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ZIB II serie

AVVISO AI NAVIGANTI. I testi presenti in "Col coltello" non sono catalogati negli "Archivi" e pertanto sono leggibili soltanto in questa pagina.
 
"...rispondere si vorrebbe non con le parole
ma col coltello a tanta bestialitade..."
(Dante Alighieri, Convivio, IV, XIV, 11)

21 marzo 2004  

In lontananza
di Giacomo Leopardi

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera P

        Nella solitudine anche dell'uomo il più sapiente esperimentato e disingannato, la lontananza degli oggetti giova infinitamente a ingrandirli, apre il campo all'immaginazione per l'assenza del vero e della realtà e della pratica, risveglia e risuscita sovente le illusioni in luogo di sopirle o finir di distruggerle, l'animo dell'uomo torna a creare e a formarsi il mondo a suo modo; e finalmente la mancanza di occupazioni o distrazioni vive, e il continuo e non diviso né divagato pensiero che necessariamente si pone nelle cose presenti, e l'attenzione totale dell'animo che nasce dalla mancanza di sensazioni che la trasportino qua e là, fanno che all'ultimo si dà peso a menomissimi oggetti, e molto più che non si dava e che gli altri non danno nel mondo a oggetti molto maggiori (o così detti), e vi si pone tanta cura che finalmente essi riempiono tutto il tempo, ed occupano la vita, e alcune volte eziandio d'avanzo. L'esperienza lo prova a quelli che hanno potuto farla in se o in altri.

 

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28 gennaio 2004  

La Politica nella letteratura (*)
di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera O

        Il 31 gennaio, alle ore 10, si terrà a Frascati, presso le Scuderie Aldobrandini, un convegno in occasione del primo anniversario della rivista online Zibaldoni e altre meraviglie (www.zibaldoni.it). Scrittori e artisti presenteranno i loro progetti di scrittura; tra gli altri, Gianni Celati illustrerà la sua idea di un film su una comunità contadina africana e Antonio Prete interverrà sullo Zibaldone di Leopardi. I temi del convegno verteranno sull'idea di "comunità", sulla rivista-zibaldone e sulla letteratura come espressione collettiva di partecipazione, ideazione e creazione artistica. L'arte e la letteratura, infatti, anche quando ci mostrano esperienze assolutamente solitarie e apparentemente individualissime, come quella di Leopardi, rispondono sempre ad una logica comunitaria, entro la quale trovano una salda collocazione.
        A dispetto di decenni di critica che opponeva ingenuamente l'impegno del realismo al disimpegno del fantastico, noi abbiamo intravisto nella scrittura leopardiana dello Zibaldone di pensieri un'apertura impensata sul mondo - apertura che non implica mai una piatta rappresentazione del reale, ma coglie e suggerisce le trasformazioni attraverso visioni che danno sollievo e indicano una strada da seguire.
        La vastità di interessi di Leopardi, la sua diuturna ricerca dell'amicizia che è possibile indagare attraverso uno degli epistolari più belli della nostra letteratura, e, soprattutto, la scrittura digressiva e divagante dello Zibaldone, aprono la letteratura su qualcosa che non è più un discorso tecnico o teorico, fantastico o rappresentativo, ma è una visione del mondo, meglio ancora una visionarietà che ambisce a essere complessiva e del tutto originale. Leopardi, anticipando Baudelaire di qualche decennio, possiede una precisa consapevolezza politica della solitudine in cui si avvia a operare l'artista, che nell'epoca della Restaurazione comincia a esser condannato al "mercato", ossia alla servitù nei confronti di qualcosa di troppo grande ed estraneo che lo sovrasta e controlla, lo aliena e avvilisce.

(*) Questo articolo è stato pubblicato su "l'Unità" del 31 gennaio 2004.

