A
me pare che tra le grandi migrazioni
della nostra epoca ci sia anche da parlare
della migrazione del popolo del consumo.
Ma, prima di parlare di questa migrazione
dell'era moderna, vorrei ricordare una
bella frase di Robert Walser che mi
ha sempre dato di che pensare e che
mi sembra abbia molto a che vedere anche
con certe cose che diceva Leopardi.
È una frase contenuta nel romanzo
intitolato Jakob von Gunten, pubblicato
nel 1909. Qui Walser descrive un dialogo
tra Jakob von Gunten, che poi
è lo stesso Walser, e il fratello
Johann, che poi è anche lui un
alter-ego di un personaggio reale e
cioè di Karl Walser, pittore
e illustratore, fratello di Robert.
I due si incontrano a Berlino, dove
Johann è già un illustratore
e pittore di un certo successo mentre
Jakob frequenta una scuola per servitori,
e cominciano a parlare di molte cose,
e tra l'altro del fatto che in fondo
nella vita non c'è nulla per
cui valga veramente la pena di vivere.
E a un certo punto Johann esce con questa
frase che secondo me contiene molte
cose vere. Anzi, forse è l'unica
cosa vera di questa nostra epoca. La
frase è questa: "Senza dubbio
c'è al mondo un cosiddetto progresso,
ma non è che una delle molte
bugie messe in giro dagli affaristi
per poter spremere tanto più
sfacciatamente e cinicamente denaro
dalla massa. Oggi la massa è
diventata lo schiavo, e l'individuo
è lo schiavo del grandioso pensiero
di massa. Non c'è più
niente di bello né di egregio".
Mentre
stavo trascrivendo questa frase mi è
anche venuta in mente una frase dei
Colloqui col professor Y, dove
Céline parla del fatto che si
è tutti ubriacati "dagli
imbonimenti delle agenzie", e anche
questa frase di Céline mi pare
una gran verità per capire le
migrazioni moderne.
*
Ci
sono ad esempio dei cosiddetti centri
commerciali, nel profondo nord della
nazione italiana, dove nel corso di
tutta la cosiddetta settimana lavorativa
ma soprattutto il sabato si verificano
delle grandi migrazioni di massa. Questi
centri commerciali si trovano quasi
sempre alle periferie degli agglomerati
urbani, a volte perfino in aperta campagna,
e assomigliano a dei templi dove il
popolo dei migratori del consumo va
a celebrare i propri riti. Ho detto
che assomigliano a dei templi, perché
qui dalle mie parti c'è ne uno
che assomiglia ad un tempio azteco,
con una specie di cupola fatta di gradini
di vetro da cui filtra la luce esterna,
e a volte ho l'impressione che dentro
quel tempio azteco si compiano dei riti
sacrificali con qualcuno che viene immolato
sull'altare di qualche offerta speciale
o di qualche vendita a rate di un prodotto
particolarmente costoso del quale ha
visto la pubblicità.
Ma
mi rendo conto che sto divagando, e
allora vengo al punto. Secondo me succede
questo: durante tutta la cosiddetta
settimana lavorativa i migratori del
popolo del consumo guardano le pubblicità
alla televisione e sui giornali, e poi
al sabato migrano nei centri commerciali
per comprare quello che hanno visto
sulle pubblicità alla televisione
e sui giornali. Secondo me, si capisce
che sono migratori del consumo perché
hanno sempre un'aria un po' stranita,
nel senso che sono in giro per questi
centri commerciali come dei dispersi
che cercano un rifugio in qualcosa da
comprare e da consumare. E infatti poi
quando escono coi carrelli pieni di
roba acquistata hanno un'espressione
come di chi ha trovato una patria dove
stare e dove sentirsi cittadini con
pieno diritto. Ma secondo me la salvezza
non la trovano nei cosiddetti alimenti
con cui semplicemente si sfamano oppure
molto spesso ingrassano e si rovinano
il fegato e il sangue e tutti gli organi
che si possono rovinare. No, secondo
me la salvezza la trovano nell'acquisto
di cose assolutamente inutili, e questo
credo che succeda per una specie di
principio di emulazione. Nel senso che
capita che qualcuno compri ad esempio
un telefono cellulare con tantissime
funzioni, che costa tantissimo, e poi
si sparge la voce e allora anche tutti
gli altri corrono a comprare quello
stesso telefono cellulare, e poi passano
ore e ore a digitare sui tasti del telefono
cellulare, a mandarsi messaggi che non
dicono niente, o a parlare senza dire
niente, o addirittura a mandarsi delle
fotografie.
