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ZIB II serie
 Anno II, numero 7 - 21 giugno 2004

"E come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle"
(Dante Alighieri, Purgatorio, II 70-71)
In questo numero

        Ed ecco il numero 7 di Zibaldoni e altre meraviglie...
        I Preludi aprono il sipario con una satira di Mattia Mantovani dal titolo La rivolta delle parole.
        Nella sezione Zibaldoni troviamo gli Esercizi di consapevolezza di Gianluca Virgilio, nei quali si studiano alcuni scritti di tre autori contemporanei (Antonio Moresco, Tiziano Scarpa, Aldo Nove), e una seconda serie di profonde e icastiche Brevi scritture sul niente di Stefano Zuccalà.
        Le Altre meraviglie sono davvero molte: apriamo con il racconto di una passione travolgente, dal titolo La screanzata, di Rocco Brindisi, cui segue la recita esilarante e disumana degli Animali parlanti ad opera di Gianfranco Anzini, Ugo Cornia, Alfredo Gianolio, Ivan Levrini, Paolo Morelli, Paolo Nori e Mario Valentini; Alessandro Banda mette in scena Medea: una tragedia del nome, Anna D'Elia riferisce i suoi Pensieri dal Sahara e Massimo Riva traduce un testo inedito di Robert Coover, Grand Hotel Viaggio Notturno, ispirato alle "cassette" dell'artista americano Joseph Cornell; inoltre leggete Il cavaliere fischiettante di Mili Romano: è un racconto memoriale, che fa riferimento alle immagini di questo numero, illustrato con una raccolta di foto tratte da un lavoro della stessa Romano dal titolo Crossing; non perdetevi Hai voglia di dormire questa sera? di Ave Ghirelli, e poi Renata Adamo, Nati sotto una cattiva stella e Franco Arminio, La questione dei poeti; seguono i Tre racconti di Pietro Moretti, un testo di Gherardo Bortolotti dal titolo La vita e le opere e, per gli amanti del brivido, La morte autostoppista di Claude Thomas tradotto da Stefania Fumagalli; imperdibili sono I canti dall'Inferno dell'Alighieri redivivo Sebastiano Neri e il racconto sul filo della memoria di Gianluca Virgilio dal titolo Passeggiata con Giulia; ancora, Enrico De Vivo ci offre i suoi Incantamenti per niente, cui segue, dulcis in fundo, la plaquette poetica di Sandro Pedicini, L'alba non è più felice.
        Negli Archivi troverete le parti finali dello zibaldone di Enrico De Vivo, dal titolo Divagazioni stanziali, e del romanzo incompiuto di Francesca Andreini, Gino.
        Buona lettura!

Sommario
  Preludi

La rivolta delle parole
di Mattia Mantovani
"Quella che segue è la storia delle parole che un giorno si sono rivoltate e sono insorte, perché non ne potevano più di essere trattate male dagli uomini. I sostantivi che non ne potevano più di essere trattati a sproposito, gli aggettivi che erano stufi di essere usati come una merce in vendita, i verbi che non ce la facevano più a continuare a dire chissà cosa senza dire niente. E poi gli avverbi, le interiezioni, le locuzioni idiomatiche, i modi di dire, le esclamazioni, le interrogazioni, perfino le interpunzioni, tutto quanto usciva dalle bocche, delle penne e dalle tastiere degli uomini: una grande rivolta come non se n'erano mai viste".

  Zibaldoni

Esercizi di consapevolezza
di Gianluca Virgilio
"Criticare vuol dire capire. Una critica che si fermasse a una descrizione asettica quando non celebrativa, non assolverebbe neppure minimamente al proprio compito, che è quello, invece, di ricercare il senso di ciò che è stato scritto. Come Foucault ha insegnato (ma lo si desume anche da Valéry), la critica non può consistere che in un esercizio di consapevolezza. Credo che non sia possibile dire alcunché di criticamente fondato, se non a partire dalla nostra consapevolezza di ciò che ricerchiamo in un testo letterario. La critica - quando non scavalca il testo - non dice mai nulla di più di quanto dice il racconto, ma dice queste cose in modo diverso, parlando di esso in maniera direi impudica, mettendolo a nudo i suoi ingranaggi, illuminando le zone che lo scrittore aveva lasciato in ombra. Lo scrittore racconta, il critico cerca di capire che cosa e come lo scrittore abbia raccontato, tutto qui".

