| Personaggi
Senza
Nome (uomo di circa 50 anni)
Agente
di Polizia Terenzio Serra (tra i 35 e
i 40 anni)
Agente
di Polizia Toni Gruber (tra i 30 e i
35 anni, con un leggero accento tedesco)
Dottoressa
Guidorani (40 anni)
(Sipario
chiuso - mentre il pubblico sta ancora prendendo
posto viene proiettata una diapositiva con un'immagine
fissa del sole. Quando c'è silenzio in
platea cambia la diapositiva e viene proiettato
il disegno del sole fatto da un bambino - una
voce fuori campo inizia a parlare)
Voce
fuori campo - I bambini di madrelingua
italiana disegnano il sole come un simpatico vecchio
dalla faccia rotonda e sorridente... (cambia
la diapositiva e viene proiettato il disegno fatto
da un bambino della luna, la voce fuori campo
continua) disegnano la luna come una donna,
generalmente di profilo, con le ciglia lunghe
e uno sguardo misterioso. (piccola pausa.
Vengono proiettati due disegni sulla stessa diapositiva
raffiguranti una luna-uomo e un sole-donna, poi
riprende la voce fuori campo) I bambini di
madrelingua tedesca disegnano invece il sole /
die Sonne con il viso sorridente e pieno di una
donna e la luna / der Mond con il viso di un uomo
allegro e spensierato, alle volte con un cappellino
in testa.
(Di
nuovo buio. Si apre il sipario. C'è una
scrivania posta di lato rispetto alla platea e
di fronte, girata verso il pubblico, una vecchia
sedia dove è seduto un uomo con lo sguardo
assente, fisso davanti a sé. Si sente suonare
il telefono, entra l'agente Serra trafelato)
Agente
Serra - Commissariato di Merano, Agente
Serra... ah, signor questore (mettendosi quasi
sugli attenti). No signor questore il commissario
è fuori sede... quella faccenda a Tirolo?...
Si pensa sia stato un incendio doloso. No, del
soggetto non abbiamo ancora nessuna notizia attendibile.
Certo, è qui accanto a me... il verbale?
Abbiamo scritto Senza Nome. No, non ha detto neanche
una parola... è venuta la dottoressa Guidorani
l'ha visitato... tornerà verso sera...
c'è anche l'agente Gruber... va bene signor
questore (rimettendosi quasi sugli attenti)
provvederò... sì sarà fatto,
va bene arrivederci.
(Agganciato
il ricevitore l'agente Serra si avvicina a Senza
Nome si china verso di lui)
Agente
Serra - Allora, come si chiama (sillabando)
c o m e s i c h i a m a? w i e h e i ß e
n S i e?
(Senza
Nome è percorso da un forte tremito e farfuglia
qualcosa di incomprensibile)
Senza
Nome - Glooo do glo ggg do.
Agente
Serra - si calmi, si calmi. Non c'è
problema... kein Problem, vedrà
che ci penseremo noi, non si preoccupi. Dai, beva
un po' d' acqua.
(Prende
il bicchiere sopra la scrivania e aiuta a bere
Senza Nome che continua a tremare. Intanto entra
l'agente Gruber)
Agente
Gruber - Che fai Terri?
Agente
Serra - Provo a calmarlo, non vedi...
'sto poveraccio appena gli dici qualcosa inizia
a farfugliare...
Agente
Gruber - A far che?
Agente
Serra - Toni, non cominciamo con i giochetti...
oggi non è giornata ...a farfugliare, a
balbettare, a dire cose sconnesse.
Agente
Gruber - Ah! stammeln.
Agente
Serra - Invece di fare il vocabolario
dammi una mano, passami un fazzolettino di carta,
non vedi che l'ho bagnato tutto. Oggi ne succedono
una dietro l'altra... ci mancava anche 'sto tipo.
Agente
Gruber - Ma cosa diavolo è successo?
Agente
Serra - Niente, niente... solo che da
quando sei andato a mangiare hanno incendiato
una macchina a Tirolo, ho chiamato il commissario
a casa che è andato su tutte le furie.
Poi quest'uomo parcheggiato qui da stamattina
e come se non bastasse il questore mi dice anche
di parlargli, capisci di dirgli qualcosa, neanche
fossi uno stregone...
Agente
Gruber - E allora tu digli qualcosa,
no?