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21 gennaio 2004  

Elogio della nebbia
di Andrea Di Consoli

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera N
        Il fascino della nebbia; non vedere il paesaggio oltre una certa misura; contagio della nebbia ai pensieri: confusione.
        "Quaderno a cancelli" di Carlo Levi è l'ultimo libro che il "Giove buono" ha scritto. Anno 1973. Un libro di cui nessuno parla. A leggerlo non si capisce molto: tutto è come sognato, tutto è come un assurdo e implacabile parlare tra sé e sé.
        È un libro, questo, di nebbia: fatto di nebbia.
        A un certo punto Carlo Levi immagina una folla in movimento - una folla medievale, di cenciosi, di ricchi. Sono tutti diretti a una stessa meta. Dove va la folla sognata da Carlo Levi? Al Congresso di Moncalieri, dice lui. Secondo me, invece, vanno tutti a morire.
        L'umanità incamminata verso la stessa meta.
        Dice Levi: il bambino che chiude gli occhi, e gioca a scomparire, ha capito la verità. Il segreto è chiudere gli occhi e scomparire. Possiamo pure giocare a morire, parrebbe.
        Siamo fatti di sogni e anche il sogno dimenticato al risveglio ha un senso nella storia del mondo. Anche la polvere che si accumula nelle librerie. Questo lo dice Borges. Ha tutto senso, quindi. Anche i sogni che Carlo Levi fa quando perde la vista e scrive aggrovigliando le parole sul suo "quaderno a cancelli".
        Quando si dice: a cosa serve questa cosa?, in realtà si dice una cattiveria, un'inutile bugia. A cosa serve la vita e la morte? E il caffè? E le nuvole? E l'erba maligna? Perciò la nebbia, la confusione, la polvere, la stessa poesia sono cose vere del mondo, che hanno un senso nella storia del mondo.

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11 gennaio 2004  

Di necessità virtù
di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera M

        Il pezzo di Carlo Bordini Banali idee su internet, pubblicato in questa sezione della rivista, ci trova d'accordo sul buon senso generale che lo pervade, e anzi apprezziamo molto l'interesse di un amico a cimentarsi su una faccenda in apparenza così ostica e distante, come quella dei mezzi di diffusione della letteratura. Tratta di letteratura, infatti, chi sceglie di parlare di internet nel modo in cui ha fatto Bordini; modo che sollecita ulteriori osservazioni su un tema che negli ultimi mesi abbiamo sviscerato a fondo.
        Abbiamo realizzato in internet la rivista Zibaldoni e altre meraviglie in un primo momento perché non c'erano editori disposti a pubblicarla, e poi perché abbiamo capito, facendo di necessità virtù, che internet era lo strumento più adatto ad esprimere un'idea zibaldoniana e meravigliosa della letteratura, dalla quale eravamo partiti con una certa dose di sana inconsapevolezza, ma che alla fine si è dimostrata la giusta ispirazione per il lavoro che avevamo in mente di fare; lavoro che consiste nell'attenzione e nella raccolta di ogni tipo di produzione letteraria che possa testimoniare la vitalità della scrittura e del pensiero nell'epoca della fine dell'esperienza impensata e del meraviglioso.
Senza limiti di genere o di lunghezza, abbiamo dato il via alla pubblicazione di zibaldoni corposissimi e di romanzi, di raccolte di racconti e di studi articolati, strutturandoci piuttosto come una casa editrice che come una rivista vecchio stile. Internet, infatti, consente di mettere in risalto un lavoro di largo respiro, del quale si vedranno i risultati nel lungo periodo; ma già ora, ad un anno dalla nascita di "Zibaldoni e altre meraviglie", i primi risultati della rivista-zibaldone rendono evidenti i motivi della nostra ispirazione - motivi assolutamente scevri da condizionamenti mercantili o accademici o di posizioni di potere, e inerenti invece ad una concezione estetica che privilegia la dimensione comunitaria della letteratura.

