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Un
giorno la bambina che faceva domande raccontò
alla sua mamma una barzelletta.
Anzi,
dato che era una bambina timida e gentile, chiese
alla sua mamma: "Mamma, posso raccontarti
una barzelletta?"
Infatti
era una bambina che faceva domande.
"Sì",
disse la mamma. E la bambina cominciò:
"Un
giorno la mamma di Pierino disse a Pierino: 'Pierino
vai a comprare una maglia gialla'. Pierino ubbidì.
Andò dal negoziante e disse: 'Vorrei una
maglia gialla, ma tanto gialla, ma gialla gialla'.
'Pierino,
non l'abbiamo', disse il negoziante.
Allora
Pierino tornò dalla mamma e disse: 'Mamma,
non ce l'hanno'.
'Insisti',
disse la mamma.
Pierino
tornò dal negoziante e ridisse: 'Vorrei
una maglia gialla, ma tanto gialla, ma gialla
gialla'.
Pierino
tornò dalla mamma: 'Mammaaaa, non ce l'hannooo....'.
E
qui la bambina che faceva domande cominciava ad
allungare le vocali, per far capire alla mamma
che Pierino era veramente seccato di andare avanti
e indietro, dalla casa al negozio e dal negozio
alla casa.
Prima
di continuare, dato che era timida e gentile,
la bambina che faceva domande disse alla mamma
" Mamma, c'è una brutta parola. Posso
dirla?"
"Ma
si!" diceva la mamma.
E
la bambina riprendeva:
"...La
mamma disse: 'Pierino, insisti'.
Pierino
tornò dal negoziante e disse: 'Vorrei una
maglia giallaaa, ma tanto giallaa, ma giallaaa
giallaaa'.
'Pierinooo!
Non l'abbiamooo e sai cosa ti dicooo? che mi hai
fatto il....
nero,
ma tanto nero, ma nero nero'".
A
questo punto la bambina che faceva domande e la
sua mamma cominciarono a ridere a crepapelle.
Dopo che ebbero finito di ridere, la bambina che
faceva domande chiese alla mamma: "Mamma
hai capito qual'è la brutta parola?"
"Sì",
disse la mamma e si rimise a ridere piegandosi
sulle pentole o sul giornale o su un libro o su
un letto da rifare su qualsiasi cosa stesse piegata
in quel momento.
La
bambina che faceva domande se ne andava sempre
tutta soddisfatta, perché alle sue domande
la mamma aveva sempre una risposta che in genere
era sempre "Sì".
Un
giorno la bambina andò dalla mamma e le
chiese: "Mamma, quando eri piccola avevi
anche tu una maglia gialla?"
La
mamma ci pensò un po' e disse :"Non
so, non mi ricordo"
La
bambina che faceva domande se ne andò tutta
scombussolata nella sua stanza. "Ma come?
Allora non c'è risposta a tutte le domande?",
si chiese.
Però
voleva molto bene alla sua mamma e tornò
alla carica. Altrimenti che bambina sarebbe stata?
E
disse alla mamma: "Mamma, quanto tempo ci
mette un topo ad attraversare il Monte Bianco
di corsa?"
La
mamma la guardò, poi si guardò le
mani, prese un po' di tempo rimestando in una
pentola o sfogliando qualche pagina di giornale
(perché non tutte le mamme fanno le stesse
cose e una sola mamma fa un sacco di cose nello
stesso momento) e disse d'un fiato:
"Trecentoventiduemilacinquecentoventisei
metri al secondo".
La
bambina la guardò, dolce e gentile e disse:
"Sì, ma io non ho chiesto quanto ci
mette al secondo, ho chiesto quanto ci mette in
tutto: allora ricominciamo "Quanto tempo
ci mette in tutto un topo ad attraversare il Monte
Bianco di corsa?"
Stavolta
la mamma fu velocissima.
"Tre
ore", rispose.