Agente
Serra - Ti ci metti anche tu adesso a
prendermi in giro?
Agente
Gruber - No, sul serio (poi rivolgendosi
a Senza Nome). Io sono l'agente Toni Gruber.
Il mio nome è Gruber, il suo?... I
c h h e i ß e T o n i, Toni Gruber,
w i e heißen Sie?
(Senza
Nome viene percorso nuovamente da un tremito e
farfuglia)
Agente
Serra - Vedi cosa succede, inizia a tremare
appena gli rivolgi la parola.
Agente
Gruber - Aspetta, forse è sordomuto,
non può parlare ma vorrebbe scrivere qualcosa.
(Si dirige verso la scrivania, prende carta
e penna poi avvicinando la sedia si siede vicino
a Senza Nome) Io, (gesticolando molto)
io Toni Gruber (scrive sul foglio), e
tu? (Mette il foglio sulle ginocchia di SENZA
NOME, ma quando cerca di mettergli la penna in
mano SENZA NOME per il tremito la fa cadere per
terra)
Agente
Serra - Dài, smettila con i tuoi
esperimenti... non farlo innervosire, non vedi
come trema?... chissà che gli è
successo,... forse è un turista germanico
che è uscito di testa... Pensa te dove
doveva finire senza nemmeno una parola in gola.
Agente
Gruber - (Rivolgendosi a SENZA NOME)
bleiben Sie ruhig, ganz ruhig, wir werden
die ganze Situation lösen. (1)
Terri, hai controllato se ci sono state denunce
di persone scomparse, magari da un albergo di
montagna, un rifugio...
Agente
Serra - Sì, sono perfino andato
da Paolelli in portineria. Niente! niente di niente,
nessuna denuncia, nessuna telefonata, nessun fax.
Agente
Gruber - Poveraccio, doveva perdersi
proprio a Merano-Meran, che è tutto un
albergo, una pensione, un garnì, un affittacamere.
Qui intorno ogni paesino ne ha almeno una decina,
per non parlare delle piccole baite, de...
Agente
Serra - ...ma adesso che mi ci fai pensare
tutte le presenze vengono in qualche modo registrate.
Agente
Gruber - Certo, hai ragione... vengono
registrate, hai ragione, vedrai che prima di sera
salta fuori qualcosa... al massimo entro domani
la faccenda sarà del tutto chiarita. A
meno che...
Agente
Serra - A meno che cosa?
Agente
Gruber - A meno che sia arrivato oggi,
o sia solo di passaggio o sia un tizio che viveva
da solo e che nessuno si prenderà la briga
di ricercare.
Agente
Serra - Pensa cosa doveva capitare proprio
oggi che siamo in due. Ieri che c'erano anche
Carraro e Theiner tutto il giorno a grattarci...
Mi sa che ci toccherà rimanere qui... anche
il giorno di ferragosto con un Senza Nome dimenticato
come un sacco di noci vecchie, senza portafogli,
senza documenti, senza neanche una benedettissima
ricevuta di un ristorante, di un negozio... nudo
e crudo come una specie di extraterrestre...
(La
scena torna ad essere completamente buia)
Voce
fuori campo - I bambini di madrelingua
tedesca immaginano che la morte /der Tod si nasconda
sotto le spoglie di un uomo, mentre i bambini
di madrelingua italiana la immaginano come una
donna di cui non si vede il volto ma il cui bacio
porta all'oblio eterno.
(Viene
proiettata la poesia der Erlkönig di Goethe.
La voce fuori campo continua e ne legge una parte)
Voce
fuori campo...
Mein
Sohn, was birgst du so bang dein Gesicht? -
Siehst, Vater, du den Erlkönig nicht?
Den Erlkönig mit Kron' und Schweif? (2)
La
morte per Goethe è l'Erlkönig, un
re, il re degli ontani.
(Cambia
diapositiva e viene proiettato Il cantico delle
creature di San Francesco d'Assisi. La voce fuori
campo ne legge una parte)
Laudato
si' mio Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
La
morte per San Francesco è una sorella,
una presenza femminile a cui nessun uomo potrà
mai sottrarsi.