A
questo punto mi scuso se devo divagare
di nuovo, ma parlando di telefoni cellulari
e cose simili mi è venuta in
mente una storia che secondo me merita
di essere raccontata. Non molto tempo
fa camminavo per le vie del centro della
città in cui abito, che è
una città molto ricca e con una
tenore di vita molto alto, e con molte
persone che se ne vanno in giro indossando
vestiti molto costosi, così che
si ha l'impressione di andare in giro
in mezzo a una sfilata di moda, e poi
tra l'altro mi è anche capitato
di vedere un uomo che si serviva del
telecomando per la chiusura centralizzata
della propria automobile con un gesto
di uno che non morirà mai, e
la cosa devo dire che mi ha fatto un'enorme
impressione, ma ritornando a quello
che volevo raccontare insomma un giorno,
non molto tempo fa, camminavo per le
vie del centro della città in
cui abito e ho visto questa cosa:
Ho
visto che sulla soglia di un negozio
di pelletteria c'era un uomo ancora
piuttosto giovane che in una mano teneva
una borsa da donna che dall'aspetto
sembrava molto costosa essendo tempestata
di gemme o diamanti o cose simili, e
nell'altra mano un telefono cellulare
puntato verso la borsa da donna, voglio
dire come a volerla fotografare. E allora
a me è venuta una strana impressione
perché non capivo quello che
stava succedendo, nel senso che mi sembrava
come un sogno molto strambo. E allora
senza farmi notare mi sono avvicinato
alla soglia di quel negozio di pelletteria
e ho fatto finta di guardare la vetrina
e intanto ho capito quello che stava
succedendo. L'uomo che aveva in una
mano il telefono cellulare e nell'altra
una borsa da donna stava comprando la
borsa da donna alla donna con la quale
stava parlando al telefono cellulare,
e puntava il telefono cellulare verso
la borsa da donna per fare in modo che
la donna all'altro capo del telefono
cellulare potesse vedere l'immagine
della borsa da donna che l'uomo voleva
comprarle. E poi ho anche sentito la
voce di lei che, dall'altro capo del
telefono cellulare, le diceva che le
sembrava troppo piccola quella borsa
da donna, e lui che invece le diceva
ma no guarda che ti sbagli è
l'immagine che la rimpicciolisce guarda
che non è poi così piccola
anzi la commessa mi sta dicendo che
ce l'ha anche lei e che è molto
capiente, e lei che non smetteva invece
di dire che vista così le sembrava
un po' piccola e che non ci stavano
tutte le cose che lei di solito teneva
in borsa. E io ero lì che facevo
finta di guardare la vetrina e per dieci
minuti o forse anche più ho ascoltato
questa conversazione, con la donna all'altro
capo del telefono cellulare che alla
fine si era convinta e aveva detto all'uomo
di comprarle la borsa, e allora lui
era entrato nel negozio e aveva comprato
la borsa e l'aveva anche pagata, molto
probabilmente svariate centinaia di
euro. E poi ovviamente mi sono allontanato
dalla vetrina e ho continuato a camminare
per le vie del centro, e mi sembrava
come se l'eternità fosse scesa
sulla terra, perché tutto mi
sembrava che non esistesse davvero,
e che quindi fosse una specie di eternità
dove tutto è fermo. O forse anche
mi sembrava come di essere dentro un
sogno dove tutto quello che accade è
vero, e proprio perché è
vero non ha nessun significato. Come
in una specie di incubo di dio. Ma poi
in realtà avevo pensieri troppo
confusi, e allora ho continuato a camminare
per le vie del centro senza capire niente,
se non che appunto era calata l'eternità
o che forse mi stavo svegliando da un
sogno, o che forse era tutto un incubo
di dio.
Ma
mi accorgo che sto continuando a divagare,
e allora torno a parlare delle migrazioni
del popolo del consumo, e tra l'altro
devo correggere una cosa che ho scritto
prima quando ho scritto che queste migrazioni
si svolgono soprattutto il sabato. Perché
ormai da un po' di tempo a questa parte
i centri commerciali della zona in cui
vivo, e soprattutto quello a forma di
tempio azteco, aprono anche nella giornata
di domenica, e allora si assiste alle
migrazioni domenicali del popolo del
consumo. Inizialmente, i centri commerciali
tenevano aperto la domenica solo nel
periodo precedente la festa del santo
natale, quando si assiste ad un notevole
incremento migratorio dei consumatori
che devono farsi regali a vicenda e
allora hanno tante cose da comprare.
Ma poi a quanto pare ci sono stati studi
specialistici che hanno detto che forse
era meglio tenerli aperti sempre i centri
commerciali, anche la domenica, perché
la domenica c'erano molti esseri umani
che non sapevano cosa fare di se stessi
e molto spesso si uccidevano per noia.
E in effetti da quando i centri commerciali
tengono aperto anche la domenica, il
numero dei suicidi, stando alle più
recenti statistiche, è considerevolmente
diminuito, nel senso che la domenica
molti esseri umani, invece che ammazzarsi,
vanno nei centri commerciali e arrivano
a sera guardando le vetrine, entrando
nei negozi e comprando tantissime cose
inutili. Io ad esempio conosco molte
persone che la domenica mattina si mettono
in macchina e raggiungono il più
vicino centro commerciale, dove poi
passano l'intera giornata fino a sera.