Brevi scritture sul niente/ 2
di Stefano Zuccalà
"Per un autoritratto. Sono il discorso attorno a me stesso. Sono il discorso che dispiego attorno a me stesso, la tenda sufficientemente impermeabile che innalzo attorno a me stesso. Sono il tendone attorno a me stesso, dunque il circo all'interno del quale do uno spettacolo continuamente rimandato. Sono il fenomeno da baraccone, il funambolo di sfumature, l'automa. Sono il discorso attorno a me stesso, ma non i discorsi che si fanno attorno a me stesso. Nell'istante in cui vango individuato, nel momento in cui l'altro mi individua, mi perde. Non sono il pettegolezzo attorno a me stesso, né la mia buona o cattiva reputazione. Non ho reputazione. Nessuno dovrebbe averne. Mi reputo un nulla, un nient'altro che niente. Sono sufficientemente edulcorato da non nascondere nessun segreto, dunque troppi. Sono le parole che cucio attorno a me stesso. Non sono una parola sola. Non sono un mestiere, non sono il mio passato, tantomeno il mio futuro. Vi scappo dalle mani. Seguo solo la moda dei miei gesti, ma questo non vuol dire che sia libero. Non sono un ideale, eppure mi agogno come se lo fossi. Sono il discorso attorno a me stesso, il decorso di me stesso".

  Altre meraviglie
 Macerazioni d'amore  
La screanzata
di Rocco Brindisi
"L'ultima volta che mi hai rivolto la parola è stato per dirmi: 'Deficiente!' Me l'hai detto con la bocca e con l'azzurro degli occhi; con i denti da lupa sfamata e con il capezzolo sinistro; il destro dormiva, bello come cristo deposto dalla croce. Eri così bella, così piena di disprezzo che mi sono sentito ferire a morte, anche se da mesi non ti cercavo più. Eri incinta, la tua pancia aveva qualcosa di regale, e quel 'Deficiente!', pronunciato in mezzo alla gente, senza gridare, si stagliava, nitido come la fessa di Sherazade: di una donna incinta non si può nominare la fessa, non potevo dire 'nitido come la tua fessa', perché pure i bambini evitano di nominare la fessa delle donne prene. Mi hai fissato, per un momento, e quando hai visto che sorridevo, il sorriso demente di un estraneo (perché, poi, sorridevo in quel modo?) mi hai tagliato in due, mi hai scorticato la pelle con un'occhiata. 'Deficiente!' Non scorderò mai la tua bellezza, in quel momento, perché, se il mio sorriso era demente, i miei occhi non m'ingannavano".
 Scritture drammatiche  
Animali parlanti
di Gianfranco Anzini, Ugo Cornia, Alfredo Gianolio, Ivan Levrini, Paolo Morelli, Paolo Nori, Mario Valentini
"Strano e altalenante è stato nel corso dei secoli, o per meglio dire, dei millenni, il comportamento degli uomini nei confronti degli animali, passati dalla zoolatria al disprezzo.
Secondo la zoolatria erano visti come veicoli attraverso cui si manifesta la divinità, esprimendo in tal modo la potenza del sacro, ora tornato di moda.
Un tentativo non completamente riuscito di ridare dignità agli animali (a parte l'ammirevole ma isolato esempio del poverello d'Assisi) è stato compiuto nell'antichità dai favolisti Esopo e Fedro, ma pagarono a caro prezzo il loro ardimento.
Con le nostre Voci abbiamo superato questi limiti dando agli animali quello che è degli animali e ponendo dei paletti allo spazio riservato agli uomini, e un freno alla loro smania onnivora e pervadente".
 Riflessioni estreme  
Pensieri dal Sahara
di Anna D'Elia
"Ha diverse espressioni l'attesa. Quella di un vecchio avvolto in un mantella bianca, infradito di corda ai piedi, cappello di paglia legato sotto il mento, è un'attesa piena di domande, quella di un uomo seduto, a braccia conserte, ad una sedia, è un'attesa senza risposte, quella dei giovani nelle oasi, sotto le arcate di terra rossa è un'attesa muta che si anima e diviene baldanzosa alla vista di un gruppo come noi, in canottiera e pantaloncini. E poi c'è l'attesa dei luoghi che si tinge di sarcasmo, l'attesa minerale che si prende gioco di tutti anche in una fotografia".
