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Questo
breve racconto visivo di Robert Coover è
il frutto di una fortunata convergenza. Per comprenderne
l'origine, bisogna infatti risalire al progetto
di un giovane scrittore, Jonathan Safran Foer.
Nel 1995 Safran Foer, ancora studente e sconosciuto,
inviò una serie di lettere a narratori
e poeti di una certa notorietà chiedendo
loro una poesia o un racconto ispirati a quegli
oggetti magici, doni e talismani dell'immaginazione,
che sono le scatole di Joseph Cornell. Contro
tutte le sue aspettative, ma non le sue speranze,
racconti e poesie cominciarono effettivamente
ad arrivare al suo indirizzo e il libro che alla
fine ne risultò si intitola: Una convergenza
di uccelli (A Convergence of Birds, D.A.P. 2001).
(Pappagalli variamente piumati popolano molte
delle scatole di Joseph Cornell). Robert Coover
è uno degli autori che risposero all'appello
e nel libro di Foer apparvero cinque Grand Hotels,
dei quali il primo, Il Grand Hotel Viaggio
Notturno, è qui tradotto. Preso da
altre convergenze, Coover ha continuato a progettare
i suoi visionari Grand Hotels (una sorta di architettonico
ritratto dell'artista, dice, dove i dettagli autobiografici
sono nascosti come le travi nella muratura) e
alla fine li ha raccolti in un libricino intitolato
The Grand Hotels (of Joseph Cornell),
pubblicato da una piccola ma illustre casa editrice
del Rhode Island (Burning Deck, di Keith e Rosemary
Waldrop). Un particolare dell'Hotel del Cigno
di Cornell appare sulla copertina di questo libricino,
come una mise-en-abîme di tutti
i Grand Hotels dell'Universo, quelli di Coover
e quelli di Cornell, inesauribili vettori, schegge
o ali della loro e della nostra (virtuale) immaginazione.
Robert
Coover insegna scrittura elettronica e sperimentale
alla Brown University di Providence, Rhode Island.
Tra i suoi libri più recenti (non elettronici)
ricordiamo: The Adventures of Lucky Pierre
(2002), Ghost Town (1998), Briar
Rose e John's Wife (1996), Pinocchio
in Venice (1991). Tradotti in italiano, ricordiamo:
La Babysitter, traduzione parziale di
Pricksongs and Descants (1969), Sculacciando
la cameriera (1987), Un campione in tutte
le arti (1989), e La babysitter
(1992) tutti presso Guanda; La festa di Gerald
(1988) e Una serata al cinema (1992)
presso Feltrinelli.
Il
romanzo di esordio di Jonathan Safran Foer è
tradotto anche in Italia: Ogni cosa è
illuminata, Guanda, 2002.
M.
R.
*
Il
Grand Hotel Viaggio Notturno che, come dice la
brochure, "si innalza come una torre
di sogni e visioni per romantici passeggeri afflitti
da desideri repressi ed esistenze futili",
è l'archetipo dei Grand Hotel, il primo
del suo genere e il progenitore di tutti gli altri.
Concepito come un variopinto pallone aerostatico
(da qui il nome), acquistò la sua torre
a forma di pagoda - all'epoca ancora in costruzione
- a seguito di una imprevista discesa, sebbene
il salone d'ingresso, con le sue gabbie di uccelli
tropicali, le sue sonore fontane, le sue pareti
di un giallo sgargiante rivestite di specchi,
posters di vecchi film e dipinti di acrobati e
ballerine, conservi ancora una traccia del fascino
e dell'allegria del pallone d'antan.
Non solo, infatti, il casuale incontro di pallone
aerostatico e torre, tanto simile a quello degli
ospiti negli ascensori, nelle toilettes o nel
salone da barba, inaugurò l'esistenza del
Grand Hotel Viaggio Notturno, ma la giustapposizione
fortuita divenne, di lì a poi, un requisito
essenziale per la classificazione dei Grand Hotel.
Eppure,
nonostante il salone scintilli sempre di una miriade
di riflessi, lucide vernici e piumaggi esotici,
una malinconica bruma azzurrina, appena profumata
di carta tagliata di fresco, nitrato d'argento
e di erba fragrante di rugiada seròtina,
fa la sua apparizione all'ora del check-in, aleggiando
su dalle scale e dalle trombe degli ascensori
per i passaggi più interni e rammentando
così ai visitatori che l'albergo, come
suggerisce il nome, non è luogo per escursionisti
dal cuor leggero o comitive di gioviali turisti,
ma è riservato ai devoti e solitari esploratori
della notte. Non ci sono letti matrimoniali nelle
stanze del Grand Hotel Viaggio Notturno. Molte
non hanno nemmeno pareti; o meglio, nessuna delle
camere ha pareti in ogni istante eppure nessuna
camera comunica con l'altra. Durante le migrazioni
notturne, è possibile imbattersi in solitari
compagni di viaggio (non tanto un passarsi
ma piuttosto un attraversare accanto)
ma costoro non sono necessariamente ospiti dello
stesso albergo. I clienti abituali, la maggior
parte di loro almeno, attraversando la cortina
azzurrognola (o essendone attraversati) come se
non si trattasse altro che del gas sottile che
una volta sollevava al cielo il pallone, si ritrovano
a casa.
Il
che vale a dire di nuovo nel mondo vero, al sicuro,
finalmente rimossi dall'impossibile fantasia del
proprio incomprensibile passaggio attraverso ciò
che, al di là delle pareti del Grand Hotel,
si chiamano "tempo" e "mondo".
Dietro il banco del ricevimento, la luminosa apertura
del salone d'ingresso fa spazio alle intricate
ma confortevoli ombre degli interni, al ritmico
saliscendi degli antichi scaloni contorti, al
sommesso ronzare e bisbigliare di sogni perduti
e tesi a ricomporsi, al tortuoso labirinto dei
corridoi fiancheggiati da pareti a pannelli di
legno scuro e dalla serie apparentemente infinita
di porte che si dissolvono e poi riemergono per
dissolversi ancora nel nulla. Discreti portieri
di notte sono a disposizione degli inesperti,
in qualità di guide e traduttori e il servizio
in camera offre un repertorio completo di strumenti
scientifici e strani congegni meccanici, registratori
di ogni sorta, per assistere tutti i viaggiatori
nelle loro esplorazioni. Le quali per molti cominciano
anche prima di entrare in camera, tanta pace e
armonia si ritrovano qui. Il piacere che provano
i viaggiatori penetrando nei più intimi
recessi del Grand Hotel è reciproco: anche
l'Hotel, riempiendosi di ospiti, sembra pervaso
da una profonda, elementare armonia, e mentre
la notte si fa fitta, l'intero edificio del Grand
Hotel Viaggio Notturno, galleggiando nella sua
spessa cortina blu, comincia lentamente ad espandersi
e contrarsi, in un ritmico e placido respiro.
(Traduzione
di Massimo Riva)
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