Alcuni li vedo perfino avviarsi alle
prime luci dell'alba, e vedo che sui
loro volti c'è un'espressione
un po' ebete come di chi sta andando
da qualche parte senza sapere cosa va
a fare. Ma il punto credo che sia proprio
questo, nel senso che queste persone
vanno nei centri commerciali non per
fare qualcosa ma semplicemente per andarci,
forse perché come dicevo prima
hanno trovato una patria da condividere
coi propri simili e dove sentirsi cittadini
con pieno diritto. Verso metà
mattina si vedono intere colonne di
automobili dirette verso i centri commerciali,
e poi credo sia importante osservare
gli esseri umani quando arrivano nei
parcheggi dei centri commerciali. Io
una volta mi sono appostato per osservarli
e ho notato che quando posteggiano l'automobile
e poi scendono c'è una luce particolare
nei loro occhi, come una specie di impazienza:
è come se non riuscissero più
a stare all'aperto, alla luce naturale,
e cercassero un rifugio nella luce artificiale
che c'è dentro i centri commerciali.
Secondo me succede qualcosa nel loro
cervello, o forse c'è una dilatazione
delle pupille, o forse una produzione
di endorfine che li fa sentir bene.
Fatto sta che, quando si incamminano
verso il centro commerciale, sembrano
pellegrini che hanno trovato la strada
della salvezza. Poi entrano, sono circondati
dalle luci e dai suoni, comprano, e
non hanno neanche più bisogno
di credere in dio. Alcuni, a quanto
pare, ci credono ancora, ma così
come si spera che ci sia un'offerta
speciale sui biscotti per la prima colazione,
e anzi ci sono molti che pensano che
dio parli a loro attraverso un tagliaerba
a prezzo scontatissimo o uno shampoo
che fa ricrescere i capelli. Io personalmente
quando li vedo camminare così
in mezzo agli scaffali o mentre osservano
le vetrine capisco bene che non hanno
più bisogno di dio, perché
mi rendo conto che lì non ci
sono più paure, e soprattutto
non c'è più la paura di
dover morire e non sapere cosa sarà,
che poi credo sia il motivo per cui
ci si mette in testa di credere in dio.
Ecco perché quando ho visto la
scena della borsetta della quale parlavo
prima mi è venuta in mente l'eternità,
perché migrando verso i luoghi
del consumo non c'è più
il senso del tempo, e uno quando arriva
sera non viene più preso dagli
interrogativi se tutto in fondo è
inutile o cose del genere. Voglio dire
che secondo me nei centri commerciali
il tempo non esiste, perché è
tutto sospeso in un'eternità
che non va da nessuna parte e nella
quale si nuota come pesci in un acquario.
La cosa davvero interessante è
che adesso, a quanto pare, c'è
l'intenzione di tener aperti i centri
commerciali anche di notte, e quindi
per così dire 24 ore su 24, perché
così, entrando in un centro commerciale,
si avrà davvero l'impressione
di entrare nell'eternità. E allora
molto probabilmente ci saranno anche
migrazioni notturne, e i centri commerciali
saranno illuminati nel buio delle notti
come isole di salvezza, e le luci saranno
i segnali di salvezza, come fari per
i naviganti dispersi, e chi vorrà
sfuggire a un dolore o a una sofferenza
entrerà nell'eternità
del centro commerciale e comprerà
una tuta da subacqueo che non gli servirà
a niente, ma almeno l'avrà comprata.
Ma
adesso voglio parlare ancora un po'
dell'eternità dove si nuota come
pesci in un acquario. A dire il vero
potrei anche raccontare la storia di
un essere umano che, credendosi poeta,
metteva in versi tutto quello che vedeva,
e che una volta ha scritto una poesia
sui prodotti esposti sugli scaffali
di un centro commerciale. Oppure potrei
raccontare la storia di un gruppo di
persone che, come si dice, stavano sempre
"sulla notizia" e aspettavano
da un momento all'altro la morte di
un cosiddetto personaggio importante
o di rilievo mondiale, e avevano preparato
tutto per dare notizia della morte di
quel personaggio importante o di rilievo
mondiale, ma poi quel personaggio importante
o di rilievo mondiale non moriva, e
loro continuavano a essere lì
"sulla notizia", con anche
i telefoni cellulari accesi giorno e
notte nel caso il personaggio importante
o di rilievo mondiale fosse morto per
dire alle quattro di notte o cose del
genere, ma il personaggio importante
o di rilievo mondiale continuava a non
morire, e loro se ne stavano lì
con tutti i loro preparativi e i telefoni
cellulari accesi giorno e notte senza
sapere cosa fare di se stessi, e anzi
arrabbiati perché continuando
a tenere sempre accesi i telefoni cellulari
dovevano metterli sotto carica, come
si suol dire, oppure comprare sempre
nuove ricariche, come si suol dire.
