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ZIB II serie
 Anno II, numero 6 - 21 marzo 2004
Fotografia di Pino De Silva
"E come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle"
(Dante Alighieri, Purgatorio, II 70-71)
In questo numero

         Nei Preludi di questo strabiliante numero 6, Gianni Celati e Mandiaye Ndiaye riscrivono Ploutos di Aristofane in un progetto di film africano da realizzare in lingua wolof: l'antico contrasto tra la povertà contadina e l'agiata vita della polis greca è riproposto nella rappresentazione dell'abissale differenza tra le condizioni di vita dell'Africa e quelle dell'Occidente opulento di oggi. Per capire meglio le intenzioni poetiche del Celati documentarista, si può leggere la conversazione dello stesso Celati con Sarah Hill sui Documentari imprevedibili come i sogni.
         La sezione Zibaldoni è inaugurata da Stefano Zuccalà con le sue Brevi scritture sul niente, cui segue la seconda parte delle Divagazioni stanziali di Enrico De Vivo.
         Nelle Altre meraviglie, o lettori, avrete solo l'imbarazzo della scelta: si parte con le riflessioni impensate di Mattia Mantovani e si prosegue con la seconda parte del romanzo incompiuto dal titolo Gino di Francesca Andreini; poi è la volta delle Passeggiate con papà di Gianluca Virgilio e della seconda parte del diario da terre lontane di Giorgio Messori. Vi sorprenderanno poi le Estasi burocratiche di Mili Romano e le Tre storie di Rocco Brindisi, mentre di certo vi rattristeranno la scrittura drammatica di Marco Aliprandini e l'amaro racconto autobiografico di Angelo De Vivo. Leggete, dunque, Spine, di Davide Racca, e non spaventatevi per la storia di paura di Claude Seignolle (tradotto da Stefania Fumagalli). In ogni caso, avrete modo di riprendervi con i divertenti Miracoli di San Sano recuperati da Mario Valentini. Alla poesia di Gaetano Perlongo l'onore di chiudere - dulcis in fundo - le altre meraviglie.
         La sezione Fughe è, anche questa volta (vedi il numero 5), dedicata a La scrittura e i bambini, e ci offre una nutrita schiera di narrazioni: dai Ragazzini che leggono il giornale e ne dicono a modo loro quello che pensano, a La follia è necessaria di Roul Precht alle Quattro inquietudini di Pieluigi Porazzi; per finire con un racconto piuttosto malinconico di Gianluca Virgilio e con alcune pulcinellate di Roberto De Simone (parafrasato da Enrico De Vivo).
         Le fotografie che illustrano i testi sono di Pino De Silva.
         Che dirvi più, cari e affezionati lettori di Zibaldoni e altre meraviglie? Nulla, proprio nulla; anzi sì, un'altra cosa ve la dobbiamo proprio dire: buona lettura!

Sommario
  Preludi

Le jeu de la richesse et de la pauvreté
di Gianni Celati e Mandiaye Ndiaye
"Là i morti sono sepolti nella nuda terra, e il luogo di sepoltura viene ricordato da figli, nipoti e altri discendenti. Finché dura questa memoria collettiva, è difficile che l'uomo africano abbia il nostro senso di smarrimento davanti al nulla che ci aspetta con la morte. Ma immaginiamo che le contaminazioni occidentali portino a sostituire il culto dei morti con il culto della ricchezza - come è successo da noi. Non succederà allora che la morte diventa anche per gli africani soltanto il nulla che ci aspetta?"

Documentari imprevedibili come i sogni
Conversazione con Gianni Celati a cura di Sarah Hill
" ...alla fine tra film e documentario forse non c'è molta differenza nei modi di manipolazione delle immagini, ma c'è differenza nel grado di sorveglianza dei confini del fittizio. Nel cinema ufficiale la dimensione del fittizio è intoccabile, un vero tabù professionale, tutto deve essere finto; il che vuol dire che non c'è posto per imprevisti, per l'apertura a situazioni esterne, contingenti o qualsiasi. E questa mi pare l'essenza stessa del documentario : l'esposizione all'inatteso, al fuori, a una situazione contingente che diventa come una dimensione esterna dell'inconscio".

