Sia
lode al Trascrittore!
di
Gianluca Virgilio
Trascrivere,
ovvero trasferire un pensiero, un'idea,
una scrittura altrui sul proprio quaderno,
mentre, nel frattempo, in noi tutto tace.
La scrittura altrui ospite del nostro supporto,
cartaceo o virtuale che sia, cui cediamo
volontariamente il posto, per sopperire
alla nostra défaillance,
al ritirarsi del nostro pensiero. Trascrivere
non è citare, poiché citare
significa ricorrere ad altri scrittori perché
convalidino il nostro pensiero, lasciar
dire ad altri meglio di noi quello che noi
abbiamo detto peggio, utilizzare le parole
a riprova di una volontà di dire.
Trascrivere, invece, prevede l'assenza di
ogni volontà, il congelamento di
ogni soggettività, il desiderio di
non scrivere. Trascrivere è un oltrepassare
la scrittura, andare al di là del
proprio segno, una pura perdita di noi stessi.
Trascrivere è un ritrovare la nostra
scrittura dentro quella di una altro, ma
in un modo particolare, che prevede non
già un'appropriazione, ma una risonanza.
Trascrivendo, noi risuoniamo, ovvero rimandiamo
un suono nel quale appare concentrato il
senso ultimo di ogni scrittura, la sua possibilità
di sopravvivere alla distruzione del tempo,
alla morte dello scrittore. Trascrivere
è l'unico modo serio di leggere,
poiché ogni frase, ogni parola, ogni
lettera diventa soggetta alle stesse attenzioni
di colui che la scrisse. Il trascrittore
è l'unico uomo della Terra che renda
il giusto onore allo scrittore. Sia lode
al Trascrittore!
L'immagine
che illustra questo pezzo è di Jan
Vermeer
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