Oppure anche potrei raccontare la storia
di un essere umano che si era messo
in testa che più libri si leggevano
e più tardi si moriva, e che
se ne andava in giro guardando con sprezzo
tutti quelli che avevano letto meno
libri di lui, calcolando il giorno in
cui sarebbero morti in base al numero
di libri che avevano letto. Però
adesso preferisco parlare un po' dell'eternità
dove si nuota come pesci nell'acquario.
La prima cosa che vorrei dire è
che a me sembra che in questa eternità
si vada in giro vestiti tutti allo stesso
modo, secondo quanto impone la cosiddetta
moda del periodo. Nell'acquario dell'eternità
non ci si riesce neanche più
a distinguere l'uno dall'altro, perché
non solo tutti sono vestiti allo stesso
modo, ma anche perché hanno lo
stesso modo di parlare, nel senso che
si esprimono in una strana lingua che
non esprime niente, oppure esprime qualcosa
di sentito dire da qualche parte, per
esempio nelle pubblicità televisive
o ai telegiornali. Un'altra cosa strana
dell'acquario dell'eternità è
che si ha l'impressione che le sue acque
siano stagnanti, che siano sempre le
stesse, e invece nell'acquario dell'eternità
succedono moltissime cose, le acque
non sono mai le stesse, e anche quelli
che si trovano nell'acquario dell'eternità
non sono mai gli stessi. Ma forse qui
è necessario che mi spieghi.
Quando
uno si trova nell'acquario dell'eternità,
ha l'impressione che ci rimarrà
per sempre, e allora va in giro nuotando
e boccheggiando come uno che si è
messo in testa che ci rimarrà
per sempre. L'acquario dell'eternità
ha la forma di un parallelepipedo con
i vetri schermati di colore grigio scuro,
di modo che da fuori si vedono solo
ombre, e da dentro si vedono anche solo
ombre. Ma il problema è che da
dentro non ci si rende conto che sono
solo ombre quelle che si vedono, e così
si scambiano le ombre per cose reali,
e si continua a vagare nuotare e boccheggiare
con la convinzione di vedere cose reali
al posto di ombre, e in più con
la convinzione che nell'acquario dell'eternità
ci si rimarrà per sempre. Ma
in realtà la popolazione dell'acquario
dell'eternità cambia ogni giorno,
nel senso che ogni giorno ci sono nuovi
arrivi e nuove partenze, nel senso che
si viene buttati dentro e tirati fuori,
e nell'arco per dire di cinquanta o
sessant'anni la popolazione cambia quasi
completamente, ma per effetto dei vetri
schermati si ha l'impressione che non
cambi mai niente. Si potrebbe quasi
dire che l'acquario dell'eternità
sia quindi il prodotto o l'effetto di
un'illusione ottica. Anche qui, forse,
è necessario che mi spieghi,
ma prima voglio parlare ancora del gruppo
di persone che aspettavano da un momento
all'altro la morte del personaggio famoso
e di rilievo mondiale.
La
cosa importante da sapere è che
il personaggio famoso e di rilievo mondiale
non era soltanto un personaggio famoso
o di livello mondiale, un po' come per
dire uno sportivo recordman o un attore
del cinematografo o uno di quelli che
parlano in televisione, ma era anche
un personaggio da cui molti si aspettavano
qualcosa come per dire una specie di
salvezza. Si era infatti diffusa una
voce, secondo la quale si diceva che
non era vero che nell'acquario dell'eternità
si rimaneva per sempre, ma anzi si rimaneva
per pochissimo tempo (difficile stabilire
quanto tempo di preciso), e che poi
si veniva tirati fuori e lasciati a
boccheggiare come pesci appunto tirati
fuori dall'acqua. La diceria si era
diffusa molto velocemente, col risultato
che molti si erano impauriti al pensiero
di esser tirati fuori dall'acquario
dell'eternità e lasciati a boccheggiare
come pesci tirati fuori dall'acqua,
e allora si erano messi in testa strane
cose, come ad esempio che c'era un secondo
acquario dell'eternità, nel quale
si veniva deposti dopo che si era stati
tirati fuori dal primo, e che nel secondo
acquario dell'eternità non c'era
il rischio di venir tirati fuori. Mi
rendo conto che sono concetti un po'
confusi, e che li sto esprimendo male,
però posso garantire che la diceria
era questa, nel senso che era una diceria
un po' confusa e espressa male.
Il
personaggio famoso e di rilievo mondiale
del quale si aspettava la morte era
appunto il capo della diceria del secondo
acquario, e il gruppo di persone che
aspettavano la sua morte volevano essere
i primi a darne la notizia perché
pensavano in questo modo di ricavarne
una gloria particolare. A capo del gruppo
c'era ad esempio una persona che faceva
ragionamenti secondo i quali, dando
subito la notizia della morte del capo
della diceria del secondo acquario,
ci sarebbe stata un domani la possibilità
di accedere più facilmente al
secondo acquario, senza contare che,
sempre secondo quella diceria, il passaggio
dal primo al secondo acquario non era
garantita a tutti, nel senso che bisognava
meritarselo quel passaggio, perché
in caso contrario si sarebbe rimasti
a boccheggiare come pesci fuori dall'acqua.