 Interviste quasi impossibili  
Medea: una tragedia del nome
di Alessandro Banda
"Medea [si alza di scatto]: Dice bene Lei: signora, sì, perché io sono signora, signora di tutti i serpenti, tutti quelli che nutre la terra nera e quelli della Libia infuocata e quelli del freddo Tauro e quelli... anche quelli là, sì, e sono signora delle erbe velenose, tutte quelle che produce l'Erice impervio e il Pindo enorme e le selva Ercinia (che, detto fra noi, non ha niente a che vedere con l'Erice impervio) e quelle... e sono, soprattutto, signora delle ombre dei morti e delle anime straziate dell'Ade che mi ascoltano, e ascoltano le mie parole anche gli dei funebri e il cieco Caos e la casa cupa del fosco Dite e... e... e... [si accascia sulla poltrona]".
 Descrizioni immaginarie  
Il Grand Hotel Viaggio Notturno
Robert Coover tradotto da Massimo Riva
"Il Grand Hotel Viaggio Notturno che, come dice la brochure, 'si innalza come una torre di sogni e visioni per romantici passeggeri afflitti da desideri repressi ed esistenze futili', è l'archetipo dei Grand Hotel, il primo del suo genere e il progenitore di tutti gli altri. Concepito come un variopinto pallone aerostatico (da qui il nome), acquistò la sua torre a forma di pagoda - all'epoca ancora in costruzione - a seguito di una imprevista discesa, sebbene il salone d'ingresso, con le sue gabbie di uccelli tropicali, le sue sonore fontane, le sue pareti di un giallo sgargiante rivestite di specchi, posters di vecchi film e dipinti di acrobati e ballerine, conservi ancora una traccia del fascino e dell'allegria del pallone d'antan. Non solo, infatti, il casuale incontro di pallone aerostatico e torre, tanto simile a quello degli ospiti negli ascensori, nelle toilettes o nel salone da barba, inaugurò l'esistenza del Grand Hotel Viaggio Notturno, ma la giustapposizione fortuita divenne, di lì a poi, un requisito essenziale per la classificazione dei Grand Hotel".
 Ritratti veri o presunti  
Il cavaliere fischiettante
di Mili Romano
"Quando d'improvviso al volgere di una fine d'estate tutte le terre gli vennero confiscate, vendute all'asta insieme alle case di Ortigia e la casa dove abitava da un giorno all'altro venne svuotata di tutti i mobili e le suppellettili, lui se ne rimase zitto zitto. Si mise a sedere in un angolo. Le stanze affrescate erano vuote. Non c'era più la sala da pranzo con i mobili dalle colonnine dorate e gli architravi. Il frigorifero era vuoto. Sua moglie Donna Emma piangeva e dimagriva e decideva di non uscire più di casa. Alla figlia venivano le palpitazioni nervose e diceva che le mancava l'aria e che si sentiva morire. Tutti i domestici erano stati licenziati".
 Apparenze del vero  
Hai voglia di dormire questa sera?
di Ave Ghirelli
"Di fuori il sole acceca tutto. Una stretta fessura sul muro davanti alla casa della vecchia lascia intravedere qualcosa, qualcuno. È il contadino appoggiato alla falce che brilla, il viso segato da un sorriso di pietra, le mani a rollare sigarette penzolanti. Fumare. Appoggia la cicca tremolante sul ceppo di legno, mentre prende dalla gabbia un coniglio e dalla tasca un coltello a serramanico. Uno squarcio rompe il bianco opaco della pelle dell'animale, ne tira fuori le parti scure, lo apre e inchioda a un asse di legno. I cani leccano avidamente la terra. Lucia piange, Simone tenta di consolarla, poi strilla: non è giusto! Tutto era così bello! Lo hai rovinato! Il vecchio ghigna e sussurra parole, rovina è credere che tutto possa essere bello e buono, non si può volere la vita e pretendere anche che sia bella... imparerete anche voi... non c'è vita senza tempo, il tempo del giorno e della notte, non c'è vita senza notte. E se non vi piace imparerete ugualmente. È lo stesso, la stessa cosa... Tutte le cose... sono uguali".
 Sogni ad occhi aperti  
Nati sotto una cattiva stella
di Renata Adamo
"Cerco di tenere il timone a dritta perché se perdo la testa e qualcosa mi dice che sono a un passo dal perderla, potrei essere travolta. Non c'è equipaggio a bordo. Sono sola. Non guardo neppure se per caso ci siano stelle in cielo, se ci sono non brillano per me. Ad ogni modo non ci sono. Il cielo di questo strano mare o è abbagliante come uno specchio che acceca oppure piattamente oscuro e pesante come una lastra di stagno".
