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Storie di paura  
 Incrostata di terra
  Claude Seignolle tradotto da Stefania Fumagalli
Fotografia di Pino De Silva  

        La storia ha fatto il giro di Parigi dove periodicamente ritorna. Tutti la conoscono, qualunque tassista ve la racconterà, come, probabilmente, una volta i cocchieri di piazza. Pazienza se la ripeto anch'io.
        Tutto avviene di solito poco prima dell'alba, allo Châtelet, nell'ora scura dello sconforto, quando il tassista si dice che sarebbe meglio per lui un lavoro diurno e pensa al letto caldo in cui sta dormendo tutta sola la sua donna. Proprio quando si sente attanagliato tra il dovere e il torpore del sonno scorge la vecchia. È sempre la stessa fragile creatura, ma di quelle che resistono a tutte le disgrazie, e a tutte le epidemie. Ha l' età veneranda del suo abito abbottonato, un vero groviglio di stoffe nere, sgualcite, tagliate secondo una moda che è impossibile datare, e porta uno di quei cappelli dei primi anni del secolo, una specie di enorme vulcano con colate di velluto increspato.
        La donna sta lì, immobile sul ciglio del marciapiede, sotto un lampione. Fa un rigido cenno con il braccio quando passa il taxi. Questo si ferma e lo farebbe anche se avesse già un cliente, tanto la vecchia ha scosso la sua pietà... una nonna in strada e sola! Non è possibile, si è persa o qualcuno l'ha cacciata da casa sua! Che razza di gente c'è in giro! Poveri noi!
        L'uomo scende per aiutarla a salire e la costringe con garbo a sistemarsi, lì, nel punto migliore del sedile, bene appoggiata allo schienale. È sconvolto all' idea che qualcuno possa costringere dei vecchi a starsene fuori così, nelle ore canaglia, e neppure si accorge che la donna ha le ossa a fior di pelle, né quanto sia gelida. Ma la vecchia non si lascia sfuggire nessun indizio della propria miseria fisica: non batte i denti, non si lamenta. Anzi, è civettuola e cerca di accomodare il velo sottile che pende dal cappello e copre tutto ciò che la notte non nasconde del suo viso. Eppure, odora di muffa e di vecchio, con, in più, un fresco alito di terra bagnata; ma, si dice il tassista, è normale che lasci perdere i profumi, adatti unicamente a una bella ragazza.
        Una volta seduta, non dice una parola e tende un pezzo di carta, spiegato tanto spesso da rischiare di separarsi in quattro parti. Sopra sono vergate, in un inchiostro slavato, le grosse nervature di una scrittura antiquata e tremula:

Vado in cima
a rue de la Roquette.
Grazie.

        Ha capito perfettamente : la vecchia è muta, non ci mancava altro! Raggiunge il luogo indicato accelerando con prudenza ed evitando le frenate traditrici, nel timore di scuoterla o di ferirla, tanto deve essere fragile come un guscio vuoto.
        Eccoli arrivati, proprio all'angolo di boulevard de Ménilmontant. Il tempo di spegnere il motore, di scendere per aiutare la donna a uscire... apre la portiera e, accidenti, non c'è più nessuno! Eppure non l'ha mica sognata, la vecchia!
        No, non l'ha sognata: al posto che occupava, dove il sedile è ancora un po' incavato, ha lasciato un tondino metallico. L'uomo si china, illumina meglio e afferra una moneta incrostata di terra che strofina tra le dita.
        È un luigi, un vero luigi di una volta, di quando la gente pagava con quelle monete! La vecchia l'ha lasciato apposta, come ogni volta. Velocemente, il tassista la cerca con gli occhi, corre qua e là per acciuffarla e restituirle il resto, perché ha pagato troppo per troppo poco. Ma è scomparsa! Solo allora si rende conto di essersi fermato proprio davanti all' ingresso principale del cimitero del père - Lachaise. Con un lungo brivido nella schiena, collega ciò che va collegato, e si aggiunge alla schiera di quelli che hanno già raccontato questa incredibile storia.

(da La notte delle Halles, 1963)


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