  Zibaldoni

Brevi scritture sul niente
di Stefano Zuccalà
"Qualcuno crede ancora che per restare bambini tutta la vita occorra ostentare comportamenti infantili, essere vezzosi e un tantino naif. In realtà un'infanzia che riesca a perpetuarsi nel tempo, malgrado gli accidenti del tempo, è qualcosa di estremamente serio: perché il bambino, a suo modo, ha fede in quel che fa ed è estremamente rigoroso nel disporre i soldatini prima che incominci una battaglia - l'inizio dell'adolescenza. Il bambino, senza dubbio, è milioni di volte più serio di noialtri idioti, che continuiamo a giocare per alleggerirci del peso della vita senza riuscire a capire che il gioco è la vita".

Divagazioni stanziali/ 2
di Enrico De Vivo
"Noi non dobbiamo fotografare "cose" o descrivere "fatti", dobbiamo piuttosto cogliere attimi, sguardi, discorsi, da comporre poi secondo il nostro senso, a seconda di ciò che in essi scorgeremo di veritiero. Una tale premessa ci è utile anche per non "innamorarci" delle immagini o delle cose che sentiamo in quanto frutto di una "nostra poetica". Dovremmo fare una specie di uso strumentale dell'immaginazione collettiva, un uso filosofico. Dobbiamo sbilanciare il nostro sguardo, il nostro ascolto, dobbiamo dislocarci e affidarci a quello che guardano, a quello che ascoltano, a quello che dicono gli altri, dobbiamo quasi assentarci...".

