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| Anno
I, numero 5 - 21 dicembre 2003 |

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"E
come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle"
(Dante
Alighieri, Purgatorio, II 70-71) |
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Signore
e Signori, grandi e piccini, questo
numero col quale si conclude la
prima annata della rivista Zibaldoni
e altre meraviglie, è
a voi tutti dedicato. È un
numero natalizio, ma di un Natale
di guerra, come sempre è
il Natale.
Nei
Preludi
apriamo con una riflessione di Enrico
De Vivo e Gianluca Virgilio sulla
letteratura dell'infanzia dal titolo
La letteratura, il gioco, i
bambini, che rimanda alla sezione
Fughe
dello stesso numero.
Nella
sezione Zibaldoni
diamo inizio alla pubblicazione
delle Divagazioni stanziali
di Enrico De Vivo, un reportage
inattuale e una diuturna riflessione
sulla letteratura dalla prospettiva
di un nativo dell'agro nocerino-sarnese.
Seguono gli "appunti"
in forma di "blog lento"
di Elio Paoloni dal titolo Timballo.
Nelle
Altre
meraviglie
Giorgio Messori ci porta in terre
lontane ritratte nelle sue annotazioni
diaristiche dal titolo Il giardino,
cui segue la prima parte di Gino,
romanzo non ancora compiuto
di ambientazione toscana di Francesca
Andreini. Non dimenticate la seconda
puntata di Fata Morgana
di Gianni Celati in cui, sotto il
velame di un'antropologia fantastica,
molte cose utili si possono imparare.
E poi, come potreste non leggere
il Ritratto breve di Antonio
Neiwiller di Mario Valentini
e i Tre fatterelli di Ivan
Levrini senza che vi venga il rimorso
di aver perduto un'ottima occasione?
E così anche il racconto
da brividi dal titolo Il numero
141 di Claude Seignolle, tradotto
da Stefania Fumagalli, e la seconda
parte del Poema narrante
di Carlo Bordini e le elegie brevi
di Barbara Wilde dal titolo Sei
piccole prose - tutte queste
belle cose, con quale animo potreste
trascurare? Dulcis in fundo,
un po' di poesia ce la dona Laura
Barone con i suoi versi dal titolo
Voli di pavone.
Nella
prima parte delle Fughe,
dal titolo La scrittura e i
bambini, raccogliamo alcuni
contributi alla letteratura dell'infanzia,
sperando che possano piacere non
solo ai nostri bambini, ma anche
ai più grandi: Non sono
indovinelli di Rocco Brindisi,
La bambina che faceva domande
di Marosia Castaldi, L'oca
di Ylmaz Guney, Bambolina e
il topolino di Gianluca Virgilio,
Le avventure scritte da loro
stessi di Alessandro Giordano
e Catello Perrelli, e uno scioglilingua
di Vittorio Imbriani dal titolo
Un marito e una mogliera.
La
seconda parte delle Fughe
raccoglie invece altri testi
Sulla guerra per il nuovo ordine
del mondo. Ringraziamo Antonio
Prete per la sua riflessione dal
titolo Anestesia del tragico,
Alessandro Banda per aver tradotto
Cose di tutti i giorni
di Ingeborg Bachmann, Emilio Raimondi
per la sua lettera dal titolo Le
nostre parole contro, Mario
Valentini per il suo Filippo
Muratori, disoccupato, Gustavo
Paradiso per la sua stravaganza
dal titolo La colpa della guerra
è delle donne e infine
Mattia Mantovani per aver tradotto
Avvinghiati a cose oscure
di Robert Walser.
Infine
negli Archivi,
da non perdere, le parti finali
dello zibaldone di Livio Borriello
Tranne i contorni e della
collezione inusuale Il racconto
italiano del primo incontro
di Gianluca Virgilio.
Le
fotografie che illustrano i testi
sono "ritratti di case"
di Pino Musi.
Abbiamo
dimenticato nulla? No, non ci rimane
altro che augurare a tutti, lettori
e scrittori di Zibaldoni e altre
meraviglie, buona lettura,
buon Natale e felice Anno Nuovo!