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4 gennaio 2004  

Banali idee su internet
di Carlo Bordini

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera L

        che si debba pubblicare solo in internet? (come una volta hanno scritto Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio in un forum pubblico, anche se poi Enrico De Vivo mi ha spiegato che non è una posizione da prendere alla lettera).
        in realtà credo che bisogni articolare.
        bisogna dire che i libri sono in mano al commercio e alla falsità, e quindi siamo costretti a pubblicare su interne
t. come un samizdat. uno stalinismo di diversa natura.
        questo non significa che pubblicare un libro sia brutto. e non significa neanche che uno scrittore si debba rifiutare sdegnosamente di pubblicare un libro. (sarebbe ovviamente un suicidio, sarebbe un atteggiamento infantile: tu non mi vuoi e allora io non ti voglio). uno scrittore, un buono scrittore, deve lottare per pubblicare libri. deve approfittare di tutte le possibilità. deve approfittare anche dell'editore cretino che pubblica il suo libro senza capirci niente, magari pensando che venderà o perché l'argomento di quel libro adesso è diventato di moda. deve approfittare anche di ciò che c'è di buono oggi nell'editoria, soprattutto nelle case editrici piccole e quindi non commerciali, che lottano per non prostituirsi.
        io a volte riesco a pubblicare un libro, e ne sono contento.
        (il libro è bello. si può portare in tram e leggerlo nel tram. o in campagna. si può regalare, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.).
        io pubblico in internet e ne sono contento. pubblico cose originali che non sarebbero accettate all'interno delle stupide griglie (il romanzo, la poesia, il saggio, ecc.). io pubblico cose che spesso sono al confine tra prosa e poesia. e che è difficile che un libraio (un commerciante di patate) possa accettare. le pubblico sia nei libri, quando posso, che in internet, quando mi capita.

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28 dicembre 2003  

Per la comunità avvenire/ 3
Una querelle etimologica

a cura di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera H   

Tu lo sai, se hai un amico
nel quale hai fiducia
e se vuoi ottenere un buon risultato,
devi confondere la tua anima con la sua
e scambiare i regali
e rendergli spesso visita.

(Dall'Havamal, poema dell'Edda scandinava)

        La querelle etimologica sul termine 'communitas' ha avuto luogo nella seconda quindicina del mese di agosto 2003, sulle pagine virtuali dei commenti a Lettera da Leuca 1 di Antonio Moresco in Nazione Indiana (www.nazioneindiana.com). Per una completa comprensione del contesto da cui è scaturita, e per i riferimenti generali, si rimanda ai pezzi, pubblicati più sotto in questa medesima sezione di Zibaldoni e altre meraviglie, dal titolo Per la comunità avvenire/1 e 2.

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8 dicembre 2003  

Per la comunità avvenire/ 2
a cura di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera E   

"Essere uniti è buono e divino; perché allora la brama
Tra gli uomini, che uno solo sia e una cosa sola?"

(Holderlin, La radice di ogni male)

" ...sottratto alla sua potenza negativa, l'immune non è il
nemico del comune - ma qualcosa di più complesso che lo
 implica e lo sollecita. Non solo una necessità, ma anche una
  possibilità il cui pieno significato ancora ci sfugge"

(Roberto Esposito, Immunitas, Einaudi 2002, p. 22)

        Pubblichiamo di seguito una selezione della seconda parte del dibattito svoltosi su Nazione Indiana dal 20 ottobre al 25 novembre 2003. Si tratta di una discussione molto recente, che tuttavia noi consideriamo conclusa, almeno nelle pagine di Nazione Indiana. I nostri lettori sanno bene che, invece, il dibattito sull'argomento in Zibaldoni e altre meraviglie è appena iniziato.
        Ci si renderà subito conto di avere dinnanzi un testo molto particolare, nel quale la pacata discussione sul tema della "comunità avvenire" lascia il posto ad una vera e propria polemica senza esclusione di colpi, che però a nostro avviso può rivelarsi molto istruttiva. Per comprenderla, bisogna rifarsi alla citazione di Roberto Esposito che abbiamo messo in esergo a questa seconda parte: "...sottratto alla sua potenza negativa, l'immune non è il nemico del comune - ma qualcosa di più complesso che lo implica e lo sollecita. Non solo una necessità, ma anche una possibilità il cui pieno significato ancora ci sfugge".