(Suona
il telefono e si riaccendono le luci di scena)
Agente
Serra - Commissariato di Mer... ah è
lei Commissario... il verbale dei pompieri di
Tirolo? (Sfoglia dei documenti sulla scrivania)
sì, sì (lo scorre velocemente)
sono certi che sia stato un atto doloso... senza
ombra di dubbio... vuole che glielo legga?...
va bene... è qui... no, neanche una parola...
la dottoressa Guiderani è già venuta...
ha parlato di amnesia temporanea, esclude l'ischemia.
Sì l'ischemia, l'ictus... comunque sta
disponendo il ricovero al reparto di neurologia
a Bolzano... va bene la chiamerò più
tardi a casa... ok... arrivederci...
(Riagganciato
il ricevitore, rivolgendosi all'agente Gruber,
continua con un tono di voce canzonatorio)
Agente
Serra - ...e bravo il nostro commissario,
lui se ne va a casa e noi ce ne stiamo qui, fino
a quando ritorna la dottoressa. Lui beato con
la famiglia e noi in questa maledetta stanza con
le tapparelle rotte. (Cambiando tono)
Senti che caldo! È un caldo insopportabile.
Fa quasi più caldo che al mio paese. Là
almeno c'è il mare, qua con tutte 'ste
montagne...
Agente
Gruber - O dio, ci risiamo con la vecchia
storia del paese.
Agente
Serra - Toni, tu non puoi capire, ma
delle volte tutte queste montagne mi soffocano.
Mi succede la stessa cosa che è successa
a mio nipote. Te lo avevo anche raccontato...
quando è venuto la prima volta a Merano,
dopo Affi, alle prime montagne, si è messo
a piangere a dirotto. Era terrorizzato che quei
muraglioni a destra e a sinistra del finestrino
gli potessero cadere addosso.
Agente
Gruber - Beh, se vuoi proprio saperlo
a me è successa la stessa cosa quando ho
visto il mare. Per un attimo ho avuto paura che
tutto quello spazio aperto mi ingoiasse. Vedi,
la cosa migliore è che ognuno se ne resti
a casa sua!
Agente
Serra - Certo, a casa sua... la fai semplice
tu che non ti sei mai mosso dal tuo Alto Adige-Südtirol,
dalla sua storia ripetuta fino alla nausea, dalle
sue aiuole ordinate... dal suo ordine che spaventa!
La fai semplice... tua moglie è del tuo
stesso paese, tuo padre conosceva suo padre, camminavano
sulle stesse strade... io invece ho conosciuto
mia moglie lontano da casa, da casa mia e ancora
oggi guardiamo le cose in modo diverso, i miei
figli non parlano il dialetto dei miei fratelli,
non mangiano le stesse cose che io mangiavo da
bambino...
Agente
Gruber - Ohi Terri, oggi sei proprio
incredibile.
Agente
Serra - Hai ragione, scusa, hai proprio
ragione. Sai questo pover'uomo (indicando
SENZA NOME) mi ha messo una tristezza addosso.
Magari sta cercando da ore di dire qualcosa, che
ne so, vorrebbe dirci semplicemente che si chiama
pincopallino è amico di tizio caio e sempronio
e che sua moglie lo sta aspettando per cena. Vorrebbe
ma non ci riesce. Capisci Toni, deve essere terribile
aver dentro qualcosa e non riuscire a dirla.
Agente
Gruber - Per me ti fai troppi problemi.
Che cavolo vai a pensare a tizio caio e pincopallino.
Certo, non è una cosa allegra ma noi non
c'entriamo, non è mica colpa nostra se
questo è uscito di testa.
(SENZA
NOME che era rimasto calmo fino a quel momento
ha un sussulto e quasi cade dalla sedia)
Agente
Serra - (Aiutando SENZA NOME a sedersi
di nuovo) Si calmi. Si calmi!!
Agente
Gruber - Beruhigen Sie sich, wir
sind da. Ci siamo noi... es wird alles
wieder vorbei gehen. (3)
Agente
Serra - Non si preoccupi, tra un po'
ritorna la dottoressa Guiderani e vedrà...
vedrà che all'ospedale metteranno tutto
di nuovo a posto. Vedrà, tutto tornerà
come prima!
Agente
Gruber - (Quasi soprappensiero)
Certo, pensandoci bene, è incredibile che
lo abbiano lasciato qua, in un commissariato,
per tutte queste ore. E se gli succedesse qualcosa?
Agente
Serra - Toni smettila di dir cretinate,
magari riesce a capirti e gli metti ancora più
paura.
