| Banali
idee su internet
di Carlo Bordini
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che
si debba pubblicare solo in internet? (come
una volta hanno scritto Enrico De Vivo e
Gianluca Virgilio in un forum pubblico,
anche se poi Enrico De Vivo mi ha spiegato
che non è una posizione da prendere
alla lettera).
in
realtà credo che bisogni articolare.
bisogna
dire che i libri sono in mano al commercio
e alla falsità, e quindi siamo costretti
a pubblicare su internet. come un samizdat.
uno stalinismo di diversa natura.
questo
non significa che pubblicare un libro sia
brutto. e non significa neanche che uno
scrittore si debba rifiutare sdegnosamente
di pubblicare un libro. (sarebbe ovviamente
un suicidio, sarebbe un atteggiamento infantile:
tu non mi vuoi e allora io non ti voglio).
uno scrittore, un buono scrittore, deve
lottare per pubblicare libri. deve approfittare
di tutte le possibilità. deve approfittare
anche dell'editore cretino che pubblica
il suo libro senza capirci niente, magari
pensando che venderà o perché
l'argomento di quel libro adesso è
diventato di moda. deve approfittare anche
di ciò che c'è di buono oggi
nell'editoria, soprattutto nelle case editrici
piccole e quindi non commerciali, che lottano
per non prostituirsi.
io
a volte riesco a pubblicare un libro, e
ne sono contento.
(il
libro è bello. si può portare
in tram e leggerlo nel tram. o in campagna.
si può regalare, ecc. ecc. ecc. ecc.
ecc. ecc.).
io
pubblico in internet e ne sono contento.
pubblico cose che non sarebbero accettate
all'interno delle stupide griglie (il romanzo,
la poesia, il saggio, ecc.). io pubblico
cose che spesso sono al confine tra prosa
e poesia. e che è difficile che un
libraio (un commerciante di patate) possa
accettare. le pubblico sia nei libri, quando
posso, che in internet, quando mi capita.
si
deve dire che si è costretti a pubblicare
in internet. che è una riserva, come
le riserve indiane. che da queste riserve
si può fare una guerra. e allora
bisogna dire agli scrittori: date importanza
all'internet: può essere una zona
di libertà (non di liberismo). pubblicate
lì cose intelligenti che gli editori
(i commercianti di patate) rifiutano. si
deve dire ai lettori: leggete in internet.
lì potrete trovare delle cose che
in libreria non potete trovare.
creare
l'internet come un canale alternativo. il
movimento di seattle è stato organizzato
in internet. ma se trovate un editore intelligente
o un editore cretino che pensa che il vostro
libro sia di moda, pubblicate. inquinate
l'ordine delle librerie con libri originali
e buoni, se potete.
usate
internet come una nicchia in cui siete stati
costretti e da cui si può lottare.
date importanza a internet nell'ambito della
lettura. convincete la gente a non leggere
soltanto libri, ma anche a cercare in internet.
dire
ai lettori: considerate internet una possibile
alternativa.
in
internet si trova di tutto: anche cose pessime.
ma si possono anche pubblicare cose buone.
non facciamo dell'internet il regno della
libertà, ma un possibile baluardo
di qualità.
forse
una diffusione di buoni testi in internet
convincerà anche gli editori di libri
a pubblicare testi originali. non c'è
contraddizione tra le due cose. dall'internet
si può conquistare un pezzetto di
editoria. ho letto che una casa editrice
(non in italia) ha venduto i suoi libri
anche in internet: come libri in internet,
non stampati. questi libri hanno avuto poi
una maggiore vendita in libreria. la gente
comprava il testo in internet e poi comprava
il libro.
internet
non può sostituire il libro, ma arricchire
la scrittura.
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L'immagine che illustra questo testo è
la lettera "L" della serie Frammentato
abbecedario di un viaggio, di Raffaella
Garavini.
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