  Altre meraviglie
 Riflessioni impensate  
Il cercatore di pensieri
di Mattia Mantovani
"Tutte queste cose lo confermavano nella sua sensazione di essere un animale in gabbia, che compiva dei gesti che non erano liberi. Aveva insomma l'impressione di compiere dei gesti liberi che però in realtà non erano liberi. E lo stesso discorso valeva per i pensieri: aveva l'impressione di avere pensieri liberi che però in realtà non erano liberi, perché erano pensieri che tutti si mettevano in testa dopo aver visto la televisione o anche semplicemente dopo aver ascoltato quello che dicevano gli altri. Il risultato, a suo modo di vedere, era che non si capiva bene perché si dovesse fare e dire in un certo modo, eppure si faceva e diceva proprio in quel modo, come se fosse la cosa più naturale del mondo".
 Romanzi in atto  
Gino/ 2
di Francesca Andreini
"...di idee vere e proprie ce n'aveva pochine, ridotto com'era.
Camminò e camminò. E camminò ancora. Per tanta di quella strada che gli si era appiattito tutto dentro e non sapeva dire a se stesso nemmeno se era ancora sulla via, o su un campo, e in quale parte di mondo.
Poi, senza sapere come, si ritrovò nel bel mezzo di un mercato. Dove stavano tutte le persone e gli animali che erano scomparsi dal resto della campagna. Gli ritornò un barlume di senso, nella testa in fiamme. Aveva ritrovato tutte le cose, lì. Tutte insieme".
 Memorie familiari  
Passeggiate con papà
di Gianluca Virgilio
"Dovrei sapere che la scrittura non ha mai salvato niente e nessuno dall'oblio, neppure la storia più bella. Le cose che sto scrivendo dovrei semplicemente raccontarle alle mie due bambine, e magari ripeterle pazientemente cento volte, come ha fatto e continua a fare mio padre con me, fino a ricordarle io stesso a memoria, finché si sedimentino lentamente nella memoria di Giulia e Sofia, e lasciare al caso o al loro piacere che le mie bambine, da grandi, le ripetano oppure no. (...) Invece, scelgo di depositarle in una scrittura familiare, e probabilmente chi le leggerà attribuirà ad esse poca o nulla importanza e non le ripeterà ad altri. Scrivendo, a volte ho la sensazione che certe storie siano giunte al loro capolinea e abbiano finito di vivere. Sicché - concludo - forse ha ragione mio padre quando dice che non ha senso scrivere queste cose, e che basta raccontarle a voce".
 Diari da terre lontane  
Il giardino/ 2
di Giorgio Messori
"Solo coi morti le rievocazioni diventano plausibili, vere e condivise. Perché i morti non possono accontentarsi di una sigla o di un momento buttato lì. E poi i morti hanno sempre un nome, perché se sparisse anche il nome sarebbe un'altra ingiustizia. Già la morte cancella troppe cose, perciò che almeno si conservi il nome, e che i nomi possano risuonare incorruttibili, nella loro interezza".
 Notazioni imprevedibili  
Estasi burocratiche
di Mili Romano
"L'estasi burocratica si consuma in uffici, scuole, ministeri, gabinetti dentistici, sportelli bancari, sedi USL, asili nido, assessorati, ambulatori veterinari, corsie di ospedali, scuole elementari, collegi docenti di scuole d'ogni ordine e grado, negozi di libri, nei quali commessi e padroni hanno bandito dalle loro labbra il sorriso gentile e l'affabilità e sembrano essere reclutati proprio per la loro scorbutaggine; e centri civici, biblioteche, e naturalmente, in linea con la tradizione, prefetture e tribunali. (...) Malattia non rara, segue flussi regolari ed alternati e si accompagna a sintomatologie di varia natura ed espressione, talmente differenti a volte da renderne non facile la diagnosi. Passiamone in rassegna alcune, sperando che il tempo e le esperienze in questo campo di ricerca possano arricchire la letteratura sulla malattia in questione e favorirne una diagnosi precoce ed una connessa tempestiva cura".
 Racconti con angeli e santi  
Tre storie
di Rocco Brindisi
"Niente mi dà pace come il riassunto di un bambino negligente o distratto. La grafia dei bambini rimane l'unica cosa che non è possibile corrompere. Era una domenica di gennaio. Eravamo passati a salutare degli amici, in campagna. La bambina più grande ci confidò che la nonna, morta qualche giorno prima, le era venuta in sogno e le aveva chiesto un piatto di maccheroni. Il giorno appresso glielo aveva cucinato lei stessa e aveva lasciato il piatto davanti alla porta. La notte appresso se l'era sognata contenta, ma, prima di lasciarsi, la nonna faceva la dispiaciuta perché desiderava un coniglio con le patate. Carmela, così si chiamava la bambina, aveva fatto ammazzare un coniglio da sua madre e glielo aveva preparato come voleva lei. Una notte...".
 Scritture drammatiche  
Senza nome
di Marco Aliprandini
"A mia moglie ho chiesto di lasciare la luce accesa a casa nostra, ma lei non può capire. Lei è nata qui e qui cammina tranquilla anche al buio. Conosce queste strade. Capisci, lei vede anche senza vedere... (l'agente Serra si alza di nuovo e sbatte leggermente contro lo spigolo della scrivania) quella donna invece... quella donna aveva la nebbia delle mie parti negli occhi. Me ne sono accorto quando ci siamo parlati. Dentro a quegli occhi c'erano il sole e la luce della pianura. Il sole che al tramonto diventa grande e non scompare dietro una montagna, ma si scioglie dentro il mare. Si scioglie... diventa liquido, cambia colore (l'agente Serra torna a sedersi) ".
 Autobiografie amare  
Sprofondamenti
di Angelo De Vivo
"Quest'ansia dentro, che da molto mi accompagna, credo discenda dalla consapevolezza di appartenere a quella razza di scartati dal destino, persone condannate ad essere sempre fuori posto, sempre scontente, sempre poco a loro agio dovunque. Scarti di un mondo che non sa che farsene di gente così, inutili pezzi di seconda mano, passati di moda, anzi che di moda non sono mai stati, che nessuno terrebbe mai e che vanno bene solo per la passione di qualche toccato collezionista".
 Osservazioni appassionate  
Spine
di Davide Racca
"Mi chiedo perché usciamo all'una di notte con la scusa di una sigaretta.
Tu hai le labbra ceree come il sigillo di una busta per lettere dal contenuto segreto, quasi una confessione.
La trattieni un po' e la lasci andare quando sei fuori perché il postino a cui la hai affidata segua la bava di luce della luna che rende amico il mare".
 Storie di paura  
Incrostata di terra
Claude Seignolle tradotto da Stefania Fumagalli
"Tutto avviene di solito poco prima dell'alba, allo Châtelet, nell'ora scura dello sconforto, quando il tassista si dice che sarebbe meglio per lui un lavoro diurno e pensa al letto caldo in cui sta dormendo tutta sola la sua donna. Proprio quando si sente attanagliato tra il dovere e il torpore del sonno scorge la vecchia. È sempre la stessa fragile creatura, ma di quelle che resistono a tutte le disgrazie, e a tutte le epidemie. Ha l'età veneranda del suo abito abbottonato, un vero groviglio di stoffe nere, sgualcite, tagliate secondo una moda che è impossibile datare, e porta uno di quei cappelli dei primi anni del secolo, una specie di enorme vulcano con colate di velluto increspato".
 Ristampe imperdibili  
I miracoli di San Sano
di Mario Valentini
"Una cosa divertente, che ho trovato in un libro di Pitrè, è una canzone dedicata a San Sano, che è un santo che non esiste. La particolarità di San Sano è che tutti quelli che gli si rivolgono per chiedergli una grazia, ottengono come effetto che gli va a finire peggio. Ho trascritto il testo, con una traduzione tra parentesi".
 Dulcis in fundo  
Il vuoto mistico della retta
di Gaetano Perlongo
"Poetando
        arpeggio la coscienza
colla risonanza
       di chi cerca un nido
           tra le rughe nascoste dell'universo
Arpeggiando
   intaglio versi
       tra le umide labbra di dio
...ma quale dio
il dio esaltato
                della mia gente
o il dio
      malato del mio tempo...".
  Fughe
 La scrittura e i bambini/ 2
 