La
bambina che faceva domande cominciò a crescere
e a leggere i libri: libri sulle religioni, libri
sui miti, libri sugli uomini primitivi, favole,
fumetti e così, un giorno, andò
dalla mamma e chiese: "Mamma, dove poggiava
Dio i piedi quando ha creato il mondo?"
La
mamma aveva la lingua da fuori ma cercò
di ricacciarsela dentro. Ci pensò una frazione
di secondo. Cioè, in quella frazione di
secondo pensò se sarebbe stato meglio dire:
1)
non
lo so.
2)
che
Dio non si vede e, quindi, nessuno poteva vedere
dove poggiava i piedi.
3)
che
i piedi di Dio sono troppo grandi per stare da
qualsiasi parte.
Dopo
quella interminabile frazione di secondo disse:
"Sulla
terra"
"Ma
se la terra non esisteva ancora come faceva a
poggiarci i piedi sopra?"
Allora
la mamma si ricordò della risposta numero
2 e disse: "Volevo dire che Dio non si vede
e allora anche se poggiava i piedi sulla terra,
nessuno li vedeva."
"Ahhh!"
fece la bambina e andò a giocare con un'amica
ai giardinetti.
Quando
tornò dai giardinetti, tutta rossa e felice,
si fermò a guardare la mamma che le sembrava
la mamma più bella del mondo e le disse:
"Mamma
lo sai che hai una bellissima faccia quadrata?"
"Sì",
disse la mamma e mentre la bambina era di là
si precipitò trafelata in bagno per vedere
se la sua faccia era veramente quadrata.
Un
giorno che era quasi Natale, la bambina addobbava
l'albero con la sua mamma. Appesero palline rosse,
verdi, turchesi e palline gialle "ma tanto
gialle, ma gialle gialle" e si misero a ridere
a crepapelle, mentre le lucine facevano clic clic
e si accendevano e si spegnevano.
"Ora
facciamo il presepe", disse la mamma.
Il
presepe era una piccola grottina fatta di pasta
di sale, in cui misero una Madonnina,un Sangiuseppino,
un buino, un asinellino, tutti fatti da loro con
la pasta di sale. Non c'era nient'altro: né
pastorelli, né palme, né datteri,
né pastori in lunghi caftani, né
pastori delle meraviglie. Insomma c'erano solo
la Madonnina, il Sangiuseppino, il buino e l'asinellino.
Tutto
era molto bello.
La
bambina andò a togliere dalla scatola il
Bambino Gesù di pasta di sale, che ci era
rimasto chiuso per un anno intero e si avviò
tutta contenta verso la mamma.
Mentre
camminava però, la bambina che faceva domande
cominciò a rattristarsi.Camminava con nel
palmo della mano il bambinino di pasta di sale
e lo guardava, lo guardava...
Quando
arrivò dalla mamma era disfatta, come se
non fosse più Natale.
"Che
c'è?", chiese la mamma
E
la bambina che faceva domande disse:
"Mamma,
ma perché Gesù Bambino, che è
un bambino piccolo, no? finisce sulla croce? Perché?
In che senso?"
...E
insomma questa bambina qui (ma anche quella lì
e quell'altra lì, insomma tutte le bambine
e i bambini) faceva sempre queste domande da mozzare
il respiro. Non proprio tutti i giorni: due sì
e uno no. Allora la mamma, per riprendere fiato
decise di mettere da parte per voi un....
foglio
per le vostre domande
...Quando
ebbe preso un po' di respiro, la mamma si mise a
pensare alla sua situazione e si accorse che anche
lei faceva alla bambina molte domande. Alcune erano
veramente terrificanti, del tipo:
"Ti
sei lavata i denti?"
"Ti
sbrighi, ché dobbiamo andare a scuola?"
"Hai
fatto i compiti?"
"La
smetti di guardare per aria?"
...e
altre cose così, veramente terrificanti.
