ANTOMARINI Chi

Da un osservatorio aereo, a occhio d’uccello, dentro molte finestre aperte per il caldo intravedi svolazzare lenzuola e biancheria di cotone, di lana e di carta, panni candeggiati e disinfettati, tutto un biancore di varichina. Piccoli gesti si ripetono in queste case per tutto il giorno e per tutta la notte, a intervalli di poche [continua]

Bosch 1

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

FORLANI Ciao

“Il peso del Ciao” (L’Arcolaio, 2012) di Francesco Forlani è un libro composito e variegato, esattamente come il suo autore. Animato dalla funambolica capacità di saltare con eleganza da un genere letterario a un altro, dal verso alla prosa, dalla scrittura saggistica a quella militante, Forlani in questo libro di poesie d’amore, d’occasione e di viaggio (del quale pubblichiamo qui la sezione “Canti da ring”) presenta se stesso e la sua incosciente versatilità. Ed è proprio l’incoscienza – ovverosia l’assoluta freschezza del dettato, dello stile e dell’ispirazione – la qualità che forse preferiamo di questo libro, perché oggi l’imperativo è: plastificare tutto, programmare la voce, eseguire lo spartito pedissequamente. E noi, com’è noto, siamo avversari fieri (e incoscienti) dell’oggi.

RANDACCIO Gadda

Se uno è a Milano e si trova a fare un giro in zona Sempione, poco distante dall’Arena, deve essere proprio attento per capire, a un certo punto dei suoi spostamenti, che è capitato in Largo Gadda: in effetti, e lo dico per esperienza diretta, basta chiedere alle vecchine che chiacchierano sulle panchine di piazza [continua]

BOSCH 2

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

Opera di Dino Baldi

C’è stato un momento, nel lungo corso della civilizzazione umana, in cui la parola onore ha voluto dire qualcosa? I cacciatori di significato battono in questi casi di preferenza i territori dell’antichità greca e latina, luoghi nei quali, si dice, le parole erano più vicine alle cose; e l’antichità non manca mai di offrire ai [continua]

Bosch 3

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

FIORE ANTONGINI Timbuctù

A bordo del piccolo aereo per Agadez, ripenso alla città che sto lasciando, Niamey: capitale del Niger, assetata dalla cronica siccità, asservita all’imposizione della  monocoltura di arachidi, governata da un presidente rigoroso e dogmatico. Silenziosa, non echi di risate, né musiche urlate da radio gracchianti, solo segno di vitalità le decine di lavandai che sbattono [continua]

BOSCH 5

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

Jacques Chessex

L’altra volta si parlava di provincia, in particolare di quella marginalità chiusa e soffocante che caratterizza i luoghi di confine e di montagna. Tra i più lividi narratori di questa condizione ho trovato alcuni autori di lingua romancia pubblicati (in traduzione) dall’editore Casagrande di Bellinzona: scrittori ispidi, che nulla concedono e quasi sembra vogliano negarsi [continua]

Bosch 4

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

Jacek Yerka, AUTUMN

L’altro giorno, a Roma in via dei Serpenti, un piccolo negozio di antiquariato era chiuso in pieno pomeriggio. Sulla vetrina c’era appeso un cartello scritto a mano: Torno subito. Sotto però si specificava: Se me va. Magari è solo perché il tenutario se lo può permettere, può essere che la flessione dialettale sia probante di [continua]

Fotografia di Walter Nardon

Il mezzo che aveva a disposizione per il compimento dell’impresa era una bici senza freni, viola, bilanciata, compagna fidatissima. A voler essere precisi, il manubrio era privo ormai anche delle leve dei freni, e il telaio si snodava senza alcuna dotazione delle guaine entro le quali un tempo erano scorsi i cordini che si fissavano [continua]

Osvaldo Lamborghini e Luis Thonis

In questi giorni sta per andare in libreria Il dottor Hartz e altre poesie di Osvaldo Lamborghini, a cura e con un saggio di Massimo Rizzante e Postilla di Alan Pauls (Scheiwiller Libri, Milano 2012). Dopo Borges, è difficile trovare negli ultimi decenni un’opera poetica così originale e inclassificabile. Il mondo di Lamborghini è materiale, violento e crudele come un coltello domestico che una volta preso in mano si trasforma in uno strumento di tortura. Parlando della letteratura argentina contemporanea come di una casa, Roberto Bolaño ha detto una volta che Lamborghini è una scatola dimenticata sulla credenza della cantina: una scatola piccola e piena di polvere. Ma se uno la apre ci trova l’inferno… Presentiamo qui due frammenti dell’Introduzione di Massimo Rizzante e una poesia di Lamborghini.

Zibook - gli ebook di Zibaldoni

Letture a sorpresa

dialogo

Gianni Celati risponde a Massimo Rizzante – “Sembrerebbe che i narratori moderni non capiscano più cosa significhi raccontare l’altro mondo, quasi che fossero permanentemente ospedalizzati in questo mondo e nella cosiddetta ‘realtà’, di cui il loro linguaggio deve essere al servizio. Perciò quasi tutti i romanzi in circolazione debbono mettere avanti un progetto di dire qualcosa di drammatico su questo mondo, sulla ‘realtà’, per poter essere presi seriamente”.

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I testi raccolti in questo volume risalgono al tempo in cui – poco meno di dieci anni fa – me ne andavo in giro per i luoghi in cui sono nato e vivo, nei paraggi di Napoli, a prendere appunti su tutto: sulle insegne dei negozi, sui muri scrostati dei palazzi, sui cortili, sulle storie [continua]