| Alla
ricerca
di una scrittura che non conosciamo
di Enrico De Vivo e
Gianluca Virgilio
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Lo
scrittore scrive su ciò che
prova, vede e sente, oppure su ciò
che gli viene in mente. Solitamente
ha molti piccoli pensieri che non
può affatto utilizzare, e questa
è una circostanza che spesso
lo porta alla disperazione. Gli accade
d'altro canto di avere in mente molte
cose utilizzabili, ma può succedere
che il suo capitale resti inutilizzato
per anni ed anni, perché non
trova o perché nelle sue vicinanze
non c'è nessuna persona benintenzionata
che gli faccia disinteressatamente
notare la sua ricchezza nascosta.
Un bel giorno, ad alcuni stimati redattori
di giornali può venire in mente
di esortare un simile scrittore ad
inviare una prova della propria arte....
Robert Walser, Lo
scrittore |
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Questo
libro si apre con uno testo di Robert Walser,
inedito in Italia, in cui lo scrittore svizzero
ci offre un saggio esemplare della sua scrittura
e del suo metodo di ricerca. Con un fraseggio
pacato e circospetto, partendo dalla descrizione
degli aspetti più singolari e bizzarri
di una figura piuttosto scontata, Walser
riesce a risalire per una china tutta sua
al "carattere poetico", per dirla
con Vico, di quello che definiamo scrittore.
È proprio grazie a una meticolosa
attenzione per i gesti più insignificanti
o per le azioni più banali, piuttosto
che per le inquadrature grandangolari o
generiche, che Walser riesce a trasformare
la cosiddetta "realtà"
in una immagine di sogno, più vera
del vero - come sempre più veri del
vero sono i sogni. La sensazione che si
ricava alla fine della lettura di un testo
semplicissimo e breve come Lo scrittore
è quella di aver capito che cosa
è veramente uno scrittore.
Analogamente,
Il fior fiore di Zibaldoni e altre
meraviglie è una raccolta
di testi messi assieme inseguendo il sogno
della letteratura, l'immagine di che cosa
è veramente la letteratura.
Il metodo che abbiamo adottato è
simile a quello di Walser, se non identico:
in questo libro, infatti, non ci sono proclami
critici o declamazioni canoniche, non si
offrono definizioni analitiche di questo
o quel modo di scrivere, e nemmeno diciamo
la nostra sulla situazione politica nazionale
o internazionale (sport molto praticato
dagli intellettuali); bensì mostriamo
- come tante icone anche stranissime, esattamente
alla stregua di certi particolari delle
oniriche descrizioni walseriane - una serie
di esempi di scrittura che, si spera, lasceranno
una traccia nella memoria di ciascun lettore,
non fosse altro perché ormai la vera
scrittura è l'unico spazio aperto,
l'unico territorio incolonizzato in cui
possiamo cogliere l'annuncio di un cambiamento.
"Dobbiamo metterci alla ricerca di
una forma che sia la forma della vita, alla
ricerca di una linea vitae, di
una scrittura che non conosciamo",
suggeriva Antonio Prete qualche tempo fa
in un pubblico dibattito (1).
Inoltre,
tra le tante, minute e veritiere osservazioni
contenute in questo breve testo dello scrittore
svizzero, ci piace immaginare che quando
si allude ad "alcuni stimati redattori",
si faccia riferimento esplicito proprio
a noi, che circa tre anni fa demmo vita
a una rivista letteraria on-line con nessun
altro scopo che di tentare la ricerca di
questa linea vitae, che costituisse
per noi il filo conduttore di ogni discorso.
La
rivista letteraria che fondammo si chiamò
Zibaldoni e altre meraviglie,
e oggi da quella rivista viene fuori il
libro che ne raccoglie il fior fiore,
insieme a molti testi inediti di tanti altri
"eroi della penna". È davvero
stupefacente constatare, a distanza di tempo,
quante "ricchezze nascoste" giacessero
nei cassetti di quelle ridicolissime persone
che siamo soliti chiamare scrittori. Ricchezze
di ogni genere, come in un bazar metafisico
intravisto forse soltanto nei sogni di lettori
meravigliosi: poesie finissime ed elucubranti,
poesie tristi e tristissime, racconti con
delle fotografie dentro, racconti fatti
con una lingua fresca e femminile, racconti
appassionati e travolgenti, saggi felici
come pensieri scapestrati, intuizioni straordinarie,
pensate di ogni tipo e lettere di ogni lunghezza,
appunti e aforismi, note a margine e scritture
drammaticamente morali.
