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Replica
al nostro testo Tiziano Scarpa, l'8 novembre,
con uno scritto dal titolo Il pianeta
dei fantablog, che riportiamo integralmente:
"Nel
racconto di fantascienza intitolato Scrittori
e bloggers pubblicato qualche giorno
fa su Nazione Indiana, Enrico De
Vivo e Gianluca Virgilio
immaginano un universo parallelo dove gli
"Scrittori" gestiscono tirannici
siti informatici. In questi siti, una casta
inferiore denominata "blogger"
è confinata a intervenire nelle finestre
dei commenti. Chi pensava che oggi in Italia
esistessero decine di migliaia di blog,
chi credeva che chiunque potesse aprire
un blog per scriverci dentro (in home page,
non solo nelle finestrelle) ciò che
vuole come gli pare e piace, leggendo la
fiction di De Vivo e Virgilio prova una
buffa sensazione di stupore e straniamento.
1. ETIMOLOGIA E SIGNIFICATO
Il racconto di De Vivo e Virgilio inizia
con una definizione definitiva di ciò
che è comunità.
È la prima invenzione totalitaria
della loro fiction. Non perché l'etimologia
di munus sia errata. No.
Il grave errore concettuale consiste nel
fatto che l'etimologia viene confusa con
il significato. Ciò che la parola
significava un tempo, in tutt'altro ambiente,
in una società infinitamente diversa
dalla nostra, nella finzione di De Vivo
e Virgilio diventa ciò che dovrebbe
essere per forza, oggi e in futuro, la "comunità",
il nostro modo di stare insieme ora e per
sempre.
Che succederebbe se le cose stessero come
De Vivo e Virgilio vogliono farci credere?
Che cosa significherebbero le parole, se
coincidessero con i loro etimi? Di cosa
parleremmo se le lingue avessero bloccato
una volta per tutte l'evoluzione dei significati?
La parola testa significherebbe
ancora "guscio di tartaruga";
il divano sarebbe un "consiglio
di stato"; e il matrimonio
indicherebbe una faccenda che riguarda innanzitutto
la "madre" e non già la
coppia di sposi. Giocare con gli etimi (per
spacciare ideologia) fa molto chic, innesca
la possibilità di ricamare tutta
una serie di paralogismi pseudofilosofici:
la "comunità", gli "immuni"...
Deduzioni e ragionamenti che potrebbero
risultare anche spiritosi, se non fossero
terrificanti, perché totalitari.
A differenza di De Vivo e Virgilio, io so
che le parole sono vive:
le parole tendono a oltrepassare se stesse,
si sporgono lentamente ma inesorabilmente
verso significati ancora inediti, e non
accetterò mai che un giochetto etimologico
le congeli in un dover-significare dato
una volta per tutte.
2.
LA CERTEZZA DELLA VERITÀ
Un'altra invenzione che ho trovato divertente
è questa: "La VERITÀ,
non esiste, certo". Mi ha divertito
la disinvoltura con cui questa asserzione
viene data per scontata. Quel "certo"
così sicuro di sé, messo giù
appena dopo aver detto che la verità
non esiste... Le abbiamo già viste
mille volte queste goffaggini: il fondamentalismo
degli anti-fondamentalisti... l'autocontraddizione
di chi incappa nel solito paradosso: 'la
verità è che non esiste la
verità'... Eppure è una gag
che funziona sempre! Fa sempre ridere veder
scivolare sulle bucce di banana.
3.
LA MACCHINA DEL TEMPO DISTRUTTRICE
L'ascolto dell'altro, in chiunque scrive,
consiste innanzitutto nell'ascoltare il
linguaggio. Il linguaggio
contiene già l'altro: chiunque abbia
appena un po' di consapevolezza della scrittura
ne ha fatto esperienza, e queste prediche
saputelle sulla disposizione ad ascoltare
gli altri mi fanno ribrezzo. Soprattutto
da chi ha appena sancito che qualsiasi
blog, per la sua stessa struttura, non può
portare a niente di buono, e che dunque
non vale la pena ascoltarlo. Capito?