Agente
Gruber - Come a capire, sei fuori anche
tu adesso?
Agente
Serra - Ma che fuori, proprio l'altro
giorno ho visto una trasmissione su malati gravi
o in coma, non mi ricordo, comunque hanno detto
che sentivano tutto quello che i medici e i parenti
si dicevano e non era una cosa piacevole.
Agente
Gruber - Avrai anche ragione, ma è
incredibile che ce lo abbiano lasciato qui. Vabbè
che è ferragosto!
Agente
Serra - (Guardando SENZA NOME come
se non avesse neanche sentito) Potessi almeno
dirmi due parole. Che so il tuo nome. Il nome
di un paese, di una città, ma anche solo
il nome di una persona. Dimmi qualcosa di sensato,
una sola parola sensata, anche la marca di una
macchina. Ford Fiesta, Volkswagen Passat ...
Agente
Gruber - Fiat Punto.
Agente
Serra - (Lentamente, con voce calma)
Dimmi una parola, un'unica parola. Il sole (indicando
la finestra con le tapparelle abbassate)
il sole. Capisci? Fuori, là fuori nel cielo...
il sole die Sonne (sillabando) d i e S o n
n e.
(SENZA
NOME che era rimasto tutto il tempo con lo sguardo
fisso in avanti sposta leggermente il viso verso
la finestra e quasi sottovoce balbetta suoni senza
senso)
Senza
Nome - Glooo do glo ggg do.
Agente
Gruber - Sì bravo dai continua,
gehe weiter. Die Sonne. Il sole (indica
anche lui con il dito la finestra). Il sole...
caldo, der Sommer, l'estate... vacanze...
(SENZA
NOME tornando a guardare in avanti continua a
farfugliare sottovoce)
Senza
Nome - Glooo do glo ggg do.
Agente
Serra - Forse si sta riprendendo.
Agente
Gruber - Per un momento mi è quasi
sembrato che ci capisse.
Agente
Serra - Parlagli ancora che a me non
viene niente in testa. Dai, parlagli ancora!
Agente
Gruber - Italia, (scandendo bene
la parola) I T A L I A, qui sei in Alto Adige,
in Südtirol... sei a Merano, verstehst
du, du bist in Meran. (4)
(Buio.
Viene proiettata sulla parete una diapositiva
della cartina geografica del Giappone)

Voce
fuori campo - Il Giappone è costituito
da un arcipelago di circa 3000 isole di cui le
principali sono: Hokkaido, Honshu, Kyushu e Shikoku.
(scorrono diapositive di varie località
del Giappone). L'attuale gruppo etnico giapponese
deriva dagli incroci di popoli mongolidi e indonesiani.
L'originario gruppo Ainu sopravvive come minoranza
sull'isola di Hokkaido. Nella lingua nipponica
non ci sono articoli davanti ai sostantivi e generalmente
i bambini giapponesi, come i bambini tedeschi,
disegnano il sole, Taiyoo, come una donna e la
luna, Tuky, come un uomo.
(Si
riaccendono le luci sulla stanza del commissariato.
L'agente Serra è solo e sta parlando con
SENZA NOME)
Agente
Serra - ...quelle labbra erano rosse
come un tramonto, un tramonto sul mare. Non avrei
mai pensato di poterle nemmeno sfiorare, quelle
labbra. Le guardavo come si guardano le cose perfette
che possono essere solo lontane... E più
le guardavo più mi tornavano in mente le
donne della mia terra... non so perché
ma quella donna mi faceva pensare alla mia casa,
alla casa dei miei vicino al mare... La casa che
d'inverno scompariva nella nebbia. Qui non c'è
mai nebbia! Non è possibile perdersi nemmeno
di notte, a meno che uno non si perda davvero
come te, adesso. (L'agente Serra si alza dalla
sedia e inizia a passeggiare per la stanza)...
ma quante stupidaggini ti racconto... sono ore
che ti parlo... mi sa che mi sto rimbecillendo
con tutto questo silenzio. Mah! Forse è
di questo che ho bisogno... di una persona Senza
Nome che non mi interrompa, che non mi distragga,
non mi faccia perdere il filo e mi faccia tornare
in mente i ricordi che non riesco a trattenere.
(L'agente Serra torna a sedersi)... quella
donna aveva i capelli neri. Li muoveva con le
dita come se fossero stati vivi. I suoi capelli.