Walser
lo sapeva bene: "lo scrittore è
tutto e deve essere tutto". Anzi, lo
scrittore, quando è tutto, ossia
quando è davvero scrittore, "non
ha più nulla a che fare con se stesso;
e quando ha dato forma alla prima frase
non si riconosce più".
Antonio
Prete e Gianni Celati, rileggendo magistralmente
Leopardi, hanno fatto eco a questa definizione
perfetta dello scrittore, rilevando come
oggi, nel panorama della letteratura professionalizzata
contemporanea, sia sempre più difficile
incontrare qualche "persona ridicola"
che non ami parlare sempre e solo di sé.
In un mondo in cui ogni attività
umana è sempre più solipsistica
e soggettivizzata (2),
non è paradossale affermare che solo
lo scrittore - cioè lo scrittore
di cui parlano Walser e Leopardi, e cui
alludiamo noi in questo libro - potrebbe
ancora dire una parola degna di essere ascoltata,
cioè una parola senza etichette,
che non appartiene più a nessuno
perché appartiene finalmente a tutti.
Ma
dove è ancora possibile incontrare
uno scrittore del genere, se non, come ci
fa ben vedere Walser, nel chiuso di qualche
sperduta e angusta stanza, magari a grattarsi
la testa e a sbirciare dubbioso il foglio
bianco in attesa di proiettarvi ardite fantasie?
Quando abbiamo ideato la rivista Zibaldoni
e altre meraviglie, noi eravamo
quei certi redattori di giornale cui era
venuto in mente di andare a vedere che cosa
fanno alcune "ridicole persone"
che scrivono sparse per il mondo. Ci animava
l'idea che soltanto mettendo insieme le
esperienze di scrittura più disparate
fosse possibile dar corpo ad un'idea
veritiera, e cioè credibile,
di letteratura.
Oggi,
pubblicando questo libro collettivo, noi
intendiamo rinnovare altresì una
riflessione su come meglio sia possibile
lavorare insieme. "Tutti scrivono,
tutti, ognuno nel suo deserto", ebbe
a dire Gianni Celati in un suo intervento
a Frascati qualche tempo fa (3);
e questa è forse la rappresentazione
più drammaticamente obiettiva della
condizione dello scrittore moderno. La società
della comunicazione universale, dove ciascuno
è raggiungibile in qualunque momento
e in qualunque punto del Globo, è
in realtà la società desertica,
dove si vive in un isolamento forzato e
in questo isolamento si opera, ognuno con
le sue poche forze, come se si fosse in
un deserto di sabbia. Questa condizione
dell'uomo moderno è anche la condizione
dello scrittore. Ma noi vogliamo illuderci
che sia possibile aprire uno spazio di comunicazione
tra le monadi disperse nel deserto, che
sia possibile opporvi i legami della letteratura,
intesa come desiderio affabulatorio.
Per
concludere, tutto quello che il lettore
incontrerà in queste pagine, messo
assieme finalmente "in un volume",
è il frutto di una sola penna collettiva,
grazie alla quale, agitandosi con discrezione
nel corso di questi anni, con affanno e
senza requie, alcune sperdute "persone
ridicole" si sono rincorse e cercate,
senza altro fine che di ritrovare immagini
di sogno credibili, ovvero di riuscire almeno
un poco a capire che cosa è veramente
la letteratura.
Angri-Galatina,
Ferragosto 2004
(1)
Cfr. www.zibaldoni.it
al link Convegno
Zibaldoni, in ZIB I
Serie.
(2)
Cfr. www.zibaldoni.it
al link Convegno
Zibaldoni,
in ZIB I Serie.
(3)
Cfr. www.zibaldoni.it
al link Convegno
Zibaldoni,
in ZIB I Serie.
[da
Il fior fiore di Zibaldoni e altre meraviglie,
Edizioni Santoro, Galatina (LE), Settembre
2004]
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