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| Sommario |
La
letteratura, il gioco, il dolore
di Enrico De Vivo e
Gianluca Virgilio
"In realtà una letteratura
per l'infanzia non esiste, come non esiste
una letteratura per l'adolescenza o una
per l'età matura o per la vecchiaia.
Esiste la letteratura tout court
che parla dell'uomo e ne parla in senso
globale, considerandolo nei comportamenti
che pertengono alle diverse età della
vita, e quindi anche alla fanciullezza e
prima giovinezza. Il problema allora non
è scrivere per l'infanzia,
ma scrivere dell'infanzia...".
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Divagazioni
stanziali
di Enrico De Vivo
"C'è stato
un tempo, alcuni anni fa, in cui me ne andavo
in giro per i luoghi dove sono nato e vivo
- per i paesi, le
strade, i campi - a prendere appunti su
tutto: sulle insegne dei negozi, sui muri
vuoti, sui palazzi, sui cortili, sui garages,
sulle facce che incontravo, sulle parole
della gente, sulle storie della mia famiglia,
sulla scrittura, sulle mie idiosincrasie,
sui libri che leggevo, sui paesaggi e sulle
architetture, su altre cose che mi ispiravano.
Avevo da poco fatto ritorno, dopo anni trascorsi
a studiare e lavorare fuori, e
mi era sorta una passione smodata per tutto
quello che vedevo qui...".
Timballo
di Elio Paoloni
"C'è
una famosa vignetta di Altan sul non condividere
le proprie idee. Io non condivido più
alcuni degli appunti che seguono, forse
perché sono vecchi. Eppure mi sembra
che abbiano interesse. Altri continuo a
condividerli. Gli interrogativi sono rimasti
tali. C'è anche qualcosa di compiuto,
pezzi nati per essere letti da altri che
non hanno trovato posto in quotidiani o
riviste. Quasi un blog, insomma. Un blog
lento...".
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Il giardino
di Giorgio Messori
"L'altra notte, la prima notte di un
ennesimo ritorno, il vento portava le voci
delle vicine (erano solo voci di donna).
Sono le vicine che non si sentono e non
si vedono mai, quelle che abitano col cane
che guaisce ogni notte come un bambino.
Ed era bello ascoltare nel vento parole
di donne che non si conoscono...".
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Gino
di Francesca Andreini
"Ho passato la mia infanzia ad ascoltare racconti
di nonni, genitori e membri di una famiglia
strambamente articolata (il mio bisnonno
aveva ventisette figli, avuti da tre mogli).
Parlavano di cose serie o meno, successe
nel primo cinquantennio del secolo scorso.
E hanno scatenato nella mia mente una topografia
magica; cronologia e storia fantastiche
che legavano immagini di un mondo vero.
È qui che si muove Gino. Nella Toscana
dei racconti della mia infanzia. In un ordine
di tempo e di luoghi vago, libero e sorprendente...".
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Fata
morgana/ 2
di Gianni Celati
"Nella sera ascoltavo quattro anziani intorno
a un fuoco, che parlavano nel loro dialetto.
Non capivo niente. Il cielo aveva un colore
violaceo. Quando ci siamo messi in cammino
verso la cittadina, le prime case nel buio
fitto sembravano rovine dimenticate. Mentre
seguivo gli anziani che mi guidavano senza
mai rivolgermi uno sguardo, il torpore che
mi aveva preso stava diventando una specie
di ombra interna. Ad ogni passo inciampavo
in sassi o arbusti, tutto mi fluttuava intorno...
Quello che so è che i miraggi ti
attirano venendoti incontro, e ti vengono
incontro in modo fluttuante, finché
anche tu fai parte di quel fluttuare, allora
non puoi giudicare più niente...".