 Lamentazioni  
La questione dei poeti
di Franco Arminio
"È molto grave che il mondo abbia dichiarato un vero e proprio embargo verso i poeti. Il mondo degli uomini adulti, il mondo dei disperati che vogliono distrarsi odia i disperati che invece cantano la loro disperazione. Tra le tante guerre in corso, strisciante e non dichiarata, c'è quella che vede i poeti come vittime. È una storia antica. Cristo fu crocifisso perché era un poeta. Mi pare che il fatto che si ritenesse figlio di Dio sia solo l'aspetto delirante che sempre prolifera ai margini di una personalità eccezionale. Ai tempi di Cristo il mondo non era affollato di segni come adesso e quando qualche segno era potente non era difficile accorgersene e magari provare a circoscriverlo, o a cancellarlo o a esaltarlo. Oggi i segni dei poeti sono oscurati per prima cosa da una pletora di falsi poeti. Ogni giorno una cenere sottile cade, attimo dopo attimo, sulle spalle degli spiriti più luccicanti. Lo scopo è opacizzare tutto, rendere tutto intercambiabile, omologabile, smerciabile. Questa è una società totalitaria e come tale non può che essere ferocemente ostile al grido solitario del poeta, alla sua natura irrevocabilmente intangibile"
.
 Allucinazioni brevi  
Tre racconti
di Pietro Morettii
"In una delle ultime notti ero sveglio al buio nel silenzio. Non ero corpo disteso, ma pensiero di me sospeso nel silenzio del buio nella notte. Non ero solo pensiero di me, ma me riflesso di pensiero. Perché i pensieri sfuggono potrebbero sembrare assoluti. E' così, tante delle visioni a cui la mente assiste calano nell'immaginario come vapore risucchiato da una finestra socchiusa. Oceani di pensieri alitano da altrove a altrove. Infiniti, mai immobili pensieri, da scacciare se orribili ma pur sempre solo pensieri, o da leggere, osservare, farne una copia per quando sarà tempo di avere dei ricordi. Mi è accaduto in quella notte di sapere. Di essere certo. Non ho avuto dubbi".
 Osservazioni meticolose  
La vita e le opere
di Gherardo Bortolottii
"nello scorcio, che ti colloca all'angolo di sbocco della strada sul corso, sotto la proiezione oblunga delle ombre degli stabili contro il tramonto, mentre la tracolla ti pesa sulla spalla con il carico di vita e di opere che, materializzato via carta, in forme disparate e distinte, come un quotidiano comunista, un'edizione economica di calvino, un numero di un fumetto di enoch, la cartina della città in cui ti muovi, i documenti da presentare in comune, i biglietti usati dell'autobus, l'agenda, il volantino di una festa a cui non pensi di andare...".
 Leggende metropolitane  
La morte autostoppista
Claude Thomas tradotto da Stefania Fumagalli
"Esistono storie veramente fantastiche e altre fantasticamente vere. Dov'è la differenza? vorrete sapere. Potremmo disquisire a lungo sulla faccenda, elaborare una codificazione oltremodo sottile che permetta di stabilire la verosimiglianza o il carattere fantasmagorico di questo o quel racconto, affinare il più possibile gli studi comparativi... Ma, oltre al fatto che una simile operazione sarebbe alquanto noiosa, sarebbe almeno utile? La maggior parte delle storie si schierano da sole, con un disarmante automatismo, in una delle due categorie. Un certo racconto sarà di pura invenzione e si presenterà sotto forma di romanzo, novella, barzelletta..., un altro avrà invece l'austerità di un editoriale, la stringatezza di una cronaca o l'implacabile rigore degli atti giudiziari. Certamente, furono innumerevoli i pennaioli che giostrarono con gli stili e gli effetti per contaminare i generi e, se non sorprendere, almeno far sorgere il dubbio nel lettore. Del resto, chi può dire quante realtà vere non siano state costrette a indossare gli orpelli dell'immaginario? E che dire di tutti i pazzi, seguaci di qualunque credo, che spigolano in una letteratura delirante gli elementi con cui plasmano la realtà del loro quotidiano? Non smetteremmo più di chiosare!".
 Visioni fuori tempo  
Canti anacronistici dall'Inferno
di Sebastiano Neri
"Mentre i demòni agivan lor canizza
Noi profittammo d'aggirar lo lago
Che ben altri dannati là n'attizza.
Molti di lor prendevansi lo svago
Di tôrsi for da la schifosa mota
Sin che la zuffa desse loro spago
E di ristarsi de la riva a rota.
Se pur in parte ne celò la fanga
Conobbi allor la ghirba piena e nota
Di quei che di sua parte fece ganga
Di preti catalani e cantautori,
Di giornalisti disertor di vanga,
Sarti, commercialisti, avvocatori,
Palazzinai, tuttologi, dietiste,
Registi, nani, ballerine e attori".
