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ZIB II serie

 

 Zibaldoni leggendari
 di Stefania Fumagalli

"Nudo interno" di Antonio Pauciulo  

        Qualche volta mi chiedo che cosa ci stanno a fare le mie leggende contemporanee tra gli Zibaldoni. Che cosa ci sarà mai di zibaldoniano nella storia di una ragazza che sparisce da un'auto in corsa, o nei morti che tornano sulla provinciale della Valle Brembana? O in un' adolescente che alla fermata di un autobus, nel baccano di un intervallo, o nel ronzio di una lezione, rivela a un'altra adolescente che Mac Donald, quello dei panini, trita la carne dei bambini brasiliani sventrati dai mercanti di organi?
        Forse perché le leggende contemporanee sono per le scienze umane - etnografia etnologia antropologia sociologia - quello che gli zibaldoni sono per la letteratura: materiale non finito, senza caselle in cui giacere, senza nome o con troppi nomi.
        Storie che qualcuno - uomini, donne, ragazzi, sfaccendati, bene informati - ascolta, dimentica, racconta e alla fine ritrova stampate e illustrate, con un titolo allettante e un sottotitolo semiaccademico, un po' astruso e un po' maccheronico, che combina nomi caldi e aggettivi freddi.
        Leggende contemporanee, ma ancora con la patina scura delle veglie di stalla; leggende urbane, metropolitane, ma che germinano tra boschi e discoteche, cippi per i morti della peste e lapidi per quelli del sabato sera.
        Voci. Dicerie. Bufale. Panzane. Verità nascoste. Cose che furono sempre e non avvennero mai.
        Spuntano e si dileguano all' improvviso, come passanti che credi di riconoscere. Per ritrovarle, non servono cacciatori (le voci e leggende non si lasciano stanare da un microfono aggressivo), ma raccoglitori, spigolatori, pescatori dai lunghi tempi morti e dai risvegli improvvisi, ricercatori disposti a perdere la bussola e la faccia per ritrovarsi comuni cercatori tra immagini e parole, voci e scritture, arcaico e moderno, trivialità e ineffabile.
        Raccogliere voci non consuma energie; nella fase iniziale, zibaldonesca, quando l' indice del percorso non è ancora tracciato, e chissà se lo sarà mai, è piuttosto una pratica che favorisce la sonnolenza, mentre si ascolta un gorgoglio adolescenziale da cui affiorano, filtrati da aule, oratori, campeggi, spogliatoi, sale giochi, altarini televisivi, riassunti di film horror, reminiscenze disneyane della foresta di Biancaneve e delle lacrime di Bambi, frammenti di Stephen King, spicchi di letture edificanti laiche e devote, aneddoti storici e paesani, exempla dei nonni reduci di guerra, barzellette nere, casistiche di ospedale e di obitorio, incubi infantili, spauracchi di suore e maestre.
        Aspettando, stuzzicando, gingillandosi, guardando dal finestrino, prima o poi una voce si ritrova, sgualcita, ammaccata dalle rifritture giornalistiche, televisive, letterarie, e al raccoglitore, impigrito dalla postura dell'ascolto, tocca l'ingrata bisogna di rimettere insieme per loro anche una sintassi e uno stile che forse non hanno mai avuto.
        Allora, per riprendere la mano, non gli resta che snidare qualcosa da tradurre, se possibile qualcosa di fantastico, qualcosa di fiabesco, qualcosa che galleggi nel ciberspazio, qualcosa di tanto vecchio da sembrare nuovo. Come il fantastico, voci e leggende sono seminatrici di dubbi, esercizi di credulità e incredulità per cinici e ingenui, ma consolano e spaventano come le fiabe, scarabocchiano la stessa morale bicolore, si accampano con la stessa zingaraggine nell' etere, sulla carta o in un computer, e hanno il dono di ringiovanire con l'oblio.
        Io ho tradotto per Zibaldoni:
        - Una storia di autostoppista fantasma trovata sul sito di uno scrittore belga francofono che scrive racconti fantastici, fantascientifici, grotteschi, pamphlet anticlericali e saggi sul fantastico, che non parla l' italiano ma raccoglie traduzioni italiane di poligrafi francesi: Claude Thomas, "La mort en stop", L'Ile fantastique (la morte autostoppista).
        - Una storia di vivi e morti nelle notti veneziane apparsa sul sito dei racconti fantastici di un ingegnere informatico francese altrettanto monoglotta: Thierry Caspar, "La cité des damnés", La porte du fantastique (la città dei dannati).
        - Cinque storie (due già apparse) di Claude Seignolle, etnografo e narratore della Francia oscura e degli anfratti di Parigi: due storie di strada e cimitero, "Pauvre Sonia" (Povera Sonia) e "Un louis terreux" (Incrostata di terra) e tre storie di case fuori dal tempo "Un vieux mélomane" (Un vecchio melomane), "Le numéro 141" (Il numero 141) e "Les roses d'en haut" (Le rose di sopra).
        Più che un bilancio da valutare, è una mappa, un fregio, una cadenza, un tambureggiamento, un tapis roulant che fa scorrere auto e autostop, strade, cimiteri, periferia, città, Parigi, provincia, Belgio, valli, case, porte, passaggi, internet, luoghi e non luoghi.
        È una lista, e come tutte le liste ha un elemento di continuità, di quelli che noti alla fine, quando credi di essertela cavata, di avere detto tanto senza dire niente: l'imbarazzo della scelta tra il dentro e il fuori, dentro o fuori dai generi, dai campi d'indagine, dal quotidiano, dalla scrittura. Ho sempre altro da fare, troppi spunti vaganti, e sono pigra. Produco poco, ma alla fine capisco perché proprio per Zibaldoni. Tra quelli di Zibaldoni il dentro e il fuori sono accoglienti.