiti. Seguì l'oca con gli occhi e, imbracciato il bastone come un fucile, gridò con tutto il suo fiato: "Bum! Bum! Bum!" Ma l'oca divenne un punto minuscolo nel cielo azzurro. Per Ismail era ormai diventata il senso della vita, indissolubilmente legata alla contemplazione dell'universo.
        La vita continuò e i giorni e passarono uno dopo l'altro, come quegli stranieri che nel loro girovagare senza fine si fermavano per un giorno nel villaggio. Arrivarono soprattutto i mercanti, ma anche i cammellieri, un parrucchiere ambulante e non so quanti altri. Poi, un bel mattino, arrivarono i cacciatori, pieni di oggetti nuovi che affascinarono Ismail. Quante cose meravigliose! Certo, i fucili ma anche un cannocchiale... Quel giorno imparò per la prima volta che il cannocchiale avvicina le cose lontane.
        Mentre i cacciatori facevano le loro dimostrazioni, Ismail al momento giusto si accaparrò il cannocchiale per nasconderlo in un angolino isolato.
        Alla scoperta del furto, i cacciatori si irritarono molto, mentre la gente del villaggio fu presa dall'imbarazzo. La scomparsa del cannocchiale li stupiva. Cominciarono a cercarlo tutti insieme affannosamente, tutti agitati, chiedendosi: "Ma chi può averlo rubato?"
        Domande... interrogatori... Nessun risultato! Chi accusava, chi si difendeva.
        Le discussioni stavano trasformandosi in risse.
        Scoraggiàti, pieni di acredini, i cacciatori risalirono sulla loro jeep e se ne andarono borbottando. "Voglio indietro il mio cannocchiale!", brontolava il proprietario mentre stavano partendo.
        La vergogna si impadronì del villaggio. "Ma chi può averlo rubato?", ripetevano. Fu fatta una perquisizione minuziosa. Tutti si erano trasformati in inquisitori, a parte quattro o cinque persone sulle quali si appuntavano i sospetti. Vigilanza era diventata la parola d'ordine. Tutto per salvare l'onore del villaggio.
        Anche i genitori di Ismail interrogavano il loro figlio. Lo maltrattavano, gli strofinarono la bocca con il peperoncino, lo picchiarono e lo chiusero in un grande paniere. Ma non ebbero da lui una parola.
        Gli abitanti del villaggio si dedicarono al loro compito con grande serietà e applicazione. I genitori interrogavano i figli, le spose si accapigliavano tra loro, vicini di casa in ottimi rapporti da anni cominciavano a litigare. Tutti i sospetti erano ammessi. Ne andava dell'onore del villaggio.
        Ismail era indifferente a tutto questo baccano. Semplicemente, la sua attesa era più appassionata: la prossima volta che l'oca fosse tornata, avrebbe potuto vederla più da vicino. Straripava di gioia.
        Sul villaggio passarono stormi di aironi, anatre e oche; ma lui aspettava solo l'oca di Angoute. E un bel giorno il suo desiderio fu esaudito. L'oca riapparve, lontano nell'azzurro, splendente.
        Attento a non farsi vedere, si intrufolò nel nascondiglio dove aveva messo il cannocchiale. E sempre proteggendosi dagli sguardi indiscreti, uscì dal villaggio all'ombra dei muri.
        L'oca planò al suo solito posto. Ismail le si avvicinò il più possibile. Portò il cannocchiale a gli occhi e vide l'oca vicinissima sfocata come attraverso la nebbia. Cannocchiale abbassato, come è lontana l'oca di Angoute! Di nuovo cannocchiale davanti agli occhi, e come è bella, come è bella l'oca di Angoute! Ma all'improvviso qualcosa mise sul chi vive l'oca, la fece spaventare. Perché sta per fuggire? Perché vola via? Perché?
