
In
tutto questo tempo, da quando ho trovato il
link alla webcam a Bagdad, non faccio che guardare
e soprattutto ascoltare le voci e le immagini
che vengono da lì. Non so perché...
È
una sensazione terribile vedere le macchine
correre veloci nelle strade, vedere il fumo
e le nuvole che attraversano il cielo, soprattutto
sentire le voci dei giornalisti o di chi è
vicino alla camera e, ancor di più, sentire
i clacson delle macchine che corrono, volano
via, come per scappare da una presenza che sanno
lì, una presenza che incombe sulle loro
vite, come se correndo più veloce, fuggendo
verso la destinazione, verso il proprio desiderio,
la propria necessità, si potesse sfuggire
a questa presenza che, certo, è la presenza
della morte, una presenza più presente
di qualsiasi immagine, proprio perché
la morte è senza immagine, al di là
di quella che possono avergli data gli uomini...
Perché
sono gli UOMINI (i maschi) AD AVERGLIELA DATA
IN QUESTA FORMA. Ma quello che di più
terribile c'è, è sentire, nello
stesso tempo, i clacson delle macchine, i colpi
della contraerea e gli scoppi dei missili, come
mi è successo stamattina alle 5 e mezzo...
E
poi, dopo, nella luce che saliva, vedere piccoli
uomini o piccole donne, non so, attraversare
la strada così piccoli, piccoli in questo
piccolo schermo che non diventa grande nemmeno
ingrandendolo, perché troppa la distanza
tra me e loro...
E
penso sempre a dove vanno quelle macchine, da
quali case sono partite, quali stanze hanno
lasciato quei piccoli uomini e quelle piccole
donne e dove vanno...e cosa pensano mentre corrono
veloci...lontano da questa paura...senza poterla
lasciare, sino a quando non sono rientrati nelle
loro case, nelle loro stanze, con le loro spose,
i loro mariti, le loro figlie e figli, i loro
amici, le loro amiche che li aspettano chiedendosi
se torneranno....se sfuggiranno....se torneranno,
quando torneranno....
E
nemmeno nelle loro case saranno al sicuro, ma
saranno almeno insieme...
Io
non sono mai riuscito a 'commuovermi', perché
credo che la 'commozione', nel suo significato
etimologico, non ci attiene....ma quando stamane,
dopo i bombardamenti, ho visto, all'angolo dell'edificio
che si vede sulla destra, nell'angolo basso,
all'altezza dell'incrocio a destra, che stamane
si vedeva molto più da vicino, ho visto
una piccola figura fermarsi al semaforo e una
macchina rallentare, arrestarsi, e i due cominciare
a parlare...non ho potuto fare a meno di chiedermi:
'cosa ci si può dire in questi momenti?'
Me lo sono chiesto...e non sono riuscito a darmi
una risposta....sono riuscito solo a dirmi che,
certo, più che mai, gli occhi e la voce
dicono più di tutte le parole, ma che
le nostre parole, le parole degli 'occidentali'
sono più importanti dei nostri sguardi...
perché, in ogni luogo e ognuno secondo
le sue possibilità, noi dobbiamo DIRE
QUESTO NO A QUALSIASI LOGICA DI GUERRA, DI VIOLENZA,
DI FORZA E DI DOMINIO...
E
dire, per noi occidentali, almeno in questo
momento, IN OGNI LUOGO, ognuno secondo le nostre
possibilità, E' IL DOVERE DI DIRE CHE
NOI, che siamo occidentali, COME NON ABBIAMO
PIU' VOLUTO E NON VOGLIAMO LA GUERRA ACCANTO
A NOI, noi NON VOGLIAMO più vedere quelle
macchine lontane, quei piccoli uomini e quelle
piccole donne correre lontano dalla loro fine,
e che i loro sguardi DIVENTANO, GIA' OGGI, ANCORA,
ANCORA UNA VOLTA LE NOSTRE PAROLE CONTRO....
Vi
abbraccio,
Emilio