Vorrei sottolineare questo punto. De Vivo
e Virgilio ci vengono a dire che si sono
"fatti l'idea" che qualsiasi
blog non potrà mai portare
niente di buono. Quindi smettiamola tutti
con queste inutili perdite di tempo. Chiudiamo
tutti i blog. Non abbiamo nulla da dire,
né da dare, a De Vivo e Virgilio.
Fermiamo tutto, e ripresentiamoci soltanto
quando avremo realizzato la "comunità
a venire". Vietiamo il presente. Saliamo
nella macchina del tempo, traslochiamo tutti
nel futuro. Adesso, in home page o nella
finestra dei commenti, stiamo scrivendo
irrimediabilmente un blog, quindi loro due
non ci ascolteranno. Non siamo niente
per loro. Ci hanno aboliti in partenza.
Tutte le decine di migliaia di blog esistenti
in Italia non possono offrire niente che
a loro interessi.
4.
LA MOSCA BIANCA
Uno dei protagonisti della fiction di De
Vivo e Virgilio è il blog Nazione
Indiana. In esso, secondo i nostri
due autori, "sono possibili finzioni,
travestimenti, anonimato". Nel resto
della rete, o web, o internet che dir si
voglia, come tutti sanno, invece, ciò
non è possibile...
5.
GLI PSEUDONIMI SFIATATI
In Nazione Indiana, soprattutto Carla
Benedetti ha già riflettuto
a fondo sul fatto che gli pseudonimi indeboliscono
la forza del discorso, lo deresponsabilizzano.
De Vivo e Virgilio evidentemente non hanno
seguito quel dibattito. E hanno fatto bene,
perché in Nazione Indiana, in quanto
blog, secondo il loro ragionamento non può
esserci niente che preluda alla loro "comunità
a venire", quindi a loro non interessa
quello che c'è scritto qui dentro...
6.
ARGOMENTI E NO
Secondo De Vivo e Virgilio, se in un blog
"intervenisse un Grande Scrittore,
la sua voce avrebbe lo stesso tono rispetto
a quella di Pincopallino e così gli
argomenti che il Grande Scrittore porterebbe,
ove fossero discussi, avrebbero la stessa
mancanza di autorità di quelli della
signora Vattelapesca. In un blog tutte le
vacche sono grigie. " Ma che fesseria
è mai questa? Se sono buoni argomenti,
gli argomenti del grande scrittore o della
signora Vattelapesca o di Pinco Pallino
sono buoni argomenti e basta.
Se poi De Vivo e Virgilio non sanno distinguere
un argomento autorevole da uno mediocre
solo perché tutti e due sono pubblicati
democraticamente nello stesso posto, peggio
per loro. La volontà appiattente,
totalitaria (tutti i blog
sono sbagliati... tutti
gli argomenti discussi nei blog sono senza
autorità... tutte
le vacche sono grigie...) di De Vivo e Virgilio
fa virare le loro spiritosaggini nella classica
utopia negativa da incubo, dove i dittatori
dettano i significati ultimi delle parole,
ci tagliano via in partenza ogni possibilità
che loro ritengono "sbagliata"
avendo già compreso per tutti noi
ciò che è bene e ciò
che male: naturalmente i dittatori lo fanno
per il nostro meglio...
7.
ERROR 404
De Vivo e Virgilio rimproverano agli scrittori
di difendere il loro interesse corporativo.
Che sito hanno visitato? In Nazione Indiana
scrivono registi di teatro e di cinema,
scienziati, romanzieri, poeti, critici,
studiosi, editori, gente che pubblica libri
e gente che non ne ha mai pubblicato uno.
Che cos'è uno "Scrittore",
nella fiction di De Vivo e Virgilio? Un
romanziere? Un intellettuale? Un critico?
Uno studioso? Un poeta? Chi pubblica i suoi
testi in home page?
8.
ENTIA NON SUNT MULTIPLICANDA
Ma la vera finzione fondamentale di De Vivo
e Virgilio, è quella di separare
scrittori e blogger. Come se oggi non fosse
possibile a tutti aprire un blog. Che separazione
artificiale è mai questa?