Io non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso,
ma la guardavo da lontano perché tutta
quella bellezza mi spaventava. Con il tempo si
impara ad accontentarsi, la bellezza sembra impossibile...
come sembra impossibile trovarsi senza più
una casa... Sai, intorno a casa mia, vicino a
Ravenna, te l'ho detto c'era la nebbia, quella
nebbia che non si taglia nemmeno con un coltello
e io, dalla finestra di cucina, riuscivo a vedere
fuori lo stesso. Era come vedere senza vedere...
Era come quando entri a casa tua e, senza accendere
la luce, ti muovi da una stanza all'altra... questo
vuol dire casa, muoversi al buio come se fosse
piena luce... Qui, in questa città, tra
questi cartelli bilingui, tra queste montagne
mi sembra di sbattere contro le ante degli armadi,
gli stipiti delle porte, gli angoli dei letti.
A mia moglie ho chiesto di lasciare la luce accesa
a casa nostra, ma lei non può capire. Lei
è nata qui e qui cammina tranquilla anche
al buio. Conosce queste strade. Capisci, lei vede
anche senza vedere... (l'agente Serra si alza
di nuovo e sbatte leggermente contro lo spigolo
della scrivania) quella donna invece... quella
donna aveva la nebbia delle mie parti negli occhi.
Me ne sono accorto quando ci siamo parlati. Dentro
a quegli occhi c'erano il sole e la luce della
pianura. Il sole che al tramonto diventa grande
e non scompare dietro una montagna, ma si scioglie
dentro il mare. Si scioglie... diventa liquido,
cambia colore (l'agente Serra torna a sedersi)...
forse ti starai chiedendo perché parlo
proprio a te di queste cose. Proprio a te che
non puoi nemmeno rispondermi, che non riesci nemmeno
a guardarmi negli occhi. Boh? Non lo so. Forse
perché non ho niente di meglio da fare,
o forse perché vorrei strapparmi di dosso
tutta questa tensione. Quella sera stessa abbiamo
fatto l'amore... era come se ci fossimo conosciuti
da sempre e adesso sono quasi tre mesi che ci
continuiamo a vedere. È stato come una
corsa... A casa con Helga... quasi non ci parliamo,
per non dirci quello che ci sta succedendo. Facciamo
finta di niente... poi esco e... le sue mani ...
dovresti sentire le mani di Carla, il profumo
della sua pelle ha un sapore fresco come quello
che sentivo nell'orto sotto casa, un sapore...
(Si
sente bussare alla porta. L'agente Serra ha un
leggero sussulto come se riaffiorasse da un sonno)
Dottoressa
- Si può?
Agente
Serra - Certo, certo dottoressa Guidorani,
certo... venga dottoressa, venga.
Dottoressa
- (Guardandosi intorno) mi sembrava di
aver sentito qualcuno parlare.
Agente
Serra - Ma no, ero io che pensavo a voce
alta. Sa tutto questo silenzio e poi quegli occhi
sempre fissi (indica SENZA NOME). Sono
ore che cerco di fargli cambiare espressione.
Gli ho parlato di tutto, ma... nessuna reazione...
è come una specie di pianta che appena
la sfiori si mette a tremare.
Dottoressa
- Ha mangiato qualcosa?
Agente
Serra - No, niente. Ha solo bevuto un
paio di bicchieri d'acqua.
Dottoressa
- Ha scaricato?
Agente
Serra - In che senso scaricato?
Dottoressa
- È andato di corpo?
Agente
Serra - Ah, sì, l'ho accompagnato
io stesso... ma solo... come posso dire ... niente
di solido.
Dottoressa
- Allora si fa in qualche modo intendere?
Agente
Serra - Intendere?
Dottoressa
- Beh, è riuscito a farle capire che doveva
andare in bagno.
Agente
Serra - Ma no, si figuri, siamo stati
io e l'agente Gruber a pensare di portarlo...
ci mancava solo doverlo anche pulire.
(La
dottoressa con una piccola lampadina prova il
movimento delle pupille di Senza Nome che rimane
tranquillo. Poi a mezza voce come se stesse parlando
tra sé e sé)
Dottoressa
- L'ischemia è esclusa. Non ci sono segni
di paresi o altre sintomatologie che generalmente
l'accompagnano (poi rivolgendosi all'agente
Serra)... Agente, ma è proprio sicuro
che in queste ore non ha mai dato l'impressione
di partecipare o per lo meno di comprendere quello
che gli succedeva intorno?