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24 novembre 2003  

Per la comunità avvenire/ 1
a cura di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera B   

"Timeo Danaos et dona ferentes"
(Virgilio, Eneide, II, 49)

"... contro la rinuncia preventiva a qualsiasi contatto
con l'altro che possa minacciare la compattezza
dell'individuo, [Bataille] cerca la comunità in un
contagio provocato dalla rottura dei confini individuali
e dalla infezione reciproca delle ferite"

(Roberto Esposito, Communitas, Einaudi 1998, p. 142)

        A cosa serve quello che scriviamo? Che valore ha quello che leggiamo? Scrivere e leggere sono ancora attività utili alla comunità nella quale viviamo? Esiste davvero la libertà per tutti di scrivere e di leggere? Negli ultimi mesi, a partire da questi interrogativi, abbiamo trascorso una buona parte del nostro tempo a dialogare con persone anche diversissime da noi in un blog collettivo (www.nazioneindiana.com) e a meditare contemporaneamente su quella che noi definiamo la "comunità avvenire": ovvero una comunità che non si costituisce a partire dal potere attribuito dai mediatori culturali e dal sistema letterario dominante a pochi e sparuti servitori, che non accetta le briciole di chi ha già sbafato; quindi la comunità di chi non tollera gli striminziti spazi che le sono concessi, e che si fonda a partire dalle proprie forze e dalle proprie idee, a partire da qui, dal presente che è già futuro, se vissuto con passione e intensità.

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3 novembre 2003  

Media e mediatori
di Carla Benedetti

Raffaella Garavini, 'Frammentato abbecedario di un viaggio', lettera A   

        Cosa si aspetta dalla produzione artistica odierna tutta la grande schiera dei mediatori che opera nel mondo della cultura? Cosa si aspettano dalla letteratura coloro che selezionano i cavalli da ammettere alla corsa, e su cui poi loro stessi, oppure altri, fanno le loro puntate, recensendoli bene o male a seconda di come gli va meglio per continuare a gestire il loro piccolo potere di mediatori? Quelli che trattano la scrittura contemporanea come una scacchiera su cui mettere la propria bandierina?
        Si parla moltissimo del potere dei media, del terribile apparato mediatico che schiaccia e vanifica gli sforzi di artisti e scrittori. Secondo me bisognerebbe parlare anche dei mediatori. I media non sono un canale fluido, le loro operazioni non sono senza soggetti. Il canale è popolato di figure il cui ruolo è appunto quello di creare un'interfaccia tra la produzione culturale-artistica e... stavo per dire il pubblico. Ma no, non è al pubblico dei lettori che si rivolgono i mediatori! Sì, certo, si rivolgono anche ai lettori, ma come ultimo anello della catena. Prima del pubblico vengono tutti gli altri mediatori. I mediatori si parlano fittamente tra di loro.
        Prendiamo i critici teatrali. Sappiamo bene quale sia il potere delle loro recensioni. Ce l'aveva del resto già descritto Balzac nelle Illusioni perdute. Da allora a oggi non è cambiato molto. Il loro ruolo è lo stesso. C'è però una cosa che invece è cambiata enormemente. Il giornalista che scriveva nella Parigi dell'Ottocento si rivolgeva soprattutto a chi lo spettacolo sarebbe andato a vederlo. La sua recensione faceva o non faceva affluire pubblico. Oggi la recensione del mediatore fa piuttosto avere dei finanziamenti ministeriali, date in altri teatri, presenze ai festival ecc. I mediatori odierni quindi parlano prima di tutto ai direttori dei teatri pubblici d'Italia, che selezioneranno gli spettacoli da mettere in cartellone, alle commissioni ministeriali, agli organizzatori di festival, ecc. Parlano insomma ad altri mediatori.

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20 ottobre 2003  

Per fare del deserto un giardino
di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio

"Bisogna avere alla mente che il conflitto è comune ad ambo le parti e giustizia è contesa, e tutto accade seguendo la legge della contesa e della necessità"

(Eraclito, fr. 15)

        Noi partiamo da una considerazione molto semplice riguardante lo stato della letteratura contemporanea. Essa, come tutte le altre attività intellettuali e scientifiche, è prostituita al mercato in un modo addirittura inverecondo. Nella piccola come nella grande editoria si aggira un branco di lenoni che mediano, consigliano, indirizzano secondo i loro interessi e gli interessi dei loro capi il mercato delle idee e dei libri. Sono i sensali del richiamo all'ordine, i magnaccia della falsa letteratura, questo nuovo oppio da somministrare ad un lettore sonnolento, inteso ad un piacere pagato al prezzo di copertina.

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