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15 novembre 2004  

La luna e il piazzese
di Francesco Lanza

immagine di Luigi Latino

        Due mazzarinesi, 'mbriachi fino alle nasche come scimmie, uscirono dalla taverna ch'era notte; e per ragionarla meglio se n'andavano a braccetto a piacere dei piedi, un passo avanti e due indietro, che parevano a mare.
        A un punto, sul campanile della chiesa si levò la luna, tonda come una ruota e tutta raggiante; e quelli, che gli pesava il vino, restarono allucinati a mirarla.
        Uno della partita, ch'era il più cotto, gli parve il sole, e mostrandola al compagno faceva: - Guardate, compare mio, che ci è spuntato il sole tra' i piedi, e noi non ce ne siamo accorti.
        E l'altro, per non dargliela vinta: - Gnornò, che non è il sole, ma la luna, che i galli non cantano.
        E quello: - E io vi dico che è il sole.
        - E io, che è la luna.
        È il sole, è la luna, nessuno se la voleva dar persa, e se non era che non stavano dritti finiva a zuffa. Finalmente, si trovava a passare di là il piazzese, che iva a Mazzarino, pei fatti suoi; e quelli vedendolo si volsero a lui, che dicesse la sua: - O voi, messere, è quello il sole, o la luna?
        E il piazzese: - Ahbo', io forestiero sono!

(tratto da Mimi siciliani, in Mimi e altre cose, Sansoni, Firenze, 1946)

        L'immagine che illustra questo pezzo è di Luigi Latino