Non sempre era così. Non proprio tutti i
giorni. Due sì e uno no. Allora la mamma
cercò di ricordare se aveva mai fatto altre
domande, del tipo:
"Lo
sai che sei proprio carina?"
"Lo
sai che mi piace tanto stare con te?"
...e
altre cose così, un po' meno terrificanti
e, dato che pensare troppo stanca (ci vuole anche
il tempo per muoversi, saltare, ballare, non fare
niente eccetera), allora la mamma decise anche lei
di non fare niente per un po', nemmeno pensare e
lasciò da parte per voi altre, mamme, un.....
foglio
per le vostre domande
...alla
fine di tutte queste domande (e di risposte, possibilmente),
facciamo tutti un lunghissimo respiro: non proprio
lunghissimo. Basta da qui a lì. Basta pensare
che tra i miliardi di risposte possibili, anche
"non so" va bene lo stesso, perché,
come si dice al mio paese, nessuno nasce "imparato".
E nemmeno le mamme sanno tutto e nemmeno i bambini
e nemmeno gli gnomi, nemmeno i babbi, nemmeno le
nonne, nemmeno i canarini, nemmeno le fate, gli
elfi, i robot, i Pikachu, nemmeno tu, nemmeno io.
Insomma nessuno, nessuno.
***
Su
"La bambina che faceva domande"
Prima
di mandare questo mio racconto per bambini (forse
un po' più piccini di otto anni, ma non
so quantificare), ho esitato perché rileggendolo,
mi sono accorta che la mamma di cui si parla si
ferma proprio alla domanda della figlia sulla
morte, quando la bambina va da lei con il Gesù
bambino del Presepe e le chiede più o meno,
"ma perché un bambino così
piccolo finisce sulla croce?" Ecco, a questo
la mamma non risponde. Allora mi sono ricordata
che da piccola leggevo e rileggevo dalle Fiabe
italiane, raccolte da Calvino "Cicco
petrillo" e i "Biellesi gente
dura". Le ricordo ancora. Le ricordo
sempre. Ero piccola, ma quelle favole, come le
"Novelle della nonna" mi mettevano
direttamente di fronte alla morte e alla paura.
"Cicco Petrillo" è la
storia di una sposa che non riesce a sposarsi
per paura che il figlio che forse aspetterà
potrà morire.Una paura preventiva della
morte. "I Biellesi gente dura"
è la storia di un uomo che deve andare
al mercato. Incontra Dio (naturalmente en travesti)
che gli dice "E non dici nemmeno "Se
Dio vuole" devo andare al mercato?"
Il Biellese si ostina a non dirlo "Perché
al mercato ci devo andare lo stesso" e viene
trasformato per sette anni in una rana in un pozzo.
Una fine senza fine. All'infinito. Erano favole
dure, come tutte le favole. Anche a me, come a
tutti i bambini, si diceva che i morti andavano
in un mondo migliore oppure che erano partiti
ma poi sarebbero tornati. Siamo stati protetti
dalla morte, non se n'è parlato veramente.
Poi da grandi la morte ci è sbattuta in
faccia e niente è raccontabile di fronte
alla pietra dura della morte. E' il "fatto"
più "fatto" che ci sia. Le mie
figlie hanno letto le Fiabe italiane
di Calvino. Ora la grande. Oltre a tanti libri,
legge Tex Willer, Corto Maltese e Dylan Dog, l'acchiappaincubi,
come lo chiama giustamente. Ancora ora, è
la scrittura che le pone di fronte alla morte,
agli incubi ai fantasmi, che gli dà il
tempo di rimuginarli dentro. Io, come mia madre,
continuo a dire che la vita dura anche dopo la
morte. Forse ci credo. Forse non so fare altrimenti.
Non so interrompere la fine senza fine e perché
dovrei? Ho scelto questo racconto per il mio stesso
slittamento, per non aver messo in bocca alla
mamma una risposta alla domanda della bambina
sulla morte.
M.
C.
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