 Ricerche nel tempo perduto  
Passeggiata con Giulia
di Gianluca Virgilio
"Tornato da scuola, dopo pranzo, mi stendo sulla poltrona riservata alla pennichella pomeridiana, mi tolgo gli occhiali, e chiudo gli occhi per far riposare la mente. Ripenso a tante cose avvenute a scuola e ascolto i rumori che vengono dalla strada. Poi imbrocco pensieri insensati che mi trasportano nell'incoscienza ristoratrice di un sonno breve, ma intenso e liberatorio.
Nei giorni di tramontana, il vento infila nella mia strada un rumore che proviene da molto lontano, sei o sette chilometri in linea d'aria, il rumore degli aerei che partono dall'aeroporto militare per le esercitazioni sui cieli del Salento. Nell'aeroporto di Galatina, infatti, ha la sua base una scuola di volo, dove si addestrano i piloti dell'aeronautica militare italiana. Quando il vento soffia forte, allora il rombo dei motori giunge più intenso, ma non è mai molto fastidioso perché diventa una specie di musicale rincalzo dello stormire del vento tra gli alberi dei giardini e del suo fischiare tra le case. Insomma, a me non dà per nulla fastidio, anzi, mi richiama alla visione dell'aperta campagna dove hanno costruito le lunghe piste dell'aeroporto".
 Stupori ordinari  
Incantamenti per niente
di Enrico De Vivo
"Siamo arrivati a un bar di nome 'Copocabana' sulla strada statale 106. Le strade statali non finiscono mai di stupire, ma bisogna aver voglia di percorrerle. Il bar 'Copocabana' ha uno spiazzo mattonellato all'aperto, al quale si accede direttamente dalla strada. Ci sono tre colonne in stile impero, con due archetti che le uniscono. Le colonne sono disposte non in linea, ma a triangolo: due più in fuori, quella centrale verso l'interno. Creano così una soglia rituale e bislacca che però nessuno che entri nello spiazzo del bar attraversa mai, passano tutti ai lati, diciamo all'esterno dell'entrata, come soggezionati da quella disposizione. Seduti a un tavolino qui ci siamo solo noi e una coppia di ragazzi che si parlano a scatti, appassionatamente, di qualcosa che deve turbarli molto, perché sono serissimi e passano lunghi momenti di pausa assorti e in silenzio. Noi cerchiamo il mare, come al solito, prima di parlare, ma il mare, quando è buio, si riesce soltanto a intuire. Allora ci mettiamo subito a discorrere del nostro uomo".
 Dulcis in fundo  
L'alba non è più felice
di Sandro Pedicini
"Io perseguo la celestiale delizia
della notte stellata
presso la fronda di aceri
che si allaga nel tuo ventre".
  Inoltre negli Archivi
Divagazioni stanziali/ 3
di Enrico De Vivo
"Marino, il mio barbiere, ha scritto come slogan, in diversi punti della sua bottega, su larghi striscioni appesi ai muri: 'MARINO SENSAZIONE UOMO'. Mentre sto seduto e abbandono lo sguardo di qua e di là, osservo questi cartelli, appoggiati perfino sugli specchi, e ascolto Marino che mi parla in napoletano rigoroso, unica lingua che conosce. Quindi mi ripeto in mente la parola 'SENSAZIONE', e anche tutta la frasetta nominale 'MARINO SENSAZIONE UOMO'. Dove abbia scovato questo slogan Marino, non è difficile capirlo: in qualche rivista patinata o alla tv, al limite in qualche convegno di barbieri cui partecipa abitualmente".
 Romanzi in atto  
Gino/ 3
di Francesca Andreini
"Per fortuna era morta una gallina, una volta, e c'avevano fatto il brodo. Anche Egisto s'era sentito meglio. Tutti avevano ciucciato gli ossicini a lungo e s'erano fatti durare il lesso per due giorni. Due giorni che il vino sembrava più buono e ne avevano bevuto di più, il cielo s'era placato e la notte era senza vento. A cena avevano riso e Egisto s'era ricordato una canzoncina sconcia di quand'era giovane e l'aveva canticchiata ma piano, perché era timido. Poi era diventato serio e aveva parlato a lungo di un suo amico che c'aveva la malattia, delle donne e non ne poteva proprio fare a meno e andava in città apposta, per le feste, e visitava tutti i bordelli. E s'era preso anche lo scolo, quel grullo, che così oltre ai soldi ci aveva rimesso anche l'uccello".