Nazione Indiana è uno delle migliaia
di blog esistenti. È anche uno dei
non molti blog collettivi che ci sono in
giro. Se dentro vengono pubblicate cose
buone o no, lo giudicherà chi ha
voglia di leggerle. Noi non abbiamo un counter,
che sarebbe quell'aggeggino che conta quanti
visitatori entrano nel sito: non lo vogliamo,
perché quelle sì sono logiche
da società dell'immagine. Non ci
interessa contare la nostra audience.
9.
CREDERE IN CIÒ CHE SI FA
Secondo De Vivo e Virgilio, in Nazione Indiana
gli scrittori decidono di intervenire per
"difendere la propria immagine".
De Vivo e Virgilio si dimenticano che gli
interventi di Nazione Indiana sono innanzitutto
i pezzi che pubblichiamo in home page. Dico
innanzitutto non perché
li ritenga migliori delle riflessioni che
appaiono nelle finestre di commento. Ma
semplicemente perché gli interventi
in home page sono quelli che generalmente
ci costano più tempo: tempo di studio,
riflessione e scrittura. Se poi qualcuno
a volte sostiene una falsità o un'inesattezza
nella finestra dei commenti, ribattere alle
falsità e alle inesattezze è
un atto d'amore per la verità. Ma
De Vivo e Virgilio leggono tutto in termine
di immagine. Evidentemente
non riescono a pensare che al mondo ci sia
qualcuno che crede in ciò
che fa, e che quindi ci
tenga a difendere ciò che fa:
per loro è tutto "immagine".
10.
MARGARITAS AD PORCOS
La fiction di De Vivo e Virgilio abolisce,
di Nazione Indiana, tutti gli interventi
in home page. Non ne tiene conto. Come se
questo sito fosse fatto solo dalle finestre
dei commenti, e non, anche, dagli interventi
nostri e altrui che ci sforziamo di scrivere
e pubblicare. I personaggi che De Vivo e
Virgilio si sono inventati, e che loro chiamano
"Scrittori", impiegherebbero il
loro tempo solo a difendere la propria immagine
nella finestra dei commenti. Le decine e
decine di interventi in home page (saggi,
recensioni, articoli, racconti, poesie,
appelli...) che abbiamo pubblicato in questi
mesi, per un totale di parecchie centinaia
di pagine, per De Vivo e Virgilio sono nulla.
11.
PREDICARE MALE E RAZZOLARE PEGGIO
Poi c'è la solita scenetta populista,
l'ammicco alla moltitudine, lo sparare benevolenza
nel mucchio (tanto qualcuno lo si becca
sempre): "Con questo non vogliamo demonizzare
i bloggers. Tutt'altro. I loro interventi,
nelle migliori occasioni, scorrono come
un torrente impetuoso e guai a chi, anziché
creare degli invasi per raccoglierne le
acque, pensa di colmarne l'alveo, credendo
con ciò di essersi sbarazzato del
torrente." Peccato che De Vivo e Virgilio
abbiano trovato come risolvere la questione
proprio rimuovendo dal loro sito
qualsiasi finestra di commento libero e
non censurato. In Nazione Indiana,
come in qualsiasi blog, chiunque può
venire qui a scrivere ciò che vuole.
12.
OH COME SIAMO BRAVI
Nei brani più spassosi del loro racconto,
De Vivo e Virgilio riescono anche a sbrodolarsi
lodi addosso, elogiando il termine zibaldone
che si sono scelti come nome del loro sito.
Peccato che qualunque blog
(e naturalmente anche Nazione Indiana) sia
uno zibaldone: gli interventi pubblicati
in home page, se letti uno dopo l'altro
nel loro ordine cronologico, darebbero il
senso di una libera sequenza di pensieri,
riflessioni non consequenziali una rispetto
all'altra, eppure complessivamente coese
in un ambito di interessi comuni: uno zibaldone,
appunto.
Semmai, a essere assai poco "zibaldone"
è proprio il sito zibaldoni.it,
che per la sua stessa formula editoriale
non permette lo stratificarsi cronologico
gioioso, eruttivo, anche anarchico dei temi.
