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ZIB II serie
 Fughe
 La colpa della guerra è delle donne
 Discorso breve di un anonimo etilista sulla guerra
  di Gustavo Paradiso

Fotografia di Pino Musi

         Che, non lo sapevi? La colpa della guerra è delle donne! Ma certo, e che ti pensavi? Che la musica fosse cambiata dai tempi di quella troia di Elena? Gli uomini la fanno, la guerra, ma sono le donne la causa di tutto. Fatti un giro per le strade della tua città e guardati intorno. Non le vedi tutti i giorni queste baldracche vestite a festa, che si dimenano di vetrina in vetrina, con al bava alla bocca mentre guardano quel ben di dio che c'è nei negozi e vorrebbero arraffarlo; e sai perché? Perché l'hanno visto reclamizzato in TV, ecco perché! Vorrebbero tutto per sé, queste troie, gioielli e vestiti firmati da quel fottuto in culo di chi sai tu, borse che costato un occhio e non valgono una sega. Ma stiamo scherzando? E come faccio io, che sono ancora il maschio di questa donna che va in giro per vetrine, come faccio io, dico, a tenerla contenta? Dimmelo tu come faccio. Certo, lo vuoi sapere? Lo vuoi sapere come faccio? Faccio la guerra, sì, faccio la guerra, vado e ammazzo e sparo con un bazooka o con la mitragliatrice o sparo da un carrarmato o da un aereo. Perché se non faccio la guerra, tu credi che potrei starmene tranquillo col mio stipendio che vuoi o non vuoi arriva sempre alla fine del mese e mi permette di comprargliele quelle cose lì, che poi neanche ti dice grazie. E se non avessi più lo stipendio? Addio donna: bello mio, chi ti conosce, chi ti caga. Allora io - che ci ho la mia donna e che al sabato sera, cazzo, voglio farmene una - gli altri giorni della settimana vado a fare la mia sacrosanta guerra, per difendere il mio stipendio, cioè la mia figa, s'intende, che sennò la mia figa diventa la figa di un altro e io per giunta divento cornuto. Vaffanculo! Ecco perché è tutta colpa delle donne, che sono una grande massa di mignotte, questo lo sai, no? Vaffanculo! Ma io dico che è anche colpa di noi uomini che ci piace la figa, perché se non ci piacesse la figa, col cazzo che staremmo dietro a queste cose e alla guerra ci manderemmo queste fottute, così imparano che la guerra non è una passeggiata, ma ci lasci le penne come niente, e neanche te ne accorgi. Noi uomini siamo troppo stronzi e perduti, ci piace troppo la tana della nostra donna, siamo come animali che morirebbero per la tana della loro femmina, e allora perché noi dovremmo essere diversi, perché non dovremmo fare la guerra se la nostra troia ce lo chiede: "Vai e fai la guerra, perché io in cambio della figa voglio che tu mi compri questo e quello e se non ci hai i soldi sono cazzi tuoi, perché a me non me ne frega niente di te, se tu sei un imbecille che non ci ha i soldi e neppure sai fare la guerra per procurarteli". E noi, mercenari del cazzo, ci andiamo a fare la guerra, e chi se ne frega se ci lasciamo le penne; ma se non ce le lasciamo, almeno quando torniamo a casa, ti dico io che le faccio a quella troia della mia femmina; come un animale mi ci butto addosso e me la monto tante volte quanti fottuti in culo ho dovuto uccidere nella mia guerra, cento morti, cento trombate. Duecento morti, duecento trombate. E domani le compro pure un bracciale d'oro, se se l'è meritato. E poi vado di nuovo in guerra. Vaffanculo! Che cazzo! Come gli iracheni dovremmo fare, spezzare le ossa a queste nostre donne, così se ne stanno in casa; come i talebani dovrebbero mettere il burka, 'ste troie, e starsene chiuse a casa e se escono sono guai, le bastonerei a sangue. Invece no: ci comandano di andare in guerra e noi come tanti fessi ci andiamo e poi senti in televisione che l'uomo è superiore alla donna. Ma ci pensi? Superiore alla donna, che ti rimedia il fucile e ti manda a morire, perché tanto poi la figa la dà a qualcun altro, all'americano di turno. Ma io sai che faccio? In guerra non ci vado e la figa non la voglio più, te la cedo, e mi taglio i coglioni, così vediamo se mi dai ragione. Vaffanculo!


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