        Le mani, ancora strette al cannocchiale, gli ricaddero sul petto. L'oca che era volata via. Solo molto più tardi si accorse che un suo padre stava correndo verso di lui. Suo padre... Ma avrebbe dovuto capire... Ismail cominciò a sua volta a correre. Con tutte le sue forze.
        Il padre fendeva le pozzanghere con i suoi passi pesanti e Ismail sapeva anche troppo bene che cosa l'aspettava se si fosse lasciato prendere.
        Alla fine, il padre riuscì ad acciuffarlo e a strappargli il cannocchiale dalle mani. I colpi piovvero addosso a Ismail. Che vergogna per suo padre avere un figlio simile! Come riparare a questa macchia? Come riscattarsi? Non sarebbe stato meglio non aver figli del tutto?
        Il padre lo appese a un albero per i piedi e gli bruciò le mani con un ferro arroventato. E non arrivò nessuno a strappare il bambino alla sua ira.
        Ismail cadde ammalato. I genitori vegliarono per giorni al suo capezzale, mentre il rimorso si impadroniva del padre. Piano piano il risentimento cedeva il posto nel suo cuore al dolore. Sommersi dalla tristezza, i genitori si scioglievano in lacrime senza saper cosa fare. Finalmente, portarono Ismail dal medico.
        Il padre portava il figlio sulla schiena. Attraversando i campi non smetteva di scrutare il cielo. La mamma camminava dietro. Dal momento che la stagione era avanzata, le acque si erano quasi completamente ritirate.
        Era possibile che l'oca non tornasse mai più. Ismail parlò per la prima volta dal giorno in cui il padre lo aveva sorpreso in flagrante delitto:
        "Papà?"
        "Dimmi, mio caro!"
        "Papà, ritornerà? L'oca ritornerà, non è vero?"
        "Sì figlio mio. Ritornerà!"
        "E quando? Quando?"
        "Presto, piccolo mio, presto".
        Ma Ismail non guarì. Il padre se ne andava tutte le mattine a raccogliere i narcisi. Anche lui, adesso, non pensava che all'oca. Dalla mattina alla sera fissava il cielo, cercandola.
        Anche Ismail attendeva l'oca con impazienza, appoggiandosi a sua madre davanti alla finestra o davanti alla porta di casa.
        "Mamma!"
        "Dimmi, amore mio".
        "Non tornerà più, vero?"
        "Ma sì, ma sì! Ritornerà".
         "Ma allora dov'è? Perché non viene? Guardami: sono malato e lei non arriverà".
        "Verrà,verrà!"
        "Le voglio tanto bene! È così bella! Se tu la vedessi...".
        E il tempo continuava a fuggire.
        Un giorno, il padre sentì un uomo che gridava, passando di corsa vicino al campo dove stava raccogliendo i narcisi. Il panico dell'uomo lo mise sull'avviso. Lasciò perdere tutto e gli corse dietro. Arrivato al villaggio vide la folla raccolta d'avanti a lui. Delle donne piangevano. Sentì un nodo alla gola. Sua moglie si lanciò verso di lui, con le lacrime agli occhi, urlando di dolore. Un panno biancastro ricopriva il piccolo corpo di Ismail. Gli abitanti del villaggio, tutto intorno, avevano lo sguardo triste, pieno di simpatia e compassione per il padre. Scavarono una tomba per il bambino e trasportarono a braccia il corpicino.
        Accadde allora qualcosa che fece rabbrividire per il rimorso tutto il villaggio. L'oca... L'oca di Angoute si alzò in volo sul corteo funebre. E il padre capì soltanto allora la sofferenza di suo figlio. E l'oca di Angoute, impassibile, si posò ancora una volta al suo posto abituale...

(L'oie d'Angoute, da Ylmaz Guney, Histories pour mon fils, 1979)

(*) L'oca di Angoute è una specie di oca selvatica in via di estinzione, le cui piume riproducono i colori dell'arcobaleno.

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