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Ritratto
breve di Antonio Neiwiller
di Mario Valentini
"Antonio Neiwiller nacque a Napoli, credo più
o meno nel 1948, se ricordo bene. Il padre
era fotografo. Lui invece, nella vita, ha
fatto molte cose. Ha fatto inizialmente
lo scenografo per una compagnia del teatro
di avanguardia napoletano, poi l'attore,
poi il regista. Abitava dalle parti del
Vomero. Visse poi nei Quartieri Spagnoli
e in seguito a Palazzo Marigliano. Aveva
molti amici, spesso impensabili, alcuni
li ho intervistati diversi anni fa...".
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Tre
fatterelli
di Ivan Levrini
"Al ritorno, dopo che le ossa erano state disposte
nell'ossario e nuovamente murate, il padre
di mia moglie aveva fretta di arrivare a
casa. Appena entrato, dopo essersi lavato
le mani, si è subito seduto a tavola
e si buttato a capofitto sul piatto fumante.
Mia suocera gli ha chiesto com'era andata,
come aveva trovato suo padre. In forma splendida,
ha risposto con la bocca piena di fagioli...".
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Il
numero 141
di Claude Seignolle
"È possibile
vedere, come buchi nello schieramento di
case di certe antiche stradine del centro
di Parigi, principalmente nei quartieri
Maubert e delle Halles, alcune strane mancanze
di costruzioni. Sono vuoti stretti e bui
tra due edifici; spazi sudici, sentine di
luridume, discariche di immondizie e di
nidi di sorci dove anche il più incosciente
dei senzatetto osa schiacciare un pisolino.
Striati da travi che sostengono il muro
da ogni lato, questi "buchi neri"
segnano i punti in cui sorgevano le case
condannate per essere state abitate da maghi,
stregoni, protestanti o ribelli...". |
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Poema
narrante/ 2
di Carlo Bordini
"In quell'epoca venne il luglio '60 e Tambroni
capo del governo autorizzò che si
facesse il congresso del mis a Genova e
scoppiarono casini in tutte le città
e la gente era incazzata bavosa l'unità
strillava aveva un'abilità maledetta
a far incazzare la gente noi compravamo
sempre il paese sera per sapere le ultime
notizie e quando ci fu la manifestazione
a Roma a Porta San Paolo...". |
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Sei
piccole prose
di Barbara Wilde
"Erano passate notti di gelo nelle quali i rami
scoppiavano. Il cattivo tempo durò
a lungo e il gelo rigonfiò tanto
dentro al tronco del Faggione che lo schiantò,
come fosse stato colpito da una berta, con
un botto spaventevole. L'accaduto fu così
triste che tutto il cielo rimase fermo sopra
l'Aquerino per giorni, non tuonò,
non rischiarò. Fosco senza nubi.
Una mattina ci avviammo per il sentiero
a vedere quel legno chino senza vita...".
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Voli
di pavone
di Laura Barone
"Scostando il velo
d'immense timidezze
vedo frenetici esibirsi di vuote vanità
Con ali semplici di rondine
volano oltremare speranze più vere.
Mentre l'umanità vive riflessa
In voli di pavone".
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1.
Non
si tratta di indovinelli
di Rocco Brindisi
"Prova a raccontare questa: 'Un bambino
bussò a una porta e gli restò
incollata la mano. Venne "lo scollatore
delle mani", ma non riuscì
ad arrivare alla porta perché gli
si incollarono i piedi sul pianerottolo.
Venne Alì Babà e scoppiò
a ridere. Siccome non la finiva più,
chiamarono il cacciatore di risate, ma
il cacciatore di risate non scendeva mai
da cavallo e il cavallo non ce la fece
a salire le scale. Arrivarono i quaranta
ladroni e rubarono la risata ad Alì
Babà. Il cielo comprò la
risata di Alì Babà dai ladroni
con una spilla da balia, poi si accorse
di non avere una bocca per ridere. Un
bambino prestò la sua bocca al
cielo e il cielo rise...".
