La
luna e il piazzese
di
Francesco Lanza
Due
mazzarinesi, 'mbriachi fino alle nasche
come scimmie, uscirono dalla taverna ch'era
notte; e per ragionarla meglio se n'andavano
a braccetto a piacere dei piedi, un passo
avanti e due indietro, che parevano a mare.
A
un punto, sul campanile della chiesa si
levò la luna, tonda come una ruota
e tutta raggiante; e quelli, che gli pesava
il vino, restarono allucinati a mirarla.
Uno
della partita, ch'era il più cotto,
gli parve il sole, e mostrandola al compagno
faceva: - Guardate, compare mio, che ci
è spuntato il sole tra' i piedi,
e noi non ce ne siamo accorti.
E
l'altro, per non dargliela vinta: - Gnornò,
che non è il sole, ma la luna, che
i galli non cantano.
E
quello: - E io vi dico che è il sole.
-
E io, che è la luna.
È
il sole, è la luna, nessuno se la
voleva dar persa, e se non era che non stavano
dritti finiva a zuffa. Finalmente, si trovava
a passare di là il piazzese, che
iva a Mazzarino, pei fatti suoi; e quelli
vedendolo si volsero a lui, che dicesse
la sua: - O voi, messere, è quello
il sole, o la luna?
E
il piazzese: - Ahbo', io forestiero sono!
(tratto
da Mimi siciliani, in Mimi
e altre cose, Sansoni, Firenze, 1946)
L'immagine
che illustra questo pezzo è di Luigi
Latino
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