
Che,
non lo sapevi? La colpa della guerra è
delle donne! Ma certo, e che ti pensavi? Che
la musica fosse cambiata dai tempi di quella
troia di Elena? Gli uomini la fanno, la guerra,
ma sono le donne la causa di tutto. Fatti un
giro per le strade della tua città e
guardati intorno. Non le vedi tutti i giorni
queste baldracche vestite a festa, che si dimenano
di vetrina in vetrina, con al bava alla bocca
mentre guardano quel ben di dio che c'è
nei negozi e vorrebbero arraffarlo; e sai perché?
Perché l'hanno visto reclamizzato in
TV, ecco perché! Vorrebbero tutto per
sé, queste troie, gioielli e vestiti
firmati da quel fottuto in culo di chi sai tu,
borse che costato un occhio e non valgono una
sega. Ma stiamo scherzando? E come faccio io,
che sono ancora il maschio di questa donna che
va in giro per vetrine, come faccio io, dico,
a tenerla contenta? Dimmelo tu come faccio.
Certo, lo vuoi sapere? Lo vuoi sapere come faccio?
Faccio la guerra, sì, faccio la guerra,
vado e ammazzo e sparo con un bazooka o con
la mitragliatrice o sparo da un carrarmato o
da un aereo. Perché se non faccio la
guerra, tu credi che potrei starmene tranquillo
col mio stipendio che vuoi o non vuoi arriva
sempre alla fine del mese e mi permette di comprargliele
quelle cose lì, che poi neanche ti dice
grazie. E se non avessi più lo stipendio?
Addio donna: bello mio, chi ti conosce, chi
ti caga. Allora io - che ci ho la mia donna
e che al sabato sera, cazzo, voglio farmene
una - gli altri giorni della settimana vado
a fare la mia sacrosanta guerra, per difendere
il mio stipendio, cioè la mia figa, s'intende,
che sennò la mia figa diventa la figa
di un altro e io per giunta divento cornuto.
Vaffanculo! Ecco perché è tutta
colpa delle donne, che sono una grande massa
di mignotte, questo lo sai, no? Vaffanculo!
Ma io dico che è anche colpa di noi uomini
che ci piace la figa, perché se non ci
piacesse la figa, col cazzo che staremmo dietro
a queste cose e alla guerra ci manderemmo queste
fottute, così imparano che la guerra
non è una passeggiata, ma ci lasci le
penne come niente, e neanche te ne accorgi.
Noi uomini siamo troppo stronzi e perduti, ci
piace troppo la tana della nostra donna, siamo
come animali che morirebbero per la tana della
loro femmina, e allora perché noi dovremmo
essere diversi, perché non dovremmo fare
la guerra se la nostra troia ce lo chiede: "Vai
e fai la guerra, perché io in cambio
della figa voglio che tu mi compri questo e
quello e se non ci hai i soldi sono cazzi tuoi,
perché a me non me ne frega niente di
te, se tu sei un imbecille che non ci ha i soldi
e neppure sai fare la guerra per procurarteli".
E noi, mercenari del cazzo, ci andiamo a fare
la guerra, e chi se ne frega se ci lasciamo
le penne; ma se non ce le lasciamo, almeno quando
torniamo a casa, ti dico io che le faccio a
quella troia della mia femmina; come un animale
mi ci butto addosso e me la monto tante volte
quanti fottuti in culo ho dovuto uccidere nella
mia guerra, cento morti, cento trombate. Duecento
morti, duecento trombate. E domani le compro
pure un bracciale d'oro, se se l'è meritato.
E poi vado di nuovo in guerra. Vaffanculo! Che
cazzo! Come gli iracheni dovremmo fare, spezzare
le ossa a queste nostre donne, così se
ne stanno in casa; come i talebani dovrebbero
mettere il burka, 'ste troie, e starsene chiuse
a casa e se escono sono guai, le bastonerei
a sangue. Invece no: ci comandano di andare
in guerra e noi come tanti fessi ci andiamo
e poi senti in televisione che l'uomo è
superiore alla donna. Ma ci pensi? Superiore
alla donna, che ti rimedia il fucile e ti manda
a morire, perché tanto poi la figa la
dà a qualcun altro, all'americano di
turno. Ma io sai che faccio? In guerra non ci
vado e la figa non la voglio più, te
la cedo, e mi taglio i coglioni, così
vediamo se mi dai ragione. Vaffanculo!