2. La
bambina che faceva domande
di Marosia Castaldi
"Un giorno la
bambina che faceva domande raccontò
alla sua mamma una barzelletta. Anzi,
dato che era una bambina timida e gentile,
chiese alla sua mamma: "Mamma, posso
raccontarti una barzelletta?" Infatti
era una bambina che faceva domande. "Sì",
disse la mamma. E la bambina cominciò...".
3.
L'oca
di
Ylmaz Guney
"Questa
passione invadeva tutto il suo essere
e tutte le cose, inesorabile come l'acqua
che sgorga dalla sorgente. Non solo
non capivano niente, ma gli facevano
anche delle domande sciocche: "Ehi,
Ismail! Cos'hai da guardare sempre in
cielo? Merda?" Anche sua madre
lo interrogava senza capire: "Cosa
aspetti, amore mio? Cosa sogni?"
Impassibile, Ismail non rivelava a nessuno
il suo segreto. Arrivò finalmente
un bel giorno in cui...".
4.
Bambolina
e il topolino
di Gianluca Virgilio
"C'era una volta, non tanto tempo
fa, una bambolina di nome... Bambolina,
con la B maiuscola, perché era
molto speciale. Viveva tra molte altre
bambole di tutte le dimensioni, grandi,
piccole e mezzane, posate sui divani,
sulle mensole, sugli armadi, dovunque
ci fosse posto nella cameretta di Sara.
Chi era Sara? Era la padroncina di tutte
quelle bambole, una bambina esile esile,
dalla vocina flebile flebile, dalle guance
bianche bianche, che aveva come suo unico
trastullo quelle bambole, tutte sì,
ma sopra tutte Bambolina, perché,
come ho detto, Bambolina era speciale.
Volete sapere che cosa aveva di speciale
Bambolina? Ve lo dico subito...".
5.
Avventure
di ragazzini scritte da loro stessi
di Alessandro Giordano
e Catello Perrelli
"Tanto
tempo fa, su un'isola deserta, circondata
naturalmente dal mare, mi capitò
un'avventura molto strana. Ora ve la racconto.
Incominciò tutto nella calda serata
del 17 giugno 1995, era circa mezzanotte,
tutto silenzioso intorno a me e ad un
tratto sentii bussare alla finestra, io
mi impaurii perché pensavo chi
poteva essere a quell'ora e come abbia
fatto a salire al quinto piano e come
mai il cane non abbaiava. Io scesi dal
letto, aprii di butto la finestra e una
bella ragazza era lì, mi afferrò
per il braccio e mi fece volare, quasi
come la scena nel cartone animato "Peter
Pan". Io a quel punto non so perché
mi addormentai. Quando mi svegliai...".
6.
Un
marito e una mogliera
di
Vittorio Imbriani
"'Na
vota nce steve 'nu marite e 'na mugliere;
e tenevene 'nu muojo re terra. Dicette
'o marite, vicine 'a mugliere: "Che
nce vulimmo semmenà?". Respunnette
'a mugliere: "Semmenammece lu paniche
bufite, cu' trincule rite". Rispunnette
'o marite: "E vene la quaglia bufaglia,
cu' trincule raglia, e sse mangia lu
paniche bufite, cu' trincule rite...".
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Sulla
guerra
"per il nuovo ordine
del mondo"/ 2 |
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7.
Anestesia
del tragico
di Antonio Prete
"Tale è l'orrore di questa
guerra, di ogni guerra, che la lingua,
con il suo lessico e la sua stessa immaginazione,
appare impotente a dire, descrivere, narrare.
Soltanto l'urlo di indignazione o il pianto
o il silenzio possono sembrare adeguati.
Soltanto una dolorosa afasia può
essere un commento appropriato alla tragedia.
La rappresentazione della guerra, affidata
alla tecnica delle comunicazioni, al potere
delle immagini, alla eloquenza delle analisi,
al gioco delle previsioni strategiche,
finisce con addomesticare l'orrore. Abitua
al tragico...".
8.
Cose
di tutti i giorni
Ingeborg Bachmann
tradotta da Alessandro Banda
"Continuata,
solo continuata
e nemmeno dichiarata
è la guerra.