Ma
a questo punto devo aprire per l'ennesima
volta un altro inciso e devo parlare
dell'essere umano che si era messo in
testa che più libri si leggevano
e più tardi si moriva. Io l'ho
visto più volte aggirarsi per
i negozi del centro commerciale che
sembra un tempio azteco, e poi anche
all'interno del supermercato del centro
commerciale. Di solito si fermava esattamente
di fronte al bancone del pesce, dove
c'erano alcuni scaffali sui quali erano
disposti i libri che venivano maggiormente
venduti periodo per periodo. Vicino
alla scaffale c'erano poi delle specie
di cartelloni pubblicitari con le facce
molto ingrandite degli autori dei libri
maggiormente venduti, e così
capitava a volte di avere strane impressioni,
nel senso che a me una volta è
capitato di osservare delle cernie esposte
al bancone del pesce, ma poi come per
un gioco di specchi (e in effetti il
supermercato è pieno di specchi)
al posto delle cernie mi è sembrato
di vedere le due o tre facce di quelli
che avevano scritto i libri più
venduti in quel periodo, e poi mi sono
voltato e sui cartelloni pubblicitari,
invece che le facce di quelli che avevano
scritto i libri più venduti,
mi è sembrato di vedere le riproduzioni
molto ingrandite delle cernie che c'erano
al bancone del pesce. E perfino mi era
sembrato di leggere cose molto strane
del tipo: il nuovo grande romanzo provenienza
mediterraneo grande offerta 9,60 Euro
al chilo, oppure: pescato direttamente
per voi una storia che vi lascerà
senza fiato 300 pagine 15 Euro. Io non
so se l'essere umano che si era messo
in testa che più libri si leggeva
e più tardi si moriva avesse
anche lui di queste visioni, però
adesso devo spiegare un po' la sua teoria.
Ma anzi adesso che ci penso molto probabilmente
anche lui avrà avuto di queste
visioni, perché la sua teoria
gliel'ho sentita esporre una volta al
ragazzo del bancone del pesce, che voleva
vendergli dei branzini d'allevamento
e invece appunto si era sentito raccontare
la teoria dei libri che non fanno morire.
La teoria sosteneva in sostanza che
leggendo i libri si liberano nell'organismo
delle sostanze che prevengono l'invecchiamento
delle cellule e riducono al minimo l'eventuale
insorgenza di neoplasie, di modo che
se uno, per esempio, legge almeno un
libro alla settimana, può avere
delle aspettative di vita direttamente
proporzionali ai libri che ha letto.
Cioè: se uno legge un libro alla
settimana, può aspettare di morire
una settimana dopo rispetto al momento
che il destino gli avrebbe altrimenti
assegnato. Se uno legge un libro al
giorno, può aspettare di morire
una settimana, tre giorni e dodici ore
dopo rispetto al momento che il destino
gli avrebbe altrimenti assegnato. L'essere
umano che si era messo in testa cose
del genere le spiegava anche con calcoli
matematici, parlando di logaritmi e
cose del genere, mentre il ragazzo del
bancone del pesce stava filettando delle
orate e ogni tanto assentiva con un
cenno del capo, ma molto probabilmente
non aveva capito nulla, perché
ero presente anch'io all'esposizione
della teoria e ho visto che il ragazzo
del bancone del pesce aveva la faccia
di uno che, pur di morire il più
presto possibile e di non dover più
sentire cose del genere, non avrebbe
mai più letto un libro in vita
sua. Senza contare, poi, che non aveva
più voglia di passare i propri
giorni dietro quel bancone con tutti
quei pesci morti che lo guardavano e
sembravano dirgli cose del genere: vedi
di non sentirti tanto superiore a noi
perché tu sei lì e sembri
vivo mentre noi siamo qui morti in mezzo
al ghiaccio che serve per farci arrivare
ancora freschi sulle tavole dei consumatori.
Ma
adesso dovrei aprire un altro inciso
e parlare anche di quello che succedeva
al bancone della salumeria, dove anche
gli affettati sembravano dire a chi
li vendeva e a chi li comprava di non
gloriarsi poi più di tanto del
fatto di essere ancora vivi, e invece
adesso devo parlare di due cose completamente
diverse.
La
prima cosa di cui vorrei parlare sono
le cosiddette migrazioni automobilistiche.
