FIORE ANTONGINI Timbuctù

A bordo del piccolo aereo per Agadez, ripenso alla città che sto lasciando, Niamey: capitale del Niger, assetata dalla cronica siccità, asservita all’imposizione della  monocoltura di arachidi, governata da un presidente rigoroso e dogmatico. Silenziosa, non echi di risate, né musiche urlate da radio gracchianti, solo segno di vitalità le decine di lavandai che sbattono [continua]

BOSCH 5

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

Jacques Chessex

L’altra volta si parlava di provincia, in particolare di quella marginalità chiusa e soffocante che caratterizza i luoghi di confine e di montagna. Tra i più lividi narratori di questa condizione ho trovato alcuni autori di lingua romancia pubblicati (in traduzione) dall’editore Casagrande di Bellinzona: scrittori ispidi, che nulla concedono e quasi sembra vogliano negarsi [continua]

Bosch 4

In compagnia del giambico Daniele Ventre e dell’infernale Hieronymus Bosch, ZIBALDONI s’incammina pensosamente verso le prossime elezioni politiche. Sette puntate tachicardiche, popolate di figure grottesche di scrittori politici banchieri, da scandire ad alta voce e in buona compagnia, per purificarsi dalle scorie velenose delle propagande.

Jacek Yerka, AUTUMN

L’altro giorno, a Roma in via dei Serpenti, un piccolo negozio di antiquariato era chiuso in pieno pomeriggio. Sulla vetrina c’era appeso un cartello scritto a mano: Torno subito. Sotto però si specificava: Se me va. Magari è solo perché il tenutario se lo può permettere, può essere che la flessione dialettale sia probante di [continua]

Fotografia di Walter Nardon

Il mezzo che aveva a disposizione per il compimento dell’impresa era una bici senza freni, viola, bilanciata, compagna fidatissima. A voler essere precisi, il manubrio era privo ormai anche delle leve dei freni, e il telaio si snodava senza alcuna dotazione delle guaine entro le quali un tempo erano scorsi i cordini che si fissavano [continua]

Osvaldo Lamborghini e Luis Thonis

In questi giorni sta per andare in libreria Il dottor Hartz e altre poesie di Osvaldo Lamborghini, a cura e con un saggio di Massimo Rizzante e Postilla di Alan Pauls (Scheiwiller Libri, Milano 2012). Dopo Borges, è difficile trovare negli ultimi decenni un’opera poetica così originale e inclassificabile. Il mondo di Lamborghini è materiale, violento e crudele come un coltello domestico che una volta preso in mano si trasforma in uno strumento di tortura. Parlando della letteratura argentina contemporanea come di una casa, Roberto Bolaño ha detto una volta che Lamborghini è una scatola dimenticata sulla credenza della cantina: una scatola piccola e piena di polvere. Ma se uno la apre ci trova l’inferno… Presentiamo qui due frammenti dell’Introduzione di Massimo Rizzante e una poesia di Lamborghini.

Prete ILLUSTRAZIONE

Una donna entra ed esce da una storia misteriosa e banale, approda alla terra dei racconti incompiuti, infine forse svanisce. Un testo inedito di Antonio Prete, in omaggio a Julio Cortázar.

Fotografia di Simona Carretta

Il testo di Lakis Proguidis che proponiamo, nella traduzione di Simona Carretta, è tratto dal n. 50 della rivista «L’atelier du roman» (giugno 2007, Flammarion), che ospita un dossier sul tema: “Romanzo, saggio: affinità elettive”. «L’atelier du roman», di cui Lakis Proguidis è anche il direttore, è pubblicata a Parigi dal 1993.

“Ho nostalgia di quando copiavo inviti a cena e biglietti da visita di dottori, allora ero felice come un bambino, immaginavo che la mia scrittura producesse cibi deliziosi o curasse malati inguaribili: cose che la mia calligrafia certificava con arabescata precisione. Oggi non lo credo più. Oggi non so dove andrà il mondo, anche se qui a Herisau è facile prevederlo”.

Zibook - gli ebook di Zibaldoni

Letture a sorpresa

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Dunque era così che ci si sentiva, verso la fine? Il corridoio umido era più scuro dell’ultima volta in cui ci era entrato, sembrava anche più stretto. Avanzava facendosi largo fra le borse, i piedi degli studenti e delle molte studentesse accovacciate contro il muro in attesa della comparsa di un docente per ora lontano, [continua]

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GIOVANNI ACCARDO: Il tuo esordio è all’insegna di Tolstoj, un grandissimo romanziere ma anche un educatore, visto che nel 1859 fondò una scuola per i contadini a Jàsnaja Poljana. Approfittò di un viaggio in Europa per accompagnare sulla Costa Azzurra un fratello ammalato di tubercolosi, per visitare scuole, discutere con pedagogisti, raccogliere persino i quaderni [continua]