L'inaudito è il quotidiano.
L'eroe sta
lontano dai campi di battaglia.
Il debole è gettato
nella zona del fuoco.
L'uniforme del giorno è la pazienza".
9.
Le
nostre parole contro
di
Emilio Raimondi
"È
una sensazione terribile vedere le macchine
correre veloci nelle strade, vedere
il fumo e le nuvole che attraversano
il cielo, soprattutto sentire le voci
dei giornalisti o di chi è vicino
alla camera e, ancor di più,
sentire i clacson delle macchine che
corrono, volano via, come per scappare
da una presenza che sanno lì,
una presenza che incombe sulle loro
vite, come se correndo più veloce,
fuggendo verso la destinazione, verso
il proprio desiderio, la propria necessità,
si potesse sfuggire a questa presenza
che, certo, è la presenza della
morte, una presenza più presente
di qualsiasi immagine, proprio perché
la morte è senza immagine, al
di là di quella che possono avergli
data gli uomini...".
10.
Filippo
Muratori, disoccupato
di Mario Valentini
"C'è quel giornalista. Come
si chiama? Quello che mandano in mezzo
alle guerre. Ma non proprio in mezzo alle
guerre, perché non ci andrebbe
in mezzo alle guerre. Vicino alle guerre,
ma lontano dalle guerre. Dove le bombe
non lo possono raggiungere. Ma lui si
sente comunque in mezzo alle guerre e
parla come uno che fa le guerre. Quello
lì, come si chiama? Sembra uscito
da un fotoromanzo. Quello che quando c'è
un attentato sembra contento...".
11.
La
colpa della guerra è delle donne
di Gustavo Paradiso
"Che,
non lo sapevi? La colpa della guerra è
delle donne! Ma certo, e che ti pensavi?
Che la musica fosse cambiata dai tempi
di quella troia di Elena? Gli uomini la
fanno, la guerra, ma sono le donne la
causa di tutto. Fatti un giro per le strade
della tua città e guardati intorno.
Non le vedi tutti i giorni queste baldracche
vestite a festa, che si dimenano di vetrina
in vetrina, con al bava alla bocca mentre
guardano quel ben di dio che c'è
nei negozi e vorrebbero arraffarlo; e
sai perché?...".
12.
Avvinghiati
a cose oscure
Robert Walser tradotto da
Mattia Mantovani
"Il
puro esistere divenne per me una felicità
per la quale non trovavo né parole,
né pensieri. Mi piaceva molto
paragonarmi agli alberi, che sono silenziosi,
che non hanno assolutamente alcun bisogno
di riflettere, che stanno fermi e formano
un bosco, che possono vivere senza la
necessità di renderne conto,
che possono crescere senza doverne essere
felici o afflitti, senza motivi per
porsi domande di ogni genere...".
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Tranne
i contorni/ 3
di Livio Borriello
"lei non è altro, forse, da questa perfezione
di forme, da questa esattezza, da questa
pienezza - da questa dolcezza piena - in
cui si raccolgono tutte le cose perdute
del mondo. io camminavo per la strada, fra
la corrente densa e misteriosa degli umani,
e guardavo il cielo frastagliato fra gli
alberi, di un celeste svenato, ma levigato
e compatto - e capivo che la potente dilatazione
e definizione che mostravano le cose dipendeva
dalla sua presenza e prossimità...".
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Il
racconto italiano del primo incontro/ 3
di Gianluca Virgilio
"Si ha un primo incontro quando questa
circostanza dà luogo a un evento
vissuto come straordinario e memorabile
da chi lo racconta, e dal quale si immagina
che derivino importanti conseguenze. L'incontro
è primo se è seguito
da una frequentazione più o meno
assidua dei protagonisti, o da un cammino
comune che si lasci chiaramente identificare.
Molti scrittori hanno riferito quando, in
quale circostanza o occasione si sia verificato
il loro primo incontro con...;
ma pochi ne hanno fatto un piacevole racconto,
dotato di un senso fruibile dal lettore...".
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