7. Ragazzini che leggono il giornale
di Lucia D'auria, Alessandro Giordano, Armando La Mura, Consiglia Sicignano
"Questa è la notizia che ci fa capire come delle persone per costruirsi una vita nuova sono costrette a morire. Alcune persone emigranti, provenienti dalla Santa Maria di Leuca dopo due giorni su una barca senza cibo e né acqua si accorsero che quella barca era di plastica. Subito un signore impaurito si gettò in mare dicendo che se la barca si sarebbe spezzata sarebbero morti tutti congelati. Non riuscì a terminare la frase quando la barca si spezza in due. Tutti cadono in acqua nessuno riesce ad appendersi alla barca. I sopravvissuti raccontano che un signore per salvarsi si aggrappò al cadavere del proprio figlio. Gli emigrati si suppone che ne erano più di 60 ma 6 sono i cadaveri, arrivano alla riva ma tutti sono congelati e impauriti. Vorrei sapere chi mai ha potuto fare una cosa del genere".

8. La follia è necessaria
di Raoul Precht
"Gli interessava far sì che lo spettatore riflettesse su quello che si svolgeva dinanzi ai suoi occhi, anziché immedesimarsi. Gli interessava suscitare nello spettatore un dubbio che lo inducesse a rimettersi in discussione, anziché accettare in modo acritico e passivo quanto gli veniva propinato. Se questo stesso discorso lo applicassimo, oggi, alla televisione, vedreste quant'è attuale!
Di Brecht vi presenterò dunque un brano tratto da uno dei suoi drammi più famosi, la Vita di Galileo. Prima, però, ho voluto tradurre per voi una sua breve poesia, che al dramma su Galileo, secondo me, in qualche modo si riallaccia".

9. Quattro inquietudini
di Pierluigi Porazzi
"Era ancora un ragazzo quando vide quelle orrende escrescenze che spuntavano dalle sue braccia.
Cercò di nascondere la sua deformità finché poté. Quando i vestiti non bastarono più a celare ciò che gli stava accadendo dovette esporsi alla curiosità e allo scherno della gente.
Successe al college. Nel campo di football. Prima di un allenamento. Lui era al centro del terreno, e intorno i suoi compagni, che ridevano con un po' di orrore della sua deformità. Lo chiamavano...".

10. Il cane selvatico
di Gianluca Virgilio
"Ai piedi dell'ontano gli parve all'improvviso di risentire il suo vecchio odore, di quel giorno d'autunno d'un paio di mesi prima, quando il padrone lo aveva scaricato dall'auto, e l'aveva abbandonato lì, per terra, legato come un capretto destinato al macello. Era giunto nel luogo conosciuto, per caso, trascinando la zampa insanguinata, sfinito, dopo un lungo girovagare alla ricerca di un riparo, mentre una fitta nebbia avvolgeva rupi e alberi e cespugli sulle montagne desolate. La nevicata sarebbe stata abbondante".

11. Due avventure di Pulcinella
Roberto De Simone parafrasato da Enrico De Vivo
"A questo punto tutti quanti erano stupiti più che mai, e allora la gente lo fa scendere, per non dire che lo tira giù dalla cassa da morto, spingendolo e sfottendolo con forti parole offensive ma anche scherzose, come ad esempio: "Ciuccio ciuccione sei un imbroglione Pulcinella mascalzone!" - e lo inseguono e gli danno calci e gli fanno dietro fischi e pernacchie fino alla fine del giorno, quando lo benedicono poi a pensarci bene, perché in fondo li ha fatti ridere tutti a crepapelle per la sua testa vuota e inconcludente, Pulcinella".