Agente
Serra - Sicurissimo. Cento per cento.
Guardi abbiamo provato di tutto, Toni... l'agente
Gruber ha provato anche a farlo scrivere. Avevamo
pensato che potesse essere sordomuto.
Dottoressa
- E?
Agente
Serra - Niente. Come le ho detto, appena
qualcuno gli si avvicina inizia a tremare come
una foglia, come se avesse paura... Ma sa... adesso
che mi ci fa pensare mi sembra che con il tempo
si sia un po' calmato, sia più tranquillo.
(La
dottoressa schiocca le dita a destra e a sinistra
del viso di Senza Nome poi rivolgendosi all'agente
Serra)
Dottoressa
- ...scusi, ma gesti in qualche modo comprensibili
li ha fatti?
Agente
Serra - No, è stato sempre seduto
così come adesso.
Dottoressa
- Le braccia, ad esempio, le ha alzate?
Agente
Serra - ...non ci ho fatto caso, ma...
mi pare proprio di no... ne sono quasi certo.
Dottoressa
- (Tra sé e sé) Non presenta
ferite alla testa... dai movimenti degli occhi
escluderei una commozione cerebrale (rivolgendosi
all'agente Serra) che lei sappia, ha vomitato?
Agente
Serra - No, almeno da quando è
stato qui, no.
Dottoressa
- (Tra sé e sé) Il colorito
è normale, (prendendogli il polso)
non ha febbre e il battito cardiaco è regolare,
accelerato ma regolare...
Agente
Serra - Allora dottoressa cosa ne pensa?
Dottoressa
- A prima vista non sembrerebbe niente di organico.
Probabilmente uno shock che ha poi causato un'amnesia,
una specie di black out completo. Potrebbe anche
succedere che nel giro di alcune ore ritorni tutto
normale... ma non si può dire. Per il momento
è meglio tenerlo sotto osservazione all'ospedale.
(La
dottoressa si appoggia sulla scrivania allontanandosi
da SENZA NOME)
Agente
Serra - In ogni caso dovrebbe compilarmi
questo verbale, sa... il commissario (le porge
un prestampato che la dottoressa prende in maniera
distratta).
Dottoressa
- Ma certo, certo. (Poi tra sé e sé)
Eppure qualcosa non mi convince del tutto.
Agente
Serra - Prego?
Dottoressa
- Niente, dicevo che la situazione non mi è
chiara. Non riesco a formulare un'ipotesi convincente
su ciò che può essere successo a
quest'uomo. Non riesco a capire la situazione...
mi sento...
Agente
Serra - Beh, si figuri io come mi sono
sentito in tutte queste ore. Per fortuna c'era
l'agente Gruber altrimenti adesso saremmo in due
a guardare il muro.
Dottoressa
- (Senza aver ascoltato l'agente Serra)
Mi sembra proprio sia da escludere una patologia
organica. Per una qualche ragione sconosciuta
il paziente deve essere entrato in uno stato di
confusione... uno stato di confusione profonda...
(A
queste parole si accendono le luci in sala. La
dottoressa Guidorani e l'agente Serra rimangono
immobili. Senza Nome si alza dalla sedia e lentamente
va verso il pubblico)
Senza
Nome - Glooo do glo ggg do... il mio
nome è Alois! Mi chiamo Alois ho 64 anni
e sono stanco. Stanco di rincorrere i cambi di
stagione. Stanco di liberare le mie cose dal continuo
assedio della polvere. Ich bin müde,
sehr müde. (5)
I miei occhi sono stanchi in questa luce estiva,
stanchi di tutti questi confini. Mi chiamo Alois
e i miei polmoni si riempiono di tempo, lo consumano,
il tempo-die Zeit, mentre l'aria li invecchia.
Inspiro ed espiro continuamente. Ho 64 anni, 64
anni di respiri, 64 anni di battiti cardiaci e
sono stanco di guardarmi intorno con gli occhi
di un insetto.
(SENZA
NOME torna lentamente a sedersi non voltando le
spalle al pubblico. Si spengono le luci in sala.
