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ZIB II serie
 Fughe
 La bambina che faceva domande
  di Marosia Castaldi

Fotografia di Pino Musi

         Un giorno la bambina che faceva domande raccontò alla sua mamma una barzelletta.
         Anzi, dato che era una bambina timida e gentile, chiese alla sua mamma: "Mamma, posso raccontarti una barzelletta?"
         Infatti era una bambina che faceva domande.
         "Sì", disse la mamma. E la bambina cominciò:

         "Un giorno la mamma di Pierino disse a Pierino: 'Pierino vai a comprare una maglia gialla'. Pierino ubbidì. Andò dal negoziante e disse: 'Vorrei una maglia gialla, ma tanto gialla, ma gialla gialla'.
         'Pierino, non l'abbiamo', disse il negoziante.
         Allora Pierino tornò dalla mamma e disse: 'Mamma, non ce l'hanno'.
         'Insisti', disse la mamma.
         Pierino tornò dal negoziante e ridisse: 'Vorrei una maglia gialla, ma tanto gialla, ma gialla gialla'.
         Pierino tornò dalla mamma: 'Mammaaaa, non ce l'hannooo....'.

         E qui la bambina che faceva domande cominciava ad allungare le vocali, per far capire alla mamma che Pierino era veramente seccato di andare avanti e indietro, dalla casa al negozio e dal negozio alla casa.
         Prima di continuare, dato che era timida e gentile, la bambina che faceva domande disse alla mamma " Mamma, c'è una brutta parola. Posso dirla?"
         "Ma si!" diceva la mamma.
         E la bambina riprendeva:

         "...La mamma disse: 'Pierino, insisti'.
         Pierino tornò dal negoziante e disse: 'Vorrei una maglia giallaaa, ma tanto giallaa, ma giallaaa giallaaa'.
         'Pierinooo! Non l'abbiamooo e sai cosa ti dicooo? che mi hai fatto il....
         nero, ma tanto nero, ma nero nero'".

         A questo punto la bambina che faceva domande e la sua mamma cominciarono a ridere a crepapelle. Dopo che ebbero finito di ridere, la bambina che faceva domande chiese alla mamma: "Mamma hai capito qual'è la brutta parola?"
         "Sì", disse la mamma e si rimise a ridere piegandosi sulle pentole o sul giornale o su un libro o su un letto da rifare su qualsiasi cosa stesse piegata in quel momento.
         La bambina che faceva domande se ne andava sempre tutta soddisfatta, perché alle sue domande la mamma aveva sempre una risposta che in genere era sempre "Sì".
         Un giorno la bambina andò dalla mamma e le chiese: "Mamma, quando eri piccola avevi anche tu una maglia gialla?"
         La mamma ci pensò un po' e disse :"Non so, non mi ricordo"
         La bambina che faceva domande se ne andò tutta scombussolata nella sua stanza. "Ma come? Allora non c'è risposta a tutte le domande?", si chiese.
         Però voleva molto bene alla sua mamma e tornò alla carica. Altrimenti che bambina sarebbe stata?
         E disse alla mamma: "Mamma, quanto tempo ci mette un topo ad attraversare il Monte Bianco di corsa?"
         La mamma la guardò, poi si guardò le mani, prese un po' di tempo rimestando in una pentola o sfogliando qualche pagina di giornale (perché non tutte le mamme fanno le stesse cose e una sola mamma fa un sacco di cose nello stesso momento) e disse d'un fiato:
         "Trecentoventiduemilacinquecentoventisei metri al secondo".
         La bambina la guardò, dolce e gentile e disse: "Sì, ma io non ho chiesto quanto ci mette al secondo, ho chiesto quanto ci mette in tutto: allora ricominciamo "Quanto tempo ci mette in tutto un topo ad attraversare il Monte Bianco di corsa?"
         Stavolta la mamma fu velocissima.
         "Tre ore", rispose.
         La bambina che faceva domande cominciò a crescere e a leggere i libri: libri sulle religioni, libri sui miti, libri sugli uomini primitivi, favole, fumetti e così, un giorno, andò dalla mamma e chiese: "Mamma, dove poggiava Dio i piedi quando ha creato il mondo?"
         La mamma aveva la lingua da fuori ma cercò di ricacciarsela dentro. Ci pensò una frazione di secondo. Cioè, in quella frazione di secondo pensò se sarebbe stato meglio dire:
         1)          non lo so.
         2)          che Dio non si vede e, quindi, nessuno poteva vedere dove poggiava i piedi.
         3)          che i piedi di Dio sono troppo grandi per stare da qualsiasi parte.

