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La
storia ha fatto il giro di Parigi dove periodicamente
ritorna. Tutti la conoscono, qualunque tassista
ve la racconterà, come, probabilmente,
una volta i cocchieri di piazza. Pazienza se la
ripeto anch'io.
Tutto
avviene di solito poco prima dell'alba, allo Châtelet,
nell'ora scura dello sconforto, quando il tassista
si dice che sarebbe meglio per lui un lavoro diurno
e pensa al letto caldo in cui sta dormendo tutta
sola la sua donna. Proprio quando si sente attanagliato
tra il dovere e il torpore del sonno scorge la
vecchia. È sempre la stessa fragile creatura,
ma di quelle che resistono a tutte le disgrazie,
e a tutte le epidemie. Ha l' età veneranda
del suo abito abbottonato, un vero groviglio di
stoffe nere, sgualcite, tagliate secondo una moda
che è impossibile datare, e porta uno di
quei cappelli dei primi anni del secolo, una specie
di enorme vulcano con colate di velluto increspato.
La
donna sta lì, immobile sul ciglio del marciapiede,
sotto un lampione. Fa un rigido cenno con il braccio
quando passa il taxi. Questo si ferma e lo farebbe
anche se avesse già un cliente, tanto la
vecchia ha scosso la sua pietà... una nonna
in strada e sola! Non è possibile, si è
persa o qualcuno l'ha cacciata da casa sua! Che
razza di gente c'è in giro! Poveri noi!
L'uomo
scende per aiutarla a salire e la costringe con
garbo a sistemarsi, lì, nel punto migliore
del sedile, bene appoggiata allo schienale. È
sconvolto all' idea che qualcuno possa costringere
dei vecchi a starsene fuori così, nelle
ore canaglia, e neppure si accorge che la donna
ha le ossa a fior di pelle, né quanto sia
gelida. Ma la vecchia non si lascia sfuggire nessun
indizio della propria miseria fisica: non batte
i denti, non si lamenta. Anzi, è civettuola
e cerca di accomodare il velo sottile che pende
dal cappello e copre tutto ciò che la notte
non nasconde del suo viso. Eppure, odora di muffa
e di vecchio, con, in più, un fresco alito
di terra bagnata; ma, si dice il tassista, è
normale che lasci perdere i profumi, adatti unicamente
a una bella ragazza.
Una
volta seduta, non dice una parola e tende un pezzo
di carta, spiegato tanto spesso da rischiare di
separarsi in quattro parti. Sopra sono vergate,
in un inchiostro slavato, le grosse nervature
di una scrittura antiquata e tremula:
Vado
in cima
a rue de la Roquette.
Grazie.
Ha
capito perfettamente : la vecchia è muta,
non ci mancava altro! Raggiunge il luogo indicato
accelerando con prudenza ed evitando le frenate
traditrici, nel timore di scuoterla o di ferirla,
tanto deve essere fragile come un guscio vuoto.
Eccoli
arrivati, proprio all'angolo di boulevard de Ménilmontant.
Il tempo di spegnere il motore, di scendere per
aiutare la donna a uscire... apre la portiera
e, accidenti, non c'è più nessuno!
Eppure non l'ha mica sognata, la vecchia!
No,
non l'ha sognata: al posto che occupava, dove
il sedile è ancora un po' incavato, ha
lasciato un tondino metallico. L'uomo si china,
illumina meglio e afferra una moneta incrostata
di terra che strofina tra le dita.
È
un luigi, un vero luigi di una
volta, di quando la gente pagava con quelle monete!
La vecchia l'ha lasciato apposta, come ogni volta.
Velocemente, il tassista la cerca con gli occhi,
corre qua e là per acciuffarla e restituirle
il resto, perché ha pagato troppo per troppo
poco. Ma è scomparsa! Solo allora si rende
conto di essersi fermato proprio davanti all'
ingresso principale del cimitero del père
- Lachaise. Con un lungo brivido nella schiena,
collega ciò che va collegato, e si aggiunge
alla schiera di quelli che hanno già raccontato
questa incredibile storia.
(da
La notte delle Halles, 1963)
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