Bisogna sapere, infatti, che all'interno
del centro commerciale c'è una
cosiddetta concessionaria o rivendita
di automobili, che viene visitata ogni
giorno da centinaia, anzi, migliaia
di esseri umani che migrano verso il
centro commerciale solo ed unicamente
per quello. Voglio dire: non per osservare
le vetrine dei negozi e comprare qualcosa
tanto per comprarlo, non per entrare
nel supermercato e comprare robe da
mangiare ecc,. quanto piuttosto solo
ed unicamente per vedere le automobili
esposte nella concessionaria. Le migrazioni
automobilistiche si svolgono però
soprattutto il sabato e la domenica,
quando gli esseri umani prevalentemente
di sesso maschile sono particolarmente
curiosi di vedere da vicino gli ultimi
modelli che, nel corso della settimana,
hanno visto nelle pubblicità
televisive, dove appunto li si invitava
a migrare per il fine settimana nelle
concessionarie. Alcuni degli esseri
umani di sesso maschile che migrano
verso le concessionarie sono cosiddetti
padri di famiglia, che hanno bisogno
di un'automobile per andare al lavoro
durante la settimana oppure per portare
in giro moglie e figli la domenica;
oppure sono esseri umani di sesso maschile
che stanno per diventare cosiddetti
padri di famiglia, e allora vogliono
vedere di comprare una macchina grande
e comoda col bagagliaio ampio e con
anche il posto per il seggiolone da
bambini ecc.; oppure ancora sono esseri
umani di sesso maschile che hanno moltissima
voglia di sfogare con una femmina i
loro ormoni giovanili, e allora vogliono
vedere se c'è un'automobile specifica
per fare in modo che qualche femmina
si conceda più facilmente alle
loro voglie ormonali.
Io
mi sono accodato spesso a queste migrazioni
automobilistiche, e devo dire, anzi
devo confessare che ho visto delle cose
davvero interessanti, nel senso che
molti migratori automobilistici migrano
per il solo gusto di migrare, si aggirano
per i saloni della concessionaria, osservano
i nuovi modelli di automobili, salgono
anche a bordo delle automobili per sentire
se i sedili sono comodi e anche il volante
e i cosiddetti airbag ecc., ma poi tornano
a casa senza comprare niente e aspettano
il fine settimana successivo per vedere
e osservare e provare sempre nuovi modelli.
Ed
è stato proprio nei saloni della
concessionaria che una volta ho visto
un essere umano del quale devo proprio
parlare: il Presentatore. Il Presentatore
è (o era) un essere umano che
si gloriava di conoscere molte cosiddette
persone importanti e che veniva chiamato
dappertutto ogni volta che c'era da
presentare qualcosa. Quando l'ho visto
alla concessionaria, ad esempio, era
lì a presentare un modello di
automobile che, in una delle versioni
precedenti, era appartenuto a un personaggio
importante che lui aveva conosciuto
molto bene e del quale stava appunto
parlando agli altri esseri umani presenti
nella concessionaria. Ma a dire il vero
gli altri esseri umani presenti nella
concessionaria erano lì solo
ed unicamente per vedere se c'era qualche
automobile molto comoda per portare
in gita la famiglia, oppure per trovare
facilmente qualche femmina con cui sfogare
le voglie ormonali, di modo che il Presentatore
in realtà parlava senza che nessuno
lo ascoltasse.
Ho
scritto prima che il Presentatore "è"
o "era" perché è
da tanto che non lo vedo più,
e penso proprio che sia morto e sia
stato sepolto (ma "sepolto"
non è la parola giusta) nei sotterranei
del centro commerciale, il che mi obbliga
ad aprire un altro inciso per parlare
del cosiddetto cimitero dei migranti.
In
realtà non si tratta di un cimitero
in senso proprio, con tombe, loculi,
bare, putrefazioni e così via.
Il cimitero dei migranti è piuttosto
un grande centro di raccolta dei rifiuti,
dove c'è un enorme forno inceneritore
dove i rifiuti stessi sono ridotti in
cenere, e dove i rifiuti sono gli esseri
umani che non vivono più. Alla
fine del reparto hi-fi, nella zona che
si trova a sinistra dei lettori dvd
e degli apparecchi televisivi a schermo
piatto, c'è una specie di cunicolo
invisibile (perché è nascosto
da un televisore a 30 pollici con grandi
casse stereo per una perfetta resa sonora,
come dice il poster pubblicitario, che
aggiunge anche che avrete il mondo in
casa vostra) dal quale si accede direttamente
al forno inceneritore e quindi al cimitero
dei migranti. Ci sono alcuni esseri
umani che si calano per così
dire di propria volontà nel cunicolo,
perché sono stanchi di vivere
o perché hanno scoperto di avere
una malattia incurabile e così
via. Ma ce ne sono anche altri, e sembra
che siano la maggior parte, che vengono
risucchiati nel cunicolo perché
non sono più vivi. All'angolo
superiore sinistro del televisore a
30 pollici c'è infatti un piccolo
sensore, posto non si sa da chi, che
in base ad un sofisticatissimo congegno
riesce a capire se un essere umano è
ancora vivo oppure non è più
vivo. Se il sensore rileva che l'essere
umano non è più vivo,
allora il cunicolo si apre improvvisamente
e con una fortissima corrente di risucchio
inghiotte l'essere umano e lo getta
subito nel cimitero dei migranti. Io
avevo capito già da tempo che
vicino al televisore a 30 pollici succedevano
strane cose, perché mi era capitato
più volte di vedere degli esseri
umani e poi all'improvviso di non vederli
più. Ma inizialmente avevo pensato
che fosse un'illusione ottica dovuta
a tutte le immagini che provengono dai
televisori e ai suoni ad alto volume
delle casse stereo, poi però
mi sono appostato per vedere bene e
ho visto un essere umano che si era
fermato per guardar bene il televisore
a trenta pollici e, proprio nel momento
in cui stava leggendo il poster che
parlava della resa sonora e del mondo
in casa, era stato risucchiato nel cunicolo.
