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ZIB II serie

 

 Una lettera
 di Ivan Levrini

"Nudo interno" di Antonio Pauciulo  

        Caro Enrico,
        una cosa che mi piacerebbe dire per sentire le opinioni degli altri è che il fatto di scrivere secondo me ha qualcosa di molto vicino alla pratica ascetica, e se non fosse che la parola religione chiama subito in causa il lato confessionale e dottrinario, direi anche religiosa. Ha una tale presa sui pensieri e sulla vita che si conduce che obbliga a salire sempre oltre, dopo un po' si scopre che fare i conti con la realtà del linguaggio è un'esperienza totale. Se si imbocca questa strada, oltre al fatto che mi sembra molto difficile tornare indietro, succede anche che si viene trasformati, e l'aspetto religioso sta nella scoperta che dal un lato si è attratti dall'abitare nel linguaggio e dall'altra non si sa mai bene come fare a starci dentro, cioè se si è in regola oppure no con la potenza che offre, e dopo un po' si scopre che questo starci dentro è legato al flusso continuo di parole e discorsi che ci legano agli altri. Forse sono cose banali, quello che invece non mi sembra banale è il cammino pratico che si compie nel misurarsi con questo lato della vita. Ecco certe cose che se trovassi l'estro mi piacerebbe dire, ma dovrei anzitutto vederle io stesso con più chiarezza e quindi non garantisco niente. Mi accorgo che una grossa parte delle mie energie mentali se ne va alla mattina quando parlo coi miei studenti. A causa della Moratti quest'anno anziché le solite tre classi liceali ne ho cinque, e per di più in due scuole, sento molto la stanchezza. Quando torno a casa certi giorni dopo aver parlato ininterrottamente per cinque ore sono svuotato. Vedremo.
        A presto.

Ivan Levrini