
Il
cielo è vecchio, giovane o bambino?
Quando,
una sedia è allegra?
Quando,
un libro è felice?
Racconta,
con poche parole, un letto felice.
Se
passi un dito sulle parole di un racconto, le
parole tremano di felicità.
Se
leggi una storia e la dimentichi, la storia
diventa triste.
Hai
mai passeggiato in riva al mare d'inverno?
Hai
mai raccontato una storia per svegliare qualcuno
che stava dormendo?
Prova
a raccontare questa: "Un bambino bussò
a una porta e gli restò incollata la
mano. Venne "lo scollatore delle mani",
ma non riuscì ad arrivare alla porta
perché gli si incollarono i piedi sul
pianerottolo. Venne Alì Babà e
scoppiò a ridere. Siccome non la finiva
più, chiamarono il cacciatore di risate,
ma il cacciatore di risate non scendeva mai
da cavallo e il cavallo non ce la fece a salire
le scale. Arrivarono i quaranta ladroni e rubarono
la risata ad Alì Babà. Il cielo
comprò la risata di Alì Babà
dai ladroni con una spilla da balia, poi si
accorse di non avere una bocca per ridere. Un
bambino prestò la sua bocca al cielo
e il cielo rise".
"Un
bambino distratto si mise i guanti ai piedi
e le scarpe alle mani. Un mare distratto, invece
che onde, portava a riva campanelli di biciclette...
Una bicicletta che stava sempre nelle nuvole...".
Ti
va di continuarla, tu, questa storia?
I
tuoi piedi vogliono essere dipinti con soli
e lune, almeno una volta l'anno, sennò
diventano tristi.
Il
sole, la luna, e anche stelle vogliono essere
dipinti sui piedi, anche se i piedi sono sporchi,
anche se puzzano. Il sole vorrebbe puzzare della
puzza dei piedi di un bambino.
Sai
raccontare una storia fatta di tre parole?
La
mia è questa: "Il matto mangiò
il gatto".
E
la tua?
Hai
mai scritto con la punta delle dita sui vetri
di una finestra?
Hai
mai mangiato fiocchi di neve?
Hai
mai battuto i denti per il freddo?
Hai
messo un nomignolo al buio?
Se
sì, quale?
Il
buio ama i nomignoli che gli affibbiano i bambini.
Hai
mai fatto il solletico a un'ombra?
Esiste
un paese dove gli uomini sono così pigri
che, se li solletichi, scoppiano a ridere le
loro ombre.
Le
parole sono il vestito invisibile delle cose.
Sai
raccontare il silenzio della neve?
Sai
che nevica anche sul mare?
Hai
mai visto passeri sul davanzale?
La
notte ha paura della notte?
Una
stella cadente fa meno rumore della canzone
di un grillo.
Le
dita amano i topolini.
La
luna è la risata rotonda di un bambino
che dorme.
E
la mezzaluna?
Il
Sonno addormenta la neve, le pozzanghere, i
treni, le stelle, le ciliegie, gli asini, i
coni che aspettano il gelato, le montagne, le
altalene, la regina degli scacchi, i racconti...
Chi
addormenta il Sonno?
C'era
una volta una bambina che addormentava il sonno.
Cosa
faceva per addormentarlo?
C'era
una volta un racconto che aveva dimenticato
come finiva e andò a trovare un vecchio
dal cuore buono che tirava fuori da uno specchio
la fine dei racconti che avevano smarrito la
fine. A quel tempo (non sappiamo quale: un tempo
passato o ancora da venire?) nessuno ricordava
più come finiva la storia di Amleto,
Giulietta e Romeo, Cenerentola, L'acciarino
magico, Pinocchio, Il racconto dell'orco, Vardiello...
Anche i film s'interrompevano a qualche minuto
dalla fine...
C'era
una volta un angelo che, come tutti gli angeli,
attraversava le porte, i muri, senza mai toccare
le cose del mondo. Si sarebbe contentato di
avere almeno un dito del bambino che custodiva,
per sfogliare un libro, girare, con la punta,
attorno ai suoi occhi, sentire il tepore del
sole, solleticare qualcuno sotto le ascelle,
impiastricciarsi in un vasetto di marmellata...
Chiese un consiglio alla madre del bambino e
la madre del bambino gli rispose che per avere
quello che desiderava doveva addormentare Dio
che non riusciva a prendere sonno. L'angelo
chiese alla madre del bambino di insegnargli
una ninna nanna. E la madre si mise a cantare:
- Nia, nia nia, sott a n'alber ca durmìa,
facìa nu duorc suonn, ca sviglià
nu ns putìa... L'angelo imparò
la ninna nanna, e dopo averla cantata, Dio si
addormentò. Fu a quel punto che l'angelo
sentì che il suo anulare (non sappiamo
se quello destro o il sinistro) poggiava su
un foglio di carta dimenticato sul tavolo. Nel
rigo dove poggiava il dito c'era scritto: "Nu
cicer d'amor m' strappazza u cuor". Il
tavolo poggiava sulla terra, la terra poggiava
sul naso sporco di zucchero di un bambino.
Hai
mai sentito l'odore del pane appena sfornato?
E
quello di biscotti ancora caldi?
Hai
mai guardato una luna circondata da sei aloni?
Cos'è
un alone?
Hai
mai disegnato una luna con un alone?
Hai
mai pestato la coda a un gatto?
Hai
mai raccolto e baciato una mollica di pane caduta
per terra?
Hai
mai scritto un bigliettino d'amore a un racconto?