home home
idee per partire
col coltello
archivi
immagini
ZIB II serie
 Altre meraviglie
Descrizioni immaginarie  
 Il Grand Hotel Viaggio Notturno
  Robert Coover tradotto da Massimo Riva

"Crossing",  di Mili Romano - Stampa fotografica su alluminio, 2002.

   "Crossing",  di Mili Romano - Stampa fotografica su alluminio, 2002.

        Questo breve racconto visivo di Robert Coover è il frutto di una fortunata convergenza. Per comprenderne l'origine, bisogna infatti risalire al progetto di un giovane scrittore, Jonathan Safran Foer. Nel 1995 Safran Foer, ancora studente e sconosciuto, inviò una serie di lettere a narratori e poeti di una certa notorietà chiedendo loro una poesia o un racconto ispirati a quegli oggetti magici, doni e talismani dell'immaginazione, che sono le scatole di Joseph Cornell. Contro tutte le sue aspettative, ma non le sue speranze, racconti e poesie cominciarono effettivamente ad arrivare al suo indirizzo e il libro che alla fine ne risultò si intitola: Una convergenza di uccelli (A Convergence of Birds, D.A.P. 2001). (Pappagalli variamente piumati popolano molte delle scatole di Joseph Cornell). Robert Coover è uno degli autori che risposero all'appello e nel libro di Foer apparvero cinque Grand Hotels, dei quali il primo, Il Grand Hotel Viaggio Notturno, è qui tradotto. Preso da altre convergenze, Coover ha continuato a progettare i suoi visionari Grand Hotels (una sorta di architettonico ritratto dell'artista, dice, dove i dettagli autobiografici sono nascosti come le travi nella muratura) e alla fine li ha raccolti in un libricino intitolato The Grand Hotels (of Joseph Cornell), pubblicato da una piccola ma illustre casa editrice del Rhode Island (Burning Deck, di Keith e Rosemary Waldrop). Un particolare dell'Hotel del Cigno di Cornell appare sulla copertina di questo libricino, come una mise-en-abîme di tutti i Grand Hotels dell'Universo, quelli di Coover e quelli di Cornell, inesauribili vettori, schegge o ali della loro e della nostra (virtuale) immaginazione.

        Robert Coover insegna scrittura elettronica e sperimentale alla Brown University di Providence, Rhode Island. Tra i suoi libri più recenti (non elettronici) ricordiamo: The Adventures of Lucky Pierre (2002), Ghost Town (1998), Briar Rose e John's Wife (1996), Pinocchio in Venice (1991). Tradotti in italiano, ricordiamo: La Babysitter, traduzione parziale di Pricksongs and Descants (1969), Sculacciando la cameriera (1987), Un campione in tutte le arti (1989), e La babysitter (1992) tutti presso Guanda; La festa di Gerald (1988) e Una serata al cinema (1992) presso Feltrinelli.

        Il romanzo di esordio di Jonathan Safran Foer è tradotto anche in Italia: Ogni cosa è illuminata, Guanda, 2002.

M. R.

        *

        Il Grand Hotel Viaggio Notturno che, come dice la brochure, "si innalza come una torre di sogni e visioni per romantici passeggeri afflitti da desideri repressi ed esistenze futili", è l'archetipo dei Grand Hotel, il primo del suo genere e il progenitore di tutti gli altri. Concepito come un variopinto pallone aerostatico (da qui il nome), acquistò la sua torre a forma di pagoda - all'epoca ancora in costruzione - a seguito di una imprevista discesa, sebbene il salone d'ingresso, con le sue gabbie di uccelli tropicali, le sue sonore fontane, le sue pareti di un giallo sgargiante rivestite di specchi, posters di vecchi film e dipinti di acrobati e ballerine, conservi ancora una traccia del fascino e dell'allegria del pallone d'antan. Non solo, infatti, il casuale incontro di pallone aerostatico e torre, tanto simile a quello degli ospiti negli ascensori, nelle toilettes o nel salone da barba, inaugurò l'esistenza del Grand Hotel Viaggio Notturno, ma la giustapposizione fortuita divenne, di lì a poi, un requisito essenziale per la classificazione dei Grand Hotel.

        Eppure, nonostante il salone scintilli sempre di una miriade di riflessi, lucide vernici e piumaggi esotici, una malinconica bruma azzurrina, appena profumata di carta tagliata di fresco, nitrato d'argento e di erba fragrante di rugiada seròtina, fa la sua apparizione all'ora del check-in, aleggiando su dalle scale e dalle trombe degli ascensori per i passaggi più interni e rammentando così ai visitatori che l'albergo, come suggerisce il nome, non è luogo per escursionisti dal cuor leggero o comitive di gioviali turisti, ma è riservato ai devoti e solitari esploratori della notte. Non ci sono letti matrimoniali nelle stanze del Grand Hotel Viaggio Notturno. Molte non hanno nemmeno pareti; o meglio, nessuna delle camere ha pareti in ogni istante eppure nessuna camera comunica con l'altra. Durante le migrazioni notturne, è possibile imbattersi in solitari compagni di viaggio (non tanto un passarsi ma piuttosto un attraversare accanto) ma costoro non sono necessariamente ospiti dello stesso albergo. I clienti abituali, la maggior parte di loro almeno, attraversando la cortina azzurrognola (o essendone attraversati) come se non si trattasse altro che del gas sottile che una volta sollevava al cielo il pallone, si ritrovano a casa.

        Il che vale a dire di nuovo nel mondo vero, al sicuro, finalmente rimossi dall'impossibile fantasia del proprio incomprensibile passaggio attraverso ciò che, al di là delle pareti del Grand Hotel, si chiamano "tempo" e "mondo". Dietro il banco del ricevimento, la luminosa apertura del salone d'ingresso fa spazio alle intricate ma confortevoli ombre degli interni, al ritmico saliscendi degli antichi scaloni contorti, al sommesso ronzare e bisbigliare di sogni perduti e tesi a ricomporsi, al tortuoso labirinto dei corridoi fiancheggiati da pareti a pannelli di legno scuro e dalla serie apparentemente infinita di porte che si dissolvono e poi riemergono per dissolversi ancora nel nulla. Discreti portieri di notte sono a disposizione degli inesperti, in qualità di guide e traduttori e il servizio in camera offre un repertorio completo di strumenti scientifici e strani congegni meccanici, registratori di ogni sorta, per assistere tutti i viaggiatori nelle loro esplorazioni. Le quali per molti cominciano anche prima di entrare in camera, tanta pace e armonia si ritrovano qui. Il piacere che provano i viaggiatori penetrando nei più intimi recessi del Grand Hotel è reciproco: anche l'Hotel, riempiendosi di ospiti, sembra pervaso da una profonda, elementare armonia, e mentre la notte si fa fitta, l'intero edificio del Grand Hotel Viaggio Notturno, galleggiando nella sua spessa cortina blu, comincia lentamente ad espandersi e contrarsi, in un ritmico e placido respiro.

(Traduzione di Massimo Riva)

 

scarica in formato PDF