Zibaldoni.it è una
rivista vecchio stile pubblicata
in rete, con un filtro redazionale chiuso,
che esce periodicamente, proprio come le
riviste su carta: ripropone su un mezzo
infinitamente più duttile, come il
web, modalità tecnologiche e comunicative
vecchie (ma non per questo sorpassate o
da buttare, sia chiaro, lo dico senza la
minima ironia). Zibaldoni.it perpetua in
rete le vecchie gerarchie tradizionali
tra autore e lettore; gerarchie che la rete
ha superato. Zibaloni.it conserva alcune
caratteristiche delle riviste su carta:
per esempio, quella di impedire ai suoi
lettori di dire la loro senza filtri, come
invece accade in qualunque blog (compreso
questo).
13.
FARE LA MORALE CON I TAPPI NELLE ORECCHIE
Sono d'accordo con De Vivo e Virgilio: "Rimuovere
una modalità di scrittura significa
non fare i conti con le idee che in quella
modalità di scrittura hanno trovato
espressione, significa fare come gli struzzi,
avere paura di quello che può essere
detto (in un blog) e mettere la testa sotto
la sabbia." Giusto. Peccato per la
frase successiva: "E noi non vogliamo
tutto questo." Ma sì che De
Vivo e Virgilio lo vogliono, dài!
In zibaldioni.it nessuno
può lasciare scritto alcunché,
nulla che possa venire immediatamente condiviso
dalla comunità, presente o a venire
che sia. Siccome De Vivo e Virgilio hanno
deciso che tutti quanti noi, centinaia di
migliaia di persone che scrivono in rete,
siamo una non-comunità, non ci permettono
di dire liberamente la nostra nel loro sito.
In zibaldoni.it sì che ci sono "Scrittori",
gli Scrittori di fantascienza De Vivo e
Virgilio, che hanno "paura di ciò
che può essere detto". E i lettori
di zibaldoni.it? Zitti! Silenzio!
14.
IL PERSONAGGIO SOTTO LO SCHIACCIASASSI DEI
CARTOON
Il ritratto dello scrittore che fanno De
Vivo e Virgilio è esilarante. È
uno di quei personaggi che Edward
M. Forster definiva piatti,
bidimensionali. Poco o per nulla
verosimili, non vengono mai rappresentati
a tutto tondo. Sono personaggi caricaturali:
eppure risultano necessari, servono a far
andare avanti la trama. Senza questo personaggio
bidimensionale, il racconto di De Vivo e
Virgilio non starebbe in piedi. Vediamo
come lo ritraggono: "Egli deve scrivere
per tutti noi i suoi Libri, in cambio dei
quali la società lo ripaga considerandolo
appunto uno Scrittore, con uno status più
o meno riconosciuto, circondandolo di onori
e fama, successo e denaro". Una specie
di casta aristocratica, insomma.
Lo "Scrittore" di De Vivo e Virgilio
non è una persona che ha una vocazione,
una passione, non è uno che scrive
fin dall'infanzia, dall'adolescenza, ogni
giorno, appassionatamente. Non è
uno che ha fatto una scelta di vita e ne
ha affrontate tutte le conseguenze, coltivando
la sua passione per decenni, fino a conquistare
con enorme fatica la possibilità
di pubblicare. Non è nemmeno un cittadino
qualunque, lo "Scrittore" di De
Vivo e Virgilio, non è uno che tutti
possiamo diventare scrivendo per la prima
volta qualcosa di bello e vero, a quindici
o a novantacinque anni. Macché. Lo
"Scrittore" di De Vivo e Virgilio
è una caricatura, con tanto di sarcastica
lettera maiuscola. È un alieno piovuto
dal cielo, è un arciduca che è
stato investito dal re...
