 |
|
Caro
Enrico,
una
cosa che mi piacerebbe dire per sentire
le opinioni degli altri è che il
fatto di scrivere secondo me ha qualcosa
di molto vicino alla pratica ascetica, e
se non fosse che la parola religione chiama
subito in causa il lato confessionale e
dottrinario, direi anche religiosa. Ha una
tale presa sui pensieri e sulla vita che
si conduce che obbliga a salire sempre oltre,
dopo un po' si scopre che fare i conti con
la realtà del linguaggio è
un'esperienza totale. Se si imbocca questa
strada, oltre al fatto che mi sembra molto
difficile tornare indietro, succede anche
che si viene trasformati, e l'aspetto religioso
sta nella scoperta che dal un lato si è
attratti dall'abitare nel linguaggio e dall'altra
non si sa mai bene come fare a starci dentro,
cioè se si è in regola oppure
no con la potenza che offre, e dopo un po'
si scopre che questo starci dentro è
legato al flusso continuo di parole e discorsi
che ci legano agli altri. Forse sono cose
banali, quello che invece non mi sembra
banale è il cammino pratico che si
compie nel misurarsi con questo lato della
vita. Ecco certe cose che se trovassi l'estro
mi piacerebbe dire, ma dovrei anzitutto
vederle io stesso con più chiarezza
e quindi non garantisco niente. Mi accorgo
che una grossa parte delle mie energie mentali
se ne va alla mattina quando parlo coi miei
studenti. A causa della Moratti quest'anno
anziché le solite tre classi liceali
ne ho cinque, e per di più in due
scuole, sento molto la stanchezza. Quando
torno a casa certi giorni dopo aver parlato
ininterrottamente per cinque ore sono svuotato.
Vedremo.
A
presto.
Ivan Levrini
|