La dottoressa Guiderani passeggia per la stanza)
Dottoressa
- Uno stato di confusione profonda... come se
improvvisamente fosse successo qualcosa capace
di allontanare quest'uomo da tutto. Già,
ma che cosa? Che cosa può essere successo
di così estremo da disintegrare le sue
stesse parole...
(Si
riaccendono tutte le luci in sala. SENZA NOME
si alza e si avvicina al pubblico. Il suo viso
non ha espressione)
...Ada,
il mio nome è Ada e sono nata in una cittadina
di mare dove le linee sembrano non finire mai.
In una cittadina di mare dove tutto è possibile
all'orizzonte, dove il respiro non torna indietro
come un'eco. Il mio nome è Ada che come
Anna è un palindromo, lui sì, il
mio nome, torna sempre indietro e la sera da quando
abito qui tra le montagne penso a tutti i palindromi
possibili. Penso ai palindromi perché con
loro io posso andare avanti e tornare indietro,
camminare indietro. Voglio camminare indietro,
ma i miei 2 figli, mio marito mi rincorrono dovunque
io mi nasconda... allora vado avanti come davanti
a uno specchio, vado avanti con lo sguardo indietro...
(Si
spengono le luci in sala. L'agente Serra si avvicina
alla dottoressa Guiderani)
Agente
Serra - Dottoressa che sta dicendo?
Dottoressa
- Niente... è che in quest'uomo sento qualcosa
di familiare.
Agente
Serra - Come familiare... dottoressa,
in che senso?
Dottoressa
- Non so nemmeno io in che senso, agente, non
lo so, ma sento una strana vicinanza, quasi questo
farfugliare, questo essere isola, mi appartenesse,
fosse parte di me... (Dopo una breve pausa
la dottoressa cambia tono diventando sbrigativa)
Sarà il caldo!... lasciamo perdere! (Inizia
a compilare i moduli sulla scrivania, poi rivolgendosi
all'agente) chiami pure l'ambulanza, la cosa
migliore è ricoverarlo. Sì! È
meglio ricoverarlo!
(Si
accendono le luci in sala SENZA NOME torna a rivolgersi
al pubblico, accelerando il ritmo delle sue parole)
...Watashi
no namae wa Marco desu, il mio nome è
Marco, watashi no namae wa Marco desu
e vorrei trovarmi nel mezzo di un terremoto giapponese
e parlare in giapponese e vorrei che il tempo
si fermasse... Il mio nome è Marco e scrivo
tutte le sere perché finalmente il mio
orologio si fermi e tutte le sere dopo aver scritto
vado a cercare con le dita il battito del mio
cuore e quando l'ho trovato mi sembra impossibile
che non si fermi e allora sento una paura buia
dentro di me e inizio a pensare che proprio lì
nelle tremila isole del mio cuore si nasconda
il tempo e la paura di incontrarlo diventa un
rumore assordante e ho paura di perdermi e di
ritrovarmi con altri nomi, di ritrovarmi diverso
da quello che sono... Allora vorrei essere una
statua e diventato di marmo ritorno a scrivere,
ritorno a costruire piccoli contenitori che delimitino
il mio spazio e nel mio scrivere mi riposo come
in un nascondiglio segreto e mi viene in mente
quando, da bambino, guardavo i film di Fantomas
ed ero contento dei suoi travestimenti, dei suoi
nascondigli e vorrei parlare in giapponese con
mia sorella che mi dice di abbracciarla e mi viene
in mente che tutti intorno a me potrebbero essere
Fantomas, con i suoi travestimenti e pensando
a questo mi dimentico da dove vengo, mi dimentico
della mia madrelingua, delle linee di confine,
mi dimentico del mio sesso, della mia età
e mi appoggio al suono delle mie parole, solo
al loro suono...solo al suono delle mie parole...
Glooo do glo ggg do.
(SENZA
NOME torna a sedersi continuando a farfugliare
qualcosa)
(Si
spengono lentamente le luci e si abbassa il sipario,
ritorna l'immagine iniziale del sole e una leggera
musica di sottofondo)
Note
1
- Rimanga calmo... risolveremo noi l'intera faccenda
2
- Figlio mio perché nascondi così
timoroso il tuo viso? / Non vedi , padre, il Re
degli Ontani? / Il Re degli Ontani con la corona
e lo strascico?...
3
- Si calmi, ci siamo noi... passerà tutto
4
- Capisci, sei a Merano
5
- Sono stanco, molto stanco
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