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I
Io perseguo la celestiale delizia
della notte stellata presso
la fronda di aceri che
si allaga nel tuo ventre.
II
Ogni mattino avanzo
percorrendo una gabbia
che vorrebbe farsi giardino.
III
Il sole pavone si alterna
al grigio paglia. L'alba non è
più felice di rivenire al giorno.
IV
Dove si muove la betulla
la punta della stella
è ancora lontana.
V
Strenua insofferente inerzia
Ripassata luce di frequentata attesa
Selvaggia ansia di petto
Riposo nella notte riparata.
VI
Sfioro la mia cicatrice
è l'oracolo del mio tempo,
la terra sul tronco mezzo fiorito.
VII
Con andamento musicale, seguo
le pause felici e le accelerazioni
dei miei tormenti. Sono a dondolo
sull'altalena della mia infanzia.
VIII
Sono un miscuglio di fatica,
lo strazio della pelle che mi avvolge
il lupo che urla il suo disavanzo.
IX
Avanzo come un uccello insonnolito
nel verde campo soleggiato dei limoni.
X
Ho il senso della fine, tra alti
bollori e freddi improvvisi, quasi non
riesco a prendere l'aria che mi serve.
XI
Metti che tu possa essermi di cena,
mentre solo ti guardo lungo le vetrate
di questo immenso viale. Immagino la
parte alta delle tue cosce sotto la gonna.
XII
Il mio diluvio universale a una
certa ora della sera si placa,
sulla brezza dei tuoi seni scoperti.
XIII
Nell'anticipo di primavera
c'è un fiore giallo all'uscio.
Il primo verde si presenta
sulla muta delle foglie secche.
XIV
La sveglia non m'inganna
se vedo passare morti e fiordalisi
e un gatto che rampica le ortiche
XV
Un pallore notturno ripiana le rughe
Parla un bianco velo,nei prati
del grano verde appena nato.
XVI
Immutabile volontà di abortire,
la natura del caso biologico
che mi genera. Non ho il potere di
poter sognare alcuna determinazione.
XVII
Un vaso gocciolato di rose,
cristallino coma
di lacrima che non scende.
XVIII
Divampa, muore il chiaro
la tenebra infesta e brucia.
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