Gli scrittori, tutti gli scrittori che conosco
io, sono persone che vivono in appartamenti
modesti, talvolta in catapecchie: eppure
sono le persone più felici del mondo,
sì, anche quando sono le più
disperate, perché stanno tenendo
fede alla loro vocazione. Gli scrittori,
tutti gli scrittori che conosco io, sono
persone che leggono gratis decine di manoscritti
di sconosciuti, ai quali non debbono nulla,
offrendo continuamente il "munus"
(dono/incarico) di leggere la parola altrui,
di ascoltarla, aiutando gli autori inediti
a pubblicare, ossia a rendere pubblica e
comunitaria una cosa bella, e vera...
Macché. Lo "Scrittore"
di De Vivo e Virgilio è una macchietta
circondata di onori e fama, successo e denaro...
15.
I CASI DELLA VITA
Onori e fama, successo e denaro... "(in
qualche caso)", precisano sommessamente,
fra parentesi.
In qualche caso?
Ma che razza di precisazione è? E
in tutti gli altri casi?
La frase di De Vivo e Virgilio si sgonfia
catastroficamente da sola, con un effetto
comico irresistibile. Se è solo "in
qualche caso" che ciò accade,
allora com'è che in tutti gli altri
casi gli scrittori continuano a scrivere
senza fama, senza onori, senza successo
né denaro? Vuoi vedere che si tratta
anche di passione, vocazione, ispirazione,
gioia? Vuoi vedere che è
anche una questione di arte?
Forse a De Vivo e Virgilio sfugge l'esistenza
di questa cosa che si chiama arte.
Nel loro universo parallelo tutto è
onori, fama, successo, denaro.
Sto esagerando? Allora leggete questa. È
una notizia del 27 dicembre 2000:
Tiziano Sclavi, il padre
di Dylan Dog, ha pubblicamente
affermato, durante un'intervista rilasciata
a Daniele Bertusi, di non voler più
scrivere romanzi: "troppa fatica,
niente soldi e niente fama".
(da www.alice.it/news/news/n20001227.htm)
Faccio notare che Tiziano Sclavi,
forte del successo di Dylan Dog
e della popolarità di cui gode (e
quindi di un pubblico potenziale di lettori
molto numeroso), avrà ricevuto dall'editore
dei suoi romanzi una cifra (il cosiddetto
"anticipo sui diritti d'autore")
altissima rispetto a ciò che viene
dato a un normale autore di narrativa. E
nonostante ciò, Sclavi ha sintetizzato
queste cifre con l'espressione "niente
soldi". Checché ne pensino i
due autori di fantascienza caricaturale
De Vivo e Virgilio, ci sono centinaia, migliaia
di scrittori che continuano a scrivere in
assenza di soldi e fama, e con parecchia
fatica (e tanta gioia, aggiungo io).
16.
GNORRI
Tutto il pasticcio della confusione di ruoli
fra "autore" e "blogger"
che De Vivo e Virgilio credono di individuare,
deriva da un madornale travisamento: ai
due sfugge che al giorno d'oggi chiunque
può aprire un blog, chiunque può
essere contemporaneamente commentatore
e autore: discutere con gli altri
nelle finestre dei commenti dei siti altrui,
o proporre un suo intervento, in home page,
dentro il blog registrato a suo nome (o
a suo pseudonimo, come meglio desidera...).
La cosa è sfuggita a tal punto, a
De Vivo e Virgilio, che lo stesso
sito zibaldoni.it non tiene conto di questa
importantissima democratizzazione della
scrittura, e continua a proporre
la formula aristocratica
del "noi Scrittori De Vivo e Virgilio
facciamo la rivista, voi leggete e zitti".
17.
MANDANTI CORAGGIOSI
La frase seguente mi fa ridere di meno:
"Ma se neppure lo Scrittore crede in
tutto questo o non ha fiducia nel futuro,
allora ben vengano i bloggers terroristi,
i travestiti e gli anonimi maldicenti."
È una frase farabutta. Dice: se gli
scrittori non fanno quello che diciamo noi
De Vivo e Virgilio, ovvero se non fondano
la nuova comunità (intendendola come
la intendiamo noi due), allora sputategli
in faccia, fate bene! È una frase
vigliacca. Da mandante codardo: il peggio
che ci sia. Incita alla cattiveria e alla
violenza. La giustifica. Dunque tutte le
offese che vengono scritte in rete nei blog,
dentro le finestre dei commenti, hanno l'approvazione
di De Vivo e Virgilio. I quali non hanno
il nerbo di offendere a chiare lettere,
ma mandano avanti gli altri e si compiacciono
che ciò accada.
