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ZIB II serie
 Fughe
 Non si tratta di indovinelli
  di Rocco Brindisi

Fotografia di Pino Musi

        Il cielo è vecchio, giovane o bambino?


        Quando, una sedia è allegra?


        Quando, un libro è felice?


        Racconta, con poche parole, un letto felice.


        Se passi un dito sulle parole di un racconto, le parole tremano di felicità.


        Se leggi una storia e la dimentichi, la storia diventa triste.


        Hai mai passeggiato in riva al mare d'inverno?


        Hai mai raccontato una storia per svegliare qualcuno che stava dormendo?


        Prova a raccontare questa: "Un bambino bussò a una porta e gli restò incollata la mano. Venne "lo scollatore delle mani", ma non riuscì ad arrivare alla porta perché gli si incollarono i piedi sul pianerottolo. Venne Alì Babà e scoppiò a ridere. Siccome non la finiva più, chiamarono il cacciatore di risate, ma il cacciatore di risate non scendeva mai da cavallo e il cavallo non ce la fece a salire le scale. Arrivarono i quaranta ladroni e rubarono la risata ad Alì Babà. Il cielo comprò la risata di Alì Babà dai ladroni con una spilla da balia, poi si accorse di non avere una bocca per ridere. Un bambino prestò la sua bocca al cielo e il cielo rise".


        "Un bambino distratto si mise i guanti ai piedi e le scarpe alle mani. Un mare distratto, invece che onde, portava a riva campanelli di biciclette... Una bicicletta che stava sempre nelle nuvole...".
        Ti va di continuarla, tu, questa storia?


        I tuoi piedi vogliono essere dipinti con soli e lune, almeno una volta l'anno, sennò diventano tristi.
        Il sole, la luna, e anche stelle vogliono essere dipinti sui piedi, anche se i piedi sono sporchi, anche se puzzano. Il sole vorrebbe puzzare della puzza dei piedi di un bambino.


        Sai raccontare una storia fatta di tre parole?
        La mia è questa: "Il matto mangiò il gatto".
        E la tua?


        Hai mai scritto con la punta delle dita sui vetri di una finestra?
        Hai mai mangiato fiocchi di neve?
        Hai mai battuto i denti per il freddo?
        Hai messo un nomignolo al buio?
        Se sì, quale?
        Il buio ama i nomignoli che gli affibbiano i bambini.


        Hai mai fatto il solletico a un'ombra?
        Esiste un paese dove gli uomini sono così pigri che, se li solletichi, scoppiano a ridere le loro ombre.


        Le parole sono il vestito invisibile delle cose.


        Sai raccontare il silenzio della neve?


        Sai che nevica anche sul mare?
        Hai mai visto passeri sul davanzale?
        La notte ha paura della notte?
        Una stella cadente fa meno rumore della canzone di un grillo.


        Le dita amano i topolini.


        La luna è la risata rotonda di un bambino che dorme.
        E la mezzaluna?


        Il Sonno addormenta la neve, le pozzanghere, i treni, le stelle, le ciliegie, gli asini, i coni che aspettano il gelato, le montagne, le altalene, la regina degli scacchi, i racconti...
        Chi addormenta il Sonno?


        C'era una volta una bambina che addormentava il sonno.


        Cosa faceva per addormentarlo?


        C'era una volta un racconto che aveva dimenticato come finiva e andò a trovare un vecchio dal cuore buono che tirava fuori da uno specchio la fine dei racconti che avevano smarrito la fine. A quel tempo (non sappiamo quale: un tempo passato o ancora da venire?) nessuno ricordava più come finiva la storia di Amleto, Giulietta e Romeo, Cenerentola, L'acciarino magico, Pinocchio, Il racconto dell'orco, Vardiello... Anche i film s'interrompevano a qualche minuto dalla fine...


        C'era una volta un angelo che, come tutti gli angeli, attraversava le porte, i muri, senza mai toccare le cose del mondo. Si sarebbe contentato di avere almeno un dito del bambino che custodiva, per sfogliare un libro, girare, con la punta, attorno ai suoi occhi, sentire il tepore del sole, solleticare qualcuno sotto le ascelle, impiastricciarsi in un vasetto di marmellata... Chiese un consiglio alla madre del bambino e la madre del bambino gli rispose che per avere quello che desiderava doveva addormentare Dio che non riusciva a prendere sonno. L'angelo chiese alla madre del bambino di insegnargli una ninna nanna. E la madre si mise a cantare: - Nia, nia nia, sott a n'alber ca durmìa, facìa nu duorc suonn, ca sviglià nu ns putìa... L'angelo imparò la ninna nanna, e dopo averla cantata, Dio si addormentò. Fu a quel punto che l'angelo sentì che il suo anulare (non sappiamo se quello destro o il sinistro) poggiava su un foglio di carta dimenticato sul tavolo. Nel rigo dove poggiava il dito c'era scritto: "Nu cicer d'amor m' strappazza u cuor". Il tavolo poggiava sulla terra, la terra poggiava sul naso sporco di zucchero di un bambino.


        Hai mai sentito l'odore del pane appena sfornato?
        E quello di biscotti ancora caldi?
        Hai mai guardato una luna circondata da sei aloni?
        Cos'è un alone?
        Hai mai disegnato una luna con un alone?
        Hai mai pestato la coda a un gatto?
        Hai mai raccolto e baciato una mollica di pane caduta per terra?
        Hai mai scritto un bigliettino d'amore a un racconto?


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