Quell'essere umano tra l'altro lo conoscevo,
o perlomeno pensavo di conoscerlo: era
un essere umano che si gloriava di aver
avuto tanto successo nella vita, e di
aver guadagnato tanto denaro, che pensava
tra l'altro gli potesse servire per
comprare subito e quindi non a rate
il televisore a trenta pollici con la
resa sonora e il mondo in casa ecc..
Ma proprio nel momento in cui stava
leggendo il poster della resa sonora
e del mondo in casa era stato risucchiato
nel cunicolo ed era finito nel cimitero
dei migranti. O così mi era sembrato
di vedere.
Credo
quindi che sia davvero necessario che
io dica qualcosa di più preciso
sul cimitero dei migranti, ma prima
devo fare un'altra divagazione e parlare
ancora del gruppo di persone che aspettavano
da un momento all'altro la morte del
personaggio famoso e di rilievo mondiale.
So che ne ho già parlato, però
mi è venuta in mente un'altra
cosa, e cioè che il personaggio
famoso e di rilievo mondiale che doveva
morire da un momento all'altro in realtà
continuava a non morire, e allora il
gruppo di persone che stavano sulla
notizia e aspettavano la sua morte non
sapevano cosa fare di se stessi, nel
senso che si aggiravano per i corridoi
del centro commerciale parlando ai loro
telefoni cellulari senza però
dirsi niente, nel senso che continuavano
a ripetersi a vicenda che il personaggio
famoso e di rilievo mondiale era in
fin di vita e poteva morire da un momento
all'altro, e si mettevano d'accordo
su cosa dovevano fare nel momento in
cui fosse morto davvero. Tra l'altro
dovrei anche chiedermi perché
continuo a dire "io", parlando
in prima persona, perché in realtà
in queste cose che sto scrivendo non
c'è nessun "io" e nessuna
prima persona, però forse lo
spiegherò più avanti.
Devo
dunque parlare un po' del cimitero dei
migranti, ma lo farò tra poco.
Adesso voglio parlare di un altro essere
umano che ho visto più volte
nel centro commerciale e che, essendosi
messo in testa di essere niente, andava
in giro a cercare conferme di ciò
che si era messo in testa. È
ovvio che nel centro commerciale, in
mezzo a tutte quelle luci, quei suoni
e quei prodotti che continuavano a dirgli
"comprami, sono fatto apposta per
te!", di conferme ne trovava poche.
Così come trovava poche conferme
quando faceva qualcosa, perché
quando faceva qualcosa aveva l'impressione
che la cosa che aveva fatto gli parlasse
dicendo cose del tipo: "Vedi che
non è vero che non sei niente!".
Una volta, per esempio, gli era venuto
in mente di scrivere un libro, e in
realtà lo aveva scritto, ed era
stato perfino pubblicato e aveva ottenuto
anche delle buone recensioni da parte
dei cosiddetti critici letterari, cioè
quelli che passano la vita a leggere
libri per dire poi se sono belli o brutti.
Ma lui aveva l'impressione che il libro
gli parlasse dicendogli di tirarsi su
di morale ("devi avere vibrazioni
positive", gli diceva), perché
lui, il libro, era la dimostrazione
che lui, l'autore, non era niente ma
anzi era un essere umano capace ad esempio
di scrivere appunto un libro. Ma lui,
l'autore, non voleva appunto tirarsi
su di morale, perché era convinto
che non bisognava lasciar tracce di
quello che si faceva prima di andare
a finire nel cimitero dei migranti.
E quindi si sentiva bene solo quando
si rendeva conto di non lasciar tracce,
di non essere niente. Si sentiva bene,
ad esempio, quando ordinava un panino
ripieno al bar del centro commerciale,
all'ora di punta, quando si trovava
in fila alla cassa insieme ad altri
esseri umani dei quali lui non sapeva
nulla. Oppure si sentiva bene quando
passava davanti al bancone dei surgelati
e non ascoltava i richiami delle minestre
surgelate e dei contorni già
pronti che gli dicevano: "Comprami,
sono fatto apposta per te!". A
dire il vero, quei richiami erano molto
forti, quasi irresistibili, e più
volte era stato sul punto di comprare
minestre fatte secondo l'antica ricetta
o contorni mediterranei, alpini e terzomondisti.