         Dopo quella interminabile frazione di secondo disse:
         "Sulla terra"
         "Ma se la terra non esisteva ancora come faceva a poggiarci i piedi sopra?"
         Allora la mamma si ricordò della risposta numero 2 e disse: "Volevo dire che Dio non si vede e allora anche se poggiava i piedi sulla terra, nessuno li vedeva."
         "Ahhh!" fece la bambina e andò a giocare con un'amica ai giardinetti.
         Quando tornò dai giardinetti, tutta rossa e felice, si fermò a guardare la mamma che le sembrava la mamma più bella del mondo e le disse:
         "Mamma lo sai che hai una bellissima faccia quadrata?"
         "Sì", disse la mamma e mentre la bambina era di là si precipitò trafelata in bagno per vedere se la sua faccia era veramente quadrata.
         Un giorno che era quasi Natale, la bambina addobbava l'albero con la sua mamma. Appesero palline rosse, verdi, turchesi e palline gialle "ma tanto gialle, ma gialle gialle" e si misero a ridere a crepapelle, mentre le lucine facevano clic clic e si accendevano e si spegnevano.
         "Ora facciamo il presepe", disse la mamma.
         Il presepe era una piccola grottina fatta di pasta di sale, in cui misero una Madonnina,un Sangiuseppino, un buino, un asinellino, tutti fatti da loro con la pasta di sale. Non c'era nient'altro: né pastorelli, né palme, né datteri, né pastori in lunghi caftani, né pastori delle meraviglie. Insomma c'erano solo la Madonnina, il Sangiuseppino, il buino e l'asinellino.
         Tutto era molto bello.
         La bambina andò a togliere dalla scatola il Bambino Gesù di pasta di sale, che ci era rimasto chiuso per un anno intero e si avviò tutta contenta verso la mamma.
         Mentre camminava però, la bambina che faceva domande cominciò a rattristarsi.Camminava con nel palmo della mano il bambinino di pasta di sale e lo guardava, lo guardava...
         Quando arrivò dalla mamma era disfatta, come se non fosse più Natale.
         "Che c'è?", chiese la mamma
         E la bambina che faceva domande disse:
         "Mamma, ma perché Gesù Bambino, che è un bambino piccolo, no? finisce sulla croce? Perché? In che senso?"
         ...E insomma questa bambina qui (ma anche quella lì e quell'altra lì, insomma tutte le bambine e i bambini) faceva sempre queste domande da mozzare il respiro. Non proprio tutti i giorni: due sì e uno no. Allora la mamma, per riprendere fiato decise di mettere da parte per voi un....

foglio per le vostre domande

 

 

 

 

 


         ...Quando ebbe preso un po' di respiro, la mamma si mise a pensare alla sua situazione e si accorse che anche lei faceva alla bambina molte domande. Alcune erano veramente terrificanti, del tipo:
         "Ti sei lavata i denti?"
         "Ti sbrighi, ché dobbiamo andare a scuola?"
         "Hai fatto i compiti?"
         "La smetti di guardare per aria?"
         ...e altre cose così, veramente terrificanti. Non sempre era così. Non proprio tutti i giorni. Due sì e uno no. Allora la mamma cercò di ricordare se aveva mai fatto altre domande, del tipo:
         "Lo sai che sei proprio carina?"
         "Lo sai che mi piace tanto stare con te?"
         ...e altre cose così, un po' meno terrificanti e, dato che pensare troppo stanca (ci vuole anche il tempo per muoversi, saltare, ballare, non fare niente eccetera), allora la mamma decise anche lei di non fare niente per un po', nemmeno pensare e lasciò da parte per voi altre, mamme, un.....

foglio per le vostre domande

 

 

 

 

 


         ...alla fine di tutte queste domande (e di risposte, possibilmente), facciamo tutti un lunghissimo respiro: non proprio lunghissimo. Basta da qui a lì. Basta pensare che tra i miliardi di risposte possibili, anche "non so" va bene lo stesso, perché, come si dice al mio paese, nessuno nasce "imparato". E nemmeno le mamme sanno tutto e nemmeno i bambini e nemmeno gli gnomi, nemmeno i babbi, nemmeno le nonne, nemmeno i canarini, nemmeno le fate, gli elfi, i robot, i Pikachu, nemmeno tu, nemmeno io. Insomma nessuno, nessuno.

***

Su "La bambina che faceva domande"

         Prima di mandare questo mio racconto per bambini (forse un po' più piccini di otto anni, ma non so quantificare), ho esitato perché rileggendolo, mi sono accorta che la mamma di cui si parla si ferma proprio alla domanda della figlia sulla morte, quando la bambina va da lei con il Gesù bambino del Presepe e le chiede più o meno, "ma perché un bambino così piccolo finisce sulla croce?" Ecco, a questo la mamma non risponde. Allora mi sono ricordata che da piccola leggevo e rileggevo dalle Fiabe italiane, raccolte da Calvino "Cicco petrillo" e i "Biellesi gente dura". Le ricordo ancora. Le ricordo sempre. Ero piccola, ma quelle favole, come le "Novelle della nonna" mi mettevano direttamente di fronte alla morte e alla paura. "Cicco Petrillo" è la storia di una sposa che non riesce a sposarsi per paura che il figlio che forse aspetterà potrà morire.Una paura preventiva della morte. "I Biellesi gente dura" è la storia di un uomo che deve andare al mercato. Incontra Dio (naturalmente en travesti) che gli dice "E non dici nemmeno "Se Dio vuole" devo andare al mercato?" Il Biellese si ostina a non dirlo "Perché al mercato ci devo andare lo stesso" e viene trasformato per sette anni in una rana in un pozzo. Una fine senza fine. All'infinito. Erano favole dure, come tutte le favole. Anche a me, come a tutti i bambini, si diceva che i morti andavano in un mondo migliore oppure che erano partiti ma poi sarebbero tornati. Siamo stati protetti dalla morte, non se n'è parlato veramente. Poi da grandi la morte ci è sbattuta in faccia e niente è raccontabile di fronte alla pietra dura della morte. E' il "fatto" più "fatto" che ci sia. Le mie figlie hanno letto le Fiabe italiane di Calvino. Ora la grande. Oltre a tanti libri, legge Tex Willer, Corto Maltese e Dylan Dog, l'acchiappaincubi, come lo chiama giustamente. Ancora ora, è la scrittura che le pone di fronte alla morte, agli incubi ai fantasmi, che gli dà il tempo di rimuginarli dentro. Io, come mia madre, continuo a dire che la vita dura anche dopo la morte. Forse ci credo. Forse non so fare altrimenti. Non so interrompere la fine senza fine e perché dovrei? Ho scelto questo racconto per il mio stesso slittamento, per non aver messo in bocca alla mamma una risposta alla domanda della bambina sulla morte.

M. C.

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