Io credo talmente nel futuro da devolvere
al futuro il mio presente. Tanto per dirne
una, scrivo gratis su questo sito, sebbene
le mie parole, sul mercato, verrebbero ricompensate
con una decorosa quantità di denaro.
Non sono certo l'unico. Siamo centinaia
di migliaia a farlo. Ciò che offrono
i blogger (tutti i blogger)
alla comunità è informazione,
riflessione, racconto: scrittura. Offrono
lavoro gratis. Doni, incarichi. Munus, munera...
18.
IL PRESENTE
Ma, alla fine, dopo aver squalificato tutti
i blog della rete e aver messo in dubbio
il valore di "forum, alcune mailing
list, le chat, etc.", che cosa vogliono
De Vivo e Virgilio? "Quello che noi
auspichiamo, pertanto, è ben altro,
e consiste in un severo esame di coscienza
dello scrittore moderno, che, a partire
da queste considerazioni sul suo ruolo,
riesca a scoprire nel blog e nelle sue modalità
di scrittura, un mezzo di comunicazione
letteraria aperto a tutti e nuovo, che,
scavalcando ogni mediazione, raggiunga chiunque
voglia parteciparvi in tutta libertà."
Forse, nel loro auspicare ossessivamente
il futuro, De Vivo e Virgilio hanno tenuto
gli occhi ben chiusi davanti al presente.
Grazie al mezzo tecnico del blog, tutti
oggi possono scrivere in rete, sia come
autori di interventi in home page, sia come
autori di commenti nelle finestre dei blog
altrui: vale a dire, tutti possono essere
scrittori e commentatori. Ciò che
auspicano i due utopisti del futuro, nella
realtà è presente in atto.
19.
"BLOGGER"
Nell'universo parallelo di De Vivo e Virgilio,
viene chiamato "blogger" solo
chi posta commenti nelle finestre.
I nostri due Scrittori De Vivo e Virgilio
non hanno ancora capito che il blogger
è, invece, chiunque tiene un blog,
chiunque ha registrato un sito a sistema
editoriale aperto (scusate le parafrasi
petulanti, ma bisogna spiegarglielo bene),
ossia tutti coloro (in Italia sono decine
di migliaia) che hanno aperto un sito grazie
a uno di quei sistemi editoriali offerti
gratis in rete da Splinder, Clarence, Virgilio,
Tiscali, ecc.
20.
È LA RETE, BABY
"Finché esisterà un testo
principale e in subordine una finestra di
commento..." è una battuta surreale.
Mi ha fatto veramente molto ridere la tecnica
umoristica con cui i due autori fingono,
fantascientificamente, che nei blog esista
un'aristocrazia di autori che possiede il
testo principale, e una casta di autori-paria
che scrive nella finestra dei commenti.
De Vivo e Virgilio dimenticano o fanno finta
di dimenticare che, essendo possibile per
tutti aprire gratis un blog in
pochi minuti, senza saperne nulla di programmazione
informatica, pubblicando ciò che
si vuole nelle finestre principali, la discriminazione
fra home page e
finestra dei commenti non esiste.
Chiunque può segnalare nella finestra
dei commenti un intervento (suo o altrui)
pubblicato nella home page di un altro blog,
mettendo un link per arrivarci in un baleno
e leggerlo con agio. È la rete, ragazzi:
nodi, connessioni, passaggi, finestre che
si aprono, gente che dialoga e che non è
soltanto capace di offendere e denigrare...
Succede da anni, e negli ultimi tempi è
alla portata di moltissimi.
Lo so, sono cose risapute, e quel che è
più grave è che mi sto ripetendo
troppo.
Ma vorrei farglielo entrare bene in zucca.
Che almeno questo intervento porti un piccolo
contributo alla "comunità a
venire": che almeno, in futuro, De
Vivo e Virgilio sappiano di cosa stanno
parlando".
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