Aveva perfino pensato di mettersi dei
tappi nelle orecchie, oppure di farsi
legare a una specie di architrave che
separa il settore dei surgelati da quello
dei semifreddi, ma poi aveva pensato
che, facendosi legare in quel modo,
avrebbe dato l'impressione di voler
lasciare una traccia, e lui non voleva
lasciar tracce. E così aveva
fatto grandi esercizi di respirazione
e per così dire di autocontrollo,
e alla fine ce l'aveva fatta, nel senso
che i richiami delle minestre surgelate
e dei contorni già pronti non
gli dicevano più niente, e lui
passava in mezzo ai banconi come uno
che finalmente si era liberato di tutto.
Ma il momento in cui si sentiva veramente
bene era quando usciva dal centro commerciale
e si trovava all'aria aperta ("perso
nel grande spazio, insieme alle cose
che sono e non sono", diceva a
se stesso). Allora capitava ad esempio
che andasse nel bosco che si trovava
dietro il centro commerciale, dove si
piazzava davanti a un albero e si metteva
in testa che l'albero gli dicesse cose
del genere: "Tu sei un essere umano,
e quindi non sei niente. E più
ti agiti, più vuoi fare qualcosa,
più vuoi concludere qualcosa,
più sei niente. Uomo, non metterti
in testa per alcun motivo di essere
qualcosa, perché in quel caso
è per te l'inizio di ogni tormento.
Uomo, tu devi imparare da me la grande
dottrina della quiete, che consiste
nello scivolare insieme a questo pianeta
nel vuoto dell'universo. Ma ti rendi
conto che prima o poi dovrai morire?
Ti rendi conto di quanto sia stupido
gettar via il poco tempo che ti è
dato in vane ambizioni che provocano
in te solo agitazione e perturbazione
del flusso sanguigno? Uomo, non farti
abbagliare e fuorviare dall'illusione
del movimento, perché al di là
dell'illusione del movimento c'è
la grande verità della quiete".
Un
bel giorno, l'uomo che si era messo
in testa di essere niente non lo si
vide più in giro, né nel
centro commerciale né fuori all'aperto.
Un altro frequentatore del centro commerciale
aveva raccontato la storia secondo la
quale l'uomo che si era messo in testa
di essere niente era stato trovato morto
sotto l'albero che gli aveva insegnato
la dottrina della quiete, ma è
una storia che non ha trovato conferme.
È vero, però, che l'uomo
che si era messo in testa di essere
niente non lo si vide più in
giro. Non è da escludersi, ad
esempio, che sia stato risucchiato nel
cimitero dei migranti, e questa ipotesi
mi offre lo spunto per tenere fede alla
promessa che ho fatto prima, e cioè
di parlare di questo cimitero. Ma in
realtà non è che possa
poi parlarne, perché non l'ho
mai visto, l'ho soltanto immaginato,
e a dire il vero non sono nemmeno sicuro
che esista davvero, perché non
sono sicuro che esista davvero il cunicolo
accanto al televisore a trenta pollici,
e non sono sicuro di avervi visto davvero
scomparire l'uomo che si gloriava di
avere denaro, successo ecc.. Forse,
mentre lo stavo osservando, mi ero distratto
un attimo e l'uomo che si gloriava ecc.,
nel mio attimo di distrazione, si era
allontanato dal reparto hi-fi ed era
andato a vedere delle gomme per automobili
che proprio in quel periodo erano in
offerta a prezzi scontatissimi, e io
di conseguenza l'ho perso di vista ecc..
Anche se in effetti dopo non l'ho più
visto al centro commerciale. Ma questo
non prova che sia stato risucchiato,
così come ho già detto
che non c'è nessuna prova che
l'uomo che si era messo in testa di
essere niente sia stato trovato morto
sotto l'albero che gli aveva insegnato
la dottrina della quiete. Scrivendo
queste ultime parole mi viene anzi in
mente che forse non è vero niente
di quello che ho scritto fino ad ora,
nel senso che forse sono soltanto cose
che mi sono messo in mente, o che mi
sono messo in mente di essermi messo
in mente. Forse sono semplicemente seduto
da qualche parte davanti allo schermo
di un computer e batto sui tasti delle
cose che mi vengono in mente, poi ogni
tanto sposto lo sguardo dalla tastiera
allo schermo e leggo quello che ho scritto,
e mentre leggo quello che ho scritto
mi vengono in mente altre cose da scrivere,
in un continuo movimento senza quiete.
È vero che ogni tanto sento uno
strano rumore, come un risucchio, e
da lontano, da molto lontano, sento
dei suoni che sembrano provenire da
un grande televisore. Ma sono convinto,
sì, sono convinto, sì,
devo essere convinto che sia solo un'allucinazione.
Un miraggio, una fata morgana.
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